<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0"><channel><title>Meteored Italia</title><link>https://www.ilmeteo.net</link><description>Notizie meteo - Il tempo. Previsioni meteo in Italia - Previsioni meteo sempre aggiornate. I nostri esperti in meteorologia riportano le ultime notizie del tempo, sempre aggiornate. Su ilmeteo.net le previsioni meteo per l'Italia e per il mondo.</description><language>it</language><lastBuildDate>Thu, 05 Nov 2026 23:30:16 +0000</lastBuildDate><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 23:30:16 +0000</pubDate><atom:link href="https://www.ilmeteo.net/feed/" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[ Copyright 2026 Meteored ]]></copyright><image><url>https://www.ilmeteo.net/imagenes/logo_rss.png</url><title>Meteored Italia</title><link>https://www.ilmeteo.net</link><width>144</width><height>144</height></image><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>6</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Divinità atmosferiche e mega-siccità: il complesso rapporto dei Maya con i fenomeni meteorologici estremi]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/divinita-atmosferiche-e-mega-siccita-il-complesso-rapporto-dei-maya-con-i-fenomeni-meteorologici-estremi.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 18:00:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>La fine della civiltà maya viene spesso collegata a gravi siccità verificatesi in Mesoamerica tra l'800 e il 950 d.C., che contribuirono al collasso dei Maya e del loro splendore religioso e culturale.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/dioses-atmosfericos-y-sequias-en-la-civilizacion-maya-1792785639127.jpg" data-image="ceyeo72xqk1v" alt="rovine maya" title="rovine maya"><figcaption>Le rovine delle città maya sono testimoni silenziose del loro splendore. Gravi siccità contribuirono al crollo di quella civiltà mesoamericana.</figcaption></figure><p><strong>Da tempo si accumulano prove che collegano il collasso della civiltà maya a una serie di gravi siccità verificatesi in Mesoamerica</strong>, dove i Maya si insediarono tra il 2.000 a.C. (inizio del periodo preclassico) e il 900 d.C. (fine del periodo classico), quando iniziò il loro declino. <strong>Il dibattito scientifico mette a confronto l’idea che le siccità abbiano segnato la fine dei Maya e quella secondo cui sarebbero state soltanto uno dei diversi fattori in gioco. </strong></p><p>Secondo lo storico Peter Frankopan<em>: «…<strong>è possibile che l’aspetto più rilevante non fosse la mancanza di piogge, ma l’aumento delle temperature estive e il suo impatto sul mais</strong>, come hanno dimostrato ricerche moderne. Nella cultura maya questo era importante non solo per le conseguenze sulla disponibilità di cibo, ma anche per il legame simbolico tra la legittimità politica e il mais».</em></p><h2><strong>La macchina atmosferica controllata dagli dei</strong></h2><p><strong>I fenomeni meteorologici facevano parte della visione del mondo della cultura maya</strong>, come testimoniano le sue divinità. Per i Maya, gli dei non si limitavano a controllare la natura, ma erano essi stessi la natura, manifestandosi attraverso i diversi elementi vitali e atmosferici, come la pioggia o il vento. Una delle divinità più venerate era proprio <strong>Chaac, il dio dell’acqua, della pioggia e dei temporali</strong>. È facile immaginare che, quando sopraggiungeva la siccità, si moltiplicassero le offerte, le preghiere e i sacrifici umani affinché Chaac portasse l’acqua.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/dioses-atmosfericos-y-sequias-en-la-civilizacion-maya-1792785668318.jpg" data-image="3fi2odwi6050" alt="Tempio maya dedicato a Chaac" title="Tempio maya dedicato a Chaac"><figcaption>Maschere del dio maya Chaac scolpite nella pietra in uno dei palazzi del complesso archeologico di Xlapak, nello Yucatán, in Messico.</figcaption></figure><p>Non possiamo dimenticare neppure Kukulkán, dio del vento e anche dell’acqua, raffigurato come un serpente piumato e ampiamente rappresentato nei templi e negli edifici delle città maya disseminate nella penisola dello Yucatán, come Chichén Itzá o Uxmal. <strong>Kukulkán è una delle divinità più importanti della Mesoamerica</strong>, perché al ruolo di dio delle tempeste affianca quello di uno degli dei creatori del mondo e dell’umanità, secondo quanto racconta il Popol-Vuh (libro sacro dei Maya).</p><p>Ma <strong>il nome di una divinità maya che ci suona più familiare è Hurakán</strong> (<em>hun-r-akan</em>) che, secondo il Popol-Vuh, significa “cuore del cielo” ed è rappresentato come una divinità con una sola gamba [<em>hun</em> (uno) e <em>akan</em> (gamba)]. Secondo la mitologia maya, emerse proprio dal cuore del cielo per governare il tuono, i fulmini, i venti e le tempeste. <strong>I conquistatori spagnoli adottarono questa parola dalla lingua taina quando arrivarono in quelle terre</strong>: divenne “huracán”, il termine spagnolo con cui viene comunemente indicato l’uragano, un ciclone tropicale.</p><h2><strong>Le grandi siccità come fattori scatenanti del collasso</strong></h2><p>Torniamo alle siccità che colpirono duramente la civiltà maya. Ancora una volta Peter Frankopan, nel suo libro “La Tierra transformada” (Crítica, 2024), ci aiuta a comprendere la questione: <em>«<strong>Le precipitazioni medie diminuirono di circa il 50% e, in alcuni casi, fino al 70%</strong>, probabilmente a causa di cambiamenti nell’attività solare, di eruzioni vulcaniche o di una combinazione di entrambi i fattori. Questo aggravò i problemi causati dalla rapida deforestazione (…) L’abbattimento degli alberi accentuò le condizioni di siccità, perché dai terreni disboscati evapora meno acqua, con ripercussioni negative sulla formazione delle nubi e sulle precipitazioni</em>».</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/dioses-atmosfericos-y-sequias-en-la-civilizacion-maya-1792785703603.jpg" data-image="4bwjzj6bgrqe" alt="El Castillo di Chichén Itzá" title="El Castillo di Chichén Itzá"><figcaption>L’imponente piramide di El Castillo nel complesso archeologico maya di Chichén Itzá, nello Yucatán, in Messico.</figcaption></figure><p>Uno studio pubblicato nel 2012 sulla rivista <em>Science</em>, firmato dai ricercatori Martín Medina-Elizalde ed Eelco J. Rohling, ha dimostrato che nel periodo compreso <strong>tra gli anni 800 e 950</strong>, durante il quale la civiltà maya del periodo classico fiorì e collassò, <strong>le precipitazioni annuali diminuirono tra il 25 e il 40%</strong>: un calo abbastanza significativo da far prevalere l’evaporazione sulle precipitazioni nel bilancio idrico, riducendo rapidamente la disponibilità di acqua dolce.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="492322" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/antico-mistero-del-calendario-maya-e-stato-risolto.html" title="L'antico mistero del calendario Maya è stato risolto">L'antico mistero del calendario Maya è stato risolto</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/antico-mistero-del-calendario-maya-e-stato-risolto.html" title="L'antico mistero del calendario Maya è stato risolto"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/the-ancient-mystery-of-mayan-calendar-solved-history-culture-1682693760661_320.jpeg" alt="L'antico mistero del calendario Maya è stato risolto"></a></article></aside><p>Chaac cominciò a deludere i Maya, ma la siccità non ne decretò la fine in un colpo solo. Secondo Frankopan: <em>«<strong>A collassare non fu il mondo maya nel suo insieme, ma la struttura che lo sosteneva</strong>: l’intreccio di reti che collegava le diverse località, facilitava lo scambio di beni e idee e forniva il terreno per le alleanze, le rivalità e la competizione tra i sovrani. In un contesto di siccità, raccolti insufficienti e fallimento dei meccanismi di controllo, per i governanti divenne impossibile soddisfare le aspettative e mantenere la propria autorità»</em>.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/divinita-atmosferiche-e-mega-siccita-il-complesso-rapporto-dei-maya-con-i-fenomeni-meteorologici-estremi.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Una stella morta circondata da detriti planetari: il doppio disco che prefigura il futuro del Sistema Solare]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/una-stella-morta-circondata-da-detriti-planetari-il-doppio-disco-che-prefigura-il-futuro-del-sistema-solar.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 16:35:00 +0000</pubDate><category>Astronomia</category><description><![CDATA[<p>Il telescopio VLT ha individuato due anelli di gas attorno a una nana bianca. La loro struttura suggerisce la presenza di due corpi planetari superstiti e offre nuovi indizi sul futuro del nostro Sistema Solare.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/una-stella-morta-due-anelli-e-due-sopravvissuti-ecco-come-potrebbe-finire-il-sistema-solare-1793864250969.png" data-image="jzml3kv81ikw" alt="Nana bianca" title="Nana bianca"><figcaption>Rappresentazione artistica del disco di detriti attorno alla nana bianca J1328−1450. Il gas appare sotto forma di scie luminose, generate quando corpi planetari entrano in collisione con la polvere. Credit: ESO/L. Calçada</figcaption></figure><p><strong>Che cosa rimane di un sistema planetario quando la sua stella muore?</strong> Una recente scoperta, effettuata grazie al Very Large Telescope (VLT) dell'ESO, fornisce nuovi e sorprendenti indizi. <strong>Attorno ad una nana bianca sono stati identificati due distinti anelli di detriti</strong>, probabilmente mantenuti da altrettanti corpi planetari sopravvissuti. È uno <strong>scenario che, tra miliardi di anni, potrebbe riguardare anche il nostro Sistema Solare.</strong></p><h2>Una nana bianca nel futuro del nostro Sole</h2><p><strong>Le nane bianche</strong> rappresentano lo stadio finale dell’evoluzione stellare. Per questo motivo, in analogia al ciclo della vita, <strong>vengono definite stelle “morte”</strong>. Sono corpi estremamente compatti, in cui una massa simile a quella del Sole è concentrata in un volume piccolo simile a quello della Terra, da cui l’appellativo “nane”. Inizialmente sono caldissime (diverse decine di migliaia di gradi), per cui splendono di luce tendente al bianco/azzurro, ma poi nel corso del tempo si vanno raffreddando, non avendo più nessuna fonte propria di energia. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Nelle nane bianche una massa simile a quella del Sole è concentrata in un volume piccolo simile a quello della Terra.<br><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Ma <strong>non tutte le stelle diventano nane bianche</strong>. <strong>Questo è il destino finale riservato alle stelle con massa simile a quella del Sole.</strong> </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="780925" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/la-terra-sopravvivera-al-sole-morente-la-scienza-riscrive-l-ultimo-giorno-del-nostro-pianeta.html" title="La Terra sopravviverà al Sole morente? La scienza riscrive l’ultimo giorno del nostro pianeta">La Terra sopravviverà al Sole morente? La scienza riscrive l’ultimo giorno del nostro pianeta</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/la-terra-sopravvivera-al-sole-morente-la-scienza-riscrive-l-ultimo-giorno-del-nostro-pianeta.html" title="La Terra sopravviverà al Sole morente? La scienza riscrive l’ultimo giorno del nostro pianeta"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/la-terra-sopravvivera-al-sole-morente-la-scienza-riscrive-l-ultimo-giorno-del-nostro-pianeta-1785253730206_320.png" alt="La Terra sopravviverà al Sole morente? La scienza riscrive l’ultimo giorno del nostro pianeta"></a></article></aside><p>Stelle molto più massicce del Sole diventeranno stelle di neutroni o buchi neri. Il fatto che il nostro Sole diventerà nana bianca tra miliardi di anni rende questi oggetti particolarmente interessanti.</p><div class="texto-destacado">La fase evolutiva finale di nana bianca è preceduta da una fase di gigante rossa e poi, esaurito il combustibile nucleare, dall’espulsione degli strati esterni e dal collasso del nucleo. Gli strati espulsi formano una serie di gusci in espansione quasi concentrici, noti come nebulose planetarie; questo nome deriva dal fatto che, osservati anche con piccoli cannocchiali, apparivano come dischi dai contorni sfumati e non come punti luminosi, venendo così scambiati inizialmente per piccoli pianeti.</div><p>Il Sole diventerà una nana bianca, ma che ne sarà del nostro sistema planetario, e della Terra in particolare?</p><h2>E il futuro della Terra?</h2><p>Su questo argomento sono stati fatti progressi. <strong>Negli studi passati la Terra veniva data per spacciata, incapace di sopravvivere alla fase di gigante rossa.</strong> Diversamente, <strong>studi e simulazioni più recenti danno come possibile la sopravvivenza del pianeta</strong>, ma sicuramente non della sua biosfera, la cui fine avverrà molto prima della fine del Sole.</p><div class="texto-destacado">Sembra che il destino della Terra sarà il risultato della competizione tra due meccanismi opposti, uno di attrazione della Terra verso il Sole per effetti mareali, l’altro di allontanamento grazie all’abbondante perdita di massa del Sole.</div><p>La previsione teorica che del sistema planetario possa rimanere un residuo è supportata dall'osservazioni di almeno <strong>21 nane bianche</strong>. Attorno a queste sono stati osservati anelli di gas e detriti, ritenuti essere residui di precedenti sistemi planetari.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/una-stella-morta-due-anelli-e-due-sopravvissuti-ecco-come-potrebbe-finire-il-sistema-solare-1793864624690.jpeg" data-image="r8e9ce9j7mls" alt="nana bianca" title="nana bianca"><figcaption>Rappresentazione di una nana bianca al centro della propria nebulosa planetaria costituita dagli strati esterni della gigante rossa espulsi ed in espansione.</figcaption></figure><p><strong>Essi, con il loro moto orbitale, imprimono una traccia inconfondibile nello spettro stellare. </strong>Ma anche la composizione chimica dell'atmosfera di queste nane bianche, ricca di elementi quali calcio, ossigeno, magnesio e ferro, svela un possibile arricchimento con materiale di origine planetaria. </p><h2>La nana bianca WD J1328−1450 unica nel suo genere</h2><p>Recentemente, una nana bianca, <strong>la WD J1328−1450</strong>, distante circa 1.600 anni luce dalla Terra, <strong>ha ricevuto gli onori della cronaca. </strong></p><p>La sua natura di nana bianca è stata svelata dal telescopio Gaia, mentre la presenza di un disco di detriti in orbita attorno ad essa è stata svelata dalla presenza di emissione termica infrarossa.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="730919" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/un-pianeta-extrasolare-simile-a-plutone-viene-divorato-da-una-nana-bianca-stto-gli-occhi-di-hubble.html" title="Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca">Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/un-pianeta-extrasolare-simile-a-plutone-viene-divorato-da-una-nana-bianca-stto-gli-occhi-di-hubble.html" title="Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/un-pianeta-extrasolare-simile-a-plutone-viene-divorato-da-una-nana-bianca-stto-gli-occhi-di-hubble-1758635872420_320.png" alt="Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca"></a></article></aside><p>Un gruppo di ricercatori guidato da Nicola Pietro Gentile Fusillo, dell'<a href="https://portale.units.it/it">Università di Trieste </a>e dell'<a href="https://www.inaf.it/it">INAF</a>, ha analizzato la luce proveniente dalla nana bianca, utilizzando lo spettrografo X-shooter installato sul VLT dell'ESO in Cile.</p><p>Con loro sorpresa <strong>hanno trovato evidenza non di uno, ma addirittura di due anelli di gas e detriti in rotazione attorno alla stella.</strong></p><p>Il primo anello si estende tra circa 100.000 e 240.000 chilometri dalla stella, mentre il secondo occupa una regione compresa tra circa 375.000 e 1,34 milioni di chilometri, entrambi in rotazione con velocità diverse attorno alla stella. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>La nana bianca <strong>WD J1328−1450</strong> possiede due anelli distinti di gas e probabilmente due planetesimi al loro interno, possibili residui di un precedente sistema planetario.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Nuove osservazioni, a distanza di due anni dalle precedenti, mostrano che <strong>sebbene siano strutture di gas sono estremamente stabili. </strong></p><figure><blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">Prometheus and Pandora, Shaping the Drapes This movie sequence from Cassini shows dark drapes in the inner strands of Saturn's F ring caused by the gravitational influence of the shepherd moon Prometheus (102 kilometers, or 63 miles across). NASA/JPL/Space Science Institute https://t.co/Tm9k8IWjd1</p>— p.s (@p_a_e_s) <a href="https://x.com/p_a_e_s/status/2101989183879364996?ref_src=twsrc%5Etfw">September 21, 2026</a></blockquote></figure><p><strong>Gli astronomi ipotizzano che due planetesimi</strong> ne garantiscano la stabilità dinamica e, in qualche modo, il rifornimento di gas. Questi, <strong>come i “pastori” degli anelli di Saturno (vedi animazione sopra), mantengono il gas confinato lungo la loro orbita.</strong></p><p>Questi planetesimi, di fatto ancora non osservati, potrebbero avere dimensioni di <strong>un asteroide il più interno</strong>, e <strong>paragonabile alle dimensioni di Plutone il più esterno</strong>, possibilmente sopravvissuti alla fase di gigante rossa.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="792494" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/riaperto-e-risolto-un-cold-case-lungo-25-anni-le-impronte-erano-di-pianeta-di-seconda-generazione.html" title="Spazio, riaperto e risolto un 'cold case' lungo 25 anni: le impronte erano di pianeta di 'seconda generazione' ">Spazio, riaperto e risolto un "cold case" lungo 25 anni: le impronte erano di pianeta di "seconda generazione" </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/riaperto-e-risolto-un-cold-case-lungo-25-anni-le-impronte-erano-di-pianeta-di-seconda-generazione.html" title="Spazio, riaperto e risolto un 'cold case' lungo 25 anni: le impronte erano di pianeta di 'seconda generazione' "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/riaperto-e-risolto-un-cold-case-lungo-25-anni-le-impronte-erano-di-pianeta-di-seconda-generazione-1791479277320_320.jpg" alt="Spazio, riaperto e risolto un 'cold case' lungo 25 anni: le impronte erano di pianeta di 'seconda generazione' "></a></article></aside><p>Diversa è anche la composizione chimica di questi anelli, che suggerisce possano essersi originati dalla distruzione di corpi diversi o originatisi da parti chimicamente differenziate di uno stesso corpo.</p><p><strong>Ciò che rende interessante questa nana bianca è la possibilità che oggi rappresenti un possibile scenario del nostro futuro Sistema Solare. </strong></p><p>Un aspetto curioso che emerge da questa scoperta è che il disco di gas, polveri e detriti generalmente osservato durante la formazione dei giovani sistemi planetari, ritorna ad essere di nuovo presente alla fine della vita dello stesso. </p><p>Per parafrasare una nota frase…disco di detriti eri e disco di detriti ritornerai.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Gentile%20Fusillo%2C%20N.%20P.%20et%20al." data-year="2026" data-title="A%20double%20debris%20disc%20around%20a%20white%20dwarf%20sculpted%20by%20two%20planetary%20bodies." data-url="https%3A%2F%2Fwww.nature.com%2Farticles%2Fs41550-026-03004-3">Gentile Fusillo, N. P. et al.. (2026). <a href="https://www.nature.com/articles/s41550-026-03004-3" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">A double debris disc around a white dwarf sculpted by two planetary bodies.</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/una-stella-morta-circondata-da-detriti-planetari-il-doppio-disco-che-prefigura-il-futuro-del-sistema-solar.html</guid><dc:creator><![CDATA[Sergio Messina]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Più terremoti a ottobre in Italia per gli eventi nel Tirreno: "tra Eolie e Ustica il nuovo confine tra Africa e Eurasia"]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/terremoti-nel-tirreno-meridionale-tra-eolie-e-ustica-il-nuovo-confine-tra-africa-ed-eurasia.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 15:13:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>C'è stato un incremento nel numero di terremoti in Italia ad ottobre per gli eventi registrati nel Tirreno meridionale. Secondo quanto riportato in uno studio scientifico, questi eventi sismici sono legati al fatto che tra Eolie e Ustica sta nascendo il nuovo confine tra Africa ed Eurasia.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/terremoti-nel-tirreno-meridionale-tra-eolie-e-ustica-il-nuovo-confine-tra-africa-ed-eurasia-1793870362107.png" data-image="8g9hy9tnf2d9"><figcaption>Terremoti nel Tirreno meridionale: ad ottobre se ne sono registrati molti, nell'area delle Eolie, avvertiti distintamente nel nord della Sicilia.</figcaption></figure><p>L'INGV, l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha appena pubblicato il bilancio della sismicità nel mese di ottobre 2026 in Italia. <strong>Sono stati 1619 gli eventi registrati</strong> dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale dall’<strong>1 al 31 ottobre </strong><strong>2026</strong>, un numero in deciso aumento rispetto al mese di settembre ma anche ai mesi precedenti, con una media che sale ad oltre <strong>52 terremoti al giorno</strong>. </p><p>Dei 1619 eventi registrati, ben <strong>379 </strong>terremoti hanno avuto una magnitudo pari o superiore a<strong> 2.0</strong> e <strong>5</strong><strong>4 </strong>eventi di magnitudo pari o superiore a<strong> 3.0. </strong>Entrambi questi valori sono di gran lunga superiori a quelli degli scorsi mesi.</p><p>Il motivo per cui c'è stato questo incremento nel numero di terremoti in questo mese di ottobre <strong>è direttamente collegato alla</strong> <strong>sequenza sismica nel Mar Tirreno meridionale</strong> che ha fatto registrare oltre <strong>260 eventi, tutti</strong> localizzati nelle vicinanze delle <strong>Isole Eolie</strong>, a nord-ovest di Alicudi e Filicudi, fa sapere l'INGV. </p><div class="texto-destacado">Di questi eventi il più forte si è verificato il <strong>23 ottobre alle ore 12:19 di magnitudo Mw 5.5 (ML 5.0),</strong> fortemente risentito nell’arcipelago delle Isole Eolie e lungo la costa della Sicilia settentrionale. In queste aree è stato raggiunto il V grado nella scala Mercalli, che corrisponde a un terremoto "abbastanza forte", percepito da quasi tutto le persone e con apprensione da chi si trova in edifici, specie se ai piani alti o in aree soggette ad amplificazione delle onde sismiche.</div><p> A seguito di questo forte evento, il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV ha diramato una allerta tsunami nel Mediterraneo che è stata poi cancellata qualche ora dopo.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795190" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale.html" title="Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?">Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale.html" title="Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale-1793009439298_320.png" alt="Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?"></a></article></aside><p>In questo articolo andremo a vedere cosa sta accadendo nel Tirreno meridionale, quali spiegazioni geologiche ci sono dietro questi terremoti.</p><h2>Terremoti nel Tirreno meridionale: tra Eolie e Ustica il nuovo confine tra Africa ed Eurasia</h2><p>Il terremoto di magnitudo Mw 5,5 avvenuto il 23 ottobre alle 12:19 nel Tirreno meridionale, a nord-ovest delle Isole Eolie,<strong> si colloca nella fascia tettonica compresa tra l’arcipelago e l’isola di Ustica</strong> che - secondo uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista <em>Earth and Planetary Science Letters</em> - rappresenta un tratto di un <strong>nuovo limite di placca in formazione tra Africa ed Eurasia</strong>. </p><p>Le due placche continuano ad avvicinarsi - informa il CNR in una nota - comprimendo e deformando le rocce lungo il Mediterraneo. Il sistema di convergenza più antico, che aveva contribuito alla costruzione delle catene montuose nell’interno della Sicilia, ha progressivamente rallentato la propria attività. <strong>La spinta tra Africa ed Eurasia, però, non si è arrestata e parte della deformazione si è trasferita verso nord, lungo il Tirreno meridionale</strong>, attivando un diverso sistema di faglie. </p><p><strong>Lungo questa fascia si verificano numerosi terremoti.</strong> Le rocce accumulano lentamente deformazione sotto l’azione delle spinte tettoniche, per liberarne una parte attraverso movimenti improvvisi sulle faglie. </p><div class="texto-destacado">I terremoti di ottobre 2026 si inseriscono in questo quadro, anche se l’identificazione della faglia responsabile richiederà analisi sismologiche specifiche. Il nuovo confine non è una frattura unica e continua, ma una fascia articolata di strutture tettoniche. </div><p>Dallo Stretto di Messina e dal Tirreno meridionale, il tracciato prosegue attraverso il Mediterraneo centro-occidentale, interessando il margine algerino, marocchino e di Alboran, fino allo Stretto di Gibilterra. Anche questi territori sono sede di forti terremoti legati all’interazione tra Africa ed Eurasia.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="790373" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/26-settembre-ventinove-anni-di-terremoti-in-appennino-la-terra-che-si-stira.html" title="26 settembre, quasi 30 anni di terremoti in Italia centrale: 1997, 2009, 2016, 'l'Appennino si stira'">26 settembre, quasi 30 anni di terremoti in Italia centrale: 1997, 2009, 2016, "l'Appennino si stira"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/26-settembre-ventinove-anni-di-terremoti-in-appennino-la-terra-che-si-stira.html" title="26 settembre, quasi 30 anni di terremoti in Italia centrale: 1997, 2009, 2016, 'l'Appennino si stira'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/26-settembre-ventinove-anni-di-terremoti-in-appennino-la-terra-che-si-stira-1790328441954_320.jpeg" alt="26 settembre, quasi 30 anni di terremoti in Italia centrale: 1997, 2009, 2016, 'l'Appennino si stira'"></a></article></aside><p>A ricostruire questo assetto è stato un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, oggi afferenti all’Istituto di Geoscienze (CNR-GEO), delle Università di Messina e Palermo. Uno studio, firmato da Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti e Cristina Totaro, ha integrato la distribuzione e le caratteristiche dei terremoti con le misure satellitari GPS/GNSS, capaci di rilevare spostamenti del suolo di pochi millimetri all’anno. </p><p>L’analisi congiunta di questi dati ha permesso di delineare il limite incipiente e ricostruire come viene distribuita la deformazione tra le due placche.</p><h2>Un Mediterraneo ancora in evoluzione</h2><p><strong>Il terremoto del 23 ottobre insieme al relativo sciame richiama dunque l’attenzione su un Mediterraneo ancora in evoluzione</strong>. Comprendere dove si concentra la deformazione aiuta a interpretare la sismicità e a migliorare le valutazioni della pericolosità sismica. Questo non consente di prevedere quando avverrà il prossimo terremoto, né implica che le strutture più antiche all’interno della Sicilia siano prive di attività.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimenti della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Andrea%20Billi%2C%20Marco%20Cuffaro%2C%20Barbara%20Orecchio%2C%20Mimmo%20Palano%2C%20Debora%20Presti%2C%20Cristina%20Totaro." data-year="2023" data-title="Retracing%20the%20Africa%E2%80%93Eurasia%20nascent%20convergent%20boundary%20in%20the%20western%20Mediterranean%20based%20on%20earthquake%20and%20GNSS%20data%2C%20Earth%20and%20Planetary%20Science%20Letters%2C%20Volume%20601%2C%202023%2C%20117906%2C%20ISSN%200012-821X." data-url="https%3A%2F%2Fdoi.org%2F10.1016%2Fj.epsl.2022.117906">Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti, Cristina Totaro.. (2023). <a href="https://doi.org/10.1016/j.epsl.2022.117906" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Retracing the Africa–Eurasia nascent convergent boundary in the western Mediterranean based on earthquake and GNSS data, Earth and Planetary Science Letters, Volume 601, 2023, 117906, ISSN 0012-821X.</a>.</cite><br><cite data-author="INGV" data-year="OTTOBRE%202026" data-title="Le%20mappe%20mensili%20della%20sismicit%C3%A0%2C%20ottobre%202026" data-url="https%3A%2F%2Fingvterremoti.com%2F2026%2F11%2F02%2Fle-mappe-mensili-della-sismicita-ottobre-2026%2F">INGV. (OTTOBRE 2026). <a href="https://ingvterremoti.com/2026/11/02/le-mappe-mensili-della-sismicita-ottobre-2026/" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Le mappe mensili della sismicità, ottobre 2026</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/terremoti-nel-tirreno-meridionale-tra-eolie-e-ustica-il-nuovo-confine-tra-africa-ed-eurasia.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Dai Caraibi fino all'Italia: martedì 10 novembre arriva una massa d'aria mite e carica di umidità]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/fiume-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 13:05:11 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Un imponente fiume atmosferico in arrivo dall'Atlantico tropicale punta verso l'Europa occidentale e l'Italia. Potrebbero arrivare delle piogge intense, specie sui rilievi esposti, con differenze tra i modelli GFS e ECMWF e temperature eccezionalmente miti, ecco cosa ci attende la prossima settimana.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbtvlkm"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbtvlkm.jpg" id="xbtvlkm"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Dopo una prima fase di novembre caratterizzata da alcuni sbalzi termici prodotti da impulsi freddi settentrionali, con maltempo soprattutto sui mari occidentali italiani, sul medio e basso Adriatico e al Meridione, <strong>l'attuale breve pausa sarà presto seguita da un nuovo peggioramento</strong>. Una perturbazione mediterranea tra domani, venerdì 6 novembre, e dopodomani, sabato 7 novembre, <strong>l'autunno dovrebbe tornare a mostrare un volto caratteristico,</strong> con arrivo delle perturbazioni atlantiche, <strong>nel corso della prossima settimana</strong>.</p><p>Infatti, dall'Oceano Atlantico stanno prendendo forma<strong> imponenti strutture atmosferiche </strong><strong>con flussi di aria di estrazione tropicale</strong>, risalita dall'Atlantico fin dall'area caraibica verso le coste portoghesi. </p><p>Queste grandi strutture nuvolose, chiamate<strong> fiumi atmosferici</strong>, fungono da veri e propri nastri trasportatori di enormi quantità di vapore acqueo che, dalle latitudini tropicali e subtropicali, trascinano il loro carico fin sull'Europa occidentale, dando vita a delle intense<strong> correnti zonali occidentali</strong>, pronte a ripristinare <strong>un autunno decisamente più dinamico e perturbato. </strong></p><h2>La configurazione oceanica e la genesi del flusso umido</h2><p>Osservando le dinamiche su larga scala, è possibile notare che la genesi di questi fiumi atmosferici è promossa da <strong>imponenti strutture di bassa pressione </strong>che si approfondiscono <strong>tra l'Atlantico settentrionale e settori occidentali del continente europeo. </strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/come-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia-1793881202532.jpg" data-image="acbd1ukge6pm"><figcaption>La mappa dei venti, alla quota di 300 hPa, ci permette di vedere il flusso occidentale nel quale scorrerà il fiume atmosferico della prossima settimana. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>Con questa configurazione, <strong>l'aria molto umida e carica di umidità può intraprendere un lunghissimo viaggio da sud-ovest verso nord-est</strong>, fino ad arrivare a confluire alle medie latitudini con l'aria più fredda in discesa da nord. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>Il contrasto termico e il carico di umidità</strong> sono all'origine di quello che, secondo le analisi modellistiche delle ultime ore, potrebbe portare a <strong>un forte peggioramento di stampo autunnale</strong> anche sull'area mediterranea e quindi sull'Italia. <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>La caratteristica di questi flussi umidi e caldi, provenienti dalle latitudini tropicali o subtropicali, è quella di avere un carico di energia tale da dare vita a perturbazioni particolarmente intense e piuttosto longeve. </p><h2>La fase di picco e l'impatto atteso sull'Italia</h2><p>Entrando nel dettaglio della previsione <strong>per la prossima settimana</strong>, con le dovute cautele dovute alla distanza temporale, si può evincere che,<strong> tra lunedì 9 e mercoledì 11</strong>, il flusso atlantico farà il suo ingresso ufficiale nel Mar Mediterraneo. L'alta pressione inizierà a cedere sotto la spinta delle correnti atlantiche. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796773" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/possibile-effetto-fujiwhara-tra-sabato-e-domenica-a-seguire-forti-piogge-in-portogallo.html" title="Possibile effetto Fujiwhara tra sabato e domenica sull'Atlantico: a seguire, forti piogge in Portogallo e Spagna">Possibile effetto Fujiwhara tra sabato e domenica sull'Atlantico: a seguire, forti piogge in Portogallo e Spagna</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/possibile-effetto-fujiwhara-tra-sabato-e-domenica-a-seguire-forti-piogge-in-portogallo.html" title="Possibile effetto Fujiwhara tra sabato e domenica sull'Atlantico: a seguire, forti piogge in Portogallo e Spagna"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/possivel-efeito-fujiwhara-entre-sabado-e-domingo-atentos-a-uma-depressao-complexa-que-podera-deixar-chuva-em-portugal-1793796836053_320.jpg" alt="Possibile effetto Fujiwhara tra sabato e domenica sull'Atlantico: a seguire, forti piogge in Portogallo e Spagna"></a></article></aside><p>Questo cambiamento si tradurrà inizialmente in<strong> un aumento della nuvolosità e nelle prime piogge sparse,</strong> che interesseranno soprattutto<strong> i settori occidentali, la Sardegna e le regioni tirreniche, come Toscana e Liguria, ma anche Alpi e Prealpi, nonché le pianure pedemontane settentrionali.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/fiume-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia-1793882055625.jpg" data-image="dcd756xdxsqo"><figcaption>La mappa, delle prime ore di mercoledì 11, ci mostra una prima perturbazione in atto sulla penisola italiana, che sarà seguita da un ulteriore peggioramento nei giorni successivi. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>Tuttavia, occorre evidenziare che le mappe del modello europeo <strong>ECMWF</strong> ricalcolano una traiettoria leggermente diversa, posticipando la fase clou con le <strong>precipitazioni più intense intorno a giovedì 12 e venerdì 13 novembre</strong>, un aspetto su cui torneremo nel prossimo paragrafo analizzando le divergenze previsionali.</p><p>Gli scenari proposti indicano, comunque, una intensa ondata di maltempo, tuttavia gli effetti sulla nostra penisola non saranno uniformi e contemporanei.</p><div class="texto-destacado">Le precipitazioni più intense si verificheranno sui versanti maggiormente esposti a queste correnti umide, dove l'orografia, con i rilievi montuosi, promuoverà il sollevamento della massa d'aria e quindi incentivando la condensazione e le conseguenti precipitazioni. </div><p>Gli <strong>accumuli pluviometrici</strong> potrebbero risultare particolarmente <strong>abbondanti sui settori maggiormente esposti</strong>, con punte che potrebbero <strong>raggiungere o anche superare i 100 mm di pioggia nell'arco delle 24 ore.</strong></p><p>Viceversa, le aree meno esposte perché protette dai rilievi rispetto a questo flusso zonale occidentale vedranno fenomeni decisamente più deboli, intermittenti e con accumuli complessivamente meno abbondanti, se non scarsi. </p><h2>Le divergenze modellistiche tra GFS ed ECMWF e le temperature</h2><p>Allo stato delle analisi di questa mattina, la portata di questo peggioramento è mostrata, con una buona convergenza generale della dinamica di insieme, sia dal modello europeo <strong>ECMWF </strong>che dal modello americano <strong>GFS</strong>. </p><div class="texto-destacado">Esistono alcune differenze sulla traiettoria dei minimi depressionari secondari. <strong>Il modello europeo evidenzia una spiccata persistenza del flusso atlantico anche nella sua intensità, nella seconda parte della settimana,</strong> con una fase iniziale prolungata di instabilità, prima dell'arrivo di un<strong> fronte perturbato più intenso tra giovedì 12 e venerdì 13 novembre</strong>. </div><p><strong>Il modello americano </strong>tende a vedere questo secondo peggioramento incisivo, ma meno "estremo" e quindi con precipitazioni meno abbondanti. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/come-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia-1793881490481.jpg" data-image="0nc1xpzgq6t2"><figcaption>Questa mappa di mercoledì 11, delle temperature a 700 hPa, ci permette di distinguere il regime termico mite che interesserà l'Italia nella prossima settimana. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>Sotto il<strong> profilo termico</strong>, trattandosi di correnti di matrice oceanica e subtropicale, va detto che <strong>non ci sarà nessuna ondata di freddo</strong>. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796753" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia.html" title="Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia">Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia.html" title="Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia-1793867124697_320.jpg" alt="Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia"></a></article></aside><p>Anzi, le temperature subiranno<strong> un temporaneo e sensibile aumento</strong>, con valori massimi che potranno raggiungere 15-16°C sulle regioni settentrionali e fino a circa 20°C al Centro-Sud, con <strong>minime notturne sopra la media del periodo</strong>. </p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/fiume-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimiliano Santini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Un El Niño da record e un collasso del Vortice Polare Stratosferico mai così precoce: che inverno avremo in Italia?]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 12:57:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Un Super El Niño da record e il collasso più precoce di sempre del Vortice Polare rappresentano delle anomalie senza precedenti. Una vera sfida per gli esperti di tutto il mondo per simulare e proporre i possibili, ma incerti scenari per l'inverno in Europa e in Italia.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793871031225.jpg" data-image="x34fjit3qe28"><figcaption>Configurazioni macroclimatiche e di circolazione stratosferica globali senza precedenti: quali conseguenze avranno per l'inverno sull'Italia? Urbino, Marche. Foto di repertorio</figcaption></figure><p>L'autunno 2026 sta mostrando <strong>configurazioni macroclimatiche e di circolazione stratosferica globali senza precedenti </strong>nella storia delle osservazioni strumentali moderne. </p><p>Questa situazione, che vede in atto dei fenomeni tanto diversi quanto potenti ed influenti sulla circolazione atmosferica globale, ci pone di fronte a delle <strong>analisi stagionali tutt'altro che semplici</strong>, mancando, in entrambi i casi, sufficienti riferimenti statistici per poter individuare <strong>una direzione di tendenza dell'inverno sul nostro Paese</strong>. Tuttavia è possibile fare delle considerazioni, delle ipotesi e immaginare i possibili scenari.</p><h2> Un assetto atmosferico inedito tra oceano e stratosfera ad effetto domino</h2><p>Sul Pacifico Equatoriale, <strong>El Niño</strong> ha raggiunto un'<strong>intensità eccezionale</strong> con temperature superficiali dell'Oceano che hanno superato la soglia dei 30°C, <strong>battendo il record storico del fenomeno del 2015-2016</strong>, vicini all'ormai probabile traguardo dei +3°C di anomalia tra novembre e dicembre.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793814057467.jpg" data-image="62n9xufcqbmq"><figcaption>Proiezione delle anomalie termiche delle acque superficiali per i mesi di novembre, dicembre e gennaio. Elaborazione composita di diversi modelli. Fonte: WMO </figcaption></figure><p>Questa immensa superficie calda, costituisce un vero e proprio serbatoio di calore a cielo aperto. Quando le acque superficiali della regione Niño 3.4 raggiungono temperature così elevate, si crea <strong>un enorme squilibrio termico ed energetico tra l'oceano e l'atmosfera sovrastante. </strong></p><div class="texto-destacado">Niño 3.4 è una specifica porzione dell'Oceano Pacifico equatoriale centrale che i meteorologi e i climatologi utilizzano come una sorta di termometro principale per capire se sono in atto i fenomeni di El Niño o della Niña e per misurarne l'intensità.<br></div><p>Quest'acqua caldissima funziona come un acceleratore per l'evaporazione, caricando l'aria di enormi quantità di umidità e vapore. Nella troposfera (lo strato più basso dell'atmosfera, dove avvengono i fenomeni meteorologici) si sviluppano <strong>enormi e intensi sistemi temporaleschi, che rilasciano una quantità straordinaria di calore latente</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793814069370.jpg" data-image="96yv8wo0fawd"><figcaption>Proiezioni per l'evoluzione dell'intensità di El Niño nei prossimi mesi, secondo diversi modelli meteorologici. Fonte: WMO</figcaption></figure><p>In questo modo si vengono a formare una serie di gigantesche increspature ondulatorie che si propagano a scala emisferica. Queste <strong>onde planetarie</strong>, dette Onde di Rossby, possono essere <strong>amplificate e deformate</strong> a tal punto da propagare la loro<strong> energia</strong> in verticale <strong>verso gli strati più alti dell'atmosfera</strong> fino ad andare ad interferire con i venti zonali che rappresentano il confine meridionale del Vortice Polare Stratosferico (a quote intorno ai 28-30 km).</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793813307064.jpg" data-image="erea38230qfi"><figcaption>Grafico dell'andamento dei venti prevalenti in stratosfera (quota isobarica ci 10 hPa). La linea rossa grande rappresenta la media climatica della climatologia. Le linee rosse più sottili rappresentano gli estremi precedentemente raggiunti in questa parte della stagione. ECMWF</figcaption></figure><p>Questo<strong> improvviso ostacolo</strong> <strong>comprime, riscalda, frena e deforma il Vortice Polare Stratosferico</strong> che, in alcuni casi, tende a dividersi in due parti. È la dimostrazione pratica di come <strong>ciò che accade in un oceano a migliaia di km di distanza</strong> possa finire per condizionare, con <strong>un effetto domino atmosferico emisferico</strong>, la stabilità della circolazione atmosferica fino alle porte dell'Europa e dell'Italia. </p><h2>Dai record alla proiezione sul lungo periodo</h2><p>Secondo le proiezioni aggiornate prodotte dai modelli matematici, <strong>tra venerdì 6 novembre e l'inizio della prossima settimana</strong>, i venti zonali a 60° di latitudine nord subiranno una temporanea inversione, potendo scendere fino a valori intorno ai -10 km/h. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793813083678.jpg" data-image="sv5kplrgtdxh"><figcaption>Anomalia dei geopotenziali sopra l'Artico: divisione in due lobi del Vortice Polare Stratosferico, ma senza coupling. Eventuali effetti tra 2-6 settimane. Credits: polarvortex.earth. </figcaption></figure><p>Il riscaldamento stratosferico è stato improvviso (SSW) ed è il <strong>più precoce mai registrato, in anticipo di circa 3 settimane dal precedente primato del 28 novembre 1968. </strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796603" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”">Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore-1793785480422_320.png" alt="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"></a></article></aside><p>Tuttavia, tutte le proiezioni confermano che, per il momento, il collasso stratosferico riguarderà<strong> esclusivamente il livello atmosferico stratosferico</strong>, <strong>senza segnali di accoppiamento immediato con la troposfera (coupling)</strong>. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Questo significa che i venti stratosferici zonali, effettivamente,<strong> tenderanno a recuperare vigore</strong> già <strong>a partire dal 13 novembre</strong>, mentre un eventuale trasferimento degli effetti verso il basso e verso il suolo potrà avvenire in un intervallo di tempo che va dalle 2 alle 6 settimane. <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Quindi, dopo il parziale raffreddamento, dovuto al passaggio del vortice che si è approfondito sul Mediterraneo occidentale e in particolare sulle regioni meridionali italiane, con l'aria fredda scesa da nordest, nei prossimi giorni <strong>l</strong><strong>a dinamica atmosferica sull'Italia tornerà ad essere tipicamente autunnale</strong>, con il probabile arrivo di nuove perturbazioni atlantiche ed un conseguente rialzo delle temperature.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793813129815.jpg" data-image="hgkx31yw5ioe"><figcaption>Anche in questa mappa è possibile vedere la situazione dei geopotenziali del Vortice Polare Stratosferico a 10 hPa e, contemporaneamente, la temperatura alla stessa quota. ECMWF</figcaption></figure><p>Tuttavia, g<strong>uardando verso la fine del mese</strong> e anche <strong>nelle prime 3 settimane di dicembre</strong>, le tendenze modellistiche indicano che El Niño potrebbe influire nel mantenere delle <strong>alte pressioni di blocco sull'Europa centro-occidentale</strong>, tale da favorire una fase più umida della media su gran parte del continente, sull'Italia e quindi <strong>un avvio di inverno ritardato</strong>. </p><h2>Possibili scenari invernali dalle simulazioni, con una forte incertezza </h2><p>Provare ad individuare degli <strong>scenari sull'evoluzione dell'inverno 2026-2027</strong> sull'Italia richiede un'<strong>estrema cautela</strong>. Infatti, si tratta comunque di ipotesi di scenari probabilistici<strong> molto incerti</strong>, dato che la contemporanea presenza di un El Niño da record e di un collasso del Vortice Polare Stratosferico così precoce da non avere precedenti, rappresenta<strong> una situazione decisamente inedita</strong>. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>La mancanza di un riferimento statistico solido al quale riferirsi permette solo di fare delle deduzioni, anche se i modelli provano comunque a fornire dei scenari.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Per poter dare comunque un'indicazione, <strong>i ricercatori hanno analizzato migliaia di inverni simulati dai modelli climatici CMIP6</strong>, individuando <strong>solo 21 casi con condizioni simili</strong>, caratterizzate da super El Niño, QBO+ e collasso del Vortice Polare Stratosferico a inizio novembre.</p><div class="texto-destacado">Il CMIP6 è il più grande e autorevole progetto internazionale di cooperazione scientifica per la simulazione del clima passato, presente e futuro, utilizzato dalla comunità scientifica globale per studiare le risposte del sistema Terra e per alimentare le analisi climatiche.</div><p><strong> Da queste simulazioni</strong>, che quindi <strong>non rappresentano un dato oggettivo rilevato</strong>, ma un dato dedotto da modelli climatici e non rilevato in natura, emerge che<strong> il segnale isolato dello stratwarming potrebbe spingere verso anomalie fredde e probabilmente nevose l'Europa centro-orientale già a dicembre e sull'Europa centro-occidentale a gennaio. </strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796468" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/11-novembre-data-decisiva-per-l-inverno-cio-che-vedo-attualmente-nei-modelli-meteorologici-e-impressionante.html" title="11 novembre: data decisiva per l’inverno, 'Ciò che vedo attualmente nei modelli meteorologici è impressionante'">11 novembre: data decisiva per l’inverno, "Ciò che vedo attualmente nei modelli meteorologici è impressionante"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/11-novembre-data-decisiva-per-l-inverno-cio-che-vedo-attualmente-nei-modelli-meteorologici-e-impressionante.html" title="11 novembre: data decisiva per l’inverno, 'Ciò che vedo attualmente nei modelli meteorologici è impressionante'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/11-11-wird-zum-schicksalstag-des-winters-was-ich-gerade-in-den-wettermodellen-sehe-hat-es-in-sich-1793602718710_320.jpg" alt="11 novembre: data decisiva per l’inverno, 'Ciò che vedo attualmente nei modelli meteorologici è impressionante'"></a></article></aside><p> Queste ondate di freddo sarebbero innescate da <strong>blocchi anticiclonici presenti alle alte latitudini</strong>, in grado di produrre<strong> discese di aria artica verso il nostro continente. </strong></p><p>Tuttavia, l'intensa componente forzante prodotta da<strong>l Super El Niño</strong>, oltre a disturbare il Vortice Polare Stratosferico<strong>, potrebbe imporre correnti tese occidentali più miti</strong>. </p><p>Perciò l'inverno sull'Italia, molto probabilmente, sarà il frutto del <strong>braccio di ferro</strong> <strong>tra i disturbi stratosferici</strong>, più o meno capaci di propagarsi in troposfera, dove poi poter produrre i blocchi anticiclonici nordici e le conseguenti discese fredde verso sud, <strong>e un'impronta dettata dal Pacifico</strong>, con correnti atlantiche tese occidentali, con un clima più mite e umido anche sull'Italia.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimiliano Santini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Scienziati scoprono tracce di sangue in un dinosauro di 115 milioni di anni fa rinvenuto nel Ceará]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/scienziati-scoprono-tracce-di-sangue-in-un-dinosauro-di-115-milioni-di-anni-fa-rinvenuto-nel-ceara.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 11:44:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Uno studio internazionale ha individuato in un fossile brasiliano strutture che ricordano i globuli rossi, contenenti tracce chimiche di emoglobina conservatesi per milioni di anni: una scoperta che amplia la nostra comprensione della biologia dei dinosauri preistorici.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/cientistas-descobrem-vestigios-de-sangue-em-dinossauro-de-115-milhoes-de-anos-encontrado-no-ceara-1793728162791.jpg" data-image="ylkmrxf63a3k" alt="Gli scienziati hanno rinvenuto tracce microscopiche di sangue nelle ossa del dinosauro *Aratasaurus museunacionali*, nel nord-ovest del Brasile. Crediti: Curtin University/Handout via Reuters." title="Gli scienziati hanno rinvenuto tracce microscopiche di sangue nelle ossa del dinosauro *Aratasaurus museunacionali*, nel nord-ovest del Brasile. Crediti: Curtin University/Handout via Reuters."><figcaption>Gli scienziati hanno rinvenuto tracce microscopiche di sangue nelle ossa del dinosauro *Aratasaurus museunacionali*, nel nord-ovest del Brasile. Crediti: Curtin University/Handout via Reuters.</figcaption></figure><p>Un gruppo internazionale di ricercatori ha identificato<strong> possibili tracce di sangue fossilizzato</strong> in un <strong>dinosauro</strong> vissuto circa<strong> 115 milioni di anni fa nell’attuale territorio brasiliano</strong>. La scoperta è avvenuta attraverso l’analisi di un osso rinvenuto nel Ceará ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).</p><p>Gli scienziati hanno trovato strutture simili a globuli rossi che <strong>conservano tracce chimiche del gruppo eme</strong>, componente dell’emoglobina responsabile del trasporto dell’ossigeno nel sangue. Secondo gli autori, si tratterebbe delle più antiche tracce conosciute di questa molecola associate a cellule sanguigne di dinosauri.</p><p>Il fossile appartiene ad <em>Aratasaurus museunacionali</em>, un dinosauro carnivoro lungo circa tre metri, considerato un<strong> lontano parente degli uccelli.</strong> Scoperto nel 2008, l’esemplare è sopravvissuto all’incendio che nel 2018 ha distrutto parte del Museo Nazionale di Rio de Janeiro.</p><h2>Le analisi identificano tracce chimiche conservate</h2><p>Per studiare il materiale, i ricercatori hanno utilizzato la<strong> microscopia elettronica </strong>e hanno identificato strutture ovali di circa 23 micrometri all’interno di canali ossei un tempo occupati da vasi sanguigni. Le analisi hanno rivelato la presenza di ferro, carbonio e azoto, elementi associati al gruppo eme.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/cientistas-descobrem-vestigios-de-sangue-em-dinossauro-de-115-milhoes-de-anos-encontrado-no-ceara-1793728210931.jpg" data-image="wy8jyst94685" alt="Attività sul campo della ricerca, pubblicata oggi sulla rivista scientifica PNAS. Foto: Curtin University." title="Attività sul campo della ricerca, pubblicata oggi sulla rivista scientifica PNAS. Foto: Curtin University."><figcaption>Attività sul campo della ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica PNAS. Crediti: Curtin University.</figcaption></figure><p>Il gruppo ha inoltre <strong>confrontato la composizione chimica dell’osso con quella delle rocce circostanti.</strong> Mentre il materiale fossilizzato presentava segnali prevalentemente riconducibili al gruppo eme, i sedimenti contenevano composti legati alla clorofilla dei microrganismi, rafforzando l’interpretazione di un’origine biologica.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="787725" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/una-nuova-specie-di-dinosauro-probabilmente-arrivato-dall-europa-e-emersa-dalle-fondamenta-di-un-cantiere-in-brasile.html" title="Una nuova specie di dinosauro, probabilmente arrivato dall'Europa, è emersa dalle fondamenta di un cantiere in Brasile">Una nuova specie di dinosauro, probabilmente arrivato dall'Europa, è emersa dalle fondamenta di un cantiere in Brasile</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/una-nuova-specie-di-dinosauro-probabilmente-arrivato-dall-europa-e-emersa-dalle-fondamenta-di-un-cantiere-in-brasile.html" title="Una nuova specie di dinosauro, probabilmente arrivato dall'Europa, è emersa dalle fondamenta di un cantiere in Brasile"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/una-nuova-specie-di-dinosauro-probabilmente-arrivato-dall-europa-e-emersa-dalle-fondamenta-di-un-cantiere-in-brasile-1788886323484_320.jpg" alt="Una nuova specie di dinosauro, probabilmente arrivato dall'Europa, è emersa dalle fondamenta di un cantiere in Brasile"></a></article></aside><p>Secondo Kliti Grice, ricercatrice dell’Università Curtin, in Australia, e autrice principale dello studio, la scoperta rappresenta una<strong> testimonianza minerale e molecolare della biologia originaria dell’animale,</strong> e non sangue conservato nella sua forma originale.</p><h2>Condizioni particolari hanno favorito la fossilizzazione</h2><p>Gli scienziati ritengono che il dinosauro sia stato sepolto sotto uno strato di microrganismi, in un ambiente povero di ossigeno. Queste condizioni avrebbero <strong>ridotto la decomposizione dei tessuti</strong>, mentre minerali contenenti manganese avrebbero contribuito alla loro conservazione.</p><div class="texto-destacado">Le strutture identificate sono più grandi e arrotondate rispetto ai globuli rossi degli uccelli e dei coccodrilli attuali. I ricercatori ritengono che queste differenze possano derivare dalle trasformazioni subite durante milioni di anni di fossilizzazione.</div><p>Nonostante le prove, gli autori riconoscono alcuni limiti. Una parte dei composti chimici <strong>potrebbe avere origine microbica</strong> e non sono state trovate proteine complete, ma frammenti molecolari associati al sangue.</p><h2>La scoperta apre nuove possibilità per la paleontologia</h2><p>La paleontologa Ángela Delgado Buscalioni, dell’Università Autonoma di Madrid, che non ha partecipato alla ricerca, ritiene che <strong>la combinazione di caratteristiche strutturali e chimiche rafforzi l’identificazione dei possibili globuli rossi.</strong></p><p>Lo studio dimostra inoltre che informazioni su tessuti e molecole possono conservarsi in fossili molto antichi, offrendo <strong>nuove possibilità di ricerca sugli organismi estinti.</strong></p><p>I ricercatori intendono <strong>analizzare esemplari di altre epoche e ambienti per verificare se questo tipo di conservazione sia eccezionale. </strong>La speranza è che nuove tecniche permettano di identificare tracce simili nelle collezioni paleontologiche già esistenti.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Fonte della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="SINC" data-year="2026" data-title="Descubren%20restos%20de%20sangre%20fosilizada%20en%20un%20dinosaurio%20brasile%C3%B1o" data-url="https%3A%2F%2Fwww.agenciasinc.es%2FNoticias%2Fdescubren-restos-de-sangre-fosilizada-en-un-dinosaurio-brasileno">SINC. (2026). <a href="https://www.agenciasinc.es/Noticias/descubren-restos-de-sangre-fosilizada-en-un-dinosaurio-brasileno" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Scoperti resti di sangue fossilizzato in un dinosauro brasiliano</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/scienziati-scoprono-tracce-di-sangue-in-un-dinosauro-di-115-milioni-di-anni-fa-rinvenuto-nel-ceara.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Possibile effetto Fujiwhara tra sabato e domenica sull'Atlantico: a seguire, forti piogge in Portogallo e Spagna]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/possibile-effetto-fujiwhara-tra-sabato-e-domenica-a-seguire-forti-piogge-in-portogallo.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 10:00:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>La pioggia potrebbe tornare in Portogallo e Spagna già da venerdì 6, ma nel corso del fine settimana la situazione meteorologica potrebbe farsi più complessa. L'ECMWF prevede la presenza di due centri di bassa pressione molto vicini tra loro sull'Atlantico, destinati a interagire in modo interessante.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbtimry"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbtimry.jpg" id="xbtimry"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Dopo un periodo caratterizzato dalla scarsità di precipitazioni, <strong>il ritorno della pioggia sul Portogallo continentale ed anche sulla Spagna è previsto già per venerdì 6 novembre</strong>. Le previsioni del modello europeo ECMWF indicano l’avvicinamento di un sistema depressionario atlantico, la cui evoluzione potrebbe diventare particolarmente complessa durante il fine settimana, con la formazione di due centri di bassa pressione e la possibilità di un’interazione simile all’effetto Fujiwhara.</p><p>Tra venerdì e domenica 8 novembre potrebbero verificarsi almeno due episodi di precipitazioni più organizzate, anche se la distribuzione e l’intensità della pioggia restano soggette a cambiamenti nei prossimi aggiornamenti meteorologici.</p><h2>Venerdì 6 novembre: un primo fronte freddo potrebbe portare pioggia sulla Penisola Iberica</h2><p>Dal primo pomeriggio di venerdì, un fronte freddo associato a una depressione atlantica potrebbe iniziare ad attraversare il Portogallo continentale, interessando inizialmente le regioni costiere settentrionali e centrali.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/possivel-efeito-fujiwhara-entre-sabado-e-domingo-atentos-a-uma-depressao-complexa-que-podera-deixar-chuva-em-portugal-1793796098889.jpg" data-image="kjdicoiy3wkq" alt="Pioggia, venerdì" title="Pioggia, venerdì"><figcaption>Una depressione di circa 995 hPa, situata nell’Atlantico, potrebbe inviare un primo fronte freddo verso il Portogallo continentale, portando pioggia soprattutto al Nord e al Centro.</figcaption></figure><p>Sebbene il nucleo principale della depressione si trovi ancora piuttosto lontano dalla costa portoghese, con una pressione atmosferica prevista vicina ai 995 hPa, <strong>la sua circolazione potrebbe favorire l’avanzamento di una fascia di precipitazioni verso il Portogallo continentale</strong>.</p><p>Secondo l’ECMWF, gli accumuli di precipitazione entro la fine di venerdì potrebbero essere più consistenti lungo le coste settentrionali e centrali, soprattutto in alcuni settori dei distretti di Braga, Porto e Aveiro, dove potrebbero raggiungere localmente valori prossimi ai 20-30 mm.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/possivel-efeito-fujiwhara-entre-sabado-e-domingo-atentos-a-uma-depressao-complexa-que-podera-deixar-chuva-em-portugal-1793796143113.jpg" data-image="1qy27x8dmq9f" alt="Precipitazioni accumulate" title="Precipitazioni accumulate"><figcaption>Il primo passaggio frontale potrebbe lasciare accumuli vicini ai 20-30 mm in alcune località costiere del Nord e del Centro, mentre gran parte del Sud potrebbe rimanere all’asciutto.</figcaption></figure><p>Al contrario, procedendo verso <strong>l’interno, gli accumuli previsti tendono a diminuire</strong>, mentre gran parte del Sud potrebbe rimanere senza precipitazioni significative durante questo primo passaggio frontale.</p><p>Questi valori rappresentano <strong>stime del modello </strong>e non devono essere interpretati come quantitativi garantiti per ogni località.</p><h2>Tra venerdì e sabato, due centri depressionari potrebbero interagire nell’Atlantico</h2><p>L’evoluzione atmosferica prevista per la fine di venerdì presenta una caratteristica particolarmente interessante. Nelle vicinanze della depressione principale, <strong>l’ECMWF suggerisce lo sviluppo di un secondo minimo di pressione, inizialmente prossimo ai 1008 hPa, inserito in un’area depressionaria più ampia nei pressi delle Azzorre</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/possivel-efeito-fujiwhara-entre-sabado-e-domingo-atentos-a-uma-depressao-complexa-que-podera-deixar-chuva-em-portugal-1793796218820.jpg" data-image="qsunx6oz1crv" alt="Situazione sinottica" title="Situazione sinottica"> <figcaption data-lt-tmp-id="lt-768545">Un secondo nucleo di bassa pressione, vicino ai 1008 hPa, si sviluppa nei pressi delle Azzorre, nell’ambito di una circolazione depressionaria più ampia. Potrebbe essere l’inizio di una configurazione atmosferica più complessa.</figcaption></figure><p>Nelle ore successive, questo nucleo secondario potrebbe approfondirsi e acquisire una circolazione più autonoma. Per sabato 7 novembre, attorno alle 15, il modello rappresenta due centri depressionari distinti, entrambi con pressioni centrali prossime ai 995 hPa.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796603" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”">Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore-1793785480422_320.png" alt="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"></a></article></aside><p>Questa configurazione apre alla possibilità di un’<strong>interazione atmosferica conosciuta come effetto Fujiwhara</strong>.</p><h2>Che cos’è l’effetto Fujiwhara e potrebbe davvero verificarsi?</h2><p><strong>L’effetto Fujiwhara</strong> è un fenomeno meteorologico che si verifica quando due vortici depressionari sufficientemente vicini iniziano a influenzare reciprocamente le proprie traiettorie, arrivando a ruotare attorno a un centro comune.</p><div class="texto-destacado">A seconda dell’intensità relativa, delle dimensioni e della distanza tra i sistemi, questa interazione può modificarne le traiettorie, favorire l’avvicinamento dei centri o, in determinate circostanze, portare alla loro fusione. Tuttavia, <strong>la presenza di due nuclei di bassa pressione vicini non conferma, da sola, il verificarsi dell’effetto Fujiwhara.</strong></div><p>Nello scenario presentato dall’ECMWF, <strong>il secondo centro sembra svilupparsi nell’ambito della circolazione depressionaria principale,</strong> per poi acquisire eventualmente una struttura propria.</p><p>Sebbene questa evoluzione sia compatibile con una possibile interazione tra i nuclei, sarebbe necessario seguire la traiettoria relativa dei due centri in momenti successivi per individuare una rotazione reciproca.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796748" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-nuova-perturbazione-verso-l-italia-tornano-piogge-e-temporali-ma-nel-weekend-cambia-tutto-ecco-dove.html" title="Meteo, nuovo peggioramento imminente: attenzione venerdì mattina, piogge e temporali da nord a sud. Svolta nel weekend">Meteo, nuovo peggioramento imminente: attenzione venerdì mattina, piogge e temporali da nord a sud. Svolta nel weekend</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-nuova-perturbazione-verso-l-italia-tornano-piogge-e-temporali-ma-nel-weekend-cambia-tutto-ecco-dove.html" title="Meteo, nuovo peggioramento imminente: attenzione venerdì mattina, piogge e temporali da nord a sud. Svolta nel weekend"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/meteo-nuova-perturbazione-verso-l-italia-tornano-piogge-e-temporali-ma-nel-weekend-cambia-tutto-ecco-dove-1793869295773_320.png" alt="Meteo, nuovo peggioramento imminente: attenzione venerdì mattina, piogge e temporali da nord a sud. Svolta nel weekend"></a></article></aside><p>Per il momento, la definizione di <strong>depressione complessa</strong> è la più prudente, perché descrive la presenza di due nuclei di bassa pressione associati a una struttura depressionaria più ampia, senza presupporre il verificarsi di un fenomeno specifico.</p><h2>Sabato 7 novembre l’instabilità potrebbe persistere</h2><p>Durante la giornata di sabato, il sistema depressionario potrebbe continuare a condizionare la circolazione atmosferica nell’Atlantico nordorientale. Dopo il passaggio frontale di venerdì, potrebbero verificarsi fasi di instabilità residua, soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali. Nel frattempo, <strong>una nuova struttura frontale potrebbe organizzarsi </strong>sull’oceano,<strong> preparando le condizioni per un altro episodio di precipitazioni nella giornata di domenica</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/possivel-efeito-fujiwhara-entre-sabado-e-domingo-atentos-a-uma-depressao-complexa-que-podera-deixar-chuva-em-portugal-1793796836053.jpg" data-image="21hrxrpeaqo4" alt="Situazione sinottica" title="Situazione sinottica"> <figcaption>Nell’Atlantico si distinguono due centri depressionari, entrambi prossimi ai 995 hPa. La loro vicinanza suggerisce la possibilità di un’interazione di tipo Fujiwhara, anche se la rotazione reciproca rimane soggetta a cambiamenti nelle previsioni.</figcaption></figure><p>L’evoluzione dei due centri depressionari sarà particolarmente importante, perché piccoli cambiamenti nelle loro posizioni potrebbero modificare la traiettoria dei fronti associati.</p><h2>Domenica 8 novembre il secondo fronte potrebbe portare piogge più diffuse</h2><p><strong>Per domenica, l’ECMWF suggerisce l’avvicinamento di una seconda fascia di precipitazioni</strong>, associata alla circolazione del sistema depressionario atlantico. A differenza del primo fronte, che dovrebbe interessare soprattutto il Nord e il Centro, questo secondo passaggio potrebbe coinvolgere un’area geografica più ampia, con possibilità di pioggia su gran parte del territorio continentale, compreso il Sud.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/possivel-efeito-fujiwhara-entre-sabado-e-domingo-atentos-a-uma-depressao-complexa-que-podera-deixar-chuva-em-portugal-1793796766006.jpg" data-image="pp3bj8s9n3lm" alt="Precipitazioni" title="Precipitazioni"><figcaption>Una nuova fascia di precipitazioni potrebbe raggiungere il Portogallo domenica, portando pioggia in diverse regioni, compreso il Sud. L’intensità e la distribuzione di questo secondo episodio potrebbero ancora cambiare.</figcaption></figure><p>La mappa prevista per le 18 di domenica mostra precipitazioni in diverse regioni del Paese, seppure con differenze di intensità. Tuttavia, <strong>la posizione delle fasce più attive, gli accumuli e gli orari del loro passaggio rimangono soggetti a cambiamenti</strong>.</p><p><strong>La vicinanza delle strutture depressionarie potrebbe favorire anche fasi di vento più intenso e un aumento del moto ondoso</strong>, soprattutto lungo le coste esposte, ma non è ancora possibile determinare l’entità di questi effetti soltanto sulla base delle mappe analizzate.</p><p>In sintesi, la tendenza indica un ritorno della pioggia tra venerdì e domenica, probabilmente in due episodi distinti. <strong>Quanto all’eventuale effetto Fujiwhara, si tratta di un’ipotesi meteorologicamente interessante</strong>, ma ancora da verificare. I prossimi aggiornamenti dell’ECMWF saranno fondamentali per chiarire l’evoluzione dei centri depressionari e gli effetti che potrebbero avere sul Portogallo.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/possibile-effetto-fujiwhara-tra-sabato-e-domenica-a-seguire-forti-piogge-in-portogallo.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Meteo, nuovo peggioramento imminente: attenzione venerdì mattina, piogge e temporali da nord a sud. Svolta nel weekend]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-nuova-perturbazione-verso-l-italia-tornano-piogge-e-temporali-ma-nel-weekend-cambia-tutto-ecco-dove.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 09:02:42 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Una perturbazione atlantica riuscirà a portare maltempo con pioggia e neve su gran parte d'Italia. Le temperature resteranno sotto la media.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbttiga"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbttiga.jpg" id="xbttiga"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>La tregua dal maltempo sembra essere già arrivata ai titoli di coda. Dopo il vortice ciclonico che nei primi giorni di novembre ha interessato soprattutto le regioni meridionali, provocando piogge abbondanti, temporali e venti sostenuti, <strong>una nuova perturbazione è pronta a raggiungere la nostra Penisola</strong>, riportando condizioni meteorologiche instabili su diverse regioni italiane.</p><p>Questa volta, però, il peggioramento seguirà una traiettoria differente rispetto a quello dei giorni scorsi. Le correnti perturbate arriveranno infatti dai settori occidentali del continente europeo, interessando inizialmente il Nord-Ovest e le Isole Maggiori, per poi estendersi progressivamente verso il resto dell'Italia.</p><p>Insomma, novembre sembra proprio non voler concedere lunghe pause dal maltempo. Tuttavia, <strong>non tutte le regioni saranno interessate allo stesso modo</strong>, e proprio durante il prossimo weekend potremmo assistere a un nuovo cambiamento, questa volta verso condizioni meteorologiche decisamente più tranquille.</p><h2><strong>Meteo venerdì 6 novembre: nuova perturbazione sull'Italia, ecco dove tornerà la pioggia</strong></h2><p>La giornata di oggi, giovedì 5 novembre, sarà caratterizzata da un nuovo aumento dell'instabilità soprattutto sulle regioni occidentali. In particolare, <strong>le prime precipitazioni interesseranno il Nord-Ovest, la Sardegna e parte della Sicilia</strong>, mentre sul resto della Penisola prevarranno condizioni meteorologiche generalmente più stabili, seppur con nuvolosità irregolare.</p><p>Sarà però nella giornata di venerdì 6 novembre che il peggioramento entrerà maggiormente nel vivo.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796753" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia.html" title="Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia">Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia.html" title="Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia-1793867124697_320.jpg" alt="Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia"></a></article></aside><p>Una perturbazione proveniente dal Mediterraneo occidentale riuscirà infatti a spingersi verso levante, favorendo <strong>piogge e rovesci soprattutto tra Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna</strong>. Qualche precipitazione potrà successivamente raggiungere anche i settori occidentali del Veneto.</p><p>Ma non sarà soltanto il Nord a dover fare i conti con il maltempo. Nel corso della giornata, infatti, <strong>le piogge interesseranno anche le regioni tirreniche, soprattutto Toscana, Lazio e Campania</strong>, con fenomeni che potranno localmente assumere carattere temporalesco.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/meteo-nuova-perturbazione-verso-l-italia-tornano-piogge-e-temporali-ma-nel-weekend-cambia-tutto-ecco-dove-1793864602023.jpg" data-image="qzxwvgwf88ho" alt="Probabilità di pioggia e neve per venerdì 5 novembre" title="Probabilità di pioggia e neve per venerdì 5 novembre"><figcaption>Probabilità di precipitazioni prevista per le prime ore di venerdì 6 novembre. Valori elevati soprattutto sul mar Tirreno, con possibilità di fenomeni anche tra il Nord-Ovest e le regioni occidentali della Penisola.</figcaption></figure><p>Un'attenzione particolare andrà rivolta <strong>anche alla Sicilia, dove saranno possibili ulteriori rovesci,</strong> mentre la Sardegna dovrebbe beneficiare di condizioni progressivamente più asciutte dopo le precipitazioni dei giorni precedenti.</p><p><strong>Le prime ore di venerdì potrebbero risultare particolarmente instabili sui settori del Mediterraneo centrale</strong>, con una maggiore probabilità di precipitazioni tra il mar Tirreno e le aree costiere maggiormente esposte alle correnti umide.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796624" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/cos-e-un-evento-di-stratwarming-e-in-che-modo-potrebbe-influenzare-il-tempo-in-europa-quest-inverno.html" title="Cos'è un evento di stratwarming e in che modo potrebbe influenzare il tempo in Europa quest'inverno">Cos'è un evento di stratwarming e in che modo potrebbe influenzare il tempo in Europa quest'inverno</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/cos-e-un-evento-di-stratwarming-e-in-che-modo-potrebbe-influenzare-il-tempo-in-europa-quest-inverno.html" title="Cos'è un evento di stratwarming e in che modo potrebbe influenzare il tempo in Europa quest'inverno"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/que-es-un-calentamiento-subito-estratosferico-y-como-podria-afectar-al-tiempo-en-europa-este-invierno-1793782903687_320.png" alt="Cos'è un evento di stratwarming e in che modo potrebbe influenzare il tempo in Europa quest'inverno"></a></article></aside><p>Sul versante adriatico, invece, il tempo dovrebbe risultare generalmente più tranquillo, almeno durante la prima parte della giornata, grazie a una maggiore protezione dalle correnti perturbate occidentali.</p><h3><strong>Weekend 7-8 novembre: sabato ancora piogge, domenica torna il sole?</strong></h3><p>Ma cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo fine settimana? Le ultime elaborazioni dei modelli meteorologici sembrano confermare <strong>un sabato 7 novembre ancora piuttosto variabile, seguito da una domenica decisamente più stabile su buona parte dell'Italia</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/meteo-nuova-perturbazione-verso-l-italia-tornano-piogge-e-temporali-ma-nel-weekend-cambia-tutto-ecco-dove-1793869086212.jpg" data-image="anvc3wwonv2m"><figcaption>Le piogge cumulate previste dal modello europeo nel corso della giornata di venerdì 6 novembre.</figcaption></figure><p>Durante la giornata di sabato, infatti, la perturbazione continuerà lentamente a spostarsi verso le regioni orientali, favorendo precipitazioni sparse soprattutto lungo il versante adriatico e su parte del Sud.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796534" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia.html" title="Occhi all’Atlantico: i meteorologi spagnoli monitorano un fiume atmosferico in arrivo il 9 novembre. Effetti sull'Italia">Occhi all’Atlantico: i meteorologi spagnoli monitorano un fiume atmosferico in arrivo il 9 novembre. Effetti sull'Italia</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia.html" title="Occhi all’Atlantico: i meteorologi spagnoli monitorano un fiume atmosferico in arrivo il 9 novembre. Effetti sull'Italia"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia-1793727142859_320.jpg" alt="Occhi all’Atlantico: i meteorologi spagnoli monitorano un fiume atmosferico in arrivo il 9 novembre. Effetti sull'Italia"></a></article></aside><p>Qualche pioggia sarà ancora possibile tra Romagna, Marche e regioni meridionali, mentre al Nord-Ovest e sui settori tirrenici tenderanno progressivamente ad aumentare le schiarite.</p><p><strong>Le temperature non subiranno particolari variazioni e si manterranno generalmente in linea con le medie stagionali</strong>, con un clima tipicamente autunnale su gran parte della Penisola.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/meteo-nuova-perturbazione-verso-l-italia-tornano-piogge-e-temporali-ma-nel-weekend-cambia-tutto-ecco-dove-1793864692521.jpg" data-image="9g1a1gdole1i" alt="Le temperature previste per il weekend" title="Le temperature previste per il weekend"><figcaption>Temperature previste per sabato 7 novembre. Valori generalmente più contenuti al Nord e nelle zone interne, mentre sulle regioni meridionali e sulle Isole Maggiori si potranno ancora raggiungere i 20°C.</figcaption></figure><p>In particolare, i valori massimi saranno generalmente compresi tra 10 e 15°C su molte località settentrionali, mentre al Centro-Sud si potranno raggiungere temperature intorno ai 17-20°C, con punte leggermente superiori sulle Isole Maggiori.</p><p><strong>Domenica 8 novembre dovrebbe invece segnare un miglioramento più evidente delle condizioni meteorologiche</strong>, grazie a un graduale aumento della pressione atmosferica sul Mediterraneo centrale.</p><p>Il sole dovrebbe tornare a farsi vedere soprattutto sulle regioni settentrionali e centrali, mentre qualche residuo annuvolamento, accompagnato da isolate precipitazioni, potrebbe ancora interessare le estreme regioni meridionali.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796488" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-spagnoli-in-allerta-venerdi-6-si-intensifichera-una-depressione-atlantica-possibili-piogge-intense.html" title="I meteorologi spagnoli in allerta: una profonda depressione atlantica porterà una successione di fronti sulla Spagna">I meteorologi spagnoli in allerta: una profonda depressione atlantica porterà una successione di fronti sulla Spagna</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-spagnoli-in-allerta-venerdi-6-si-intensifichera-una-depressione-atlantica-possibili-piogge-intense.html" title="I meteorologi spagnoli in allerta: una profonda depressione atlantica porterà una successione di fronti sulla Spagna"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/los-meteorologos-de-espana-vigilantes-crecera-una-borrasca-atlantica-con-frentes-de-lluvia-muy-eficientes-el-viernes-1793695832163_320.jpg" alt="I meteorologi spagnoli in allerta: una profonda depressione atlantica porterà una successione di fronti sulla Spagna"></a></article></aside><p>Si tratterà dunque di una giornata complessivamente più tranquilla, con temperature massime anche in lieve aumento.</p><p>E attenzione anche all'inizio della prossima settimana: <strong>le correnti meridionali potrebbero favorire un nuovo rialzo termico su diverse regioni italiane</strong>, riportando condizioni climatiche più miti rispetto a quelle registrate durante i primi giorni di novembre.</p><div class="texto-destacado"> <strong><strong>Ricevi le previsioni del tempo aggiornate grazie al </strong><a href="https://www.whatsapp.com/channel/0029Vb3pou37tkj15cNFvT2D" target="_blank"><strong>nuovo canale WhatsApp.</strong></a><strong> Seguici e attiva le notifiche</strong></strong><br> </div><p>Tuttavia, questa nuova parentesi di stabilità potrebbe non durare a lungo. Le perturbazioni atlantiche continueranno infatti a interessare l'Europa occidentale e, nel corso della prossima settimana, potrebbero nuovamente avvicinarsi alla nostra Penisola, soprattutto alle regioni centro-settentrionali.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-nuova-perturbazione-verso-l-italia-tornano-piogge-e-temporali-ma-nel-weekend-cambia-tutto-ecco-dove.html</guid><dc:creator><![CDATA[Alessio Colella]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 08:25:51 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Giovedì 5 novembre allerta rossa per rischio idrogeologico in Gallura e nei bacini Flumendosa-Flumineddu, in Sardegna, dove è prevista anche l’allerta arancione per temporali. Allerta gialla in altre zone dell’isola e in diversi settori della Sicilia.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbttul2"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbttul2.jpg" id="xbttul2"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Forte maltempo oggi, giovedì 5 novembre, sulla Sardegna, specie nell'area orientale. Una struttura depressionaria presente sul Mediterraneo occidentale tenderà a spostarsi verso levante d<strong>eterminando una fase di maltempo sulla Sardegna</strong>, con particolare riferimento ai settori orientali. </p><p>Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/maltempo-allerta-rossa-in-sardegna-1793866920738.jpg" data-image="l4irja3nn0wd"><figcaption>Forte maltempo sulla Sardegna orientale nella mattina di giovedì 5 novembre-</figcaption></figure><p>L’avviso prevede dal pomeriggio-sera di ieri, mercoledì 4 novembre, <strong>precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale sulla Sardegna, con particolare riferimento ai settori orientali e costieri</strong>. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica.</p><h2>Allerta rossa per forte maltempo in Sardegna</h2><p>Sulla base dei fenomeni previsti è stata valutata per la giornata di oggi, giovedì 5 novembre, allerta rossa sui settori orientali della Sardegna e allerta gialla sul restante territorio. Valutata inoltre allerta gialla su parte della Sicilia.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg> Sulla base dei fenomeni previsti è stata valutata per la giornata di oggi, giovedì 5 novembre, allerta rossa sui settori orientali della Sardegna e allerta gialla sul restante territorio. Valutata inoltre allerta gialla su parte della Sicilia.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Il modello europeo prevede possibilità di decine di mm di pioggia concentrati in poco tempo sulla costa orientale dell'isola. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/maltempo-allerta-rossa-in-sardegna-1793866884422.jpg" data-image="va8d2vo4eyte"><figcaption>Il radar di pioggia mostra le piogge in corso sulla Sardegna.</figcaption></figure><p>Come mostra anche il radar di pioggia di Meteored, sono in corso piogge intense in questa mattina di giovedì 5 novembre.</p><h2>Allerta meteo per oggi aggiornata</h2><p>Per <strong>giovedì 5 novembre 2026</strong>, <strong>allerta rossa per rischio idrogeologico in Sardegna</strong>, in Gallura e nei bacini Flumendosa-Flumineddu: sulle stesse zone sono previste anche l’allerta arancione per temporali e quella gialla per rischio idraulico.</p><p><strong>Allerta gialla per rischio idrogeologico</strong> nel resto delle zone sarde indicate: Iglesiente, Campidano, Montevecchio-Pischilappiu, Logudoro e bacino del Tirso.</p><p>In <strong>Sicilia</strong>, allerta gialla per temporali e rischio idrogeologico nei settori nord-orientali, nord-occidentali e sud-occidentali, nel bacino del Simeto e sulle isole Eolie, Egadi, Ustica e Pantelleria.</p><p> Il quadro meteorologico e delle criticità previste sull’Italia è aggiornato quotidianamente in base alle nuove previsioni e all’evolversi dei fenomeni, ed è disponibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile (www.protezionecivile.gov.it), insieme alle norme generali di comportamento da tenere in caso di maltempo. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796603" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”">Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore-1793785480422_320.png" alt="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"></a></article></aside><p>Le informazioni sui livelli di allerta regionali, sulle criticità specifiche che potrebbero riguardare i singoli territori e sulle azioni di prevenzione adottate sono gestite dalle strutture territoriali di protezione civile, in contatto con le quali il Dipartimento seguirà l’evolversi della situazione.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[L'ONU avverte: l'oceano, nostro grande alleato contro il cambiamento climatico, non riesce più ad assorbire CO₂]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-onu-avverte-l-oceano-nostro-grande-alleato-contro-il-cambiamento-climatico-non-riesce-piu-ad-assorbire-carbonio.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 07:02:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Per decenni, l'oceano ha fatto da cuscinetto al riscaldamento globale assorbendo parte della CO₂ che emettiamo, ma l'ONU avverte che la crisi climatica sta indebolendo questo processo naturale, fondamentale per il pianeta.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-oceano-nuestro-gran-aliado-contra-el-cambio-climatico-pierde-fuerza-su-capacidad-de-absorber-carbono-dice-la-onu-1793714089915.jpeg" data-image="m2db6g5c1wwg"><figcaption>L'oceano assorbe circa un terzo della CO2 generata dall'attività umana.</figcaption></figure><p>Il ruolo dell’oceano nella regolazione del clima è fondamentale perché <strong>assorbe circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica generate dalle attività umane</strong>, catturando circa il 90% del calore in eccesso intrappolato dai gas serra.</p><p>Questa funzione permette di<strong> </strong>ridurre la quantità di CO₂ che rimane nell’atmosfera e di rallentare, in una certa misura, il riscaldamento del pianeta. Tuttavia, <strong>l’aumento delle temperature sta alterando</strong> <strong>i processi fisici, chimici e biologici</strong> che rendono possibile questo scambio di carbonio.</p><h2>Un oceano sempre più alterato</h2><p><strong>L’aumento della temperatura superficiale del mare modifica la capacità dell’acqua di assorbire CO₂</strong>, a cui si aggiungono l’acidificazione e la deossigenazione, oltre all’inquinamento e al degrado degli ecosistemi marini.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-oceano-nuestro-gran-aliado-contra-el-cambio-climatico-pierde-fuerza-su-capacidad-de-absorber-carbono-dice-la-onu-1793711926671.jpeg" data-image="xudzzzcwns96"><figcaption>Il riscaldamento dell’acqua e i cambiamenti nella chimica marina influenzano i processi che permettono all’oceano di assorbire e immagazzinare carbonio.</figcaption></figure><p>Queste alterazioni incidono sui<strong> meccanismi che permettono di assorbire, trasportare e immagazzinare carbonio.</strong> </p><p>Il conseguente indebolimento del pozzo di assorbimento oceanico <strong>può alimentare un circolo preoccupante se l’oceano rimuove meno CO₂ </strong>dall’atmosfera.</p><h3>Più monitoraggio per conoscere quanto carbonio immagazzina il mare</h3><p>Di fronte a questa realtà, <strong>le Nazioni Unite chiedono di potenziare l’osservazione oceanica attraverso sensori e sistemi di monitoraggio</strong>, infrastrutture per i dati e modelli scientifici.</p><figure><blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">L’oceano assorbe circa il 30% delle emissioni di CO₂ prodotte dalle attività umane e il 90% del calore in eccesso generato dal cambiamento climatico. Ma fattori come il riscaldamento, l’acidificazione e l’inquinamento stanno compromettendo queste funzioni. Un nuovo rapporto @UN chiede dati migliori per orientare le tecnologie climatiche basate sull’oceano: https://t.co/iuadwCC9xR</p>— Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (@UNEP) <a href="https://x.com/UNEP/status/2115436505787150562?ref_src=twsrc%5Etfw">28 ottobre 2026</a></blockquote></figure><p><strong>L’obiettivo è comprendere meglio come si comporta il carbonio nell’oceano</strong> e anticipare i cambiamenti che possono influire sulla sua capacità di immagazzinarlo.</p><p>L’iniziativa, denominata <strong>Ocean Carbon Intelligence,</strong> punta a integrare scienza, tecnologia, dati e conoscenze locali per <strong>migliorare le informazioni disponibili e favorire decisioni fondate su solide basi.</strong></p><h2>Mangrovie e praterie marine, alleate nell’immagazzinamento del carbonio</h2><p>Il rapporto individua anche opportunità per<strong> proteggere e rafforzare la funzione climatica di determinati ecosistemi marini,</strong> soprattutto quelli legati al cosiddetto carbonio blu.</p><p><strong>Le mangrovie, le praterie marine e le paludi salmastre costiere </strong><strong>assorbono e immagazzinano carbonio in modo naturale</strong>. Secondo i dati riportati nel rapporto, questi ecosistemi rimuovono già circa 407 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-oceano-nuestro-gran-aliado-contra-el-cambio-climatico-pierde-fuerza-su-capacidad-de-absorber-carbono-dice-la-onu-1793713059471.jpeg" data-image="s07luqprwiqj"><figcaption>Le mangrovie, le paludi salmastre e le praterie marine sono ecosistemi di carbonio blu che contribuiscono all’immagazzinamento della CO₂.</figcaption></figure><p>Vengono analizzate anche <strong>le tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica in ambiente marino</strong>, che mirano a estrarre CO₂ e a immagazzinarla in modo duraturo. </p><p>Queste soluzioni, tuttavia, <strong>presentano ancora importanti incertezze</strong> e richiedono ulteriori ricerche, monitoraggio e regolamentazione.</p><h3>Le comunità insulari in prima linea</h3><p>L’indebolimento degli ecosistemi oceanici ha conseguenze che vanno oltre il clima. <strong>I piccoli Stati insulari in via di sviluppo</strong>, responsabili di meno dell’1% delle emissioni mondiali, <strong>sono tra i territori più esposti</strong> agli impatti che interessano l’oceano.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="773424" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/l-osservatorio-hawaiano-del-mauna-loa-ha-appena-inviato-un-messaggio-di-allerta-al-mondo-sulla-co.html" title="L'osservatorio hawaiano del Mauna Loa ha appena inviato un messaggio di allerta al mondo sulla CO₂ ">L'osservatorio hawaiano del Mauna Loa ha appena inviato un messaggio di allerta al mondo sulla CO₂ </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/l-osservatorio-hawaiano-del-mauna-loa-ha-appena-inviato-un-messaggio-di-allerta-al-mondo-sulla-co.html" title="L'osservatorio hawaiano del Mauna Loa ha appena inviato un messaggio di allerta al mondo sulla CO₂ "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/l-osservatorio-hawaiano-del-mauna-loa-ha-appena-inviato-un-messaggio-di-allerta-al-mondo-sulla-co-1781194195858_320.jpeg" alt="L'osservatorio hawaiano del Mauna Loa ha appena inviato un messaggio di allerta al mondo sulla CO₂ "></a></article></aside><p>Per questo, il rapporto citato più volte nell’articolo <strong>chiede di facilitare l’accesso di questi Paesi a finanziamenti, tecnologie e formazione</strong> per sviluppare soluzioni adatte alle loro esigenze.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Fonti della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Agencia%20SINC" data-year="2026" data-title="Al%20oc%C3%A9ano%20le%20cuesta%20cada%20vez%20m%C3%A1s%20protegernos%20del%20CO%E2%82%82" data-url="https%3A%2F%2Fwww.agenciasinc.es%2FNoticias%2Fal-oceano-le-cuesta-cada-vez-mas-protegernos-del-co%3Futm_source%3Dchatgpt.com">Agencia SINC. (2026). <a href="https://www.agenciasinc.es/Noticias/al-oceano-le-cuesta-cada-vez-mas-protegernos-del-co?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">L’oceano fatica sempre di più a proteggerci dalla CO₂</a>.</cite><br><cite data-author="Noticias%20ONU" data-year="2026" data-title="https%3A%2F%2Fwww.un.org%2Fes%2Fnode%2F249656%3Futm_source%3Dchatgpt.com" data-url="https%3A%2F%2Fwww.un.org%2Fes%2Fnode%2F249656%3Futm_source%3Dchatgpt.com">Noticias ONU. (2026). <a href="https://www.un.org/es/node/249656?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">https://www.un.org/es/node/249656?utm_source=chatgpt.com</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-onu-avverte-l-oceano-nostro-grande-alleato-contro-il-cambiamento-climatico-non-riesce-piu-ad-assorbire-carbonio.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Come e quando potare le piante aromatiche affinché crescano forti e rigogliose]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/come-e-quando-potare-le-piante-aromatiche-affinche-crescano-forti-e-rigogliose.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 05:00:00 +0000</pubDate><category>Piante</category><description><![CDATA[<p>Una potatura corretta trasforma una pianta dall'aspetto slanciato e disordinato in un cespuglio compatto. Il segreto sta nel sapere dove tagliare, quanto eliminare e quando intervenire.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/como-y-cuando-podar-las-aromaticas-para-que-crezcan-fuertes-y-frondosas-1793408685677.jpg" data-image="7937u0c43gvq" alt="pianta di basilico" title="pianta di basilico"><figcaption>Conoscere il momento preciso e il punto corretto in cui effettuare un taglio evita che le piante aromatiche perdano le foglie alla base.</figcaption></figure><p>C’è un errore comune nella cura delle piante aromatiche. Molte persone le lasciano crescere liberamente e si limitano a raccogliere qualche foglia per cucinare, senza sapere che <strong>la potatura svolge una funzione fondamentale che va oltre l’estetica</strong>. </p><div class="texto-destacado">Potare al momento giusto e nel modo corretto frena la crescita verticale e stimola la ramificazione laterale. Inoltre, evita che i fusti si allunghino eccessivamente e assicura una produzione costante di foglie.</div><p><strong>Non tutte le aromatiche si potano allo stesso modo. </strong>Alcune hanno bisogno di frequenti tagli delle cime. Altre richiedono interventi più distanziati per rinnovare la propria struttura.</p><h3>Il segreto della cimatura: come farle crescere lateralmente</h3><p>Per capire dove tagliare, bisogna conoscere un meccanismo naturale delle piante chiamato <strong>dominanza apicale</strong>. <strong>La gemma più alta del fusto concentra un ormone </strong>che frena lo sviluppo dei germogli laterali e spinge la pianta a crescere verso l’alto.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/como-y-cuando-podar-las-aromaticas-para-que-crezcan-fuertes-y-frondosas-1793408909673.jpg" data-image="ky14b1u43xkg" alt="piante" title="piante"><figcaption>Una manutenzione adeguata con forbici affilate stimola la ramificazione e la produzione di germogli.</figcaption></figure><p>Quando si effettua<strong> una cimatura, cioè quando si elimina la punta superiore del fusto,</strong> l’ormone smette di agire in quel punto. L’energia viene quindi ridistribuita verso le gemme sottostanti e la pianta comincia ad allargarsi.</p><h2>Cinque aromatiche: dove tagliare per moltiplicare i germogli</h2><p><strong>1. Basilico: cimare appena sopra il nodo delle foglie</strong></p><p>Il basilico è la specie che risponde meglio alla cimatura. Per ottenere un cespo ampio e arrotondato, <strong>bisogna individuare la cima del fusto principale</strong>, scendere fino al primo o al secondo paio di foglie ben sviluppate e tagliare il fusto appena sopra quel nodo.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/como-y-cuando-podar-las-aromaticas-para-que-crezcan-fuertes-y-frondosas-1793409009395.jpg" data-image="t5xnq4df560v" alt="piante" title="piante"><figcaption>Tagliare la punta del fusto appena sopra le foglie stimola la nascita di due germogli laterali.</figcaption></figure><p><strong>All’ascella di queste due foglie si trovano due gemme dormienti. </strong>Eliminando la cima, entrambe si attivano e formano due nuovi rami. Ogni volta che questi rami crescono, è possibile ripetere l’operazione. È importante anche eliminare i fiori appena compaiono, perché consumano energia e rendono il fogliame più duro.</p><h2>2. Rosmarino: cimatura leggera sui rami teneri</h2><p>Il rosmarino è un arbusto legnoso che tende a spogliarsi alla base se cresce soltanto verso l’alto. Per favorirne lo sviluppo in larghezza, <strong>bisogna tagliare le cime dei rami verdi e flessibili,</strong> da due a cinque centimetri sopra un germoglio laterale o un gruppo di foglie sane.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/como-y-cuando-podar-las-aromaticas-para-que-crezcan-fuertes-y-frondosas-1793409093580.jpg" data-image="6aicd67yf0l6" alt="piante" title="piante"><figcaption>La potatura del rosmarino richiede di accorciare le cime verdi, evitando il legno vecchio privo di foglie.</figcaption></figure><p>Eliminando la cima, <strong>si arresta la crescita verticale del ramo e si stimola la formazione di nuovi germogli laterali </strong>nella parte verde. È fondamentale non tagliare il legno vecchio, marrone e privo di foglie, perché il rosmarino raramente produce nuovi germogli da queste parti indurite.</p><h2> 3. Menta: cimatura costante per infoltire la base</h2><p>La menta cresce rapidamente e tende a sviluppare fusti lunghi e spogli alla base. Per stimolare la produzione di germogli laterali vicino al terreno, <strong>bisogna cimare frequentemente i fusti principali,</strong> tagliando appena sopra un nodo da cui nascono le foglie.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/como-y-cuando-podar-las-aromaticas-para-que-crezcan-fuertes-y-frondosas-1793409170452.jpg" data-image="1clddhlcicrc" alt="piante" title="piante"><figcaption>Cimare i rami principali della menta ne limita la crescita in altezza e rinnova il fogliame dalla base.</figcaption></figure><p>Ogni taglio frena l’allungamento del fusto e spinge la pianta a <strong>produrre rami laterali e nuovi germogli dalla base.</strong> Inoltre, rimuovere i fiori appassiti prolunga la produzione di foglie aromatiche.</p><h2>4. Origano: tagliare dopo la fioritura per rendere compatto il cespo</h2><p>L’origano tende a ricadere e ad aprirsi man mano che i fusti si allungano. Per mantenere la pianta compatta e folta al centro,<strong> la cimatura si esegue accorciando i fusti fino a un terzo della loro altezza totale</strong>, effettuando sempre il taglio sopra un paio di foglie giovani.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/como-y-cuando-podar-las-aromaticas-para-que-crezcan-fuertes-y-frondosas-1793409423350.jpg" data-image="ifwqyhacwf58" alt="piante" title="piante"><figcaption>Le potature di formazione in primavera garantiscono piante dell’orto più forti, sane e rigogliose.</figcaption></figure><p>Questo favorisce la formazione di<strong> piccole ramificazioni laterali lungo tutto il fusto rimanente.</strong> Il momento ideale per questo intervento esteso è al termine della fioritura. I rami tagliati con i fiori possono essere essiccati all’ombra per conservare l’aroma da usare in cucina.</p><h2>5. Prezzemolo: niente cimatura, tagli dalla base</h2><p>A differenza delle precedenti, il prezzemolo non forma fusti alti e non risponde alla cimatura tradizionale. <strong>Le sue foglie nascono direttamente da una corona centrale</strong> situata vicino al terreno.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/como-y-cuando-podar-las-aromaticas-para-que-crezcan-fuertes-y-frondosas-1793409285244.jpg" data-image="6c44d6shm0mg" alt="piante" title="piante"><figcaption>Raccogliere i fusti esterni tagliandoli alla base permette al centro della pianta di continuare a produrre germogli.</figcaption></figure><p>Affinché la pianta aumenti di volume e continui a produrre fusti lateralmente, la <strong>raccolta va effettuata tagliando i fusti più esterni e più vecchi </strong>molto vicino alla base. Questa pulizia esterna lascia spazio e luce affinché i nuovi germogli centrali possano espandersi lateralmente in modo ordinato.</p><h2>Tre regole per non danneggiare le piante</h2><p><strong>Usare attrezzi affilati e disinfettati: </strong>le forbici devono eseguire un taglio netto, senza schiacciare né lacerare le fibre del fusto. Pulire la lama con alcol al 70% previene la trasmissione di malattie.</p><p><strong>Rispettare il limite di fogliame:</strong> nelle piante perenni, la regola d’oro è non rimuovere più del 30% della massa verde in un solo intervento.</p><p><strong>Utilizzare i residui della potatura:</strong> i rami sani di rosmarino, origano e menta ottenuti dalla potatura conservano un’elevata concentrazione di oli essenziali e possono essere essiccati appendendoli a testa in giù in un luogo fresco e buio.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="787732" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/10-piante-e-fiori-essiccati-perfetti-per-decorare-casa-in-autunno.html" title="10 piante e fiori essiccati perfetti per decorare casa in autunno">10 piante e fiori essiccati perfetti per decorare casa in autunno</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/10-piante-e-fiori-essiccati-perfetti-per-decorare-casa-in-autunno.html" title="10 piante e fiori essiccati perfetti per decorare casa in autunno"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/10-piante-e-fiori-essiccati-perfetti-per-decorare-casa-in-autunno-1792965594900_320.jpeg" alt="10 piante e fiori essiccati perfetti per decorare casa in autunno"></a></article></aside><p><strong>La potatura non compensa le carenze di luce o del terreno</strong>. Le aromatiche hanno bisogno di sole diretto, di un substrato ben drenato e di irrigazioni moderate. Alcuni tagli strategici nel punto giusto garantiscono piante sane, compatte e pronte per la cucina.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/come-e-quando-potare-le-piante-aromatiche-affinche-crescano-forti-e-rigogliose.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[In Italia c'è una città dove le abitazioni sono scavate nella roccia: perché è considerata un luogo unico al mondo? ]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/in-italia-c-e-una-citta-dove-le-abitazioni-sono-scavate-nella-roccia-perche-e-considerata-un-luogo-unico-al-mondo.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 18:00:00 +0000</pubDate><category>Tempo libero</category><description><![CDATA[<p>Una delle città più belle d'Italia è anche una delle più antiche al mondo. Nata dal tufo e circondata dalla natura selvaggia, che ha rischiato l'abbandono, ma da alcuni decenni è tornata a splendere. Ecco cosa rende questo luogo speciale</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/in-italia-c-e-una-citta-dove-le-abitazioni-sono-scavate-nella-roccia-perche-e-considerata-un-luogo-unico-al-mondo-1793720443566.jpg" data-image="u6eqt2am2bkx" alt="Sassi Matera" title="Sassi Matera"><figcaption>Veduta panoramica sulla città ricavata dalle cavità di tufo</figcaption></figure><p>Nel sud dell’Italia si trova un luogo fuori dall’ordinario che è anche un <strong>capolavoro d’ingegneria</strong>. Questa città è <strong>patrimonio UNESCO</strong> per la sua bellezza ma ancora di più per il suo immenso valore storico.</p><p>Circondata da una natura all’apparenza aspra, le sue strade e le sue piazze sono un museo a cielo aperto che raccoglie arte, tecnologia, antropologia e la storia di una straordinaria rinascita.</p><p>Alla fine del secolo scorso, infatti, la città si è salvata da uno stato di semi abbandono, trasformandosi in una delle mete più amate d’Italia.</p><h2>Una città tra natura e archeologia</h2><p>All’interno di un <strong>parco archeologico e naturale</strong>, tra grotte e gravine dove l'uomo ha vissuto fin dal Paleolitico, si trovano tracce di villaggi risalenti al <strong>Neolitico </strong>e decine di <strong>chiese rupestri</strong> dell’alto medioevo. </p><p>Qui la natura è varia e selvaggia e passa da brulli valloni alle sponde del <strong>torrente Gravina</strong>, dove abitano rettili, uccelli, cinghiali, volpi e quasi mille diverse specie vegetali.</p><p>Il <strong>Parco della Murgia</strong> si trova in Basilicata e il suo cuore è la <strong>Città dei Sassi</strong>, Matera. Le famose case scavate nella roccia non solo offrono vedute incredibilmente pittoresche, ma sono anche la testimonianza della perizia tecnica con cui anticamente si costruivano edifici in grado di adattarsi a un clima spesso inclemente.</p><h2>Una soria lunga millenni</h2><p>Tra i tanti primati di Matera ce n’è uno che è particolarmente suggestivo. Dopo Aleppo e Gerico, Matera è la città più antica al mondo ad essere stata abitata praticamente ininterrottamente dal <strong>Paleolitico </strong>in poi. </p><p>Nel corso di diecimila anni di storia si sono sovrapposti stili diversi, dalle abitazioni preistoriche alle chiese barocche, che oggi costituiscono una straordinaria testimonianza dell’evoluzione umana.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="708708" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/il-borgo-fantasma-della-basilicata-che-sta-rinascendo-ed-e-perfetto-per-un-weekend-insolito.html" title="Il borgo fantasma della Basilicata che sta rinascendo ed è perfetto per un weekend insolito ">Il borgo fantasma della Basilicata che sta rinascendo ed è perfetto per un weekend insolito </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/il-borgo-fantasma-della-basilicata-che-sta-rinascendo-ed-e-perfetto-per-un-weekend-insolito.html" title="Il borgo fantasma della Basilicata che sta rinascendo ed è perfetto per un weekend insolito "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/il-borgo-fantasma-della-basilicata-che-sta-rinascendo-ed-e-perfetto-per-un-weekend-insolito-1746129944468_320.jpg" alt="Il borgo fantasma della Basilicata che sta rinascendo ed è perfetto per un weekend insolito "></a></article></aside><p>La <strong>battuta d’arresto</strong> che la città ha subito nella seconda <strong>metà del XX secolo</strong> non è che un brevissimo capitolo di un percorso eccezionale. A causa delle condizioni di <strong>arretratezza </strong>in cui versava la città, infatti, circa 17000 persone furono obbligate a spostarsi nella Matera Nuova, così l’antico centro storico rimase quasi disabitato per circa tre decenni.<br><br> Nei primi anni ‘90, però, grazie a nuove leggi per la tutela e all’intervento dell’UNESCO, Matera è letteralmente <strong>rinata </strong>e adesso si mostra al mondo tutta la sua bellezza.</p><h2>Una città simbiotica, connessa con il territorio</h2><p>Non solo belli, i Sassi di Matera, cioè gli edifici del centro storico, sono anche la testimonianza di come nei secoli, gli abitanti del luogo abbiano saputo <strong>convivere con la natura</strong>, sfruttandone gli aspetti positivi e mitigando quelli negativi.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/in-italia-c-e-una-citta-dove-le-abitazioni-sono-scavate-nella-roccia-perche-e-considerata-un-luogo-unico-al-mondo-1793720506999.jpg" data-image="9e8r4jl9gxp0" alt="Matera" title="Matera"><figcaption>L'interno di una delle case tipiche del centro storico di Matera</figcaption></figure><p>Le case di Matera sono costruite per <strong>sottrazione</strong>. Scavate nella parete di tufo, sono realizzate con lo stesso materiale che veniva prelevato dalla montagna per ricavare le cavità. Molti edifici, inoltre, hanno anche una parte sotterranea e proprio gli <strong>ipogei </strong>di Matera sono tra le sue componenti più interessanti. Oggi questi ambienti ospitano musei, botteghe e sono parte di affascinanti itinerari tematici.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="774042" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/i-trulli-di-alberobello-ecco-come-e-nata-una-delle-architetture-piu-singolari-d-europa.html" title="I trulli di Alberobello: ecco come è nata una delle architetture più singolari d'Europa ">I trulli di Alberobello: ecco come è nata una delle architetture più singolari d'Europa </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/i-trulli-di-alberobello-ecco-come-e-nata-una-delle-architetture-piu-singolari-d-europa.html" title="I trulli di Alberobello: ecco come è nata una delle architetture più singolari d'Europa "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/i-trulli-di-alberobello-ecco-come-e-nata-una-delle-architetture-piu-singolari-d-europa-1781615198390_320.jpg" alt="I trulli di Alberobello: ecco come è nata una delle architetture più singolari d'Europa "></a></article></aside><p>Nel cuore del parco della Basilicata, poi, dove le estati possono essere <strong>aride</strong> al limite della sopravvivenza e gli inverni altrettanto <strong>inclementi</strong>, i Materani hanno inventato dei geniali esempi di <strong>architettura bioclimatica</strong> <em>ante litteram</em>. </p><div class="texto-destacado">Se la città è sopravvissuta così a lungo nonostante la siccità, molto si deve ad un sistema di raccolta delle acque piovane unito a labirinti sotterranei di canali e cisterne, che serviva a gestire in modo intelligente la poca acqua disponibile. </div><p>Oltre a ciò, le abitazioni erano e sono tutt'ora dotate di aperture disposte in modo strategico per <strong>climatizzare </strong>gli ambienti in modo naturale, conservando il caldo all’interno in inverno e il fresco in estate.</p><h2>Gli spazi in comune contro gli effetti negativi del clima</h2><p>I vincoli che la natura ha imposto agli abitanti di Matera ha spinto questi ultimi verso uno stile di vita basato sulla<strong> condivisione</strong>. Le case scavate nella roccia erano <strong>buie </strong>e nei periodi di boom delle nascite anche sovraffollate, il ché favoriva il <strong>ristagno dell’umidità. </strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/in-italia-c-e-una-citta-dove-le-abitazioni-sono-scavate-nella-roccia-perche-e-considerata-un-luogo-unico-al-mondo-1793720557656.jpg" data-image="qer6buvhxu0l" alt="Matera cortili" title="Matera cortili"><figcaption>Uno dei cortili in cui si riunivano gli abitanti della città</figcaption></figure><p>Nei secoli, questo ha spinto gli abitanti a costruire le proprie case attorno a dei <strong>cortili condivisi</strong>, che potevano riunire anche quindici abitazioni tutte insieme. Non solo gli spazi erano in comune, ma lo erano anche le attrezzature che non si potevano tenere in casa per mancanza di spazio, come i <strong>forni </strong>per il pane, le stalle e le <strong>cisterne </strong>per l’acqua piovana. </p><p>I cortili in qualche modo avevano un effetto positivo anche sulla salute degli abitanti, che qualche volta il clima delle Murge poteva mettere a rischio.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="779801" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/a-matera-hanno-inventato-l-aria-condizionata-secoli-fa-grazie-a-questo-tipo-di-architettura-bioclimatica.html" title="A Matera hanno inventato l’aria condizionata secoli fa grazie a questo tipo di architettura bioclimatica ">A Matera hanno inventato l’aria condizionata secoli fa grazie a questo tipo di architettura bioclimatica </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/a-matera-hanno-inventato-l-aria-condizionata-secoli-fa-grazie-a-questo-tipo-di-architettura-bioclimatica.html" title="A Matera hanno inventato l’aria condizionata secoli fa grazie a questo tipo di architettura bioclimatica "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/a-matera-hanno-inventato-l-aria-condizionata-secoli-fa-grazie-a-questo-tipo-di-architettura-bioclimatica-1784705580516_320.jpg" alt="A Matera hanno inventato l’aria condizionata secoli fa grazie a questo tipo di architettura bioclimatica "></a></article></aside><p>Erano infatti spazi di <strong>aria salubre</strong> che contrastava gli effetti negativi dell’umidità, come malattie reumatiche o polmonari, al tempo stesso la conformazione di queste aree forniva un riparo dal <strong>vento gelido</strong> negli inverni più rigidi. Nelle giornate estive più afose, invece, negli <strong>spazi d’ombra</strong> dei cortili si poteva lavorare con più agio. </p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/in-italia-c-e-una-citta-dove-le-abitazioni-sono-scavate-nella-roccia-perche-e-considerata-un-luogo-unico-al-mondo.html</guid><dc:creator><![CDATA[Paola Cirino]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Chi trascura la scienza rinuncia al progresso: la lezione di Lockyer e la nascita della rivista Nature]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/chi-trascura-la-scienza-rinuncia-al-progresso-la-lezione-di-lockyer-e-la-nascita-della-rivista-nature.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 15:25:57 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Il 4 novembre 1869 nasceva Nature, destinata a diventare una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo. Dopo quasi 160 anni di successi, la testata continua a evolversi con nuove sfide e nuovi progetti </p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/chi-trascura-la-scienza-rinuncia-al-progresso-la-lezione-di-lockyer-e-la-nascita-della-rivista-nature-1793804488714.jpg" data-image="h77xbvl74wv2" alt="Nature" title="Nature"><figcaption>Il frontespizion del primo numero mai pubblicato della rivista Nature</figcaption></figure><p>Novembre è il mese in cui una delle più prestigiose e longeve riviste scientifiche al mondo celebra il suo compleanno.</p><div class="texto-destacado">Nature è stata fondata il 4 novembre del 1869 e nel corso degli anni ha dato un contributo straordinario alla divulgazione scientifica.</div><p>Amata sia dagli studiosi, che considerano una pubblicazione sulle sue pagine un <strong>obbiettivo ambito</strong>, sia da chi semplicemente si interessa alla materia, Nature è una pubblicazione nata proprio per unire la comunità scientifica ed avvicinare le persone alla conoscenza.</p><h2>Come è nata la rivista Nature</h2><p>L’idea di fondare una rivista di <strong>divulgazione </strong>scientifica, che fosse però anche <strong>autorevole</strong>, è partita dall’idea di quattro uomini decisi a vincere una sfida persa già da altri, in precedenza.</p><p>A dare inizio a tutto è stato l’incontro fortunato tra <strong>Alexander Macmillan</strong>, editore di Cambridge che organizzava anche incontri per discutere di arte, letteratura e scienza, e l’astronomo <strong>J</strong><strong>. Norman Lockyer</strong>, già direttore di un’altra rivista dal successo limitato.</p><p>Al tempo del primo incontro Lockyer era ancora un dilettante, ma con gli anni diventò uno scienziato di fama, soprattutto grazie alla <strong>scoperta dell’elio </strong>tramite l'analisi della<strong> luce solare.</strong> Fu proprio sua l’idea di una nuova rivista che spiegasse ai lettori le nuove scoperte e al tempo stesso mettesse in risalto il lavoro degli scienziati nell’ambito della loro stessa comunità.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="793394" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/il-premio-nobel-per-la-fisica-del-2026-viene-assegnato-allo-scienziato-che-ha-rivoluzionato-lo-studio-dell-universo.html" title="Il Premio Nobel per la Fisica del 2026 viene assegnato allo scienziato che ha rivoluzionato lo studio dell'Universo">Il Premio Nobel per la Fisica del 2026 viene assegnato allo scienziato che ha rivoluzionato lo studio dell'Universo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/il-premio-nobel-per-la-fisica-del-2026-viene-assegnato-allo-scienziato-che-ha-rivoluzionato-lo-studio-dell-universo.html" title="Il Premio Nobel per la Fisica del 2026 viene assegnato allo scienziato che ha rivoluzionato lo studio dell'Universo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/nobel-de-fisica-2026-reconhece-cientista-que-revolucionou-estudo-do-universo-com-particulas-fantasma-1791742287320_320.jpg" alt="Il Premio Nobel per la Fisica del 2026 viene assegnato allo scienziato che ha rivoluzionato lo studio dell'Universo"></a></article></aside><p>Al duo si unirono sin da subito il botanico <strong>Alfred W. Bennett</strong> e <strong>Thomas Huxley, </strong>grande sostenitore delle teorie di Darwin e nonno di <strong>Aldous Huxley</strong>, scrittore che alcuni decenni dopo avrebbe pubblicato il celebre romanzo, <em>Il Mondo Nuovo</em>. </p><h2>I punti chiave di una storia ultracentenaria</h2><p>In quasi 160 anni di attività, molti sono stati i momenti importanti che hanno portato la rivista alla fama odierna.</p><p>Nel 1896, ad esempio, Nature comincia ad assumente un taglio più internazionale, traducendo <strong>in inglese e tempestivamente</strong> la ricerca di Wilhelm Röntgen sui <strong>raggi X</strong>. Proprio Röntgen scrisse uno dei due articoli pubblicati nell’edizione del 23 gennaio di quello stesso anno.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/chi-trascura-la-scienza-rinuncia-al-progresso-la-lezione-di-lockyer-e-la-nascita-della-rivista-nature-1793804605111.jpg" data-image="0ah3yaks1ml6" alt="Nature rivista" title="Nature rivista"><figcaption>Una delle prime radiografie mai eseguita da Wilhelm Röntgen, primo premio Nobel per la fisica della storia</figcaption></figure><p>Negli anni ‘20 del XX secolo, sotto la direzione di Richard Gregory, Nature comincia ad assumere un volto moderno con apprfondimenti e spazi riservati anche ad altri temi come la politica e la società. Nello stesso periodo, il 17 febbraio 1921, viene pubblicato il primo <strong>numero speciale</strong>, quasi interamente dedicato ad <strong>Einstein e alla teoria delle relatività</strong>. </p><p>Alcuni decenni più tardi, negli anni ‘60, viene introdotto un sistema di <strong>peer review</strong> più severo e più simile a quello moderno. Lo scopo era permettere una valutazione più attenta degli articoli proposti e rendere così Nature una fonte di notizie sempre più <strong>attendibile </strong>e autorevole.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="776022" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/oltre-einstein-come-la-meccanica-quantistica-sta-cercando-di-riscrivere-la-legge-di-gravita.html" title="Oltre Einstein: come la meccanica quantistica sta cercando di riscrivere la legge di gravità ">Oltre Einstein: come la meccanica quantistica sta cercando di riscrivere la legge di gravità </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/oltre-einstein-come-la-meccanica-quantistica-sta-cercando-di-riscrivere-la-legge-di-gravita.html" title="Oltre Einstein: come la meccanica quantistica sta cercando di riscrivere la legge di gravità "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/oltre-einstein-la-sfida-per-hackerare-i-segreti-della-gravita-1782690038335_320.jpg" alt="Oltre Einstein: come la meccanica quantistica sta cercando di riscrivere la legge di gravità "></a></article></aside><p>A partire dagli anni ‘80, poi, Nature diventa un <strong>network internazionale</strong> e iniziano a nascere le varie riviste tematiche che andranno a formare una sorta di grande famiglia editoriale. La prima è stata <strong>Nature Biotechnology</strong>, a cui si sono aggiunte ad esempio <em>Nature Geoscience, Nature Medicine, Nature Physics</em> e così via.</p><p>Oggi il gruppo comprende <strong>sessantacinque riviste tematiche</strong>, più la testata originale. Le ultime arrivate in ordine cronologico sono <em>Nature Health </em>e<em> Nature Sensors,</em> entrambe lanciate a gennaio 2026.</p><h2>I progetti futuri di Nature</h2><p>Oggi il network di Nature è ampio e complesso ma non ha perso nulla dell’originale ambizione. Con sempre nuove sfide in <strong>settori emergenti </strong>e una spinta sempre maggiore verso<strong> l'interdisciplinarietà</strong>, i progetti per il futuro di certo non mancano.</p><p><em>Nature Reviews Computing </em>e<em> Nature Mechanical Engineering</em> sono le due prossime pubblicazioni già annunciate. Oltre ad esse, novità importanti riguardano l’uso dell’AI e in particolare i sistemi per migliorare la valutazione degli articoli sottoposti a review e i controlli sulla validità della ricerca.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="791589" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/da-risorsa-a-minaccia-come-l-intelligenza-artificiale-sta-disturbando-il-lavoro-dei-ricercatori.html" title="Da risorsa a minaccia: come l'Intelligenza Artificiale sta disturbando il lavoro dei ricercatori ">Da risorsa a minaccia: come l'Intelligenza Artificiale sta disturbando il lavoro dei ricercatori </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/da-risorsa-a-minaccia-come-l-intelligenza-artificiale-sta-disturbando-il-lavoro-dei-ricercatori.html" title="Da risorsa a minaccia: come l'Intelligenza Artificiale sta disturbando il lavoro dei ricercatori "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/da-risorsa-a-minaccia-come-l-intelligenza-artificiale-sta-disturbando-il-lavoro-dei-ricercatori-1790964181466_320.jpg" alt="Da risorsa a minaccia: come l'Intelligenza Artificiale sta disturbando il lavoro dei ricercatori "></a></article></aside><p>La <strong>diffusione della conoscenza scientifica</strong> rimane una delle più importanti missioni di Nature, proprio come volevano J. Norman Lockyer e gli altri fondatori.</p><p>In questo senso una delle sfide più importanti per l’immediato futuro è quella di fare in modo che la rivista sia sostenibile dal punto di vista economico ma al tempo stesso rendere i contenuti più <strong>accessibili </strong>per i lettori con nuove soluzioni che vadano oltre il classico sistema di abbonamento.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Nadia%20Chiaramoni" data-year="2026" data-title="As%C3%AD%20naci%C3%B3%20Nature%2C%20la%20revista%20que%20cuenta%20ciencia%20hace%20m%C3%A1s%20de%20un%20siglo" data-url="https%3A%2F%2Fagencia.unq.edu.ar%2F%3Fp%3D39111">Nadia Chiaramoni. (2026). <a href="https://agencia.unq.edu.ar/?p=39111" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Así nació Nature, la revista que cuenta ciencia hace más de un siglo</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/chi-trascura-la-scienza-rinuncia-al-progresso-la-lezione-di-lockyer-e-la-nascita-della-rivista-nature.html</guid><dc:creator><![CDATA[Paola Cirino]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Verso la COP31: di cosa si discuterà ad Antalya? Luca Lombroso: “La fisica dell’atmosfera non è negoziabile”]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/verso-la-cop31-di-cosa-si-discutera-ad-antalya-luca-lombroso-la-fisica-dell-atmosfera-non-e-negoziabile.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 14:26:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Dopo il Brasile, la Turchia: si inaugura il 9 novembre la COP31 ad Antalya. L’elettrificazione al centro dei negoziati. Perché è importante passare all’elettrico i consumi energetici? L’analisi e le prospettive del vertice ONU sul clima. </p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/verso-la-cop31-di-cosa-si-discutera-ad-antalya-luca-lombroso-la-fisica-dell-atmosfera-non-e-negoziabile-1793795294000.jpeg" data-image="6sdsioonnx13"><figcaption>La COP31 su svolge ad Antalya in Turchia, con gestione condivisa con l'Austriale. Immagine CURIOS - stock.adobe.com </figcaption></figure><p>Prende il via l’edizione 2026 della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. <strong>La COP31 si svolge ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre</strong> prossimi e si distingue per la doppia gestione del negoziato.<strong> La presidenza della COP è della Turchia, ma la guida dei negoziati è australiana</strong>. </p><p>Presidente della COP31 è il ministro dell’ambiente, Urbanizzazione e Cambiamenti climatici della Turchia Murat Kurum. I negoziati invece saranno presieduti da Chris Bowen, ministro australiano per i Cambiamenti climatici e l’Energia. </p><p>La presidenza propone una COP centrata sull’attuazione degli impegni, <strong>centrando i negoziati non su nuovi target riduzioni delle emissioni ma su percorsi legati appunto sulle azioni.</strong> Temi centrali l’elettrificazione, la riduzione dei rifiuti, le città resilienti.</p><h2>Elettrificazione: la proposta del “35 35”</h2><p>Spesso <strong>i non esperti confondo energia ed elettricità.</strong> Le fonti rinnovabili infatti producono in genere solo<strong> elettricità, che è una parte importante ma minoritaria del complesso dei consumi energetici mondial</strong>i, circa il 20%. Il resto dell’energia, in prevalenza da fonte fossile, è principalmente utilizzata per i trasporti e per la produzione di calore soprattutto ad uso industriale. Insomma<strong>, per arrivare alla decarbonizzazione o meglio al “net zero” </strong>entro possibilmente il 2025 occorre si implementare le rinnovabili, ma anche <strong>spostare sull’elettrico quanto più possibile </strong>degli altri consumi. </p><p>L’obiettivo della presidenza è dunque trovare un accordo per portare l’elettricità al 35% dei consumi finali mondiali di energia entro il 2035. </p><div class="texto-destacado">Mobilità elettrica, pompe di calore per il riscaldamento, processi industriali elettrificati sono alcuni degli esempi delle vie da percorrere, insieme e non alternatici a produzione da rinnovabili e a emissioni zero, miglioramento reti, aumento di accumuli ed efficienza.</div><p>Naturalmente questo percorso richiede anche finanziamenti adeguati e cambiamenti strutturali che esulano dalle singole buone azioni individuali.</p><h2>Transizione energetica e geopolitica</h2><p>L’elettrificazione e la transizione a energia rinnovabile <strong>è anche un tema strettamente legato alla sicurezza energetica,</strong> competitività industriale e accessibilità dei prezzi. Questo a maggior ragione nel contesto geopolitico del Medio Oriente, di cui la Turchia fa di fatto parte e che la vede molto attiva nella complessa situazione attuale legata alla guerra fra Israele USA ed Iran. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795508" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-onu-avvisa-il-mondo-superera-l-aumento-di-1-5-c-urgente-attivare-un-piano-b-per-trovare-una-soluzione.html" title="L'ONU avvisa: 'il mondo supererà l'aumento di 1,5 °C, urgente attivare un 'piano B' per trovare una soluzione'">L'ONU avvisa: "il mondo supererà l'aumento di 1,5 °C, urgente attivare un 'piano B' per trovare una soluzione"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-onu-avvisa-il-mondo-superera-l-aumento-di-1-5-c-urgente-attivare-un-piano-b-per-trovare-una-soluzione.html" title="L'ONU avvisa: 'il mondo supererà l'aumento di 1,5 °C, urgente attivare un 'piano B' per trovare una soluzione'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/la-onu-lo-admite-el-mundo-superara-los-1-5-c-de-calentamiento-y-debemos-activar-un-plan-b-para-buscar-una-solucion-1793114034336_320.jpeg" alt="L'ONU avvisa: 'il mondo supererà l'aumento di 1,5 °C, urgente attivare un 'piano B' per trovare una soluzione'"></a></article></aside><p>Ridurre la dipendenza dai combustibili richiede anche di gestire nuove dipendenze tecnologiche e industriali nonché di <strong>coinvolgere i paesi produttori di petrolio e gas,</strong> che ora hanno infrastrutture gravemente danneggiate se non distrutte dalle rappresaglie dell’Iran.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/verso-la-cop31-di-cosa-si-discutera-ad-antalya-luca-lombroso-la-fisica-dell-atmosfera-non-e-negoziabile-1793799697455.jpg" data-image="pgs63brell0z"><figcaption>Sit In di protesta contro il mercato del carbonio all'interno di COP30. foto Luca Lombroso.</figcaption></figure><p>La<strong> transizione in direzione rinnovabili e elettrificazione richiede finanziamenti, tecnologie e infrastrutture.</strong> Occorre inoltre integrarla con l’adattamento e con la tutela dei lavoratori dei lavori che devono essere decarbonizzati. Sono questi nodi sostanziali del confronto di Antalya.</p><h2>Gli Stati Uniti grandi assenti</h2><p>Gli <strong>USA sono nuovamente usciti dall’ dall’Accordo di Parigi,</strong> formalmente fuori dal 27 gennaio 2026. <a href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/donald-trump-annuncia-il-ritiro-degli-usa-dall-unfccc-e-dall-ipcc-quali-conseguenze-sulla-scienza-del-clima-e-su-cop.html" data-mrf-recirculation="cuerpo_intext">Donald Trump ha poi emesso un ordine esecutivo </a><strong>per ritirarsi anche dalla Convenzione ONU sul clima</strong> stipulata all’Earth Summit 1992 a Rio De Janeiro e perfino dall'IPCC.<strong> La COP è proprio l’organo esecutivo della convenzione di cui UNFCCC è il segretariato</strong>. </p><div class="texto-destacado">Gli unici paesi che non hanno ratificato l’Accordo di Parigi sono Iran, Yemen, che però sono parte della Convenzione sul Clima. Gli USA sono quindi l’unico paese membro ONU che non aderisce alla convenzione UNFCCC.</div><p>I recenti risultati delle elezioni di Mid Term USA hanno portato i democratici alla conquista di Camera e Senato alle elezioni di metà mandato, ma Trump resta ovviamente presidente e minaccia il veto. <strong>L’eventuale rientro negli accordi climatici sul clima è dunque ipotizzabile solo fra due anni</strong> e se dovesse vincere un candidato democratico o uno repubblicano con visione diversa rispetto a Trump. </p><h2>Le aspettative: cosa si deciderà ad Antalya?</h2><p><strong>Elettrificare l’energia è passo fondamentale per ridurre veramente i combustili fossili.</strong> Il tema si prospetta meno controverso rispetto ad altre questione negoziali comunque importanti, ma il legame coi tavoli negoziati crea anche varie incognite. </p><p>È auspicabile che si raggiungano progressi operativi su elettrificazione, edifici e reti elettriche; più incerto un avanzamento sull’abbandono dei combustibili fossili.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="741106" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/cop30-il-grande-assente-di-belem-senza-i-combustibili-fossili-nell-accordo-possiamo-davvero-salvare-1-5-c.html" title="COP30, il grande assente di Belém: senza i combustibili fossili nell’accordo possiamo davvero salvare 1,5°C?">COP30, il grande assente di Belém: senza i combustibili fossili nell’accordo possiamo davvero salvare 1,5°C?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/cop30-il-grande-assente-di-belem-senza-i-combustibili-fossili-nell-accordo-possiamo-davvero-salvare-1-5-c.html" title="COP30, il grande assente di Belém: senza i combustibili fossili nell’accordo possiamo davvero salvare 1,5°C?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/cop30-il-grande-assente-di-belem-senza-i-combustibili-fossili-nell-accordo-possiamo-davvero-salvare-1-5-c-1764072181853_320.JPG" alt="COP30, il grande assente di Belém: senza i combustibili fossili nell’accordo possiamo davvero salvare 1,5°C?"></a></article></aside><p>Fra le altre cose <strong>la Presidenza COP31 il 29 ottobre ha lanciato L’Antalya Compact for Energy Efficient Buildings, per</strong> collegare l’efficienza degli edifici alla loro elettrificazione. Obiettivo, ridurre del 25% l’intensità energetica operativa degli edifici rispetto al 2020. È un’iniziativa volontaria e aperta alle adesioni, non un obbligo, ma è un passaggio importante per un settore che incide molto sulle emissioni serra.</p><p>Mentre si discute però le emissioni serra stesse continuano ad aumentare e le concentrazioni secondo il WMO sono nuovamente a livelli record. La fisica dell’atmosfera non è negoziabile e non attende i tempi della diplomazia. </p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimenti della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="COP31" data-year="" data-title="COP31%20Presidency%20launches%20Antalya%20Compact%20for%20Energy%20Efficient%20Buildings" data-url="https%3A%2F%2Fcop31.tr%2Fnews-detail%2Fcop31-launches-antalya-compact-for-energy-efficient-buildings%E2%80%8B%E2%80%8B">COP31. <a href="https://cop31.tr/news-detail/cop31-launches-antalya-compact-for-energy-efficient-buildings" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">COP31 Presidency launches Antalya Compact for Energy Efficient Buildings</a>.</cite><br><cite data-author="COP31" data-year="" data-title="COP31%20Presidency%20announces%20new%20targets%20on%20global%20electrification%2C%20cutting%20waste%2C%20resilient%20cities%3B%20press%20conference%20transcript." data-url="https%3A%2F%2Funfccc.int%2Fnews%2Fcop31-presidency-announces-new-targets-on-global-electrification-cutting-waste-resilient-cities">COP31. <a href="https://unfccc.int/news/cop31-presidency-announces-new-targets-on-global-electrification-cutting-waste-resilient-cities" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">COP31 Presidency announces new targets on global electrification, cutting waste, resilient cities; press conference transcript.</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/verso-la-cop31-di-cosa-si-discutera-ad-antalya-luca-lombroso-la-fisica-dell-atmosfera-non-e-negoziabile.html</guid><dc:creator><![CDATA[Luca Lombroso]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[El Niño più forte e più temporali in Europa: i meteorologi sperimentano i droni per rendere più precise le previsioni]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/el-nino-piu-forte-e-piu-temporali-in-europa-i-meteorologi-sperimentano-i-droni-per-rendere-piu-precise-le-previsioni.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 13:00:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Una nuova generazione di droni consentirà di misurare le variabili atmosferiche e analizzare le nuvole con maggiore precisione. Gli scienziati puntano a integrarli nelle reti di osservazione per migliorare le previsioni di fenomeni estremi e anticipare situazioni ad alto rischio.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/con-el-nino-disparado-y-mas-riesgo-de-tormentas-en-europa-los-meteorologos-prueban-drones-para-afinar-sus-previsiones-1793553375131.png" data-image="9fk8juz6mrcj" alt="Droni previsioni meteo El Niño" title="Droni previsioni meteo El Niño"><figcaption>I servizi meteorologici potrebbero ottenere osservazioni di routine di porzioni dell'atmosfera che attualmente godono di una copertura limitata.</figcaption></figure><p><strong>La meteorologia potrebbe trovarsi di fronte a un nuovo salto tecnologico. </strong>Ricercatori degli Stati Uniti e del Regno Unito stanno sviluppando droni capaci di raccogliere informazioni atmosferiche in tempo reale, anche all’interno delle nubi. L’obiettivo è <strong>migliorare le previsioni e guadagnare tempo</strong> per anticipare temporali e altri fenomeni meteorologici estremi. </p><p>L’iniziativa assume particolare rilevanza nella prospettiva di un inverno europeo condizionato da <strong>un episodio di El Niño che potrebbe raggiungere un’intensità eccezionale</strong>. In questo contesto, disporre di più osservazioni e aggiornare i modelli meteorologici con maggiore frequenza è fondamentale.</p><h2><strong>Droni capaci di anticipare l’arrivo del maltempo</strong></h2><p>I ricercatori statunitensi hanno sottolineato che questi dispositivi possono misurare variabili come la pressione atmosferica e la velocità del vento durante i voli, trasmettendo informazioni in tempo reale per<strong> migliorare il monitoraggio di sistemi meteorologici potenzialmente pericolosi.</strong></p><p><strong>L’interesse per questa tecnologia ha raggiunto anche il settore energetico</strong>. Gli operatori elettrici hanno bisogno di anticipare i cambiamenti meteorologici: la nuvolosità può ridurre la produzione di energia solare, mentre un temporale in avvicinamento può far aumentare rapidamente la produzione dei parchi eolici.</p><p>La loro utilità, però, va ben oltre i mercati. I droni potrebbero <strong>integrare le misurazioni attualmente effettuate dai palloni meteorologici</strong>, fornendo informazioni in quota con maggiore frequenza, anche ogni ora o a intervalli più brevi. Permetterebbero inoltre di <strong>ridurre i rifiuti</strong> legati alle apparecchiature che vengono perse o scartate durante i lanci.</p><h2><strong>La sfida di misurare ciò che accade all’interno delle nubi</strong></h2><p>Uno dei progetti più promettenti viene sviluppato all’Università di Leeds, nel Regno Unito. Si tratta di DOOC (Drone Observation Of Clouds), una ricerca che punta a determinare <strong>come integrare le misurazioni effettuate dai droni nei sistemi di previsione meteorologica.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/con-el-nino-disparado-y-mas-riesgo-de-tormentas-en-europa-los-meteorologos-prueban-drones-para-afinar-sus-previsiones-1793553436891.jpg" data-image="iwxa9qlgvbno" alt="Droni previsioni meteorologiche El Niño" title="Droni previsioni meteorologiche El Niño"><figcaption>Questo progresso consentirebbe allerte più tempestive e maggiori possibilità di proteggere la popolazione.</figcaption></figure><p>Tra giugno e novembre 2026, il gruppo ha effettuato prove nello Yorkshire, in collaborazione con l’azienda specializzata Menapia. A questo scopo ha ottenuto <strong>l’autorizzazione a operare in una stretta colonna di spazio aereo </strong>larga appena 30 metri, dalla superficie fino a 1.600 metri di altezza.</p><div class="texto-destacado"><strong>I voli permettono di registrare temperatura, umidità e vento a diversi livelli, ma anche di analizzare le particelle che compongono le nubi.</strong> Per quest’ultima funzione, i droni sono dotati di un contatore capace di determinare le dimensioni e la concentrazione delle minuscole goccioline d’acqua sospese nell’aria.</div><p>Si tratta di informazioni particolarmente preziose, perché le caratteristiche delle nubi<strong> influenzano la formazione di precipitazioni, nebbia, grandine e temporali</strong>. Il dispositivo utilizzato ha richiesto quasi un decennio di sviluppo e perfezionamento per ottenere misurazioni affidabili da piattaforme aeree senza pilota.</p><h2><strong>Un nuovo strumento per le previsioni del futuro</strong></h2><p>L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) aveva già compiuto un primo passo in questa direzione nel 2024, quando ha organizzato la sua <strong>prima dimostrazione di droni meteorologici</strong>, dedicata alla misurazione della temperatura e della velocità del vento negli strati più bassi dell’atmosfera.</p><p>La prospettiva è sviluppare <strong>reti di stazioni dotate di droni capaci di decollare e atterrare con controllo da remoto</strong>. In questo modo, i servizi meteorologici disporrebbero di osservazioni regolari di settori dell’atmosfera che attualmente presentano una copertura limitata.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794653" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/studio-su-nature-il-mit-perfeziona-le-previsioni-fino-a-6-settimane-di-ecmwf-con-il-machine-learning-di-microduet.html" title="Studio su Nature: il MIT perfeziona le previsioni meteo di ECMWF fino a 6 settimane con il machine learning di MicroDuet">Studio su Nature: il MIT perfeziona le previsioni meteo di ECMWF fino a 6 settimane con il machine learning di MicroDuet</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/studio-su-nature-il-mit-perfeziona-le-previsioni-fino-a-6-settimane-di-ecmwf-con-il-machine-learning-di-microduet.html" title="Studio su Nature: il MIT perfeziona le previsioni meteo di ECMWF fino a 6 settimane con il machine learning di MicroDuet"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/il-modello-ad-intelligenza-artificiale-microduet-del-mit-rivoluziona-le-previsioni-1792679566707_320.jpg" alt="Studio su Nature: il MIT perfeziona le previsioni meteo di ECMWF fino a 6 settimane con il machine learning di MicroDuet"></a></article></aside><p>Queste informazioni potrebbero favorire anche lo sviluppo dei <strong>modelli meteorologici basati sull’intelligenza artificiale</strong>, che dipendono particolarmente dalla quantità e dalla qualità dei dati disponibili per elaborare le previsioni.</p><p>Restano tuttavia alcuni ostacoli. Uno dei principali è<strong> ottenere dalle autorità competenti l’autorizzazione a svolgere operazioni scientifiche in uno spazio aereo condiviso con aerei commerciali e altri droni.</strong> Per questo, i ricercatori ritengono necessario investire nelle infrastrutture e sviluppare nuove norme che consentano di sfruttare questa tecnologia.</p><p>L’obiettivo finale è <strong>prevedere con maggiore anticipo i fenomeni meteorologici estremi</strong>. Se i droni riusciranno a fornire informazioni atmosferiche in modo continuo e a diverse quote, i meteorologi potrebbero individuare prima le condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali intensi. Un vantaggio che potrebbe tradursi in<strong> allerte più tempestive e maggiori possibilità di proteggere la popolazione</strong>.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/el-nino-piu-forte-e-piu-temporali-in-europa-i-meteorologi-sperimentano-i-droni-per-rendere-piu-precise-le-previsioni.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[L'alluvione del 4 novembre 1966 non colpì solo Firenze: "fu una delle maggiori catastrofi geo-idrologiche italiane"]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-del-novembre-1966-non-solo-firenze-fu-una-delle-maggiori-catastrofi-geo-idrologiche-italiane.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 11:14:38 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Ricordiamo il 4 novembre 1966 soprattutto per Firenze sommersa, ma la catastrofe colpì anche una vasta parte del Nord-Est. A sessant’anni di distanza, la ricercatrice CNR Paola Salvati ricostruisce le dimensioni del disastro e i fattori che ne amplificarono gli effetti.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/l-alluvione-del-novembre-1966-non-solo-firenze-fu-una-delle-maggiori-catastrofi-geo-idrologiche-italiane-1793790629148.jpg" data-image="ha97qkzpq14h"><figcaption>Una foto dell'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966.</figcaption></figure><p>Ricorrono in questo 4 novembre del 2026 i <strong>60 anni dalla storica alluvione di Firenze, un evento che commosse il mondo.</strong> In realtà, oltre alla Toscana, quell'ondata di maltempo causò pesanti danni anche in diverse altre regioni del territorio nazionale, come il Veneto (si ricorda l'"aqua granda" di Venezia, un allagamento eccezionale della città che sfiorò i 2 metri di altezza), il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino Alto-Adige.</p><p>In merito a quell'evento, il CNR ha diffuso oggi un commento di Paola Salvati, ricercatrice dell’Istituto di Geoscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-GEO).</p><h2>Alluvione del 4 novembre 1966, una delle maggiori catastrofi geo-idrologiche italiane</h2><p>L'alluvione del 4 novembre 1966 è ricordata soprattutto per la devastazione della città di Firenze e del suo straordinario patrimonio artistico e culturale. In realtà, l'autunno del 1966 fu particolarmente severo in diverse aree del territorio nazionale, con piogge persistenti che, iniziate già in ottobre, raggiunsero l'apice nei primi giorni di novembre, ricorda Paola Salvati.</p><p>Una profonda perturbazione, caratterizzata da intensi flussi di aria calda e umida provenienti da sud, <strong>provocò precipitazioni eccezionali su territori già interessati da settimane di piogge abbondanti.</strong> Tra il 3 e il 5 novembre si verificarono estese inondazioni, numerose frane e intense mareggiate. </p><div class="texto-destacado">Le piene dell'Arno, dell'Ombrone, dell'Adige e del Tagliamento causarono conseguenze gravissime, mentre a Venezia l'acqua alta raggiunse il livello eccezionale di 194 centimetri, un record tuttora imbattuto. Le regioni maggiormente colpite furono la Toscana e quelle del Nord-Est: Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.</div><p>L'eccezionalità dell'evento non dipese soltanto dall'intensità delle precipitazioni, ma dalla <strong>combinazione di diversi fattori: la grande quantità di pioggia caduta in circa 48 ore, la persistenza dei flussi di aria umida </strong>sulle stesse aree e le condizioni di elevata saturazione dei terreni, dovute alle precipitazioni delle settimane precedenti. </p><p>Queste condizioni favorirono una risposta idrologica particolarmente intensa dei bacini, ulteriormente aggravata nelle aree alpine dalla fusione di parte della copertura nevosa.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="791563" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/firenze-riscoprire-la-grande-alluvione-di-60-anni-fa-dalla-radiocronaca-rai-al-documentario-di-zeffirelli.html" title="Firenze, riscoprire la grande alluvione di 60 anni fa: dalla radiocronaca RAI al documentario di Zeffirelli">Firenze, riscoprire la grande alluvione di 60 anni fa: dalla radiocronaca RAI al documentario di Zeffirelli</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/firenze-riscoprire-la-grande-alluvione-di-60-anni-fa-dalla-radiocronaca-rai-al-documentario-di-zeffirelli.html" title="Firenze, riscoprire la grande alluvione di 60 anni fa: dalla radiocronaca RAI al documentario di Zeffirelli"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/libri-e-film-per-ricordare-la-grande-alluvione-di-firenze-del-1793354537596_320.jpg" alt="Firenze, riscoprire la grande alluvione di 60 anni fa: dalla radiocronaca RAI al documentario di Zeffirelli"></a></article></aside><p>Secondo le ricostruzioni pubblicate sul sito POLARIS, <strong>l'evento causò 134 vittime, quasi 400 feriti e almeno 88.000 tra sfollati e senzatetto.</strong> </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Non ci furono danni e vittime solo a Firenze: secondo le ricostruzioni pubblicate sul sito POLARIS, <strong>l'evento del 4 novembre 1966 causò 134 vittime, quasi 400 feriti e almeno 88.000 tra sfollati e senzatetto.</strong> <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>In Toscana si contarono 47 vittime, delle quali 38 nella provincia di Firenze (19 nella città), cinque in provincia di Pisa, due in provincia di Grosseto, una in provincia di Arezzo e una in provincia di Lucca. <strong>L'analisi delle circostanze dei decessi ha evidenziato che oltre la metà delle vittime toscane perse la vita all'interno della propria abitazione</strong>, sottolineando il ruolo determinante delle condizioni di esposizione e vulnerabilità della popolazione.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795380" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/4-novembre-il-giorno-delle-grandi-alluvioni-in-italia-cosa-accadde-a-firenze-venezia-e-genova.html" title="4 novembre, dal 1966 al 2011 il giorno delle grandi alluvioni in Italia: ecco cosa accadde a Firenze, Venezia e Genova">4 novembre, dal 1966 al 2011 il giorno delle grandi alluvioni in Italia: ecco cosa accadde a Firenze, Venezia e Genova</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/4-novembre-il-giorno-delle-grandi-alluvioni-in-italia-cosa-accadde-a-firenze-venezia-e-genova.html" title="4 novembre, dal 1966 al 2011 il giorno delle grandi alluvioni in Italia: ecco cosa accadde a Firenze, Venezia e Genova"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/4-novembre-il-giorno-delle-grandi-alluvioni-in-italia-cosa-accadde-a-firenze-venezia-e-genova-1793710365643_320.jpeg" alt="4 novembre, dal 1966 al 2011 il giorno delle grandi alluvioni in Italia: ecco cosa accadde a Firenze, Venezia e Genova"></a></article></aside><p><strong>Nelle regioni settentrionali le vittime furono 87, distribuite in nove province, con i bilanci più gravi a Trento e Belluno (26 vittime ciascuna) e Udine (14)</strong>. Gli sfollati furono oltre 42.000. Nella Pianura Padana e nella Pianura Veneta furono inondati almeno 137 km² di territorio e si registrarono danni in almeno 209 comuni. Nella sola provincia di Belluno furono danneggiati o distrutti circa 4.300 edifici, 528 ponti e 1.346 strade.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/l-alluvione-del-novembre-1966-non-solo-firenze-fu-una-delle-maggiori-catastrofi-geo-idrologiche-italiane-1793790668212.jpg" data-image="9u9roqeghp7o"><figcaption>Un'altra foto dell'alluvione di Firenze, 60 anni fa.</figcaption></figure><p>Anche le perdite economiche furono enormi, stimate all'epoca in circa 1.000 miliardi di lire, con danni diffusi ad abitazioni, infrastrutture, attività produttive e patrimonio artistico e culturale.</p><h2>Dal Vajont a Sarno, uno dei disastri geo-idrologici italiani peggiori del secondo dopoguerra</h2><p><strong>Per numero di vittime, l'evento del 1966 si colloca tra i più gravi disastri geo-idrologici italiani del secondo dopoguerra</strong>, dopo catastrofi quali il Vajont del 1963, le alluvioni e le frane del Salernitano del 1954, Stava nel 1985, Sarno nel 1998 e i grandi eventi alluvionali del 1951. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="767289" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/5-maggio-1998-la-tragedia-di-sarno-e-quindici-il-disastro-che-cambio-la-lotta-al-rischio-idrogeologico.html" title="5 maggio 1998, la frana improvvisa di Sarno e Quindici: il disastro che cambiò la lotta al rischio idrogeologico">5 maggio 1998, la frana improvvisa di Sarno e Quindici: il disastro che cambiò la lotta al rischio idrogeologico</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/5-maggio-1998-la-tragedia-di-sarno-e-quindici-il-disastro-che-cambio-la-lotta-al-rischio-idrogeologico.html" title="5 maggio 1998, la frana improvvisa di Sarno e Quindici: il disastro che cambiò la lotta al rischio idrogeologico"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/5-maggio-1998-la-tragedia-di-sarno-e-quindici-il-disastro-che-cambio-la-lotta-al-rischio-idrogeologico-1777982397249_320.jpg" alt="5 maggio 1998, la frana improvvisa di Sarno e Quindici: il disastro che cambiò la lotta al rischio idrogeologico"></a></article></aside><p>La sua rilevanza storica risiede tuttavia non soltanto nel numero di vittime, ma anche nella vastissima estensione geografica, nella contemporaneità di fenomeni geo-idrologici differenti e nella gravità complessiva delle conseguenze sul territorio e sulla popolazione, conclude Paola Salvati.</p><p>Da ricordare poi che in questa data sono avvenuti anche disastri più recenti: <strong>il 4 novembre del 2011, 15 anni fa, si registrò una devastante alluvione a Genova</strong>, che causò varie vittime e gravissimi danni.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-del-novembre-1966-non-solo-firenze-fu-una-delle-maggiori-catastrofi-geo-idrologiche-italiane.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Gli ulivi "mangiano" più CO2 di quanta ne emettono: così la scienza salva gli oliveti umbri]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/gli-ulivi-mangiano-piu-co2-di-quanta-ne-emettono-cosi-la-scienza-salva-gli-oliveti-umbri.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 11:05:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Costi elevati e scarsa resa economica minacciano gli oliveti collinari. L'Università di Perugia risponde con tre progetti innovativi: gli ulivi assorbono più CO2 di quanta ne emettano, generando crediti di carbonio e un nuovo reddito agli agricoltori.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/gli-ulivi-mangiano-piu-co2-di-quanta-ne-emettono-cosi-la-scienza-salva-gli-oliveti-umbri-1793736156779.jpg" data-image="wv2atfusein8"><figcaption>Gli olivi gestiti con pratiche sostenibili sequestrano dall'atmosfera molta più anidride carbonica (CO2) di quanta ne venga emessa per tutte le operazioni di coltivazione, raccolta e molitura.</figcaption></figure><p>In molte regioni italiane produrre olio extravergine di oliva di altissima qualità in territori collinari e frammentati, come accade in Umbria, rischia oggi di trasformarsi in un'attività in perdita. Infatti, il prestigio gastronomico e il valore caratteristico del paesaggio collinare olivicolo, la coltivazione <strong>dell'ulivo risulta spesso economicamente poco sostenibile</strong>.</p><p> L'assenza di un economia di scala, con gli <strong>elevati costi di manodopera</strong> per potatura, raccolta e spremitura con un <strong>prezzo di mercato dell'olio</strong> che spesso non riesce a coprire le spese vive di gestione, pesa sempre maggiormente sui bilanci delle piccole aziende agricole.</p><p>La conseguenza spesso è quella dell'<strong>abbandono dell'attività e del territorio</strong>. Da diversi anni, ormai, è facile vedere la progressiva<strong> dismissione di oliveti storici</strong> su aree interne dell'Appennino, con l<strong>'inselvatichimento e degrado colturale</strong> delle campagne e con gravi ripercussioni non solo sull'economia locale, ma anche sulla <strong>tenuta idrogeologica</strong> e, spesso, sulla biodiversità del territorio. </p><h2>La scienza scende in campo: tre direttrici per il futuro dell'olivo</h2><p>Il <strong>Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università degli Studi di Perugia</strong> ha messo in campo una strategia scientifica che potrebbe restituire redditività agli agricoltori, invertendo questa triste tendenza.</p><p>Il team dell'Unità di Colture Arboree composto da Primo Proietti (professore ordinario di Arboricoltura), Luca Regni (professore associato) e dalla ricercatrice Arianna Cesarini, guidano la ricerca articolata su tre grandi fronti progettuali.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/gli-ulivi-mangiano-piu-co2-di-quanta-ne-emettono-cosi-la-scienza-salva-gli-oliveti-umbri-1793736179835.jpg" data-image="z00q7xdwlavf"><figcaption>In molte regioni italiane produrre olio extravergine di oliva di altissima qualità in territori collinari e frammentati, come accade in Umbria, rischia oggi di trasformarsi in un'attività in perdita. </figcaption></figure><p> Il primo pilastro riguarda l'<strong>innovazione agronomica e la sostenibilità della filiera</strong> (al centro anche del recente progetto interregionale tra Umbria e Calabria), che punta a razionalizzare la gestione del suolo, ottimizzare la potatura e ridurre gli input chimici ed energetici.<sup></sup> </p><p>Il secondo fronte esplora la <strong>selezione genetica e le colture in vitro</strong>, studiando la tolleranza delle diverse varietà di olivo agli <strong>stress idrici e salini</strong> legati all'aumento delle temperature.<sup></sup> </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795511" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/secondo-l-iucn-il-96-delle-barriere-coralline-del-mondo-e-a-rischio-critico-di-collasso-entro-il.html" title="Secondo l'IUCN, il 96% delle barriere coralline del mondo è a rischio critico di collasso entro il 2075">Secondo l'IUCN, il 96% delle barriere coralline del mondo è a rischio critico di collasso entro il 2075</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/secondo-l-iucn-il-96-delle-barriere-coralline-del-mondo-e-a-rischio-critico-di-collasso-entro-il.html" title="Secondo l'IUCN, il 96% delle barriere coralline del mondo è a rischio critico di collasso entro il 2075"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/el-96-de-los-arrecifes-de-coral-del-mundo-en-peligro-critico-de-colapso-antes-de-2075-segun-la-uicn-1793123695468_320.jpg" alt="Secondo l'IUCN, il 96% delle barriere coralline del mondo è a rischio critico di collasso entro il 2075"></a></article></aside><p>Il terzo, e più rivoluzionario sul piano economico, trasforma l'oliveto in un vero e proprio <strong>strumento certificato di mitigazione climatica</strong>.</p><h2>L'oliveto come "pozzo di carbonio" e fonte di nuovo reddito</h2><p>I ricercatori perugini, impegnati in prima linea nel progetto europeo <strong>LIFE OliVER</strong> (erede dell'esperienza di <em>LIFE Olive4Climate</em>), hanno raccolto e analizzato i dati del <strong>bilancio complessivo dei gas serra della filiera olearia</strong>, arrivando ad un risultato straordinario: <strong>gli olivi</strong> gestiti con pratiche sostenibili <strong>sequestrano dall'atmosfera molta più anidride carbonica (<sup></sup>CO2) di quanta ne venga emessa </strong>per tutte le operazioni di coltivazione, raccolta e molitura.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/gli-ulivi-mangiano-piu-co2-di-quanta-ne-emettono-cosi-la-scienza-salva-gli-oliveti-umbri-1793736197113.jpg" data-image="hav85rdlhvsr"><figcaption>Tecniche di "Carbon Farming" possono aiutare l'uliveto a diventare sostenibile e a produrre un reddito aggiuntivo con i crediti di carbonio (Carbon Credits). Queste tecniche sono: il mantenimento di un manto erboso permanente, l'interramento dei residui di potatura trinciati e il riciclo della sansa (bucce, residui della polpa e frammenti di nocciolino triturati) e degli scarti di frantoio per nutrire il terreno.</figcaption></figure><p><strong>L'oliveto immagazzina stabilmente il carbonio nel terreno e nelle strutture legnose della pianta</strong>, attraverso tecniche di "Carbon Farming", come il mantenimento di un manto erboso permanente, l'interramento dei residui di potatura trinciati e il riciclo della sansa (<strong>bucce, residui della polpa e frammenti di nocciolino</strong> triturati) e degli scarti di frantoio per nutrire il terreno.</p><h2>Una spinta decisiva ai bilanci aziendali</h2><p>Questa capacità di assorbimento, grazie ai protocolli di certificazione messi a punto dall'<strong>Ateneo di Perugia</strong>, diventa un valore economico misurabile, <strong>un'opportunità economica concreta</strong>. La CO2 sottratta all'atmosfera oggi può essere convertita in crediti di carbonio (<strong>Carbon Credits</strong>). </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="789168" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/5-condizioni-meteo-che-favoriscono-un-foliage-spettacolare-in-autunno.html" title="5 condizioni meteo che favoriscono un foliage spettacolare in autunno">5 condizioni meteo che favoriscono un foliage spettacolare in autunno</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/5-condizioni-meteo-che-favoriscono-un-foliage-spettacolare-in-autunno.html" title="5 condizioni meteo che favoriscono un foliage spettacolare in autunno"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/5-condizioni-meteo-che-favoriscono-un-foliage-autunnale-spettacolare-1793635346553_320.jpeg" alt="5 condizioni meteo che favoriscono un foliage spettacolare in autunno"></a></article></aside><p>Le aziende olivicole che adottano questo disciplinare hanno ora <strong>la possibilità di vendere i crediti sul mercato volontario alle imprese </strong>che intendono compensare le proprie emissioni, ottenendo<strong> un reddito integrativo diretto</strong> capace di sostenere i bilanci e <strong>salvare l'olivicoltura di qualità</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/gli-ulivi-mangiano-piu-co2-di-quanta-ne-emettono-cosi-la-scienza-salva-gli-oliveti-umbri-1793736212832.jpg" data-image="sm4txypy6l0u"><figcaption>Il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università degli Studi di Perugia ha messo in campo una strategia scientifica che potrebbe restituire redditività agli agricoltori.</figcaption></figure><p><strong> Il progetto <em>LIFE OliVER</em></strong> serve proprio a creare <strong>un sistema standardizzato </strong>(anche tramite consorzi e aggregazioni di produttori) affinché qualsiasi azienda agricola possa accedere facilmente a questo mercato <strong>senza costi burocratici proibitivi</strong>. </p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Roberto%20Calisti%2C%20Arianna%20Cesarini%2C%20Luca%20Regni%2C%20Primo%20Proietti" data-year="" data-title="PAC%20Magazine%3A%20Olivicoltura%20sostenibile%20per%20la%20generazione%20dei%20crediti%20di%20carbonio%3A%20il%20progetto%20LIFE%20OliVER.%20Opportunit%C3%A0%20di%20reddito%20integrativo%20per%20le%20aziende%20olivicole%20grazie%20ai%20crediti%20di%20carbonio%20generati%20con%20le%20pratiche%20agronomiche%20sostenibili" data-url="https%3A%2F%2Fwww.pianetapsr.it%2Fflex%2Fcm%2Fpages%2FServeBLOB.php%2FL%2FIT%2FIDPagina%2F3426">Roberto Calisti, Arianna Cesarini, Luca Regni, Primo Proietti. <a href="https://www.pianetapsr.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3426" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">PAC Magazine: Olivicoltura sostenibile per la generazione dei crediti di carbonio: il progetto LIFE OliVER. Opportunità di reddito integrativo per le aziende olivicole grazie ai crediti di carbonio generati con le pratiche agronomiche sostenibili</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/gli-ulivi-mangiano-piu-co2-di-quanta-ne-emettono-cosi-la-scienza-salva-gli-oliveti-umbri.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimiliano Santini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Cos'è un evento di stratwarming e in che modo potrebbe influenzare il tempo in Europa quest'inverno]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/cos-e-un-evento-di-stratwarming-e-in-che-modo-potrebbe-influenzare-il-tempo-in-europa-quest-inverno.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 10:32:19 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>I modelli prevedono un riscaldamento stratosferico improvviso (stratwarming) che potrebbe raggiungere proporzioni senza precedenti all’inizio di novembre. Potrebbe questa perturbazione insolitamente precoce nell’Artico alterare il clima in Europa prima ancora che l’inverno sia iniziato?</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-x9dl7sa"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-x9dl7sa.jpg" id="x9dl7sa"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p><strong>Un importante fenomeno atmosferico potrebbe essere in formazione sopra l’Artico</strong> e le previsioni indicano che è probabile un’inversione della direzione dei venti che circondano il vortice polare stratosferico durante la prossima settimana.</p><p>Se un riscaldamento stratosferico improvviso (SSW, noto in inglese come <em>stratwarming)</em>, di grande intensità si verificasse all’inizio di novembre, potrebbe anticipare di <strong>circa tre settimane l’evento più precoce registrato finora.</strong></p><h2>Che cos’è un riscaldamento stratosferico improvviso?</h2><p><strong>Durante l’autunno e l’inverno, le temperature nella stratosfera sopra l’Artico possono scendere fino a circa -80 °C</strong>, contribuendo a mantenere una circolazione di forti venti occidentali conosciuta come vortice polare stratosferico.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/que-es-un-calentamiento-subito-estratosferico-y-como-podria-afectar-al-tiempo-en-europa-este-invierno-1793782903687.png" data-image="jrj3onhsyg0u"><figcaption>Tra gli appassionati di meteorologia questo fenomeno viene spesso associato a irruzioni di aria molto fredda e nevicate, ma non è sempre così.</figcaption></figure><p><strong>Questi venti contribuiscono solitamente a mantenere l’aria estremamente fredda sulla regione polare. </strong>Le onde atmosferiche che risalgono dai livelli inferiori possono però perturbare il vortice, provocando un indebolimento dei venti o persino un’inversione della loro direzione.</p><p>Quando i venti cambiano direzione,<strong> passando da occidentali a orientali a circa 30 chilometri di quota sopra l’Artico, questo può indicare un episodio maggiore di riscaldamento stratosferico improvviso</strong>, accompagnato da un rapido aumento delle temperature stratosferiche.</p><div class="texto-destacado">Nel caso dell'Italia, le irruzioni di aria molto fredda di origine polare o artica hanno maggiori difficoltà a raggiungere il Paese a causa della sua posizione geografica. Al momento, i modelli indicano un predominio della circolazione atlantica nelle prossime settimane.</div><p>Nonostante il nome, questo riscaldamento avviene a grande altezza sopra la superficie terrestre e<strong> non implica direttamente un tempo più caldo in Europa.</strong></p><h2>Perché il possibile evento di novembre 2026 è così insolito?</h2><p>Le previsioni del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) indicano <strong>un elevato grado di fiducia nel verificarsi di un drastico indebolimento dei venti in quota.</strong></p><p><strong>Gli episodi maggiori di riscaldamento stratosferico improvviso si verificano solitamente in una fase più avanzata dell’inverno</strong>, rendendo particolarmente insolita la tempistica di questo possibile fenomeno.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/que-es-un-calentamiento-subito-estratosferico-y-como-podria-afectar-al-tiempo-en-europa-este-invierno-1793782662016.png" data-image="u38soqic7cys"><figcaption>Le previsioni d’insieme dell’ECMWF mostrano che i venti zonali a 10 hPa, nella parte alta della stratosfera, scenderanno sotto gli 0 m/s durante la prima settimana di novembre: ciò indica un’inversione dei venti zonali, da occidentali a orientali, e configura un episodio maggiore di riscaldamento stratosferico improvviso. Il 100% dei membri dell’insieme mostra questa inversione entro il 17 novembre.</figcaption></figure><p><strong>Il fatto che si verifichi in una fase così precoce genera una notevole incertezza</strong>, perché esistono relativamente pochi eventi comparabili sulla cui base valutare come potrebbe rispondere l’atmosfera.</p><p><strong>Sebbene sia probabile che il fenomeno si verifichi durante la prossima settimana, i suoi effetti sul tempo in Europa non sarebbero immediati</strong>. Generalmente, questi effetti impiegano da tre a sei settimane per manifestarsi: bisognerà quindi prestare attenzione alla fine di novembre e a dicembre.</p><h2>Significa che l’Europa va verso un inverno insolitamente freddo?</h2><p>Non necessariamente. Sebbene questo possibile riscaldamento stratosferico possa aumentare la probabilità di configurazioni meteorologiche di blocco e ondate di freddo come la “Bestia dell’Est”, <strong>non garantisce temperature sotto zero né nevicate diffuse.</strong></p><p>Non necessariamente. A seconda di dove si formeranno i blocchi anticiclonici,<strong> alcune zone d’Europa potrebbero invece sperimentare un tempo più mite e asciutto</strong>, mentre l’aria più fredda si dirigerebbe altrove. L’evento si sta inoltre sviluppando in un contesto caratterizzato dall’episodio di El Niño più intenso mai registrato.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794827" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto.html" title="Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”">Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto.html" title="Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto-1792761245641_320.jpg" alt="Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”"></a></article></aside><p>Storicamente,<strong> El Niño favorisce condizioni più miti, umide e ventose durante la prima parte dell’inverno</strong> in alcune zone dell’Europa occidentale, con una maggiore probabilità di condizioni più fredde verso la fine della stagione.</p><p>Un riscaldamento stratosferico improvviso maggiore e precoce potrebbe complicare questo schema, aumentando la probabilità che si formi un blocco prima del previsto. <strong>Le prossime settimane saranno decisive per determinare se </strong>questa perturbazione atmosferica insolitamente precoce <strong>finirà per influenzare in modo significativo il tempo in Europa </strong>durante i primi mesi dell’inverno.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/cos-e-un-evento-di-stratwarming-e-in-che-modo-potrebbe-influenzare-il-tempo-in-europa-quest-inverno.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 09:44:46 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Aria fredda già in ritirata e cambio di circolazione sul Mediterraneo nei prossimi giorni. Il grande anticiclone nord Europeo cede sul fianco sudoccidentale e apre la porta a correnti umide e miti. Piogge importanti in arrivo?</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbtgmj6"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbtgmj6.jpg" id="xbtgmj6"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Sessant’anni fa di questi giorni era in atto la più pericolosa delle situazioni meteo che possono interessare il nostro paese.<strong> Una depressione stretta e allungata stazionava sul Mar Tirreno,</strong> bloccata a est da un anticiclone sui Balcani. Il risultato fu la <a href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/4-novembre-il-giorno-delle-grandi-alluvioni-in-italia-cosa-accadde-a-firenze-venezia-e-genova.html" data-mrf-recirculation="cuerpo_intext">tragica alluvione di Firenze, </a>con alluvioni storiche anche in altre regioni del nord e del centro. Ne diamo conto con la meteo storia in vari nostri articoli, ora<strong> ci concentriamo invece sulla situazione attuale </strong>che per fortuna è molto diversa.</p><p>Il freddo si è sentito poco in pianura, filtrato dalla nuvolosità e dallo scarso spesso della <strong>massa d’aria, non artica bensì polare marittima. </strong>E ora sta già cedendo il passo a una circolazione a matrice diversa.</p><h2>Situazione sinottica</h2><p>Protagonista principale in Europa è sempre <strong>un gigantesco anticiclone che tiene bloccate su quasi tutto il continente le perturbazioni</strong> atlantiche. Il massimo si trova ora fra Scozia e Norvegia, e si estende poi con asse verso il Balcani. Sul fianco occidentale<strong> si assiste però a un lento cedimento, in particolare ad opera di una ampia depressione</strong> che si avvicina dalla Penisola Iberica. </p><p>In quota<strong> una saccatura prova a infiltrarsi verso il Mediterraneo, </strong>correnti da SW inizieranno a prevalere in quota sull’Italia, ma con sistemi in realtà piuttosto deboli e spesso stazionari sui mari occidentali italiani. Una parte del fronte caldo però riuscirà a tratti a entrare sulla Penisola, portando aria più mite e umida e a tratti piovosa.</p><h2>Giovedì 5 e venerdì 6 novembre umido</h2><p><strong>Giornata grigia e umida al centro nord,</strong> con molte nubi stratificate, più dense al nordovest e Toscana, con diradamenti al nordest. <strong>Al sud più schiarite, </strong>ma con velature anche dense sulla Sicilia. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore-1793785199323.jpg" data-image="nv3d63zszxh6"><figcaption>Un po' di piogge tra giovedì 5 e venerdì 6 su alcune aree dell'Italia.</figcaption></figure><p><strong>Le precipitazioni però sono scarse,</strong> concentrate fra Alpi occidentali e marittime e in Liguria di Ponente. Piove anche in Sardegna orientale, occasionalmente con temporali forti nella zona nordorientale dell’isola.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795106" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo.html" title="L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?">L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo.html" title="L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo-1792951830227_320.jpg" alt="L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?"></a></article></aside><p><strong>Giovedì 6 novembre ancora giornata autunnale, </strong>umida ma non fredda, in molte regioni; piogge a tratti, anche con qualche rovescio, fra Toscana e Lazio, piovaschi deboli al nordovest ed occasionalmente Emilia occidentale, specie appenninica. Le Alpi nordorientali, Veneto e Friuli Venezia Giulia vedono occasione di ampie schiarite.</p><p>Le <strong>temperature aumentano leggermente nelle minime, </strong>stazionarie nelle massime. Valori notturni sui 4-6°C al nord, senza gelate, diurni sui 12-14°C. Al centro minime 6-10°C, massime sui 16-18°C, fino a 22°C in Sardegna. Al sud 10-12°C di minima, 18-20°C di massima.</p><h2>Fine settimana ancora grigio, piogge domenica al nord</h2><p><strong>Fine settimana tipicamente novembrino in molte regioni, </strong>il nord complice il ristagno di aria in Val padana vede poco sole e molte nubi basse entrambe le giornate di sabato e domenica, con<strong> la domenica che tende a divenire piovosa</strong> per precipitazioni deboli o moderate diffuse e a tratti insistenti. <strong>Sulle Alpi nevica ma a quote piuttosto alte</strong>, sopra ai 2000-2300 m.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore-1793784104054.jpg" data-image="8uyq4r1kvbkf"><figcaption>Il paradosso dell'aria fredda: le temperature massime scendono sotto media solo dopo giorni, con l'arrivo della nuvolosità e sotto correnti miti da SW in quota.</figcaption></figure><p><strong>Al centro e Sardegna nubi estese con grigiori </strong>in alcune zone come le conche pianeggianti di Toscana e Lazio e monti esposti allo scirocco, più medio alte in Sardegna.<strong> Poca però la pioggia, principalmente su alta Toscana e qua e là </strong>come piogge deboli o pioviggini intermittenti.</p><p>Al sud velato con maggiori spazi di sole, non sono previste piogge.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore-1793784261018.jpg" data-image="6yti0k23pp20"><figcaption>Il fiume atmosferico richiamato dal grande ciclone sulla penisola Iberica inizia ad avvicinarsi all'Italia.</figcaption></figure><p>Le temperature aumentano ancora leggermente, al nord si sale nelle fasi di diradamento delle nubi, specie al nordest, a 15-16°C, al centro sud verso i 20°C. Notti umide ma non fredde.</p><h2>Inizio settimana più piovoso?</h2><p>Le <strong>mappe di inizio della seconda settimana di novembre si fanno più incerte,</strong> sia fra modelli, ICON, modello tedesco, vede la depressione portare correnti da SW più perturbate sull’Italia. ECMWF vede una situazione più border line, con<strong> a tratti SW a curvatura ciclonica e a tratti più anticiclonica stabilizzante, </strong>ma umida. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore-1793784176727.jpg" data-image="06t58aelpvog"><figcaption>Le mappe delle precipitazioni previste cumulate vedono un periodo umido e in tendenza più piovoso autunnale. Alcuni scenari e il modello ICON vedono piogge di 100 mm o più fra martedì e mercoledì.</figcaption></figure><p>I cluster confermano l’incertezza, con <strong>tre scenari dal tratto comune come circolazione umida e mite, </strong>divisi fra quelli più perturbati, alcuni scenari vedono <strong>piogge anche di 100 mm o più in 24 ore nelle zone esposte</strong> ai flussi sudoccidentali come alta Toscana, Appennino Emiliano, levante ligure, ed altri con piogge più scarse e irregolari.</p><p>Insomma, tempo umido garantito, freddo vero assente, qualche pioggia ci sarà, da valutare nei dettagli.</p><h2>Resto della settimana: irrompe l’atlantico?</h2><p>La seconda metà della settimana vede <strong>molta incertezza nei dettagli, ma un segnale chiaro di circolazione zonale atlantica molto ondulata.</strong> Sei i cluster, che possiamo dividere per semplicità in due blocchi.<strong> Una metà vede una dorsale sull’Atlantico favorevole a una incursione depressionaria </strong>sull’Europa ed Italia, con condizioni spesso perturbate e piovose. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796534" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia.html" title="Occhi all’Atlantico: i meteorologi spagnoli monitorano un fiume atmosferico in arrivo il 9 novembre. Effetti sull'Italia">Occhi all’Atlantico: i meteorologi spagnoli monitorano un fiume atmosferico in arrivo il 9 novembre. Effetti sull'Italia</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia.html" title="Occhi all’Atlantico: i meteorologi spagnoli monitorano un fiume atmosferico in arrivo il 9 novembre. Effetti sull'Italia"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia-1793727142859_320.jpg" alt="Occhi all’Atlantico: i meteorologi spagnoli monitorano un fiume atmosferico in arrivo il 9 novembre. Effetti sull'Italia"></a></article></aside><p>Sarebbe la svolta atlantica che manca ancora in questo autunno.<strong> Altri scenari vedono meno coinvolta l’Italia,</strong> ma pur sempre sotto correnti umide e a tratti piovose. <strong>Tratto comune, l’aria molto mite e umida prodotta da lunghi fiumi atmosferici </strong>e da correnti meridionali mediterranee. Freddo del tutto assente, neve solo sulle Alpi e a quote piuttosto alte. Insomma, autunno pieno senza assaggi di inverno. </p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html</guid><dc:creator><![CDATA[Luca Lombroso]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[4 novembre, dal 1966 al 2011 il giorno delle grandi alluvioni in Italia: ecco cosa accadde a Firenze, Venezia e Genova]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/4-novembre-il-giorno-delle-grandi-alluvioni-in-italia-cosa-accadde-a-firenze-venezia-e-genova.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 06:00:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Il 4 novembre del 1966 la grande alluvione colpiva Firenze, mentre Venezia viveva una eccezionale e storica acqua alta che inondava la città quasi interamente. Nel 2011 un'altra alluvione a Genova causò diverse vittime: ecco un po' di informazioni per ricordare gli eventi alluvionali di questa data in Italia.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/4-novembre-il-giorno-delle-grandi-alluvioni-in-italia-cosa-accadde-a-firenze-venezia-e-genova-1793710365643.jpeg" data-image="hs1bpgbh4k7a"><figcaption>Alluvione a Genova: nel 2026 ricorrono 15 anni dal tragico evento del 4 novembre 2011.</figcaption></figure><p>I mesi autunnali in Italia sono purtroppo segnati da alluvioni ed eventi di dissesto idrogeologico che hanno causato molte vittime ed enormi danni in passato. <strong>Ottobre e novembre sono pieni di anniversari di alluvioni e frane</strong> rimaste nella memoria delle popolazioni colpite. </p><p><strong>Il 4 novembre è una data particolare da questo punto di vista</strong>, perché proprio in questo giorno si sono verificati alcuni degli eventi più gravi. <strong>Nel 2026 ricorrono 60 anni dalle alluvioni che nel 1966 devastarono Firenze e Venezia.</strong> Quella di Firenze è la più nota, ma anche Venezia venne duramente colpita e ci furono gravi danni e vittime anche in altre zone del centro-nord. </p><p>Più recentemente va poi ricordata l'alluvione di <strong>Genova del 2011, di cui ricorre il quindicesimo anniversario.</strong></p><h2>4 novembre 1966, sessant'anni fa l'alluvione di Firenze</h2><p><strong>Il 4 novembre 1966 l'esondazione del fiume Arno</strong> causò una catastrofica alluvione a Firenze. Nella sola provincia si contarono 34 morti e danni gravissimi. <strong>Duramente colpito anche il patrimonio artistico e storico della città.</strong> </p><p>Quella fase di maltempo provocò pesanti alluvioni <strong>anche in Friuli, Trentino e Veneto</strong>. Nello stesso giorno si verificò inoltre una storica acqua alta a Venezia, che sommerse buona parte della città.</p><div class="texto-destacado"><strong>L'alluvione di Firenze</strong> arrivò dopo giorni di piogge incessanti sul bacino idrografico dell'Arno, iniziate già alla fine di ottobre. Dal pomeriggio del 3 novembre caddero in <strong>molte zone della Toscana centinaia di millimetri di pioggia.</strong> L'aumento delle temperature favorì inoltre lo <strong>scioglimento della neve caduta da poco sull'Appennino</strong>, contribuendo a ingrossare ulteriormente gli affluenti del fiume.</div><p><strong>Tra la notte e la mattina del 4 novembre la situazione precipitò, con l'esondazione dell'Arno e l'invasione delle strade di Firenze.</strong> La piena eccezionale raggiunse una portata di circa 4.000 metri cubi al secondo. Gli effetti furono drammatici, non soltanto in città ma anche nel resto della provincia: delle 34 vittime, 17 persero la vita a Firenze e altre 17 nei comuni del territorio.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="791563" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/firenze-riscoprire-la-grande-alluvione-di-60-anni-fa-dalla-radiocronaca-rai-al-documentario-di-zeffirelli.html" title="Firenze, riscoprire la grande alluvione di 60 anni fa: dalla radiocronaca RAI al documentario di Zeffirelli">Firenze, riscoprire la grande alluvione di 60 anni fa: dalla radiocronaca RAI al documentario di Zeffirelli</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/firenze-riscoprire-la-grande-alluvione-di-60-anni-fa-dalla-radiocronaca-rai-al-documentario-di-zeffirelli.html" title="Firenze, riscoprire la grande alluvione di 60 anni fa: dalla radiocronaca RAI al documentario di Zeffirelli"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/libri-e-film-per-ricordare-la-grande-alluvione-di-firenze-del-1793354537596_320.jpg" alt="Firenze, riscoprire la grande alluvione di 60 anni fa: dalla radiocronaca RAI al documentario di Zeffirelli"></a></article></aside><p><strong>L'acqua invase musei, biblioteche e chiese, causando gravissimi danni</strong> alle opere d'arte e al patrimonio storico. Il dopo alluvione fu però segnato anche da un'enorme solidarietà verso le popolazioni colpite, arrivata soprattutto dai giovani. In moltissimi accorsero a Firenze da tutta Italia e dall'estero per spalare il fango dalle case e dalle cantine e <strong>aiutare nel difficile recupero dei libri, dei manoscritti della Biblioteca Nazionale e delle opere d'arte.</strong></p><figure id="first-image"  class="video"><img src="https://img.youtube.com/vi/i9Ck4is_RMA/sddefault.jpg" alt="youtube video id=i9Ck4is_RMA" id="i9Ck4is_RMA"><span class="boton-video-lista-youtube"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M24.194 7.985h.093l.368.002c2.89.014 14.174.124 17.294.967a5.785 5.785 0 0 1 4.067 4.1c.888 3.345.955 10.049.96 11.041v.249c-.005.992-.072 7.696-.96 11.04a5.786 5.786 0 0 1-4.067 4.101c-3.328.9-15.944.964-17.755.97h-.434c-.962-.003-4.974-.023-9.022-.175l-.715-.029c-3.329-.139-6.562-.372-8.018-.766a5.786 5.786 0 0 1-4.067-4.1c-.363-1.366-.589-3.29-.73-5.158l-.039-.558a93.08 93.08 0 0 1-.19-5.081l-.002-.244V24.095l.002-.244c.015-1.557.125-7.657.96-10.796a5.785 5.785 0 0 1 4.066-4.101c1.456-.393 4.69-.627 8.018-.766l.715-.028c3.572-.135 7.115-.166 8.56-.173l.37-.002h.092Zm-4.922 9.382v13.705l12.023-6.852-12.023-6.853Z" fill="#FFF" fill-rule="evenodd"/></svg></span></figure><p>Quei giovani vennero chiamati <strong>“angeli del fango”.</strong> Per molti di loro quell'esperienza di solidarietà e partecipazione si intrecciò con il clima di contestazione che, negli anni successivi, sarebbe sfociato nel grande movimento del 1968.</p><h2>4 novembre 1966, l'alluvione anche a Venezia: “l'aqua granda” </h2><p><strong>Il 4 novembre 1966 non fu una giornata drammatica soltanto per Firenze.</strong> Anche <strong>Venezia</strong> venne colpita da un'alluvione che provocò danni pesantissimi. Un episodio di alta marea eccezionale portò all'allagamento di gran parte del centro cittadino.</p><p>Alle ore 18 il mareografo di Punta della Salute, punto di riferimento per le misurazioni della marea, <strong>registrò un livello di +194 centimetri.</strong> Fu il valore più alto mai rilevato nella storia delle osservazioni cittadine. Un evento paragonabile si sarebbe verificato soltanto il 12 novembre 2019, quando l'acqua alta raggiunse i 187 centimetri.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795602" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/venti-a-200-km-h-sulle-alpi-italiane-e-acqua-alta-eccezionale-a-venezia-la-tempesta-vaia-8-anni-fa.html" title="Venti fino a 210 km/h sulle Alpi italiane, esondazioni e acqua alta eccezionale a Venezia: la tempesta Vaia, 8 anni fa">Venti fino a 210 km/h sulle Alpi italiane, esondazioni e acqua alta eccezionale a Venezia: la tempesta Vaia, 8 anni fa</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/venti-a-200-km-h-sulle-alpi-italiane-e-acqua-alta-eccezionale-a-venezia-la-tempesta-vaia-8-anni-fa.html" title="Venti fino a 210 km/h sulle Alpi italiane, esondazioni e acqua alta eccezionale a Venezia: la tempesta Vaia, 8 anni fa"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/venti-a-200-km-h-sulle-alpi-italiane-e-acqua-alta-eccezionale-a-venezia-la-tempesta-vaia-8-anni-fa-1793272897382_320.jpeg" alt="Venti fino a 210 km/h sulle Alpi italiane, esondazioni e acqua alta eccezionale a Venezia: la tempesta Vaia, 8 anni fa"></a></article></aside><p>Gli effetti di quella che i veneziani ricordano come <strong>“aqua granda”</strong> furono enormi, con danni stimati in miliardi di lire dell'epoca. Il disastro mostrò al mondo la fragilità della città e diede nuovo impulso agli interventi di salvaguardia e restauro.</p><div class="texto-destacado">Praticamente tutta la città andò sott’acqua, e vennero allagati i monumenti e i luoghi storici del centro cittadino. <strong>Il Palazzo Ducale venne invaso da un metro e mezzo d’acqua</strong>. La città andò letteralmente in tilt. Anche i Vigili del Fuoco avevano difficoltà a spostarsi, e la città visse un lungo <em>blackout</em> delle linee elettriche e telefoniche, restando isolata dal resto del paese.</div><p>A sessant'anni di distanza, la difesa di Venezia dalle alte maree resta un tema centrale. <strong>Dal 2020, l'impiego del</strong> <strong>sistema di paratie mobili MOSE</strong> permette di proteggere la città da numerosi episodi di acqua alta, limitando l'ingresso delle maree più elevate nella laguna. Ma ci sono dubbi sul futuro, quando gli innalzamenti si faranno più frequenti e il livello del mare crescerà.</p><h2>4 novembre 2011, quindici anni fa l'alluvione di Genova</h2><p>Il 4 novembre torna anche nella storia più recente delle alluvioni italiane. Dopo i disastri di Firenze e Venezia del 1966, <strong>il 4 novembre 2011 una nuova alluvione colpì Genova, causando sei vittime.</strong> Nel 2026 sono trascorsi quindici anni da quella giornata.</p><figure class="video"><img src="https://img.youtube.com/vi/3ZoGgn8isWw/hqdefault.jpg" alt="youtube video id=3ZoGgn8isWw" id="3ZoGgn8isWw"><span class="boton-video-lista-youtube"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M24.194 7.985h.093l.368.002c2.89.014 14.174.124 17.294.967a5.785 5.785 0 0 1 4.067 4.1c.888 3.345.955 10.049.96 11.041v.249c-.005.992-.072 7.696-.96 11.04a5.786 5.786 0 0 1-4.067 4.101c-3.328.9-15.944.964-17.755.97h-.434c-.962-.003-4.974-.023-9.022-.175l-.715-.029c-3.329-.139-6.562-.372-8.018-.766a5.786 5.786 0 0 1-4.067-4.1c-.363-1.366-.589-3.29-.73-5.158l-.039-.558a93.08 93.08 0 0 1-.19-5.081l-.002-.244V24.095l.002-.244c.015-1.557.125-7.657.96-10.796a5.785 5.785 0 0 1 4.066-4.101c1.456-.393 4.69-.627 8.018-.766l.715-.028c3.572-.135 7.115-.166 8.56-.173l.37-.002h.092Zm-4.922 9.382v13.705l12.023-6.852-12.023-6.853Z" fill="#FFF" fill-rule="evenodd"/></svg></span></figure><p>Le piogge torrenziali provocarono l'esondazione del torrente Fereggiano, trasformando le strade in fiumi e travolgendo persone e veicoli. Soltanto pochi giorni prima, il 25 ottobre, si era verificata <strong>la drammatica alluvione fra Liguria e Toscana</strong>, che aveva colpito duramente le Cinque Terre, la Val di Vara e la Lunigiana.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/4-novembre-il-giorno-delle-grandi-alluvioni-in-italia-cosa-accadde-a-firenze-venezia-e-genova.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Occhi all’Atlantico: i meteorologi spagnoli monitorano un fiume atmosferico in arrivo il 9 novembre. Effetti sull'Italia]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia.html</link><pubDate>Wed, 04 Nov 2026 04:33:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Un vasto fiume atmosferico all'inizio della prossima settimana penetrerà sull'area del Mediterraneo, determinando una intensa ondata di maltempo, con piogge abbondanti.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbt7tyu"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbt7tyu.jpg" id="xbt7tyu"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Mentre sull’Europa settentrionale e sulle alte latitudini continua a dominare un <strong>solido e persistente blocco anticiclonico</strong>, capace di deviare, rallentare e spesso bloccare del tutto le perturbazioni in arrivo dall’Oceano, dall’Atlantico avanza progressivamente un flusso perturbato, basso di latitudine, più organizzato e dinamico. </p><p>Questo cambiamento di scenario non è casuale, ma viene in parte forzato e amplificato dalla presenza di un intenso episodio di <strong>El Niño,</strong> che sta influenzando profondamente la circolazione atmosferica su scala emisferica. <strong>El Niño, riscaldando le acque del Pacifico equatoriale, modifica i pattern delle correnti a getto e favorisce, alle medie latitudini, flussi occidentali più attivi, umidi e spesso più intensi del normale.</strong></p><h2><strong>Cosa accadrà nel fine settimana?</strong></h2><p>Nelle giornate di <strong>domenica 8 </strong>e<strong> lunedì 9 novembre</strong> una profonda depressione atlantica si avvicinerà alla Penisola Iberica. Il sistema, in fase di approfondimento, convoglierà verso est un esteso e ben definito <strong>fiume atmosferico.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia-1793727027959.jpg" data-image="3uojmnc4jhg6" alt="Corrente a getto." title="Corrente a getto."><figcaption>L'andamento della corrente a getto, con le onde di Rossby in ingresso dal vicino Atlantico.</figcaption></figure><p>Si tratta di un lungo e stretto canale di umidità tropicale che, originandosi dalle regioni caraibiche e dall’Atlantico tropicale-subtropicale, <strong>si estenderà per migliaia di chilometri fino a raggiungere il Mediterraneo occidentale e, nei giorni successivi, toccherà anche l’Italia.</strong></p><h2><strong>Cosa sono i fiumi atmosferici?</strong></h2><p>I <strong>fiumi atmosferici</strong> (in inglese <strong>atmospheric rivers</strong>) sono una delle strutture meteorologiche più importanti e ancora relativamente poco conosciute dal grande pubblico. Si tratta di corridoi di aria estremamente umida che si muovono nella troposfera media e bassa, generalmente tra i 1.000 e i 3.000 metri di quota, <strong>ma che possono estendersi anche più in alto.</strong></p><p><strong>Questi “fiumi” invisibili trasportano enormi quantità di vapore acqueo. </strong>Basti pensare che un singolo fiume atmosferico può contenere un flusso di acqua (sotto forma di vapore) equivalente a quello di 10-15 fiumi Mississippi messi insieme.</p><h2><strong>Quando si sviluppano?</strong></h2><p>Si formano tipicamente quando correnti d’aria calda e umida vengono canalizzate e concentrate da particolari configurazioni della circolazione atmosferica, spesso in prossimità di depressioni o lungo i rami meridionali delle <strong>correnti a getto.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia-1793727084164.jpg" data-image="hpyrwevcx33i" alt="Fiume atmosferico." title="Fiume atmosferico."><figcaption>Il vasto fiume atmosferico in ingresso sul Mediterraneo all'inizio della prossima settimana.</figcaption></figure><p>Quando questo <strong>“nastro trasportatore” di umidità</strong> incontra un ostacolo, come una catena montuosa, una costa o una massa d’aria più fredda, il vapore acqueo si condensa rapidamente, dando luogo a precipitazioni abbondanti, persistenti e talvolta estremamente intense.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796453" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-italia-breve-tregua-dopo-il-ciclone-ma-da-giovedi-correnti-umide-da-ovest-riportano-piogge-verso-il-weekend.html" title="Meteo Italia: breve tregua dopo il ciclone, ma da giovedì correnti umide da ovest riportano piogge verso il weekend">Meteo Italia: breve tregua dopo il ciclone, ma da giovedì correnti umide da ovest riportano piogge verso il weekend</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-italia-breve-tregua-dopo-il-ciclone-ma-da-giovedi-correnti-umide-da-ovest-riportano-piogge-verso-il-weekend.html" title="Meteo Italia: breve tregua dopo il ciclone, ma da giovedì correnti umide da ovest riportano piogge verso il weekend"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/meteo-italia-breve-tregua-dopo-il-ciclone-ma-da-giovedi-correnti-umide-da-ovest-riportano-piogge-verso-il-weekend-1793705229496_320.jpg" alt="Meteo Italia: breve tregua dopo il ciclone, ma da giovedì correnti umide da ovest riportano piogge verso il weekend"></a></article></aside><p>Non a caso i fiumi atmosferici sono responsabili di gran parte delle piogge più abbondanti che colpiscono le coste occidentali dei continenti (California, Portogallo, Galizia, Norvegia, Cile) e possono generare <strong>eventi alluvionali anche a grande distanza dalla loro zona di origine.</strong></p><h2><strong>Il fiume atmosferico in arrivo dal 9 novembre</strong></h2><p>Nel caso in esame, il fiume atmosferico che si formerà tra il 9 e il 10 novembre avrà caratteristiche particolarmente rilevanti. Esso sarà alimentato da aria molto umida di origine tropicale/caraibica e verrà incanalato verso il Mediterraneo da una profonda depressione atlantica, stimata sui <strong>982 hPa,</strong> posizionata a largo del Portogallo. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia-1793727142859.jpg" data-image="9hirtq9cxdel" alt="Maltempo, piogge." title="Maltempo, piogge."><figcaption>L’interazione tra la depressione atlantica, il fiume atmosferico e le dinamiche mediterranee potrebbe favorire lo sviluppo di un’ondata di maltempo più intensa del previsto la prossima settimana. </figcaption></figure><p>Questo apporto di umidità “preziosa” (dal punto di vista energeticamente disponibile) rafforzerà sensibilmente una perturbazione che lunedì 9 entrerà sul Mediterraneo, attraverso lo Stretto di Gibilterra.</p><h2><strong>Gli effetti previsti sull’Italia</strong></h2><p>L’interazione tra la depressione atlantica, il fiume atmosferico e le dinamiche mediterranee potrebbe favorire lo sviluppo di un’ondata di maltempo più intensa del previsto. Secondo le proiezioni attuali dei principali modelli (ECMWF in primis), gli effetti si faranno sentire all’inizio della prossima settimana, sui settori occidentali dell’Italia.</p><div class="texto-destacado"><strong>Le regioni più esposte risultano quelle del versante tirrenico e del Nord-Ovest, dalla Liguria, Toscana, alto Lazio, Sardegna occidentale e, in misura variabile, le aree alpine e prealpine occidentali.</strong> </div><p>Qui sono attese piogge diffuse, a tratti abbondanti e persistenti, accompagnate da forti temporali localmente intensi. </p><p>L’orografia giocherà un ruolo decisivo. I flussi umidi di Libeccio o Scirocco, forzati contro i rilievi, <strong>potranno produrre accumuli elevati in poche ore, con rischio di fenomeni di natura alluvionale in aree già predisposte o con suoli saturati da precedenti precipitazioni.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796488" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-spagnoli-in-allerta-venerdi-6-si-intensifichera-una-depressione-atlantica-possibili-piogge-intense.html" title="I meteorologi spagnoli in allerta: una profonda depressione atlantica porterà una successione di fronti sulla Spagna">I meteorologi spagnoli in allerta: una profonda depressione atlantica porterà una successione di fronti sulla Spagna</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-spagnoli-in-allerta-venerdi-6-si-intensifichera-una-depressione-atlantica-possibili-piogge-intense.html" title="I meteorologi spagnoli in allerta: una profonda depressione atlantica porterà una successione di fronti sulla Spagna"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/los-meteorologos-de-espana-vigilantes-crecera-una-borrasca-atlantica-con-frentes-de-lluvia-muy-eficientes-el-viernes-1793695832163_320.jpg" alt="I meteorologi spagnoli in allerta: una profonda depressione atlantica porterà una successione di fronti sulla Spagna"></a></article></aside><p>Non si esclude che il maltempo possa estendersi, seppur in forma attenuata, anche ad altre zone del Centro e del Nord Italia, a seconda dell’esatta traiettoria della depressione e della persistenza del canale di umidità. Ed in seguito estendersi anche al Meridione, ad iniziare dalle coste tirreniche.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/occhi-all-atlantico-i-meteorologi-spagnoli-monitorano-un-fiume-atmosferico-in-arrivo-il-9-novembre-effetti-sull-italia.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Agrumi in vaso, dalla maturazione dei frutti alla protezione dal freddo: le cure autunnali da conoscere]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere.html</link><pubDate>Tue, 03 Nov 2026 18:05:00 +0000</pubDate><category>Piante</category><description><![CDATA[<p>Tra frutti in maturazione e freddo in agguato, gli agrumi in vaso richiedono alcune attenzioni durante l'autunno: ecco come preparare le piante all'inverno, riscoprendo una tradizione che affonda le radici nei giardini delle antiche corti europee.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere-1793531867831.jpeg" data-image="w9jlrd9yz57j"><figcaption>Agrumi in vaso, dalla maturazione dei frutti alla protezione dal freddo: le cure autunnali da conoscere</figcaption></figure><p><strong>L’autunno è una stagione cruciale per la coltivazione degli agrumi in vaso</strong>. Mentre i frutti di numerose varietà iniziano il processo di maturazione, le temperature in graduale diminuzione rendono necessario adottare alcuni accorgimenti per proteggere queste piante dal freddo. Infatti, gli agrumi coltivati appartengono a un gruppo di specie originarie delle regioni tropicali e subtropicali dell’Asia, dove le condizioni climatiche sono generalmente più miti rispetto a quelle di molte aree in cui vengono coltivati oggi.</p><h2>Agrumi in vaso: quali maturano in autunno</h2><p><strong>Il periodo di maturazione degli agrumi varia in funzione della specie, della cultivar e delle condizioni climatiche, sebbene la maggior parte raggiunga la maturazione durante l'inverno, stagione per eccellenza di arance, mandarini, clementine e pompelmi</strong>. Varietà precoci di mandarini, clementine e arance permettono di anticipare il periodo di raccolta all'autunno. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere-1793531926427.jpeg" data-image="w1tifiajlr0h"><figcaption>Varietà precoci di mandarini, clementine e arance permettono di anticipare il periodo di raccolta all'autunno</figcaption></figure><p>I limoni, invece, possono produrre frutti durante tutto l'anno, in particolare il limone Lunario o Quattro Stagioni (<em>Citrus Limon</em>), che permette di osservare contemporaneamente sulla pianta fiori, frutti verdi e limoni maturi pronti per la raccolta.</p><h2>Quando proteggere gli agrumi dal freddo?</h2><p><strong>Gli agrumi non presentano tutti la stessa resistenza alle basse temperature</strong>. Il limone è generalmente più sensibile al freddo rispetto al mandarino e al kumquat, mentre le arance dolci mostrano una tolleranza intermedia, variabile in funzione della cultivar.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere-1793531962550.jpeg" data-image="y56dhghhz36r"><figcaption>Il limone è generalmente più sensibile al freddo rispetto ad altri agrumi</figcaption></figure><p><strong>In linea generale, temperature prossime allo zero possono già rappresentare un rischio per le specie più delicate, soprattutto se le gelate si protraggono per diverse ore</strong>. Per questo motivo, è preferibile intervenire prima che le temperature scendano stabilmente sotto i 5 °C, prestando particolare attenzione alle previsioni meteorologiche.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere-1793532322968.jpeg" data-image="o2ioxyrw0qws"><figcaption>La coltivazione in vaso aumenta la vulnerabilità delle radici al freddo invernale</figcaption></figure><p><strong>La coltivazione in vaso aumenta inoltre la vulnerabilità delle radici, perché il substrato è maggiormente esposto alle variazioni termiche rispetto al terreno</strong>. Anche la durata dell’esposizione al freddo, l’umidità e il grado di acclimatazione della pianta influenzano la sua capacità di resistenza invernale.</p><h2>Come proteggere gli agrumi dal freddo</h2><p><strong>Esistono diverse strategie per proteggere gli agrumi in vaso durante l’autunno e l’inverno</strong>. La scelta dipende dal clima, dalle dimensioni delle piante e dallo spazio disponibile.</p><p><strong>Una soluzione pratica consiste nell’utilizzare teli di tessuto non tessuto (TNT)</strong>, che permettono di attenuare gli effetti delle basse temperature senza impedire completamente il passaggio di aria e luce. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere-1793532016343.jpeg" data-image="wklcsqgegivx"><figcaption>Una soluzione pratica consiste nell’utilizzare teli di tessuto non tessuto (TNT)</figcaption></figure><p>Si tratta di una protezione utile in caso di freddo moderato, ma non sufficiente durante gelate intense e prolungate.</p><p><strong>Un’altra possibilità è ricorrere a serre e strutture protette</strong>, anche di piccole dimensioni, che consentono di creare un ambiente più riparato. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere-1793532059233.jpeg" data-image="p120uwmfixwz"><figcaption>Un’altra possibilità è ricorrere a serre e strutture protette</figcaption></figure><p>È importante, tuttavia, garantire una buona ventilazione nelle giornate soleggiate, evitando che le temperature interne aumentino eccessivamente.</p><p><strong>Quando le dimensioni della pianta lo consentono, gli agrumi possono essere trasferiti in spazi interni luminosi e non riscaldati</strong>, come verande, serre fredde o ambienti protetti dal gelo. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere-1793532091319.jpeg" data-image="eb7kcelflnu5"><figcaption>Quando le dimensioni della pianta lo consentono, gli agrumi possono essere trasferiti negli spazi interni domestici</figcaption></figure><p>In genere, non è necessario collocarli in stanze riscaldate: temperature fresche e una buona luminosità favoriscono il riposo vegetativo, evitando al contempo gli stress causati dal freddo intenso.</p><h2>Proteggere gli agrumi dal freddo: un’antica tradizione</h2><p><strong>La protezione degli agrumi durante l'inverno è una pratica strettamente connessa alla storia degli antichi giardini europei</strong>. Tra il XVII e il XVIII secolo, nelle residenze aristocratiche si diffusero le cosiddette <em>orangerie</em>, strutture architettoniche che ospitavano le piante di agrumi durante l'inverno. </p><div class="texto-destacado">Oltre alla loro funzione pratica, queste costruzioni divennero elementi distintivi dei giardini delle corti europee. </div><p>Tra gli esempi più celebri si ricordano le orangerie della Reggia di Versailles, in Francia, e del castello di Schönbrunn, a Vienna.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere-1793532129512.jpeg" data-image="avbslbt4g2cy"><figcaption>Le piante di agrumi della Reggia di Versailles, ancora oggi, vengono spostati all'esterno durante l'estate e ricoverati nella seicentesca orangerie durante l'inverno</figcaption></figure><p><strong>Una tradizione che si rinnova ancora oggi, anche a Versailles, dove le piante di agrumi in vaso vengono disposte nei giardini durante la bella stagione e ricoverate all'interno in inverno</strong>. Un tempo, queste operazioni richiedevano un notevole impiego di manodopera e l'utilizzo di carri, carrelli e supporti costruiti appositamente per movimentare i pesanti contenitori. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="791027" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/le-migliori-destinazioni-europee-da-visitare-nel-2027-natura-arte-e-itinerari-lontani-dalla-folla.html" title="Le migliori destinazioni europee da visitare nel 2027: natura, arte e itinerari lontani dalla folla">Le migliori destinazioni europee da visitare nel 2027: natura, arte e itinerari lontani dalla folla</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/le-migliori-destinazioni-europee-da-visitare-nel-2027-natura-arte-e-itinerari-lontani-dalla-folla.html" title="Le migliori destinazioni europee da visitare nel 2027: natura, arte e itinerari lontani dalla folla"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/quelles-sont-les-meilleures-destinations-en-europe-en-1790256260904_320.jpeg" alt="Le migliori destinazioni europee da visitare nel 2027: natura, arte e itinerari lontani dalla folla"></a></article></aside><p>Oggi il lavoro viene agevolato da attrezzature meccaniche come transpallet e carrelli elevatori, che rendono più semplici e rapide le operazioni di trasferimento, mantenendo viva una tradizione secolare.</p><h2>Dalle orangerie ai terrazzi: le cure autunnali degli agrumi</h2><p><strong>Apprezzati da secoli per il loro valore ornamentale, gli agrumi continuano a decorare giardini, terrazzi e balconi grazie al fogliame sempreverde, ai fiori profumati e ai frutti colorati</strong>. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere-1793532374555.jpeg" data-image="l0nrol8kfemd"><figcaption>Agrumi in vaso: foglie sempreverdi, fiori profumati e frutti colorati</figcaption></figure><p>La loro coltivazione al di fuori delle regioni di origine richiede tuttavia alcune attenzioni, soprattutto quando le temperature iniziano a diminuire.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794433" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/cos-e-un-cucamelon-la-anguria-messicana-in-miniatura-dal-sapore-di-cetriolo-e-con-un-tocco-di-agrumi.html" title="Cos'è un cucamelon, l'anguria messicana in miniatura dal sapore di cetriolo e con un tocco di agrumi?">Cos'è un cucamelon, l'anguria messicana in miniatura dal sapore di cetriolo e con un tocco di agrumi?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/cos-e-un-cucamelon-la-anguria-messicana-in-miniatura-dal-sapore-di-cetriolo-e-con-un-tocco-di-agrumi.html" title="Cos'è un cucamelon, l'anguria messicana in miniatura dal sapore di cetriolo e con un tocco di agrumi?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/que-es-el-cucamelon-la-sandia-miniatura-mexicana-con-sabor-a-pepino-y-toque-citrico-1791328518434_320.png" alt="Cos'è un cucamelon, l'anguria messicana in miniatura dal sapore di cetriolo e con un tocco di agrumi?"></a></article></aside><p><strong>Le strategie di protezione adottate oggi riprendono, in forma semplificata, una tradizione secolare</strong>: accorgimenti che permettono di mantenere queste piante decorative e dall’aspetto esotico anche in luoghi dove, in natura, non potrebbero prosperare spontaneamente.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/agrumi-in-vaso-dalla-maturazione-dei-frutti-alla-protezione-dal-freddo-le-cure-autunnali-da-conoscere.html</guid><dc:creator><![CDATA[Mattia Sansone]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Il buco nero che fa ombra al proprio disco: scoperto un sorprendente paradosso cosmico]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/il-buco-nero-che-fa-ombra-al-proprio-disco-scoperto-un-sorprendente-paradosso-cosmico.html</link><pubDate>Tue, 03 Nov 2026 16:00:00 +0000</pubDate><category>Astronomia</category><description><![CDATA[<p>Un buco nero si affievolisce, ma le regioni esterne del suo disco ricevono più radiazione. Uno studio su MAXI J0637−430 rivela un sorprendente effetto di auto-ombreggiamento che potrebbe cambiare i modelli di accrescimento cosmico.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/il-buco-nero-che-fa-ombra-al-proprio-disco-scoperto-un-sorprendente-paradosso-cosmico-1793699747885.jpg" data-image="dkund3mg7qrs" alt="Buco nero" title="Buco nero"><figcaption>I buchi neri si trovano al centro delle galassie e si nutrono di gas e polvere, che vengono attratti dal loro intenso campo gravitazionale. Sono circondati da un disco di accrescimento, costituito da materiale caldo in rotazione. Credit: NOIRLab/AURA/NSF/P. Marenfeld</figcaption></figure><p><strong>La Natura continua a proporre nuove sfide agli astronomi,</strong> e questi le accettano come nuove opportunità per conoscere più profondamente la Natura stessa. Tra le ultime sfide c'è quella di un buco nero che, con il suo comportamento paradossale, mette in dubbio gli attuali modelli spronando a trovarne di migliori.</p><h2>Un buco nero che si alimenta di una stella compagna</h2><p><strong>Il buco nero MAXI J0637−430</strong> è stato scoperto relativamente da poco, nel 2019, grazie ad un telescopio, il <strong><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/MAXI">telescopio MAXI</a></strong> da cui prende il nome, montato sulla Stazione Spaziale Internazionale (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stazione_spaziale_internazionale">ISS</a>). </p><div class="texto-destacado">L’agenzia spaziale giapponese JAXA nel 2009 ha ottenuto il permesso di poter montare un suo telescopio sulla ISS e che allora fu trasportato lassù dallo Space Shuttle Endeavour. Grazie al moto orbitale della stazione, il telescopio giapponese riesce a effettuare una scansione ai raggi X dell’intera volta celeste in meno di 2 ore.</div><p>Gli studi successivi alla scoperta, effettuati anche con altri telescopi sensibili alla radiazione X emessa dai buchi neri, tra cui i telescopi spaziali Swift e nuSTAR, scoprirono che <strong>si trova ad una distanza di circa 30 mila anni luce dal Sistema Solare, ha una massa tra le 5 e le 10 masse solari </strong>ed è legato ad una stella a cui sta sottraendo massa. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/il-buco-nero-che-fa-ombra-al-proprio-disco-scoperto-un-sorprendente-paradosso-cosmico-1793700170409.png" data-image="zn8gz6six312" alt="MAXI" title="MAXI"><figcaption>Il telescopio MAXI a raggi X a bordo della Stazione Spaziale internazionale. Credit: JAXA</figcaption></figure><p><strong>MAXI J0</strong><strong>637−430 è pertanto componente di un sistema binario</strong> il cui periodo di rotazione attorno al proprio centro di massa è di circa 2 ore.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Il buco nero <strong>MAXI J0637−430</strong> forma un sistema binario con una stella a cui sta sottraendo massa.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Studi recenti condotti all'<a href="https://www.iac.es/">Instituto de Astrofísica de Canarias </a>e coordinati dall’astronomo <strong>Montserrat Armas Padilla</strong> hanno scoperto un interessante comportamento di questo buco nero, comportamento che sta svelando come la struttura di questi oggetti sia ancor più complessa di quanto finora creduto.</p><h2>Il comportamento (apparentemente) paradossale di MAXI J0637−430</h2><p>Utilizzando lo spettrografo X-shooter montato sul Very Large Telescope dell'ESO, in Cile, <strong>gli astronomi hanno osservato che quando la luminosità centrale del buco nero diminuiva, quella delle regioni esterne del disco aumentava.</strong></p><p><strong>Un apparente paradosso, </strong>a cui però gli astronomi hanno dato una spiegazione.</p><div class="texto-destacado">Ricordiamo che i buchi neri non permettono alla luce da loro emessa di attraversare il cosiddetto <strong>orizzonte degli eventi</strong>, pertanto, sono oggetti invisibili (da qui l’aggettivo “neri”). Questa tipologia di buchi neri viene generalmente definita “dormiente”. Diversamente, i buchi neri “attivi” sono molto luminosi in quanto attirano a sé stelle e/o gas avvolgendone la massa in una sorta di disco a spirale. Questa massa, prima di precipitare sulla superficie, si surriscalda a tal punto da diventare brillantissima, rendendo il buco nero visibile a grandissima distanza.</div><p><strong>Quando il flusso di massa che precipita nel buco nero subisce occasionalmente un temporaneo incremento, si ha un picco di luminosità</strong>, chiamato in inglese <em>outburst</em>. Questo viene poi seguito da un ritorno graduale del disco alla normale luminosità.</p><p>Paradossalmente, <strong>MAXI J0637−430 dopo un suo outburst</strong>, ritornando ad un livello più basso di luminosità, <strong>ha mostrato un aumento della brillantezza del disco esterno</strong>, un comportamento imprevisto ed inizialmente inspiegabile.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Dopo un outburst, mentre il buco nero MAXI J0637−430 ritornava alla sua normale luminosità il disco esterno diventava più brillante.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>La possibile spiegazione<strong> è che l’outburst aumenti lo spessore del disco nelle regioni interne impedendo alla radiazione X di raggiungere e riscaldare anche le parti più esterne, che in qualche modo si ritrovano in ombra</strong>. Quando l’outburst finisce ed il disco interno si assottiglia, la radiazione X ancora elevata riesce a raggiungere e riscaldare il disco esterno.</p><figure><blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">A self-shadowing black hole accretion disk at sub-Eddington luminosities dlvr.it/TW1W08 ️ https://t.co/SFUiZWO5MK</p>— Nature Astronomy (@NatureAstronomy) <a href="https://x.com/NatureAstronomy/status/2113268516757594494?ref_src=twsrc%5Etfw">October 22, 2026</a></blockquote></figure><p><strong>Ciò che allora si osserva è che mentre la luminosità complessiva del buco nero diminuisce, quella locale del disco esterno aumenta.</strong></p><p>Il fenomeno ricorda quello di una lampada schermata da un paralume. Se riduciamo la potenza della lampadina ma contemporaneamente togliamo il paralume, alcune superfici precedentemente in ombra possono ricevere più luce di prima.</p><h2>Una scoperta che potrebbe cambiare i modelli dei buchi neri</h2><p><strong>La scoperta potrebbe influenzare diversi aspetti dell'astrofisica dei buchi neri,</strong> a cominciare dalla misura della loro velocità di rotazione, o spin.</p><p>Secondo gli attuali modelli, il rigonfiamento del disco avviene quando la luminosità raggiunge il limite di Eddington, cioè esercita una pressione tale da contrastare la gravità, che altrimenti manterrebbe il disco sottile.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="787569" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/una-stella-sfiora-sagittarius-a-cosi-potremo-misurare-la-rotazione-del-buco-nero-della-via-lattea.html" title="Una stella sfiora Sagittarius A*: così potremo misurare la rotazione del buco nero della Via Lattea">Una stella sfiora Sagittarius A*: così potremo misurare la rotazione del buco nero della Via Lattea</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/una-stella-sfiora-sagittarius-a-cosi-potremo-misurare-la-rotazione-del-buco-nero-della-via-lattea.html" title="Una stella sfiora Sagittarius A*: così potremo misurare la rotazione del buco nero della Via Lattea"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/una-stella-sfiora-sagittarius-a-cosi-potremo-misurare-la-rotazione-del-buco-nero-della-via-lattea-1788799239613_320.png" alt="Una stella sfiora Sagittarius A*: così potremo misurare la rotazione del buco nero della Via Lattea"></a></article></aside><p><strong>Nel caso di MAXI J0637−430 il rigonfiamento del disco</strong>, che ha messo in ombra la parte esterna dello stesso, <strong>è avvenuto a valori di circa il 10-20% del valore di Eddington.</strong></p><p>I parametri dei dischi dei buchi neri, quali la rotazione, dipendono dalle ipotesi adottate sulla geometria delle regioni più interne del disco. Se quest'ultimo risulta più spesso di quanto previsto, alcune stime potrebbero richiedere correzioni.</p><p>Come succede, con il progredire delle tecniche di osservazione ed analisi dei dati, e con la scoperta di una varietà sempre più ampia di oggetti,<strong> i modelli semplificati si mostrano inadeguati e nuovi sforzi teorici sono necessari per modellare sempre più fedelmente oggetti e fenomeni oltremodo complessi.</strong></p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Armas%20Padilla%2C%20M.%20et%20al." data-year="2026" data-title="A%20self-shadowing%20black%20hole%20accretion%20disk%20at%20sub-Eddington%20luminosities" data-url="https%3A%2F%2Fwww.nature.com%2Farticles%2Fs41550-026-03005-2">Armas Padilla, M. et al.. (2026). <a href="https://www.nature.com/articles/s41550-026-03005-2" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">A self-shadowing black hole accretion disk at sub-Eddington luminosities</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/il-buco-nero-che-fa-ombra-al-proprio-disco-scoperto-un-sorprendente-paradosso-cosmico.html</guid><dc:creator><![CDATA[Sergio Messina]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[I meteorologi spagnoli in allerta: una profonda depressione atlantica porterà una successione di fronti sulla Spagna]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-spagnoli-in-allerta-venerdi-6-si-intensifichera-una-depressione-atlantica-possibili-piogge-intense.html</link><pubDate>Tue, 03 Nov 2026 15:09:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>La formazione di una profonda depressione nell’Atlantico provocherà un cambio di scenario meteorologico sul finire della settimana. Una successione di fronti associati alla depressione interesserà la Spagna peninsulare e le Canarie. Ancora presto per sapere se anche l'Italia vedrà i suoi effetti: potrebbe averne nella settimana che inizia lunedì 9.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbt2v8y"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbt2v8y.jpg" id="xbt2v8y"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Da domenica scorsa, l’attenzione dei meteorologi spagnoli è concentrata sulle Canarie, dove il tempo è stato perturbato, con piogge molto intense accompagnate da temporali. In alcune zone delle isole occidentali si sono registrati accumuli molto rilevanti, mentre ieri, nelle prime ore della giornata, l’isola di La Palma è stata colpita da un blackout totale durato diverse ore. <strong>Oggi sono ancora attesi rovesci nell’arcipelago, ma più deboli e occasionali.</strong></p><p><strong>Il tempo peggiorerà questo martedì 3 sul Mediterraneo spagnolo</strong>, raggiunto da una massa d’aria fredda dalla quale si isolerà un’altra DANA, una depressione in quota che penetrerà da nord e da est nella Penisola Iberica, provocando un marcato calo delle temperature. <strong>Andranno quindi monitorati i rovesci lungo il versante mediterraneo peninsulare e sulle Baleari, perché potranno essere localmente forti. </strong></p><div class="texto-destacado"><strong> </strong><strong><strong>Nel video</strong></strong><br>Da venerdì 6 novembre un’ampia area di bassa pressione si approfondirà nell’Atlantico, con un minimo principale e diversi minimi secondari. Si avvicinerà alla Penisola Iberica, portando un importante cambiamento del tempo. C'è la possibilità che si apra una fase in cui treni di perturbazioni raggiungono anche il Mediterraneo centrale, Italia compresa.</div><p>Sul versante atlantico persiste invece la stabilità atmosferica, con tempo soleggiato, <strong>in attesa di un importante cambiamento sul finire della settimana.</strong></p><h2><strong>Una depressione atlantica profonda ed estesa si avvicinerà alla Penisola Iberica</strong></h2><p>Domani, nei pressi delle Azzorre, <strong>inizierà a formarsi l’area di bassa pressione che nei giorni successivi darà origine a una vasta e profonda depressione atlantica</strong>, con diversi minimi secondari. I suoi effetti cominceranno a farsi sentire sia sulle Canarie sia sulla Penisola Iberica sul finire della settimana. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/los-meteorologos-de-espana-vigilantes-crecera-una-borrasca-atlantica-con-frentes-de-lluvia-muy-eficientes-el-viernes-1793695832163.jpg" data-image="tshhbz1modoo"><figcaption>Venerdì la profonda depressione in formazione nell’Atlantico invierà un primo fronte piovoso verso l’ovest della Penisola Iberica. Sarà l’anticipo di quanto arriverà nei giorni successivi, con una forte ondata di maltempo e piogge capaci di produrre accumuli elevati.</figcaption></figure><p> Nel frattempo, domani l’instabilità atmosferica persisterà nell’area mediterranea, sia sul<strong> mare di Alborán sia nel sud-est della Spagna, nella Comunità Valenciana e sulle Baleari</strong>, dove si verificheranno <strong>forti rovesci temporaleschi</strong>. </p><p><strong>Giovedì continueranno i rovesci e i temporali sul Mediterraneo, con una tendenza ad attenuarsi nel corso della giornata</strong>, tranne nel nord-est della Catalogna, dove potranno essere intensi nella seconda metà del giorno. La depressione si sarà già formata nell’Atlantico settentrionale, anche se si troverà ancora lontano dalla Penisola Iberica. Genererà un primo fronte che porterà nuvolosità sul sud peninsulare e sulle Canarie.</p><h2><strong>La depressione invierà una successione di fronti</strong></h2><p><strong>Venerdì un primo fronte associato alla depressione raggiungerà l’ovest dell’arcipelago delle Canarie e l’estremità occidentale della Penisola Iberica</strong>, portando piogge sulle isole occidentali delle Canarie, in Galizia (dove saranno intense e persistenti), nell’estremo ovest della Castiglia e León e in Estremadura. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/los-meteorologos-de-espana-vigilantes-crecera-una-borrasca-atlantica-con-frentes-de-lluvia-muy-eficientes-el-viernes-1793695892312.jpg" data-image="1cjmae4as40g"><figcaption>La depressione convoglierà un fiume di umidità subtropicale, che potrebbe intensificare le precipitazioni sulle Canarie e sull’ovest della Penisola Iberica.</figcaption></figure><p><strong>Sarà l’anticipo dei successivi fronti che la depressione genererà nei giorni seguenti, dando probabilmente origine a una</strong> <strong>fase di maltempo autunnale con piogge</strong> capaci di produrre accumuli molto rilevanti nei grandi bacini idrografici del versante atlantico peninsulare.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796453" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-italia-breve-tregua-dopo-il-ciclone-ma-da-giovedi-correnti-umide-da-ovest-riportano-piogge-verso-il-weekend.html" title="Meteo, nuovo possibile peggioramento da giovedì 5: correnti umide da ovest riportano la pioggia, weekend a rischio">Meteo, nuovo possibile peggioramento da giovedì 5: correnti umide da ovest riportano la pioggia, weekend a rischio</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-italia-breve-tregua-dopo-il-ciclone-ma-da-giovedi-correnti-umide-da-ovest-riportano-piogge-verso-il-weekend.html" title="Meteo, nuovo possibile peggioramento da giovedì 5: correnti umide da ovest riportano la pioggia, weekend a rischio"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/meteo-italia-breve-tregua-dopo-il-ciclone-ma-da-giovedi-correnti-umide-da-ovest-riportano-piogge-verso-il-weekend-1793705229496_320.jpg" alt="Meteo, nuovo possibile peggioramento da giovedì 5: correnti umide da ovest riportano la pioggia, weekend a rischio"></a></article></aside><p><strong>Sabato le piogge si estenderanno a tutto il quadrante nord-occidentale della Penisola Iberica</strong>, potendo raggiungere anche altre zone del nord. Sulle Canarie occidentali il tempo resterà piovoso, con ulteriori accumuli. Domenica un fronte molto attivo investirà in pieno l’ovest peninsulare, dove sono probabili piogge abbondanti e intense.</p><div class="texto-destacado">Possibile coinvolgimento dell'Italia? Ancora è presto per poter confermare un coinvolgimento dell'Italia, ma i modelli già indicano la possibilità che questa depressione atlantica, in spostamento verso est, porti una serie di perturbazioni sull'Italia nella seconda parte della settimana che inizia lunedì 9.</div><p><strong>Sarà nei primi giorni della prossima settimana che le piogge si estenderanno a gran parte della Penisola Iberica</strong>. <strong>Pioverà in modo persistente e intenso</strong>. La depressione, alla quale probabilmente verrà assegnato un nome, continuerà a evolvere per diversi giorni al largo delle coste atlantiche della Galizia e del Portogallo.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-spagnoli-in-allerta-venerdi-6-si-intensifichera-una-depressione-atlantica-possibili-piogge-intense.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Un’onda record di 16,6 metri nel Mediterraneo: uno studio ricostruisce la forza del ciclone Harry]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/onde-record-nel-mediterraneo-uno-studio-svela-i-fattori-che-amplificano-il-rischio-costiero.html</link><pubDate>Tue, 03 Nov 2026 14:00:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Il ciclone Harry, che ha interessato il Mediterraneo centrale tra il 19 e il 22 gennaio 2026, rappresenta uno degli eventi meteo-marini più intensi mai osservati nell'area. Un nuovo studio svela i fattori che amplificano il rischio costiero.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/onde-record-nel-mediterraneo-uno-studio-svela-i-fattori-che-amplificano-il-rischio-costiero-1793709233823.jpeg" data-image="8fdexkts1iit" alt="ciclone Harry onde" title="ciclone Harry onde"><figcaption>Un'onda alta 16,6 metri, la più elevata mai registrata nel Mar Mediterraneo, condizioni marine eccezionali e segnali rilevabili persino dalle reti sismiche, quelli causati dal ciclone Harry.</figcaption></figure><p><strong>Un’onda di 16,6 metri, mareggiate eccezionali e segnali rilevati persino dalle reti sismiche</strong>. Il ciclone Harry, che ha colpito il Mediterraneo centrale tra il 19 e il 22 gennaio 2026, è stato<strong> uno degli eventi meteo-marini più intensi mai osservati nell’area</strong>. Causò gravissimi danni lungo le coste di Sicilia, Sardegna, Calabria e Malta. Le violente mareggiate provocarono allagamenti, erosione delle spiagge e danni alle infrastrutture costiere. </p><p>Ora un nuovo studio ne ricostruisce la dinamica e spiega perché, a parità di condizioni marine, <strong>alcune coste abbiano subito conseguenze molto più gravi di altre.</strong></p><p>La ricerca, intitolata <em>“Unprecedented storm impact in the Mediterranean revealed by models and seismic noise during Cyclone Harry”</em>, è stata pubblicata su <strong>Communications Earth & Environment, rivista del gruppo Nature</strong>, ed è stata coordinata da Giovanni Scicchitano, dell’Università di Bari Aldo Moro, e Andrea Cannata, dell’Università di Catania.</p><p>Il risultato centrale riguarda il ruolo della <strong>forma delle coste e dei fondali</strong>, che può amplificare gli effetti delle mareggiate e favorire la penetrazione dell’acqua nell’entroterra.</p><h2>L’onda di 16,6 metri registrata nel Canale di Sicilia</h2><p>Per ricostruire l’evento, i ricercatori hanno integrato dati satellitari, osservazioni di boe e mareografi, rilievi topografici e dei fondali, sopralluoghi e simulazioni numeriche ad alta risoluzione.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg> Tra i dati più rilevanti figura <strong>l’onda di 16,6 metri registrata da una boa della Rete Ondametrica Nazionale dell’ISPRA</strong>, nel Canale di Sicilia, tra Portopalo di Capo Passero e Malta: secondo lo studio, la più alta mai misurata nel Mediterraneo. Le simulazioni hanno inoltre indicato altezze d’onda superiori ai 10 metri nel Mar Ionio. <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Tra i dati più rilevanti figura <strong>l’onda di 16,6 metri registrata da una boa della Rete Ondametrica Nazionale dell’ISPRA</strong>, nel Canale di Sicilia, tra Portopalo di Capo Passero e Malta: secondo lo studio, la più alta mai misurata nel Mediterraneo. Le simulazioni hanno inoltre indicato altezze d’onda superiori ai 10 metri nel Mar Ionio.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/onde-record-nel-mediterraneo-uno-studio-svela-i-fattori-che-amplificano-il-rischio-costiero-1793709129675.jpg" data-image="rlf0f5sh1abh"><figcaption>Effetti della storica mareggiata causata dal ciclone Harry in località Ognina (Siracusa, Sicilia sudorientale). Gli enormi blocchi sono stati spostati fin sulla strada dalle onde. </figcaption></figure><p>L’analisi ha permesso di ricostruire i processi che hanno trasformato una configurazione atmosferica eccezionale in inondazioni costiere, erosione e danni alle infrastrutture.</p><h2>La forza del mare rilevata dalle reti sismiche</h2><p>L’eccezionalità del ciclone emerge anche dai dati sismologici. L’energia delle onde marine, trasferendosi al suolo, ha provocato un forte aumento del <strong>rumore microsismico</strong>, ossia delle vibrazioni generate dall’interazione tra il mare e la Terra solida.</p><p>Analizzando i dati di <strong>55 stazioni sismiche distribuite nel Mediterraneo</strong>, i ricercatori hanno rilevato valori senza precedenti in molte delle serie storiche dell’area ionica.</p><p>«In questo quadro il microseism si propone come uno strumento complementare ai sistemi tradizionali di monitoraggio dello stato del mare, utile sia per seguire le mareggiate in tempo reale, sia per rileggere, attraverso le serie storiche, come gli eventi estremi a cui stiamo assistendo si collochino rispetto a quelli del passato», spiega <strong>Alfio Marco Borzì</strong>, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania.</p><h2>Perché alcune coste sono più vulnerabili</h2><p>Le simulazioni condotte in <strong>19 siti costieri di Sicilia, Sardegna, Calabria e Malta</strong> hanno mostrato quanto contino le caratteristiche locali del territorio.</p><p>Canyon sottomarini, antichi canali, depressioni alle spalle delle dune e pianure alluvionali possono favorire l’ingresso e l’accumulo dell’acqua marina nell’entroterra. Durante il ciclone Harry, <strong>in alcuni siti le inondazioni si sono spinte per oltre 500 metri dalla linea di costa</strong>.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="750267" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/ciclone-harry-una-boa-dell-ispra-registra-un-onda-di-16-metri-a-sud-della-sicilia-nuovo-record-per-il-mediterraneo.html" title="Ciclone Harry: una boa dell'Ispra registra un'onda di 16 metri a sud della Sicilia, nuovo record per il Mediterraneo">Ciclone Harry: una boa dell'Ispra registra un'onda di 16 metri a sud della Sicilia, nuovo record per il Mediterraneo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/ciclone-harry-una-boa-dell-ispra-registra-un-onda-di-16-metri-a-sud-della-sicilia-nuovo-record-per-il-mediterraneo.html" title="Ciclone Harry: una boa dell'Ispra registra un'onda di 16 metri a sud della Sicilia, nuovo record per il Mediterraneo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/ciclone-harry-una-boa-dell-ispra-registra-un-onda-di-16-metri-a-sud-della-sicilia-nuovo-record-per-il-mediterraneo-1768997681896_320.jpg" alt="Ciclone Harry: una boa dell'Ispra registra un'onda di 16 metri a sud della Sicilia, nuovo record per il Mediterraneo"></a></article></aside><p>«Lo studio mostra che la vulnerabilità delle coste non dipende solo dall’intensità della mareggiata, ma anche da fattori locali, gli amplificatori, che possono essere individuati prima dell’evento integrando rilievi ad alta risoluzione, modellazione e monitoraggio», spiega <strong>Giovanni Scardino</strong>, ricercatore dell’INGV, sezione di Roma 2. «Conoscerli permette di orientare le scelte urbanistiche, la localizzazione delle infrastrutture e le strategie di adattamento».</p><h2>Dalla ricerca ai sistemi di allerta</h2><p>Lo studio è stato realizzato nell’ambito di <strong>WAVEGUARD</strong>, progetto finanziato dal Programma Interreg Italia-Malta e coordinato dall’Università di Catania, con l’obiettivo di migliorare il monitoraggio e la mitigazione dei rischi meteo-marini nel Canale di Sicilia.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="750228" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/la-storica-mareggiata-del-20-gennaio-2026-in-sicilia-orientale-ecco-cosa-ha-reso-le-onde-cosi-alte-e-distruttive.html" title="VIDEO della storica mareggiata del 20 gennaio 2026 in Sicilia orientale: cosa ha reso le onde così alte e distruttive?">VIDEO della storica mareggiata del 20 gennaio 2026 in Sicilia orientale: cosa ha reso le onde così alte e distruttive?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/la-storica-mareggiata-del-20-gennaio-2026-in-sicilia-orientale-ecco-cosa-ha-reso-le-onde-cosi-alte-e-distruttive.html" title="VIDEO della storica mareggiata del 20 gennaio 2026 in Sicilia orientale: cosa ha reso le onde così alte e distruttive?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/la-storica-mareggiata-del-20-gennaio-2026-in-sicilia-orientale-ecco-cosa-ha-reso-le-onde-cosi-alte-e-distruttive-1768998536540_320.jpg" alt="VIDEO della storica mareggiata del 20 gennaio 2026 in Sicilia orientale: cosa ha reso le onde così alte e distruttive?"></a></article></aside><p>Hanno contribuito ricercatori di INGV, CNR, Università di Palermo e Malta, ISPRA, Colorado State University e Royal Observatory of Belgium.</p><p>I risultati sono consultabili anche attraverso <strong>ARCHIMEDE</strong>, la piattaforma Web-GIS che raccoglie e condivide dati sui cicloni mediterranei, e contribuiranno allo sviluppo dei sistemi prototipali di allerta previsti dal progetto.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Scardino%2C%20G.%2C%20Borz%C3%AC%2C%20A.M.%2C%20Alberti%2C%20T.%20et%20al." data-year="2026" data-title="Unprecedented%20storm%20impact%20in%20the%20Mediterranean%20revealed%20by%20models%20and%20seismic%20noise%20during%20Cyclone%20Harry.%20Commun%20Earth%20Environ%20(2026)." data-url="https%3A%2F%2Fdoi.org%2F10.1038%2Fs43247-026-04187-3">Scardino, G., Borzì, A.M., Alberti, T. et al.. (2026). <a href="https://doi.org/10.1038/s43247-026-04187-3" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Unprecedented storm impact in the Mediterranean revealed by models and seismic noise during Cyclone Harry. Commun Earth Environ (2026).</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/onde-record-nel-mediterraneo-uno-studio-svela-i-fattori-che-amplificano-il-rischio-costiero.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item></channel></rss>