<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0"><channel><title>Meteored Italia</title><link>https://www.ilmeteo.net</link><description>Notizie meteo - Il tempo. Previsioni meteo in Italia - Previsioni meteo sempre aggiornate. I nostri esperti in meteorologia riportano le ultime notizie del tempo, sempre aggiornate. Su ilmeteo.net le previsioni meteo per l'Italia e per il mondo.</description><language>it</language><lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 23:40:20 +0000</lastBuildDate><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 23:40:20 +0000</pubDate><atom:link href="https://www.ilmeteo.net/feed/" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[ Copyright 2026 Meteored ]]></copyright><image><url>https://www.ilmeteo.net/imagenes/logo_rss.png</url><title>Meteored Italia</title><link>https://www.ilmeteo.net</link><width>144</width><height>144</height></image><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>6</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Gli anelli impossibili di Chariklo: quale forza impedisce loro di disperdersi nello spazio?]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/gli-anelli-impossibili-di-chariklo-quale-forza-impedisce-loro-di-disperdersi-nello-spazio.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 18:00:00 +0000</pubDate><category>Astronomia</category><description><![CDATA[<p>Attorno a Chariklo, un piccolo corpo celeste oltre Saturno, esistono due sottilissimi anelli che sfidano le leggi della dinamica orbitale. Risonanze gravitazionali e satelliti ancora sconosciuti potrebbero spiegare come riescano a sopravvivere.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/gli-anelli-impossibili-di-chariklo-quale-forza-impedisce-loro-di-disperdersi-nello-spazio-1792926423921.jpg" data-image="29hx2dqpdkdd" alt="Chariklo" title="Chariklo"><figcaption>Rappresentazione artistica del centauro Chariklo, circondato da due anelli sottili. Le loro dimensioni sono estremamente ridotte rispetto a quelle dei grandi sistemi planetari. Credit: ESO/L. Calçada/M. Kornmesser/Nick Risinger</figcaption></figure><p><strong>E’ sorprendente come l’asteroide Chariklo, di appena 250 km di diametro, riesca a mantenere attorno a sé un sistema di anelli sottili e ben definiti</strong>. </p><p>Le leggi della meccanica celeste suggeriscono, infatti, che strutture così delicate dovrebbero progressivamente allargarsi, deformarsi, perdere materiale ed eventualmente scomparire. Eppure, <strong>dal 2013 data di scoperta, gli anelli sono ancora lì, sorprendentemente ben definiti.</strong> La risposta potrebbe nascondersi in un delicato equilibrio tra collisioni, risonanze gravitazionali e l'eventuale presenza di minuscole lune ancora invisibili ai telescopi.</p><h2>Perché gli anelli dovrebbero disperdersi?</h2><p><strong>Chariklo è un piccolo asteroide,</strong> dal diametro di circa 250 km, che orbita attorno al Sole (in circa 70 anni), ad una distanza di circa un miliardo di chilometri, <strong>tra le orbite di Saturno e Urano.</strong> Di piccoli corpi rocciosi come lui ne esistono numerosi e la loro famiglia è chiamata dei <strong><a href="https://asteroidiedintorni.blog/2018/01/09/viaggio-fra-i-centauri/">Centauri</a></strong>.</p><p>Chariklo però si distingue dai fratelli per la presenza di un sistema di due anelli, chiamati, rispettivamente, <strong>C1R il più interno</strong> a 390 km di distanza dall’asteroide, e <strong>C2R il più esterno</strong> a 405 km.</p><p>Questi anelli sono molto sottili, 6-7 km C1R e circa 2 km C2R. Proprio questa loro sottigliezza suscita non poca curiosità negli astronomi.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Chariklo è un asteroide della famiglia dei Centauri con un sistema di due anelli.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p><strong>Gli anelli sono costituiti di rocce di diversa grandezza </strong>e ciascuna roccia orbita attorno all’asteroide quasi indipendentemente dalla presenza delle altre, soggetta principalmente alla forza di gravità dell’asteroide centrale. <strong>Il moto di ciascun frammento di roccia è descritto dalle leggi di Keplero, </strong>per cui le rocce più interne orbitano più rapidamente di quelle più esterne. Quindi, <strong>non si tratta di una struttura rigida</strong>, ma di singole rocce che condividono la stessa regione di spazio ma all’interno della quale procedono ognuna con propria traiettoria e velocità.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="789452" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/per-stupirsi-non-servono-buchi-neri-o-supernove-basta-un-sasso-di-250-km-con-due-anelli.html" title="Per stupirsi non servono buchi neri o supernove: basta un “sasso” di 250 km con due anelli">Per stupirsi non servono buchi neri o supernove: basta un “sasso” di 250 km con due anelli</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/per-stupirsi-non-servono-buchi-neri-o-supernove-basta-un-sasso-di-250-km-con-due-anelli.html" title="Per stupirsi non servono buchi neri o supernove: basta un “sasso” di 250 km con due anelli"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/per-stupirsi-non-servono-buchi-neri-o-supernove-basta-un-sasso-di-250-km-con-due-anelli-1789814309774_320.jpg" alt="Per stupirsi non servono buchi neri o supernove: basta un “sasso” di 250 km con due anelli"></a></article></aside><p>In tali sistemi ciò che succede è che <strong>le rocce più veloci possono raggiungere ed urtare quelle più lente</strong> e le collisioni possono trasferire energia e momento angolare da un'orbita all'altra.</p><p>Questo processo, che viene chiamato<strong> diffusione viscosa</strong>, tende progressivamente ad allargare gli anelli. È un fenomeno già conosciuto nello studio degli anelli di Saturno.</p><figure><blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">James Webb caught Chariklos rings changing in real time Tiny worlds at the edge of the Solar System were supposed to wear their rings like quiet jewelry stable, slow, almost frozen in time. Chariklo just proved otherwise. The James Webb Space Telescope has shown that this centaurs two rings are evolving in opposite directions over just a few years. Chariklo is a hybrid body about 250 kilometers across, orbiting between Jupiter and Neptune. It has traits of both asteroids and comets. Discovered in 1997, it made headlines in 2013 when astronomers found two narrow, dense rings around it a rarity for such a small object. Those rings are too thin and too far away to photograph directly, even with Webb. The only way to map them is a stellar occultation: when Chariklo briefly passes in front of a distant star, the rings dim the starlight, and that flicker reveals their structure. On October 18, 2022, researchers used Webb for the first stellar occultation that had been specifically predicted and planned for the telescope and it worked. Chariklo was moving relative to Webb at only about 2.5 kilometers per second, giving an unusually sharp look at the rings. Compared with occultations from the past decade, the result was unexpected. The rings had barely moved. Their density had. The inner ring became much more opaque roughly 50 percent more. The outer ring faded, with its signal dropping by about 60 percent. One ring looks like it is gaining material or grinding larger particles into finer dust. The other looks like it is losing material and may even be temporary. The cause is still unknown. It could be real evolution, a difference between infrared and earlier visible-light observations, or both. What is clear is that rings around small bodies are not static decorations. They can change fast. The observation itself is a milestone: the first planned occultation successfully captured by James Webb. It opens a new way to watch how rings form, evolve, and survive not just around giant planets, but around the Solar Systems overlooked wanderers.</p>— Black Hole (@konstructivizm) <a href="https://x.com/konstructivizm/status/2100025625335460022?ref_src=twsrc%5Etfw">September 16, 2026</a></blockquote></figure><p><strong>Il fatto che entrambi gli anelli rimangono sottili invece di allargarsi è il primo motivo di curiosità.</strong> Inoltre, i reciproci urti potrebbero portare i frammenti più piccoli ad aggregarsi in frammenti più grandi. Diversamente, le forze mareali che agiscono con intensità diversa sui diversi frammenti possono ostacolare questo processo.</p><p>Alla luce di queste evidenze osservative e considerazioni teoriche ci si chiede <strong>che cosa impedisce alle particelle di disperdersi e che cosa evita che si riuniscano in un piccolo satellite?</strong></p><h2>Risonanze gravitazionali: quando la gravità diventa un alleato</h2><p>Una possibile soluzione arriva da un fenomeno chiamato <strong>risonanza orbitale</strong>.</p><p>Per comprenderlo, pensiamo a un'altalena. Se le diamo piccole spinte a intervalli regolari, sincronizzati con il suo movimento, possiamo modificarne progressivamente l'oscillazione. Una situazione analoga può verificarsi nello spazio quando i movimenti di due corpi sono legati da rapporti precisi tra i rispettivi periodi.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="789856" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/la-nasa-scopre-un-nuovo-enorme-cratere-sulla-luna-si-e-schiantato-un-asteroide-come-un-palazzo-di-sei-piani.html" title="La NASA scopre un nuovo enorme cratere sulla Luna: 'si è schiantato un asteroide grande come un palazzo di sei piani'">La NASA scopre un nuovo enorme cratere sulla Luna: "si è schiantato un asteroide grande come un palazzo di sei piani"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/la-nasa-scopre-un-nuovo-enorme-cratere-sulla-luna-si-e-schiantato-un-asteroide-come-un-palazzo-di-sei-piani.html" title="La NASA scopre un nuovo enorme cratere sulla Luna: 'si è schiantato un asteroide grande come un palazzo di sei piani'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/un-impatto-una-volta-al-secolo-ha-creato-un-nuovo-grande-cratere-sulla-luna-1790062722871_320.png" alt="La NASA scopre un nuovo enorme cratere sulla Luna: 'si è schiantato un asteroide grande come un palazzo di sei piani'"></a></article></aside><p>Sappiamo che essendo Chariklo di forma irregolare, il suo campo gravitazionale non perfettamente uniforme può esercitare perturbazioni periodiche sulle particelle degli anelli.</p><div class="texto-destacado">Sappiamo che Chariklo ruota attorno a sé stesso con un periodo di circa 7 ore, mentre i suoi anelli orbitano attorno a Chariklo con un periodo di circa 20 ore. Questo significa che rotazione e moto orbitale sono quasi in risonanza 1:3. </div><p>Uno studio pubblicato nel marzo 2026 su<em> Astronomy & Astrophysics</em> dagli astronomi Heikki Salo e Bruno Sicardy ha mostrato, attraverso simulazioni numeriche, che <strong>questa risonanza può contribuire a concentrare le particelle entro una regione relativamente stretta</strong>, contrastando la naturale tendenza degli anelli ad allargarsi.</p><p>Questa potrebbe essere la spiegazione al fatto che nel tempo gli anelli rimangano sottili.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/gli-anelli-impossibili-di-chariklo-quale-forza-impedisce-loro-di-disperdersi-nello-spazio-1792926647708.png" data-image="2523ulbo4mwj" alt="Chariklo" title="Chariklo"><figcaption>Schema dell'occultazione stellare osservata il 18 ottobre 2022. Le diminuzioni di luminosità della stella permettono di identificare gli anelli e ricostruirne alcune proprietà. Credit: ESA/Webb</figcaption></figure><p>Tuttavia, le stesse simulazioni dicono che la risonanza può provocare, nel lungo periodo, una lenta migrazione delle particelle verso l'esterno.</p><p>Per arrestare tale processo potrebbe intervenire un altro protagonista: <strong>un piccolo satellite pastore.</strong></p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Risonanze gravitazionali e piccole lune potrebbero contenere gli anelli impedendone la dispersione.<br><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>I “pastori” sono delle lune la cui attrazione gravitazionale contribuisce a delimitare un anello, impedendo l'eccessivo allargamento, in analogia all'azione del pastore che impedisce al gregge di disperdersi. Basterebbe una luna di circa 1 km di diametro a impedire la dispersione degli anelli. Tuttavia, è troppo piccola perché possa essere osservata con gli attuali telescopi.</p><h2>Anelli eterni o strutture destinate a scomparire?</h2><p><strong>La domanda a cui gli astronomi vorrebbe rispondere è se questi anelli siano strutture eterne o transitorie</strong> che stiamo oggi osservando ma che in futuro scompariranno dopo essersi disperse nello spazio.</p><div class="texto-destacado">Sappiamo che quello di Chariklo non è un caso unico. Anelli sono stati osservati anche attorno agli asteroidi Haumea e Quaoar.</div><p>Le recenti osservazioni con il telescopio James Webb, quando confrontate con le precedenti effettuate con Hubble, hanno rilevato <strong>una variazione nell’opacità degli anelli</strong>. Questa potrebbe essere dovuta alla diversa lunghezza d’onda a cui osservano Hubble e James Webb. Nel caso in cui non si tratti di un effetto strumentale ma di un’evoluzione fisica, questa potrebbe suggerire che<strong> gli anelli siano strutture dinamiche nelle quali il materiale può essere redistribuito, perduto o eventualmente rifornito.</strong></p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Gli anelli di Chariklo potrebbero non essere destinati a durare indefinitamente.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Un sistema di anelli potrebbe attraversare un ciclo evolutivo nel quale il materiale prodotto da una collisione viene inizialmente distribuito lungo le orbite, successivamente confinato dall'azione delle risonanze e infine disperso quando i meccanismi di stabilizzazione non riescono più a contrastarne l'evoluzione.</p><p>È uno scenario ancora da verificare.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="783990" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/asteroidi-potenzialmente-pericolosi-pho-come-l-italia-monitora-le-minacce-cosmiche-e-il-rischio-di-impatto.html" title="Asteroidi potenzialmente pericolosi (PHO): come l’Italia monitora le minacce cosmiche e il rischio di impatto">Asteroidi potenzialmente pericolosi (PHO): come l’Italia monitora le minacce cosmiche e il rischio di impatto</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/asteroidi-potenzialmente-pericolosi-pho-come-l-italia-monitora-le-minacce-cosmiche-e-il-rischio-di-impatto.html" title="Asteroidi potenzialmente pericolosi (PHO): come l’Italia monitora le minacce cosmiche e il rischio di impatto"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/asteroidi-potenzialmente-pericolosi-pho-come-l-italia-monitora-le-minacce-cosmiche-e-il-rischio-di-impatto-1786889429214_320.jpeg" alt="Asteroidi potenzialmente pericolosi (PHO): come l’Italia monitora le minacce cosmiche e il rischio di impatto"></a></article></aside><p><strong>Rimane quindi la domanda fondamentale: </strong>stiamo osservando sistemi sopravvissuti per tempi lunghissimi grazie a sofisticati equilibri gravitazionali, oppure strutture relativamente giovani e transitorie?</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimenti della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Salo%2C%20H.%20%26%20Sicardy%2C%20B." data-year="2026" data-title="Rings%20around%20irregular%20bodies.%20II.%20Numerical%20simulations%20of%20the%201%2F3%20spin-orbit%20resonance%20confinement%20and%20applications%20to%20Chariklo." data-url="https%3A%2F%2Fwww.aanda.org%2Farticles%2Faa%2Ffull_html%2F2026%2F04%2Faa56946-25%2Faa56946-25.html">Salo, H. & Sicardy, B.. (2026). <a href="https://www.aanda.org/articles/aa/full_html/2026/04/aa56946-25/aa56946-25.html" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Rings around irregular bodies. II. Numerical simulations of the 1/3 spin-orbit resonance confinement and applications to Chariklo.</a>.</cite><br><cite data-author="Santos-Sanz%2C%20P.%20et%20al." data-year="2026" data-title="WST%20stellar%20occultation%20reveals%20unexpected%20changes%20in%20Chariklo's%20ring%20system" data-url="https%3A%2F%2Fwww.science.org%2Fdoi%2F10.1126%2Fsciadv.aeh4794">Santos-Sanz, P. et al.. (2026). <a href="https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.aeh4794" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">WST stellar occultation reveals unexpected changes in Chariklo's ring system</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/gli-anelli-impossibili-di-chariklo-quale-forza-impedisce-loro-di-disperdersi-nello-spazio.html</guid><dc:creator><![CDATA[Sergio Messina]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Fragole: il mese in cui piantarle e gli errori che compromettono il raccolto]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/fragole-il-mese-in-cui-piantarle-e-gli-errori-che-compromettono-il-raccolto.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 17:04:00 +0000</pubDate><category>Piante</category><description><![CDATA[<p>La pianta di fragola arriva priva di foglie, simile a una radice disseccata. Ciò che accade nei dieci minuti successivi — e, in particolare, la profondità a cui viene piantata — determina il raccolto primaverile.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/morangueiro-o-mes-de-plantar-e-os-erros-que-comprometem-a-colheita-1792661557414.png" data-image="mujpt1aefszd" alt="fragole" title="fragole"><figcaption>Pianta di fragola a radice nuda in fase di messa a dimora, con il colletto posizionato esattamente al livello del terreno.</figcaption></figure><p>Il terreno avrebbe dovuto essere preparato già dall'estate, e ora arriva la parte che sembra la più semplice di tutte: scavare una buca e metterci la pianta. Eppure è proprio qui che si compromette la maggior parte dei <strong>raccolti di fragole</strong>, quasi sempre per una questione di pochi millimetri.</p><h2>Tutto dipende dall'altezza a cui si trova la corona</h2><p>Osservando la pianta appena arrivata, si vede un fascio di radici e, in cima, un breve ingrossamento da cui spunteranno le foglie. È proprio lì che si decide la riuscita dell'intera piantagione.</p><p><strong>Questa zona ingrossata tra le radici e le foglie si chiama corona.</strong> È la parte vitale della pianta di fragola, quella da cui nascono tutti i germogli, e l'unica che non deve essere né interrata né lasciata esposta all'aria. Deve trovarsi esattamente al livello del terreno.</p><p><strong>Se interrata, la corona marcisce nelle prime settimane di pioggia e la pianta muore senza mai riuscire ad attecchire.</strong> Se è troppo alta, le radici rimangono esposte, si seccano al primo vento e la pianta deperisce.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>La differenza tra una pianta di fragola che attecchisce e una che marcisce è di pochi millimetri, e dipende dall'altezza a cui si trova la corona.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Vale la pena piantare con calma e controllare ogni singola pianta, perché è un'operazione che non si può correggere in seguito.</p><h2>Dalla cassetta al terreno, nello stesso giorno</h2><p>La pianta arriva in riposo vegetativo e senza foglie, ed è normale dubitare che sia viva. Lo è, ma ha fretta. E ha un nome preciso, che compare nei cataloghi e sulle etichette dei vivai.</p><div class="texto-destacado">Pianta frigoconservata-Pianta di fragola estirpata dal vivaio durante il riposo vegetativo, privata delle foglie e conservata in una cella frigorifera, a circa uno o due gradi sotto zero, fino al momento della vendita. Arriva senza foglie e con l'aspetto di una radice secca, ma è viva e ricca di riserve, e riprende a crescere vigorosamente appena trova un terreno umido.</div><p>Accanto a questa si trova anche la pianta fresca, estirpata in vivaio e venduta subito, ancora con alcune foglie e con le radici attive. Anche questa è adatta alla messa a dimora in questo periodo, e tutte le indicazioni che seguono valgono per entrambe.</p><p>Se le radici sono molto lunghe, accorciatele fino a circa dieci centimetri, in modo che entrino dritte nella buca. Le radici ripiegate verso l'alto all'interno della buca sono un altro errore frequente e danno origine a piante deboli.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/morangueiro-o-mes-de-plantar-e-os-erros-que-comprometem-a-colheita-1792661785792.png" data-image="9qqo7637dun9"><figcaption>Pianta di fragola messa a dimora in un terreno soffice, facendo attenzione a non coprire la corona</figcaption></figure><p><strong>Immergete le radici in acqua per quindici-trenta minuti prima di piantare, e non più a lungo</strong>. L'obiettivo è reidratarle, non affogarle.</p><p>E, soprattutto, non lasciate le piante al sole mentre lavorate. Le radici si seccano in pochi minuti. Tenetele coperte con un panno umido e prendetene una alla volta.</p><p>Gli errori di questa fase si ripetono ogni anno e sono sempre gli stessi. La tabella seguente raccoglie i più comuni, con le loro conseguenze e le indicazioni per evitarli.</p><table><thead><tr><th scope="col"><p>Errore</p></th><th scope="col"><p>Cosa succede</p></th><th scope="col"><p>Come evitarlo</p></th></tr></thead><tbody><tr><td><p>Corona interrata</p></td><td><p>Marcisce con le piogge invernali</p></td><td><p>Lasciarla esattamente al livello del terreno</p></td></tr><tr><td><p>Corona troppo alta</p></td><td><p>Le radici esposte si seccano</p></td><td><p>Aggiungere terra fino alla base della corona</p></td></tr><tr><td><p>Radici ripiegate nella buca</p></td><td><p>Pianta debole e scarsa produzione</p></td><td><p>Accorciarle a dieci centimetri e sistemarle dritte</p></td></tr><tr><td><p>Radici al sole prima della messa a dimora</p></td><td><p>Morte della pianta in pochi giorni</p></td><td><p>Coprire con un panno umido e piantare una pianta alla volta</p></td></tr><tr><td><p>Piante troppo vicine</p></td><td><p>Scarsa circolazione d'aria, più malattie, frutti piccoli</p></td><td><p>Lasciare trenta-trentacinque centimetri tra le piante</p></td></tr><tr><td><p>Letame fresco nella buca</p></td><td><p>Marciume della corona e delle radici</p></td><td><p>Compost maturo, distribuito in estate</p></td></tr><tr class="pie-tabla"><td colspan="3">Errori più frequenti nella messa a dimora autunnale delle fragole, con le conseguenze abituali e le indicazioni per evitarli. Le distanze indicate si riferiscono alla coltivazione su un'aiuola rialzata a due file. Fonte: elaborazione propria.</td></tr></tbody></table><h2>Dopo la messa a dimora, tre settimane di attenzione</h2><p><strong>La pianta non ha foglie da cui traspirare,</strong> ma deve sviluppare nuove radici, e per farlo ha bisogno di un terreno costantemente umido.</p><p>Annaffiate subito dopo la messa a dimora, anche se il terreno sembra umido, per assestare la terra intorno alle radici ed eliminare le sacche d'aria. Poi mantenete l'umidità senza ristagni durante le prime tre-quattro settimane.</p><div class="texto-destacado"> La pianta di fragola richiede pieno sole, un terreno ben drenato e, soprattutto, terra in cui negli ultimi anni non siano state coltivate fragole, pomodori, patate o peperoni. </div><p>È anche il momento di coprire il terreno. Un telo di plastica nero riscalda il suolo, soffoca le infestanti e mantiene puliti i frutti in primavera. Uno strato di paglia svolge quasi la stessa funzione ed è più economico, anche se va reintegrato.</p><h2>Gli stoloni, l'errore silenzioso</h2><p>Lasciamo per ultimo l'errore che adesso non crea alcun problema, ma che in seguito dimezza la produzione.</p><p>Arriva la primavera e la pianta di fragola comincia a emettere lunghi fusti, che si allungano sul terreno in tutte le direzioni. Sembra un segno di vigore della pianta, e in parte lo è, ma ha un costo che si paga al momento del raccolto.</p><div class="texto-destacado">Stolone-Fusto strisciante che la pianta di fragola emette dalla corona e che radica in corrispondenza dei nodi, dando origine a una nuova pianta geneticamente identica alla pianta madre. È la modalità di moltiplicazione vegetativa della specie, e ogni stolone viene alimentato con riserve che altrimenti sarebbero destinate ai frutti.</div><p><strong>Nel primo anno, tagliateli tutti non appena compaiono.</strong> La pianta concentra tutte le risorse nella corona e nei frutti, e la differenza nel raccolto è evidente.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="793390" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/il-basilico-soffre-il-freddo-autunnale-consigli-per-non-perdere-il-raccolto.html" title="Il basilico soffre il freddo autunnale: consigli per non perdere il raccolto">Il basilico soffre il freddo autunnale: consigli per non perdere il raccolto</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/il-basilico-soffre-il-freddo-autunnale-consigli-per-non-perdere-il-raccolto.html" title="Il basilico soffre il freddo autunnale: consigli per non perdere il raccolto"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/il-basilico-soffre-il-freddo-autunnale-consigli-per-non-perdere-il-raccolto-1792139351266_320.jpeg" alt="Il basilico soffre il freddo autunnale: consigli per non perdere il raccolto"></a></article></aside><p>È nel secondo anno che la strategia si inverte. A quel punto, lasciate radicare alcuni stoloni delle piante più sane e produttive, perché serviranno a rinnovare la coltivazione.<strong> Una pianta di fragola produce bene per due o tre anni, poi la resa diminuisce: conviene quindi avere sempre nuove piante in crescita.</strong></p><p>Per scegliere il giorno, consultate le previsioni della vostra zona. Piantate quando il terreno è umido ma lavorabile, preferibilmente qualche giorno dopo la pioggia, ed evitate le giornate ventose, perché il vento secca le radici esposte molto più rapidamente del sole.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/fragole-il-mese-in-cui-piantarle-e-gli-errori-che-compromettono-il-raccolto.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Inverno 2026-27 in Italia, Super El Niño protagonista: ECMWF conferma, circolazione atlantica con piogge da ovest]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/inverno-2026-27-in-italia-super-el-nino-protagonista-ecmwf-conferma-circolazione-atlantica-con-piogge-da-ovest.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 16:02:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Dalle prime proiezioni del centro di calcolo europeo emerge, molto chiaramente, come il prossimo inverno sarà caratterizzato da una certa dinamicità, grazie anche all'interazione del Super El Niño con altri driver climatici sull'area atlantica.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbrcgxu"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbrcgxu.jpg" id="xbrcgxu"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Dalle prime proiezioni emerge chiaramente come l’inverno 2026-27 si profila all’insegna di una circolazione atmosferica particolarmente dinamica e zonale sull’Europa e sul Mediterraneo. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Le ultime elaborazioni del modello stagionale <strong>ECMWF</strong> delineano con chiarezza l’affermazione di un flusso atlantico spinto, <strong>destinato a condizionare buona parte della stagione fredda sul nostro Paese. </strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Al centro di questo scenario c’è un <strong>Super El Niño di intensità eccezionale,</strong> in interazione con gli altri grandi driver della circolazione extratropicale, come l’<strong>Oscillazione</strong> <strong>Nord Atlantica (NAO)</strong> e l’<strong>Oscillazione</strong> <strong>Artica (AO).</strong></p><h2><strong>Lo scenario del centro di calcolo europeo</strong></h2><p>Secondo le proiezioni <strong>ECMWF, </strong>il flusso zonale proveniente dall’Oceano Atlantico si intensificherà sensibilmente. <strong>Si prevede il passaggio ripetuto e continuo di fronti perturbati oceanici diretti verso l’Europa occidentale e, progressivamente, verso il bacino del Mediterraneo.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/inverno-2026-27-in-italia-super-el-nino-protagonista-ecmwf-conferma-circolazione-atlantica-con-piogge-da-ovest-1793027637985.jpg" data-image="32b23rt6srqz" alt="Flusso atlantico." title="Flusso atlantico."><figcaption>Le profonde depressioni extratropicali in Atlantico.</figcaption></figure><p>Questo schema atmosferico, <strong>tipico di una fase di Super El Niño combinata con una NAO positiva e un AO positivo,</strong> favorirà l’ingresso di successive perturbazioni atlantiche sul continente, interrompendo le lunghe parentesi anticicloniche e mantenendo un regime perturbato e mite.</p><h2><strong>Il ruolo del Super El Niño e l’interazione con NAO e AO</strong></h2><p>Il <strong>Super El Niño 2026-27,</strong> con anomalie di temperatura superficiale del mare nella regione <strong>Niño 3.4</strong> destinate a raggiungere valori estremi (oltre i +3 °C e potenzialmente superiori), rappresenta il motore primario di questa configurazione. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>L’intensa anomalia termica sul Pacifico equatoriale modifica la circolazione atmosferica globale attraverso teleconnessioni che si propagano dai tropici verso le medie e alte latitudini.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Quando <strong>El Niño</strong> interagisce con una fase positiva della <strong>NAO</strong> (caratterizzata da un’accentuata differenza di pressione tra l’Anticiclone delle Azzorre e la Depressione d’Islanda) e con un <strong>AO positivo</strong>, il risultato è un’accelerazione del flusso zonale. </p><p>E nel prossimo inverno sembra prevalere una <strong>NAO </strong>e <strong>AO positiva,</strong> anche se non mancheranno dei periodi d’instabilità del vortice polare, per l’attività delle <strong>onde di Rossby</strong> (e il trasporto di calore fino nella stratosfera artica) .</p><h2><strong>Il ruolo della corrente a getto polare </strong></h2><p>In queste condizioni il <strong>getto polare</strong> in uscita dal Nord America tende a diventare più intenso, lineare e orientato prevalentemente da ovest verso est. Il flusso atlantico viene così spinto e accelerato, proprio in direzione dell’Europa centro-occidentale. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/inverno-2026-27-in-italia-super-el-nino-protagonista-ecmwf-conferma-circolazione-atlantica-con-piogge-da-ovest-1793027775275.jpg" data-image="3j2r84j4yfqp" alt="Onde di Rossby." title="Onde di Rossby."><figcaption>Il treno di onde di Rossby in movimento verso l'Europa.</figcaption></figure><p>Le perturbazioni oceaniche viaggiano più velocemente e con maggiore continuità verso l’Europa, <strong>riducendo drasticamente la probabilità di blocchi anticiclonici persistenti.</strong></p><div class="texto-destacado">Il vortice polare, reso più coerente e forte dall’<strong>AO positivo,</strong> contribuisce ulteriormente a mantenere il <strong>getto polare</strong> teso e ad alta velocità. <strong>Questo meccanismo favorisce un massiccio ingresso di aria umida e molto mite di origine atlantica fino in Europa e sul Mediterraneo.</strong> </div><p>Le masse d’aria oceaniche, cariche di umidità e con temperature superiori alla media climatica, raggiungono facilmente la Penisola italiana, <strong>sostenute da un flusso zonale poco soggetto a ondulazioni meridiane.</strong></p><h2><strong>Quali ripercussioni si avranno sulle precipitazioni?</strong></h2><p>Il richiamo continuo di aria umida e instabile dovrebbe tradursi in <strong>precipitazioni localmente abbondanti o superiori alla media climatica,</strong> con particolare interesse per le regioni settentrionali e i versanti tirrenici. </p><div class="texto-destacado"><strong>Le aree più esposte, dal Nord-Ovest al Nord-Est, fino alla Toscana, al Lazio e a tratti della Campania, rischiano di registrare accumuli significativi.</strong></div><p>Un getto polare così intenso e invasivo favorirà anche maggiori ciclogenesi sull’area del Mediterraneo. I minimi depressionari in approfondimento sul Mare Nostrum potranno produrre intense ondate di maltempo, <strong>soprattutto sulle regioni del Centro-Sud, con piogge forti, venti sostenuti e possibili mareggiate.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/inverno-2026-27-in-italia-super-el-nino-protagonista-ecmwf-conferma-circolazione-atlantica-con-piogge-da-ovest-1793027952121.jpg" data-image="4w6nkcthf1n9" alt="Piogge." title="Piogge."><figcaption>Le regioni esposte ad ovest saranno quelle più interessate dalle piogge.</figcaption></figure><p>In caso di sistemi frontali intensi o di minimi particolarmente attivi, non si escludono criticità idrogeologiche, soprattutto dove i suoli risultano già saturi o dove la morfologia del territorio amplifica il rischio di piene e frane.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795214" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-italiani-in-attesa-il-1-novembre-il-getto-polare-potrebbe-ondularsi-molto.html" title="I meteorologi italiani in attesa: il 1° novembre il getto polare potrebbe ondularsi molto ">I meteorologi italiani in attesa: il 1° novembre il getto polare potrebbe ondularsi molto </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-italiani-in-attesa-il-1-novembre-il-getto-polare-potrebbe-ondularsi-molto.html" title="I meteorologi italiani in attesa: il 1° novembre il getto polare potrebbe ondularsi molto "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/i-meteorologi-italiani-in-attesa-il-1-novembre-il-getto-polare-potrebbe-ondularsi-molto-1793021529781_320.jpg" alt="I meteorologi italiani in attesa: il 1° novembre il getto polare potrebbe ondularsi molto "></a></article></aside><p>Il continuo passaggio di perturbazioni da ovest manterrà quindi un regime pluviometrico dinamico e spesso abbondante su ampie porzioni del Paese, in netto contrasto con gli inverni dominati da anticicloni di blocco.</p><h2><strong>Gli effetti sull’andamento termico</strong></h2><p>Dal punto di vista termico, invece, lo scenario resta complessivamente mite. Le correnti oceaniche, unite a temporanei richiami di aria subtropicale, <strong>dovrebbero mantenere i valori in linea o sensibilmente superiori alle medie del periodo.</strong></p><p>La stessa rapidità e linearità del flusso atlantico limita la stazionarietà delle masse d’aria e favorisce il ricambio continuo con correnti miti di origine oceanica.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/inverno-2026-27-in-italia-super-el-nino-protagonista-ecmwf-conferma-circolazione-atlantica-con-piogge-da-ovest-1793027708531.jpg" data-image="44c14l7zf9ea" alt="Mareggiata." title="Mareggiata."><figcaption>Verso un periodo invernale spesso tempestoso.</figcaption></figure><p>Le giornate continueranno a presentare temperature gradevoli per la stagione, con sbalzi termici contenuti e poche occasioni di freddo intenso prolungato, almeno nella prima parte dell’inverno. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795106" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo.html" title="L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?">L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo.html" title="L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo-1792951830227_320.jpg" alt="L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?"></a></article></aside><p>Solo in presenza di un eventuale e temporaneo indebolimento del vortice polare (o di un cambiamento di fase di <strong>NAO/AO</strong>) potrebbero aprirsi finestre per affondi di aria più fredda, con effetti più marcati sui settori adriatici e orientali della Penisola. <strong>In tali fasi la quota neve potrebbe scendere temporaneamente sulle Alpi e sull’Appennino, </strong>ma il quadro dominante resterà quello di un inverno mite e piovoso da ovest.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/inverno-2026-27-in-italia-super-el-nino-protagonista-ecmwf-conferma-circolazione-atlantica-con-piogge-da-ovest.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[I meteorologi italiani in attesa: il 1° novembre il getto polare potrebbe ondularsi molto ]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-italiani-in-attesa-il-1-novembre-il-getto-polare-potrebbe-ondularsi-molto.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 14:56:39 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Questa settimana di stabilità anticiclonica e prime fredde escursioni termiche, ci porterà un weekend di Ognissanti con una possibile svolta. Un vortice polare insolitamente debole ondulerà il getto polare: i modelli ECMWF e GFS valutano diversi tempi ed effetti del freddo sull'Italia.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbrb7ey"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbrb7ey.jpg" id="xbrb7ey"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>L'ultima settimana di ottobre vede ritornare la stabilità sulla penisola italiana, mentre l'attenzione degli esperti è orientata già più avanti, sul finire della settimana e sulla prossima settimana. Infatti, il dato principale emerso dalle ultime proiezioni modellistiche riguarda l'andamento della corrente a getto, che indica anche lo stato di salute del <strong>vortice polare stratosferico, insolitamente debole</strong>, seppur ancora giovane e immaturo.</p><p>Invece di approfondirsi, come ci si attenderebbe per il periodo, il vortice subirà un'<strong>azione di blocco sull'Europa orientale</strong>. Questa situazione produrrà riflessi sull'attività dell'onda planetaria, con conseguenze sui <strong>flussi di calore verso la stratosfera e un rallentamento della circolazione del vortice polare</strong>.</p><p>Tornando alle quote troposferiche, si nota, proprio intorno alla transizione tra i mesi di ottobre e novembre, una <strong>forte curvatura del getto polare</strong>. Le sue ondulazioni sono alla base dell'interruzione del flusso zonale atlantico, aprendo la strada a <strong>scambi meridiani, se non addirittura retrogradi, verso l'Europa</strong>.</p><h2>Settimana dal 26 ottobre al 1° novembre con stabilità anticiclonica e primo calo termico</h2><p>La pressione atmosferica sull'Italia aumenterà ulteriormente nei prossimi giorni ad opera di un <strong>vasto anticiclone che si affermerà sull'Europa centrale e occidentale</strong>, in estensione fino alla Scandinavia, già a partire da metà settimana.</p><p>Questa disposizione manterrà il flusso perturbato atlantico confinato sull'oceano, convogliando lungo il bordo orientale dell'alta pressione delle <strong>correnti settentrionali e orientali più fredde e asciutte</strong> verso i Balcani, ma anche verso il Mediterraneo centrale. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/i-meteorologi-italiani-in-attesa-il-1-novembre-il-getto-polare-potrebbe-ondularsi-molto-1793021484152.jpg" data-image="rzcg1icxtxzu"><figcaption>Nell'immagine la proiezione del modello ECMWF per domenica prossima. E' possibile vedere la tendenza dell'alta pressione a migrare verso le alte latitudini e dell'aria fredda a irrompere da est. Al Sud l'area instabile verrà, poi, rialimentata dall'aria fredda, con un probabile coinvolgimento del Meridione e del Medio e Basso Adriatico. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>Fino all'intera giornata di <strong>giovedì 29 ottobre</strong>, seguendo quanto indicato dal modello europeo ECMWF, il <strong>tempo sarà prevalentemente stabile e sereno su gran parte d'Italia</strong>, con il transito di alcune velature da nord a sud (in particolare mercoledì) e qualche <strong>annuvolamento più compatto sulla Sicilia settentrionale e sul medio e basso Adriatico</strong>, associato a una ventilazione settentrionale.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795197" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-il-blocco-scandinavo-apre-la-strada-al-freddo-luca-lombroso-inizio-novembre-con-aria-invernale.html" title="Luca Lombroso, meteorologo: 'Da novembre aria invernale sull'Italia'. Massime sotto gli 8°C per il blocco scandinavo">Luca Lombroso, meteorologo: "Da novembre aria invernale sull'Italia". Massime sotto gli 8°C per il blocco scandinavo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-il-blocco-scandinavo-apre-la-strada-al-freddo-luca-lombroso-inizio-novembre-con-aria-invernale.html" title="Luca Lombroso, meteorologo: 'Da novembre aria invernale sull'Italia'. Massime sotto gli 8°C per il blocco scandinavo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/meteo-il-blocco-scandinavo-apre-la-strada-al-freddo-luca-lombroso-inizio-novembre-con-aria-invernale-1793013115653_320.jpg" alt="Luca Lombroso, meteorologo: 'Da novembre aria invernale sull'Italia'. Massime sotto gli 8°C per il blocco scandinavo"></a></article></aside><p>Condizioni di stabilità che favoriranno <strong>il ristagno dell'aria</strong>, soprattutto nelle pianure del Nord e in quelle maggiormente riparate dal vento, ovvero quelle interne del Centro. Le temperature, stante anche la poca nuvolosità, faranno registrare una <strong>marcata escursione termica giornaliera</strong>, con valori massimi relativamente miti (ma non distanti comunque dalle temperature caratteristiche della stagione) e <strong>temperature minime che potranno scendere anche fino a sotto i 10°C</strong> (spesso <strong>prossime a 5°C in Pianura Padana e nelle valli del Centro-Sud</strong>, con qualche punta anche più bassa).</p><h2>Il bivio modellistico per il weekend e per l'inizio di novembre</h2><p>La situazione cambierà a partire dalla fine del mese: in particolar modo, stiamo individuando la giornata di <strong>venerdì 30 ottobre come lo spartiacque tra due tipi di circolazione</strong>, seppur con un po' di incertezza presente già nelle giornate precedenti.</p><div class="texto-destacado">Un <strong>primo impulso freddo dai Balcani</strong> farà aumentare l'annuvolamento, soprattutto <strong>al Sud e sul medio-basso Adriatico</strong>, con il <strong>rischio di piogge tra il basso Adriatico e lo Ionio</strong> e con un rinforzo della ventilazione settentrionale e, di conseguenza, anche del moto ondoso.</div><p>Tra il <strong>weekend di Ognissanti (31 ottobre - 1° novembre)</strong> e la prima settimana di novembre inizia a manifestarsi una <strong>certa dissonanza tra i principali modelli matematici</strong> di simulazione meteorologica, che è resa ancora più evidente nelle ultime emissioni di questa mattina, 26 ottobre.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/i-meteorologi-italiani-in-attesa-il-1-novembre-il-getto-polare-potrebbe-ondularsi-molto-1793021504995.jpg" data-image="che9i5gu8bv7"><figcaption>Da questa immagine delle temperature a 700 hPa, prevista per domenica prossima, è ben visibile il flusso d'aria fredda verso la nostra Penisola. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>Fino a ieri, il <strong>modello europeo ECMWF</strong> delineava in modo esplicito un'<strong>irruzione fredda da est a partire dal fine settimana</strong>, favorita da un anticiclone posizionato sulle Isole Britanniche e poco esteso verso l'Italia. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795170" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/il-meteorologo-alessio-colella-conferma-sara-una-settimana-piuttosto-stabile-ma-con-temperature-sotto-la-media.html" title="Il meteorologo Alessio Colella: 'sarà una settimana stabile, ma con temperature sotto la media su queste regioni'">Il meteorologo Alessio Colella: "sarà una settimana stabile, ma con temperature sotto la media su queste regioni"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/il-meteorologo-alessio-colella-conferma-sara-una-settimana-piuttosto-stabile-ma-con-temperature-sotto-la-media.html" title="Il meteorologo Alessio Colella: 'sarà una settimana stabile, ma con temperature sotto la media su queste regioni'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/il-meteorologo-alessio-colella-conferma-sara-una-settimana-piuttosto-stabile-ma-con-temperature-sotto-la-media-1793006445539_320.jpg" alt="Il meteorologo Alessio Colella: 'sarà una settimana stabile, ma con temperature sotto la media su queste regioni'"></a></article></aside><p>Viceversa, il <strong>modello americano GFS</strong> prospettava una <strong>maggior tenuta dell'anticiclone sulla nostra penisola</strong>, riducendo l'entità della massa d'aria fredda in arrivo e il conseguente calo termico.</p><div class="texto-destacado">Gli ultimi aggiornamenti di questa mattina mostrano l'<strong>elevazione anticipata verso nord dell'anticiclone</strong> a nord delle Isole Britanniche, per quanto riguarda <strong>ECMWF (run 06)</strong>, in grado di favorire l'<strong>arrivo in Italia di freddo intenso già nella prima parte della prossima settimana</strong>.</div><p><strong>GFS (nel suo run 06)</strong> invece mostra una migrazione verso nord del centro dell'anticiclone ben più lenta. Di conseguenza, <strong>il modello americano posticipa l'ingresso del freddo</strong>, pur delineando una successiva ondata di freddo altrettanto intensa destinata a colpire il nostro Paese.</p><h2>L'analisi degli "spaghi" Ensemble e le aree bersaglio in Italia</h2><p>Ovviamente, <strong>la previsione più attendibile resta quella più vicina temporalmente</strong>. Quindi, dalle analisi degli spaghi, è evidente come <strong>entrambi i modelli siano piuttosto convinti della propria versione</strong> e degli scenari proposti fino ad almeno la prima metà della prossima settimana. </p><div class="texto-destacado">Sia per <strong>ECMWF</strong> che per <strong>GFS</strong>, la <strong>forbice degli spaghi Ensemble è piuttosto ridotta fino al 3 novembre</strong>, poi gli spaghi di ogni singolo modello iniziano a divergere e con essi l'attendibilità degli scenari proposti.</div><p>A decidere l'evoluzione saranno le <strong>possibili variazioni di curvatura del getto</strong>, anche minime, indotte dal maggiore o minore cedimento del vortice polare. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/i-meteorologi-italiani-in-attesa-il-1-novembre-il-getto-polare-potrebbe-ondularsi-molto-1793021529781.jpg" data-image="s3v90wqz4wpt"><figcaption>Intorno alla transizione tra ottobre e novembre, una forte curvatura del getto polare sarà alla base dell'interruzione del flusso zonale atlantico, aprendo la strada a scambi meridiani, se non addirittura retrogradi e freddi, verso l'Europa. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>Se ad oggi rimane comunque probabile una <strong>tendenza verso un periodo freddo</strong>, al momento resta più probabile che questo possa <strong>interessare in modo più incisivo i settori adriatici e meridionali, con anche una marcata instabilità</strong>.</p><p>Per maggiori dettagli e una tendenza rivista e corretta, vi diamo appuntamento ai prossimi aggiornamenti su MeteoRed.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-italiani-in-attesa-il-1-novembre-il-getto-polare-potrebbe-ondularsi-molto.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimiliano Santini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Non lontano da Roma c'è un borgo medievale arroccato su uno sperone di tufo: perché rischiò di essere abbandonato]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/non-lontano-da-roma-c-e-un-borgo-medievale-arroccato-su-uno-sperone-di-tufo-perche-rischio-di-essere-abbandonato.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 14:16:00 +0000</pubDate><category>Tempo libero</category><description><![CDATA[<p>Tra le botteghe degli artigiani e i panorami della valle del Treja, in Lazio si trova un borgo antico scampato a stento alla demolizione. Oggi è un luogo sicuro e una meta perfetta per un weekend tra arte e natura</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/non-lontano-da-roma-c-e-un-borgo-medievale-arroccato-su-uno-sperone-di-tufo-perche-rischio-di-essere-abbandonato-1793015520399.jpg" data-image="xaryj6gh3cbb" alt="Calcata Vecchia" title="Calcata Vecchia"><figcaption>La rupe di tufo sormontata dal borgo, nel cuore della campagna laziale</figcaption></figure><p>A soli 40 Km da Roma si trova una <strong>rupe di tufo</strong> circondata dalla vegetazione. Sulla sua sommità c'è un antico borgo che ha attirato nel tempo l’attenzione tanto dei <strong>pellegrini </strong>quanto degli <strong>intellettuali</strong>.</p><p>I suoi vicoletti si aprono su panorami suggestivi sulle <strong>forre rosse</strong> che si trovano ai piedi del promontorio, da cui partono sentieri per il trekking che si snodano tra boschi e siti archeologici.</p><p>Nonostante le sue tante attrattive, per diversi anni questo borgo così speciale ha corso il rischio di <strong>scomparire </strong>per sempre, ma oggi è tornato ad essere una meta molto amata dai visitatori, e un luogo di <strong>ispirazione </strong>per gli artisti di tutto il mondo.</p><h2>Un borgo rinato da arte e tecnologia</h2><p>Lungo i vicoli del centro antico del piccolo borgo della provincia di Viterbo, si respira un’atmosfera rilassata ma ricca di <strong>energie creative</strong>. Musica, artigianato, arte di strada, non solo qui sono di casa, ma in un certo senso sono anche ciò che negli ultimi decenni ha tenuto in vita un luogo che rischiava di essere <strong>demolito</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/non-lontano-da-roma-c-e-un-borgo-medievale-arroccato-su-uno-sperone-di-tufo-perche-rischio-di-essere-abbandonato-1793015632740.jpg" data-image="0f9wuqlx6tx5" alt="Calcata Vecchia centro" title="Calcata Vecchia centro"><figcaption>Uno pittoresco angolo del centro storico di Calcata Vecchia </figcaption></figure><p>Si tratta di <strong>Calcata Vecchia</strong>, il cui nucleo più antico venne dichiarato <strong>inagibile </strong>negli anni ‘30, tanto che si avviò la costruzione di <strong>Calcata Nuova</strong> per spostare la popoloazione.</p><p>Le vecchie case avrebbero dovuto essere demolite, ma questo per fortuna non è mai successo. Dopo alcuni decenni di abbandono il borgo è stato riscoperto dalle comunità hippie e intellettuali negli anni '60 ed è stato più volte un <strong>set cinematografico</strong> per produzioni importanti. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="762738" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/i-castelli-perduti-del-lazio-5-idee-per-una-gita-di-un-giorno-da-roma.html" title="I castelli perduti del Lazio: 5 idee per una gita di un giorno da Roma">I castelli perduti del Lazio: 5 idee per una gita di un giorno da Roma</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/i-castelli-perduti-del-lazio-5-idee-per-una-gita-di-un-giorno-da-roma.html" title="I castelli perduti del Lazio: 5 idee per una gita di un giorno da Roma"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/i-castelli-perduti-del-lazio-5-idee-per-una-gita-di-un-giorno-da-roma-1775574668109_320.jpg" alt="I castelli perduti del Lazio: 5 idee per una gita di un giorno da Roma"></a></article></aside><p>Intanto le tecnologie si sono evolute e nuove perizie più accurate hanno stabilito che il borgo antico è <strong>stabile e sicuro</strong>.</p><h2>Cosa ha reso fragile il borgo</h2><p>I motivi che quasi un secolo fa hanno portato Calcata Vecchia così vicina ad essere distrutta per sempre sono da ricercare nella <strong>fragilità </strong>del tufo su cui è costruita.</p><p>Materiale per sua natura facile da scavare ma anche soggetto a <strong>fratture verticali</strong>, specialmente a causa degli <strong>sbalzi termici</strong>, il tufo di Calcata è vulnerabile anche alle <strong>piogge </strong>e al <strong>gelo</strong>. L’acqua piovana che penetra nelle rocce con il freddo ghiaccia e si espande e si temeva quindi che questo potesse portare al distacco di grosse porzioni di roccia, disgregando la rupe. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="783201" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/la-storia-del-borgo-medievale-siciliano-che-da-secoli-resiste-ai-grandi-terremoti-ecco-il-suo-segreto.html" title="La storia del borgo medievale siciliano che da secoli resiste ai grandi terremoti, ecco il suo segreto">La storia del borgo medievale siciliano che da secoli resiste ai grandi terremoti, ecco il suo segreto</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/la-storia-del-borgo-medievale-siciliano-che-da-secoli-resiste-ai-grandi-terremoti-ecco-il-suo-segreto.html" title="La storia del borgo medievale siciliano che da secoli resiste ai grandi terremoti, ecco il suo segreto"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/la-storia-del-borgo-medievale-siciliano-che-da-secoli-resiste-ai-grandi-terremoti-ecco-il-suo-segreto-1786455798783_320.jpg" alt="La storia del borgo medievale siciliano che da secoli resiste ai grandi terremoti, ecco il suo segreto"></a></article></aside><p>Il <strong>fiume Treja</strong>, poi, nella cui valle si trova Calcata Vecchia, scava inesorabile i morbidi <strong>terreni argillosi</strong> alla base della rupe, destando la preoccupazione che questa potesse rimanere sospesa sul vuoto e <strong>collassare</strong>.</p><h2>Perché Calcata Vecchia si è salvata</h2><p>Nel tempo, in effetti, ci sono stati dei <strong>crolli </strong>a Calcata Vecchia, per cui lo sgombero era una soluzione plausibile, almeno in base a tecnologie che risalgono ormai quasi a un secolo fa.</p><p>In seguito, per fortuna, le cose cono cambiate.</p><div class="texto-destacado">Grazie all’arrivo di strumentazioni e metodi di osservazione sempre più moderni, che consentono il monitoraggio delle crepe, la riduzione delle infiltrazioni di acqua piovana e l’ancoraggio delle rocce, è stato possibile rendere il borgo più sicuro. </div><p>Oggi ci sono anche <strong>droni </strong>e <strong>stazioni laser</strong> a terra che consentono una accurata <strong>mappatura 3D </strong>delle pareti esterne della rupe, per cui il rischio di dover demolire il borgo non esiste più.</p><h2>Cosa vedere e quando andare a Calcata Vecchia</h2><p>Botteghe e laboratori d’arte, spesso ricavati da cavità nel tufo, sono una delle maggiori attrazioni di Calcata Vecchia. Il borgo però ha i suoi <strong>monumenti </strong>e tanti scorci suggestivi da fotografare. </p><p>Nella piazza principale ci sono la <strong>Chiesa del Santissimo Nome di Gesù</strong> e il <strong>Palazzo Baronale</strong>. Con la sua torre e le mura merlate l’antica residenza nobiliare del XI secolo è il cuore del borgo.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/non-lontano-da-roma-c-e-un-borgo-medievale-arroccato-su-uno-sperone-di-tufo-perche-rischio-di-essere-abbandonato-1793015573792.jpg" data-image="7mce00r3sfjp" alt="Monte Gelato Calcata Vecchia" title="Monte Gelato Calcata Vecchia"><figcaption>Le cascate di Monte Gelato nel Parco Regionale della Valle del Treja</figcaption></figure><p>Anche la natura che circonda Calcata Vecchia fa di questo luogo una meta eccezionale, specialmente in <strong>autunno </strong>e all’inizio dell’<strong>inverno</strong>. Gli alberi del <strong>Parco Regionale Valle del Treja</strong> danno spettacolo coi loro colori a partire da ottobre e si possono ammirare dai piccoli belvedere a strapiombo che si trovano ai margini del borgo.</p><p>Senza le torride temperature estive è molto piacevole passeggiare lungo i sentieri che portano ad esempio alle <strong>Cascate di Monte Gelato</strong>, oppure alle antiche <strong>necropoli </strong>scavate nel tufo, o ancora ai siti archeologici dove si trovano i resti dei templi dei <strong>Felisci</strong>, le prime popolazioni che abitarono l’area, per lo più coevi degli <strong>Etruschi</strong>.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="760525" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/il-fantastico-viaggio-attraverso-il-bosco-che-conduce-al-misterioso-altare-etrusco-di-bomarzo.html" title="Il fantastico viaggio attraverso il bosco che conduce al misterioso altare etrusco di Bomarzo">Il fantastico viaggio attraverso il bosco che conduce al misterioso altare etrusco di Bomarzo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/il-fantastico-viaggio-attraverso-il-bosco-che-conduce-al-misterioso-altare-etrusco-di-bomarzo.html" title="Il fantastico viaggio attraverso il bosco che conduce al misterioso altare etrusco di Bomarzo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/il-fantastico-viaggio-attraverso-il-bosco-che-conduce-al-misterioso-altare-etrusco-di-bomarzo-1774367800421_320.jpg" alt="Il fantastico viaggio attraverso il bosco che conduce al misterioso altare etrusco di Bomarzo"></a></article></aside><p>Se proprio il tempo non consente di restare all’aperto, a Calcata Vecchia ci sono anche le accoglienti <strong>sale da tè </strong>o le <strong>osterie</strong> dove assaggiare l’ottima <strong>cucina locale</strong> a base di funghi, cinghiale, castagne, e tante altre prelibatezze autunnali.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/non-lontano-da-roma-c-e-un-borgo-medievale-arroccato-su-uno-sperone-di-tufo-perche-rischio-di-essere-abbandonato.html</guid><dc:creator><![CDATA[Paola Cirino]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Perché la faglia di Messina dopo la grande scossa del 28 dicembre 1908 oggi appare bloccata?]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-la-faglia-di-messina-dopo-la-grande-scossa-del-28-dicembre-1908-oggi-appare-bloccata.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 12:57:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Nel 1908 questa faglia rilasciò improvvisamente un dislocamento di circa 5 metri, generando il forte sisma e il successivo maremoto. Da allora appare bloccata in superficie, ma continua ad accumulare energia.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-la-faglia-di-messina-dopo-la-grande-scossa-del-28-dicembre-1908-oggi-appare-bloccata-1781621583195.jpg" data-image="tv8cbj29c1pg" alt="Stretto di Messina." title="Stretto di Messina."><figcaption>La struttura responsabile del devastante terremoto del 28 dicembre 1908 (magnitudo momento Mw 7.1) è la “western fault”, nota come faglia di Messina. Una faglia normale estensionale ad alto angolo (circa 70 gradi di immersione verso est), lunga approssimativamente 34-35 km e localizzata prevalentemente nei fondali marini lungo la costa siciliana. </figcaption></figure><p>Lo Stretto di Messina rappresenta una delle zone tettonicamente più attive del Mediterraneo centrale. Si tratta di un’area caratterizzata da tettonica estensionale, dove la placca africana e quella eurasiatica interagiscono in modo indiretto, <strong>determinando un lento ma costante allontanamento tra la Sicilia orientale e la Calabria meridionale. </strong></p><p>Parliamo di un tasso di estensione <strong>di circa 2-3 millimetri all’anno.</strong> Questo regime distensivo ha generato un sistema di faglie normali che nel tempo hanno modellato la morfologia stessa dello Stretto, fra l’Aspromonte, sul lato calabrese, e i Peloritani, su quello siciliano.</p><h2><strong>La faglia principale: la western fault</strong></h2><p>La struttura responsabile del devastante<strong> t</strong><strong>erremoto del 28 dicembre 1908 (magnitudo momento Mw 7.1) </strong>è la <strong>“western fault”, </strong>nota come faglia di Messina. Una faglia normale estensionale ad alto angolo (circa 70 gradi di immersione verso est), <strong>lunga approssimativamente 34-35 km e localizzata prevalentemente nei fondali marini lungo la costa siciliana. </strong></p><p>Nel 1908 questa faglia rilasciò improvvisamente un dislocamento di circa 4 metri, generando il forte sisma e il successivo maremoto. <strong>Da allora, la porzione superficiale di questa faglia madre è rimasta bloccata, ovvero in uno stato di alta frizione che impedisce lo scorrimento continuo. </strong></p><div class="texto-destacado"><strong>Di conseguenza, da oltre 117 anni sta accumulando progressivamente tensione elastica, caricandosi in vista di un futuro nuovo evento di magnitudo elevata.</strong></div><p>Proprio perché la faglia principale è bloccata e non si muove, tutta la sismicità registrata nello Stretto negli ultimi decenni avviene <strong>su strutture secondarie esterne alla faglia madre.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-la-faglia-di-messina-dopo-la-grande-scossa-del-28-dicembre-1908-oggi-appare-bloccata-1781621643359.jpg" data-image="cn4nzf7utmv6" alt="Terremoto, Messina." title="Terremoto, Messina."><figcaption>Il 28 dicembre del 1908 una violentissima scossa di terremoto rase al suolo Messina e Reggio Calabria, causando oltre 80.000 morti in pochi minuti. </figcaption></figure><p>Gli epicentri dei <strong>terremoti moderati (magnitudo tra 3.5 e 4.5) </strong>e dei relativi sciami sismici si collocano sistematicamente fuori dal piano della <strong>faglia di Messina, </strong>su faglie minori, segmenti obliqui, faglie di trasferimento o zone di fratturazione distribuita lungo lo Stretto. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="689803" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/il-segnale-precursore-del-catastrofico-terremoto-che-all-alba-del-28-dicembre-1908-distrusse-messina-e-reggio.html" title="Il segnale precursore del catastrofico terremoto che all'alba del 28 dicembre 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria">Il segnale precursore del catastrofico terremoto che all'alba del 28 dicembre 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/il-segnale-precursore-del-catastrofico-terremoto-che-all-alba-del-28-dicembre-1908-distrusse-messina-e-reggio.html" title="Il segnale precursore del catastrofico terremoto che all'alba del 28 dicembre 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/il-segnale-precursore-del-catastrofico-terremoto-che-all-alba-del-28-dicembre-1908-distrusse-messina-e-reggio-1735472481622_320.jpg" alt="Il segnale precursore del catastrofico terremoto che all'alba del 28 dicembre 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria"></a></article></aside><p>Questi eventi rappresentano la cosiddetta <strong>sismicità di fondo (background seismicity)</strong> di un sistema tettonico complesso e distribuito, dove la deformazione non è concentrata esclusivamente sulla faglia principale, <strong>ma si ripartisce su un ampio volume di crosta fratturata.</strong></p><h2><strong>Perché in quest’area si registrano frequenti sequenze sismiche?</strong></h2><p>I terremoti recenti, come la sequenza del <strong>23 dicembre 2013 (magnitudo 4.0)</strong> e altri sciami avvenuti tra il 2005 e gli anni più recenti, si verificano proprio su queste strutture secondarie più piccole e meno bloccate. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Esse sono in grado di scivolare più facilmente quando lo stress locale raggiunge valori critici, rilasciando solo una piccolissima frazione dell’energia totale accumulata nel sistema. In pratica funzionano come valvole di sfogo parziali, alleviano tensioni locali senza intaccare in modo significativo il grande “carico” che continua ad accumularsi sulla <strong>faglia occidentale.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Questo meccanismo spiega perché, nonostante la faglia madre sia in fase inter-sismica di accumulo (in pratica non genera terremoti), lo Stretto continua a produrre terremoti di magnitudo moderata con una certa regolarità. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="577722" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/quando-si-ripetera-un-nuovo-disastroso-terremoto-nello-stretto-di-messina.html" title="Quando si ripeterà un nuovo disastroso terremoto nello Stretto di Messina?">Quando si ripeterà un nuovo disastroso terremoto nello Stretto di Messina?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/quando-si-ripetera-un-nuovo-disastroso-terremoto-nello-stretto-di-messina.html" title="Quando si ripeterà un nuovo disastroso terremoto nello Stretto di Messina?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/quando-si-ripetera-un-nuovo-disastroso-terremoto-nello-stretto-di-messina-1698848423208_320.jpg" alt="Quando si ripeterà un nuovo disastroso terremoto nello Stretto di Messina?"></a></article></aside><p>Non si tratta di precursori diretti di un grande evento, ma di normale attività su faglie minori che fanno parte del più ampio <strong>sistema di deformazione estensionale.</strong></p><h2><strong>La faglia madre può attivarsi da un momento all’altro?</strong></h2><p>Per quanto riguarda un’eventuale riattivazione della faglia principale, gli studi paleosismologici e i modelli di ricorrenza indicano <strong>un periodo di ritorno medio compreso tra 1.500 e 2.000 anni per eventi di magnitudo simile o superiore a 7.0.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-la-faglia-di-messina-dopo-la-grande-scossa-del-28-dicembre-1908-oggi-appare-bloccata-1781621756207.jpg" data-image="e17qg8pvaouc" alt="Terremoto." title="Terremoto."><figcaption>Marinai russi in soccorso della popolazione messinese subito dopo il disastroso terremoto che all'alba del 28 dicembre 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria.</figcaption></figure><p>Essendo trascorsi solo 117 anni dal 1908, ci troviamo ancora nella fase iniziale del ciclo sismico. Statisticamente, quindi, un nuovo grande terremoto sulla faglia madre non è atteso nel breve-medio termine e richiederà verosimilmente ancora secoli prima di rientrare nella finestra temporale di maggiore probabilità.</p><p>Tuttavia, le faglie non seguono un orologio perfetto. Sebbene improbabile, <strong>un evento di questa entità potrebbe teoricamente verificarsi anche prima del tempo medio, in seguito a interazioni complesse tra faglie, trasferimento di stress da strutture più profonde (come la discontinuità legata alla subduzione ionica che agisce anche sotto lo Stretto) o altri fattori transitori.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795190" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale.html" title="Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?">Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale.html" title="Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale-1793009439298_320.png" alt="Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?"></a></article></aside><p>Per questo motivo l’area rimane classificata in <strong>Zona 1</strong> di massima pericolosità sismica e continua a essere monitorata con grande attenzione dall’<strong>INGV</strong> attraverso reti sismiche terrestri e marine.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-la-faglia-di-messina-dopo-la-grande-scossa-del-28-dicembre-1908-oggi-appare-bloccata.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Luca Lombroso, meteorologo: "Da novembre aria invernale sull'Italia". Massime sotto gli 8°C per il blocco scandinavo]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-il-blocco-scandinavo-apre-la-strada-al-freddo-luca-lombroso-inizio-novembre-con-aria-invernale.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 12:04:31 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Alta pressione dominante in Italia per tutta l’ultima settimana di ottobre, ma la sinottica cambia. Il massimo si sposta verso la Scandinavia, aria fredda si porterà sempre più verso l’Italia. Temperature in netta diminuzione a inizio novembre, ci saranno anche nevicate?</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbraojm"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbraojm.jpg" id="xbraojm"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Il cielo sereno e l’aria fredda affluita dopo l’ultima veloce perturbazione hanno reso <strong>veramente frizzante l’aria stamattina al nord. </strong>Le temperature minime sono scese a <strong>soli +2.3°C a Novara e a Ferrara, ancor più freddo ai piedi delle Dolomiti, a Bolzano +1.6°C</strong>. </p><p>Meno freddo invece al centro, sotto nuvolosità irregolare che ha limitato l’irraggiamento notturno. Nuvolosità però poco produttiva, <strong>solo al sud si nota da radar qualche locale zona di pioggia </strong>debole residua.</p><p>Ancora però <strong>mancano le vere piogge autunnali, </strong>perturbazioni ne sono transitate ma spesso a comportamento più tardo estivo convettivo che autunnale stratiforme. Ora <strong>l’evoluzione mostra alcuni cambiamenti importanti,</strong> in direzione invernale.</p><h2>Situazione sinottica</h2><p>L’Italia è ora influenzata da un <strong>promontorio proveniente dall’anticiclone delle Azzorre</strong>, spinto a nord delle Alpi e con relativa ondulazione e<strong> piccola depressione orografica sulla penisola</strong>, da cui la citata nuvolosità al centro sud. Domani si formerà una sella fra l’azzorriano e l’altro anticiclone, presente sull’Est Europa. </p><p>Un sistema perturbato pilotata da una profonda depressione sul Mare sfiorerà le Alpi, ma non riuscirà a far breccia a sud di esse. Al suo seguito<strong> l’anticiclone si rafforzerà sull’Europa centrale,</strong> iniziando poi lo spostamento a blocco scandinavo. </p><h2>Martedì e mercoledì nulla di nuovo: stabile</h2><p>Giornata tranquilla domani <strong>martedì 27 ottobre; alcuni annuvolamenti saranno presenti lungo tutta la dorsale appenninica esposta all’est</strong>, e qualche altra nube, alta, transiterà al nord.<strong> Non vi saranno però precipitazioni</strong>. Bora moderata, localmente forte, in Adriatico, tramontana su Liguria, Toscana, centro sud Tirrenico e Sardegna.</p><p><strong>Mercoledì 28 ottobre maggiore nuvolosità specie al centro nord,</strong> con cielo molto nuvoloso da nubi in prevalenza medio alte, ma in grado a tratti di coprire il sole. Irregolarmente nuvoloso al sud. <strong>Ancora non si notano precipitazioni dai modelli, </strong>pur non escludendo brevi piogge deboli e locali al nord e qualche fiocco di neve oltre i 2000 m sulle Alpi. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/meteo-il-blocco-scandinavo-apre-la-strada-al-freddo-luca-lombroso-inizio-novembre-con-aria-invernale-1793013229744.jpg" data-image="n5yw0p6u3cth"><figcaption>Le precipitazioni cumulate della settimana in corso vedono il nord e quasi tutto il centro all'asciutto, scenario non normale in questa stagione. Si nota la tendenza a formazione del blocco Scandinavo.</figcaption></figure><p>Temperature minime domani sui 3-5°C al nord e 4-7°C al centro, 12-15°C al sud, massime sui 16-18°C al nord, attorno a 20-21°C al centro e sud. Mercoledì leggero rialzo delle minime.</p><h2>Da giovedì a sabato: arriva qualche pioggia al sud</h2><p>Raggruppiamo in una unica previsione<strong> giovedì 29, venerdì 30 e sabato 31 ottobre, giornata stabili al nord, con cielo a tratti ovattato</strong> dalle foschie in aumento e con la formazione di qualche nebbia nella bassa pianura. <strong>Non sono attese piogge. </strong></p><p>Al centro situazione simile; prevale cielo abbastanza soleggiato, ma a tratti transitano nubi o se ne formano di tipo basse, segnale tipico in autunno<strong>. Qualche pioggia possibile sabato sulle coste di Abruzzo e Molise. </strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/meteo-il-blocco-scandinavo-apre-la-strada-al-freddo-luca-lombroso-inizio-novembre-con-aria-invernale-1793013115653.jpg" data-image="81dyuykxj00j"><figcaption>Temperature spesso sotto la media, specie nei valori minimi e verso il fine settimana quando aumentano le correnti fredde orientali.</figcaption></figure><p><strong>Al sud qualcosa cambia,</strong> dopo un giovedì ancora di cielo sereno o irregolarmente nuvoloso, <strong>venerdì e sabato la Puglia e le coste tirreniche calabresi e anche della Sicilia vedranno addensamenti </strong>per le correnti orientali più a circolazione ciclonica a seguito di un minimo nel basso mar Jonio. <strong>Vi saranno alcune piogge </strong>o anche rovesci, nel resto del sud invece principalmente asciutto.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795106" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo.html" title="L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?">L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo.html" title="L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo-1792951830227_320.jpg" alt="L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?"></a></article></aside><p>Non cambia in modo apprezzabile il quadro termico. Temperature al nord sui 4-6°C di minima, 16-17°C di massima, al centro minime simili nelle conche, massime sui 20°C. Al sud 12-14°C di notte, a fatica 20°C di giorno per i venti freddi orientali e le nubi. In Sardegna si arriva a 21-22°C.</p><h2>Cambiamenti verso il freddo ai primi di novembre</h2><p>Nei primi giorni di novembre <strong>la situazione pare cambiare.</strong> Non entriamo nel dettaglio di nubi e fenomeni ma inquadrando la situazione pare molto probabile <strong>il rafforzamento del blocco Scandinavo, </strong>che fra l’1 e il 3 novembre è presente in tutti e tre i cluster. Alcuni propongono una piega più anticiclonica in quasi tutta Italia, col <strong>sud esposto alla parte più umida e quindi con maggior probabilità di piogge </strong>sulle coste centro meridionali Adriatiche e in quelle tirreniche di Calabria e Sicilia. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794827" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto.html" title="Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”">Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto.html" title="Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto-1792761245641_320.jpg" alt="Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”"></a></article></aside><p>Un cluster, non il più probabile ma indicativamente al 30-40% possibile, vede un<strong> vortice freddo retrogrado più vicino all’Italia da est, </strong>ma non entrare in pieno, questo porterebbe più a nord, anche a Marche e coste emiliano romagnole, alcune piogge. </p><p><strong>Possibile anche qualche nevicata in Appennino romagnolo e centrale </strong>oltre 800-1000 m. Incerto un eventuale peggioramento al nord e parte del centro fra mercoledì 4 e giovedì 5 novembre. </p><p>Temperature in diminuzione, possibili prime gelate al nord dal 2-3 novembre negli scenari più anticiclonici, in quelli più nuvolosi sarebbero le massime a scendere, per la prima volta ad una cifra ovvero anche sotto ai 10°C. Più freddo anche al centro sud specie Adriatico.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteo-il-blocco-scandinavo-apre-la-strada-al-freddo-luca-lombroso-inizio-novembre-con-aria-invernale.html</guid><dc:creator><![CDATA[Luca Lombroso]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 10:14:38 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>A seguito del sisma di magnitudo 5.5, con epicentro in mare, è stata attivata una allerta tsunami nel Mediterraneo, poi cancellata un'ora dopo. Si è trattato di un test importante per questo tipo di sistema di allerta, da poco messo a punto in Italia. </p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale-1793009464184.png" data-image="0m9z4e6m9r7y"><figcaption>Un terremoto di magnitudo 5.5 è stato registrato nel Tirreno meridinale venerdì 23 ottobre. La scossa è stata avvertita distintamente alle Eolie e in tutta la Sicilia settentrionale. </figcaption></figure><p>Lo scorso A seguito 23 ottobre 2026, alle ore 12:19 italiane, è stato registrato nel Tirreno meridionale <strong>un terremoto di magnitudo Mw 5.5. L'epicentro è stato localizzato a 62 km da Malfa (Messina)</strong>, a 63 km da Leni (Messina), e 66 km da Santa Marina Salina (ME) mentre l'ipocentro è stato ubicato ad una profondità di 9 km. Sono avvenuti anche due eventi di magnitudo pari o superiore a 4.0: l’evento di magnitudo Ml 4.3 alle ore 11:51 e quello di magnitudo Ml 4.0 alle ore 12:24. Sono stati localizzati altri 14 eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9. </p><p>Nel caso dell'evento di magnitudo 5.5, si tratta di un eventi sismico considerevole. <strong>La scossa è stata infatti avvertita in diverse aree della Sicilia settentrionale. La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP) dell'INGV relativa all’evento più forte, calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, </strong>ha mostrato dei livelli di scuotimento stimato fino al V grado MCS alle Isole Eolie e in una vasta area della Sicilia settentrionale. Si tratta quindi di un sisma che è stato avvertito distintamente nelle case e che ha generato allarme. </p><h2>L'allerta tsunami attivata e poi rientrata</h2><p>Un dato importante relativo alla scossa sismica di venerdì è che il <strong>Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV ha inviato alle 12:23 un avviso di allerta tsunami</strong>. Il messaggio iniziale si basava sul calcolo rapido della magnitudo e delle coordinate ipocentrali: la procedura operativa è orientata a inviare l’eventuale allerta tsunami nel più breve tempo possibile, compatibilmente con i dati a disposizione. </p><p>Pochi minuti dopo, alle 12:29, il CAT inviava alla Protezione civile un <strong>messaggio di aggiornamento</strong> <strong>in cui il livello di allerta</strong> passava ad “<strong>Advisory</strong>” (<strong>allerta arancione</strong>). Ciò significa che un maremoto di piccola entità – altezza onde inferiore a 50 centimetri e <em>run-up</em> atteso inferiore a 1 metro – si sarebbe potuto verificare. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale-1793009533965.jpeg" data-image="26uk1oagupba"><figcaption>La scossa è stata avvertita nitidamente alle Isole Eolie (nella foto in un'immagine d'archivio scattata dall'aereo) e nella Sicilia del nord.</figcaption></figure><p>I messaggi sono stati inviati anche ai Paesi del Mediterraneo che ricevono la messaggistica dal CAT-INGV, che agisce come <em>Tsunami Service Provider</em> per l’UNESCO in area mediterranea, informa l'INGV.</p><p><strong>Il DPC ha inviato il messaggio alle autorità locali e a tutte le componenti del sistema di protezione civile nazionale, come previsto dalle procedure del sistema di allerta italiano (SiAM).</strong></p><h2><strong>L'allarme tsunami è rientrato alle 13.22</strong></h2><p>Le procedure prevedono che il CAT, attraverso il personale operativo H24 nella <strong>Sala di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami di Roma</strong>, controlli se il terremoto abbia effettivamente generato uno tsunami lungo le coste vicine all’epicentro. I primi riscontri, arrivati dai <strong>mareografi ISPRA di Strombolicchio e Ginostra</strong>, hanno consentito di <strong>escludere uno tsunami in corso nel Tirreno meridionale</strong>. Alle <strong>13:22</strong> è stato quindi diffuso il <strong>terzo messaggio, con la cancellazione dell’allerta</strong>.</p><p>L’evento di venerdì <strong>23 ottobre 2026</strong> è stato il <strong>primo gestito dal CAT nel Mediterraneo dopo l’introduzione della nuova procedura per la stima delle allerte</strong>, il <em>Probabilistic Tsunami Forecasting</em> (PTF).</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="788967" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/rischio-tsunami-in-italia-palmi-riconosciuto-come-comune-italiano-tsunami-ready.html" title="Rischio tsunami in Italia, Palmi è stato riconosciuto come comune italiano 'Tsunami Ready'">Rischio tsunami in Italia, Palmi è stato riconosciuto come comune italiano "Tsunami Ready"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/rischio-tsunami-in-italia-palmi-riconosciuto-come-comune-italiano-tsunami-ready.html" title="Rischio tsunami in Italia, Palmi è stato riconosciuto come comune italiano 'Tsunami Ready'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/tsunami-italia-1789548530458_320.png" alt="Rischio tsunami in Italia, Palmi è stato riconosciuto come comune italiano 'Tsunami Ready'"></a></article></aside><p>Questo <strong>metodo probabilistico valuta la possibilità che un terremoto provochi uno tsunami e ne stima i potenziali effetti sulle coste</strong>, considerando le incertezze relative alla formazione delle onde e alla loro propagazione.</p><p><strong>Secondo il CAT, il sistema ha risposto molto bene</strong>: dal calcolo dei parametri del sisma e del possibile impatto dello tsunami all’invio dei messaggi al Dipartimento della Protezione Civile e alla successiva comunicazione al territorio. L’episodio ha dunque rappresentato, nella valutazione del Centro, <strong>un banco di prova superato con successo</strong>.</p><h2>La sequenza sismica di fine ottobre 2026 nel Tirreno meridionale</h2><p>Tornando al terremoto, come dicevamo non è il primo che si verifica nella zona in questa seconda parte del mese di ottobre 2026. Dalla notte del 20 ottobre 2026 la Rete Sismica Nazionale ha registrato una serie di eventi sismici nel <strong>Mar Tirreno Meridionale</strong>, circa 30 km a nord-ovest di Alicudi, Isole Eolie. Il più forte, di <strong>magnitudo Ml 5.0 (Mw 5.5)</strong>, è quello avvenuto alle<strong> ore 12:19</strong> del 23 ottobre. </p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimenti della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="INGV" data-year="" data-title="Allerta%20tsunami%20diramata%20e%20poi%20cancellata%20per%20il%20terremoto%20Mw%205.5%20nel%20Tirreno%20meridionale%2C%2023%20ottobre%202026" data-url="https%3A%2F%2Fingvterremoti.com%2F2026%2F10%2F23%2Fallerta-tsunami-diramata-e-poi-cancellata-per-il-terremoto-mw-5-5-nel-tirreno-meridionale-23-ottobre-2026%2F">INGV. <a href="https://ingvterremoti.com/2026/10/23/allerta-tsunami-diramata-e-poi-cancellata-per-il-terremoto-mw-5-5-nel-tirreno-meridionale-23-ottobre-2026/" target="_blank" rel="" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Allerta tsunami diramata e poi cancellata per il terremoto Mw 5.5 nel Tirreno meridionale, 23 ottobre 2026</a>.</cite><br><cite data-author="INGV" data-year="" data-title="Approfondimento%20sulla%20sequenza%20sismica%20del%20Tirreno%20meridionale%2C%20ottobre%202026" data-url="https%3A%2F%2Fingvterremoti.com%2F2026%2F10%2F24%2Fapprofondimento-sulla-sequenza-sismica-del-tirreno-meridionale-ottobre-2026%2F">INGV. <a href="https://ingvterremoti.com/2026/10/24/approfondimento-sulla-sequenza-sismica-del-tirreno-meridionale-ottobre-2026/" target="_blank" rel="" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Approfondimento sulla sequenza sismica del Tirreno meridionale, ottobre 2026</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Il meteorologo Alessio Colella: "sarà una settimana stabile, ma con temperature sotto la media su queste regioni"]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/il-meteorologo-alessio-colella-conferma-sara-una-settimana-piuttosto-stabile-ma-con-temperature-sotto-la-media.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 09:20:51 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Nonostante la stabilità, resisteranno venti da nord all'estremo Sud: le temperature saranno al di sotto della media stagionale. </p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbr97zu"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbr97zu.jpg" id="xbr97zu"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Dopo una lunga fase caratterizzata da perturbazioni atlantiche, piogge intense e venti sostenuti, sull'Italia sembra finalmente arrivare un periodo di maggiore tranquillità atmosferica. <strong>L'ultima settimana di ottobre sarà infatti contraddistinta dal ritorno dell'alta pressione</strong>, che favorirà condizioni meteorologiche decisamente più stabili su gran parte della nostra Penisola.</p><p>Si tratta di una pausa dal maltempo che permetterà anche alle temperature di recuperare qualche grado, soprattutto sulle regioni centro-settentrionali. Tuttavia, non possiamo parlare di una stabilità assoluta, poiché alcune infiltrazioni di aria più fresca potrebbero interessare soprattutto le regioni meridionali.</p><p>Ma attenzione: <strong>questa parentesi anticiclonica potrebbe avere vita breve</strong>. Proprio in concomitanza con il weekend di Ognissanti, infatti, la configurazione atmosferica europea potrebbe subire un nuovo cambiamento, favorendo il ritorno di condizioni più instabili su parte dell'Italia.</p><h2><strong>Meteo, sole e temperature miti fino a giovedì 29 ottobre: ecco dove farà più caldo</strong></h2><p>L'espansione di un promontorio anticiclonico verso il Mediterraneo centrale garantirà <strong>diverse giornate prevalentemente soleggiate, con temperature localmente superiori alle medie stagionali</strong>.</p><p>Già da oggi, lunedì 26 ottobre, il tempo risulterà generalmente stabile sulle regioni settentrionali e su buona parte di quelle centrali. Non mancheranno, tuttavia, le consuete foschie e qualche banco di nebbia nelle pianure e nelle vallate durante le prime ore del mattino.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794778" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/la-macchia-fredda-nell-atlantico-si-sta-espandendo-ecco-come-potrebbe-cambiare-il-clima-europeo-quest-inverno.html" title="La 'macchia fredda' nell'Atlantico si sta espandendo: ecco come potrebbe cambiare il clima europeo quest'inverno">La "macchia fredda" nell'Atlantico si sta espandendo: ecco come potrebbe cambiare il clima europeo quest'inverno</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/la-macchia-fredda-nell-atlantico-si-sta-espandendo-ecco-come-potrebbe-cambiare-il-clima-europeo-quest-inverno.html" title="La 'macchia fredda' nell'Atlantico si sta espandendo: ecco come potrebbe cambiare il clima europeo quest'inverno"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/la-mancha-fria-del-atlantico-esta-ganando-extension-como-puede-cambiar-el-tiempo-de-europa-este-invierno-1792740405458_320.png" alt="La 'macchia fredda' nell'Atlantico si sta espandendo: ecco come potrebbe cambiare il clima europeo quest'inverno"></a></article></aside><p>Situazione leggermente differente sulle estreme regioni meridionali, dove continueranno a transitare alcuni annuvolamenti, soprattutto in Sicilia, con la possibilità di qualche isolato piovasco.</p><p>Tra martedì 27 e mercoledì 28 ottobre, <strong>l'alta pressione consoliderà ulteriormente la propria presenza sull'Italia</strong>, garantendo tempo asciutto e ampie schiarite praticamente ovunque.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/il-meteorologo-alessio-colella-conferma-sara-una-settimana-piuttosto-stabile-ma-con-temperature-sotto-la-media-1793002164086.jpg" data-image="wup4dg5lyr18" alt="Ventilazione sostenuta da nord su parte dell'Italia" title="Ventilazione sostenuta da nord su parte dell'Italia"><figcaption>Raffiche di vento previste per martedì 27 ottobre alle ore 14:00. Si notano i rinforzi della ventilazione settentrionale soprattutto tra Puglia, basso Adriatico e mar Ionio.</figcaption></figure><p>Un elemento da non sottovalutare sarà però rappresentato dalla ventilazione. Soprattutto nella giornata di martedì, <strong>i venti settentrionali continueranno a soffiare con una certa intensità tra Puglia, basso Adriatico e mar Ionio</strong>, dove le raffiche potranno localmente raggiungere o superare i 40-50 km/h.</p><p>Per quanto riguarda le temperature, <strong>i valori massimi si manterranno particolarmente gradevoli per il periodo</strong>, con punte intorno ai 20-22°C su diversi settori tirrenici e sulle Isole Maggiori. Valori generalmente compresi tra 16 e 19°C caratterizzeranno invece molte località del Nord e del versante adriatico.</p><figure><img _ngcontent-ejs-c247="" mat-card-image="" alt="Temperature massime previste sull'Italia" src="https://services.meteored.com/img/article/il-meteorologo-alessio-colella-conferma-sara-una-settimana-piuttosto-stabile-ma-con-temperature-sotto-la-media-1793002223921.jpg" title="Temperature massime previste sull'Italia"><figcaption>Temperature previste per mercoledì 28 ottobre alle ore 14:00. Clima mite soprattutto lungo i settori tirrenici e sulle Isole Maggiori, con valori più contenuti al Nord e lungo il versante adriatico.</figcaption></figure><p>La mappa delle temperature prevista per mercoledì 28 ottobre mostra piuttosto chiaramente questa distribuzione termica, con un clima ancora mite sui settori occidentali della Penisola e una situazione leggermente più fresca lungo l'Adriatico.</p><h2><strong>Weekend di Ognissanti, possibile ritorno del maltempo: aria più fredda verso l'Italia?</strong></h2><p>La situazione meteorologica potrebbe iniziare a cambiare proprio negli ultimi giorni di ottobre. <strong>Giovedì 29 dovrebbe trascorrere ancora all'insegna della stabilità atmosferica</strong>, ma successivamente l'anticiclone potrebbe spingersi verso latitudini più settentrionali, lasciando maggiormente esposto il Mediterraneo centrale all'arrivo di correnti più fresche da nord-est.</p><p>Tra venerdì 30 e sabato 31 ottobre, infatti, una circolazione di aria fresca presente sull'Europa orientale potrebbe avvicinarsi progressivamente alla nostra Penisola, determinando un aumento della nuvolosità e un primo calo delle temperature.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794805" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/svolta-delle-temperature-in-italia-da-martedi-27-aria-da-sud-spazzera-via-l-aria-polare-poi-possibile-irruzione-fredda.html" title="Svolta delle temperature in Italia da martedì 27: aria da sud spazzerà via l’aria polare, poi possibile irruzione fredda">Svolta delle temperature in Italia da martedì 27: aria da sud spazzerà via l’aria polare, poi possibile irruzione fredda</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/svolta-delle-temperature-in-italia-da-martedi-27-aria-da-sud-spazzera-via-l-aria-polare-poi-possibile-irruzione-fredda.html" title="Svolta delle temperature in Italia da martedì 27: aria da sud spazzerà via l’aria polare, poi possibile irruzione fredda"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/svolta-delle-temperature-in-italia-da-martedi-27-aria-da-sud-spazzera-via-l-aria-polare-poi-possibile-irruzione-fredda-1792754420751_320.jpg" alt="Svolta delle temperature in Italia da martedì 27: aria da sud spazzerà via l’aria polare, poi possibile irruzione fredda"></a></article></aside><p><strong>Le regioni maggiormente esposte a questo possibile cambiamento sarebbero quelle adriatiche e meridionali</strong>, dove potrebbero tornare anche alcune precipitazioni, soprattutto nel corso di sabato. Tra le aree da monitorare troviamo il medio e basso versante adriatico, la Puglia e la Sicilia.</p><div class="texto-destacado"> <strong><strong>Ricevi le previsioni del tempo aggiornate grazie al </strong><a href="https://www.whatsapp.com/channel/0029Vb3pou37tkj15cNFvT2D" target="_blank"><strong>nuovo canale WhatsApp.</strong></a><strong> Seguici e attiva le notifiche</strong></strong><br></div><p>Naturalmente, trattandosi di una tendenza a diversi giorni di distanza, restano ancora alcune incertezze riguardo all'effettiva intensità dell'eventuale peggioramento e alla distribuzione delle precipitazioni. </p><p>Saranno quindi necessari i prossimi aggiornamenti dei modelli meteorologici per comprendere se il cambiamento interesserà soltanto le regioni orientali e meridionali oppure riuscirà a coinvolgere una porzione più ampia del nostro Paese.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/il-meteorologo-alessio-colella-conferma-sara-una-settimana-piuttosto-stabile-ma-con-temperature-sotto-la-media.html</guid><dc:creator><![CDATA[Alessio Colella]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Volare o nuotare: quali sono gli animali che riescono a spostarsi consumando minori energie]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/volare-o-nuotare-quali-sono-gli-animali-che-riescono-a-spostarsi-consumando-minori-energie.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 07:04:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Anche gli animali hanno bisogno di efficienza negli spostamenti: ecco quali sono le tecniche che consentono di risparmiare energia nel regno animale e come il clima le può influenzare</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/volare-o-nuotare-quali-sono-gli-animali-che-riescono-a-spostarsi-consumando-minori-energie-1792750392008.jpg" data-image="7cm9z49ior1j" alt="volo e nuoto" title="volo e nuoto"><figcaption>Un gabbiano che plana sul mare sfruttando il vento</figcaption></figure><p>Diverse specie di uccelli riescono a percorrere <strong>grandi distanze</strong> senza stancarsi. Questo avviene quando volano sfruttando le <strong>correnti</strong>, utilizzando quindi una quantità di energia minima.</p><p>Questo è il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista <em>Science </em>da un gruppo internazionale di ricercatori, con la partecipazione del CNR-IRET, che confuta quanto si è fino ad ora creduto riguardo l’argomento.</p><h2>Dal laboratorio alla natura, una ricerca durata 17 anni</h2><p>Precedenti esperimenti di laboratorio avevano portato ad individuare il <strong>nuoto </strong>come il metodo di spostamento meno dispendioso per gli animali, seguito dal <strong>volo </strong>e dalla <strong>corsa</strong>.</p><p>L’ambiente esterno però e diverso. <strong>In natura</strong> gli animali non devono produrre da soli tutta l’energia necessaria per spostarsi e così gli uccelli non solo possono sfruttare le correnti ascensionali come i pesci sfruttano quelle di mari, laghi e fiumi ma lo fanno anche con una maggiore efficienza energetica.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="766414" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/i-cieli-d-europa-si-stanno-svuotando-gli-scienziati-avvertono-che-600-milioni-di-uccelli-sono-scomparsi.html" title="I cieli d'Europa si stanno svuotando: gli scienziati avvertono che 600 milioni di uccelli sono scomparsi">I cieli d'Europa si stanno svuotando: gli scienziati avvertono che 600 milioni di uccelli sono scomparsi</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/i-cieli-d-europa-si-stanno-svuotando-gli-scienziati-avvertono-che-600-milioni-di-uccelli-sono-scomparsi.html" title="I cieli d'Europa si stanno svuotando: gli scienziati avvertono che 600 milioni di uccelli sono scomparsi"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/el-cielo-de-europa-se-ha-vuelto-mas-vacio-600-millones-de-aves-han-desaparecido-1777326270180_320.jpg" alt="I cieli d'Europa si stanno svuotando: gli scienziati avvertono che 600 milioni di uccelli sono scomparsi"></a></article></aside><p> Questo dimostra che il <strong>volo veleggiato</strong> è il metodo di spostamento meno dispendioso nel mondo animale. </p><p>Per raggiungere questa conclusione i ricercatori hanno monitorato per <strong>diciassette anni</strong> i dati <strong>GPS </strong>relativi a 850 uccelli e pipistrelli appartenenti a 38 specie. Oltre a ricostruirne gli spostamenti ne hanno studiato anche le attività mettendole in relazione con il consumo energetico.</p><h2>Il volo e le condizioni ambientali</h2><p>Se il <strong>volo veleggiato</strong> è quello che impiega minori energie, dei limiti importanti si trovano nelle <strong>condizioni ambientali</strong> che non lo rendono sempre possibile.</p><p>Venti contrari o correnti ascensionali insufficienti si trasformano in un volo faticoso per alcuni uccelli, specialmente quelli di <strong>grandi dimensioni</strong>. Per questi ultimi volare sulle grandi distanze diventa più impegnativo ma anche il decollo può risultare difficoltoso. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/volare-o-nuotare-quali-sono-gli-animali-che-riescono-a-spostarsi-consumando-minori-energie-1792750429055.jpg" data-image="ap3phb4g5kk3" alt="volo veleggiato" title="volo veleggiato"><figcaption>Il falco delle Ande ama il volo veleggiato perché può usare le correnti che si formano sulle montagne</figcaption></figure><p>Gli uccelli che usano invece il <strong>volo battuto</strong> si stancano di più ma hanno una maggiore libertà di movimento perché sono meno dipendenti dalle condizioni atmosferiche. </p><h2>Falchi, cigni o condor: quali sono gli uccelli che volano in modo più efficiente</h2><p>Un confronto interessante è quello tra il <strong>cigno trombettiere </strong>e il <strong>condor delle Ande</strong>, due uccelli simili nel peso, ma con due stili di volo opposti.</p><p>Il condor delle Ande predilige il volo veleggiato, e in ciascuno dei suoi viaggi passa soltanto lo <strong>0,1% </strong>del tempo sbattendo le ali, favorito dall’interazione tra le masse d’aria e le montagne. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/volare-o-nuotare-quali-sono-gli-animali-che-riescono-a-spostarsi-consumando-minori-energie-1792750474691.jpg" data-image="rjkq3c70igp8" alt="cigni in volo" title="cigni in volo"><figcaption>Due cigni tromettieri che prendono il volo</figcaption></figure><p>Al contrario, il cigno trombettiere sbatte le ali per il <strong>99% </strong>del tempo del suo volo. Le energie che un condor consuma per volare sono inferiori del <strong>79% </strong>rispetto a quelle utilizzate dai cigni nonostante una stazza molto simile.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="783676" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/se-vedete-nidificare-questo-uccello-significa-che-quella-spiaggia-e-ancora-incontaminata.html" title="Se vedete nidificare questo uccello significa che quella spiaggia è ancora incontaminata">Se vedete nidificare questo uccello significa che quella spiaggia è ancora incontaminata</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/se-vedete-nidificare-questo-uccello-significa-che-quella-spiaggia-e-ancora-incontaminata.html" title="Se vedete nidificare questo uccello significa che quella spiaggia è ancora incontaminata"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/se-vedete-nidificare-questo-uccello-significa-che-la-spiaggia-e-ancora-incontaminata-1786715609752_320.jpg" alt="Se vedete nidificare questo uccello significa che quella spiaggia è ancora incontaminata"></a></article></aside><p>Si potrebbe dire che gli uccelli più fortunati siano quelli che <strong>alternano </strong>gli stili di volo a seconda delle necessità. Tra questi c’è il <strong>falco pescatore</strong> che può scegliere di volare con meno dispendio energetico senza essere necessariamente legato all’andamento dei venti, ha maggiore autonomia nella scelte della propria rotta di volo e anche di quella delle aree da raggiungere. </p><h2>Il cambiamento climatico impedisce agli uccelli di volare?</h2><p>Il vento e le correnti ascensionali influiscono sia sullo stile di volo degli uccelli che sul quando e sul dove possono volare.</p><div class="texto-destacado"> Il <strong>cambiamento climatico</strong> potrebbe avere effetti imprevisti sulla vita di questi animali, in particolare per quanto riguarda gli uccelli <strong>migratori</strong>, che dovendo ricoprire distanze molto vaste hanno bisogno di risparmiare energie.</div><p>Le correnti ascensionali dipendo infatti anche dal <strong>meteo</strong>. Ad esempio quando il sole scalda il terreno, questo a sua volta scalda l’aria sovrastante spingendola verso l’alto.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="783438" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/questo-piccolo-uccello-acquatico-sta-arrivando-in-italia-colonizzera-fiumi-laghi-e-coste-per-tutto-l-inverno.html" title="Questo piccolo uccello acquatico sta arrivando in Italia, colonizzerà fiumi, laghi e coste per tutto l’inverno">Questo piccolo uccello acquatico sta arrivando in Italia, colonizzerà fiumi, laghi e coste per tutto l’inverno</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/questo-piccolo-uccello-acquatico-sta-arrivando-in-italia-colonizzera-fiumi-laghi-e-coste-per-tutto-l-inverno.html" title="Questo piccolo uccello acquatico sta arrivando in Italia, colonizzerà fiumi, laghi e coste per tutto l’inverno"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/questo-piccolo-uccello-acquatico-sta-arrivando-in-italia-colonizzera-fiumi-laghi-e-coste-per-tutto-l-inverno-1786574814481_320.jpg" alt="Questo piccolo uccello acquatico sta arrivando in Italia, colonizzerà fiumi, laghi e coste per tutto l’inverno"></a></article></aside><p>Questo ha suggerito l'idea che se le temperature di un’area geografia si alterano in modo <strong>permanente </strong>e cambia l’andamento dei venti, gli uccelli che in genere la abitano o l'attraversano potrebbero dover essere costretti a spostarsi.</p><p>Per il momento, comunque, questa è <strong>un’ipotesi</strong>. Per avere la certezza che il cambiamento climatico stia impattando in modo significativo sulle rotte di volo degli uccelli serviranno altri approfondimenti.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="CNR.it" data-year="2026" data-title="Se%20le%20correnti%20sono%20favorevoli%2C%20gli%20uccelli%20volano%20low%20cost" data-url="https%3A%2F%2Fwww.cnr.it%2Fit%2Fnota-stampa%2Fn-14723">CNR.it. (2026). <a href="https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-14723" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Se le correnti sono favorevoli, gli uccelli volano low cost</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/volare-o-nuotare-quali-sono-gli-animali-che-riescono-a-spostarsi-consumando-minori-energie.html</guid><dc:creator><![CDATA[Paola Cirino]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 arrivò dopo mesi di El Niño: che ruolo ebbe e cosa aspettarsi 60 anni dopo?]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo.html</link><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 04:46:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Ricorrono i 60 anni dalla una delle più catastrofiche alluvioni che colpirono l’Italia. Firenze e l’Arno, ma anche vari affluenti di destra Po e fiumi del nordest esondarono. Ripercorriamo l’analisi sinottica e previsionale. El Niño contribuì a quell’evento e cosa succederebbe oggi se si ripetesse?</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo-1792951830227.jpg" data-image="xeorhy3amca3"><figcaption>Un documento veramente straordinario: la mappa sinottica in superficie originale del 4 novembre 1966. Fonte Cartello Meteorologico quotidiano del Servizio Meteorologico dell'A.M., da archivio dell'Osservatorio Geofisico di Modena.</figcaption></figure><p>Ricorrono in questi giorni i <strong>60 anni dall’alluvione dell’Arno </strong>che colpì in particolare Firenze, ma<strong> molti altri fiumi esondarono</strong> nel resto della Toscana ed anche al nord, specie Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna. Danni anche in altre zone del centro. <br>Fu <strong>un evento che segnò la storia delle catastrofi idrogeologiche e idrauliche</strong> del nostro paese. La <a href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/novembre-1966-51-anni-fa-la-grande-alluvione-di-firenze.html" data-mrf-recirculation="cuerpo_intext">mobilitazione degli “Angeli del Fango”</a> resta un esempio storico di intervento del volontariato, oggi organizzato bene sotto la Protezione Civile. </p><p><strong>La situazione sinottica di quell’evento è veramente particolare</strong>. Poco noto, <strong>l’evento arrivò peraltro dopo un periodo di El Niño moderato forte</strong>. Infine la domanda d’obbligo, se si ripetesse questa situazione col clima attuale cosa succederebbe?</p><h2>La sinottica: elementi chiave</h2><p>A fine ottobre 1966<strong> si struttura un anticiclone che dalla Gran Bretagna estende un promontorio alla Scandinavia. </strong>Sul suo fianco orientale una saccatura si approfondisce fino all’Italia.<strong> Il giorno 30 una ciclogenesi sul Tirreno porta piogge diffuse anche consistenti</strong>. Al suo seguito l’anticiclone si sposta più sull’Atlantico, <strong>la corrente a getto polare scava così un profondo ciclone</strong> mediterraneo. </p><p>Il 3-4 novembre 1966 il ciclone si colloca con forma stretta e allungata in prossimità della Sardegna e poi sul Medio Tirreno. </p><div class="texto-destacado">Un blocco anticiclonico a est frena il lungo sistema frontale e innesca correnti sciroccali ondulate. Elemento chiave di quella situazione fu proprio la differenza di pressione fra il minimo, 998 hPa circa, e il blocco anticiclonico sui Balcani, oltre 1032 hPa. </div><p>Il mix del trasporto di vapore con <strong>probabile fiume atmosferico</strong> e l’effetto dell’orografia fanno il resto, portando piogge torrenziali. </p><h2>Retro previsioni del 3-4 novembre 1966</h2><p>Impressionanti i dati pluviometrici. <strong>Nel bacino dell’Arno a Badia Agnano caddero 338.7 mm in 24 ore</strong> e 437.2 mm in 48 ore. Sull’Appennino emiliano <strong>a Monteacuto delle Alpi il pluviometro raccolse 240 mm in 24 ore.</strong> In Veneto nel Cansiglio si raggiunsero 550 mm in 24 ore e 608 mm in tre giorni.<strong> </strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo-1792952047788.jpg" data-image="1yxb71r78k2q"><figcaption>Firenze inondata dall'esondazione dell'Arno. Fonte Wikimedia.</figcaption></figure><p><strong>Era prevedibile una tale quantità di pioggia?</strong> Capecchi e Buizza in un interessante studio di “reforecasting” hanno<strong> simulato l’evento con i moderni modelli.</strong> Il modello ECMWF fatto girare come fosse operativo all’epoca coglieva un segnale del possibile evento intenso a partire da tre giorni prima. I quantitativi sarebbero stati sottostimati, ma il rischio di evento estremo sarebbe stato comunque colto. </p><div class="texto-destacado"> ECMWF fatto girare come fosse operativo all’epoca coglieva un segnale del possibile evento intenso a partire da tre giorni prima. I quantitavi sarebbero stati sottostimato, ma il rischio di evento estremo sarebbe stato comunque colto. </div><p><br>Sottolineano però gli autori che il modello ha girato con dati scarsi, nel 1966 non esistevano le fitte reti moderni e soprattutto i satelliti.</p><h2>L’evento El Niño 1965/66</h2><p>È poco noto che <strong>l’evento alluvionale del novembre 1966 in Italia arrivò dopo un periodo caratterizzato da un episodio moderato-forte de El Niño.</strong> Va subito premesso però che<strong> a quel momento era già già terminato, e che nessuna pubblicazione scientifica parla di teleconnessioni</strong> fra la catastrofe dell’Arno e di altri fiumi nel centro nord Italia.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794827" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto.html" title="Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”">Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto.html" title="Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto-1792761245641_320.jpg" alt="Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”"></a></article></aside><p>L’evento infatti ebbe culmine a novembre-dicembre 1965, un anno prima, con una anomalia di circa +2°C nella temperatura marina nella zona Niño 3.4.<strong> El Niño terminò nella primavera 1966 e nell’autunno le condizioni ENSO erano neutre.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo-1792952521242.png" data-image="dt1c2yvvsu47"><figcaption>El Niño , la situazione aggiornata. L'alluvione del novembre 1966 fu preceduta da un episodio moderato forte, ma al momento dell'evento era già terminato e ENSO era neutro.</figcaption></figure><p>In bibliografia<strong> vari studi analizzano come El Niño può influenzare le piogge</strong> nel Mediterraneo.<strong> Il suo contributo a una singola alluvione italiana però è ignoto. </strong>Guimarães Nobre et al. nel 2017 hanno analizzato piogge estreme e alluvioni in Europa, trovando un’influenza ENSO in alcune aree. Tuttavia sulle precipitazioni estreme l’effetto de El Niño è molto inferiore rispetto alla NAO.</p><h2>Cosa succederebbe oggi con una situazione meteo simile?</h2><p>L’evento 1966<strong> avvenne nel quadro di un clima molto più freddo di oggi</strong>, e soprattutto <strong>con temperature marine più basse.</strong> Negli ultimi anni non sono mancate situazioni con notevoli somiglianze sinottiche, fra tutte citiamo il 15–17 novembre 2019 con piene importanti di Arno, Sieve, Elsa e Ombrone Grossetano.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="3172" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/novembre-1966-51-anni-fa-la-grande-alluvione-di-firenze.html" title="4 novembre 1966, la grande alluvione di Firenze">4 novembre 1966, la grande alluvione di Firenze</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/novembre-1966-51-anni-fa-la-grande-alluvione-di-firenze.html" title="4 novembre 1966, la grande alluvione di Firenze"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/novembre-1966-51-anni-fa-la-grande-alluvione-di-firenze-3172-3_320.jpg" alt="4 novembre 1966, la grande alluvione di Firenze"></a></article></aside><p>La <a href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/vaia-tre-anni-fa-la-tempesta-che-sconvolse-italia-ottobre-2018.html" data-mrf-recirculation="cuerpo_intext">situazione di Vaja, 27–29 ottobre 2018,</a> presenta varie differenze ed ebbe effetti più per la tempesta di vento distruttice dei boschi nelle Alpi orientali e per fenomeni convettivi. E qua è proprio la probabile grande differenza dal 1966. Negli ultimi anni sempre più le perturbazioni si comportano, anche in autunno, più in modalità estiva con temporali e conseguenti precipitazioni concentrate in breve tempo e zone più ristrette.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="377911" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/vaia-tre-anni-fa-la-tempesta-che-sconvolse-italia-ottobre-2018.html" title="Vaia, tre anni fa la tempesta che sconvolse l’Italia: cosa accadde?">Vaia, tre anni fa la tempesta che sconvolse l’Italia: cosa accadde?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/vaia-tre-anni-fa-la-tempesta-che-sconvolse-italia-ottobre-2018.html" title="Vaia, tre anni fa la tempesta che sconvolse l’Italia: cosa accadde?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/vaia-tre-anni-fa-la-tempesta-che-sconvolse-l-italia-377911-1_320.jpg" alt="Vaia, tre anni fa la tempesta che sconvolse l’Italia: cosa accadde?"></a></article></aside><p>Una sinottica bis del 1966 comunque troverebbe un ambiente atmosferico e mari più caldi e<strong> provocherebbe probabilmente precipitazioni ancora più estreme </strong> e nonostante i miglioramenti previsionali e gli allerta causerebbe danni difficilmente immaginabili, anche a causa della maggior antropizzazione del territorio.</p><h3><em>Riferimenti scientifici</em></h3><p><em>Capecchi, V., & Buizza, R. (2019). Reforecasting the flooding of Florence of 4 November 1966 with global and regional ensembles, Journal of Geophysical Research: Atmospheres, 124, 3743–3764. <a href="https://doi.org/10.1029/2018JD030231">https://doi.org/10.1029/2018JD030231</a></em></p><p><em>G Guimarães Nobre et al 2017 Environ. Res. Lett. 12 084012, <a href="https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/aa7c22/meta">https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/aa7c22/meta</a></em></p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-alluvione-di-firenze-del-4-novembre-1966-arrivo-dopo-mesi-di-el-nino-che-ruolo-ebbe-e-cosa-aspettarsi-60-anni-dopo.html</guid><dc:creator><![CDATA[Luca Lombroso]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Mediterraneo, il livello del mare accelera: nuovi dati Copernicus rivelano le differenze tra Est e Ovest]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/mediterraneo-il-livello-del-mare-accelera-nuovi-dati-copernicus-rivelano-le-differenze-tra-est-e-ovest.html</link><pubDate>Sun, 25 Oct 2026 17:04:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Uno studio pubblicato nel Copernicus Ocean State Report 2026 rivela che il Mediterraneo non si innalza uniformemente: negli ultimi decenni le sue regioni hanno mostrato accelerazioni differenti, influenzate da temperatura, salinità e circolazione marina.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/mediterraneo-il-livello-del-mare-accelera-nuovi-dati-copernicus-rivelano-le-differenze-tra-est-e-ovest-1792775520221.png" data-image="40cd1blz5d9c" alt="Mediterraneo" title="Mediterraneo"><figcaption>Rappresentazione schematica dell'innalzamento del livello del Mar Mediterraneo. Le frecce di diversa altezza evidenziano le differenze regionali nella velocità di crescita, con aumenti particolarmente pronunciati in alcune aree del bacino occidentale. L'immagine è illustrativa e non rappresenta una misurazione quantitativa. Fonte scientifica: Borile et al. (2026), Copernicus Ocean State Report.</figcaption></figure><p><strong>Il futuro delle regioni costiere che si affacciano sul Mar Mediterraneo è minacciato dall’innalzamento del livello del mare</strong>. Ma non ovunque in ugual misura e non ovunque con la stessa tempistica.</p><p>Un recente studio pubblicato nell'ambito del decimo <em>Copernicus Ocean State Report</em>, mostra come il Mediterraneo occidentale e quello orientale abbiano seguito evoluzioni differenti negli ultimi trent'anni. Misure da satellite ed in situ mostrano un’evoluzione complessa. </p><h2>Trent'anni di osservazioni: un Mediterraneo in continua evoluzione</h2><p><strong>Il nostro Mar Mediterraneo</strong>, il Mare Nostrum come lo chiamavano gli antichi Romani, <strong>da oltre 30 anni viene monitorato </strong>da Terra e dallo spazio. Misurazioni “in situ”, effettuate <strong>con mareografi</strong> installati lungo le coste, combinate <strong>con misurazioni dei satelliti altimetrici</strong> permettono di ricostruire come l’altezza della superficie marina stia cambiando nel tempo.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="788259" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/ecco-quando-e-perche-il-mediterraneo-puo-sfornare-dei-cicloni-dalle-caratteristiche-tropicali.html" title="Ecco quando e perché il Mediterraneo può sfornare dei cicloni dalle caratteristiche tropicali">Ecco quando e perché il Mediterraneo può sfornare dei cicloni dalle caratteristiche tropicali</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/ecco-quando-e-perche-il-mediterraneo-puo-sfornare-dei-cicloni-dalle-caratteristiche-tropicali.html" title="Ecco quando e perché il Mediterraneo pu�� sfornare dei cicloni dalle caratteristiche tropicali"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/ecco-quando-e-perche-il-mediterraneo-puo-sfornare-dei-cicloni-dalle-caratteristiche-tropicali-1789160819631_320.jpg" alt="Ecco quando e perché il Mediterraneo può sfornare dei cicloni dalle caratteristiche tropicali"></a></article></aside><p>Recentemente, i dati raccolti tra il 1993 e il 2014 sono stati analizzati da un gruppo di ricerca coordinato da Federica Borile dell'Università di Bologna e della Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici).</p><p>A differenza di altri studi basati sugli stessi dati, sono state utilizzate medie mobili con finestra temporale di 10 anni per individuare gli andamenti nell’altezza marina.</p><div class="texto-destacado">Per esemplificare l’uso di una media mobile, si immagini di avere 30 misure. Si effettua la media dalla misura 1 alla 10, poi la media dalla 2 alla 11, poi dalla 3 alla 12 e così via. La media è così “mobile” con una finestra di 10 giorni. Il vantaggio è quello di "smussare" le fluttuazioni giornaliere, mostrando la direzione generale (il trend) in modo più pulito e leggibile.</div><p>I risultati della ricerca hanno mostrato che <strong>esiste un andamento generale di aumento del livello della superficie del Mediterraneo</strong>, ma non in maniera lineare. A questa crescita a lungo termine si sovrappongono oscillazioni - accelerazioni e rallentamenti - in maniera diversa da regione a regione, più evidenti tra la parte orientale e quella occidentale.</p><p>Proprio queste oscillazioni svelano quanto complesso sia il comportamento di un bacino relativamente piccolo e quasi completamente circondato dalle terre emerse.</p><h2>Mediterraneo occidentale e orientale: due storie differenti</h2><p>Una delle scoperte più interessanti riguarda il diverso comportamento delle due grandi regioni mediterranee, separate geograficamente dal Canale di Sicilia.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="711783" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/si-prevede-una-catastrofica-migrazione-a-causa-dell-innalzamento-del-livello-del-mare.html" title="Si prevede una catastrofica migrazione di massa a causa dell’innalzamento del livello del mare">Si prevede una catastrofica migrazione di massa a causa dell’innalzamento del livello del mare</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/si-prevede-una-catastrofica-migrazione-a-causa-dell-innalzamento-del-livello-del-mare.html" title="Si prevede una catastrofica migrazione di massa a causa dell’innalzamento del livello del mare"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/si-prevede-una-catastrofica-migrazione-a-causa-dell-innalzamento-del-livello-del-mare-1747993371788_320.jpeg" alt="Si prevede una catastrofica migrazione di massa a causa dell’innalzamento del livello del mare"></a></article></aside><p>Mentre l<strong>a velocità di innalzamento registrata nel Mediterraneo occidentale è passata da 3,0 ± 0,7 a 6,4 ± 1,0 millimetri all'anno</strong>, praticamente raddoppiata nel periodo esaminato, la stessa è stata <strong>più irregolare nel Mediterraneo orientale, dove ha raggiunto comunque 6,4 ± 1,1 millimetri all'anno</strong> nell'ultimo decennio disponibile.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>L'evoluzione dell'innalzamento del livello del mare nel Mediterraneo occidentale è stata diversa da quello orientale.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Per comprendere queste differenze il team di ricercatori si è avvalso anche delle ricostruzioni oceanografiche, che permettono di studiare temperatura, salinità e circolazione delle acque. In particolare, <strong>nelle acque del Mediterraneo agiscono due meccanismi con effetti opposti.</strong> Un meccanismo è <strong>l’espansione termica</strong> dovuta all’aumento di temperatura della superficie del mare. Il meccanismo opposto è <strong>la contrazione</strong> dovuta all’aumento di densità prodotto da un aumento della salinità.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/mediterraneo-il-livello-del-mare-accelera-nuovi-dati-copernicus-rivelano-le-differenze-tra-est-e-ovest-1792774446024.jpg" data-image="0ammvkzvpkil" alt="cause innalzamento" title="cause innalzamento"><figcaption>Il livello del mare dipende dall'espansione termica dell'acqua, dalla contrazione associata all'aumento della salinità e dalle variazioni della massa d'acqua. Schema basato su Borile et al. (2026).</figcaption></figure><p>Nel Mediterraneo occidentale, recentemente, l'espansione termica ha prevalso sulla contrazione associata alla salinità. In quello orientale i due effetti si sono progressivamente compensati, lasciando maggiore importanza alle variazioni della massa d'acqua, determinate anche dagli scambi attraverso gli stretti e dal bilancio tra evaporazione e apporti idrici.</p><h2>Le conseguenze per le coste italiane e mediterranee</h2><p><strong>La velocità di innalzamento locale lungo le coste risulta essere anche maggiore del valore medio.</strong></p><p>Ad esempio, in alcune zone del Mediterraneo occidentale, soprattutto lungo le coste algerine, nelle Baleari e sui versanti occidentali della Sardegna e della Corsica la tendenza è superiore agli 8 mm all’anno.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/mediterraneo-il-livello-del-mare-accelera-nuovi-dati-copernicus-rivelano-le-differenze-tra-est-e-ovest-1792774390921.jpg" data-image="ibsklxxffhpl" alt="innalzamento Mediterraneo" title="innalzamento Mediterraneo"><figcaption>Le variazioni del livello marino non sono uniformi lungo le coste: i valori maggiori si osservano in alcune aree del Mediterraneo occidentale, mentre nel periodo analizzato l'Adriatico mostra generalmente tendenze inferiori. Elaborazione dai risultati di Borile et al. (2026).</figcaption></figure><p>Nell'Adriatico e nell'Egeo si osservano invece valori generalmente più contenuti, con alcune aree adriatiche inferiori a 3 millimetri all'anno. </p><p><strong>Il valore massimo è stato registrato a Lampedusa, nel Canale di Sicilia, con quasi 10 mm all’anno.</strong></p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Tra tutte le aree del Mediterraneo, a Lampedusa si registra la più rapida crescita del livello del mare.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Le misurazioni dell’innalzamento del livello del mare lungo le coste sono particolarmente complicate. Qui infatti l’innalzamento registrato può essere conseguenza della subsidenza, cioè di un abbassamento del terreno, come ad esempio a Venezia.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="190611" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/innalzamento-livello-mare-oltre-i-2-metri-entro-il-2100.html" title="Innalzamento del livello del mare: oltre i 2 metri entro il 2100">Innalzamento del livello del mare: oltre i 2 metri entro il 2100</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/innalzamento-livello-mare-oltre-i-2-metri-entro-il-2100.html" title="Innalzamento del livello del mare: oltre i 2 metri entro il 2100"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/innalzamento-livello-mare-oltre-i-2-metri-entro-il-2100-190611-1_320.jpg" alt="Innalzamento del livello del mare: oltre i 2 metri entro il 2100"></a></article></aside><p><strong>Lo studio conferma come il Mediterraneo continui a innalzarsi.</strong> Tuttavia, per valutare conseguenze e rischi per le zone costiere non basta conoscere una media generale. Occorre comprendere come cambierà il mare davanti a ciascuna costa, integrando le osservazioni satellitari con le misure locali e con i movimenti del territorio.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Borile%20F.%20et%20al." data-year="2026" data-title="Decadal%20variability%20in%20the%20Eastern%20and%20Western%20Mediterranean%20sea%20level%20trends" data-url="https%3A%2F%2Fsp.copernicus.org%2Farticles%2F7-osr10%2F13%2F2026%2F">Borile F. et al.. (2026). <a href="https://sp.copernicus.org/articles/7-osr10/13/2026/" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Decadal variability in the Eastern and Western Mediterranean sea level trends</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/mediterraneo-il-livello-del-mare-accelera-nuovi-dati-copernicus-rivelano-le-differenze-tra-est-e-ovest.html</guid><dc:creator><![CDATA[Sergio Messina]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[All'età di 91 anni, Maria Agalantina è uscita dal suo villaggio per vedere il mare per la prima volta]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/all-eta-di-91-anni-maria-agalantina-e-uscita-dal-suo-villaggio-per-vedere-il-mare-per-la-prima-volta.html</link><pubDate>Sun, 25 Oct 2026 15:46:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Su iniziativa della Fondazione INATEL, i residenti del Póvoa de São Cosme sono incoraggiati a esplorare Lisbona e a scoprire luoghi che molti conoscono solo attraverso la televisione.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/aos-91-anos-maria-agalantina-viu-o-mar-pela-primeira-vez-numa-viagem-desde-a-sua-aldeia-1792413837106.jpg" data-image="ccsrodyyg8g9"><figcaption>Maria Agalantina ha scoperto il mare all'età di 91 anni. Foto: Fondazione INATEL</figcaption></figure><p>Il sole non era ancora sorto e gli abitanti della <strong>località di Póvoa de São Cosme</strong>, nel comune di Oliveira do Hospital, in Portogallo, erano già in pieno fermento. Non si trattava della frenesia tipica delle grandi città, dove ogni giorno si corre contro il tempo per accompagnare i bambini a scuola e arrivare puntuali in ufficio.</p><p>In questo villaggio rurale la giornata era iniziata presto, come quasi sempre. Ma stavolta non era soltanto per occuparsi degli orti da annaffiare prima del caldo o delle greggi da sfamare. Un autobus della <strong>Fondazione INATEL</strong> attendeva un folto gruppo di abitanti per un lungo viaggio di quasi 300 chilometri.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/aos-91-anos-maria-agalantina-viu-o-mar-pela-primeira-vez-numa-viagem-desde-a-sua-aldeia-1792413934484.jpg" data-image="6vusdvkitn4h" alt="Iniziativa Aldeia de Sonho della Fondazione INATEL" title="Iniziativa Aldeia de Sonho della Fondazione INATEL"><figcaption>Gli abitanti di Póvoa de São Cosme sono partiti all'alba alla volta di Lisbona. Foto: Fondazione INATEL</figcaption></figure><p><strong>Lisbona</strong> era la meta dell'escursione. Può sembrare qualcosa di ordinario per chi vive sulla costa o viaggia spesso per il Paese. Per gli abitanti dei <strong>piccoli centri isolati dell'entroterra portoghese</strong>, invece, è una rara occasione per vedere con i propri occhi luoghi conosciuti soltanto attraverso le immagini trasmesse in televisione.</p><h2>Il desiderio di Maria</h2><p>Ogni momento meritava di essere immortalato. La tradizionale fotografia di gruppo ha segnato la partenza, ma c'era anche un'altra storia che meritava un'attenzione particolare.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>«Voglio andare in spiaggia, entrare in acqua e bagnarmi i piedi», ha raccontato Maria Agalantina prima di salire sull'autobus.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Il suo desiderio è stato documentato nel filmato <strong>«Póvoa de São Cosme: Festa nella località»</strong>, realizzato dalla Fondazione INATEL, e sarebbe diventato uno dei momenti più commoventi del viaggio. <strong>Maria Agalantina ha 91 anni e non aveva mai visto il mare da vicino</strong>. L'autobus è partito quando era ancora notte, percorrendo con prudenza l'autostrada, ma con l'urgenza di realizzare il suo desiderio.</p><h2>Dall'entroterra alla costa</h2><p>Quest'anno, il villaggio appartenente alla freguesia di Ervedal da Beira è stato scelto come <strong>Aldeia dos Sonhos</strong>, ovvero «villaggio dei sogni». Dal 2014, la Fondazione INATEL, in collaborazione con Turismo de Portugal, seleziona una località dell'entroterra con non più di 100 abitanti per offrire ai suoi residenti l'opportunità di conoscere uno dei principali centri urbani del Paese.</p><p><strong>Ouguela</strong>, nel comune di Campo Maior, è stato il primo villaggio protagonista dell'iniziativa, dodici anni fa. I suoi abitanti trascorsero un fine settimana a Lisbona, con una visita dietro le quinte dello <strong>Stadio da Luz</strong> e un'escursione sulle acque del <strong>fiume Tago</strong>.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="789871" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/dove-viaggiare-in-europa-nel-2027-ecco-4-destinazioni-di-nicchia-per-evitare-il-sovraffollamento-turistico.html" title="Dove viaggiare in Europa nel 2027? Ecco 4 destinazioni di nicchia per evitare il sovraffollamento turistico">Dove viaggiare in Europa nel 2027? Ecco 4 destinazioni di nicchia per evitare il sovraffollamento turistico</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/dove-viaggiare-in-europa-nel-2027-ecco-4-destinazioni-di-nicchia-per-evitare-il-sovraffollamento-turistico.html" title="Dove viaggiare in Europa nel 2027? Ecco 4 destinazioni di nicchia per evitare il sovraffollamento turistico"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/ou-voyager-en-europe-en-2027-voici-4-destinations-confidentielles-pour-eviter-le-surtourisme-1789739635836_320.jpg" alt="Dove viaggiare in Europa nel 2027? Ecco 4 destinazioni di nicchia per evitare il sovraffollamento turistico"></a></article></aside><p>Da allora, anche altri villaggi dell'entroterra, come <strong>Barranha</strong>, <strong>Candal</strong>, <strong>Penhaforte</strong> e <strong>Rio de Mel</strong>, hanno lasciato per qualche giorno la loro routine per scoprire monumenti, musei, parchi e spiagge delle aree metropolitane di Lisbona e Porto.</p><h2>Lisbona dal finestrino</h2><p>Il programma dell'iniziativa Aldeia de Sonho, organizzato nel fine settimana compreso tra il 9 e il 14 ottobre, è stato intenso. Ha incluso una visita guidata all'<strong>Assemblea della Repubblica</strong>, una tappa al Quarke – Museo del Terremoto e una visita all'Oceanário di Lisbona.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/aos-91-anos-maria-agalantina-viu-o-mar-pela-primeira-vez-numa-viagem-desde-a-sua-aldeia-1792414120677.jpg" data-image="5bper65bhh82" alt="Scalinata dell'Assemblea della Repubblica a Lisbona" title="Scalinata dell'Assemblea della Repubblica a Lisbona"><figcaption>Il programma dell'iniziativa Aldeia de Sonho ha incluso una visita agli spazi dell'Assemblea della Repubblica. Foto: Fondazione INATEL</figcaption></figure><p>Anche il percorso dell'autobus ha attraversato il centro della città, mostrando alcuni dei luoghi simbolo della capitale, come Rossio, <strong>Praça do Saldanha</strong>, i giardini di <strong>Campo Grande</strong> e il passaggio sul <strong>Ponte 25 de Abril</strong>.</p><p>Il passaggio lungo l'<strong>Avenida da Liberdade</strong> ha risvegliato vecchi ricordi in <strong>Celestino Ventura</strong>, un altro abitante ultranovantenne del villaggio, che da giovane aveva vissuto a Lisbona. «Quando salivo al <strong>Parque Eduardo VII</strong>, raccoglievo prugne bianche e le mangiavo seduto su quelle panchine che c'erano lì», ha ricordato alla squadra di reportage della Fondazione INATEL.</p><h2>L'Atlantico all'orizzonte</h2><p>Il viaggio è stato ricco di emozioni, ma nessuna è stata intensa quanto l'arrivo del gruppo di escursionisti alla <strong>Costa da Caparica</strong>, nel comune di Almada. Maria Agalantina è scesa dall'autobus aiutandosi con il bastone e ha contemplato l'Atlantico, questa volta senza lo schermo della televisione a fare da intermediario. Si è rimboccata i pantaloni, si è tolta le scarpe da ginnastica e si è avvicinata alla riva.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/aos-91-anos-maria-agalantina-viu-o-mar-pela-primeira-vez-numa-viagem-desde-a-sua-aldeia-1792414205594.jpg" data-image="1s7qkv6mn29p" alt="Escursione della Fondazione INATEL alla Costa da Caparica" title="Escursione della Fondazione INATEL alla Costa da Caparica"><figcaption>Il mare della Costa da Caparica ha regalato emozioni intense agli abitanti di Póvoa de São Cosme. Foto: Fondazione INATEL</figcaption></figure><p>Soltanto lei saprà cosa ha provato quando l'acqua le ha toccato i piedi. Nessuna immagine potrebbe tradurre il silenzio con cui ha contemplato l'orizzonte. Ma non servono parole per capire che gli abitanti di Póvoa de São Cosme sono tornati a casa dopo aver realizzato il loro desiderio.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"> <h3 class="article-reference__label">Fonte della notizia</h3> <p class="article-reference__body"><cite data-author="Funda%C3%A7%C3%A3o%20Inatel" data-year="" data-title="P%C3%B3voa%20de%20S%C3%A3o%20Cosme%3A%20Festa%20na%20Aldeia" data-url="https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fwatch%2F%3Fv%3D1069788906055967">Fondazione INATEL. <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=1069788906055967" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Póvoa de São Cosme: Festa nella località</a>.</cite></p> </section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/all-eta-di-91-anni-maria-agalantina-e-uscita-dal-suo-villaggio-per-vedere-il-mare-per-la-prima-volta.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[La Torre Eiffel cresce d'estate e si rimpicciolisce d'inverno: così il monumento reagisce alle stagioni]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/la-torre-eiffel-cresce-d-estate-e-si-rimpicciolisce-d-inverno-cosi-il-monumento-reagisce-alle-stagioni.html</link><pubDate>Sun, 25 Oct 2026 14:25:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Il calore provoca l'espansione del ferro della Torre Eiffel, mentre il freddo ne causa la contrazione. Queste variazioni spiegano anche perché la sua cima sembra muoversi con il sole.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/la-torre-eiffel-crece-en-verano-y-se-encoge-en-invierno-1792402798824.jpeg" data-image="j6vyccrrd2di" alt="Torre Eiffel" title="Torre Eiffel"><figcaption>La Torre Eiffel aumenta di qualche millimetro in altezza durante i mesi caldi e diminuisce di tale altezza quando le temperature si abbassano.</figcaption></figure><p> La silhouette di Parigi è legata a una struttura metallica che, dalla fine del XIX secolo, è diventata parte integrante dell'identità della capitale francese: <strong>la Torre Eiffel</strong>. La sua struttura presenta una particolarità che spesso sfugge ai visitatori: <strong>le variazioni meteorologiche ne modificano leggermente le dimensioni e la posizione.</strong></p><p><strong>Il comportamento della torre dipende dalle proprietà fisiche del ferro</strong>, ma anche dalle scelte degli ingegneri che ne progettarono i sostegni. La sua costruzione richiese grande precisione nell'assemblaggio di migliaia di elementi e <strong>uno studio delle forze che avrebbero potuto compromettere la stabilità dell'intera struttura.</strong></p><h2>Torre Eiffel: le origini di una struttura alta 300 metri</h2><p>La storia della Torre Eiffel ebbe inizio con i preparativi per l'<strong>Esposizione Universale del 1889</strong>. Il progetto iniziale prevedeva la costruzione, sul Campo di Marte, di una struttura in ferro alta 300 metri, con una base quadrata di 125 metri per lato. Tra le 107 proposte presentate, <strong>fu selezionato il progetto legato all'imprenditore Gustave Eiffel</strong> e agli ingegneri Maurice Koechlin ed Émile Nouguier, insieme all'architetto Stephen Sauvestre.</p><p>Nell'estate del 1884, Koechlin e Nouguier disegnarono una torre composta da quattro pilastri collegati da travi reticolari. Il loro obiettivo era raggiungere i 1.000 piedi di altezza. Il 18 settembre dello stesso anno, <strong>Eiffel brevettò una configurazione destinata alla costruzione di sostegni e piloni metallici capaci di superare i 300 metri.</strong></p><p>Il progetto iniziale dovette essere modificato per convincere chi guardava con diffidenza al suo aspetto. Sauvestre propose di rivestire le basi con pietra, aggiungere archi monumentali e realizzare ampi spazi vetrati. Sebbene alcuni di questi elementi siano stati eliminati durante la revisione del progetto, gli archi furono mantenuti. <strong>I lavori iniziarono il 1° luglio 1887 e terminarono 22 mesi dopo,</strong> dopo la fabbricazione di 18.000 componenti a Levallois-Perret, con margini di errore inferiori a un decimo di millimetro.</p><h2>Perché la Torre Eiffel si allunga in estate e si accorcia in inverno</h2><p>Il ferro pudellato utilizzato nella struttura <strong>reagisce alle variazioni di temperatura attraverso un fenomeno fisico noto come dilatazione termica.</strong> Quando la temperatura aumenta, il materiale si espande leggermente e la torre può guadagnare alcuni millimetri in altezza. Nei mesi freddi, invece, la contrazione riduce le sue dimensioni, facendo perdere al monumento parte della lunghezza acquisita.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/la-torre-eiffel-crece-en-verano-y-se-encoge-en-invierno-1792402829368.jpeg" data-image="88g6ngjqgey1" alt="Torre Eiffel" title="Torre Eiffel"><figcaption>La sommità della Torre Eiffel può descrivere un percorso entro un cerchio di 15 centimetri di diametro a causa del riscaldamento non uniforme delle sue quattro facce.</figcaption></figure><p>Queste variazioni rientrano nel comportamento normale delle strutture metalliche e non compromettono la stabilità della costruzione. <strong>Le differenze sono così ridotte da risultare impercettibili per le persone</strong> che visitano le piattaforme panoramiche o ammirano il monumento dall'esterno. La differenza tra le temperature estive e quelle invernali spiega quindi perché l'altezza della torre non rimanga esattamente identica durante tutto l'anno.</p><p>Il calore, inoltre, non agisce allo stesso modo sui quattro lati della torre. Quando il Sole colpisce direttamente una delle facce, questa si riscalda mentre le altre tre rimangono relativamente più fredde. <strong>La distribuzione non uniforme della temperatura provoca una lieve inclinazione nella direzione opposta rispetto al Sole</strong>, che cambia con il passare delle ore.</p><h2>La Torre Eiffel si sposta anche per effetto del Sole e del vento</h2><p>In una giornata soleggiata, la sommità della Torre Eiffel <strong>può descrivere un percorso approssimativamente circolare, con un diametro di circa 15 centimetri.</strong> Questo movimento è dovuto allo spostamento apparente del Sole e alle differenze di temperatura tra i lati della struttura. Non significa che il monumento perda stabilità o che gli elementi metallici siano danneggiati.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/la-torre-eiffel-crece-en-verano-y-se-encoge-en-invierno-1792402883411.jpeg" data-image="gdq8qqowih0s" alt="Torre Eiffel" title="Torre Eiffel"><figcaption>Il vento può provocare lievi oscillazioni della Torre Eiffel. Se le raffiche superano i limiti di sicurezza, è possibile chiudere la sommità o l'intero monumento.</figcaption></figure><p>Anche il vento produce movimenti di altro tipo<strong>: le raffiche più intense possono far vibrare la struttura o provocare leggere oscillazioni</strong>, un comportamento di cui si tenne conto già in fase di progettazione. L'esperienza degli ingegneri dell'azienda Eiffel nella costruzione di viadotti metallici contribuì a definire forme e profili curvi per ridurre la resistenza al vento. La geometria della torre è stata quindi concepita anche in funzione delle condizioni meteorologiche a cui deve resistere.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794096" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/antonio-guterres-segretario-generale-delle-nazioni-unite-ci-stiamo-avvicinando-sempre-di-piu-a-un-mondo-inabitabile.html" title="António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite: 'Ci stiamo avvicinando sempre di più a un mondo inabitabile'">António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite: "Ci stiamo avvicinando sempre di più a un mondo inabitabile"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/antonio-guterres-segretario-generale-delle-nazioni-unite-ci-stiamo-avvicinando-sempre-di-piu-a-un-mondo-inabitabile.html" title="António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite: 'Ci stiamo avvicinando sempre di più a un mondo inabitabile'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/antonio-guterres-secretario-general-de-naciones-unidas-nos-acercamos-cada-vez-mas-a-un-mundo-inhabitable-1792191204372_320.jpg" alt="António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite: 'Ci stiamo avvicinando sempre di più a un mondo inabitabile'"></a></article></aside><p>Le limitazioni all'accesso dipendono, tuttavia, dall'intensità delle raffiche e dai rischi per le persone. Se il vento supera le soglie di sicurezza stabilite, <strong>la direzione del monumento può chiudere la parte superiore oppure sospendere le visite all'intera struttura.</strong> Queste misure consentono di proteggere visitatori e personale dalle condizioni avverse, mentre la torre continua a essere soggetta alle normali variazioni fisiche del ferro.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/la-torre-eiffel-cresce-d-estate-e-si-rimpicciolisce-d-inverno-cosi-il-monumento-reagisce-alle-stagioni.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Una delle più grandi chiese a cupola d'Europa: il prodigio architettonico della Foresta Nera]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/una-delle-piu-grandi-chiese-a-cupola-d-europa-il-prodigio-architettonico-della-foresta-nera.html</link><pubDate>Sun, 25 Oct 2026 12:21:00 +0000</pubDate><category>Tempo libero</category><description><![CDATA[<p>Più grande delle cupole di Santa Sofia a Istanbul e della Cattedrale di San Paolo a Londra: in una piccola località termale del Baden-Württemberg si trova un edificio sacro dalle dimensioni imponenti.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/eine-der-gro-ten-kuppelkirchen-europas-das-architekturwunder-im-schwarzwald-1790582795320.jpeg" data-image="0acpawkzkp26" alt="St. Blasien" title="St. Blasien"><figcaption>Non una semplice chiesa di paese: il Duomo di St. Blasien veglia sull'omonima località. Foto: Adobe Stock</figcaption></figure><p>Chiese con cupole imponenti? Molti pensano subito alla Basilica di Santa Sofia a Istanbul. Il suo diametro misura circa <strong>32 metri</strong>, una dimensione per la quale la <strong>costruzione bizantina</strong> è famosa da secoli. Eppure, proprio nel <strong>Sud della Foresta Nera, in Germania, </strong>si trova una chiesa con una cupola ancora più grande: il <strong>Duomo di St. Blasien</strong> raggiunge <strong>36 metri</strong> di diametro.</p><p>L'edificio neoclassico, con la sua <strong>facciata alta 63 metri</strong>, domina ampiamente i tetti dell'omonima <strong>località termale climatica</strong>. St. Blasien si trova nel distretto di <strong>Waldshut</strong>, tra Waldshut e Schluchsee. </p><h2>Il Duomo domina il paese</h2><p>Già dall'esterno il Duomo appare decisamente <strong>monumentale</strong> per un piccolo centro con <strong>meno di 4.000 abitanti</strong>. Ma è solo all'interno che le sue dimensioni diventano pienamente percepibili: 20 colonne sostengono la possente struttura della cupola.</p><p>La storia del Duomo comincia proprio con una catastrofe: nel <strong>1768</strong> un incendio distrusse la chiesa medievale del monastero. Il principe-abate Martin Gerbert decise di costruire un nuovo edificio e affidò l'incarico all'architetto francese <strong>Pierre Michel d'Ixnard</strong>. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/eine-der-gro-ten-kuppelkirchen-europas-das-architekturwunder-im-schwarzwald-1790583382351.jpeg" data-image="518ehx7y2v2n" alt="Cupola" title="Cupola"><figcaption>La cupola del Duomo è estremamente suggestiva anche dall'interno. Foto: Bill Ernest/Adobe Stock</figcaption></figure><p>13 anni dopo, nel <strong>novembre 1781</strong>, fu celebrata la prima funzione religiosa nella nuova chiesa con cupola; la consacrazione avvenne nel 1783.</p><h3>36 è il numero magico</h3><p>All'interno, le dimensioni si ritrovano inoltre in un <strong>insolito sistema di proporzioni</strong>. I 36 metri di diametro della rotonda corrispondono esattamente all'altezza fino alla sommità della cupola. Il raggio della cupola è di 18 metri, così come è di 18 metri l'altezza delle 20 colonne isolate. Anche il <strong>coro </strong>è lungo 36 metri.</p><p>A lungo, tuttavia, il Duomo non rimase immune dalle catastrofi: nel 1874 un altro <strong>grande incendio </strong>distrusse l'edificio. Solo nel 1913 fu nuovamente consacrato. </p><p>Durante l'ampio restauro realizzato in occasione del bicentenario, nel 1983, l'interno assunse l'aspetto luminoso che conserva oggi, con <strong>stucco marmorizzato bianco</strong> e <strong>marmo di Carrara</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/eine-der-gro-ten-kuppelkirchen-europas-das-architekturwunder-im-schwarzwald-1790582984527.jpeg" data-image="wzx7f8po1nb3" alt="Santa Maria Firenze" title="Santa Maria Firenze"><figcaption>Da record mondiale: la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze. Foto: Adobe Stock</figcaption></figure><p>Nel confronto europeo, la cupola di 36 metri non detiene il record. La Rotonda di <strong>Mosta, a Malta</strong>, raggiunge i 39 metri, mentre la cupola della <strong>Basilica di San Pietro a Roma</strong> arriva a circa 42 metri. Il <strong>Pantheon</strong> di Roma raggiunge addirittura 43,2 metri. </p><h2>Il record appartiene a Firenze</h2><p>Ancora più grande è la cupola di <strong>Santa Maria del Fiore a Firenze</strong>, con un diametro interno di 45,5 metri. Dovrebbe essere la <strong>più grande cupola in muratura</strong> del mondo.</p><p>Altri celebri edifici religiosi sono invece più piccoli di quanto la loro imponenza possa far pensare: la cupola della <strong>Cattedrale di St. Paul a Londra</strong> misura circa 34 metri, rimanendo quindi al di sotto di quella di St. Blasien.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="789871" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/dove-viaggiare-in-europa-nel-2027-ecco-4-destinazioni-di-nicchia-per-evitare-il-sovraffollamento-turistico.html" title="Dove viaggiare in Europa nel 2027? Ecco 4 destinazioni di nicchia per evitare il sovraffollamento turistico">Dove viaggiare in Europa nel 2027? Ecco 4 destinazioni di nicchia per evitare il sovraffollamento turistico</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/dove-viaggiare-in-europa-nel-2027-ecco-4-destinazioni-di-nicchia-per-evitare-il-sovraffollamento-turistico.html" title="Dove viaggiare in Europa nel 2027? Ecco 4 destinazioni di nicchia per evitare il sovraffollamento turistico"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/ou-voyager-en-europe-en-2027-voici-4-destinations-confidentielles-pour-eviter-le-surtourisme-1789739635836_320.jpg" alt="Dove viaggiare in Europa nel 2027? Ecco 4 destinazioni di nicchia per evitare il sovraffollamento turistico"></a></article></aside><p>Chi desidera conoscere più nel dettaglio l'architettura del Duomo può partecipare a una delle <strong>visite guidate</strong> organizzate regolarmente. Il punto di ritrovo è l'ufficio informazioni turistiche. </p><p>Per le visite libere, la chiesa è <strong>aperta tutti i giorni</strong>. È possibile visitarla solo al di fuori degli orari delle funzioni religiose.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento dell'articolo</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Lena%20Catharina%20Stawski" data-year="2026" data-title="In%20einer%20Kleinstadt%20im%20Schwarzwald%20steht%20eine%20der%20gr%C3%B6%C3%9Ften%20Kuppelkirchen%20Europas" data-url="https%3A%2F%2Fwww.reisereporter.de%2Freiseziele%2Feuropa%2Fdeutschland%2Fbaden-wuerttemberg%2Fschwarzwald%2Fin-einer-kleinstadt-im-schwarzwald-steht-eine-der-groessten-kuppelkirchen-europas-IHZG5HRC4RFBZHWHUX4U2H7LLU.html%3FoutputType%3Dvalid_amp">Lena Catharina Stawski. (2026). <a href="https://www.reisereporter.de/reiseziele/europa/deutschland/baden-wuerttemberg/schwarzwald/in-einer-kleinstadt-im-schwarzwald-steht-eine-der-groessten-kuppelkirchen-europas-IHZG5HRC4RFBZHWHUX4U2H7LLU.html?outputType=valid_amp" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">In una cittadina della Foresta Nera si trova una delle più grandi chiese con cupola d'Europa</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/una-delle-piu-grandi-chiese-a-cupola-d-europa-il-prodigio-architettonico-della-foresta-nera.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Il passato riemerge quando il caldo anomalo scioglie i ghiacci: trovati in Norvegia reperti antichi millenni]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/il-passato-riemerge-quando-il-caldo-anomalo-scioglie-i-ghiacci-trovati-in-norvegia-reperti-antichi-millenni.html</link><pubDate>Sun, 25 Oct 2026 08:05:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Quando il surriscaldamento globale fa sciogliere anche il ghiaccio delle montagne delle Norvegia, riemergono oggetti dal lungo passato. Il ritrovamento più recente è avvenuto nel centro del paese e riguarda armi dell'età della pietra</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/il-passato-riemerge-quando-il-caldo-anomalo-scioglie-i-ghiacci-perenni-trovati-in-norvegia-reperti-antichi-millenni-1792748279883.jpg" data-image="qb59cdn67wji" alt="Norvegia ghiacciai" title="Norvegia ghiacciai"><figcaption>Le cime innevate nella regione di Jotunheimen, nel centro della Norvegia</figcaption></figure><p>I ghiacci perenni della Norvegia <strong>arretrano </strong>rapidamente a causa dell’innalzamento delle temperature globali, talvolta lasciando dietro di sé dei reperti eccezionali.</p><p>Tra le montagne di <strong>Jotunheimen</strong>, nel centro del paese, a settembre 2026 sono state rinvenute numerose <strong>frecce preistoriche</strong>. Il dato più affascinante di questa scoperta è che anche le parti in <strong>materiale organico</strong> sono rimaste intatte in manufatti che talvolta risalgono a molti millenni fa.</p><p>Ora, senza il loro "scudo" di ghiaccio, i reperti si fanno più <strong>vulnerabili </strong>e vanno protetti.</p><h2>I segreti del ghiaccio</h2><p>Negli ultimi venti anni le ricerche hanno dimostrato che i ghiacci un tempo considerati eterni e che adesso invece si stanno riducendo, sono stati per millenni i custodi di in un gran numero di oggetti, di molte epoche diverse.</p><p>I primi ad essere stati rinvenuti e raccolti nel 2006 erano per lo più reperti di epoca <strong>vichinga</strong>, ma in seguito se ne sono trovati di ben più antichi. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794435" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/il-ghiacciaio-perito-moreno-e-arretrato-di-910-metri-in-100-giorni-e-il-piu-grande-arretramento-mai-registrato.html" title="Il ghiacciaio Perito Moreno è arretrato di 910 metri in 100 giorni: è il più grande arretramento mai registrato ">Il ghiacciaio Perito Moreno è arretrato di 910 metri in 100 giorni: è il più grande arretramento mai registrato </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/il-ghiacciaio-perito-moreno-e-arretrato-di-910-metri-in-100-giorni-e-il-piu-grande-arretramento-mai-registrato.html" title="Il ghiacciaio Perito Moreno è arretrato di 910 metri in 100 giorni: è il più grande arretramento mai registrato "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/el-perito-moreno-retrocedio-910-metros-en-100-dias-es-el-mayor-retroceso-registrado-en-su-frente-1792335138474_320.png" alt="Il ghiacciaio Perito Moreno è arretrato di 910 metri in 100 giorni: è il più grande arretramento mai registrato "></a></article></aside><p>Di recente, nel corso di una campagna archeologica degli studiosi di <em>Secrets of the Ice</em>, specializzati proprio nei manufatti che emergono dallo scioglimento dei ghiacci, sono state trovate <strong>quarantotto frecce</strong> databili a partire dall’<strong>età della pietra</strong>. </p><p>Molte di esse risalgono a duemila anni fa, ma la più antica è probabilmente databile a <strong>seimila </strong>anni fa.</p><h2>La fragilità dei reperti della Norvegia</h2><p>Le punte delle frecce ritrovate in Norvegia sono fatte di <strong>ardesia</strong>, non deve stupire più di tanto, quindi, che questi oggetti siano sopravvissuti così a lungo. È invece affascinante come anche le parti in <strong>legno, tessuti</strong> e legature in <strong>pelle </strong>siano rimaste in buono stato di conservazione, grazie alla protezione fornita dal ghiaccio.</p><figure><blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">Would you believe it! We have just found an incredibly well preserved arrow with a shell arrowhead. It looks like it was lost last year, but the arrow is around 3300 years old, from the Early Bronze Age! It doesn't get much better than this https://t.co/iDd6m6SjVu</p>— Secrets Of The Ice (@brearkeologi) <a href="https://x.com/brearkeologi/status/1701952475958309002?ref_src=twsrc%5Etfw">September 13, 2023</a></blockquote></figure><p>Il fatto che questi reperti siano ora esposti all’aria li rende però fragili perché le parti in materiale organico sono più facilmente deperibili.</p><p>Il problema riguarda qualunque altro reperto sia emerso a seguito dello scioglimento dei ghiacci e non sia stato ancora rinvenuto dagli archeologi. </p><p>Esposti a <strong>vento, pioggia, sole, sbalzi di temperature e microorganismi</strong>, questi oggetti così antichi possono deteriorarsi facilmente.</p><p>Il disgelo quindi ha dato il via anche ad una sorta di corsa contro il tempo per gli archeologici, per salvare questi preziosi manufatti che raccontano molto della vita dell’uomo millenni fa.</p><h2>La caccia tra le montagne della Norvegia</h2><p>La spedizione archeologica di settembre 2026, ad esempio, ha confermato come l’area di Langfonne fosse un tempo una zona di <strong>caccia alle renne</strong>. Oltre ad <strong>armi o utensili</strong>, nel corso del tempo sono stati ritrovati anche i resti degli animali.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/il-passato-riemerge-quando-il-caldo-anomalo-scioglie-i-ghiacci-perenni-trovati-in-norvegia-reperti-antichi-millenni-1792748398079.jpg" data-image="yfp8j7igzrqk" alt="Norvegia archeologia" title="Norvegia archeologia"><figcaption>Le grandi distese innevate della Norvegia dove un tempo si cacciavano le renne</figcaption></figure><p>In un ambiente che oggi può sembrare ostile alla stessa sopravvivenza umana, le popolazioni locali vivevano, viaggiavano e anche la caccia era praticata abbastanza comunemente. Ciò avveniva soprattutto in <strong>estate</strong>, quando le renne si spostavano ad altitudini più elevate per sottrarsi agli insetti. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="789873" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/una-nuova-mappa-interattiva-indica-gli-anni-di-vita-rimanenti-per-i-ghiacciai-di-tutto-il-mondo-e-dei-pirenei.html" title="Una nuova mappa interattiva indica gli anni di vita rimanenti per i ghiacciai di tutto il mondo e dei Pirenei">Una nuova mappa interattiva indica gli anni di vita rimanenti per i ghiacciai di tutto il mondo e dei Pirenei</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/una-nuova-mappa-interattiva-indica-gli-anni-di-vita-rimanenti-per-i-ghiacciai-di-tutto-il-mondo-e-dei-pirenei.html" title="Una nuova mappa interattiva indica gli anni di vita rimanenti per i ghiacciai di tutto il mondo e dei Pirenei"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/un-nuevo-mapa-interactivo-senala-los-anos-de-vida-que-le-quedan-a-los-glaciares-del-mundo-y-de-los-pirineos-1789733267717_320.jpeg" alt="Una nuova mappa interattiva indica gli anni di vita rimanenti per i ghiacciai di tutto il mondo e dei Pirenei"></a></article></aside><p>Le antiche comunità che abitavano in questa bellissima ma gelida regione della Norvegia mettevano in atto strategie e tecniche di caccia in modo da trasformare un ambiente all’apparenza difficile in un vantaggio per sé stessi.</p><h2>L'archeologia glaciale, tra scoperte affascinanti e previsioni allarmanti</h2><p>Il 2026 coincide con il ventesimo anniversario dall’inizio delle ricerche di <strong>archeologia glaciale</strong> nella contea dell’Innlandet, all'interno del parco dello <strong>Jotunheimen.</strong></p><div class="texto-destacado">Nel 2006 si è avuta infatti una fase di fusione dei ghiacci particolarmente intensa, al punto che si è reso necessario avviare un progetto di ricerca sistematico che in soli venti anni ha portato al <strong>cinquemila reperti</strong> trovati e settantatré <strong>siti archeologici</strong> individuati.</div><p>Tra i vari oggetti ci sono ad esempio una calzatura in pelle dell’Età del Bronzo e poi strumenti per la caccia, utensili, resti di animali domestici. Tutti questi oggetti vengono portati al <strong>Museo di Storia di Oslo</strong> per essere studiati e salvaguardati.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="790045" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-incredibile-scoperta-in-antartide-cercavano-un-relitto-storico-e-hanno-trovato-un-ecosistema-nascosto-sotto-i-ghiacci.html" title="L'incredibile scoperta in Antartide: cercavano un relitto storico e hanno trovato un ecosistema nascosto sotto i ghiacci">L'incredibile scoperta in Antartide: cercavano un relitto storico e hanno trovato un ecosistema nascosto sotto i ghiacci</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-incredibile-scoperta-in-antartide-cercavano-un-relitto-storico-e-hanno-trovato-un-ecosistema-nascosto-sotto-i-ghiacci.html" title="L'incredibile scoperta in Antartide: cercavano un relitto storico e hanno trovato un ecosistema nascosto sotto i ghiacci"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/el-increible-hallazgo-en-la-antartida-buscaban-un-naufragio-historico-y-encontraron-un-ecosistema-oculto-tras-el-hielo-1789416410482_320.png" alt="L'incredibile scoperta in Antartide: cercavano un relitto storico e hanno trovato un ecosistema nascosto sotto i ghiacci"></a></article></aside><p>Nonostante il fascino di queste scoperte, però, lo scioglimento dei ghiacci della Norvegia è <strong>allarmante</strong>. Il fenomeno si sta verificando ad una velocità maggiore di quanto si pensasse e la previsione degli studiosi è che nel giro di altri vent’anni la maggior parte dei ghiacci dell’Innlandet potrebbe <strong>scomparire</strong>.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="La%20Nuova%20Sardegna" data-year="2026" data-title="dal%20ghiaccio%20emergono%2048%20frecce%20preistoriche%20la%20pi%C3%B9%20antica%20ha%20quasi%206mila%20anni" data-url="https%3A%2F%2Fwww.lanuovasardegna.it%2Fregione%2F2026%2F10%2F03%2Fnews%2Fdal-ghiaccio-emergono-48-frecce-preistoriche-la-piu-antica-ha-quasi-6mila-anni-1.100925295%23goog_rewarded">La Nuova Sardegna. (2026). <a href="https://www.lanuovasardegna.it/regione/2026/10/03/news/dal-ghiaccio-emergono-48-frecce-preistoriche-la-piu-antica-ha-quasi-6mila-anni-1.100925295#goog_rewarded" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">dal ghiaccio emergono 48 frecce preistoriche la più antica ha quasi 6mila anni</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/il-passato-riemerge-quando-il-caldo-anomalo-scioglie-i-ghiacci-trovati-in-norvegia-reperti-antichi-millenni.html</guid><dc:creator><![CDATA[Paola Cirino]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Più di 2.000 alberi di Natale sepolti nella sabbia: il trucco naturale dell'Inghilterra per proteggere la sua costa]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/piu-di-2-000-alberi-di-natale-sepolti-nella-sabbia-il-trucco-naturale-dell-inghilterra-per-proteggere-la-sua-costa.html</link><pubDate>Sun, 25 Oct 2026 06:00:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>La cittadina di St. Annes, nel Lancashire, riutilizza gli alberi di pino scartati dopo le festività per trattenere la sabbia, ricostruire le dune e ridurre l'esposizione delle abitazioni alle tempeste.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/mas-de-2-000-arboles-de-navidad-enterrados-en-la-arena-el-truco-natural-de-inglaterra-para-proteger-su-costa-1792579612553.jpg" data-image="na6zppkq499d" alt="Alberi di Natale per il ripristino delle dune" title="Alberi di Natale per il ripristino delle dune"><figcaption>L'Inghilterra sta seppellendo migliaia di alberi di Natale sulle spiagge di St. Annes per ripristinare le dune e arginare l'erosione costiera. Immagine: AI.</figcaption></figure><p>Le spiagge britanniche affrontano da tempo un problema serio: una <strong>progressiva perdita di sabbia che indebolisce la barriera naturale tra il mare e le zone abitate.</strong> Per questo motivo, a St. Annes, località della contea inglese del Lancashire, un’iniziativa ambientale utilizza un rifiuto comune nel mese di gennaio per recuperare terreno lungo il litorale. Gli alberi provenienti dalle abitazioni<strong> trovano un secondo impiego dopo le festività natalizie: aiutare a ricostruire le dune.</strong></p><p>L’intervento rientra in un programma di ripristino che coinvolge associazioni per la conservazione della natura, amministrazioni locali e volontari. <strong>L’obiettivo è recuperare il terreno perduto, trattenere i sedimenti e favorire il ritorno della vegetazione autoctona.</strong> Gli interventi si ripetono ogni inverno e fanno parte di una strategia avviata da oltre dieci anni.</p><h2>Come gli alberi di Natale aiutano a ricostruire le dune in Inghilterra</h2><p>Il procedimento sfrutta un fenomeno naturale: <strong>il vento trasporta piccoli granelli di sabbia che vengono trattenuti quando incontrano degli ostacoli.</strong> Per favorire questo accumulo, gli operatori scavano delle trincee sulla spiaggia, vi collocano gli alberi e ne ricoprono parzialmente i tronchi. I rami rimangono scoperti e frenano lo spostamento dei sedimenti vicino al suolo.</p><figure class="video"><img src="https://img.youtube.com/vi/LiIrfFaV0IM/maxresdefault.jpg" alt="youtube video id=LiIrfFaV0IM" id="LiIrfFaV0IM"><span class="boton-video-lista-youtube"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M24.194 7.985h.093l.368.002c2.89.014 14.174.124 17.294.967a5.785 5.785 0 0 1 4.067 4.1c.888 3.345.955 10.049.96 11.041v.249c-.005.992-.072 7.696-.96 11.04a5.786 5.786 0 0 1-4.067 4.101c-3.328.9-15.944.964-17.755.97h-.434c-.962-.003-4.974-.023-9.022-.175l-.715-.029c-3.329-.139-6.562-.372-8.018-.766a5.786 5.786 0 0 1-4.067-4.1c-.363-1.366-.589-3.29-.73-5.158l-.039-.558a93.08 93.08 0 0 1-.19-5.081l-.002-.244V24.095l.002-.244c.015-1.557.125-7.657.96-10.796a5.785 5.785 0 0 1 4.066-4.101c1.456-.393 4.69-.627 8.018-.766l.715-.028c3.572-.135 7.115-.166 8.56-.173l.37-.002h.092Zm-4.922 9.382v13.705l12.023-6.852-12.023-6.853Z" fill="#FFF" fill-rule="evenodd"/></svg></span></figure><p>La sabbia trattenuta intorno agli alberi forma piccoli cumuli che, con il tempo, possono trasformarsi in nuove dune. <strong>Il posizionamento richiede uno studio delle condizioni della spiaggia</strong>, poiché le maree potrebbero trascinare via gli alberi se collocati in zone inadatte. Per questo motivo, l’intervento viene realizzato in punti selezionati e non direttamente lungo la linea dei frangenti.</p><p><strong>Il sistema comprende anche barriere realizzate con legno di castagno e strutture vegetali che contribuiscono a trattenere la sabbia</strong>. Successivamente vengono introdotte piante adattate a questi terreni, tra cui lo sparto pungente, conosciuto in inglese come “marram grass”. Le sue radici consolidano il substrato e favoriscono la stabilità delle formazioni sabbiose: la vegetazione finisce così per svolgere una funzione essenziale nella protezione del litorale.</p><h2>Il progetto di St. Annes recupera terreno contro l’erosione costiera</h2><p>L’iniziativa si chiama <strong>“Fylde Sand Dunes Project”,</strong> e vede la partecipazione di Lancashire Wildlife Trust, Fylde Council e Blackpool Council. L’Environment Agency finanzia il programma, finalizzato al ripristino di un sistema dunale che ha perso circa l’80% della propria estensione negli ultimi 150 anni. <strong>L’urbanizzazione e l’erosione sono tra le principali cause di questa regressione.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/mas-de-2-000-arboles-de-navidad-enterrados-en-la-arena-el-truco-natural-de-inglaterra-para-proteger-su-costa-1792579698459.jpg" data-image="us6xgqjrwcv4" alt="Voluntarios entierran miles de pinos de Navidad en la playa para salvar la costa británica de la erosión." title="Voluntarios entierran miles de pinos de Navidad en la playa para salvar la costa británica de la erosión."><figcaption>Il progetto inglese utilizza gli alberi di Natale dismessi per trattenere la sabbia e proteggere centinaia di abitazioni dalle mareggiate. Immagine: IA.</figcaption></figure><p>La raccolta degli alberi permette di riutilizzare esemplari naturali che, dopo le feste, potrebbero essere ridotti in cippato o destinati allo smaltimento. <strong>I residenti consegnano gli alberi nei diversi punti di raccolta predisposti e organizzazioni</strong> come Trinity Hospice collaborano all’organizzazione delle campagne. I volontari trasportano poi gli alberi nei tratti di spiaggia selezionati per il loro posizionamento.</p><p>Le dimensioni delle operazioni emergono dai numeri di diverse campagne. In una di queste, <strong>oltre 250 partecipanti hanno collocato più di 2.000 alberi in tre giorni a North Beach, St. Annes. </strong>Nel 2026, circa 650 volontari hanno interrato approssimativamente 2.000 esemplari lungo circa tre chilometri di costa. Questi interventi consentono di portare avanti i lavori di ripristino durante ogni stagione invernale.</p><h2>I risultati: dune più estese e protezione per le abitazioni</h2><p>I dati disponibili mostrano cambiamenti nell’estensione di alcuni settori del litorale. In alcune aree il terreno ha guadagnato tra 60 e 90 metri dal 2013. Altri dati del progetto <strong>indicano un avanzamento fino a 80 metri in punti specifici di North Beach. </strong>Le cifre riguardano settori circoscritti, non un aumento uniforme lungo tutta la spiaggia.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/mas-de-2-000-arboles-de-navidad-enterrados-en-la-arena-el-truco-natural-de-inglaterra-para-proteger-su-costa-1792579882723.jpeg" data-image="57i6ietdsax2" alt="Marram grass" title="Marram grass"><figcaption>Lo sparto pungente, conosciuto in inglese come marram grass, aiuta a trattenere la sabbia con le sue radici e a stabilizzare le dune in Inghilterra, una barriera naturale contro l’erosione costiera e le mareggiate.</figcaption></figure><p>Inoltre, l’ampliamento delle dune aumenta la distanza tra il mare e le zone residenziali. Secondo i dati del programma, <strong>queste barriere naturali proteggono attualmente 493 immobili dall’erosione costiera e altri otto dalle inondazioni</strong>. Circa 400 abitazioni potrebbero inoltre beneficiare della protezione offerta dai futuri interventi. La capacità difensiva dipende dalla conservazione delle dune e dalle condizioni che interessano la costa.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="788677" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/canada-scoperta-una-strana-isola-galleggiante-ricoperta-di-alberi-che-lascia-perplessi-gli-scienziati.html" title="Canada, scoperta una strana isola galleggiante ricoperta di alberi che lascia perplessi gli scienziati">Canada, scoperta una strana isola galleggiante ricoperta di alberi che lascia perplessi gli scienziati</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/canada-scoperta-una-strana-isola-galleggiante-ricoperta-di-alberi-che-lascia-perplessi-gli-scienziati.html" title="Canada, scoperta una strana isola galleggiante ricoperta di alberi che lascia perplessi gli scienziati"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/descubren-una-extrana-isla-flotante-con-arboles-en-canada-que-desconcierta-a-la-ciencia-nadie-sabe-como-llego-1789071621340_320.jpg" alt="Canada, scoperta una strana isola galleggiante ricoperta di alberi che lascia perplessi gli scienziati"></a></article></aside><p><strong>Il ripristino contribuisce anche alla conservazione della fauna e della flora locali.</strong> L’area ospita oltre 300 specie vegetali, oltre a invertebrati poco comuni e uccelli considerati prioritari per la conservazione. I lavori comprendono la rimozione delle piante invasive e il miglioramento degli habitat. Il riciclo degli alberi di Natale rientra così in un intervento più ampio, il cui obiettivo è ripristinare l’ecosistema dunale e ridurre la vulnerabilità della costa all’azione del mare.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/piu-di-2-000-alberi-di-natale-sepolti-nella-sabbia-il-trucco-naturale-dell-inghilterra-per-proteggere-la-sua-costa.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[In Toscana c'è una città medievale che sembra una Manhattan di pietra: perché ha così tante torri?]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/in-toscana-c-e-una-citta-medievale-che-sembra-una-manhattan-di-pietra-perche-ha-cosi-tante-torri.html</link><pubDate>Sat, 24 Oct 2026 16:05:00 +0000</pubDate><category>Tempo libero</category><description><![CDATA[<p>Nella verde campagna toscana, tra tanti splendidi borghi medievali, ce n'è uno che si distingue per le sue tante torri. La piccola Manhattan del Medioevo è uno dei più bei gioielli d'arte d'Italia, amato da sempre anche da nobili e intellettuali</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/in-toscana-c-e-una-citta-medievale-che-sembra-una-manhattan-di-pietra-perche-ha-cosi-tante-torri-1792760761318.jpg" data-image="851eq6ybxkyh" alt="San Gimignano" title="San Gimignano"><figcaption>Il borgo medievale della Val d'Elsa che si distingue per le sue torri</figcaption></figure><p>Fra le colline senesi, nel verde della Val d’Elsa, c’è uno dei borghi medievali più belli d’Italia. Questo piccolo ma preziosissimo gioiello della Toscana affonda le proprie radici nell’età <strong>etrusca </strong>ma sembra quasi che la sua storia si sia <strong>fermata </strong>al Medioevo.</p><div class="texto-destacado">Le mura duecentesche, i vicoletti tortuose e soprattutto le tante torri che hanno fruttato al borgo il soprannome di Manhattan del Medioevo danno l’impressione che qui il tempo abbia semplicemente smesso di scorrere.</div><p>Ancora adesso, anche se nei secoli molte cose sono cambiate, questo è un luogo che conserva ancora tutto il fascino che aveva quando era una delle mete predilette dei pellegrini lungo la <strong>Via Francigena</strong>.</p><h2>Una cittadina fiorente, in provincia di Siena</h2><p>Viaggiando tra i tranquilli paesaggi della Val d’Elsa, lasciandosi <strong>Siena </strong>alle spalle, ben preso si possono vedere le torri che rendono lo skyline di questo piccolo borgo così inconfondibile.</p><p>Oggi ce ne sono solo <strong>quattordici</strong>, più altre ridimensionate e assorbite dal tessuto urbano, ma un tempo le torri di <strong>San Gimignano</strong> erano ben <strong>settantadue </strong>e questa era una città fiorente.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/in-toscana-c-e-una-citta-medievale-che-sembra-una-manhattan-di-pietra-perche-ha-cosi-tante-torri-1792761545296.jpg" data-image="dobf0y0trp6p" alt="Manhattan del Medioevo" title="Manhattan del Medioevo"><figcaption>Piazza del Duomo, la piazza principale di San Gimignano</figcaption></figure><p>Non solo era abitata da ricche famiglie ma era spesso frequentata da personaggi importanti come, <strong>Dante Alighieri</strong> o l’arcivescovo di Canterbury e da alcuni dei maggiori artisti italiani tra cui <strong>Ghirlandaio, Jacopo della Quercia</strong> e tanti altri.</p><p>Molte tracce del loro passaggio sono ancora visibili e costituiscono l’immenso patrimonio di San Gimignano, ma sicuramente a destare curiosità ci sono in particolare le sue alte torri.</p><h2>Le torri nel Medioevo: una funzione pratica e simbolica</h2><p>Il motivo per cui San Gimignano ha così tante torri, e molte di più ne aveva in passato, è che nel medioevo le famiglie nobili e ricche usavano queste costruzioni in pietra per manifestare il proprio <strong>potere politico ed economico</strong>. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="789310" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/quali-sono-i-5-borghi-piu-belli-della-toscana-e-quando-visitarli-tra-dolci-colline-secoli-di-storia-e-patrimoni-unesco.html" title="Quali sono i 5 borghi più belli della Toscana e quando visitarli: tra dolci colline, secoli di storia e patrimoni UNESCO">Quali sono i 5 borghi più belli della Toscana e quando visitarli: tra dolci colline, secoli di storia e patrimoni UNESCO</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/quali-sono-i-5-borghi-piu-belli-della-toscana-e-quando-visitarli-tra-dolci-colline-secoli-di-storia-e-patrimoni-unesco.html" title="Quali sono i 5 borghi più belli della Toscana e quando visitarli: tra dolci colline, secoli di storia e patrimoni UNESCO"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/quali-sono-i-5-borghi-piu-belli-della-toscana-e-quando-visitarli-tra-dolci-colline-secoli-di-storia-e-patrimoni-unesco-1789722468276_320.jpg" alt="Quali sono i 5 borghi più belli della Toscana e quando visitarli: tra dolci colline, secoli di storia e patrimoni UNESCO"></a></article></aside><p>Costruire torri sempre più alte non era semplice tecnicamente e costava molto, ma era un simbolo irrinunciabile. Le torri, comunque, avevano funzioni pratiche. </p><p>All’interno gli spazi erano angusti, con ambienti in media grandi un paio di metri quadri. Al livello della strada c’erano le <strong>botteghe</strong>, ai piani intermedi delle <strong>stanze </strong>e all’ultimo piano le <strong>cucine</strong>, in modo da poter garantire una via di fuga in caso di incendio.</p><h2>La climatizzazione naturale delle torri di San Gimignano</h2><p>Proprio perché le torri di San Gimignano dovevano rispondere anche ad esigenze pratiche, sono state costruite in modo da essere <strong>“climatizzate”.</strong> Poiché sono state realizzate in <strong>pietra e laterizio</strong>, cioè in materiali che si scaldano lentamente, in estate il caldo penetra lentamente negli ambienti interni che quindi restano freschi a lungo.</p><p>Le spesse mura sono anche quelle che in inverno limitano la <strong>dispersione </strong>del calore e le finestre, poche e di piccole dimensioni, riducono gli scambi termici. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="783201" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/la-storia-del-borgo-medievale-siciliano-che-da-secoli-resiste-ai-grandi-terremoti-ecco-il-suo-segreto.html" title="La storia del borgo medievale siciliano che da secoli resiste ai grandi terremoti, ecco il suo segreto">La storia del borgo medievale siciliano che da secoli resiste ai grandi terremoti, ecco il suo segreto</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/la-storia-del-borgo-medievale-siciliano-che-da-secoli-resiste-ai-grandi-terremoti-ecco-il-suo-segreto.html" title="La storia del borgo medievale siciliano che da secoli resiste ai grandi terremoti, ecco il suo segreto"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/la-storia-del-borgo-medievale-siciliano-che-da-secoli-resiste-ai-grandi-terremoti-ecco-il-suo-segreto-1786455798783_320.jpg" alt="La storia del borgo medievale siciliano che da secoli resiste ai grandi terremoti, ecco il suo segreto"></a></article></aside><p>Questo non vuol dire le camere interne delle torri non avessero bisogno di essere riscaldate in inverno, ma che questo potesse essere fatto in modo più <strong>economico ed efficiente</strong>, rispetto a quanto avveniva ad esempio negli diversi ambienti in <strong>legno </strong>che un tempo erano addossati alle torri stesse e che nel tempo sono andati distrutti.</p><h2>Perché le torri di San Gimignano sono sopravvissute nei secoli</h2><p>Se le torri erano così in voga nel Medioevo, verrebbe da chiedersi perché solo San Gimignano ne ha così tante. In realtà non è sempre stato così. <strong>Bologna </strong>è arrivata ad averne cento e ben centocinquanta ne aveva <strong>Firenze</strong>, tuttavia, nel passaggio dal medioevo al rinascimento molte di queste costruzioni nelle città più grandi sono state <strong>abbattute o ridotte in altezza</strong>.</p><figure><blockquote class="twitter-tweet"><p lang="es" dir="ltr">San Gimignano, tiene orígenes etruscos pero floreció en la Edad Media como parada clave en la Vía Francígena, construyendo sus famosas torres como símbolo de poder, hasta que la Peste Negra en 1348 frenó su auge y la llevó a someterse a Florencia. https://t.co/LxnFOnCfBH</p>— Mytical Europe (@EuropeMytical) <a href="https://x.com/EuropeMytical/status/2001544662633627730?ref_src=twsrc%5Etfw">December 18, 2025</a></blockquote></figure><p>Questo è accaduto quando i governi popolari si sono insediati al posto di quelli dei nobili e hanno deciso di ridimensionarne il potere, anche quello simbolico. Oltre a ciò, sono cambiate le mode e gli <strong>stili architettonici</strong>. </p><p>A San Gimignano, invece, l'aristocrazia è rimasta a lungo parte del potere cittadino, conservando le sue torri. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="732888" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/il-borgo-sospeso-tra-le-nuvole-civita-di-bagnoregio-la-citta-che-muore.html" title="Il borgo sospeso tra le nuvole: Civita di Bagnoregio, la città che muore">Il borgo sospeso tra le nuvole: Civita di Bagnoregio, la città che muore</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/il-borgo-sospeso-tra-le-nuvole-civita-di-bagnoregio-la-citta-che-muore.html" title="Il borgo sospeso tra le nuvole: Civita di Bagnoregio, la città che muore"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/il-borgo-sospeso-tra-le-nuvole-civita-di-bagnoregio-la-citta-che-muore-1759745179286_320.jpg" alt="Il borgo sospeso tra le nuvole: Civita di Bagnoregio, la città che muore"></a></article></aside><p><br>La tremenda <strong>pestilenza </strong>del 1348, poi, colpì duramente San Gimignano che perse il suo potere economico, si sottomise a Firenze e rimase tagliata fuori dai commerci e, si potrebbe dire, anche dalla storia.</p><p>Se non altro questo ha aiutato a preservare parte delle torri attraverso i secoli, finché non sono intervenute le moderne leggi di tutela. </p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/in-toscana-c-e-una-citta-medievale-che-sembra-una-manhattan-di-pietra-perche-ha-cosi-tante-torri.html</guid><dc:creator><![CDATA[Paola Cirino]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[L'Oceano Pacifico sta diventando più blu con El Niño, e la NASA ne spiega il motivo]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-oceano-pacifico-sta-diventando-piu-blu-durante-el-nino-e-la-nasa-ne-spiega-il-motivo.html</link><pubDate>Sat, 24 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>L'Oceano Pacifico sta cambiando colore e la NASA è in grado di osservarlo dallo spazio. Con l'intensificarsi di un potente fenomeno El Niño, vaste distese d'acqua stanno assumendo una tonalità più blu, rivelando mutamenti nella vita marina che potrebbero ripercuotersi sull'intera catena alimentare oceanica.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/pacific-ocean-is-turning-bluer-during-el-nino-and-nasa-explains-why-1792604361845.jpg" data-image="cijk9bbgq15i" alt="Ocean texture 3 By Stefanie" title="Ocean texture 3 By Stefanie"><figcaption>I satelliti della NASA rivelano che l'Oceano Pacifico sta diventando più blu, mentre un intenso fenomeno El Niño sconvolge la vita marina e le catene alimentari oceaniche.</figcaption></figure><p><strong>I satelliti della NASA stanno rilevando un cambiamento insolito nell’Oceano Pacifico: </strong>ampie distese d’acqua vicino all’equatore stanno diventando <strong>visibilmente più blu</strong>. Il cambiamento è legato al potente El Niño in corso nel 2026 e, secondo gli scienziati, rivela qualcosa di importante su ciò che sta accadendo alla vita marina sotto la superficie.</p><p>Il cambiamento non è causato dall’inquinamento né dalla presenza di una nuova sostanza nell’acqua. Riflette invece una diminuzione degli organismi microscopici che costituiscono la base della rete alimentare marina. E <strong>sebbene la differenza di colore possa sembrare lieve, le sue implicazioni potrebbero riguardare le popolazioni ittiche</strong>, la pesca commerciale e la capacità dell’oceano di assorbire anidride carbonica.</p><h2>Perché El Niño sta rendendo più blu l’Oceano Pacifico?</h2><p>La spiegazione parte dal fitoplancton, un insieme di organismi microscopici che vivono vicino alla superficie dell’oceano e utilizzano la luce solare per produrre energia. Questi organismi contengono pigmenti che possono conferire alle acque oceaniche sfumature verdastre o brunastre. <strong>Quando il fitoplancton diventa meno abbondante, l’acqua appare generalmente più blu.</strong></p><p><strong>Ma che cosa c’entra El Niño?</strong> In condizioni normali, gli alisei favoriscono la risalita verso la superficie di acque fredde e ricche di nutrienti dagli strati più profondi del Pacifico, attraverso un processo chiamato upwelling. Questi nutrienti sono essenziali per la crescita del fitoplancton.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Durante El Niño, gli alisei si indeboliscono e le acque calde si espandono verso est, riducendo l’apporto di nutrienti in superficie. Con meno nutrienti disponibili, le popolazioni di fitoplancton diminuiscono.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Il satellite PACE della NASA, lanciato nel 2024, sta osservando questi cambiamenti con un livello di dettaglio straordinario. Il suo Ocean Color Instrument misura centinaia di lunghezze d’onda della luce, consentendo agli scienziati di rilevare lievi variazioni del colore dell’oceano.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/pacific-ocean-is-turning-bluer-during-el-nino-and-nasa-explains-why-1792604415574.jpg" data-image="zeh2pdy6drcp" alt="Data visualizer: Kel Elkins (Science and Technology Corporation)" title="Data visualizer: Kel Elkins (Science and Technology Corporation)"><figcaption>Crediti: NASA. Questa visualizzazione confronta le anomalie della temperatura superficiale del mare, del colore dell’oceano e dell’altezza della superficie marina negli stessi mesi del 2025 e del 2026, evidenziando i principali segnali di El Niño in ciascuna serie di dati.</figcaption></figure><p>Confrontando le osservazioni satellitari del 2025 e del 2026, i ricercatori hanno scoperto che le acque verdastre lungo l’equatore si stanno riducendo, mentre quelle più blu si espandono.</p><h2>La NASA rileva forti cambiamenti nelle temperature oceaniche e nel livello del mare</h2><p><strong>Il cambiamento di colore è soltanto uno dei diversi segnali dell’intensità raggiunta da El Niño nel 2026</strong>. Secondo il rapporto della NASA del 15 ottobre, la NOAA ha stimato una probabilità dell’83% che l’evento in corso diventi il più forte El Niño dal 1950.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>I satelliti della NASA hanno rilevato i primi segnali dello sviluppo del fenomeno a gennaio, quando un grande impulso di acqua calda, noto come onda di Kelvin, è comparso vicino alla Micronesia, nel Pacifico occidentale.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>All’inizio di aprile, quell’acqua calda aveva raggiunto il Pacifico orientale, contribuendo all’aumento delle temperature superficiali e del livello dell’oceano. La NASA riferisce che in alcune aree del Pacifico il livello del mare è aumentato fino a 1-1,3 piedi, mentre nelle acque vicino all’Indonesia e all’Australia settentrionale è sceso di circa 6-8 pollici al di sotto della norma.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794585" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/l-altra-faccia-di-el-nino-dalle-piogge-sulle-coste-americane-alla-siccita-che-incendia-l-indonesia.html" title="L’altra faccia di El Niño: dalle piogge sulle coste americane alla siccità che incendia l’Indonesia">L’altra faccia di El Niño: dalle piogge sulle coste americane alla siccità che incendia l’Indonesia</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/l-altra-faccia-di-el-nino-dalle-piogge-sulle-coste-americane-alla-siccita-che-incendia-l-indonesia.html" title="L’altra faccia di El Niño: dalle piogge sulle coste americane alla siccità che incendia l’Indonesia"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/l-altra-faccia-di-el-nino-dalle-piogge-sulle-coste-americane-alla-siccita-che-incendia-l-indonesia-1792654484338_320.png" alt="L’altra faccia di El Niño: dalle piogge sulle coste americane alla siccità che incendia l’Indonesia"></a></article></aside><p>Nel frattempo, le temperature superficiali del Pacifico orientale sono circa 3 °F al di sopra della media di lungo periodo. Questi cambiamenti vengono monitorati dai satelliti Sentinel-6 della NASA, che misurano l’altezza della superficie marina su scala globale ogni 10 giorni. Le osservazioni offrono agli scienziati un quadro più chiaro di come El Niño ridistribuisca enormi quantità di calore e acqua nel Pacifico.</p><h2>Che cosa significa per la vita marina e il clima globale?</h2><p>Un oceano più blu può apparire bellissimo dallo spazio, ma può segnalare una diminuzione della produttività biologica. Il fitoplancton costituisce la base della rete alimentare marina. I piccoli animali marini se ne nutrono, i pesci dipendono da questi animali e i predatori più grandi si alimentano dei pesci.</p><div class="texto-destacado">Quando il fitoplancton diventa meno abbondante, la disponibilità di cibo può cambiare in tutto l’ecosistema, costringendo potenzialmente pesci e altre specie marine a spostarsi verso acque più produttive.</div><p><strong>Gli effetti di questo potente El Niño si estendono anche ben oltre gli ecosistemi marini.</strong> Le acque insolitamente calde del Pacifico tropicale influenzano la circolazione atmosferica e possono modificare la posizione della corrente a getto, alterando la distribuzione delle precipitazioni e delle temperature nel mondo.</p><p>Negli Stati Uniti, gli inverni caratterizzati da El Niño favoriscono spesso condizioni più piovose nei settori meridionali, tra cui la California, la costa del Golfo e il Sud-Est, mentre nelle aree settentrionali le temperature tendono a essere più miti.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794353" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/super-el-nino-un-nuovo-aggiornamento-delle-previsioni-conferma-un-picco-eccezionale-di-3-5-c.html" title="Super El Niño: un nuovo aggiornamento delle previsioni conferma un picco eccezionale di 3,5 °C">Super El Niño: un nuovo aggiornamento delle previsioni conferma un picco eccezionale di 3,5 °C</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/super-el-nino-un-nuovo-aggiornamento-delle-previsioni-conferma-un-picco-eccezionale-di-3-5-c.html" title="Super El Niño: un nuovo aggiornamento delle previsioni conferma un picco eccezionale di 3,5 °C"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/super-el-nino-nova-previsao-confirma-pico-excepcional-de-3-5-c-1792441726865_320.png" alt="Super El Niño: un nuovo aggiornamento delle previsioni conferma un picco eccezionale di 3,5 °C"></a></article></aside><p>Si tratta tuttavia di tendenze stagionali, non di certezze sui singoli episodi di maltempo. Per gli scienziati della NASA, <strong>il cambiamento di colore del Pacifico offre un ulteriore strumento per seguire l’evoluzione di questo evento storico</strong>. Con il proseguire di El Niño, le osservazioni satellitari aiuteranno a capire come rispondono gli ecosistemi marini e se le popolazioni di fitoplancton si riprenderanno quando le condizioni oceaniche torneranno verso la normalità.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Fonti della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="McNamee%2C%20E." data-year="October%2015%2C%202026" data-title="NASA%20Satellites%20Observe%20Historic%202026%20El%20Ni%C3%B1o" data-url="https%3A%2F%2Fscience.nasa.gov%2Fearth%2Fnasa-satellites-observe-historic-2026-el-nino%2F">McNamee, E.. (15 ottobre 2026). <a href="https://science.nasa.gov/earth/nasa-satellites-observe-historic-2026-el-nino/" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">I satelliti della NASA osservano lo storico El Niño del 2026</a>.</cite><br><cite data-author="Myers%2C%20A." data-year="October%2020%2C%202026" data-title="NASA%20satellites%20reveal%20striking%20ocean%20color%20change%20as%20Super%20El%20Ni%C3%B1o%20strengthens" data-url="https%3A%2F%2Fwww.foxweather.com%2Fearth-space%2Fnasa-satellites-striking-ocean-color-change-super-el-nino">Myers, A.. (20 ottobre 2026). <a href="https://www.foxweather.com/earth-space/nasa-satellites-striking-ocean-color-change-super-el-nino" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">I satelliti della NASA rivelano un sorprendente cambiamento nel colore dell’oceano mentre il Super El Niño si rafforza</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/l-oceano-pacifico-sta-diventando-piu-blu-durante-el-nino-e-la-nasa-ne-spiega-il-motivo.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Neve marina: la sorprendente scoperta che potrebbe cambiare ciò che sappiamo sull'oceano e sui cambiamenti climatici]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/neve-marina-la-sorprendente-scoperta-che-potrebbe-cambiare-cio-che-sappiamo-sull-oceano-e-sui-cambiamenti-climatici.html</link><pubDate>Sat, 24 Oct 2026 12:15:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Uno studio pubblicato su Science ha rivelato che le particelle di «neve marina» dotate di maggiore viscosità sono in grado di trasportare nell'oceano profondo una quantità di carbonio oltre sei volte superiore. Questa scoperta potrebbe rendere necessaria una revisione dei modelli del ciclo globale del carbonio.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/nieve-marina-el-sorprendente-hallazgo-que-podria-cambiar-lo-que-sabemos-sobre-el-oceano-y-el-cambio-climatico-1792498082906.png" data-image="906nnotrrz3s" alt="Neve marina carbonio" title="Neve marina carbonio"><figcaption>Lo studio avvalora la relazione tra viscosità, degradazione e trasporto del carbonio.</figcaption></figure><p>Nelle profondità dell’oceano si verifica un fenomeno silenzioso che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del clima terrestre. Una <strong>pioggia costante di piccole particelle organiche scende dalle acque superficiali verso il fondale marino</strong> e, durante questo viaggio, trasporta enormi quantità di carbonio. È conosciuta come neve marina e, sebbene il nome evochi i fiocchi che cadono dal cielo, la sua composizione è molto diversa.</p><div class="texto-destacado"><strong>Che cos’è la neve marina? </strong><br>È una pioggia continua di particelle organiche e inorganiche che si staccano dagli strati superficiali dell’oceano e scendono verso le profondità. È composta da resti di plancton, microrganismi, muco e materiale fecale, tra gli altri materiali.</div><p>Ora una ricerca scientifica ha appena rivelato che una caratteristica finora poco considerata potrebbe essere decisiva per determinare quanto carbonio raggiunga effettivamente l’oceano profondo:<strong> la viscosità di queste particelle</strong>. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista <em>Science</em>, gli aggregati più viscosi possono trasportare <strong>una quantità di carbonio oltre sei volte superiore</strong> rispetto a quelli meno viscosi.</p><p>La scoperta aggiunge un nuovo tassello alla comprensione del contributo degli oceani alla mitigazione del riscaldamento globale e solleva <strong>interrogativi sulla precisione delle stime attuali</strong> dello stoccaggio del carbonio negli oceani.</p><h2><strong>Perché la neve marina è così importante</strong></h2><p>Man mano che queste minuscole particelle di materia organica e inorganica si aggregano, cominciano a sprofondare e trascinano con sé il carbonio che contengono. Questo meccanismo fa parte della cosiddetta<strong> <em>pompa biologica del carbonio</em></strong>, un processo naturale che contribuisce a rimuovere carbonio dalle acque superficiali e a favorirne lo stoccaggio nelle profondità.</p><p>I numeri danno un’idea della sua importanza. <strong>Si stima che la neve marina trasporti ogni anno oltre 10 miliardi di tonnellate di carbonio dalla superficie verso le profondità oceaniche</strong>. Tuttavia, soltanto una frazione, pari a circa 2 miliardi di tonnellate, raggiunge zone dove può rimanere immagazzinata per secoli o persino millenni.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="793494" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/i-climatologi-spiegano-che-l-oceano-ha-una-memoria-il-modello-di-tipo-el-nino-potrebbe-durare-molto-a-lungo.html" title="I climatologi spiegano che l'oceano ha una memoria: 'Il modello di tipo El Niño potrebbe durare molto a lungo'">I climatologi spiegano che l'oceano ha una memoria: "Il modello di tipo El Niño potrebbe durare molto a lungo"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/i-climatologi-spiegano-che-l-oceano-ha-una-memoria-il-modello-di-tipo-el-nino-potrebbe-durare-molto-a-lungo.html" title="I climatologi spiegano che l'oceano ha una memoria: 'Il modello di tipo El Niño potrebbe durare molto a lungo'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/climatologos-explican-que-el-oceano-tiene-memoria-el-cambio-hacia-un-patron-tipo-el-nino-podria-durar-cientos-de-anos-1791981175279_320.jpg" alt="I climatologi spiegano che l'oceano ha una memoria: 'Il modello di tipo El Niño potrebbe durare molto a lungo'"></a></article></aside><p>Che cosa permette a una particella di arrivare così lontano, mentre un’altra si decompone prima di completare il percorso? La risposta, secondo i ricercatori, <strong>non dipende soltanto dalle sue dimensioni o dalla velocità con cui sprofonda.</strong></p><h2><strong>Il segreto è nella consistenza e nell’azione dei batteri</strong></h2><p>Il gruppo di ricerca, composto da scienziati della Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California a San Diego e dell’Università di Lincoln, ha scoperto che <strong>la struttura interna di ogni aggregato ne influenza la resistenza alla degradazione.</strong></p><p>Le particelle più viscose presentano regioni che ostacolano la penetrazione dei batteri responsabili della decomposizione della materia organica. Questi microrganismi colonizzano prima le zone meno viscose e più accessibili, mentre le parti più resistenti <strong>richiedono più tempo per degradarsi</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/nieve-marina-el-sorprendente-hallazgo-que-podria-cambiar-lo-que-sabemos-sobre-el-oceano-y-el-cambio-climatico-1792498577460.jpg" data-image="dn9rjiuqyb3e" alt="Nieve marina carbono" title="Nieve marina carbono"><figcaption>L’interrogativo principale riguarda la quantità di carbonio che l’oceano riesce effettivamente a trattenere nel lungo periodo.</figcaption></figure><p>La differenza è cruciale. Quanto più tempo impiega una particella a frammentarsi, tanto più a lungo può continuare a sprofondare e <strong>maggiore è la possibilità che il suo carbonio raggiunga le acque profonde </strong>prima di essere nuovamente rilasciato nell’ambiente.</p><p>Gli esperimenti di laboratorio e le simulazioni realizzate dal gruppo di ricerca hanno confermato questa <strong>relazione tra viscosità, degradazione e trasporto del carbonio</strong>. Una proprietà microscopica che finora non aveva un ruolo centrale in queste stime emerge così come un fattore capace di modificare sostanzialmente il risultato finale.</p><h2><strong>Una nuova tecnica ha permesso di osservare l’interno delle particelle</strong></h2><p>Per arrivare a queste conclusioni, gli scienziati hanno sviluppato un metodo che combina <strong>la microscopia confocale tridimensionale con molecole fluorescenti</strong> capaci di rivelare differenze di viscosità all’interno degli aggregati.</p><p>La tecnica ha permesso di ricostruirne la struttura su scala microscopica e di osservare <strong>come i batteri vivi colonizzano le diverse regioni</strong>. In questo modo, i ricercatori hanno potuto studiare non soltanto la composizione della neve marina, ma anche le condizioni fisiche che ne favoriscono o ne ostacolano la decomposizione.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="793713" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/il-clima-in-bilico-a-modena-una-mostra-per-capire-il-cambiamento-climatico.html" title="Clima, dai gas serra alle fake news: a Modena una mostra per capire cosa sta succedendo">Clima, dai gas serra alle fake news: a Modena una mostra per capire cosa sta succedendo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/il-clima-in-bilico-a-modena-una-mostra-per-capire-il-cambiamento-climatico.html" title="Clima, dai gas serra alle fake news: a Modena una mostra per capire cosa sta succedendo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/il-clima-in-bilico-a-modena-una-mostra-per-capire-il-cambiamento-climatico-1792143318192_320.jpg" alt="Clima, dai gas serra alle fake news: a Modena una mostra per capire cosa sta succedendo"></a></article></aside><p>Il lavoro metodologico, pubblicato su <em>Nature Communications</em>, potrebbe trovare applicazioni anche al di fuori dell’oceanografia. I ricercatori sottolineano che strumenti simili potrebbero aiutare a <strong>studiare le interazioni tra microrganismi e muco nelle barriere coralline, nelle radici delle piante e negli apparati digerenti</strong>.</p><h2><strong>Che cosa cambia per i modelli del cambiamento climatico?</strong></h2><p>L’interrogativo principale riguarda <strong>la quantità di carbonio che l’oceano riesce effettivamente a trattenere nel lungo periodo.</strong> I modelli utilizzati per studiare il ciclo globale del carbonio non includono attualmente la viscosità della neve marina come variabile specifica, sebbene il nuovo studio mostri che può influire in misura considerevole sul destino di queste particelle.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/nieve-marina-el-sorprendente-hallazgo-que-podria-cambiar-lo-que-sabemos-sobre-el-oceano-y-el-cambio-climatico-1792498593702.jpg" data-image="0726tmxvw4g0" alt="Nieve marina carbono" title="Nieve marina carbono"></figure><p>Questo non significa che l’oceano assorbirà automaticamente più anidride carbonica né che il riscaldamento globale possa essere frenato da questo meccanismo. Il risultato dimostra, piuttosto, che <strong>esistono ancora processi fisici e biologici che devono essere compresi meglio </strong>per stimare con precisione lo scambio di carbonio tra l’atmosfera e l’oceano.</p><p>La neve marina continuerà a cadere, invisibile ai nostri occhi, ovunque la materia organica si accumuli e scenda verso le profondità. Comprendere perché alcune particelle resistano più di altre potrebbe aiutare a <strong>migliorare le proiezioni climatiche e a definire con maggiore precisione il ruolo di uno dei più grandi serbatoi di carbonio del pianeta</strong>.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Fonte della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Bryce%20G.%20Inman%20et%20al." data-year="2026" data-title="Marine%20snow%20viscosity%20regulates%20microbial%20degradation%20and%20the%20ocean%20carbon%20sink" data-url="https%3A%2F%2Fwww.science.org%2Fdoi%2F10.1126%2Fscience.adx4170%3Fr">Bryce G. Inman et al.. (2026). <a href="https://www.science.org/doi/10.1126/science.adx4170?r" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">La viscosità della neve marina regola la degradazione microbica e l’assorbimento del carbonio da parte dell’oceano</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/neve-marina-la-sorprendente-scoperta-che-potrebbe-cambiare-cio-che-sappiamo-sull-oceano-e-sui-cambiamenti-climatici.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Vento, qualche pioggia e crollo termico: sarà una domenica diversa in queste regioni del Centro-Sud]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/vento-qualche-pioggia-e-crollo-termico-sara-una-domenica-diversa-su-queste-regioni.html</link><pubDate>Sat, 24 Oct 2026 08:36:23 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Vortice freddo in azione tra oggi e domani sull'Italia. Ne conseguirà un netto calo delle temperature, qualche pioggia e anche forti venti freddi.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbqwxc2"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbqwxc2.jpg" id="xbqwxc2"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>La tempesta Austen ha fatto il suo esordio, se proprio vogliamo definirlo così, sulla nostra Penisola nella giornata di ieri. Come ampiamente annunciato nei nostri precedenti articoli previsionali, <strong>il maltempo ha interessato soprattutto le regioni del Nord Ovest, con precipitazioni localmente molto intense e accumuli che hanno abbondantemente superato i 50 millimetri.</strong></p><p>È il caso soprattutto di <strong>Liguria e Toscana, le due regioni maggiormente colpite dalle precipitazioni più intense.</strong> Anche la neve è tornata a imbiancare le Alpi occidentali, generalmente a quote superiori ai 2000 metri. Tuttavia, la perturbazione è transitata piuttosto rapidamente, tanto che già entro la serata di ieri si era spostata verso le regioni del Nord Est.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794805" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/svolta-delle-temperature-in-italia-da-martedi-27-aria-da-sud-spazzera-via-l-aria-polare-poi-possibile-irruzione-fredda.html" title="Svolta delle temperature in Italia da martedì 27: aria da sud spazzerà via l’aria polare, poi possibile irruzione fredda">Svolta delle temperature in Italia da martedì 27: aria da sud spazzerà via l’aria polare, poi possibile irruzione fredda</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/svolta-delle-temperature-in-italia-da-martedi-27-aria-da-sud-spazzera-via-l-aria-polare-poi-possibile-irruzione-fredda.html" title="Svolta delle temperature in Italia da martedì 27: aria da sud spazzerà via l’aria polare, poi possibile irruzione fredda"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/svolta-delle-temperature-in-italia-da-martedi-27-aria-da-sud-spazzera-via-l-aria-polare-poi-possibile-irruzione-fredda-1792754420751_320.jpg" alt="Svolta delle temperature in Italia da martedì 27: aria da sud spazzerà via l’aria polare, poi possibile irruzione fredda"></a></article></aside><p>In queste prime ore di <strong>sabato 24 ottobre, la situazione meteorologica è tornata a migliorare nettamente, con il ritorno del sole su buona parte delle regioni settentrionali.</strong> La perturbazione, però, è accompagnata da un minimo di bassa pressione che continuerà a influenzare le condizioni meteorologiche di alcune regioni italiane almeno fino alla giornata di domani.</p><h2>Maltempo e crollo termico su alcune regioni</h2><p>Il vortice depressionario, infatti, <strong>scivolerà progressivamente verso le regioni meridionali entro domenica, prima di allontanarsi in direzione della Grecia tra lunedì e martedì 27 ottobre.</strong> Nel frattempo, sul versante opposto, un campo di alta pressione tornerà gradualmente a guadagnare terreno sul Mediterraneo occidentale, estendendo la propria influenza anche alla nostra Penisola.</p><p>Di conseguenza, <strong>non sarà un weekend particolarmente movimentato dal punto di vista meteorologico, fatta eccezione per alcune regioni dell'estremo Sud e del versante adriatico. </strong>Tra queste, sarà soprattutto <strong>la Puglia a risentire maggiormente degli effetti del vortice depressionari</strong><strong>o</strong>, con un nuovo peggioramento atteso già nelle prossime ore.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/vento-qualche-pioggia-e-crollo-termico-sara-una-domenica-diversa-su-queste-regioni-1792829152558.jpg" data-image="vj7ee004sstm" alt="Il minimo barico scivolerà entro stasera verso le regioni meridionali" title="Il minimo barico scivolerà entro stasera verso le regioni meridionali"><figcaption>Vortice depressionario verso la Puglia con fenomeni associati</figcaption></figure><p>Si partirà dal tardo pomeriggio e dalla serata di oggi, quando <strong>le prime precipitazioni interesseranno la Puglia, il Molise e le aree appenniniche della Campania</strong>. I fenomeni più intensi sono attesi soprattutto tra il Foggiano, il Beneventano e l'intera area del Subappennino Dauno, dove non si escludono rovesci localmente di moderata o forte intensità.</p><p>Nel corso della notte, le precipitazioni tenderanno a estendersi anche <strong>alla Puglia centrale, alla Basilicata e alla Calabria ionica</strong>, mentre il Salento dovrebbe rimanere maggiormente ai margini del peggioramento. Condizioni meteorologiche decisamente più tranquille, invece, sul resto della Penisola.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794701" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/fine-ottobre-con-un-gigantesco-anticiclone-quanto-durera-luca-lombroso-il-blocco-scandinavo-puo-cambiare-tutto.html" title="Fine ottobre con gigantesco anticiclone, quanto durerà? Luca Lombroso: “il blocco scandinavo può cambiare tutto”">Fine ottobre con gigantesco anticiclone, quanto durerà? Luca Lombroso: “il blocco scandinavo può cambiare tutto”</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/fine-ottobre-con-un-gigantesco-anticiclone-quanto-durera-luca-lombroso-il-blocco-scandinavo-puo-cambiare-tutto.html" title="Fine ottobre con gigantesco anticiclone, quanto durerà? Luca Lombroso: “il blocco scandinavo può cambiare tutto”"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/fine-ottobre-con-un-gigantesco-anticiclone-quanto-durera-luca-lombroso-il-blocco-scandinavo-puo-cambiare-tutto-1792698715759_320.jpg" alt="Fine ottobre con gigantesco anticiclone, quanto durerà? Luca Lombroso: “il blocco scandinavo può cambiare tutto”"></a></article></aside><p><strong>Tuttavia, già nella giornata di domenica 25 ottobre il tempo sarà in rapida evoluzione verso un generale migliorament</strong>o, con gli ultimi piovaschi attesi soprattutto durante le ore mattutine. Il miglioramento, però, non sarà immediatamente accompagnato da un aumento delle temperature. Anzi, farà piuttosto freschetto!</p><p>Il minimo depressionario, infatti, porterà con sé anche una ventilazione moderata, a tratti sostenuta, con <strong>raffiche di maestrale che potranno raggiungere i 40-50 km/h.</strong> Il vento contribuirà ad accentuare la sensazione di freddo, soprattutto nelle zone maggiormente esposte e durante le ore serali e notturne.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/vento-qualche-pioggia-e-crollo-termico-sara-una-domenica-diversa-su-queste-regioni-1792829207816.jpg" data-image="d0fvo6qskylr"><figcaption>Raffiche di vento fino ai 50 km/h su Puglia e Molise</figcaption></figure><p>Ma non sarà soltanto il vento a farci percepire un clima decisamente più autunnale. <strong>Le temperature, infatti, si manterranno anche di 3-5°C al di sotto delle medie stagionali</strong>, un'anomalia negativa che interesserà soprattutto le regioni maggiormente coinvolte dal passaggio del vortice depressionario.</p><p>Le massime, in particolare, faticheranno a raggiungere i 20°C in diverse località, mentre nelle aree collinari e interne i valori risulteranno ancora più bassi. Insomma, un fine settimana dal sapore pienamente autunnale, con temperature che ci ricorderanno, finalmente, in quale periodo dell'anno ci troviamo.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/vento-qualche-pioggia-e-crollo-termico-sara-una-domenica-diversa-su-queste-regioni-1792829243223.jpg" data-image="8u0kw7mii0ve" alt="Temperature massime contenute entro i 20°C" title="Temperature massime contenute entro i 20°C"><figcaption>Temperature decisamente autunnali su tutta Italia</figcaption></figure><p>Queste condizioni meteorologiche piuttosto fresche, però, potrebbero avere le ore contate. Come anticipato all'inizio dell'articolo, verso la metà della prossima settimana<strong> l'anticiclone potrebbe tornare protagonista sull'intera Penisola</strong>, favorendo un periodo caratterizzato da maggiore stabilità atmosferica e temperature nuovamente in linea con le medie del periodo.</p><div class="texto-destacado"> <strong><strong>Ricevi le previsioni del tempo aggiornate grazie al </strong><a href="https://www.whatsapp.com/channel/0029Vb3pou37tkj15cNFvT2D" target="_blank"><strong>nuovo canale WhatsApp.</strong></a><strong> Seguici e attiva le notifiche.</strong></strong><br> </div><p>Naturalmente, la possibile rimonta anticiclonica dovrà trovare ulteriori conferme nei prossimi aggiornamenti dei modelli previsionali, ma la tendenza sembra indicare un progressivo ritorno a condizioni meteorologiche più tranquille su gran parte dell'Italia.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/vento-qualche-pioggia-e-crollo-termico-sara-una-domenica-diversa-su-queste-regioni.html</guid><dc:creator><![CDATA[Alessio Colella]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Le stelle morte non sono tutte bianche”: gli astronomi confermano che ce ne sono di verdi, rosa, gialle e viola]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/le-stelle-morte-non-sono-tutte-bianche-gli-astronomi-confermano-che-ce-ne-sono-di-verdi-rosa-gialle-e-viola.html</link><pubDate>Sat, 24 Oct 2026 06:19:00 +0000</pubDate><category>Astronomia</category><description><![CDATA[<p>Le nane bianche potrebbero avere colori molto diversi da quelli finora immaginati. Uno studio dell'Università di Warwick mostra come densità e composizione chimica delle loro atmosfere possano produrre sorprendenti tonalità verdi, rosa e viola.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/le-stelle-morte-non-sono-tutte-bianche-gli-astronomi-confermano-che-ce-ne-sono-di-verdi-rosa-gialle-e-viola-1792927574849.png" data-image="qmyb99zt5lqc" alt="Nana Bianca" title="Nana Bianca"><figcaption>Rappresentazione artistica di WD J1330+6435, la cui atmosfera contiene elementi provenienti da antichi corpi planetari. L'assorbimento della luce da parte del sodio contribuisce alla sua insolita tonalità verde-giallastra. Immagine originale Warwick. Credit: Mark A. Garlick.</figcaption></figure><p><strong>Le chiamiamo nane bianche, ma alcune potrebbero essere verdi, rosa, gialle o persino viola</strong>. Uno studio recentissimo dimostra che le condizioni fisiche estreme presenti nelle atmosfere di questa classe di oggetti stellari possono produrre <strong>colori del tutto inattesi</strong>. Una nana bianca in particolare, se osservata da vicino ad occhio nudo, apparirebbe verde.</p><h2>1. Perché le stelle hanno colori diversi?</h2><p>Gli attenti osservatori del cielo notturno avranno notato che le stelle generalmente appaiono bianche, ma ne esistono anche di <strong>colore rosso</strong> (si pensi, ad esempio, alla stella <strong>Antares nello Scorpione</strong>) come anche ne esistono di <strong>colore azzurro</strong> (ad esempio, la stella <strong>Betelgeuse nella costellazione di Orione</strong>). Alle enormi distanze dalla Terra a cui si trovano le stelle, sono questi tre, rosso, bianco e azzurro, i colori che si riesce ad apprezzare ad occhio nudo.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="650992" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/scoperto-un-fenomeno-astrofisico-completamente-nuovo-che-interessa-le-nane-bianche.html" title="Scoperto un fenomeno astrofisico completamente nuovo che interessa le nane bianche">Scoperto un fenomeno astrofisico completamente nuovo che interessa le nane bianche</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/scoperto-un-fenomeno-astrofisico-completamente-nuovo-che-interessa-le-nane-bianche.html" title="Scoperto un fenomeno astrofisico completamente nuovo che interessa le nane bianche"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/scoperto-un-fenomeno-astrofisico-completamente-nuovo-che-interessa-le-nane-bianche-1712301435510_320.jpg" alt="Scoperto un fenomeno astrofisico completamente nuovo che interessa le nane bianche"></a></article></aside><p><strong>Il diverso colore è dovuto alla differente temperatura superficiale di una stella</strong>, con il rosso che domina nelle stelle più fredde (più fredde del Sole per capire, come le nane rosse), il bianco che caratterizza le stelle calde (molto più calde del Sole) e l'azzurro per le stelle caldissime.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Il colore di un corpo caldo che emette radiazione propria dipende dalla temperatura; nel caso delle stelle dalla loro temperatura superficiale, essendo quella interna dell’ordine dei milioni di gradi.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Nella nostra esperienza quotidiana, più o meno diretta, sappiamo che un blocco di ferro quando viene riscaldato passa dal rosso cupo (a circa 500–600 °C), all'arancione (a circa 900 °C), al giallo (a circa 1100 °C), fino al bianco abbagliante o azzurrognolo quando supera i 1300–1500 °C e oltre.</p><div class="texto-destacado">Curiosità: nella confezione delle lampadine viene riportata la temperatura a cui queste emettono: temperature di colore basse, dell’ordine di 2700-3000 K, producono luce “calda” (tendente al rosso), temperature alte, dell’ordine dei 5000-6500 K producono luce “fredda” (di colore tendente al bianco).</div><p>Le stelle nane bianche sono state così chiamate poiché per l’elevata temperatura superficiale(fino a 100.000 K) il loro colore appariva bianco. Questa nomenclatura le distingue dalle stelle nane rosse, anch’esse di dimensioni molto piccole rispetto al Sole, ma con temperature non superiori ai 3000 K.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/le-stelle-morte-non-sono-tutte-bianche-gli-astronomi-confermano-che-ce-ne-sono-di-verdi-rosa-gialle-e-viola-1792600672915.jpg" data-image="ghmrgzjrva5s" alt="nana bianca" title="nana bianca"><figcaption>La varietà cromatica delle nane bianche, dall'azzurro al giallo, al rosa e al verde. Il colore dipende dalla temperatura e dalla composizione dell'atmosfera. Credit: Mark Hollands.</figcaption></figure><p>Tuttavia, <strong>le nane bianche sono oggetti ben diversi dalle comuni stelle.</strong> Sono la fase evolutiva finale di stelle come il Sole. Queste, dopo aver attraversato una fase da gigante rossa, espellono gli strati esterni, mentre il loro nucleo collassa in un oggetto densissimo in cui non si hanno più reazioni di fusione nucleare. <strong>Il loro destino è quello di un lento ma inesorabile raffreddamento.</strong></p><p>Tuttavia, un gruppo di astronomi guidato da <strong>Mark Hollands dell'Università di Warwick</strong>, nel Regno Unito, ha dimostrato che la descrizione delle nane bianche solo come “bianche” non è sempre adeguata.<strong> In alcune nane bianche</strong>, infatti, <strong>il colore non dipende soltanto dalla temperatura, ma anche dalla particolare composizione chimica e dall'enorme densità dell'atmosfera.</strong></p><h2>2. Stelle verdi e rosa: il segreto è nella loro atmosfera</h2><p>Nelle nane bianche, soprattutto quelle più fredde, la densità del plasma in atmosfera può essere così elevata da essere simile a quella dell’acqua, e quindi milioni di volte superiore rispetto all’atmosfera solare.</p><p>In queste condizioni estreme, <strong>la presenza di particolari elementi chimici </strong>come sodio, calcio e carbonio <strong>possono alterare il modo con cui la luce emessa dalla superficie della stella viene assorbita dalla sua atmosfera</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/le-stelle-morte-non-sono-tutte-bianche-gli-astronomi-confermano-che-ce-ne-sono-di-verdi-rosa-gialle-e-viola-1792600773313.jpg" data-image="ri2tdku15esh" alt="sirio" title="sirio"><figcaption>Rappresentazione del sistema binario di Sirio, costituito dalla brillante Sirio A e dalla sua compagna Sirio B, una nana bianca con dimensioni confrontabili con quelle terrestri. Credit: NASA, ESA, G. Bacon (STScI).</figcaption></figure><p>Questi elementi possono agire da filtro, bloccando alcuni colori e lasciando passare altri.</p><p>L'esempio più sorprendente è la nana bianca <strong>WD J1330+6435 </strong>con temperatura superficiale di circa 4.000 K.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="754574" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/il-telescopio-spaziale-einstein-probe-potrebbe-aver-rilevato-un-buco-nero-che-sta-facendo-a-pezzi-una-nana-bianca.html" title="Il telescopio spaziale Einstein Probe potrebbe aver rilevato un buco nero che sta facendo a pezzi una nana bianca">Il telescopio spaziale Einstein Probe potrebbe aver rilevato un buco nero che sta facendo a pezzi una nana bianca</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/il-telescopio-spaziale-einstein-probe-potrebbe-aver-rilevato-un-buco-nero-che-sta-facendo-a-pezzi-una-nana-bianca.html" title="Il telescopio spaziale Einstein Probe potrebbe aver rilevato un buco nero che sta facendo a pezzi una nana bianca"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/el-telescopio-espacial-einstein-probe-podria-haber-detectado-un-agujero-negro-desgarrando-a-una-enana-blanca-1770936630330_320.jpg" alt="Il telescopio spaziale Einstein Probe potrebbe aver rilevato un buco nero che sta facendo a pezzi una nana bianca"></a></article></aside><p>Nel corso della sua evoluzione questa <strong>ha incorporato nella propria atmosfera materiale roccioso, ricco di elementi come calcio, litio e sodio</strong>, residuo del proprio sistema planetario. Mentre il sodio blocca i colori arancione e rosso emessi dalla superficie, il calcio assorbe la luce violetta. <strong>Il risultato è che la luce residua che riesce a sfuggire all’atmosfera ha una caratteristica colorazione verde-giallastra.</strong></p><p>Altre nane bianche possono assumere tonalità gialle, lilla o ciano, mostrando una varietà cromatica difficile da immaginare per oggetti stellari tradizionalmente considerati bianchi.</p><h2>3. Come si scopre il vero colore di una stella?</h2><p>Dicevamo che tutte le stelle, nane bianche incluse, sono così lontane dalla Terra che non è possibile vedere in modo diretto il colore della loro atmosfera. Allora, <strong>queste informazioni vengono dalle analisi spettroscopiche </strong>che permettono di ricostruire lo spettro della stella e <strong>ricostruendo quale colore percepirebbe l'occhio umano se potesse osservare il disco stellare da una distanza sufficientemente ravvicinata.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="730919" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/un-pianeta-extrasolare-simile-a-plutone-viene-divorato-da-una-nana-bianca-stto-gli-occhi-di-hubble.html" title="Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca">Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/un-pianeta-extrasolare-simile-a-plutone-viene-divorato-da-una-nana-bianca-stto-gli-occhi-di-hubble.html" title="Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/un-pianeta-extrasolare-simile-a-plutone-viene-divorato-da-una-nana-bianca-stto-gli-occhi-di-hubble-1758635872420_320.png" alt="Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca"></a></article></aside><p>Su circa 150 nane bianche studiate ne sono state individuate cinque con colorazioni particolarmente insolite: due gialle e tre rosa.</p><p>Estrapolando, gli studiosi stimano che <strong>3-4 nane bianche ogni 100 potrebbero avere colori ben diversi da quello bianco.</strong></p><p>Inoltre, poiché il colore risultante dipende dalla composizione chimica delle atmosfere, indirettamente i colori insoliti delle nane bianche possono svelare la storia passata.</p><p>E forse è proprio questo l'aspetto più affascinante: una stella che ha concluso la propria esistenza potrebbe conservare, nella luce che emette, <strong>le tracce dei pianeti che un tempo le orbitavano attorno e che non hanno superato indenni la fase di gigante rossa.</strong></p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Hollands%20M.%20A.%2C%20et%20al." data-year="2026" data-title="Any%20colour%20you%20like%3A%20the%20diverse%20chromaticities%20of%20white%20dwarfs%2C" data-url="https%3A%2F%2Facademic.oup.com%2Frasti%2Farticle%2Fdoi%2F10.1093%2Frasti%2Frzag069%2F8914458">Hollands M. A., et al.. (2026). <a href="https://academic.oup.com/rasti/article/doi/10.1093/rasti/rzag069/8914458" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Any colour you like: the diverse chromaticities of white dwarfs,</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/le-stelle-morte-non-sono-tutte-bianche-gli-astronomi-confermano-che-ce-ne-sono-di-verdi-rosa-gialle-e-viola.html</guid><dc:creator><![CDATA[Sergio Messina]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Novembre è un mese di storiche nevicate precoci in pianura, Luca Lombroso: “quest'anno El Niño può cambiare tutto”]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto.html</link><pubDate>Sat, 24 Oct 2026 04:00:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Novembre è un mese autunnale ma in alcuni anni ha avuto volto decisamente invernale. Nevicate precoci in pianura si ricordano in vari anni, ne ripercorriamo la meteostoria. El Niño favorirà episodi di neve in pianura precoce nel 2026? </p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto-1792761245641.jpg" data-image="huanz0tg3hw1"><figcaption>Spettacolare scenario di neve precoce alla stazione ferroviaria di Modena il 24 novembre 2005. Foto Luca Lombroso.</figcaption></figure><p>Novembre è un mese sul calendario autunnale, ma già <strong>l’aria di inverno si fa spesso sentire, non solo a fine mese</strong>. La meteostoria ricorda <strong>numerosi episodi di freddo inverno, soprattutto attorno al periodo 20-25 del mese</strong>, i giorni in cui secondo un proverbio “a San Clemente l’inverno mette il dente”. </p><p>Lo <strong>scorso anno per esempio a Milano il giorno 21 vi furono episodi di pioggia mista a neve</strong>, con Bergamo leggermente imbiancata.<strong> Il 24 novembre 2024 le cronache parlano di neve umida a Torino,</strong> con accumuli scarsi. <strong>L’ultima nevicata di una certa consistenza in pianura è quella del 13 novembre 2017, </strong>principalmente in Emilia Romagna, con Bologna colpita da una anomala bufera con temporale di neve. </p><h2>Fine anni 1970 ricchi di nevicate a novembre.</h2><p>Una delle nevicate in pianura più precoci della storia è quella del <strong>27 ottobre 1979: una sorprendente nevicata imbiancò Torino con 5 centimetri </strong>di neve al suolo. </p><p>Si veniva da anni di importanti nevicate, una in particolare passata alla storia col nome evocativo di <strong>“malaneve”. Il 24-25 novembre 1977 </strong>un inusuale ciclone tirrenico nevoso portò <strong>neve abbondante con 40 cm a Bologna, 18 cm a Modena, 20 cm a Imola. </strong>A Milano caddero pochi centimetri di neve, quasi niente in altre zone del nord. La “malaneve”,<strong> pesante e bagnata, causò caduta di alberi, lunghi black out</strong>, disagi nei trasporti. </p><p>Bis, ma più debole, negli stessi giorni del 1978 e quindi<strong> il 3-4 novembre 1980 un anomalo blocco Scandinavo con massimo di 1045 hPa</strong> sulla Finlandia portò una importante irruzione fredda. <strong>Un vortice retrogrado irruppe in Val Padana con nevicate soprattutto al nordest e nuovamente in Emilia</strong> e deboli fioccate nel Mantovano, a Cremona e a Milano.</p><h2>Le nevicate novembrine del XXI secolo</h2><p>Due nevicate quasi fotocopia come sinottica, ciclone tirrenico nevoso e innesco del fenomeno del cold air damming. <strong>Il 21 novembre 1999 Fitte nevicate interessarono la pianura padana dal Piemonte alla Romagna, </strong>con 30 cm di neve a Cuneo e 25 cm a Modena. Ancora una volta più scarsa la neve andando verso nord e verso ovest, con solo leggeri nevicate a Milano.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="452292" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteostoria-previsioni-neve-novembre-in-pianura-quando-quest-anno.html" title="La neve a novembre in pianura tra meteostoria e previsioni. E quest'anno?">La neve a novembre in pianura tra meteostoria e previsioni. E quest'anno?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/meteostoria-previsioni-neve-novembre-in-pianura-quando-quest-anno.html" title="La neve a novembre in pianura tra meteostoria e previsioni. E quest'anno?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/fra-meteostoria-e-previsioni-la-neve-a-novembre-in-pianura-e-quest-anno-1668538398452_320.JPG" alt="La neve a novembre in pianura tra meteostoria e previsioni. E quest'anno?"></a></article></aside><p><strong>Nel 2005 la situazione si ripete il 24-25 novembre, </strong>nuovamente con neve abbondante in Emilia, una ventina di centimetri e con 10-15 cm nel Bresciano.</p><p>Le nevicate da scorrimento, tipiche del nordovest, sono più rare a novembre per ragioni climatiche e sinottiche, ma <strong>nel 2008 il giorno 24 una nevicata portò 12 cm a Parma, 10-15 cm Lombardia e Piemonte </strong>e il 28 nevicò di nuovo in quasi tutta la Valpadana, con 30 cm a Tortona, 10 cm a Milano. <strong>Neve in pianura anche il 26-28 novembre 2010, </strong>imbiancati il basso Piemonte, l’Emilia centro occidentale e anche il vicentino.</p><h2>El Niño può cambiare le carte in tavola? </h2><p>Quest’anno <strong>alla variabilità naturale si aggiunge l’incognita degli effetti de El Niño. </strong>Se è vero che le teleconnessioni con la circolazione sinottica europea e col clima Italiano sono scarse, va però <strong>tenuto conto che quest’anno ENSO si presenta a livelli storici, </strong>con anomalie di SST, temperatura superficiale del mare, da record. Si stimano infatti anche oltre 3°C di eccesso rispetto alla climatologia della zona El Niño 3.2.</p><div class="texto-destacado">Il riscaldamento delle acqua del pacifico tropicale infatti modifica la convezione nei tropici, sposta i temporali e influenza la corrente a getto del Pacifico. Più che un interrutore per il clima europeo però è una variabile in più che agisce in modi non chiari.</div><p>In particolare <strong>le modifiche alla circolazione possono propagarsi alle alte latitudini </strong>e favorire, ipoteticamente, un indebolimento del vortice polare. Che questo si rifletta direttamente sull’Italia, e soprattutto a novembre, non è affatto automatico e scontato.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto-1792761327373.jpg" data-image="yy8sm4xorltg"><figcaption>Anche la mappa di temperatura del mare di Meteored coglie bene le calde acque dell'oceano Pacifico. Superati addiritura i 30°C di SST.</figcaption></figure><p>Una nevicata in pianura a novembre <strong>dipende da configurazioni sinottiche ben precise,</strong> che in passato si sono verificate indipendentemente dalla presenza di El Niño. </p><p>L’unica, quella del 1977, anno in cui era presente un El Niño debole-moderato. Per opposto nel 1999, 2005, 2017 era presente o in avvio La Niña. </p><h2>Cosa dicono le mappe substagionali?</h2><p>Più che a El Niño<strong> è opportuno affidarsi, per delineare la tendenza novembrina, alle mappe settimanali ECMWF.</strong> I prodotti numerici indicano una prima settimana di novembre, <strong>dal 2 al 9, più fredda della media con probabile blocco scandinavo. </strong>Sembrano però <strong>sotto la media le precipitazioni al nord e regioni tirreniche, </strong>dunque con <strong>scarse speranze di neve precoce in pianura</strong>. I flussi da est però potrebbero portare imbiancate a quote medio basse lungo la dorsale adriatica.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794353" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/super-el-nino-un-nuovo-aggiornamento-delle-previsioni-conferma-un-picco-eccezionale-di-3-5-c.html" title="Super El Niño: un nuovo aggiornamento delle previsioni conferma un picco eccezionale di 3,5 °C">Super El Niño: un nuovo aggiornamento delle previsioni conferma un picco eccezionale di 3,5 °C</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/super-el-nino-un-nuovo-aggiornamento-delle-previsioni-conferma-un-picco-eccezionale-di-3-5-c.html" title="Super El Niño: un nuovo aggiornamento delle previsioni conferma un picco eccezionale di 3,5 °C"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/super-el-nino-nova-previsao-confirma-pico-excepcional-de-3-5-c-1792441726865_320.png" alt="Super El Niño: un nuovo aggiornamento delle previsioni conferma un picco eccezionale di 3,5 °C"></a></article></aside><p>Dopo il 10 novembre, il campo termico sembra tornare sopra media per tutto il resto del mese, con possibili passaggi di perturbazioni atlantiche ma con masse d’aria troppo miti per consentire neve precoce al piano. </p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/novembre-mese-di-storiche-nevicate-precoci-in-pianura-luca-lombroso-quest-anno-el-nino-puo-cambiare-tutto.html</guid><dc:creator><![CDATA[Luca Lombroso]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Un treno che viaggia a 3,5 km di profondità e un castello scavato nella roccia: la fuga più sorprendente d'Europa]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/un-treno-che-viaggia-a-3-5-km-di-profondita-e-un-castello-scavato-nella-roccia-la-fuga-piu-sorprendente-d-europa.html</link><pubDate>Fri, 23 Oct 2026 17:00:00 +0000</pubDate><category>Tempo libero</category><description><![CDATA[<p>Questo paese cela una delle fughe più sorprendenti d'Europa: un treno elettrico che si addentra per diversi chilometri in una grotta ricca di formazioni calcaree e un castello medievale incastonato nella roccia, nel bel mezzo di una gigantesca scogliera.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/un-tren-que-recorre-3-5-km-bajo-tierra-y-un-castillo-excavado-en-la-roca-la-escapada-mas-sorprendente-de-europa-1792450907410.jpg" data-image="e4u5o8iow48x"><figcaption>Il castello di Predjama, costruito all'imboccatura di una grotta in Slovenia.</figcaption></figure><p>A poco più di un’ora da <strong>Lubiana, la capitale della Slovenia</strong>, si trovano due luoghi spettacolari che sembrano usciti da un film d’avventura. Sottoterra, le <strong>grotte di Postumia</strong> si sviluppano per chilometri attraverso gallerie e immense sale di roccia calcarea, che possono essere esplorate in parte a bordo di un trenino elettrico.</p><p>Poco distante, il <strong>castello di Predjama</strong> sembra sfidare la gravità, incastonato in una parete rocciosa alta 123 metri. Natura, storia e antiche leggende si intrecciano in un itinerario che permette di scoprire due dei luoghi più suggestivi e particolari del Paese.</p><h2>Le grotte di Postumia: un viaggio in treno nel cuore della Terra</h2><p>La prima tappa di questo viaggio conduce nel <strong>sottosuolo della regione del Carso</strong>, nella Slovenia sud-occidentale. Qui si trovano le grotte di Postumia, un <strong>sistema carsico di circa 24 chilometri di gallerie</strong>, passaggi e sale, formatosi nel corso di milioni di anni grazie all’azione dell’acqua sulla roccia calcarea.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/un-tren-que-recorre-3-5-km-bajo-tierra-y-un-castillo-excavado-en-la-roca-la-escapada-mas-sorprendente-de-europa-1792453396905.png" data-image="7vp2dayifjs6"><figcaption>Una parte delle grotte può essere visitata a bordo di un trenino elettrico sotterraneo. Parco delle Grotte di Postumia.</figcaption></figure><p>L’esperienza comincia con una delle attrazioni più sorprendenti: un trenino che si addentra nelle grotte e <strong>percorre circa 3,7 chilometri sottoterra</strong>. La ferrovia, inaugurata nel 1872, fu la prima documentata in una grotta di questo tipo. La sua realizzazione permise di facilitare le visite a un ambiente che, fino ad allora, richiedeva lunghi percorsi a piedi e l’utilizzo di sistemi di illuminazione rudimentali.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/un-tren-que-recorre-3-5-km-bajo-tierra-y-un-castillo-excavado-en-la-roca-la-escapada-mas-sorprendente-de-europa-1792453496024.jpg" data-image="08onkizyg4wh"><figcaption>Le grotte costituiscono un sistema carsico di circa 24 chilometri di gallerie.</figcaption></figure><p>Dopo il tragitto in treno, la visita prosegue a piedi lungo <strong>passerelle attrezzate che permettono di ammirare le formazioni calcaree senza alterare l’ambiente naturale.</strong> Il percorso turistico si estende per poco più di cinque chilometri e dura circa un’ora e mezza.</p><h2>I misteriosi “cuccioli di drago”</h2><p>Il paesaggio sotterraneo sorprende per la varietà delle sue forme. Stalattiti che pendono dal soffitto, stalagmiti che crescono dal pavimento e <strong>colonne minerali trasformano le gallerie in una successione di scenari quasi irreali</strong>. Tra le formazioni più conosciute figura il cosiddetto Grattacielo, una stalagmite alta circa 16 metri.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/un-tren-que-recorre-3-5-km-bajo-tierra-y-un-castillo-excavado-en-la-roca-la-escapada-mas-sorprendente-de-europa-1792453319318.png" data-image="d0vby0ttswgn"><figcaption>Un esemplare di proteo (Proteus anguinus), l’anfibio cavernicolo dalla pelle pallida e dalle branchie esterne rossastre che vive nelle acque sotterranee dei Balcani.</figcaption></figure><p>Le grotte ospitano anche una fauna straordinaria. Il loro abitante più famoso è il <strong>proteo (Proteus anguinus), conosciuto popolarmente come “cucciolo di drago”.</strong></p><p>Si tratta di un anfibio adattato alla vita nelle acque sotterranee, in ambienti praticamente privi di luce. Il suo <strong>aspetto pallido e la sua capacità di vivere nell’oscurità</strong> alimentano da secoli leggende su misteriose creature che abiterebbero le profondità della Terra.</p><h2>Il castello di Predjama, una fortezza nascosta nella montagna</h2><p>A pochi chilometri dalle grotte si trova il secondo luogo protagonista di questa escursione: il castello di Predjama. La sua immagine è difficile da dimenticare. La fortezza è <strong>incastonata all’ingresso di una cavità naturale, integrata in un’imponente parete rocciosa alta circa 123 metri</strong>. Il complesso è legato da oltre otto secoli alla storia della regione ed è considerato uno dei più grandi castelli al mondo costruiti all’interno di una grotta.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/un-tren-que-recorre-3-5-km-bajo-tierra-y-un-castillo-excavado-en-la-roca-la-escapada-mas-sorprendente-de-europa-1792452776191.png"><figcaption>Al castello di Predjama è possibile assistere a rievocazioni di tornei cavallereschi medievali. Parco delle Grotte di Postumia.</figcaption></figure><p>La sua posizione non è soltanto spettacolare. In passato svolgeva anche un’importante funzione difensiva. La roccia offriva protezione e <strong>il sistema di grotte e passaggi sotterranei permetteva di collegare la fortezza con l’interno della montagna</strong>. Questa particolarità ha dato origine ad alcune delle storie più conosciute del castello.</p><p>La più celebre è quella di <strong>Erasmo di Predjama</strong>, un cavaliere ribelle che, secondo la tradizione, resistette per oltre un anno all’assedio delle truppe dell’imperatore Federico III d’Asburgo. Le leggende raccontano che <strong>utilizzasse i tunnel per procurarsi rifornimenti e continuare a resistere mentre i suoi nemici credevano di averlo ormai accerchiato</strong>. La vicenda mescola fatti storici ed elementi leggendari, ma aiuta a comprendere perché Predjama conservi ancora oggi un’atmosfera così particolare.</p><h2>Come organizzare un’escursione a Postumia e Predjama</h2><p>La soluzione più pratica è <strong>visitare entrambi i luoghi nella stessa giornata</strong>. Il parco ufficiale consiglia di iniziare dal castello di Predjama e dedicare il pomeriggio alle grotte di Postumia, anche se l’ordine delle visite può essere adattato agli orari e alla disponibilità dei biglietti.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="788957" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/fortezza-con-vista-le-piu-grandi-rovine-di-un-castello-in-germania-sorgono-su-un-cono-vulcanico.html" title="Fortezza con vista: le più grandi rovine di un castello in Germania sorgono su un cono vulcanico">Fortezza con vista: le più grandi rovine di un castello in Germania sorgono su un cono vulcanico</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/fortezza-con-vista-le-piu-grandi-rovine-di-un-castello-in-germania-sorgono-su-un-cono-vulcanico.html" title="Fortezza con vista: le più grandi rovine di un castello in Germania sorgono su un cono vulcanico"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/die-gro-te-burgruine-deutschlands-liegt-auf-einem-vulkankegel-1789415570023_320.jpg" alt="Fortezza con vista: le più grandi rovine di un castello in Germania sorgono su un cono vulcanico"></a></article></aside><p>È consigliabile <strong>prenotare in anticipo, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza, e consultare gli orari sul sito ufficiale</strong>. All’interno delle grotte la temperatura rimane intorno ai 10-12 °C durante tutto l’anno, per cui è opportuno portare una giacca e indossare scarpe chiuse, anche in estate.</p><p>La combinazione di questi due scenari così diversi, ma accomunati dalla roccia, rende questo angolo della Slovenia <strong>una meta ideale e sorprendente per chi cerca qualcosa di più di una semplice vacanza in città</strong>.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Park%20Postojnska%20Jama" data-year="2026" data-title="El%20castillo%20m%C3%A1s%20grande%20del%20mundo%20ubicado%20dentro%20de%20una%20cueva" data-url="https%3A%2F%2Fwww.postojnska-jama.eu%2Fes%2Fcastillo-de-predjama%2F">Park Postojnska Jama. (2026). <a href="https://www.postojnska-jama.eu/es/castillo-de-predjama/" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Il castello più grande del mondo costruito all’interno di una grotta</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/un-treno-che-viaggia-a-3-5-km-di-profondita-e-un-castello-scavato-nella-roccia-la-fuga-piu-sorprendente-d-europa.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[La "macchia fredda" nell'Atlantico si sta espandendo: ecco come potrebbe cambiare il clima europeo quest'inverno]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/la-macchia-fredda-nell-atlantico-si-sta-espandendo-ecco-come-potrebbe-cambiare-il-clima-europeo-quest-inverno.html</link><pubDate>Fri, 23 Oct 2026 15:00:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Le calde acque dell'Oceano Atlantico centrale e subtropicale contrasteranno in particolare con questa massa d'acqua fredda presente a sud della Groenlandia, influenzando potenzialmente la circolazione zonale e le caratteristiche dell'inverno 2026-2027 in Europa.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/la-mancha-fria-del-atlantico-esta-ganando-extension-como-puede-cambiar-el-tiempo-de-europa-este-invierno-1792740405458.png" data-image="nkey0n4u5zs9"><figcaption>Il notevole contrasto di temperatura presente nelle acque dell'Atlantico settentrionale può propagarsi all'atmosfera e alimentare grandi tempeste atlantiche quest'inverno.</figcaption></figure><p><strong>Negli ultimi giorni si è verificato un cambiamento importante nella circolazione atmosferica in Europa,</strong> che ha posto fine agli episodi di piogge torrenziali nel Mediterraneo e porterà qualche pioggia all’estremo nord della Penisola iberica. Nel frattempo, il resto della Penisola, soprattutto il sud, sarà interessato da condizioni anticicloniche e stabili. </p><p>Questo cambiamento è interessante perché comincia ad assomigliare allo schema dominante previsto dai modelli per questo inverno: il blocco anticiclonico si è dissolto sull’Europa settentrionale e <strong>il promontorio anticiclonico si è ritirato verso sud, con un rafforzamento del flusso zonale e un’intensificazione della corrente a getto polare</strong>, che attualmente scorre tra i paralleli 45° e 55° di latitudine nord.</p><h2>Condizioni più favorevoli allo sviluppo delle perturbazioni</h2><p>Con il rafforzamento della circolazione e l’aumento del contrasto termico alle medie latitudini, <strong>si creano anche le condizioni ideali per la formazione e lo sviluppo di cicloni extratropicali</strong>. Queste perturbazioni si spostano rapidamente da ovest verso est sull’Atlantico e finiscono per interessare tutto il versante atlantico dell’Europa. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/la-mancha-fria-del-atlantico-esta-ganando-extension-como-puede-cambiar-el-tiempo-de-europa-este-invierno-1792739685559.png" data-image="bh8wy3eox453"><figcaption>Le previsioni substagionali dell’ECMWF cominciano a indicare con insistenza una circolazione zonale più marcata per buona parte di novembre.</figcaption></figure><p>In condizioni normali questa situazione permette di distribuire le piogge sul continente, soprattutto in autunno e in inverno. Tuttavia, <strong>una circolazione insolitamente intensa o persistente può scatenare forti ondate di maltempo, con vento e pioggia, in Europa. </strong>In un certo senso questo scenario non è nuovo. Nei primi mesi del 2026, una circolazione zonale estremamente intensa e a latitudini relativamente basse ha innescato una <strong>successione di perturbazioni accompagnate da pioggia e vento,</strong> che hanno colpito duramente Portogallo, Francia e Spagna. </p><p>La questione è analizzare la probabilità che questa situazione possa ripetersi, e i modelli stagionali segnalano che il prossimo inverno sembra quantomeno “disposto a provarci”. Inoltre, <strong>l’anomalia delle acque fredde presente nell’Atlantico settentrionale</strong>, che negli ultimi due decenni ha assunto un rilievo crescente anno dopo anno,<strong> potrebbe contribuire ad accentuare questo scenario.</strong></p><h2>Un Atlantico subtropicale molto caldo in concomitanza con un El Niño straordinario</h2><p>In questo momento, <strong>l’elemento più rilevante rispetto agli ultimi anni è la presenza di un’ampia fascia di acque con temperature superficiali elevate nell’Atlantico, alle medie e basse latitudini</strong>. Queste anomalie calde si estendono dall’America all’Europa, interessando anche il Mar Cantabrico, il Mediterraneo e il Mare del Nord. Le previsioni indicano che questa situazione persisterà nei prossimi mesi, condizionando l’inverno europeo.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/la-mancha-fria-del-atlantico-esta-ganando-extension-como-puede-cambiar-el-tiempo-de-europa-este-invierno-1792739502528.png" data-image="85257esp6p4b"><figcaption>La previsione stagionale delle anomalie di pressione suggerisce la presenza di un corridoio di sistemi di bassa pressione alle medie latitudini dell’Atlantico settentrionale, che potrebbe interessare il sud-ovest del continente.</figcaption></figure><p>Queste acque calde aumenteranno significativamente l’evaporazione e il contenuto di umidità delle masse d’aria provenienti dall’oceano.<strong> L’eccezionale fenomeno di El Niño</strong> di quest’anno sta già alterando la circolazione alle latitudini subtropicali e <strong>si prevede che lo farà anche alle medie latitudini, aumentando l’intensità della circolazione zonale sull’Atlantico</strong>. </p><p>È quindi piuttosto probabile che nel corso dell’inverno grandi fiumi atmosferici scarichino precipitazioni abbondanti sull’Europa. Tuttavia, c’è un altro tassello importante, il cui ruolo non è ancora chiaro.</p><h2>L’influenza della macchia fredda dell’Atlantico settentrionale</h2><p>Un’anomalia della temperatura superficiale dell’oceano delle dimensioni della macchia fredda dell’Atlantico settentrionale ha un peso notevole nella climatologia della zona. </p><p>Quest’anno potrebbe avere ripercussioni maggiori rispetto agli anni precedenti per una semplice ragione: <strong>provocherà un forte contrasto termico tra le acque a sud dell’Islanda e della Groenlandia e quelle del resto dell’oceano</strong>. Questo contrasto si trasmetterà anche alla bassa atmosfera, aumentando il gradiente termico delle masse d’aria in transito sull’Atlantico settentrionale, e <strong>costituirà il “carburante” ideale per i grandi cicloni delle medie latitudini.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/la-mancha-fria-del-atlantico-esta-ganando-extension-como-puede-cambiar-el-tiempo-de-europa-este-invierno-1792739582703.png" data-image="rjcxiqu5svf9"><figcaption>Le anomalie fredde del settore dell’Atlantico settentrionale a sud della Groenlandia e dell’Islanda sono attualmente le più rilevanti dell’intero emisfero nord e contrastano con le acque calde del resto dell’oceano.</figcaption></figure><p>Quest’anno lo scenario più probabile prospetta un inverno mite ma umido, con un frequente passaggio di perturbazioni sul continente, occasionalmente anche intense. Per questo <strong>la situazione meteorologica di questo venerdì e il comportamento della perturbazione Austen sono interessanti, perché potrebbero rappresentare il preludio di uno schema persistente durante l’inverno</strong>.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794323" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/cambiamenti-all-inizio-di-novembre-in-italia-verso-un-autunno-inverno-con-una-forte-circolazione-atlantica.html" title="Cambiamenti all’inizio di novembre in Italia: verso un autunno-inverno con una forte circolazione atlantica">Cambiamenti all’inizio di novembre in Italia: verso un autunno-inverno con una forte circolazione atlantica</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/cambiamenti-all-inizio-di-novembre-in-italia-verso-un-autunno-inverno-con-una-forte-circolazione-atlantica.html" title="Cambiamenti all’inizio di novembre in Italia: verso un autunno-inverno con una forte circolazione atlantica"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/cambiamenti-all-inizio-di-novembre-in-italia-verso-un-autunno-inverno-con-una-forte-circolazione-atlantica-1792513444879_320.jpg" alt="Cambiamenti all’inizio di novembre in Italia: verso un autunno-inverno con una forte circolazione atlantica"></a></article></aside><p><strong>Queste previsioni vanno comunque considerate con cautela, senza dimenticare la presenza di un fenomeno di El Niño di intensità senza precedenti nelle osservazioni</strong> e di un Atlantico caratterizzato da contrasti attualmente poco comuni: elementi che possono complicare notevolmente qualsiasi analisi stagionale.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/la-macchia-fredda-nell-atlantico-si-sta-espandendo-ecco-come-potrebbe-cambiare-il-clima-europeo-quest-inverno.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item></channel></rss>