<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" version="2.0"><channel><title>Meteored Italia</title><link>https://www.ilmeteo.net</link><description>Notizie meteo - Il tempo. Previsioni meteo in Italia - Previsioni meteo sempre aggiornate. I nostri esperti in meteorologia riportano le ultime notizie del tempo, sempre aggiornate. Su ilmeteo.net le previsioni meteo per l'Italia e per il mondo.</description><language>it</language><lastBuildDate>Sun, 08 Nov 2026 16:30:12 +0000</lastBuildDate><pubDate>Sun, 08 Nov 2026 16:30:12 +0000</pubDate><atom:link href="https://www.ilmeteo.net/feed/" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[ Copyright 2026 Meteored ]]></copyright><image><url>https://www.ilmeteo.net/imagenes/logo_rss.png</url><title>Meteored Italia</title><link>https://www.ilmeteo.net</link><width>144</width><height>144</height></image><sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency>6</sy:updateFrequency><item><title><![CDATA[Scienziati spagnoli scoprono quali sono i 17 alberi che resistono meglio al caldo estremo nelle città]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/scienziati-spagnoli-scoprono-quali-sono-i-17-alberi-che-resistono-meglio-al-caldo-estremo-nelle-citta.html</link><pubDate>Sun, 08 Nov 2026 16:01:00 +0000</pubDate><category>Attualità</category><description><![CDATA[<p>Non tutti gli alberi sono attrezzati per sopravvivere a estati sempre più estreme. Una ricerca condotta in Spagna rivela quali specie potrebbero fare la differenza nelle nostre città.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/cientificos-espanoles-descubren-cuales-son-los-17-arboles-que-mejor-resisten-el-calor-extremo-en-las-ciudades-1793636327111.jpg" data-image="kyp4ccy6i57r" alt="alberi in città" title="alberi in città"><figcaption>Gli alberi sono fondamentali nelle città mediterranee: tra le altre ragioni, per offrire ombra e abbassare la temperatura nelle strade.</figcaption></figure><p>L’aumento delle temperature e le ondate di calore sempre più intense stanno mettendo alla prova la sopravvivenza degli alberi urbani. Sebbene la loro presenza sia fondamentale per offrire ombra, ridurre la temperatura e migliorare la qualità ambientale, <strong>non tutte le specie sopportano allo stesso modo le condizioni estreme.</strong></p><p>Una ricerca condotta presso l’Università di Cordova ha analizzato la <strong>resistenza al caldo di 17 specie di alberi presenti negli spazi verdi della città andalusa</strong>, con l’obiettivo di individuare quelle meglio preparate ad affrontare il riscaldamento climatico.</p><h2>I 17 alberi analizzati dai ricercatori spagnoli</h2><p>Per condurre la ricerca, gli scienziati hanno selezionato <strong>17 specie comuni nei parchi, nei giardini e lungo le strade di Cordova</strong>, in Andalusia (Spagna) una città in cui le temperature estive superano frequentemente i 40 °C. </p><p>Tra gli esemplari studiati figurano il leccio, l’olivo, il carrubo, la sughera, il bagolaro, il frassino, il pioppo bianco e l’olmo campestre, oltre a specie ornamentali come la jacaranda, la catalpa, la tipuana, la melia, la grevillea, l’arancio amaro, la robinia, il ligustro giapponese e la sofora del Giappone.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/cientificos-espanoles-descubren-cuales-son-los-17-arboles-que-mejor-resisten-el-calor-extremo-en-las-ciudades-1793614977424.jpg" data-image="u247l2wxy6h1" alt="Olivo" title="Olivo"><figcaption> Tra gli esemplari studiati figurano il leccio, l’olivo, il carrubo, la sughera, il bagolaro, il frassino, il pioppo bianco e l’olmo campestre</figcaption></figure><p>I ricercatori hanno analizzato <strong>campioni di foglie sottoposti a diverse temperature, da 25 a 60 °C,</strong> per verificare quando iniziassero a manifestarsi danni al loro funzionamento fotosintetico. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Urban Forestry & Urban Greening, rivela che gli alberi autoctoni mediterranei presentano generalmente una maggiore resistenza termica rispetto a numerose specie ornamentali provenienti da regioni tropicali e subtropicali. </p><h2>Il leccio e l’olivo sono quelli che sopportano meglio il caldo</h2><p><strong>Il leccio (<em>Quercus ilex</em>) si distingue come una delle specie più resistenti, registrando una temperatura critica di 51,5 °C</strong> prima di iniziare a subire danni al proprio sistema fotosintetico. Spicca anche l’olivo (<em>Olea europaea</em>), che ha raggiunto i 60,6 °C in corrispondenza della soglia di perdita del 90% dell’efficienza fotosintetica analizzata.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/cientificos-espanoles-descubren-cuales-son-los-17-arboles-que-mejor-resisten-el-calor-extremo-en-las-ciudades-1793615093879.jpg" data-image="yhc0sta7cxr5" alt="Leccio" title="Leccio"><figcaption>Il leccio si distingue come una delle specie più resistenti</figcaption></figure><p><strong>Anche l’olmo campestre e il frassino meridionale hanno ottenuto risultati favorevoli</strong>, mentre altre specie mediterranee, come il carrubo e la sughera, mostrano una buona capacità di affrontare temperature elevate. </p><p><strong>All’estremo opposto si trovano specie ornamentali come la grevillea e l’arancio amaro</strong>, che hanno registrato alcuni dei valori più bassi di resistenza termica. Questi risultati non significano che gli alberi possano sopportare tali temperature per un tempo indefinito, ma indicano i limiti fisiologici osservati durante gli esperimenti.</p><h2>Perché alcuni alberi resistono meglio al caldo?</h2><p>Una delle conclusioni è che <strong>la resistenza al caldo non dipende dal fatto che un albero sia sempreverde o a foglia caduca</strong>, ma principalmente dalla sua origine biogeografica e da determinate caratteristiche strutturali. Le specie con foglie più spesse, maggiore massa fogliare e legno più denso hanno generalmente mostrato una maggiore tolleranza termica.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/cientificos-espanoles-descubren-cuales-son-los-17-arboles-que-mejor-resisten-el-calor-extremo-en-las-ciudades-1793615218284.jpg" data-image="f1i91mm2ljfg" alt="Arancio" title="Arancio"><figcaption>La resistenza al caldo non dipende dal fatto che un albero sia sempreverde o a foglia caduca</figcaption></figure><p>I ricercatori hanno inoltre verificato che <strong>gli alberi tropicali e subtropicali introdotti in ambienti climaticamente molto diversi dai loro luoghi d’origine </strong>possono risultare particolarmente vulnerabili.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="777363" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/foreste-urbane-per-ridurre-l-impatto-delle-ondate-di-calore.html" title="Foreste urbane per ridurre l'impatto delle ondate di calore: uno studio conferma l'importanza degli alberi nelle città">Foreste urbane per ridurre l'impatto delle ondate di calore: uno studio conferma l'importanza degli alberi nelle città</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/foreste-urbane-per-ridurre-l-impatto-delle-ondate-di-calore.html" title="Foreste urbane per ridurre l'impatto delle ondate di calore: uno studio conferma l'importanza degli alberi nelle città"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/foreste-urbane-per-ridurre-l-impatto-delle-ondate-di-calore-1783496103656_320.jpeg" alt="Foreste urbane per ridurre l'impatto delle ondate di calore: uno studio conferma l'importanza degli alberi nelle città"></a></article></aside><p>I risultati offrono informazioni utili per progettare città più preparate ad affrontare il cambiamento climatico. Gli autori avvertono però che <strong>le conclusioni derivano da alberi coltivati in parchi urbani irrigati e devono essere verificate in altri contesti.</strong></p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Fonte della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Sonia%20Vega-Rosete%20y%20Cristina%20C.%20Bastias%2C" data-year="2026" data-title="Biogeographic%20status%2C%20climate-origin%20and%20functional%20traits%20predict%20heat%20tolerance%20of%20urban%20trees%20under%20climate%20warming" data-url="https%3A%2F%2Fwww.sciencedirect.com%2Fscience%2Farticle%2Fpii%2FS1618866726004681%3Fvia%253Dihub">Sonia Vega-Rosete e Cristina C. Bastias. (2026). <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1618866726004681?via%3Dihub" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Lo status biogeografico, il clima d’origine e i tratti funzionali predicono la tolleranza al caldo degli alberi urbani in un clima che si riscalda</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/scienziati-spagnoli-scoprono-quali-sono-i-17-alberi-che-resistono-meglio-al-caldo-estremo-nelle-citta.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[E se l’Universo fosse un ologramma? La "nuova Einstein", in uno studio, cerca di spiegare spazio, tempo e gravità]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/e-se-l-universo-fosse-un-ologramma-la-nuova-einstein-in-uno-studio-cerca-di-spiegare-spazio-tempo-e-gravita-n.html</link><pubDate>Sun, 08 Nov 2026 13:01:00 +0000</pubDate><category>Astronomia</category><description><![CDATA[<p>E se lo spazio tridimensionale, il tempo e la gravità non fossero gli elementi più fondamentali dell'Universo? Dallo studio dei buchi neri alla Sfera Celestiale, ecco come il principio olografico cerca di descrivere il nostro cosmo su una superficie bidimensionale.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/e-se-l-universo-fosse-un-ologramma-la-nuova-einstein-in-uno-studio-cerca-di-spiegare-spazio-tempo-e-gravita-n-1793994527689.jpg" data-image="x80jy4bul6o8"><figcaption>L'Universo che vediamo potrebbe essere un ologramma e spazio, gravità e tempo potrebbero emergere da una "mappa in 2D"</figcaption></figure><p><strong>E se lo spazio</strong> in cui viviamo, che vediamo intorno a noi, <strong>non fosse il livello più "fondamentale" della realtà?</strong></p><p><strong>E se le 3 dimensioni spaziali, insieme alla gravità, potessero essere descritte</strong> attraverso una teoria matematica formulata semplicemente <strong>su una superficie con solo 2 dimensioni?</strong></p><p>Questa è una possibilità che è stata estrapolata da <strong>una delle idee più affascinanti della fisica teorica contemporanea </strong>e si chiama "<strong>il principio olografico</strong>". Un po' come succede con un ologramma, che pur essendo registrato su una superficie piatta riesce a restituirci l'impressione di un'immagine tridimensionale.</p><h2>La sorpresa nascosta nei buchi neri</h2><p>Da diversi decenni alcuni fisici stanno lavorando proprio su questa possibilità, cercando di capire se lo spazio che vediamo e la gravità che conosciamo siano davvero gli elementi più fondamentali dell'Universo, oppure se derivino da <strong>qualcosa di più profondo</strong>. </p><p>Questa ricerca è nata studiando gli oggetti più misteriosi del cosmo: i buchi neri. <strong>I buchi neri </strong>sono famosi per la loro capacità di inghiottire tutto ciò che supera un certo confine. La loro gravità è talmente intensa che nemmeno la luce riesce a sfuggire. Quel confine si chiama <strong>orizzonte degli eventi. </strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/e-se-l-universo-fosse-un-ologramma-la-nuova-einstein-in-uno-studio-cerca-di-spiegare-spazio-tempo-e-gravita-n-1793994544707.jpg" data-image="a2zaipapde8f"><figcaption>Nei buchi neri, la quantità massima di informazione sembra dipendere dalla superficie esterna, ovvero dalla superficie della sfera "nera" che rappresenta proprio l'orizzonte degli eventi. </figcaption></figure><p>Negli anni '70, però, i fisici <strong>Jacob Bekenstein e Stephen Hawking</strong> si accorsero che l'entropia di un buco nero, cioè, in termini moderni, <strong>la quantità di informazione</strong> che può racchiudere, non è legata al suo volume, come ci aspetteremmo, ma <strong>alla superficie del suo confine</strong>. </p><p>Per esempio: se abbiamo una scatola, siamo abituati a pensare che più è grande lo spazio al suo interno, più cose può contenere. Nel caso dei buchi neri, invece, la quantità massima di informazione sembra dipendere dalla superficie esterna, ovvero dalla superficie della sfera "nera" che rappresenta proprio l'orizzonte degli eventi. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>È come se, p</strong><strong>er conoscere qualcosa di fondamentale su ciò che si trova all'interno, fosse sufficiente guardare il confine. </strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Questa scoperta fece sorgere una domanda: e se non fosse una caratteristica esclusiva dei buchi neri? <strong>E se anche una regione dello spazio, o addirittura l'intero Universo, potesse essere descritta attraverso informazioni presenti su una superficie?</strong> Nel 1993 il fisico Gerard ’t Hooft e, due anni dopo, Leonard Susskind svilupparono questa idea e nacque il principio olografico: la possibilità di descrivere un mondo con 3 dimensioni spaziali, in determinate condizioni, attraverso una teoria che ne utilizzi soltanto 2.</p><h2>Due modi diversi per raccontare lo stesso Universo </h2><p>Un passo decisivo arrivò nel 1997, quando il fisico Juan <strong>Maldacena </strong>presentò una teoria che avrebbe avuto un'enorme influenza sulla ricerca. In sostanza, mostrò che un universo teorico con 5 dimensioni e dotato di gravità poteva essere descritto anche attraverso una teoria quantistica formulata su un confine con 4 dimensioni, nella quale la gravità non compariva affatto. </p><p>Detto così sembra complicato, ma il punto è semplice: due descrizioni apparentemente molto diverse potevano fornire le stesse informazioni sulla realtà studiata. </p><div class="texto-destacado">È un po' come guardare una città dall'alto oppure consultare una mappa stradale. Le immagini non si somigliano, ma entrambe ci permettono di conoscere lo stesso luogo, ciascuna con il proprio linguaggio. </div><p>Naturalmente l'universo matematico studiato da Maldacena ha caratteristiche diverse dal nostro, per questo il suo modello non descrive direttamente il cosmo che osserviamo. <strong>Gli scienziati stanno quindi cercando di capire se un principio simile possa funzionare anche in un universo più simile al nostro.</strong></p><h2>La Sfera Celestiale: una specie di mappa dell'Universo</h2><p>Diversi studiosi stanno cercando di trovare un modo per <strong>descrivere ciò che accade</strong> <strong>nel nostro spazio-tempo</strong>, che ha 3 dimensioni spaziali e 1 temporale, <strong>attraverso una teoria matematica a 2 dimensioni</strong>. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="777894" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/fisica-teorica-risolto-un-enigma-decennale-grazie-alla-collaborazione-con-l-intelligenza-artificiale.html" title="Fisica teorica: risolto un enigma decennale grazie alla collaborazione con l'intelligenza artificiale ">Fisica teorica: risolto un enigma decennale grazie alla collaborazione con l'intelligenza artificiale </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/fisica-teorica-risolto-un-enigma-decennale-grazie-alla-collaborazione-con-l-intelligenza-artificiale.html" title="Fisica teorica: risolto un enigma decennale grazie alla collaborazione con l'intelligenza artificiale "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/fisica-teorica-risolto-un-enigma-decennale-grazie-alla-collaborazione-con-l-intelligenza-artificiale-1783637282590_320.jpg" alt="Fisica teorica: risolto un enigma decennale grazie alla collaborazione con l'intelligenza artificiale "></a></article></aside><p>Tra i protagonisti di questa impresa ci sono <strong>Sabrina Gonzalez Pasterski</strong>, fisica teorica statunitense di origini cubane del Perimeter Institute (spesso soprannominata dai media la "nuova Einstein"), e il suo mentore <strong>Andrew Strominger</strong>, professore di fisica teorica e direttore del Center for the Fundamental Laws of Nature all'Università di Harvard.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Per capire il problema, pensiamo a quello che succede quando 2 particelle si scontrano. <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Al CERN, gli scienziati studiano quali particelle entrano in collisione, quanta energia possiedono e che cosa si produce dopo lo scontro. Cercano di prevederlo con calcoli matematici che stabiliscono quali esiti siano possibili e con quale probabilità. In fisica queste grandezze vengono chiamate ampiezze di scattering. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/e-se-l-universo-fosse-un-ologramma-la-nuova-einstein-in-uno-studio-cerca-di-spiegare-spazio-tempo-e-gravita-n-1793994767804.jpg" data-image="orz0ltlf26f5"><figcaption>Sabrina Gonzalez Pasterski è una fisica statunitense, studiosa di fisica delle particelle. Credits: perimeterinstitute.ca</figcaption></figure><p>L'olografia celestiale cerca di riscrivere proprio queste informazioni in un modo diverso, <strong>utilizzando una superficie matematica</strong> chiamata <strong>Sfera Celestiale</strong>. Il nome può trarre in inganno: non si tratta di una gigantesca sfera fisica che circonda il cosmo, ma di <strong>una specie di mappa</strong> sulla quale si possono rappresentare le direzioni da cui arrivano le particelle e quelle verso cui si allontanano dopo essersi incontrate. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Sulla superficie di un mappamondo possiamo indicare tutte le direzioni possibili. In modo analogo, la Sfera Celestiale permette ai fisici di organizzare le informazioni sulle particelle e sulle loro interazioni. <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>La sfida è dimostrare che i calcoli fatti nello spazio-tempo a 4 dimensioni possano essere tradotti in una teoria matematica definita su questa superficie a 2 dimensioni. Se ci riuscissero, avrebbero trovato <strong>un modo completamente nuovo di descrivere i fenomeni dell'Universo, compresi quelli legati alla gravità</strong>. </p><h2>E se la gravità non fosse come abbiamo sempre pensato? </h2><p>Ma se possiamo descrivere fenomeni gravitazionali attraverso una teoria che non contiene affatto la gravità, vuol dire che la gravità non esiste realmente? No, naturalmente la gravità esiste, ed è quella che ci tiene con i piedi per terra e che governa il movimento dei pianeti. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>La questione è che la Gravità potrebbe non essere un elemento fondamentale della natura, ma qualcosa che nasce o "emerge" da fenomeni ancora più profondi.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Ad esempio: la temperatura in una giornata calda non è una proprietà di una singola molecola d'aria. La temperatura è una proprietà che emerge dal movimento collettivo di moltissime molecole d'aria. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="776755" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/una-gigantesca-gabbia-di-faraday-la-fisica-protegge-i-visitatori-della-torre-eiffel-quando-viene-colpita-da-un-fulmini.html" title="Una gigantesca gabbia di Faraday: la fisica protegge i visitatori della Torre Eiffel quando viene colpita da un fulmine">Una gigantesca gabbia di Faraday: la fisica protegge i visitatori della Torre Eiffel quando viene colpita da un fulmine</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/una-gigantesca-gabbia-di-faraday-la-fisica-protegge-i-visitatori-della-torre-eiffel-quando-viene-colpita-da-un-fulmini.html" title="Una gigantesca gabbia di Faraday: la fisica protegge i visitatori della Torre Eiffel quando viene colpita da un fulmine"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/una-gran-jaula-de-faraday-el-mecanismo-que-proteje-a-los-visitantes-de-la-torre-eiffel-cuando-un-rayo-la-impacta-1782782651502_320.png" alt="Una gigantesca gabbia di Faraday: la fisica protegge i visitatori della Torre Eiffel quando viene colpita da un fulmine"></a></article></aside><p>Qualcosa di simile potrebbe accadere con la gravità. Ciò che percepiamo come attrazione gravitazionale e curvatura dello spazio-tempo potrebbe derivare da relazioni quantistiche più fondamentali. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/e-se-l-universo-fosse-un-ologramma-la-nuova-einstein-in-uno-studio-cerca-di-spiegare-spazio-tempo-e-gravita-n-1793994571332.jpg" data-image="4932vdxqsrr4"><figcaption>La sfida è dimostrare che i calcoli fatti nello spazio-tempo a 4 dimensioni possano essere tradotti in una teoria matematica definita su questa superficie a 2 dimensioni.</figcaption></figure><p>Esistono studi teorici che collegano il modo in cui le particelle sono legate tra loro attraverso <strong>l'entanglement quantistico</strong> alla geometria dello spazio. È una pista di ricerca affascinante, anche se non abbiamo ancora dimostrato che questa sia la spiegazione definitiva del funzionamento del nostro Universo. E <strong>anche il tempo entra in questo quadro</strong>. </p><p>L'olografia celestiale cerca di capire se anche lo scorrere del tempo, proprio come lo spazio e la gravità, possa emergere da leggi quantistiche formulate su una superficie in cui il tempo non compare come ingrediente di partenza. </p><h2>Arriveremo a capire come funziona l'Universo?</h2><p>Nessuno ha dimostrato che viviamo in un Universo olografico, sia chiaro. L'olografia celestiale è un programma di ricerca ancora in sviluppo e molte delle sue questioni più importanti restano aperte. </p><p>Ma, s<strong>e questa strada dovesse portare a una teoria completa</strong>, potrebbe aiutarci a comprendere meglio i buchi neri, il destino delle informazioni che cadono al loro interno e il rapporto ancora irrisolto tra gravità e fisica quantistica. </p><p>Potremmo addirittura <strong>scoprire che lo spazio e la gravità</strong>, che ci sembrano così concreti e fondamentali, <strong>in realtà sono il risultato di qualcosa che non riusciamo ancora a osservare direttamente</strong>. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="775551" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/l-intelligenza-artificiale-e-in-grado-di-scoprire-una-nuova-fisica-forse-dovrebbe-prima-reimparare-tutto-da-capo.html" title="L'intelligenza artificiale è in grado di scoprire una nuova fisica? Forse dovrebbe prima reimparare tutto da capo">L'intelligenza artificiale è in grado di scoprire una nuova fisica? Forse dovrebbe prima reimparare tutto da capo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/l-intelligenza-artificiale-e-in-grado-di-scoprire-una-nuova-fisica-forse-dovrebbe-prima-reimparare-tutto-da-capo.html" title="L'intelligenza artificiale è in grado di scoprire una nuova fisica? Forse dovrebbe prima reimparare tutto da capo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/a-inteligencia-artificial-consegue-descobrir-uma-nova-fisica-talvez-precise-reaprender-tudo-primeiro-1781999745107_320.png" alt="L'intelligenza artificiale è in grado di scoprire una nuova fisica? Forse dovrebbe prima reimparare tutto da capo"></a></article></aside><p>Non sappiamo se sarà davvero così. Ma la cosa più sorprendente della fisica moderna è che<strong> più cerchiamo di capire come funziona l'Universo, più ci accorgiamo che la realtà potrebbe essere molto diversa</strong> da quella che da sempre abbiamo creduto di "vedere".</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/e-se-l-universo-fosse-un-ologramma-la-nuova-einstein-in-uno-studio-cerca-di-spiegare-spazio-tempo-e-gravita-n.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimiliano Santini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Grosso fiume atmosferico dai Caraibi verso l’Italia: maltempo severo al Nord e Tirreno da giovedì]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/grosso-fiume-atmosferico-dai-caraibi-verso-l-italia-maltempo-severo-al-nord-e-tirreno-da-giovedi.html</link><pubDate>Sun, 08 Nov 2026 06:30:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>La prossima settimana il maltempo tornerà a colpire duramente le regioni del Centro-Nord, causando piogge intense. Un fiume atmosferico, proveniente dai tropici, alimenterà il maltempo.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbumikq"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbumikq.jpg" id="xbumikq"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>L’estate di San Martino quest’anno rischia di lasciare il posto a una fase di maltempo tipicamente autunnale. Ormai tutti i modelli matematici sono concordi sull’arrivo del maltempo sulle regioni settentrionali, e su parte dei settori tirrenici.</p><p>Nel frattempo, lungo le latitudini tropicali, all’altezza dei Caraibi, un lungo <strong>“fiume atmosferico”</strong> sta per raggiungere la Penisola, <strong>trasportando enormi quantità di umidità tropicale.</strong> Il risultato atteso è un peggioramento deciso tra giovedì e venerdì, con piogge abbondanti e localmente intense soprattutto al Nord e lungo i versanti tirrenici</p><h2><strong>Cos’è un fiume atmosferico?</strong></h2><p>Non è un fiume vero e proprio, ma una lunga e relativamente stretta “autostrada” di aria molto umida che scorre nell’atmosfera, <strong>spesso per migliaia di chilometri.</strong> In pratica i venti trasportano vapore acqueo dalle zone tropicali (in questo caso dal Mar dei Caraibi) fino alle nostre latitudini, sommandolo all’umidità già presente sul Mediterraneo. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/grosso-fiume-atmosferico-dai-caraibi-verso-l-italia-maltempo-severo-al-nord-e-tirreno-da-giovedi-1794063448803.jpg" data-image="uia55qcwnzel" alt="Fiume atmosferico." title="Fiume atmosferico."><figcaption>Il vasto fiume atmosferico che dall'area dei Caraibi si espande verso l'Europa, raggiungendo l'Italia entro giovedì prossimo.</figcaption></figure><p>Quando questo flusso incontra i rilievi (Alpi, Appennino) o sistemi frontali, l’aria è costretta a salire, si raffredda e scarica la pioggia. È un fenomeno naturale, ma quando è particolarmente carico e persistente <strong>può produrre accumuli elevati in poche ore o in uno-due giorni.</strong></p><p>In pratica l’acqua precipitabile arriva da un lungo flusso che pesca umidità dai Caraibi e la porta verso l’Italia, alimentando le perturbazioni atlantiche in arrivo da ovest, e rendendole più intense, ma anche più organizzate.</p><h2><strong>La sequenza prevista per la prossima settimana</strong></h2><p>Dopo un fine settimana (7-8 novembre) ancora grigio ma con poche piogge, da domani le nubi aumentano e le correnti di libeccio e scirocco iniziano a portare aria più umida. <strong>Martedì le precipitazioni diventano più diffuse su Pianura Padana, Appennino e regioni centrali. </strong></p><div class="texto-destacado"><strong>Mercoledì, giorno di San Martino, resta una giornata umida e grigia, con piogge più frequenti sui versanti esposti al sud-ovest e sulle Alpi occidentali (neve solo a quote alte).</strong></div><p><strong>Il cuore del maltempo è atteso tra giovedì 12 e venerdì 13 novembre.</strong> Dal pomeriggio-sera di giovedì è previsto un deciso peggioramento al Nord e al Centro, con piogge diffuse, insistenti, tipiche dell’autunno. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/grosso-fiume-atmosferico-dai-caraibi-verso-l-italia-maltempo-severo-al-nord-e-tirreno-da-giovedi-1794063632095.jpg" data-image="ld7oxsycseuo" alt="Fiume atmosferico." title="Fiume atmosferico."><figcaption>Il cuore del maltempo è atteso tra giovedì 12 e venerdì 13 novembre. Dal pomeriggio-sera di giovedì è previsto un deciso peggioramento al Nord e al Centro, con piogge diffuse, insistenti, tipiche dell’autunno. </figcaption></figure><p>Gli accumuli più elevati sono stimati tra Liguria, alta Toscana ed Emilia occidentale, <strong>dove localmente si possono superare i 100 mm complessivi, con piogge battenti, ma anche possibili temporali.</strong></p><p>Al Centro non si escludono temporali a tratti anche forti. Le regioni tirreniche e parte del Nord Italia saranno le più esposte; il Sud resterà in gran parte ai margini, con fenomeni più limitati (soprattutto Campania) e temperature più miti.</p><h2><strong>Ecco gli effetti da attendersi</strong></h2><p>Sul Nord Italia ci aspetteranno piogge più abbondanti e persistenti, specie sulle zone occidentali e sui rilievi esposti. <strong>Da giovedì 12 bisognerà fare attenzione ai corsi d’acqua minori e alle zone dove è già piovuto in modo abbondante.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796930" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-raggiunge-la-categoria-molto-forte-e-l-organizzazione-meteorologica-mondiale-prevede-un-picco-di-3-8-c.html" title="El Niño raggiunge la categoria “molto forte” e l’Organizzazione meteorologica mondiale prevede un picco di +3,8 °C">El Niño raggiunge la categoria “molto forte” e l’Organizzazione meteorologica mondiale prevede un picco di +3,8 °C</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-raggiunge-la-categoria-molto-forte-e-l-organizzazione-meteorologica-mondiale-prevede-un-picco-di-3-8-c.html" title="El Niño raggiunge la categoria “molto forte” e l’Organizzazione meteorologica mondiale prevede un picco di +3,8 °C"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-chega-a-categoria-muito-forte-e-organizacao-meteorologica-mundial-preve-pico-de-3-8-c-1793912593753_320.png" alt="El Niño raggiunge la categoria “molto forte” e l’Organizzazione meteorologica mondiale prevede un picco di +3,8 °C"></a></article></aside><p>Anche le aree tirreniche, dalla Liguria alla Toscana, in parte Lazio e zone appenniniche, saranno tra le aree più colpite per effetto dello “stau” (sbarramento orografico) delle intense correnti umide da sud-ovest che accompagneranno il fronte atlantico.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/grosso-fiume-atmosferico-dai-caraibi-verso-l-italia-maltempo-severo-al-nord-e-tirreno-da-giovedi-1794063668219.jpg" data-image="d2ihouka03ng" alt="Piogge, temporali." title="Piogge, temporali."><figcaption>Il maltempo colpirà duramente le regioni del Nord, con piogge e temporali. Localmente potranno cadere fino a 100 mm in alcune zone esposte a sud-ovest.</figcaption></figure><p>I forti venti meridionali faranno alzare le temperature, in modo brusco al Centro-Sud (fino a valori quasi primaverili sulle isole), <strong>mentre al Nord le giornate resteranno grigie e fresche ma non particolarmente fredde. Sulle Alpi lo zero termico può salire fino a quote elevate.</strong></p><p>Va sottolineato che le previsioni a diversi giorni possono ancora subire aggiustamenti sulla posizione esatta dei fronti e sull’intensità locale delle piogge. <strong>Gli accumuli superiori ai 100 mm sono uno scenario possibile nelle zone più esposte, non una certezza ovunque.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="797003" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-italiani-tengono-d-occhio-giovedi-12-previste-forti-piogge-con-una-bolla-d-aria-calda-subtropicale.html" title="I meteorologi italiani tengono d’occhio giovedì 12: previste forti piogge con una bolla d’aria calda subtropicale">I meteorologi italiani tengono d’occhio giovedì 12: previste forti piogge con una bolla d’aria calda subtropicale</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-italiani-tengono-d-occhio-giovedi-12-previste-forti-piogge-con-una-bolla-d-aria-calda-subtropicale.html" title="I meteorologi italiani tengono d’occhio giovedì 12: previste forti piogge con una bolla d’aria calda subtropicale"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/i-meteorologi-italiani-tengono-d-occhio-giovedi-12-previste-forti-piogge-con-una-bolla-d-aria-subtropicale-1793984836296_320.jpg" alt="I meteorologi italiani tengono d’occhio giovedì 12: previste forti piogge con una bolla d’aria calda subtropicale"></a></article></aside><p>Nei prossimi giorni sarà di fondamentale importanza seguire con attenzione l’evoluzione, tramite l’aggiornamento dei centri di calcolo internazionali che ci daranno maggiori dettagli su questo peggioramento. </p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/grosso-fiume-atmosferico-dai-caraibi-verso-l-italia-maltempo-severo-al-nord-e-tirreno-da-giovedi.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Perché il nuovo studio sul sollevamento della Calabria cambia (un po’) le carte in tavola per lo Stretto di Messina?]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-il-nuovo-studio-sul-sollevamento-della-calabria-cambia-un-po-le-carte-in-tavola-per-lo-stretto-di-messina.html</link><pubDate>Sun, 08 Nov 2026 05:00:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Il nuovo studio appena pubblicato su un importante rivista scientifica mette in evidenza come tutta la Calabria meridionale, e l'area dello Stretto di Messina, sia molto più dinamica del previsto.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-il-nuovo-studio-sul-sollevamento-della-calabria-cambia-un-po-le-carte-in-tavola-per-lo-stretto-di-messina-1794085884661.jpg" data-image="wjupqb3f9m1o" alt="Tassi di sollevamento." title="Tassi di sollevamento."><figcaption>I risultati indicano tassi fino a 5-10 volte più alti di quelli stimati in passato, con valori locali che arrivano a circa 12 millimetri all’anno. </figcaption></figure><p>Un recente studio scientifico ha misurato con maggiore precisione quanto velocemente si stia sollevando la Calabria meridionale. <strong>I risultati indicano tassi fino a 5-10 volte più alti di quelli stimati in passato, con valori locali che arrivano a circa 12 millimetri all’anno.</strong></p><div class="texto-destacado">Non è solo una curiosità geologica, ma questi numeri hanno conseguenze dirette sul rischio sismico di tutta la Calabria, inclusa l’area dello Stretto di Messina, molto famosa per il suo potenziale sismogenetico. </div><p>Questa è la conclusione dello studio scientifico internazionale pubblicato il 6 novembre sulla rivista <strong><em>Communications Earth & Environment,</em></strong> del gruppo <strong>Nature,</strong> dal titolo <strong>Rapid transient uplift driven by active slab tear, southern Calabria, Italy.</strong> </p><p>La ricerca, coordinata da <strong>Rebecca J. Dorsey</strong> e realizzata insieme a <strong>Nathan D. Brown, Sergio G. Longhitano, Marco Meschis, Domenico Chiarella e Charles P. Ogle,</strong> presenta nuovi dati sulla storia geologica della Calabria meridionale</p><h2><strong>Cosa sta succedendo in profondità?</strong></h2><p>Sotto la Calabria meridionale la placca ionica (parte della placca africana) sta scendendo nel mantello terrestre. In questa zona, però, la placca non scende in modo continuo. Ma si sta letteralmente strappando e staccando a pezzi (quello che i geologi chiamano <strong>slab tear o lacerazione della placca</strong>).</p><p>Quando una porzione di placca si stacca e sprofonda, il peso che gravava sulla crosta diminuisce. <strong>La crosta sovrastante reagisce sollevandosi, come un tappo di sughero che torna a galla quando gli togli un peso.</strong> Questo sollevamento non è uniforme. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-il-nuovo-studio-sul-sollevamento-della-calabria-cambia-un-po-le-carte-in-tavola-per-lo-stretto-di-messina-1794085960064.jpg" data-image="28apbadbfnb4" alt="Stretto di Messina." title="Stretto di Messina."><figcaption>Con tassi di scorrimento più alti, la stessa carica di stress necessaria a produrre un grande terremoto si accumula in meno tempo. Di conseguenza i tempi medi di ritorno possono scendere, potenzialmente nell’ordine di qualche centinaio di anni (ad esempio 400-700, a seconda delle stime).</figcaption></figure><p><strong>E’ più forte proprio sopra la zona di lacerazione e diminuisce andando verso nord e verso la Sicilia. </strong>Il gradiente di sollevamento tira e apre la crosta, generando estensione orizzontale.</p><h2><strong>Ecco come questo movimento arriva fino alle faglie dello Stretto</strong></h2><p>Le faglie normali del <strong>rift siculo-calabro </strong>(quelle che attraversano la Calabria e lo Stretto di Messina) sono orientate in modo da accogliere proprio questa estensione. Questi movimenti tendono ad allontanare Calabria e Sicilia, rendendo lo Stretto più largo e profondo.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>In pratica lo strappo in profondità accelera il sollevamento. Il sollevamento differenziale apre la crosta e le faglie superficiali scivolano più velocemente per permettere questa apertura.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Il risultato è dei tassi di scorrimento (quanto velocemente le due parti di una faglia si muovono l’una rispetto all’altra) che aumentano. E quando una faglia si muove più in fretta, accumula stress più rapidamente.</p><h2><strong>Perché questo riduce i tempi medi di ritorno dei terremoti?</strong></h2><p>Immaginate una faglia come una molla che si carica lentamente. Più veloce è la carica, prima raggiunge il punto di rottura.</p><div class="texto-destacado"><strong>Fino a pochi anni fa le stime classiche per un terremoto di magnitudo intorno a 7 (come quello del 1908) sullo Stretto indicavano tempi medi di ritorno dell’ordine dei 1.000 anni (con intervalli possibili tra 500 e 2.000 anni). </strong></div><p>Con tassi di scorrimento più alti, la stessa carica di stress necessaria a produrre un grande terremoto si accumula in meno tempo. Di conseguenza i tempi medi di ritorno possono scendere<strong>, potenzialmente nell’ordine di qualche centinaio di anni (ad esempio 400-700, a seconda delle stime).</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-il-nuovo-studio-sul-sollevamento-della-calabria-cambia-un-po-le-carte-in-tavola-per-lo-stretto-di-messina-1794086009872.jpg" data-image="2yvs3lgrj994" alt="Stretto di Messina." title="Stretto di Messina."><figcaption>Tassi più alti significano che il rischio va rivalutato al rialzo, almeno per quanto riguarda la frequenza attesa dei grandi eventi.</figcaption></figure><p>Attenzione, un tempo medio di ritorno non significa scadenza fissa. È una media statistica. <strong>Un terremoto può avvenire prima o molto dopo. Dal 1908 sono passati solo 117 anni. </strong>Quindi siamo ancora nella parte iniziale del ciclo, e la probabilità di un evento analogo nei prossimi decenni resta bassa, anche se non è zero.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="791182" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/questa-faglia-non-scarica-energia-da-secoli-perche-preoccupa-i-sismologi.html" title="Questa faglia non scarica energia da secoli: perché preoccupa i sismologi">Questa faglia non scarica energia da secoli: perché preoccupa i sismologi</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/questa-faglia-non-scarica-energia-da-secoli-perche-preoccupa-i-sismologi.html" title="Questa faglia non scarica energia da secoli: perché preoccupa i sismologi"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/questa-faglia-non-scarica-energia-da-secoli-perche-preoccupa-i-sismologi-1790720796423_320.jpg" alt="Questa faglia non scarica energia da secoli: perché preoccupa i sismologi"></a></article></aside><p>Ma in quest’area, come sul resto delle faglie calabrese sulla terra ferma, un nuovo terremoto potrebbe avvenire in tempi medi di ritorno più bassi, rispetto a quelli oggi conosciuti. </p><h2><strong>L’importanza di questo studio</strong></h2><p>I modelli usati per le norme edilizie e la pianificazione territoriale si basano anche sui tassi di scorrimento delle faglie. <strong>Tassi più alti significano che il rischio va rivalutato al rialzo,</strong> almeno per quanto riguarda la frequenza attesa dei grandi eventi.</p><p>Dall’analisi di queste dinamiche tettoniche si comprendono meglio i meccanismi all’origine dei terremoti storici dell’area, come quelli del 1783, 1905 e 1908, favoriti da un regime di estensione più intenso, <strong>perché lo stress si trasferisce più facilmente da una faglia all’altra.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="774219" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-la-faglia-di-messina-dopo-la-grande-scossa-del-28-dicembre-1908-oggi-appare-bloccata.html" title="Perché la faglia di Messina dopo la grande scossa del 28 dicembre 1908 oggi appare bloccata?">Perché la faglia di Messina dopo la grande scossa del 28 dicembre 1908 oggi appare bloccata?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-la-faglia-di-messina-dopo-la-grande-scossa-del-28-dicembre-1908-oggi-appare-bloccata.html" title="Perché la faglia di Messina dopo la grande scossa del 28 dicembre 1908 oggi appare bloccata?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/perche-la-faglia-di-messina-dopo-la-grande-scossa-del-28-dicembre-1908-oggi-appare-bloccata-1781621583195_320.jpg" alt="Perché la faglia di Messina dopo la grande scossa del 28 dicembre 1908 oggi appare bloccata?"></a></article></aside><p>Inoltre, questo studio conferma come l’attività delle faglie superficiali nello Stretto, come sul resto della Calabria, <strong>sia influenzata dai movimenti che avvengono alle grandi profondità,</strong> evidenziando come quest’ultimi siano capaci di trasferire stress sino in superficie.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-il-nuovo-studio-sul-sollevamento-della-calabria-cambia-un-po-le-carte-in-tavola-per-lo-stretto-di-messina.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Due eclissi solari in sei mesi: la Spagna protagonista del turismo astronomico nel 2027 e nel 2028]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/due-eclissi-solari-in-sei-mesi-la-spagna-protagonista-del-turismo-astronomico-nel-2027-e-nel.html</link><pubDate>Sat, 07 Nov 2026 15:02:00 +0000</pubDate><category>Astronomia</category><description><![CDATA[<p>Tra il 2027 e il 2028, la Spagna potrà osservare due eclissi solari in meno di sei mesi, un'opportunità per attrarre visitatori interessati all'astronomia e al turismo scientifico.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/dos-eclipses-en-seis-meses-espana-se-convierte-en-destino-de-turismo-astronomico-para-2027-y-1793701128714.jpeg" data-image="wzl7l7e1ycpf" alt="eclissi solare Spagna 2027 e 2028" title="eclissi solare Spagna 2027 e 2028"><figcaption>Le eclissi solari del 2027 e del 2028 renderanno l'Andalusia una delle destinazioni più ambite in Spagna per il turismo astronomico.</figcaption></figure><p>Viaggiare per ammirare un fenomeno astronomico sarà uno dei motivi che porteranno numerosi visitatori in Spagna nei prossimi due anni. <strong>L’arrivo di due eclissi solari, una totale e una anulare</strong>, offre un’opportunità a chi cerca esperienze legate alla scienza e alla natura. </p><p>In Spagna, <strong>l’Andalusia avrà un ruolo di primo piano</strong> grazie alle condizioni favorevoli all’osservazione del cielo e alle iniziative che avvicinano l’astronomia alla popolazione.</p><p>La proposta va oltre la possibilità di assistere a pochi minuti di oscurità o di ammirare un anello luminoso nel cielo. Il calendario astronomico permetterà di organizzare brevi viaggi che <strong>includano osservazioni notturne, visite ad aree naturali e attività educative</strong>. Un’alternativa turistica nella quale la conoscenza scientifica assume un ruolo centrale e permette di scoprire altre attrattive del territorio.</p><h2>Eclissi solari del 2027 e del 2028: le date che segneranno il calendario astronomico</h2><p>Il primo grande appuntamento arriverà <strong>il 2 agosto 2027, quando si verificherà un’eclissi totale di Sole.</strong> Il sud dell’Andalusia sarà tra i luoghi europei più favorevoli per osservarla. Durante il fenomeno, la Luna nasconderà completamente il disco solare per alcuni minuti, rendendo visibile la corona, una delle parti più difficili da osservare in condizioni normali.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/dos-eclipses-en-seis-meses-espana-se-convierte-en-destino-de-turismo-astronomico-para-2027-y-1793701593849.jpeg" data-image="0zsk2agn27o6" alt="Eclissi totale di Sole" title="Eclissi totale di Sole"><figcaption>L’Andalusia sarà uno dei luoghi migliori d’Europa per ammirare l’eclissi totale di Sole del 2 agosto 2027.</figcaption></figure><p><strong>Il successivo appuntamento sarà il 26 gennaio 2028. </strong><strong>In questa occasione si tratterà di un’eclissi anulare</strong>: la Luna passerà davanti al Sole senza coprirlo completamente. Rimarrà quindi visibile un cerchio luminoso attorno al satellite, comunemente conosciuto come anello di fuoco. Il susseguirsi dei due eventi pone la Spagna in una posizione di rilievo per il turismo astronomico.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="787810" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/l-eclissi-solare-totale-del-12-agosto-vista-da-una-mongolfiera-a-3000-metri-di-altezza-in-spagna.html" title="L'eclissi solare totale del 12 agosto vista da una mongolfiera a 3000 metri di altezza, in Spagna">L'eclissi solare totale del 12 agosto vista da una mongolfiera a 3000 metri di altezza, in Spagna</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/l-eclissi-solare-totale-del-12-agosto-vista-da-una-mongolfiera-a-3000-metri-di-altezza-in-spagna.html" title="L'eclissi solare totale del 12 agosto vista da una mongolfiera a 3000 metri di altezza, in Spagna"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/el-eclipse-total-de-sol-del-12-de-agosto-visto-desde-un-globo-una-experiencia-de-altura-1788672070078_320.jpg" alt="L'eclissi solare totale del 12 agosto vista da una mongolfiera a 3000 metri di altezza, in Spagna"></a></article></aside><p>L’interesse per queste date è legato anche alla rarità di una successione di eclissi solari di questo tipo sullo stesso Paese. Le prossime due eclissi offrono l’occasione per organizzare incontri divulgativi, attirare appassionati di astronomia e avvicinare i più giovani a questa disciplina. Inoltre, <strong>nel caso dell’Andalusia, le visite possono estendersi ad altri luoghi di interesse naturale e culturale.</strong></p><h2>Astroturismo in Andalusia: dove osservare il cielo e come farlo in sicurezza</h2><p>La regione andalusa dispone di numerose località con scarso inquinamento luminoso, una condizione necessaria per godersi l’osservazione astronomica. <strong>Tra queste figurano Sierra Morena, Sierra Sur de Jaén, Los Pedroches, Valle del Alto Guadiato e Sierra de Cádiz. </strong>Alcune vantano riconoscimenti Starlight, punti panoramici attrezzati e imprese che organizzano sessioni guidate, escursioni notturne e laboratori di astrofotografia.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/dos-eclipses-en-seis-meses-espana-se-convierte-en-destino-de-turismo-astronomico-para-2027-y-1793701316882.jpeg" data-image="vlrmszpwxrz9" alt="Misure di sicurezza per osservare le eclissi" title="Misure di sicurezza per osservare le eclissi"><figcaption>L’osservazione di un’eclissi solare richiede occhiali certificati e filtri specifici per evitare danni alla vista.</figcaption></figure><p>Queste attività permettono di conoscere le stelle e di comprendere perché sia necessario proteggere i cieli bui. L’inquinamento luminoso ostacola le osservazioni e colpisce anche le specie che dipendono dai cicli naturali di luce e oscurità. Per questo, <strong>l’astroturismo comprende una componente legata alla conservazione ambientale e al rispetto dei luoghi visitati.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="783167" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/c-e-la-data-per-la-prossima-eclissi-totale-di-sole-sara-nell-agosto-del-2027-e-si-vedra-anche-da-un-pezzettino-d-italia.html" title="C'è la data per la prossima eclissi totale di Sole: sarà nell'agosto del 2027 e si vedrà anche da un pezzettino d'Italia">C'è la data per la prossima eclissi totale di Sole: sarà nell'agosto del 2027 e si vedrà anche da un pezzettino d'Italia</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/c-e-la-data-per-la-prossima-eclissi-totale-di-sole-sara-nell-agosto-del-2027-e-si-vedra-anche-da-un-pezzettino-d-italia.html" title="C'è la data per la prossima eclissi totale di Sole: sarà nell'agosto del 2027 e si vedrà anche da un pezzettino d'Italia"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/c-e-la-data-per-la-prossima-eclissi-totale-di-sole-sara-nell-agosto-del-2027-e-si-vedra-anche-da-un-pezzettino-d-italia-1786453870064_320.jpg" alt="C'è la data per la prossima eclissi totale di Sole: sarà nell'agosto del 2027 e si vedrà anche da un pezzettino d'Italia"></a></article></aside><p>Per osservare un’eclissi solare bisogna adottare alcune precauzioni:</p><ul><li><strong>Occhiali certificati:</strong> occorre utilizzare filtri specifici per l’osservazione solare. I comuni occhiali da sole non sono sufficienti.</li><li><strong>Protezione della vista:</strong> non bisogna mai guardare direttamente il Sole senza una protezione certificata, nemmeno durante le fasi parziali.</li><li><strong>Telescopi e fotocamere:</strong> questi strumenti richiedono filtri solari adeguati prima di essere puntati verso il Sole.</li><li><strong>Luogo di osservazione:</strong> è opportuno scegliere una posizione con visuale libera e consultare le previsioni meteorologiche prima di mettersi in viaggio.</li><li><strong>Attività guidate:</strong> partecipare a sessioni organizzate da specialisti aiuta a seguire il fenomeno senza correre rischi per la vista.</li></ul><p>L’arrivo delle eclissi del 2027 e del 2028 <strong>permetterà di collocare l’astronomia tra i principali motivi per visitare la Spagna e, in particolare, l’Andalusia</strong>. L’attrattiva di questi appuntamenti non si esaurirà con la fine del fenomeno: offriranno anche opportunità per divulgare conoscenze, scoprire il patrimonio scientifico e promuovere la protezione del cielo notturno.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/due-eclissi-solari-in-sei-mesi-la-spagna-protagonista-del-turismo-astronomico-nel-2027-e-nel.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[El Niño raggiunge la categoria “molto forte” e l’Organizzazione meteorologica mondiale prevede un picco di +3,8 °C]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-raggiunge-la-categoria-molto-forte-e-l-organizzazione-meteorologica-mondiale-prevede-un-picco-di-3-8-c.html</link><pubDate>Sat, 07 Nov 2026 13:25:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>El Niño 2026/2027 ha ufficialmente raggiunto l'intensità “molto forte” nel trimestre agosto-settembre-ottobre. L'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) prevede un picco fino a +3,8 °C nel Pacifico e indica le tendenze relative alle precipitazioni e alle temperature per il Brasile.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-chega-a-categoria-muito-forte-e-organizacao-meteorologica-mundial-preve-pico-de-3-8-c-1793912593753.png" data-image="cx3l77clk0p9" alt="Anomalie temperature oceaniche." title="Anomalie temperature oceaniche."><figcaption>Previsione delle anomalie della temperatura della superficie del mare per il trimestre novembre-dicembre-gennaio, basata su una serie di 10 modelli utilizzati dall'OMM. Crediti: OMM.</figcaption></figure><p><strong>El Niño 2026/2027</strong> ha ufficialmente raggiunto la categoria di intensità considerata <strong>“molto forte”,</strong> con un'anomalia di <strong>+2,0 °C nel trimestre agosto-settembre-ottobre,</strong> secondo i criteri operativi della NOAA, l'Amministrazione atmosferica e oceanica degli Stati Uniti.</p><div class="texto-destacado">Tuttavia, il fenomeno dovrebbe ancora intensificarsi: l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) prevede che l’anomalia della temperatura superficiale del mare (TSM) nella regione di monitoraggio (Niño 3.4) raggiunga <strong>una media di +3,8 °C nel trimestre novembre-dicembre-gennaio, </strong>con un picco di riscaldamento previsto per dicembre.</div><p>Oltre all’intensità eccezionale, le previsioni stagionali dell’OMM indicano notevoli contrasti nella distribuzione delle precipitazioni e delle temperature in tutto il mondo. Il Brasile è tra le regioni di spicco, con tendenze opposte in termini di precipitazioni tra il nord e il sud del Paese. </p><h2>Come previsto, il “Super” El Niño è arrivato</h2><p>Le previsioni dei modelli climatici relative a <strong>un El Niño molto forte tra il 2026 e il 2027 si sono avverate.</strong> Il fenomeno ha raggiunto un’anomalia relativa di +2,0 °C (RONI) nel trimestre agosto-settembre-ottobre, rientrando nella categoria “molto forte” – classificazione che, comunemente, viene spesso definita “Super El Niño”.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>L’intensità di El Niño viene monitorata sulla base delle anomalie medie trimestrali della temperatura superficiale del mare (TSM) nella regione Niño 3.4, situata nel Pacifico equatoriale centrale. Valori compresi tra +0,5 °C e inferiori a +1,0 °C caratterizzano un El Niño debole; tra +1,0 °C e inferiori a +1,5 °C, moderato; tra +1,5 °C e inferiori a +2,0 °C, forte; e a partire da +2,0 °C, molto forte.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Tradizionalmente, tale monitoraggio veniva effettuato tramite l’Indice Oceanico El Niño (ONI), calcolato sulla base delle anomalie della TSM rispetto alla climatologia (media a lungo termine). </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796219" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/vortice-polare-mai-cosi-debole-a-inizio-novembre-e-l-incognita-el-nino-cosa-rischia-l-inverno.html" title="Vortice polare mai così debole a inizio novembre e l'incognita El Niño: cosa rischia l’inverno?">Vortice polare mai così debole a inizio novembre e l'incognita El Niño: cosa rischia l’inverno?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/vortice-polare-mai-cosi-debole-a-inizio-novembre-e-l-incognita-el-nino-cosa-rischia-l-inverno.html" title="Vortice polare mai così debole a inizio novembre e l'incognita El Niño: cosa rischia l’inverno?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/vortice-polare-mai-cosi-debole-a-inizio-novembre-e-l-incognita-el-nino-cosa-rischia-l-inverno-1793545902498_320.jpg" alt="Vortice polare mai così debole a inizio novembre e l'incognita El Niño: cosa rischia l’inverno?"></a></article></aside><p>Nel febbraio 2026, tuttavia, <strong>la NOAA ha iniziato ad adottare a livello operativo il RONI, che esclude il segnale del riscaldamento medio degli oceani tropicali,</strong> consentendo di isolare meglio il segnale del fenomeno da un pianeta che si sta riscaldando. La differenza tra gli indici è evidente nel grafico sottostante, elaborato da Meteored Brasil.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-chega-a-categoria-muito-forte-e-organizacao-meteorologica-mundial-preve-pico-de-3-8-c-1793912609533.png" alt="Indici ONI e RONI." title="Indici ONI e RONI."><figcaption>Indici ONI e RONI nei trimestri mobili del 2026 e la differenza tra i due. Fonte: Meteored.</figcaption></figure><p>Le linee rossa e arancione rappresentano, rispettivamente, l'andamento degli indici ONI e RONI nel corso del 2026, dal trimestre dicembre-gennaio-febbraio (DJF) fino ad agosto-settembre-ottobre (ASO). <strong>Il grafico a barre nella parte inferiore mostra invece la differenza tra i valori registrati in ciascun trimestre, che in questo caso varia tra 0,4 °C e 0,6 °C.</strong></p><p>Secondo la metodologia tradizionale, basata sull’ONI, <strong>El Niño aveva già raggiunto la categoria «molto forte» nel trimestre luglio-agosto-settembre (JAS),</strong> quando ha registrato un’anomalia di +2,2 °C. Nel trimestre più recente (ASO), il valore è salito a +2,5 °C.</p><h2>L'OMM prevede un picco di +3,8 °C </h2><p>Nell'aggiornamento dell'ultimo bollettino<strong>, l'OMM ha indicato che l'anomalia media della TSM nella regione Niño 3.4 potrebbe raggiungere i +3,8 °C nel trimestre compreso tra novembre 2026 e gennaio 2027. </strong>Le previsioni dei vari modelli indicano che il riscaldamento dovrebbe raggiungere il picco a dicembre.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796653" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia.html" title="Un El Niño da record e un collasso del Vortice Polare Stratosferico mai così precoce: che inverno avremo in Italia?">Un El Niño da record e un collasso del Vortice Polare Stratosferico mai così precoce: che inverno avremo in Italia?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia.html" title="Un El Niño da record e un collasso del Vortice Polare Stratosferico mai così precoce: che inverno avremo in Italia?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793871031225_320.jpg" alt="Un El Niño da record e un collasso del Vortice Polare Stratosferico mai così precoce: che inverno avremo in Italia?"></a></article></aside><p>Tale valore si riferisce all’anomalia convenzionale della TSM, calcolata rispetto al periodo climatologico di riferimento del bollettino. Considerando la differenza osservata tra ONI e RONI nel corso del 2026, <strong>la previsione di +3,8 °C potrebbe corrispondere a un’anomalia stimata tra +3,2 °C e +3,4 °C secondo il RONI.</strong> </p><p>Tale conversione, tuttavia, è solo approssimativa, poiché la differenza tra gli indici non è costante e dipende dalle condizioni di riscaldamento dei tropici.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-chega-a-categoria-muito-forte-e-organizacao-meteorologica-mundial-preve-pico-de-3-8-c-1793912630419.png" data-image="98zdcgfmox0r" alt="Previsioni probabilistiche." title="Previsioni probabilistiche."><figcaption>Previsione probabilistica delle precipitazioni (a sinistra) e della temperatura (a destra) per il trimestre novembre-dicembre-gennaio, secondo l'OMM. Crediti: Meteored/OMM.</figcaption></figure><p> Come sappiamo <strong>El Niño</strong> ha ripercussioni importanti sull'andamento della circolazione troposferica, a livello globale. La fase di <strong>El Niño</strong> molto intensa favorisce pattern troposferici più zonali e, su gran parte delle medie latitudini dell’emisfero nord, condizioni mediamente più miti. </p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-raggiunge-la-categoria-molto-forte-e-l-organizzazione-meteorologica-mondiale-prevede-un-picco-di-3-8-c.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[I meteorologi italiani tengono d’occhio giovedì 12: previste forti piogge con una bolla d’aria calda subtropicale]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-italiani-tengono-d-occhio-giovedi-12-previste-forti-piogge-con-una-bolla-d-aria-calda-subtropicale.html</link><pubDate>Sat, 07 Nov 2026 07:36:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Ci aspetta una settimana molto dinamica, con il passaggio di diverse perturbazioni atlantiche che causeranno piogge e rovesci. Mentre al Sud è attesa una rimonta di aria calda subtropicale.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbuatxq"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbuatxq.jpg" id="xbuatxq"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Dalla prossima settimana il flusso perturbato atlantico tornerà a spingere con decisione verso il Mediterraneo, <strong>aprendo la strada a nuove perturbazioni di origine oceanica.</strong> Una dopo l’altra queste perturbazioni si dirigeranno soprattutto verso il Nord e la Toscana, <strong>portando piogge abbondanti e a tratti intensi.</strong></p><p>I settori più esposti saranno quelli appenninici rivolti a sud-ovest, dove l’orografia amplificherà i fenomeni, favorendo precipitazioni più organizzate e persistenti.</p><h2><strong>Piogge confermate per il Centro-Nord, attenzione a giovedì 12</strong></h2><p>Ormai quasi tutti i centri di calcolo internazionali confermano l’arrivo delle perturbazioni atlantiche su gran parte delle regioni del Centro-Nord, con piogge, rovesci, ma anche qualche temporale, sulle regioni di Nord-Ovest, Liguria e Toscana.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/i-meteorologi-italiani-tengono-d-occhio-giovedi-12-previste-forti-piogge-con-una-bolla-d-aria-subtropicale-1793984836296.jpg" data-image="8sbi0gcjybxr" alt="Piogge." title="Piogge."><figcaption>Gli accumuli di pioggia attesi la prossima settimana. Si notano i picchi sulle regioni del Nord e lungo la fascia tirrenica.</figcaption></figure><p>Il giorno che sta concentrando l’attenzione dei meteorologi italiani è <strong>giovedì 12 novembre.</strong> In quella giornata potrebbe transitare un’intensa perturbazione, capace di determinare un peggioramento piuttosto deciso su vaste aree del Centro-Nord. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>Prima dell’arrivo del fronte, però, si farà strada un vigoroso richiamo di aria calda di matrice subtropicale. Questa bolla d’aria mite spingerà i termometri oltre i +26°C al Sud, con valori diurni anomali per il periodo e una sensazione di afa soprattutto lungo le coste e nelle zone interne più riparate.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Dal punto di vista dinamico, questi fronti che arrivano da ovest sono tipicamente preceduti da una ventilazione di Libeccio (sud-ovest) o Scirocco (sud-est). In questo caso i venti di libeccio, scorrendo a lungo sulla superficie del Mediterraneo, <strong>si caricano di umidità e trasportano aria calda e umida verso le regioni settentrionali e centrali.</strong></p><p>Questa avvezione d’aria calda aumenta sensibilmente il contenuto di vapore d’acqua nella colonna atmosferica e crea un ambiente potenzialmente instabile. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/i-meteorologi-italiani-tengono-d-occhio-giovedi-12-previste-forti-piogge-con-una-bolla-d-aria-subtropicale-1793984917461.jpg" data-image="j7hnqnzdvpga" alt="Caldo, instabilità." title="Caldo, instabilità."><figcaption>Il richiamo caldo di giovedì 12 novembre che spingerà i termometri oltre la soglia dei +26°C sulle regioni meridionali.</figcaption></figure><p>Quando il fronte freddo o il sistema perturbato atlantico raggiunge queste masse d’aria già cariche di umidità, <strong>si innescano sollevamenti forzati che favoriscono lo sviluppo di precipitazioni intense e persistenti. </strong>L’effetto è particolarmente marcato sulle zone montuose, dove lo stau orografico amplifica ulteriormente i fenomeni.</p><h2><strong>Le regioni più esposte</strong></h2><p>Tra le zone più a rischio spiccano chiaramente il Nord-Ovest e la Liguria. <strong>Qui le precipitazioni potrebbero risultare particolarmente insistenti, con possibili criticità idrogeologiche locali, soprattutto sui versanti tirrenici e nelle zone interne.</strong></p><div class="texto-destacado">Attenzione anche alla fascia pedemontana alpina e a quella appenninica. <strong>In queste aree l’effetto di stau (sollevamento orografico) potrà concentrare le piogge, rendendo i fenomeni più intensi e prolungati.</strong> </div><p>Nei settori alpini occidentali e lungo l’arco appenninico settentrionale e toscano, quindi, gli accumuli potrebbero risultare tra i più elevati della fase perturbata.</p><h2><strong>Quanto durerà?</strong></h2><p>La perturbazione principale di <strong>giovedì 12</strong> dovrebbe avere una durata relativamente contenuta. Dai calcoli odierni sembrerebbe che il passaggio del fronte più attivo è atteso nell’arco di 24-36 ore, <strong>con i fenomeni più intensi concentrati tra la mattinata e la serata di giovedì.</strong> </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/i-meteorologi-italiani-tengono-d-occhio-giovedi-12-previste-forti-piogge-con-una-bolla-d-aria-subtropicale-1793985004688.jpg" data-image="myjcwn51vu0y" alt="Autunno, piogge." title="Autunno, piogge."><figcaption>La perturbazione principale di giovedì 12 dovrebbe avere una durata relativamente contenuta. Dai calcoli odierni sembrerebbe che il passaggio del fronte più attivo è atteso nell’arco di 24-36 ore.</figcaption></figure><p>Ma residua instabilità potrebbe protrarsi fino a venerdì, specialmente sulle zone montuose, prima di un graduale miglioramento nel weekend.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796948" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo.html" title="Luca Lombroso avverte: il fiume atmosferico è confermato, trasporta umidità tropicale. Piogge di oltre 100 mm in arrivo">Luca Lombroso avverte: il fiume atmosferico è confermato, trasporta umidità tropicale. Piogge di oltre 100 mm in arrivo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo.html" title="Luca Lombroso avverte: il fiume atmosferico è confermato, trasporta umidità tropicale. Piogge di oltre 100 mm in arrivo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo-1793960598020_320.jpg" alt="Luca Lombroso avverte: il fiume atmosferico è confermato, trasporta umidità tropicale. Piogge di oltre 100 mm in arrivo"></a></article></aside><p>Sul Centro Italia gli effetti saranno presenti ma generalmente meno intensi rispetto al Nord. <strong>Si attendono piogge sparse e a tratti moderate, più organizzate sui versanti tirrenici e sull’Appennino centrale, dove lo stau potrà ancora giocare un ruolo.</strong> Le quantità saranno inferiori rispetto a Liguria e Nord-Ovest, ma non si escludono locali accumuli significativi in Appennino.</p><p>Al Sud e sulle Isole, invece, l’impatto diretto della perturbazione risulterà più limitato. <strong>Dopo la fase di caldo anomalo di giovedì, con temperature oltre i 26°C, il fronte arriverà indebolito e si tradurrà soprattutto in un aumento della nuvolosità, </strong>qualche rovescio sparso (più probabile sui settori tirrenici e in Sicilia occidentale) e un calo termico più sensibile tra venerdì e sabato successivo.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796952" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/porta-atlantica-aperta-piogge-a-piu-riprese-sull-italia-la-prossima-settimana.html" title="Porta atlantica aperta: piogge a più riprese sull’Italia la prossima settimana">Porta atlantica aperta: piogge a più riprese sull’Italia la prossima settimana</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/porta-atlantica-aperta-piogge-a-piu-riprese-sull-italia-la-prossima-settimana.html" title="Porta atlantica aperta: piogge a più riprese sull’Italia la prossima settimana"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/porta-atlantica-aperta-la-prossima-settimana-piogge-a-piu-riprese-sull-italia-ecco-cosa-dicono-le-ensemble-1793979485499_320.jpg" alt="Porta atlantica aperta: piogge a più riprese sull’Italia la prossima settimana"></a></article></aside><p>In generale, il Sud resterà ai margini del peggioramento più intenso, beneficiando di una fase di maltempo decisamente più blanda rispetto al resto del Paese.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/i-meteorologi-italiani-tengono-d-occhio-giovedi-12-previste-forti-piogge-con-una-bolla-d-aria-calda-subtropicale.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Perché le alluvioni nel Mediterraneo stanno diventando più frequenti: la colpa (nascosta) dei fiumi atmosferici]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-le-alluvioni-nel-mediterraneo-stanno-diventando-piu-frequenti-la-colpa-nascosta-dei-fiumi-atmosferici.html</link><pubDate>Sat, 07 Nov 2026 06:33:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Nel Mediterraneo e nell’Europa meridionale questi fenomeni non sono nuovi, ma il cambiamento climatico li sta rendendo più frequenti, enfatizzando gli eventi di maltempo estremo lungo le nostre coste.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-le-alluvioni-nel-mediterraneo-stanno-diventando-piu-frequenti-la-colpa-nascosta-dei-fiumi-atmosferici-1792402279188.jpg" data-image="lep1g26wbs03" alt="Fiume atmosferico sul Tirreno." title="Fiume atmosferico sul Tirreno."><figcaption>Nel Mediterraneo e nell’Europa meridionale questi fenomeni non sono nuovi, ma il cambiamento climatico li sta rendendo più intensi e, in molti casi, più frequenti. </figcaption></figure><p>Immaginate un fiume lungo migliaia di chilometri, largo poche centinaia, che scorre non sulla terra ma nell’atmosfera. Trasporta non acqua liquida, ma enormi quantità di vapore acqueo, più di quanta ne trasporta il <strong>Rio delle Amazzoni</strong> in un giorno. </p><p>Questi sono i <strong>fiumi atmosferici,</strong> meglio noti come <strong>atmospheric rivers.</strong> Quando uno di questi “corridoi di umidità” raggiunge le coste o le catene montuose, l’aria è costretta a salire, si raffredda e libera improvvisamente tutta l’acqua che contiene. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>Il risultato può essere una precipitazione estrema, capace di far esondare fiumi e allagare intere valli in poche ore.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Nel Mediterraneo e nell’Europa meridionale questi fenomeni non sono nuovi, <strong>ma il cambiamento climatico li sta rendendo più intensi e, in molti casi, più frequenti.</strong> Capire perché è fondamentale per comprendere l’aumento delle alluvioni lampo che negli ultimi anni hanno colpito Spagna, Italia, Francia e Balcani.</p><h2><strong>Cos’è scientificamente un fiume atmosferico?</strong></h2><p>Un fiume atmosferico è definito come una struttura allungata nella bassa troposfera in cui il trasporto verticale integrato di umidità (integrated vapor transport) supera una soglia elevata (di solito intorno a 250 kg m⁻¹ s⁻¹) su una lunghezza di almeno 2000 km e una larghezza relativamente ristretta. </p><div class="texto-destacado"><strong>L’umidità proviene spesso dall’Atlantico subtropicale o dalle regioni tropicali, ma può anche essere alimentata dall’evaporazione del Mar Mediterraneo stesso, che funge da “serbatoio caldo” particolarmente attivo in autunno e rilascia ulteriore vapore.</strong></div><p>Quando un <strong>fiume atmosferico</strong> raggiunge le Alpi, gli Appennini, i Pirenei o le montagne della Penisola Iberica e dei Balcani, l’orografia amplifica il sollevamento dell’aria. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-le-alluvioni-nel-mediterraneo-stanno-diventando-piu-frequenti-la-colpa-nascosta-dei-fiumi-atmosferici-1792402416767.jpg" data-image="jionlzxpx5c9" alt="Fiume atmosferico." title="Fiume atmosferico."><figcaption>Questi sono i fiumi atmosferici, meglio noti come atmospheric rivers. Quando uno di questi “corridoi di umidità” raggiunge le coste o le catene montuose, l’aria è costretta a salire, si raffredda e libera improvvisamente tutta l’acqua che contiene. </figcaption></figure><p>Questo meccanismo, chiamato <strong>sollevamento orografico,</strong> trasforma il vapore in goccioline d’acqua che poi possono cadere <strong>sotto forma di pioggia o neve con efficienza elevatissima.</strong> </p><p>Studi recenti hanno mostrato che in alcune zone alpine e del Nord Italia più della metà degli eventi di precipitazione estrema sono associati alla presenza di un fiume atmosferico.</p><h2><strong>Come stanno divenendo più frequenti?</strong></h2><p>Il legame principale è termodinamico e si riassume nella <strong>relazione di Clausius-Clapeyron. </strong>In pratica, per ogni <strong>grado Celsius</strong> di riscaldamento, <strong>l’atmosfera può contenere circa il 7 % in più di vapore acqueo.</strong> </p><p>Il Mediterraneo si sta scaldando più velocemente della media globale (circa il 20 % in più), e la superficie del mare <strong>ha già registrato aumenti di 0,3-0,4 °C per decennio dagli anni 80’.</strong> Un mare più caldo evapora di più e fornisce umidità aggiuntiva proprio quando arrivano le perturbazioni autunnali.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-le-alluvioni-nel-mediterraneo-stanno-diventando-piu-frequenti-la-colpa-nascosta-dei-fiumi-atmosferici-1792402491060.jpg" data-image="djt5ohsy1y1k" alt="Fiume atmosferico." title="Fiume atmosferico."><figcaption>Le proiezioni indicano aumenti del volume di precipitazione associato agli eventi estremi dell’ordine del 30-50 % entro fine secolo in molte zone, con intensità orarie e giornaliere in crescita.</figcaption></figure><p>I modelli climatici (sia globali CMIP6 sia simulazioni regionali ad alta risoluzione) proiettano un aumento generale della frequenza, dell’intensità, della durata e dell’estensione dei fiumi atmosferici. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="680398" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/fiumi-atmosferici-un-fenomeno-sempre-piu-frequente-in-europa.html" title="Fiumi atmosferici: un fenomeno sempre più frequente in Europa?">Fiumi atmosferici: un fenomeno sempre più frequente in Europa?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/fiumi-atmosferici-un-fenomeno-sempre-piu-frequente-in-europa.html" title="Fiumi atmosferici: un fenomeno sempre più frequente in Europa?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/rivieres-atmospheriques-un-phenomene-de-plus-en-plus-frequent-en-europe-1729927275467_320.jpeg" alt="Fiumi atmosferici: un fenomeno sempre più frequente in Europa?"></a></article></aside><p>Nell’area euromediterranea, uno studio pubblicato su <strong><em>Communications Earth & Environment (2024)</em></strong> mostra che la percentuale di giorni di precipitazione massima invernale associati ai <strong>fiumi atmosferici</strong> passa da circa il 40 % nel periodo storico a circa il 55 % a metà secolo sotto uno scenario di alte emissioni (SSP5-8.5). </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>L’influenza del trasporto di umidità sugli estremi di precipitazione invernale aumenta di circa il 25 %.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Questo avviene anche se, nel complesso, le precipitazioni medie annuali sul Mediterraneo tendono a diminuire (il cosiddetto “paradosso delle precipitazioni mediterranee”). Meno giorni di pioggia, ma quando piove la fa in maniera più intensa e concentrata nel tempo.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-le-alluvioni-nel-mediterraneo-stanno-diventando-piu-frequenti-la-colpa-nascosta-dei-fiumi-atmosferici-1792402548900.jpg" data-image="z401v6v9q09d" alt="Fiume atmosferico sull'Italia." title="Fiume atmosferico sull'Italia."><figcaption>Eventi recenti (alluvioni in Emilia-Romagna, Valencia 2024, diverse ondate sul Nord Italia e sulle Alpi) hanno mostrato la firma di trasporti di umidità intensi. </figcaption></figure><p>Le proiezioni indicano aumenti del volume di precipitazione associato agli eventi estremi dell’ordine del 30-50 % entro fine secolo in molte zone, con intensità orarie e giornaliere in crescita.</p><h2><strong>L’impatto concreto sugli eventi estremi in Sud Europa e Mediterraneo</strong></h2><p>I <strong>fiumi atmosferici</strong> non bastano da soli per produrre precipitazioni intense. Spesso si combinano con <strong>depressioni, cut-off (le “DANA” spagnole), cicloni mediterranei o semplici fronti freddi.</strong> L’umidità a grande scala fornita dall’AR rende questi sistemi molto più efficienti nel produrre pioggia. </p><div class="texto-destacado">Quando ciò accade spesso si riscontrano precipitazioni concentrate in poche ore o in 1-2 giorni, <strong>con accumuli superiori a 200-300 mm. </strong></div><p><strong>Di conseguenza avvengono avvengono fenomeni di alto impatto, come le alluvioni lampo, </strong>particolarmente pericolose nelle piccole e medie bacini costieri e collinari, dove il terreno impermeabile o già saturo non riesce a assorbire l’acqua.</p><p>Eventi recenti (alluvioni in Emilia-Romagna, Valencia 2024, diverse ondate sul Nord Italia e sulle Alpi) hanno mostrato la firma di trasporti di umidità intensi. </p><p><strong>Le attribuzioni scientifiche di alcuni di questi eventi indicano che il riscaldamento antropogenico ha già aumentato l’intensità delle precipitazioni del 15-20 % o più rispetto a un clima preindustriale,</strong> principalmente attraverso l’aumento dell’umidità atmosferica e del contenuto energetico del sistema.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="677527" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/i-piu-grandi-flussi-di-acqua-dolce-del-pianeta-avvengono-in-atmosfera-ecco-come-nascono-i-fiumi-atmosferici.html" title="Cosa sono i 'fiumi atmosferici', gli imponenti flussi di vapore acqueo che possono causare eventi alluvionali in Italia">Cosa sono i "fiumi atmosferici", gli imponenti flussi di vapore acqueo che possono causare eventi alluvionali in Italia</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/i-piu-grandi-flussi-di-acqua-dolce-del-pianeta-avvengono-in-atmosfera-ecco-come-nascono-i-fiumi-atmosferici.html" title="Cosa sono i 'fiumi atmosferici', gli imponenti flussi di vapore acqueo che possono causare eventi alluvionali in Italia"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/i-piu-grandi-flussi-di-acqua-dolce-del-pianeta-avvengono-in-atmosfera-ecco-come-nascono-i-fiumi-atmosferici-1728397547334_320.png" alt="Cosa sono i 'fiumi atmosferici', gli imponenti flussi di vapore acqueo che possono causare eventi alluvionali in Italia"></a></article></aside><p>Le proiezioni future sono chiare su un punto. Gli eventi più estremi (quelli che oggi sono rari) diventeranno più intensi e, in molte aree del Mediterraneo occidentale e centrale, anche più frequenti. <strong>L’aumento è particolarmente marcato in autunno, quando il mare è ancora caldo e le prime irruzioni di aria fredda creano i contrasti necessari.</strong></p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-le-alluvioni-nel-mediterraneo-stanno-diventando-piu-frequenti-la-colpa-nascosta-dei-fiumi-atmosferici.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Consigli utili per raccogliere e riutilizzare le foglie cadute nel tuo giardino]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/consigli-utili-per-raccogliere-e-riutilizzare-le-foglie-cadute-nel-tuo-giardino.html</link><pubDate>Sat, 07 Nov 2026 05:00:00 +0000</pubDate><category>Piante</category><description><![CDATA[<p>Rifiuti da giardino? O una risorsa fondamentale, ricca di carbonio, per rinvigorire il tuo giardino e favorire la presenza della fauna selvatica durante il periodo invernale?</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/consigli-utili-per-raccogliere-e-riutilizzare-le-foglie-cadute-nel-tuo-giardino-1793872318105.jpg" data-image="8tlowwn6lv2d" alt="Autunno." title="Autunno."><figcaption>Raccolta foglie secche in giardino.</figcaption></figure><p>Il cambiamento di colore delle foglie durante la stagione autunnale è una meraviglia visiva che tutti possono condividere e ammirare. Questi colori cangianti riflettono i cambiamenti chimici che avvengono nelle foglie mentre gli alberi recuperano le sostanze nutritive di cui hanno bisogno per entrare in un periodo di riposo e rigenerazione durante l’inverno. </p><p>La caduta delle foglie stessa, che viene vista come un segnale del cambiamento stagionale — notti più lunghe e clima più freddo — e del letargo, è un processo attraverso cui si restituiscono alla terra sostanze nutritive vitali in preparazione alla nuova crescita della primavera successiva.</p><p>Come potremmo raccogliere e riutilizzare le foglie nel nostro giardino, sfruttando un processo stagionale naturale per curarlo, <strong>arricchire il terreno e offrire riparo alla fauna selvatica?</strong></p><h2>Rimuovere le foglie cadute per proteggere il prato</h2><p>Potresti utilizzare un soffiatore per foglie per raggrupparle in mucchi da riutilizzare. Lasciare che le foglie si depositino e si decompongano sul prato potrebbe altrimenti soffocare l’erba e favorire la crescita di funghi e una decomposizione avanzata in assenza di luce e ossigeno. </p><div class="texto-destacado">Inutile dire che il prato avrà bisogno di luce per continuare a crescere. <strong>Se prepari un pacciame di foglie tritate finemente, puoi spargerlo sul prato per proteggere l’erba dal gelo e mantenere costanti le temperature del terreno.</strong></div><p>Quando si raccolgono le foglie, potrebbe essere utile utilizzare un soffiatore a batteria e farlo quando le condizioni sono asciutte, <strong>poiché le foglie bagnate sono più pesanti e possono essere più difficili da rimuovere.</strong></p><h2>Preparazione del terriccio di foglie e pacciamatura</h2><p>È possibile creare un terriccio di foglie <strong>ricco di sostanze nutritive</strong> raccogliendo le foglie cadute e cercando di separarle dagli aghi e dalle foglie cerose delle conifere e delle piante sempreverdi, poiché queste ultime impiegano più tempo a decomporsi e creano un terreno acido (adatto a mirtilli o rododendri).</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/consigli-utili-per-raccogliere-e-riutilizzare-le-foglie-cadute-nel-tuo-giardino-1793872449312.jpg" data-image="8akjjjmu4lku" alt="Foglie secche." title="Foglie secche."><figcaption>L'accumulo di foglie secche in giardino.</figcaption></figure><p>Due metodi diversi che si possono utilizzare per creare il terriccio prevedono l’uso di un sacco o di una gabbia metallica. Per il metodo del sacco, prendete un sacco della spazzatura o un grande sacco per il compost e riempitelo senza comprimere troppo con le foglie e un po’ di erba tagliata. Continuate a formare strati man mano che avete nuovo materiale da aggiungere. <strong>Legate i sacchi senza stringere troppo e riponeteli in un capanno o in un’altra zona riparata.</strong></p><p>Per il metodo della gabbia di filo metallico, procuratevi quattro paletti di legno (da un commerciante di legname locale o da un vivaio), individuate un’area adatta e conficcateli nel terreno per delimitare un’area di un metro quadrato. <strong>Potete anche utilizzare della rete metallica per creare un cilindro in cui depositare le foglie e l’erba tagliata.</strong></p><figure class="video"><img src="https://img.youtube.com/vi/8gfpOo6QbQQ/maxresdefault.jpg" alt="youtube video id=8gfpOo6QbQQ" id="8gfpOo6QbQQ"><span class="boton-video-lista-youtube"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M24.194 7.985h.093l.368.002c2.89.014 14.174.124 17.294.967a5.785 5.785 0 0 1 4.067 4.1c.888 3.345.955 10.049.96 11.041v.249c-.005.992-.072 7.696-.96 11.04a5.786 5.786 0 0 1-4.067 4.101c-3.328.9-15.944.964-17.755.97h-.434c-.962-.003-4.974-.023-9.022-.175l-.715-.029c-3.329-.139-6.562-.372-8.018-.766a5.786 5.786 0 0 1-4.067-4.1c-.363-1.366-.589-3.29-.73-5.158l-.039-.558a93.08 93.08 0 0 1-.19-5.081l-.002-.244V24.095l.002-.244c.015-1.557.125-7.657.96-10.796a5.785 5.785 0 0 1 4.066-4.101c1.456-.393 4.69-.627 8.018-.766l.715-.028c3.572-.135 7.115-.166 8.56-.173l.37-.002h.092Zm-4.922 9.382v13.705l12.023-6.852-12.023-6.853Z" fill="#FFF" fill-rule="evenodd"/></svg></span></figure><p>Disponete le foglie a strati, ammucchiandole in modo da formare una pila alta, e aggiungete acqua tra uno strato e l’altro per mantenerle umide. <strong>Coprite il materiale con un telo da giardinaggio o un vecchio tappeto, qualcosa che comprima il cumulo e trattenga l’umidità. </strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="788591" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/i-mille-utilizzi-delle-foglie-di-alloro-secche-perche-non-andrebbero-mai-gettate-via.html" title="I mille utilizzi delle foglie di alloro secche: perché non andrebbero mai gettate via">I mille utilizzi delle foglie di alloro secche: perché non andrebbero mai gettate via</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/i-mille-utilizzi-delle-foglie-di-alloro-secche-perche-non-andrebbero-mai-gettate-via.html" title="I mille utilizzi delle foglie di alloro secche: perché non andrebbero mai gettate via"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/i-mille-utilizzi-delle-foglie-di-alloro-secche-perche-non-andrebbero-mai-gettate-via-1789375939160_320.jpg" alt="I mille utilizzi delle foglie di alloro secche: perché non andrebbero mai gettate via"></a></article></aside><p>Sia che optiate per il metodo del sacco o per quello della rete metallica, mantenere umidi i cumuli di foglie è fondamentale per attirare i funghi necessari alla decomposizione del materiale.</p><p>Dopo un anno, otterrete probabilmente un pacciame grossolano e a pezzi, da spargere sotto alberi e arbusti e all’interno delle aiuole di piante perenni. Dopo due anni, il materiale sarà abbastanza fine da poter essere utilizzato come aggiunta al terriccio da vaso o per la semina.</p><h2>Compostaggio e tutela della fauna selvatica</h2><p>Che ne dici di aggiungere le foglie raccolte al tuo compost? Mescolare un po’ di questa risorsa ricca di carbonio con l’erba tagliata e altri materiali compostabili verdi (come i fondi di caffè e le bucce di verdura) provenienti dal tuo contenitore da cucina per il compost può aiutarti a bilanciare la composizione del compost e impedire che diventi troppo umido e compatto.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="793694" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/il-concime-gratuito-che-butti-via-in-autunno-come-trasformare-le-foglie-cadute-in-compost-di-alta-qualita.html" title="Il concime gratuito che butti via in autunno: come trasformare le foglie cadute in compost di alta qualità">Il concime gratuito che butti via in autunno: come trasformare le foglie cadute in compost di alta qualità</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/il-concime-gratuito-che-butti-via-in-autunno-come-trasformare-le-foglie-cadute-in-compost-di-alta-qualita.html" title="Il concime gratuito che butti via in autunno: come trasformare le foglie cadute in compost di alta qualità"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/hojas-caidas-el-abono-gratuito-que-tiras-cada-otono-1792071346436_320.jpeg" alt="Il concime gratuito che butti via in autunno: come trasformare le foglie cadute in compost di alta qualità"></a></article></aside><p><strong>Le foglie in eccesso che avete raccolto potrebbero essere utilizzate per creare cumuli sotto gli arbusti già cresciuti del giardino, vicino a cataste di legna,</strong> in zone perimetrali non curate o in altre aree appartate del giardino. Non solo i vostri cumuli di foglie in eccesso incoraggeranno gli insetti che svernano a trovare riparo, ma potrebbero anche attirare mammiferi come i ricci.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/consigli-utili-per-raccogliere-e-riutilizzare-le-foglie-cadute-nel-tuo-giardino.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Un fossile risalente a 150 milioni di anni fa mette in discussione le teorie sull'evoluzione degli uccelli]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/un-fossile-risalente-a-150-milioni-di-anni-fa-mette-in-discussione-le-teorie-sull-evoluzione-degli-uccelli.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 19:00:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Nel corso di milioni di anni, gli uccelli si sono evoluti in modi sorprendenti. Ora, una straordinaria scoperta fossile in Cina sta mettendo in discussione ciò che gli scienziati credevano di sapere sui primi uccelli e sul volo.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/150-million-year-old-flightless-bird-fossil-challenges-theories-of-bird-evolution-1793121558046.jpg" data-image="451o9e66qhbp" alt="Ricostruzione." title="Ricostruzione."><figcaption>Ricostruzione dell’aspetto dell’uccello Yuezhuornis yangyuanensis del Giurassico superiore. Crediti: Min Wang.</figcaption></figure><p>Un nuovo studio pubblicato su <strong>Nature</strong> analizza la recente scoperta dello <strong>“Yuezhuornis yangyuanensis”,</strong> un fossile risalente a <strong>150 milioni di anni fa</strong> rinvenuto nella provincia del Fujian, in Cina, che mette in discussione le ipotesi consolidate sull’evoluzione degli uccelli primitivi.</p><h2>Nuovo fossile dalla Cina</h2><p>Lo <strong>Yuezhuornis yangyuanensis</strong> visse durante il Giurassico superiore, <strong>circa 150-148 milioni di anni fa, </strong>ed è stato scoperto nella fauna di Zhenghe, nel sud-est della Cina, da ricercatori dell’Istituto di Paleontologia dei Vertebrati e Paleoantropologia (IVPP) dell’Accademia Cinese delle Scienze (CAS) e dell’Istituto di <strong>Scienze Geologiche del Fujian. </strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="768717" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/questi-sono-gli-unici-due-uccelli-capaci-di-sfidare-il-clima-glaciale-dell-inospitale-calotta-del-polo-sud.html" title="Questi sono gli unici due uccelli capaci di sfidare il clima glaciale dell’inospitale calotta del Polo Sud">Questi sono gli unici due uccelli capaci di sfidare il clima glaciale dell’inospitale calotta del Polo Sud</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/questi-sono-gli-unici-due-uccelli-capaci-di-sfidare-il-clima-glaciale-dell-inospitale-calotta-del-polo-sud.html" title="Questi sono gli unici due uccelli capaci di sfidare il clima glaciale dell’inospitale calotta del Polo Sud"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/questi-sono-gli-unici-due-uccelli-capaci-di-sfidare-il-clima-glaciale-dell-inospitale-calotta-del-polo-sud-1778705870938_320.jpg" alt="Questi sono gli unici due uccelli capaci di sfidare il clima glaciale dell’inospitale calotta del Polo Sud"></a></article></aside><p>Il fossile, delle dimensioni di un corvo, <strong>è una delle prime testimonianze della perdita della capacità di volare nella storia evolutiva degli uccelli, </strong>suggerendo che l’evoluzione del piano corporeo aviano non sia stata un percorso lineare verso un volo sempre più efficiente. </p><p>Si è trattato invece di un processo complesso che ha esplorato diverse nicchie ecologiche, comprese alcune che non richiedevano la capacità di volare.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>Il nuovo fossile mette in discussione la visione tradizionale secondo cui il piano corporeo aviare si sia evoluto sotto pressioni selettive legate al volo.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Esso mostra invece un mosaico di caratteristiche derivate e primitive, combinando tratti tipici degli uccelli con caratteristiche dei precedenti antenati dinosauroidi.</p><p>Presentava denti serrati e seghettati, che solitamente si riscontrano nei deinonicosauri, non negli uccelli. Aveva inoltre un secondo dito iperestensibile con un artiglio a forma di falce, anch’esso tipico dei deinonicosauri.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="743355" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/scoperti-30-000-fossili-dall-antico-ecosistema-dei-rettili-marini-su-un-isola-artica.html" title="Scoperti 30.000 fossili dall'antico ecosistema dei rettili marini su un'isola artica">Scoperti 30.000 fossili dall'antico ecosistema dei rettili marini su un'isola artica</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/scoperti-30-000-fossili-dall-antico-ecosistema-dei-rettili-marini-su-un-isola-artica.html" title="Scoperti 30.000 fossili dall'antico ecosistema dei rettili marini su un'isola artica"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/30-000-fossils-discovered-from-ancient-marine-reptile-ecosystem-on-arctic-island-1765192825295_320.jpg" alt="Scoperti 30.000 fossili dall'antico ecosistema dei rettili marini su un'isola artica"></a></article></aside><p><strong>“Quando abbiamo esaminato lo Yuezhuornis, siamo rimasti colpiti dal suo straordinario mix di caratteristiche”,</strong> ha affermato il dottor <strong>WANG Min,</strong> autore corrispondente dello studio. “Possiede strutture pelviche e degli arti posteriori simili a quelle degli uccelli, pur conservando il piede predatorio specializzato e i denti tipici di un piccolo dinosauro carnivoro. Ciò ci dimostra che l’evoluzione degli uccelli primitivi era molto più complessa di quanto avessimo immaginato in precedenza”.</p><div class="texto-destacado"><strong>Per collocare questa specie nell’albero evolutivo, il team ha condotto un’analisi filogenetica utilizzando i metodi della massima parsimonia e della datazione bayesiana delle estremità.</strong></div><p>«I risultati hanno collocato in modo coerente lo Yuezhuornis all’interno degli Avialae (il gruppo che comprende gli uccelli moderni e i loro parenti estinti più prossimi), immediatamente a monte dell’Archaeopteryx e come taxon affine allo Zhengheornis», ha affermato il dott. ZHOU Zhonghe, coautore dello studio.</p><h2>Anatomia unica</h2><p>Data la sua anatomia unica, il team ha utilizzato analisi ecomorfometriche e statistiche multivariate per determinarne la nicchia ecologica. <strong>È emerso che le proporzioni degli arti dello Yuezhuornis erano simili a quelle degli uccelli terrestri odierni, </strong>il che suggerisce che conducesse uno stile di vita terrestre e non volante.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="691624" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/gli-uccelli-che-vivono-sull-himalaya-hanno-evoluto-piumini-piu-spessi-per-combattere-il-freddo.html" title="Gli uccelli che vivono sull'Himalaya hanno evoluto piumini più spessi per combattere il freddo">Gli uccelli che vivono sull'Himalaya hanno evoluto piumini più spessi per combattere il freddo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/gli-uccelli-che-vivono-sull-himalaya-hanno-evoluto-piumini-piu-spessi-per-combattere-il-freddo.html" title="Gli uccelli che vivono sull'Himalaya hanno evoluto piumini più spessi per combattere il freddo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/gli-uccelli-che-vivono-sull-himalaya-hanno-evoluto-piumini-piu-spessi-per-combattere-il-freddo-1736546987785_320.jpg" alt="Gli uccelli che vivono sull'Himalaya hanno evoluto piumini più spessi per combattere il freddo"></a></article></aside><p>La scoperta di un uccello non volante e terrestre risalente a questo periodo suggerisce che alcuni dei primi uccelli abbiano seguito percorsi evolutivi che non favorivano il volo, <strong>mettendo in evidenza la diversità ecologica e morfologica dell’evoluzione degli uccelli primitivi.</strong></p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="%3A%20Xu%2C%20L.%2C%20Wang%2C%20M.%2C%20Lin%2C%20G.%2C%20Dong%2C%20L.%2C%20Deng%2C%20K.%2C%20Xu%2C%20X.%2C%20Du%2C%20H.%2C%20Lin%2C%20M.%2C%20Chen%2C%20R.%2C%20%26%20Zhou%2C%20Z." data-year="2026" data-title=").%20Jurassic%20flightless%20bird%20reveals%20early%20ecological%20diversity%20of%20avialans." data-url="https%3A%2F%2Fwww.nature.com%2Farticles%2Fs41586-026-10972-z">: Xu, L., Wang, M., Lin, G., Dong, L., Deng, K., Xu, X., Du, H., Lin, M., Chen, R., & Zhou, Z.. (2026). <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-026-10972-z" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">). Jurassic flightless bird reveals early ecological diversity of avialans.</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/un-fossile-risalente-a-150-milioni-di-anni-fa-mette-in-discussione-le-teorie-sull-evoluzione-degli-uccelli.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Perché tanti piccoli uccelli scelgono l'Italia per svernare e come ci arrivano con precisione?]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-tanti-piccoli-uccelli-scelgono-l-italia-per-svernare-e-come-ci-arrivano-con-precisione.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 17:57:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>L’Italia funge da crocevia e da area di svernamento privilegiata per molti di questi contingenti nordici, oltre a ospitare popolazioni locali che scendono dalle colline e dalle montagne.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-tanti-piccoli-uccelli-scelgono-l-italia-per-svernare-e-come-ci-arrivano-con-precisione-1789556709986.jpg" data-image="jt3044067wo9" alt="Pettirosso." title="Pettirosso."><figcaption>L’Italia, con il suo clima mediterraneo e temperato, offre condizioni più favorevoli, con inverni più miti, soprattutto al Centro-Sud, sulle coste e nelle zone protette dal freddo continentale. Proprio qui insetti e altri piccoli animali proliferano anche in inverno, mentre frutti e risorse antropiche (giardini, mangiatoie) sono più accessibili. </figcaption></figure><p>Ogni autunno, mentre le temperature scendono nel Nord e Centro Europa, migliaia di piccoli passeriformi, come pettirossi, codirossi spazzacamino, regoli e altre specie di piccola taglia, raggiungono l’Italia. </p><p>Qui si concentrano nelle aree costiere, nelle pianure, nei giardini urbani, negli oliveti e nelle zone collinari a clima mite. Non è un caso, né un capriccio, <strong>ma il risultato di un adattamento evolutivo raffinato, </strong>legato a metabolismo, disponibilità di cibo e sopravvivenza invernale.</p><h2><strong>La migrazione verso il sud e le zone miti</strong></h2><p>I piccoli uccelli insettivori o onnivori hanno un metabolismo elevatissimo. Il pettirosso, ad esempio, pesa tra gli 11 e i 22 grammi e deve nutrirsi quasi continuamente per mantenere la temperatura corporea. </p><p>Nelle regioni settentrionali e orientali d’Europa, l’inverno porta gelo prolungato, terreno ghiacciato e scarsità di invertebrati (insetti, ragni, lombrichi). Le bacche e i frutti selvatici si esauriscono o diventano inaccessibili. <strong>Restare significherebbe rischiare la morte per fame o ipotermia.</strong></p><p>L’Italia, con il suo clima mediterraneo e temperato, offre condizioni più favorevoli, con inverni più miti, soprattutto al Centro-Sud, sulle coste e nelle zone protette dal freddo continentale. Proprio qui insetti e altri piccoli animali proliferano anche in inverno, mentre frutti e risorse antropiche (giardini, mangiatoie) sono più accessibili. </p><div class="texto-destacado"><strong>Le popolazioni settentrionali e nord-orientali di pettirosso sono migratrici obbligate o parziali: quelle della Scandinavia, del Baltico e dell’Europa orientale si spostano verso sud-ovest, raggiungendo il bacino del Mediterraneo e spesso il Nord Africa.</strong> </div><p>Le popolazioni dell’Europa centrale e meridionale sono invece parzialmente migratrici o stanziali, <strong>con spostamenti altitudinali (dalle montagne alle pianure) o di breve raggio.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-tanti-piccoli-uccelli-scelgono-l-italia-per-svernare-e-come-ci-arrivano-con-precisione-1789556754357.jpg" data-image="hiymr6ri5ytk" alt="Migrazione." title="Migrazione."><figcaption>L’Italia funge da crocevia e da area di svernamento privilegiata per molti di questi contingenti nordici, oltre a ospitare popolazioni locali che scendono dalle colline e dalle montagne.</figcaption></figure><p>Il codirosso spazzacamino è nidificante sulle Alpi e sugli Appennini e svernante regolare in Italia, mentre il codirosso comune predilige l’Africa a sud del Sahara, passando sempre dall’Italia. I regoli, tra i più piccoli uccelli europei, effettuano migrazioni parziali o spostamenti verso quote più basse e zone più miti. </p><h2><strong>Da dove nasce la necessità di migrare?</strong></h2><p>L’Italia funge da crocevia e da area di svernamento privilegiata per molti di questi contingenti nordici, oltre a ospitare popolazioni locali che scendono dalle colline e dalle montagne.</p><p>Questo comportamento non nasce da una scelta consapevole individuale, ma da un programma genetico selezionato dall’evoluzione. <strong>Le popolazioni che migravano verso climi più favorevoli sopravvivevano meglio e trasmettevano i geni legati alla propensione migratoria, alla direzione e alla distanza del viaggio.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="783438" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/questo-piccolo-uccello-acquatico-sta-arrivando-in-italia-colonizzera-fiumi-laghi-e-coste-per-tutto-l-inverno.html" title="Questo piccolo uccello acquatico sta arrivando in Italia, colonizzerà fiumi, laghi e coste per tutto l’inverno">Questo piccolo uccello acquatico sta arrivando in Italia, colonizzerà fiumi, laghi e coste per tutto l’inverno</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/questo-piccolo-uccello-acquatico-sta-arrivando-in-italia-colonizzera-fiumi-laghi-e-coste-per-tutto-l-inverno.html" title="Questo piccolo uccello acquatico sta arrivando in Italia, colonizzerà fiumi, laghi e coste per tutto l’inverno"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/questo-piccolo-uccello-acquatico-sta-arrivando-in-italia-colonizzera-fiumi-laghi-e-coste-per-tutto-l-inverno-1786574814481_320.jpg" alt="Questo piccolo uccello acquatico sta arrivando in Italia, colonizzerà fiumi, laghi e coste per tutto l’inverno"></a></article></aside><p>La migrazione è quindi un tratto ereditario, modulato da fattori ambientali (fotoperiodo, temperature, disponibilità di cibo) che fanno scattare l’impulso migratorio. <strong>Nei pettirossi, ad esempio, si osserva una gradazione latitudinale, più a nord si è, più è probabile e lunga la migrazione.</strong></p><h2><strong>Come fanno a ritrovare sempre gli stessi posti con precisione?</strong></h2><p>La fedeltà ai siti di svernamento (e di nidificazione) è straordinaria. Molti individui tornano anno dopo anno nello stesso giardino, nello stesso boschetto o nella stessa siepe, a volte con una precisione di pochi metri o centinaia di metri su distanze di migliaia di chilometri. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>I piccoli migratori notturni (la maggior parte di questi passeriformi viaggia di notte) utilizzano un sistema di navigazione multiplo basato su più “bussole” e mappe integrate. Sembra che molti di loro si orientino seguendo il sole, di giorno, mentre di notte i giovani uccelli imparano a orientarsi osservando la rotazione del cielo attorno alla Stella Polare (o al centro di rotazione).<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>I volatili percepiscono il campo magnetico terrestre grazie a meccanismi legati a proteine (cryptocromi) negli occhi e, probabilmente, a strutture con particelle magnetiche. Questo sistema funziona giorno e notte, <strong>con cielo coperto o sereno, e fornisce una direzione di riferimento costante.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/perche-tanti-piccoli-uccelli-scelgono-l-italia-per-svernare-e-come-ci-arrivano-con-precisione-1789556802333.jpg" data-image="dyhhrnp59shv" alt="Pettirosso." title="Pettirosso."><figcaption>La fedeltà ai siti di svernamento (e di nidificazione) è straordinaria. Molti individui tornano anno dopo anno nello stesso giardino, nello stesso boschetto o nella stessa siepe, a volte con una precisione di pochi metri o centinaia di metri.</figcaption></figure><p>A questi punti di riferimento subentra pure l’esperienza. Dopo la prima migrazione (in cui i giovani seguono un programma innato di direzione e distanza), gli adulti costruiscono una mappa mentale basata su punti di riferimento paesaggistici (coste, fiumi, catene montuose), e altri indizi. La fedeltà al sito di svernamento si rafforza con l’esperienza. <strong>Molti pettirossi ricatturati negli anni successivi vengono ritrovati negli stessi luoghi.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="783676" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/se-vedete-nidificare-questo-uccello-significa-che-quella-spiaggia-e-ancora-incontaminata.html" title="Se vedete nidificare questo uccello significa che quella spiaggia è ancora incontaminata">Se vedete nidificare questo uccello significa che quella spiaggia è ancora incontaminata</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/se-vedete-nidificare-questo-uccello-significa-che-quella-spiaggia-e-ancora-incontaminata.html" title="Se vedete nidificare questo uccello significa che quella spiaggia è ancora incontaminata"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/se-vedete-nidificare-questo-uccello-significa-che-la-spiaggia-e-ancora-incontaminata-1786715609752_320.jpg" alt="Se vedete nidificare questo uccello significa che quella spiaggia è ancora incontaminata"></a></article></aside><p>Il risultato è una navigazione che combina un’orientazione genetica innata (direzione generale sud-ovest per molte popolazioni europee) con apprendimento e correzione continua. Non è infallibile. </p><p>Le condizioni meteo avverse, la predazione e l’esaurimento delle riserve energetiche fanno sì che molti giovani non completino il primo viaggio, ma per gli adulti che ce la fanno la precisione è notevole, come dimostrano decenni di inanellamento.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/perche-tanti-piccoli-uccelli-scelgono-l-italia-per-svernare-e-come-ci-arrivano-con-precisione.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Porta atlantica aperta: piogge a più riprese sull’Italia la prossima settimana]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/porta-atlantica-aperta-piogge-a-piu-riprese-sull-italia-la-prossima-settimana.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 16:07:15 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Dopo una breve tregua domenicale, la prossima settimana si riaprirà la porta atlantica: da martedì 10 novembre due o tre perturbazioni porteranno piogge intense al Centro-Nord e neve sulle Alpi, ma in un contesto termico decisamente mite con punte anche oltre i 20°C al Sud</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbu9zze"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbu9zze.jpg" id="xbu9zze"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Dopo <strong>il </strong><strong>passaggio piovoso e instabile</strong>, che sta interessando l'Italia oggi e che <strong>tenderà ad esaurirsi nel fine settimana</strong>, avremo una<strong> breve parentesi più stabile tra domenica e la prima parte di lunedì 9</strong>. Poi la circolazione atmosferica si imposterà su <strong>un nuovo schema con l'apertura della "porta atlantica"</strong>, che è alimentata da masse d'aria molto umide e temperate, in parte di origine subtropicale. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Queste<strong>, fin dall'area caraibica</strong>, risaliranno verso nord-est, andando ad innestarsi nelle westerlies, ovvero nel<strong> grande flusso zonale delle medie latitudini</strong>, da dove porteranno un<strong> drastico peggioramento</strong> su tutta l'area europea, Mediterraneo compreso. <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Sarà<strong> lo scontro tra questo fiume atmosferico</strong>, ovvero di aria mite e ricca di umidità, <strong>e le correnti fredde</strong> in discesa dalle alte latitudini settentrionali a dare origine a delle <strong>vaste e profonde depressioni atlantiche</strong>. </p><p>Queste grandi strutture cicloniche si approfondiranno ridosso dell'Europa occidentale, sulle coste atlantiche, agendo come un perno pronto ad inviare una serie di <strong>fronti perturbati verso la nostra penisola a più riprese nel corso della prossima settimana. </strong></p><h2>ECMWF e GFS a confronto: la dinamica delle perturbazioni con le ensemble</h2><p>Dall'analisi dei due principali modelli meteorologici globali, l'europeo ECMWF e l'americano GFS, insieme alle rispettive ensemble, è possibile leggere <strong>una buona convergenza di fondo sull'impianto barico generale. </strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/porta-atlantica-aperta-la-prossima-settimana-piogge-a-piu-riprese-sull-italia-ecco-cosa-dicono-le-ensemble-1793979508909.jpg" data-image="esyn5yh270q6"><figcaption>La mappa dei venti a 300 hPa per mercoledì prossimo evidenzia il flusso zonale attivo alle medie latitudini del nostro emisfero, fin sull'Europa. ECMWF-MeteoRed. </figcaption></figure><p>Infatti, viene confermato<strong> il transito di due o anche tre perturbazioni atlantiche</strong> <strong>nella prossima settimana</strong> che, pur mantenendo alcune differenze su intensità e distribuzione dei fenomeni a scala locale, interesseranno la nostra penisola. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796948" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo.html" title="Luca Lombroso avverte: il fiume atmosferico è confermato, trasporta umidità tropicale. Piogge di oltre 100 mm in arrivo">Luca Lombroso avverte: il fiume atmosferico è confermato, trasporta umidità tropicale. Piogge di oltre 100 mm in arrivo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo.html" title="Luca Lombroso avverte: il fiume atmosferico è confermato, trasporta umidità tropicale. Piogge di oltre 100 mm in arrivo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo-1793960598020_320.jpg" alt="Luca Lombroso avverte: il fiume atmosferico è confermato, trasporta umidità tropicale. Piogge di oltre 100 mm in arrivo"></a></article></aside><p>A partire dalla sera di lunedì 9 novembre, la nuvolosità compatta sarà in grado di produrre i <strong>primi piovaschi su Liguria, Alto Tirreno e Val Padana, per l'avvicinarsi del vero e proprio impulso perturbato</strong> che, nella giornata di <strong>martedì 10 novembre</strong> produrrà <strong>piogge e rovesci diffusi al Nord e soprattutto sulle regioni centrali,</strong> con particolare coinvolgimento di Toscana, Umbria, Lazio, Sardegna e Campania. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/porta-atlantica-aperta-la-prossima-settimana-piogge-a-piu-riprese-sull-italia-ecco-cosa-dicono-le-ensemble-1793978556124.jpg" data-image="olyborx97h75"><figcaption>Martedì prossimo, una prima perturbazione porterà un peggioramento soprattutto sulle regioni centrali e, in parte, su quelle settentrionali, in attesa del secondo, più intenso impulso perturbato che seguirà nella giornata di giovedì. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>IFS, il modello deterministico di <strong>ECMWF</strong>, evidenzia <strong>accumuli significativi lungo il versante tirrenico e le zone interne fino a mercoledì 11 novembr</strong><strong>e</strong>, e il ritorno della neve sulla catena alpina a quote medio-alte. </p><div class="texto-destacado">Dopo una<strong> breve fase più variabile mercoledì</strong>, <strong>tra giovedì 12 e venerdì 13 novembre, l'avvicinamento di una saccatura sarà all'origine di un nuovo peggioramento </strong>con una seconda<strong> più intensa, perturbazione</strong>, a cui potrebbe essere associata anche <strong>una ciclogenesi tirrenica</strong>. </div><p>In questa fase, l'obiettivo principale dei fenomeni saranno <strong>le regioni centro-settentrionali</strong> e, in particolare,<strong> la fascia tirrenic</strong>a, dove potremmo avere <strong>picchi anche superiori a 100 mm nelle 24 ore sul'Appennino Tosco-Emilano e sui rilievi prealpini centro-orientali. </strong></p><h2>Temperature in generale rialzo</h2><p>Il ritorno delle<strong> correnti atlantiche</strong>, con una componente anche meridionale mite, favorirà<strong> un generale rialzo termico su tutta l'Italia</strong>. <strong>Le ensemble </strong>mostrano sfumature diverse tra i modelli, con possibili differenze di veduta prodotte essenzialmente dall'<strong>esatta posizione dei minimi depressionari</strong> e quindi dalla curvatura dei venti.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/porta-atlantica-aperta-la-prossima-settimana-piogge-a-piu-riprese-sull-italia-ecco-cosa-dicono-le-ensemble-1793979485499.jpg" data-image="e6myg8ihgmqn"><figcaption>Le temperature a livello del mare evidenziano, per la prossima settimana, valori superiori alla media, soprattutto al Centro-Sud, e valori prossimi alla media al Nord. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p><strong>Al Nord, </strong>i valori delle massime si manterranno più contenuti e <strong>prossimi alle medie del periodo</strong>, con possibili 12-15 °C, mentre <strong>al Centro-Sud e sulle due isole maggiori le temperature saliranno sopra le medie del periodo</strong>. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796787" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno.html" title="Dalla prossima settimana nuove nevicate sulle Alpi: le perturbazioni atlantiche portano l’inverno">Dalla prossima settimana nuove nevicate sulle Alpi: le perturbazioni atlantiche portano l’inverno</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno.html" title="Dalla prossima settimana nuove nevicate sulle Alpi: le perturbazioni atlantiche portano l’inverno"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno-1793877752291_320.jpg" alt="Dalla prossima settimana nuove nevicate sulle Alpi: le perturbazioni atlantiche portano l’inverno"></a></article></aside><p>Questa anomalia, secondo le stime più caute, potrebbe portare a <strong>punte di 20°C già a partire da martedì</strong>. Ma le proiezioni più calde mostrano la possibilità di raggiungere o superare<strong> localmente </strong><strong>i 25°C sulle regioni meridionali verso metà della prossima settimana.</strong> </p><h2>La tendenza per la settimana successiva (16-22 novembre)</h2><p>L'evoluzione per il periodo successivo, quindi spingendoci con<strong> uno scenario per la seconda parte del mese</strong>, ci porta a intravedere<strong> una possibile fase meno perturbata e, quindi, meno umida su parte del Paese. </strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796839" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/piogge-molto-intense-in-italia-da-martedi-10-correnti-atlantiche-cariche-di-umidita-alimenteranno-il-maltempo.html" title="Piogge molto intense in Italia da martedì 10: correnti atlantiche cariche di umidità alimenteranno il maltempo">Piogge molto intense in Italia da martedì 10: correnti atlantiche cariche di umidità alimenteranno il maltempo</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/piogge-molto-intense-in-italia-da-martedi-10-correnti-atlantiche-cariche-di-umidita-alimenteranno-il-maltempo.html" title="Piogge molto intense in Italia da martedì 10: correnti atlantiche cariche di umidità alimenteranno il maltempo"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/piogge-molto-intense-in-italia-da-martedi-10-l-aria-subtropicale-alimentera-il-maltempo-per-giorni-1793953967656_320.png" alt="Piogge molto intense in Italia da martedì 10: correnti atlantiche cariche di umidità alimenteranno il maltempo"></a></article></aside><p>Infatti, con la probabile <strong>espansione sull'Europa centro-occidentale di un'area anticiclonica</strong>, ci potrebbero essere <strong>precipitazioni inferiori alle medie</strong>, specie<strong> sulle regioni settentrionali,</strong> mentre<strong> al Centro-Sud e sulla Sicilia le precipitazioni dovrebbero mantenersi in linea con le medie del periodo.</strong></p><p>Non cambierà molto, invece, per quanto riguarda <strong>l'andamento delle temperature,</strong> che rimarranno miti, probabilmente<strong> su valori superiori alla media</strong> su quasi tutto il territorio nazionale e, in particolar modo, sulle aree montane.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/porta-atlantica-aperta-piogge-a-piu-riprese-sull-italia-la-prossima-settimana.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimiliano Santini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Città a prova di terremoto: come gli isolatori sismici azzerano i crolli]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/citta-a-prova-di-terremoto-come-gli-isolatori-sismici-azzerano-i-crolli.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 15:30:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Con i terremoti si può convivere in sicurezza grazie alle moderne tecnologie. Il caso di isolatori e dissuasori sismici che riescono ad azzerare i crolli.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/citta-a-prova-di-terremoto-come-gli-isolatori-sismici-azzerano-i-crolli-1793653371098.jpg" data-image="u5efjevs6u4l" alt="Isolatori sismici." title="Isolatori sismici."><figcaption>Gli isolatori sismici vengono collocati tra le fondazioni e la sovrastruttura. Hanno un’elevata rigidezza verticale (sostengono il peso dell’edificio) e una bassa rigidezza orizzontale. In questo modo “disaccoppiano” l’edificio dal terreno.</figcaption></figure><p>I terremoti restano una delle minacce naturali più imprevedibili e distruttive. La prevenzione non passa solo da norme costruttive molto stringenti, ma soprattutto da tecnologie moderne che modificano radicalmente il comportamento dinamico degli edifici. </p><p>Tra queste, gli <strong>isolatori sismici</strong> e i <strong>dissipatori sismici</strong> (spesso chiamati anche dissuasori o dispositivi di dissipazione di energia) rappresentano oggi le soluzioni più avanzate e collaudate.</p><h2><strong>Cosa sono e come funzionano?</strong></h2><p>Gli <strong>isolatori sismici</strong> vengono collocati tra le fondazioni e la sovrastruttura. Hanno un’elevata rigidezza verticale (sostengono il peso dell’edificio) e una bassa rigidezza orizzontale. In questo modo “disaccoppiano” l’edificio dal terreno.</p><div class="texto-destacado"><strong>Durante un sisma, il suolo si muove, mentre la struttura sopra gli isolatori oscilla con spostamenti maggiori ma accelerazioni drasticamente ridotte.</strong> L’edificio si comporta quasi come un corpo rigido, con deformazioni di interpiano minime. </div><p>Le tipologie più comuni sono gli <strong>isolatori elastomerici (gomma armata, spesso con nucleo di piombo)</strong> e quelli a scorrimento (a pendolo o piani).</p><p>I <strong>dissipatori sismici,</strong> invece, assorbono e dissipano l’energia trasmessa dal terremoto. Possono essere viscosi, isteretici, a attrito o elastoplastici e vengono installati in punti strategici della struttura (tra piani, nei controventi, o in combinazione con gli isolatori). <strong>Riducono l’ampiezza delle vibrazioni e limitano gli spostamenti, proteggendo sia gli elementi strutturali sia quelli non strutturali.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/citta-a-prova-di-terremoto-come-gli-isolatori-sismici-azzerano-i-crolli-1793653453949.jpg" data-image="bm34an13m0z4" alt="Isolatori sismici." title="Isolatori sismici."><figcaption>Durante un sisma, il suolo si muove, mentre la struttura sopra gli isolatori oscilla con spostamenti maggiori ma accelerazioni drasticamente ridotte.</figcaption></figure><p>Molto spesso le due tecnologie lavorano insieme, dato che l’isolamento riduce le forze in ingresso, la dissipazione controlla gli spostamenti e smorza ulteriormente l’energia che penetra nell’edificio.</p><h2><strong>Perché sono così importanti?</strong></h2><p>Le tecniche tradizionali si basano sulla duttilità della struttura. In pratica l’edificio resiste deformandosi e danneggiandosi in modo controllato, <strong>salvando le vite ma accettando danni significativi e costi di riparazione elevati.</strong></p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>Isolatori e dissipatori, al contrario, mirano al danno zero o a danni minimi anche in terremoti di elevata intensità. La struttura resta in campo elastico, gli impianti e i contenuti vengono preservati, e gli edifici strategici (ospedali, centri di protezione civile, scuole) possono continuare a funzionare immediatamente dopo l’evento.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>I vantaggi sono concreti, cominciando da una riduzione drastica delle accelerazioni, a una minore percezione della scossa da parte degli occupanti. Inoltre queste tecnologie fungono anche da protezione di beni e permettono la continuità operativa.</p><div class="texto-destacado"><strong>Esperienze reali in Giappone, California, Cina, Italia e altri Paesi confermano queste prestazioni.</strong></div><p>Edifici isolati hanno superato indenni o con danni trascurabili eventi tellurici molto grandi, <strong>come Northridge 1994, Kobe 1995, terremoti in Cina e lo stesso sisma del Centro Italia del 2016 (esempio della palazzina di Fabriano adeguata con isolamento).</strong> Migliaia di strutture protette in tutto il mondo hanno dimostrato un comportamento eccellente.</p><h2><strong>La tecnologia più sicura in caso di terremoto</strong></h2><p>Isolatori e dissipatori costituiscono attualmente la tecnologia più efficace e collaudata per raggiungere livelli di protezione non ottenibili con le sole tecniche tradizionali a base fissa. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/citta-a-prova-di-terremoto-come-gli-isolatori-sismici-azzerano-i-crolli-1793653529292.jpg" data-image="mu594r8gss8n" alt="Isolatori sismici." title="Isolatori sismici."><figcaption>Isolatori e dissipatori costituiscono attualmente la tecnologia più efficace e collaudata per raggiungere livelli di protezione non ottenibili con le sole tecniche tradizionali a base fissa. </figcaption></figure><p>Quando progettati, realizzati e collaudati correttamente, offrono la massima sicurezza possibile rispetto al collasso e ai danni gravi. A oggi, non si registrano casi di crolli di edifici correttamente protetti con questi sistemi. </p><p><strong>Stiamo parlando di ben</strong> <strong>zero crolli documentati su migliaia di applicazioni che hanno affrontato terremoti reali di forte intensità.</strong> Questo track record è unico nel campo dell’ingegneria sismica.</p><h2><strong>L’ eccezione dei terreni soffici</strong></h2><p>Non sempre sono la soluzione ideale. Su terreni soffici (argille, limi, depositi alluvionali con basse velocità di propagazione delle onde di taglio) l’isolamento può essere meno efficace o addirittura sconsigliato. </p><p>Questi suoli amplificano le componenti a lungo periodo e filtrano le alte frequenze. Il movimento del terreno si allunga e può avvicinarsi a quello dell’edificio isolato, riducendo o annullando il beneficio dell’isolamento. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="773581" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/casa-antisismica-perche-e-fondamentale-per-la-tua-sicurezza-e-quella-della-tua-famiglia.html" title="Casa Antisismica: perché è fondamentale per la tua sicurezza e quella della tua famiglia">Casa Antisismica: perché è fondamentale per la tua sicurezza e quella della tua famiglia</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/casa-antisismica-perche-e-fondamentale-per-la-tua-sicurezza-e-quella-della-tua-famiglia.html" title="Casa Antisismica: perché è fondamentale per la tua sicurezza e quella della tua famiglia"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/casa-antisismica-perche-e-fondamentale-per-la-tua-sicurezza-e-quella-della-tua-famiglia-1781276488584_320.jpg" alt="Casa Antisismica: perché è fondamentale per la tua sicurezza e quella della tua famiglia"></a></article></aside><p><strong>Possono inoltre verificarsi effetti di interazione terreno-struttura.</strong> Le normative di molti Paesi limitano o sconsigliano l’uso dell’isolamento puro su siti di categoria molto soffice, privilegiando in questi casi altre soluzioni (rinforzo strutturale, dissipatori in combinazione con fondazioni speciali, o sistemi geotecnicamente modificati). Una valutazione geotecnica e dinamica accurata è quindi indispensabile.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/citta-a-prova-di-terremoto-come-gli-isolatori-sismici-azzerano-i-crolli.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Luca Lombroso avverte: il fiume atmosferico è confermato, trasporta umidità tropicale. Piogge di oltre 100 mm in arrivo]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 10:48:06 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Le tanto attese perturbazioni atlantiche arriveranno in sequenza proprio nei giorni dell’estate di San Martino. Piogge abbondanti nei versanti esposti al SW, ecco in quali regioni si rischiano i 100 mm. Temperature in rialzo, caldo al sud. </p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbu6zo2"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbu6zo2.jpg" id="xbu6zo2"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>La fotografia dell’Italia da <a href="https://www.ilmeteo.net/satelliti/" data-mrf-recirculation="cuerpo_intext">satellite</a> di stamane, venerdì 6 novembre, mostra<strong> la penisola piena di nubi da nord a sud, </strong>con timide schiarite al nordest e parte del sud. Sotto queste nubi il <a href="https://www.ilmeteo.net/radar-italia-pioggia.html" data-mrf-recirculation="cuerpo_intext">radar</a> conferma<strong> piogge in prevalenza stratiformi lungo una stretta linea frontale</strong> che va da Milano a Napoli. </p><div class="texto-destacado">Le temperature sono tipicamente novembrine, <strong>senza freddo e con aria molto umida</strong> un po’ ovunque. </div><p>Insomma, <strong>siamo pienamente in autunno, e la situazione dei prossimi giorni lo sarà ancora di più,</strong> con l’incalzare di varie perturbazioni atlantiche guidate da flussi umidi mediterranei.</p><h2>Situazione sinottica</h2><p>Nel fine settimana <strong>la pressione è in aumento</strong> e il campo barico sull’Italia sarà originato da una dorsale in quota collegata, al suolo, a un vasto anticiclone con massimo sull’est Europa. <strong>La massa d’aria resterà però relativamente mite </strong>e umida, di tipo marittima subtropicale. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Ad ovest <strong>da seguire la vasta depressione presente sul vicino Atlantico </strong>e che avanza verso la Penisola Iberica. Il suo profondo minimo resterà sull’oceano, ma <strong>le correnti da SW si avvicineranno all’Italia insieme a lunghi sistemi frontali.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Lunedì un fronte caldo si avvicina alle Alpi occidentali, il libeccio e lo scirocco interesseranno i mari italiani. Aria ancora più umida porterà cosi giornata piovose specie nei versanti esposti. <strong>Anche il nord sarà interessato da precipitazioni, in alcune zone consistenti.</strong> Interessante osservare, con mappe tecniche, che l<strong>’acqua precipitabile è trasportata da un lungo fiume atmosferico </strong>che pesca umidità dai Caraibi e la somma a quella del Mediterraneo.</p><h2>Fine settimana di grigiori</h2><p>Domani <strong>sabato 7 novembre quasi tutt’Italia è coperta da nubi, prevalente di tipo medio basso</strong> al nord e buona parte del centro, più medio alte al sud. <strong>Scarse però le piogge, </strong>deboli e irregolari presenti principalmente fra Veneto ed Emilia Romagna, e qualche breve rovescio nelle coste tirreniche fra Sicilia e Calabria. Sulle Alpi centro orientali e Appennino schiarite a media e alta quota con mare di nubi sottostante.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796603" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”">Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore-1793785480422_320.png" alt="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"></a></article></aside><p><strong>Domenica 8 novembre poco cambia, giornata piuttosto nuvolosa</strong> specie al mattino, <strong>al pomeriggio schiarite anche ampie al nord e al centro,</strong> velato al sud, bel tempo sulle Alpi, salvo le nubi in quelle marittime. <strong>Giornata con bei colori da foliage in tutto l’Appennino.</strong> Praticamente nessuna pioggia si nota dai modelli.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo-1793960667746.jpg" data-image="4il6k38h71uf"><figcaption>i venti da SW porteranno le temperature quasi ovunque sopra la media, anche nettamente al sud.</figcaption></figure><p>Temperature in leggera diminuzione le minime al nord e centro domenica, ma senza gelate, fra 4 e 6°C sia in Valpadana che conche centrali. Massime 12-14°C al nord, sui 18°C al centro. Al sud notti sui 10°C con valori anche verso i 20°C al pomeriggio.</p><h2>Piogge a inizio settimana</h2><p><strong>Lunedì e martedì, 9-10 novembre, quasi tutt’Italia è nuovamente coperta </strong>da nubi, qualche diradamento e spazio di sole si avrà invece in Sardegna, parte della Sicilia, coste centrali adriatiche. Al nord possibili lievi pioviggini lunedì, <strong>piogge a tratti diffuse sulla pianura padana e Appennino martedì. </strong>Al centro piogge sempre martedì, in transito su tutte le regioni. In prevalenza sono fenomeni stratiformi, deboli-moderate insistenti, ma al centro è possibile qualche fase a carattere di rovescio.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo-1793960598020.jpg" data-image="4wfmq58fmpnp"><figcaption>Periodo piovoso sull'Italia, la prossima settimana perturbazioni a ripetizione. La mappa arriva fino a giovedì alle 02, ma le piogge proseguiranno nella giornata con cumuli anche di 100 mm in 24 ore.</figcaption></figure><p>Al sud la coda del fronte di martedì porta qualche pioggia o rovescio principalmente sul nord della Campania e della Puglia. Sicilia e Sardegna principalmente asciutto.</p><p>Le<strong> temperature aumentano specie al sud, fino a 25°C in Sicilia e Sardegna</strong>, al nord invece le giornate si appiattiscono, minime in aumento a 8°C, massime ferme sui 12°C. al centro 16-18°C, verso i 20°C a Roma se schiarisce a sufficienza, 22°C in molte località del sud. </p><h2>Piogge battenti a metà settimana</h2><p>Mercoledì 11, San Martino, <strong>altra giornata umida e grigia, con piogge principalmente lungo l’Appennino esposto al SW</strong> e nelle Alpi occidentali, <strong>neve a quote alte</strong>; diradamenti specie in quota in quelle centro orientali. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796609" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/el-nino-piu-forte-e-piu-temporali-in-europa-i-meteorologi-sperimentano-i-droni-per-rendere-piu-precise-le-previsioni.html" title="El Niño più forte e più temporali in Europa: i meteorologi sperimentano i droni per rendere più precise le previsioni">El Niño più forte e più temporali in Europa: i meteorologi sperimentano i droni per rendere più precise le previsioni</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/el-nino-piu-forte-e-piu-temporali-in-europa-i-meteorologi-sperimentano-i-droni-per-rendere-piu-precise-le-previsioni.html" title="El Niño più forte e più temporali in Europa: i meteorologi sperimentano i droni per rendere più precise le previsioni"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/con-el-nino-disparado-y-mas-riesgo-de-tormentas-en-europa-los-meteorologos-prueban-drones-para-afinar-sus-previsiones-1793553375131_320.png" alt="El Niño più forte e più temporali in Europa: i meteorologi sperimentano i droni per rendere più precise le previsioni"></a></article></aside><p>Sardegna variabile ventosa da scirocco, libeccio e nubi ma con scarse precipitazioni su Lazio e Toscana, nuvoloso nel resto del centro. Al sud occasione di schiarite anche ampie e temperature perfino tiepide.</p><p><strong>Giovedì 12 dal pomeriggio sera probabile deciso peggioramento </strong>al nord e al centro con piogge spesso diffuse autunnali e insistenti in molte zone del nord e del centro, anche di oltre 100 mm complessivi fra Liguria, alta Toscana, Emilia occidentale,</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796787" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno.html" title="Dalla prossima settimana nuove nevicate sulle Alpi: le perturbazioni atlantiche portano l’inverno">Dalla prossima settimana nuove nevicate sulle Alpi: le perturbazioni atlantiche portano l’inverno</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno.html" title="Dalla prossima settimana nuove nevicate sulle Alpi: le perturbazioni atlantiche portano l’inverno"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno-1793877752291_320.jpg" alt="Dalla prossima settimana nuove nevicate sulle Alpi: le perturbazioni atlantiche portano l’inverno"></a></article></aside><p><strong>Al centro a tratti anche temporali occasionalmente forti</strong>. Al sud solo parte della Campania viene raggiunga dalle piogge, per il resto anche schiarite. Rovesci irregolari in Sardegna.</p><p>Ulteriore rialzo delle temperature, tanto che sulle Alpi lo zero termico sale perfino a 3000 m, al sud caldo, <strong>in Sicilia perfino 26°C giovedì, </strong>localmente oltre. Al nord fra 6-8°C di minima, e 15-16°C di massima, al centro 8-10°C con massime anche 20°C, nel resto del sud verso 24°C.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-avverte-il-fiume-atmosferico-e-confermato-trasporta-umidita-tropicale-piogge-di-oltre-100-mm-in-arrivo.html</guid><dc:creator><![CDATA[Luca Lombroso]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Piogge molto intense in Italia da martedì 10: correnti atlantiche cariche di umidità alimenteranno il maltempo]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/piogge-molto-intense-in-italia-da-martedi-10-correnti-atlantiche-cariche-di-umidita-alimenteranno-il-maltempo.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 09:56:46 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>L'Italia si avvia verso una nuova fase piovosa. Dopo un fine settimana movimentato e una breve pausa domenicale, dalla sera di lunedì le correnti atlantiche favoriranno l'arrivo di nuove perturbazioni. I fenomeni più consistenti sono attesi nei giorni successivi.</p><figure id="first-video" class="video youtube-short"><img src="https://img.youtube.com/vi/LlP5Xs-ciRc/maxresdefault.jpg" alt="youtube video id=LlP5Xs-ciRc" id="LlP5Xs-ciRc"><span class="boton-video-lista-youtube"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M24.194 7.985h.093l.368.002c2.89.014 14.174.124 17.294.967a5.785 5.785 0 0 1 4.067 4.1c.888 3.345.955 10.049.96 11.041v.249c-.005.992-.072 7.696-.96 11.04a5.786 5.786 0 0 1-4.067 4.101c-3.328.9-15.944.964-17.755.97h-.434c-.962-.003-4.974-.023-9.022-.175l-.715-.029c-3.329-.139-6.562-.372-8.018-.766a5.786 5.786 0 0 1-4.067-4.1c-.363-1.366-.589-3.29-.73-5.158l-.039-.558a93.08 93.08 0 0 1-.19-5.081l-.002-.244V24.095l.002-.244c.015-1.557.125-7.657.96-10.796a5.785 5.785 0 0 1 4.066-4.101c1.456-.393 4.69-.627 8.018-.766l.715-.028c3.572-.135 7.115-.166 8.56-.173l.37-.002h.092Zm-4.922 9.382v13.705l12.023-6.852-12.023-6.853Z" fill="#FFF" fill-rule="evenodd"/></svg></span></figure><p>A riportare l'attenzione sulle previsioni non sarà un'irruzione di aria particolarmente fredda, ma la possibilità di più passaggi perturbati ravvicinati la prossima settimana. Il flusso atlantico, più attivo sull'Europa occidentale, potrebbe infatti accompagnare verso il Mediterraneo fronti nuvolosi e piogge, sfruttando anche l'umidità raccolta sopra i nostri mari.</p><p>Il peggioramento non arriverà ovunque nello stesso momento. E proprio questa alternanza tra brevi schiarite e nuove precipitazioni caratterizzerà l'evoluzione dei prossimi giorni.</p><h2>Un weekend ancora instabile, ma domenica il tempo concederà una pausa</h2><p>Prima di guardare alla prossima settimana, bisognerà fare i conti con una perturbazione già in movimento verso il nostro Paese. </p><div class="texto-destacado">Oggi, venerdì 6 novembre, le condizioni meteorologiche risulteranno piuttosto instabili, con piogge e rovesci soprattutto tra Nord-Ovest e regioni tirreniche. <strong>Liguria, Toscana, Lazio e Campania</strong> saranno tra le aree maggiormente esposte, mentre precipitazioni più irregolari potranno raggiungere anche Piemonte, Lombardia e Isole Maggiori.</div><p>Nel corso di sabato il sistema perturbato proseguirà lentamente verso est, portando nuovi rovesci soprattutto tra Emilia-Romagna, regioni centrali adriatiche e parte del Sud. <strong>Alle precipitazioni si accompagnerà una ventilazione sostenuta, con venti di Bora sull'Adriatico e Maestrale sui mari occidentali.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/piogge-molto-intense-in-italia-da-martedi-10-correnti-atlantiche-cariche-di-umidita-alimenteranno-il-maltempo-1793958536991.jpg" data-image="m4pov6dikgwt" alt="Maltempo, piogge." title="Maltempo, piogge."><figcaption>Le perturbazioni attese sull'Italia all'inizio della prossima settimana.</figcaption></figure><p>Per ritrovare condizioni più tranquille bisognerà attendere domenica 8 novembre, quando le schiarite torneranno a guadagnare spazio soprattutto al Nord e su parte del Centro. Qualche pioggia potrebbe ancora interessare il medio Adriatico e le regioni meridionali, ma nel complesso <strong>la giornata rappresenterà una breve parentesi più stabile prima del successivo cambiamento</strong>.</p><h2>L'Atlantico torna protagonista: perché le piogge potrebbero intensificarsi</h2><p>La nuova settimana si aprirà senza particolari scossoni su buona parte del Centro-Sud, dove un temporaneo rinforzo dell'alta pressione garantirà condizioni ancora abbastanza tranquille. Al Nord, invece, il cielo tenderà progressivamente a coprirsi, con i primi piovaschi possibili tra Liguria e alto Tirreno già nel corso di lunedì 9 novembre.</p><p>Sarà il segnale di un cambiamento più ampio. Una saccatura atlantica, in approfondimento verso l'Europa occidentale, potrebbe infatti favorire <strong>l'arrivo di correnti occidentali e sudoccidentali sempre più umide</strong>, capaci di alimentare nuovi sistemi perturbati sul Mediterraneo.</p><p>In situazioni di questo tipo, le regioni affacciate sul Tirreno risultano spesso particolarmente esposte: l'aria umida proveniente dal mare, incontrando i rilievi appenninici, viene costretta a sollevarsi, favorendo la formazione di nubi e precipitazioni.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/piogge-molto-intense-in-italia-da-martedi-10-l-aria-subtropicale-alimentera-il-maltempo-per-giorni-1793953967656.png" data-image="zjgbpwwcej34" alt="La loro distribuzione potrà cambiare nei prossimi aggiornamenti, soprattutto in funzione della traiettoria e della velocità di spostamento delle perturbazioni." title="La loro distribuzione potrà cambiare nei prossimi aggiornamenti, soprattutto in funzione della traiettoria e della velocità di spostamento delle perturbazioni."><figcaption>La loro distribuzione potrà cambiare nei prossimi aggiornamenti, soprattutto in funzione della traiettoria e della velocità di spostamento delle perturbazioni.</figcaption></figure><p>Ed è proprio lungo questo versante che le elaborazioni del modello europeo ECMWF mostrano i segnali più interessanti per martedì 10 novembre. Le piogge potrebbero intensificarsi dalla Liguria alla Toscana, coinvolgendo progressivamente Umbria, Lazio e Campania, oltre alla Sardegna. Anche il Nord e parte delle regioni adriatiche potranno essere interessati dai fenomeni, sebbene con una distribuzione meno uniforme.</p><h2>Piogge anche abbondanti: i quantitativi previsti fino a mercoledì</h2><p>Le mappe delle precipitazioni cumulate iniziano a delineare un quadro da seguire con attenzione. <strong>S</strong><strong>i osservano accumuli di circa 40 mm a Firenze, 30 mm a Roma e 30 mm anche nell'area di Napoli</strong>. Quantitativi significativi emergono anche tra Emilia-Romagna Marche e Umbria.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/piogge-molto-intense-in-italia-da-martedi-10-l-aria-subtropicale-alimentera-il-maltempo-per-giorni-1793953776748.png" data-image="l0mwr0o57c9z" alt="Precipitazioni cumulate entro mercoledì" title="Precipitazioni cumulate entro mercoledì"><figcaption>Precipitazioni cumulate entro mercoledì</figcaption></figure><p>Con il passare delle ore, il grosso delle precipitazioni potrebbe trasferirsi verso le regioni meridionali, mentre al Centro-Nord si aprirebbero nuove pause asciutte. Una tregua che, anche in questo caso, potrebbe non durare molto.</p><h2>Non solo pioggia: temperature miti al Centro-Sud e neve sulle Alpi</h2><p>Il ritorno delle perturbazioni non sarà accompagnato da un raffreddamento generalizzato. Al contrario, le correnti più temperate favoriranno <strong>temperature superiori alle medie stagionali su diverse regioni</strong>, in particolare al Centro-Sud.</p><p>Ben diverso sarà lo scenario sulle Alpi, dove le precipitazioni potranno assumere carattere nevoso soprattutto alle quote medio-alte. Le proiezioni indicano accumuli vicini ai <strong>9 cm nell'area di Livigno</strong> entro mercoledì mattina, con quantitativi generalmente più contenuti su altre zone della catena alpina.</p><p>E lo sguardo dovrà spingersi anche oltre metà settimana. La circolazione atlantica potrebbe infatti mantenersi attiva, favorendo l'arrivo di ulteriori perturbazioni già da giovedì 12 novembre. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795347" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/divinita-atmosferiche-e-mega-siccita-il-complesso-rapporto-dei-maya-con-i-fenomeni-meteorologici-estremi.html" title="Divinità atmosferiche e mega-siccità: il complesso rapporto dei Maya con i fenomeni meteorologici estremi">Divinità atmosferiche e mega-siccità: il complesso rapporto dei Maya con i fenomeni meteorologici estremi</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/divinita-atmosferiche-e-mega-siccita-il-complesso-rapporto-dei-maya-con-i-fenomeni-meteorologici-estremi.html" title="Divinità atmosferiche e mega-siccità: il complesso rapporto dei Maya con i fenomeni meteorologici estremi"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/dioses-atmosfericos-y-sequias-en-la-civilizacion-maya-1792785668318_320.jpg" alt="Divinità atmosferiche e mega-siccità: il complesso rapporto dei Maya con i fenomeni meteorologici estremi"></a></article></aside><p>Se questa tendenza venisse confermata, l'Italia si troverebbe ad affrontare una fase autunnale caratterizzata da piogge ripetute, soprattutto sulle regioni settentrionali e tirreniche.</p><p>Resta ancora da capire dove si concentreranno le precipitazioni più abbondanti e quanto durerà questa fase: dettagli che diventeranno più chiari con i prossimi aggiornamenti dei modelli meteorologici.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/piogge-molto-intense-in-italia-da-martedi-10-correnti-atlantiche-cariche-di-umidita-alimenteranno-il-maltempo.html</guid><dc:creator><![CDATA[Jacopo Bridda]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Dalla prossima settimana nuove nevicate sulle Alpi: le perturbazioni atlantiche portano l’inverno]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 08:02:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>L'ingresso di più perturbazioni atlantiche favorirà il ritorno della neve, fino a bassa quota nel settore occidentale. Ecco le regioni più esposte la prossima settimana.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbtvt6q"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbtvt6q.jpg" id="xbtvt6q"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Dopo i primi assaggi invernali di questi giorni, lo sguardo si sposta già verso la prossima settimana. Dagli ultimi calcoli dei modelli matematici si conferma una riattivazione del flusso atlantico, <strong>con una serie di perturbazioni oceaniche pronte a raggiungere l’Europa occidentale e, di conseguenza, le nostre regioni settentrionali. </strong></p><p>Si tratta di un cambiamento di scenario che potrebbe riportare condizioni tipicamente autunnali-invernali, <strong>con piogge diffuse a quote basse e nevicate, anche intense sui settori alpini occidentali. </strong>Insomma, un tempo più dinamico, tipico del mese di novembre.</p><h2><strong>L’arrivo delle perturbazioni atlantiche</strong></h2><p>Le correnti umide di origine atlantica, trainate da un’ampia area depressionaria in approfondimento sull’oceano, dovrebbero iniziare a interessare il Nord-Ovest italiano a partire dai primi giorni della settimana entrante. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno-1793877647046.jpg" data-image="j88o95xdnqjk" alt="Neve." title="Neve."><figcaption>Le nevicate attese la prossima settimana sull'arco alpino occidentale.</figcaption></figure><p>Su Piemonte e Valle d’Aosta l’effetto combinato dell’aria più fredda in quota e del sollevamento orografico<strong> potrebbe favorire nevicate di una certa consistenza, soprattutto sui versanti più esposti.</strong></p><p>Gli accumuli più generosi sono attesi sulle Alpi occidentali, dove in alcune fasi i fenomeni potrebbero risultare intensi e persistenti, capaci di incrementare in modo significativo il manto nevoso già presente alle quote medio-alte.</p><h2><strong>Le Alpi si preparano a fare il pieno di neve</strong></h2><p>Un elemento particolarmente interessante riguarda la quota neve. A differenza di quanto spesso accade con le perturbazioni più miti di matrice mediterranea<strong>, l’afflusso di aria oceanica più fresca potrebbe consentire ai fiocchi di spingersi fin sotto i 1000 metri, localmente anche verso i 900 metri, tra le valli piemontesi occidentali e la Valle d’Aosta.</strong></p><p>Non si tratterà di un abbassamento costante e uniforme, ma di episodi legati ai momenti di maggiore intensità delle precipitazioni e all’eventuale ingresso di aria più fredda nei bassi strati. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno-1793877688809.jpg" data-image="ksi3g2bmoqqi" alt="Maltempo." title="Maltempo."><figcaption>L'intensa perturbazione atlantica in arrivo all'inizio della prossima settimana sull'Italia.</figcaption></figure><p>In queste condizioni i paesi di fondovalle e le località di media montagna potrebbero ritrovarsi imbiancati, regalando scenari suggestivi e un ulteriore anticipo di clima invernale.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>Sulle Alpi Cozie, Graie e sul settore valdostano le nevicate potrebbero risultare più abbondanti, con possibili apporti consistenti oltre i 1500-1800 metri.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Anche le Alpi Marittime e Liguri potrebbero essere coinvolte, soprattutto nelle fasi iniziali del passaggio perturbato. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno-1793877752291.jpg" data-image="gago1r1044kj" alt="Neve, Alpi." title="Neve, Alpi."><figcaption>In diverse vallate e località delle Alpi occidentali si potrebbero registrare accumuli di neve significativi.</figcaption></figure><p>L’evoluzione resta comunque da monitorare attentamente, perché l’esatta traiettoria delle depressioni atlantiche e la temperatura delle masse d’aria in arrivo potranno influenzare sia l’intensità dei fenomeni sia la quota precisa del limite pioggia-neve.</p><h2><strong>La conferma sul cambio di circolazione</strong></h2><p>Questa nuova fase instabile si inserisce in un contesto in cui l’Atlantico sembra finalmente pronto a riprendersi un ruolo da protagonista dopo settimane dominate da blocchi anticiclonici alle alte latitudini che hanno favorito piogge sul Sud. </p><p>Per gli appassionati di montagna e per chi vive nelle località alpine di Piemonte e Valle d’Aosta, le prossime giornate potrebbero quindi portare non solo pioggia a quote più basse, <strong>ma anche un ulteriore rinforzo del manto nevoso e la visione di fiocchi che scendono fino a quote insolitamente contenute per l’inizio di novembre.</strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796609" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/el-nino-piu-forte-e-piu-temporali-in-europa-i-meteorologi-sperimentano-i-droni-per-rendere-piu-precise-le-previsioni.html" title="El Niño più forte e più temporali in Europa: i meteorologi sperimentano i droni per rendere più precise le previsioni">El Niño più forte e più temporali in Europa: i meteorologi sperimentano i droni per rendere più precise le previsioni</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/el-nino-piu-forte-e-piu-temporali-in-europa-i-meteorologi-sperimentano-i-droni-per-rendere-piu-precise-le-previsioni.html" title="El Niño più forte e più temporali in Europa: i meteorologi sperimentano i droni per rendere più precise le previsioni"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/con-el-nino-disparado-y-mas-riesgo-de-tormentas-en-europa-los-meteorologos-prueban-drones-para-afinar-sus-previsiones-1793553375131_320.png" alt="El Niño più forte e più temporali in Europa: i meteorologi sperimentano i droni per rendere più precise le previsioni"></a></article></aside><p>Le previsioni andranno aggiornate nei prossimi giorni, ma il segnale è chiaro. Le perturbazioni atlantiche sono in avvicinamento e con loro la possibilità di nuove, e forse intense, nevicate sulle Alpi occidentali.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/dalla-prossima-settimana-nuove-nevicate-sulle-alpi-le-perturbazioni-atlantiche-portano-l-inverno.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Dagli atomi alle stelle: come la luce rivela il movimento invisibile degli elettroni]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/dagli-atomi-alle-stelle-come-la-luce-rivela-il-movimento-invisibile-degli-elettroni.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 07:01:00 +0000</pubDate><category>Astronomia</category><description><![CDATA[<p>Utilizzando impulsi ultrabrevi, i ricercatori sono riusciti a osservare le oscillazioni elettroniche in laboratorio e a comprendere meglio l'origine quantistica dei segnali luminosi provenienti dai confini dell'Universo.</p><figure id="first-image"><a href="https://esawebb.org/images/ann2301a/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank"><img src="https://services.meteored.com/img/article/de-los-atomos-a-las-estrellas-asi-revela-la-luz-el-movimiento-invisible-de-los-electrones-1792957875597.png" data-image="yykx7u4no1bg" alt="Ammasso del Trapezio" title="Ammasso del Trapezio"></a><figcaption>Webb riprende la Nebulosa di Orione e l'ammasso del Trapezio, che si estendono per quattro anni luce. Crediti: NASA, ESA, CSA; M. McCaughrean, S. Pearson.</figcaption></figure><p>Non molto tempo fa abbiamo discusso di come distinguere una stella da un pianeta, osservando che la loro luce ci appare come un punto lontano; eppure, si tratta di molto altro. Questa luce, che percorre distanze immense, ci fornisce informazioni fondamentali sul corpo celeste.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Gli astronomi decifrano tali informazioni analizzando lo spettro della luce. Ogni elemento chimico lascia tracce caratteristiche, derivanti da processi quantistici, <strong>quando i suoi elettroni assorbono o emettono fotoni.</strong><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Comprendere queste tracce richiede di andare oltre le linee colorate che appaiono in uno spettro; ciò che conta è come un atomo evolve quando interagisce con la radiazione. Un esperimento recente rende ora possibile indagare questa evoluzione elettronica su scale temporali quasi inimmaginabili.</p><h2>Una fotocamera (quantistica) per osservarle tutte</h2><p>I ricercatori del Max Born Institute di Berlino, in Germania, hanno utilizzato impulsi luminosi della durata di circa 270 attosecondi per studiare atomi ionizzati.</p><p>Un attosecondo corrisponde a <strong>un quintilionesimo di secondo, </strong>una scala temporale talmente ridotta che, al confronto, persino molti fenomeni molecolari appaiono lenti. La procedura si articola in una sequenza di due impulsi:</p><div class="texto-destacado"><strong>Il primo rimuove un elettrone, portando l'atomo in una combinazione di stati quantistici. Il secondo interviene dopo un ritardo controllato e misura le variazioni nell'assorbimento di luce da parte dello ione.</strong></div><p>Entrambi gli impulsi rientrano nell'intervallo dell'ultravioletto estremo e sono generati mediante una tecnica nota come generazione di armoniche elevate. A differenza di altri approcci sperimentali, questo metodo non richiede un intenso impulso a infrarossi per esaminare gli sviluppi successivi, il che rende i risultati più semplici da interpretare.</p><figure><a href="https://science.nasa.gov/asset/webb/protoplanetary-disk-sz-cha-miri-spectrum/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank"><img src="https://services.meteored.com/img/article/de-los-atomos-a-las-estrellas-asi-revela-la-luz-el-movimiento-invisible-de-los-electrones-1792957917036.jpg" data-image="yn10r6u12swd" alt="Gas neon in un disco protoplanetario." title="Gas neon in un disco protoplanetario."></a><figcaption>Spettro reale del disco protoplanetario di SZ Chamaeleontis, che mostra le righe del neon rilevate da Webb e Spitzer. Crediti: NASA/ESA.</figcaption></figure><p>Nello xeno, <strong>i ricercatori hanno osservato un'oscillazione con un periodo di 3,1 femtosecondi.</strong> Analizzando le variazioni nell'assorbimento, sono riusciti a ricostruire i cambiamenti in una distribuzione quantistica associata alla "lacuna" lasciata da un elettrone espulso da un atomo.</p><h3>La danza degli spettri (cosmici)</h3><p>Il team ha ripetuto queste misurazioni utilizzando diversi gas nobili, scoprendo che ognuno di essi possiede un proprio ritmo unico. <strong>Per l'argon sono stati registrati periodi di 23,3 femtosecondi, mentre per il neon il periodo è risultato di 42,9 femtosecondi. </strong>Differenze che riflettono i dislivelli energetici tra gli stati elettronici.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="793200" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/nuove-simulazioni-collegano-le-prime-stelle-dell-universo-a-segnali-ancora-visibili-oggi.html" title="Nuove simulazioni collegano le prime stelle dell'Universo a segnali ancora visibili oggi">Nuove simulazioni collegano le prime stelle dell'Universo a segnali ancora visibili oggi</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/nuove-simulazioni-collegano-le-prime-stelle-dell-universo-a-segnali-ancora-visibili-oggi.html" title="Nuove simulazioni collegano le prime stelle dell'Universo a segnali ancora visibili oggi"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/novas-simulacoes-ligam-as-primeiras-estrelas-do-universo-a-sinais-ainda-visiveis-hoje-1791107881970_320.png" alt="Nuove simulazioni collegano le prime stelle dell'Universo a segnali ancora visibili oggi"></a></article></aside><p>Nel caso del neon, i calcoli hanno rivelato che la distribuzione della lacuna elettronica oscilla tra una forma allungata, simile a un manubrio, e una configurazione ad anello, simile a una ciambella. Non si tratta di un buco fisico, bensì di una descrizione quantistica dell'elettrone assente.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795804" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/riparare-telefoni-ed-elettrodomestici-ora-conviene-cosa-prevede-la-nuova-legge-che-fa-risparmiare-e-protegge-l-ambiente.html" title="Far aggiustare dispositivi elettronici conviene: cosa prevede il Diritto alla Riparazione che protegge anche l'ambiente">Far aggiustare dispositivi elettronici conviene: cosa prevede il Diritto alla Riparazione che protegge anche l'ambiente</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/riparare-telefoni-ed-elettrodomestici-ora-conviene-cosa-prevede-la-nuova-legge-che-fa-risparmiare-e-protegge-l-ambiente.html" title="Far aggiustare dispositivi elettronici conviene: cosa prevede il Diritto alla Riparazione che protegge anche l'ambiente"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/riparare-telefoni-ed-elettrodomestici-ora-conviene-cosa-prevede-la-nuova-legge-che-fa-risparmiare-e-protegge-l-ambiente-1793298856453_320.jpg" alt="Far aggiustare dispositivi elettronici conviene: cosa prevede il Diritto alla Riparazione che protegge anche l'ambiente"></a></article></aside><p>Queste trasformazioni alterano il modo in cui l'atomo assorbe la radiazione: a determinati livelli energetici il segnale si intensifica, mentre ad altri diminuisce. Tale alternanza offre informazioni sullo stato elettronico che un'immagine convenzionale non sarebbe in grado di rivelare.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/de-los-atomos-a-las-estrellas-asi-revela-la-luz-el-movimiento-invisible-de-los-electrones-1792957966544.jpeg" data-image="hoeawirrrbof" alt="Elettroni." title="Elettroni."><figcaption>Variazione nella forma della distribuzione elettrone-lacuna, che passa da una configurazione a manubrio a una ad anello. Crediti: Volkov et al.</figcaption></figure><p>Sebbene l'esperimento non replichi una stella né ne misuri direttamente l'atmosfera, gli spettri stellari dipendono anch'essi da transizioni tra stati elettronici; ciò ci aiuta a comprendere i meccanismi quantistici che rendono possibile l'interpretazione della luce.</p><h3><strong>Dal laboratorio alle stelle</strong></h3><p>Nelle nebulose e nelle regioni di gas ionizzato, le righe spettrali di elementi come il neon e l'argon sono utili per studiare la composizione e le condizioni fisiche della materia. Analizzarle richiede una conoscenza precisa dei livelli energetici degli atomi.</p><figure><a href="https://science.nasa.gov/asset/webb/tarantula-nebula-nirspec-ifu/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank"><img src="https://services.meteored.com/img/article/de-los-atomos-a-las-estrellas-asi-revela-la-luz-el-movimiento-invisible-de-los-electrones-1792958197688.png" data-image="kvo4c7b03iku" alt="Formazione stellare." title="Formazione stellare."></a><figcaption>Spettroscopia che separa i componenti di una nebulosa in idrogeno atomico, idrogeno molecolare e polvere. Crediti: NASA/ESA.</figcaption></figure><p>Le misurazioni su scala di attosecondi aggiungono una dimensione diversa: anziché limitarsi a identificare quali energie un sistema assorbe, consentono di studiare come tale sistema evolva dopo essere stato esposto alla luce. Queste informazioni potrebbero arricchire la ricerca futura sui processi rapidi di ionizzazione e trasferimento di carica.</p><p>È tuttavia importante distinguere tra possibilità e scoperta effettiva. <strong>Questo lavoro è stato condotto utilizzando gas nobili in condizioni di laboratorio controllate; sebbene gli autori propongano di estendere la tecnica a molecole e solidi,</strong> un'applicazione diretta a stelle, nebulose o esopianeti rimane una prospettiva futura.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="794508" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/le-stelle-morte-non-sono-tutte-bianche-gli-astronomi-confermano-che-ce-ne-sono-di-verdi-rosa-gialle-e-viola.html" title="Le stelle morte non sono tutte bianche”: gli astronomi confermano che ce ne sono di verdi, rosa, gialle e viola">Le stelle morte non sono tutte bianche”: gli astronomi confermano che ce ne sono di verdi, rosa, gialle e viola</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/le-stelle-morte-non-sono-tutte-bianche-gli-astronomi-confermano-che-ce-ne-sono-di-verdi-rosa-gialle-e-viola.html" title="Le stelle morte non sono tutte bianche”: gli astronomi confermano che ce ne sono di verdi, rosa, gialle e viola"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/le-stelle-morte-non-sono-tutte-bianche-gli-astronomi-confermano-che-ce-ne-sono-di-verdi-rosa-gialle-e-viola-1792600587713_320.png" alt="Le stelle morte non sono tutte bianche”: gli astronomi confermano che ce ne sono di verdi, rosa, gialle e viola"></a></article></aside><p>Dalla Terra, l'astronomia ricostruisce storie lontane interpretando la luce che riceviamo, mentre in laboratorio la fisica quantistica segue i cambiamenti che avvengono all'interno degli atomi. <strong>Entrambi gli approcci convergono sull'idea che comprendere l'Universo significhi comprenderne la luce.</strong></p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Mikhail%20Volkov%2C%20Evaldas%20Svirplys%2C%20Stefanos%20Carlstr%C3%B6m%2C%20Serguei%20Patchkovskii%2C%20Misha%20Yu.%20Ivanov%2C%20Marc%20J.%20J.%20Vrakking%20%26%20Bernd%20Sch%C3%BCtte" data-year="2026" data-title="Table-top%20all-attosecond%20transient%20absorption%20spectroscopy" data-url="https%3A%2F%2Fwww.nature.com%2Farticles%2Fs41467-026-76019-z">Mikhail Volkov, Evaldas Svirplys, Stefanos Carlström, Serguei Patchkovskii, Misha Yu. Ivanov, Marc J. J. Vrakking & Bernd Schütte. (2026). <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-76019-z" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Table-top all-attosecond transient absorption spectroscopy</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/dagli-atomi-alle-stelle-come-la-luce-rivela-il-movimento-invisibile-degli-elettroni.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[I 4 funghi commestibili che attualmente si possono raccogliere nel bosco]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/i-4-funghi-commestibili-che-attualmente-si-possono-raccogliere-nel-bosco.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 06:00:00 +0000</pubDate><category>Piante</category><description><![CDATA[<p>Nel bosco si trovano ancora funghi commestibili che aspettano solo di essere raccolti e gustati. Ecco quali sono. </p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/4-champignons-comestibles-que-vous-pouvez-actuellement-cueillir-en-foret-automne-plantes-france-cepe-chanterelle-trompette-de-la-mort-1793629615113.jpeg" data-image="369jdnxtvxoh" alt="Funghi." title="Funghi."><figcaption>A novembre, c'è ancora tempo per raccogliere gli ultimi funghi prima dell'arrivo dell'inverno.</figcaption></figure><p>La stagione dei funghi non è ancora finita. A novembre, nei nostri boschi si possono ancora incontrare diverse specie commestibili. <strong>Porcini, trombette dei morti, finferli tubiformi e idni (o "piedi di pecora"). </strong>Questi sono le specie di funghi che si possono trovare in questo periodo.</p><p>La loro presenza dipende tuttavia dalla regione, dall’altitudine e dalle condizioni meteorologiche: il calendario non garantisce mai un buon raccolto. Ma attenzione, perchè alcune varietà di funghi si somigliano, ma possono essere tossiche o addirittura mortali.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/4-champignons-comestibles-que-vous-pouvez-actuellement-cueillir-en-foret-automne-plantes-france-cepe-chanterelle-trompette-de-la-mort-1793629703784.jpeg" data-image="xossg14rbm06" alt="Porcini." title="Porcini."><figcaption>Tra i funghi che si possono ancora raccogliere a novembre: il porcino.</figcaption></figure><p>Se non siete esperti, è meglio far controllare il vostro raccolto da esperti certificati o dai membri di un'associazione micologica prima di consumarlo.</p><h2> Il porcino, una star ancora di stagione </h2><p>Il <strong>porcino (Boletus edulis)</strong> può essere presente anche nel mese di novembre. Si può trovare in diverse zone della Francia, sia in pianura che in montagna.</p><p>Il suo cappello bruno e il gambo robusto gli conferiscono una sagoma familiare a chiunque passeggi nei boschi. Per identificarlo correttamente, non basta osservare l'esemplare in sé, ma occorre considerare anche l'ambiente in cui si trova.</p><h3>La trombetta dei morti, un nome ingannevole…</h3><p>Con un nome del genere, nessuno ha voglia di mangiare questo fungo, eppure, la <strong>trombetta dei morti (Craterellus cornucopioides)</strong> è un fungo commestibile.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/4-champignons-comestibles-que-vous-pouvez-actuellement-cueillir-en-foret-automne-plantes-france-cepe-chanterelle-trompette-de-la-mort-1793629791677.jpeg" data-image="mn0oagkyrqb5" alt="Trombetta dei morti." title="Trombetta dei morti."><figcaption>Nonostante un nome piuttosto inquietante, le trombette dei morti sono funghi commestibili.</figcaption></figure><p>Il suo periodo di raccolta va, in particolare, da settembre a novembre. Trova quindi perfettamente posto nei cesti di fine autunno. Di colore scuro e con una forma a imbuto, si mimetizza facilmente tra le foglie secche.</p><p>Può crescere in gruppi: il ritrovamento di un primo esemplare suggerisce di osservare i dintorni con attenzione, senza però mettere a soqquadro il bosco o rastrellare il terreno.</p><h2>Per una raccolta tardiva: il finferlo tubiforme</h2><p>La <strong>Craterellus tubaeformis</strong> – questo il suo nome scientifico – predilige la tarda stagione. Si tratta di una specie piuttosto tardiva, che si trova sotto le latifoglie e, più frequentemente, sotto le conifere. È caratterizzata da un cappello bruno-giallastro e da un gambo giallo e cavo.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="736399" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/come-essiccare-i-funghi-la-scienza-dietro-al-metodo-corretto.html" title="Come essiccare i funghi: la scienza dietro al metodo corretto">Come essiccare i funghi: la scienza dietro al metodo corretto</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/come-essiccare-i-funghi-la-scienza-dietro-al-metodo-corretto.html" title="Come essiccare i funghi: la scienza dietro al metodo corretto"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/come-essiccare-i-funghi-la-scienza-dietro-al-metodo-corretto-1761586274796_320.jpeg" alt="Come essiccare i funghi: la scienza dietro al metodo corretto"></a></article></aside><p><strong>Sotto il cappello sono presenti delle pieghe.</strong> Questi elementi costituiscono solo dei riferimenti descrittivi: non è raro, infatti, confonderla con dei cortinari tossici. Un motivo in più per esaminare ogni singolo fungo, anche quando crescono vicini.</p><h3>Il classico dell’autunno: l’idno</h3><p>Anche il <strong>fungo porcinello (Hydnum repandum)</strong> si può trovare nel mese di novembre. La sua particolarità si cela sotto il cappello color crema: al posto delle lamelle presenti in molti altri funghi, qui si trovano dei piccoli aculei.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/4-champignons-comestibles-que-vous-pouvez-actuellement-cueillir-en-foret-automne-plantes-france-cepe-chanterelle-trompette-de-la-mort-1793629838314.jpeg" data-image="k2mmkw7f13n4" alt="Funghi." title="Funghi."><figcaption>Un altro habitué delle raccolte tardive: l'idno repando.</figcaption></figure><p>Questa specie cresce, da solo o in gruppi, nelle foreste di latifoglie, <strong>in particolare sotto querce e castagni.</strong> A seconda delle regioni, lo si può sentire chiamare anche «barba di capra» o «lingua di gatto».</p><h2>Prima di passare dal cestino al piatto</h2><p><strong>Raccogliete i funghi interi, gambo compreso, per consentirne l'identificazione.</strong> Separate le diverse specie all'interno del cestino e scartate gli esemplari danneggiati. Un'applicazione o una fotografia non sono sufficienti a confermare che i funghi siano commestibili.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="793584" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/nebbia-umidita-e-orientamento-andare-per-funghi-in-sicurezza-nei-boschi.html" title="Nebbia, umidità e orientamento: andare per funghi in sicurezza nei boschi ">Nebbia, umidità e orientamento: andare per funghi in sicurezza nei boschi </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/tempo-libero/nebbia-umidita-e-orientamento-andare-per-funghi-in-sicurezza-nei-boschi.html" title="Nebbia, umidità e orientamento: andare per funghi in sicurezza nei boschi "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/nebbia-umidita-e-orientamento-andare-per-funghi-in-sicurezza-nei-boschi-1792080408066_320.jpg" alt="Nebbia, umidità e orientamento: andare per funghi in sicurezza nei boschi "></a></article></aside><p>Dopo averne verificato l'identità, conservate il raccolto in frigorifero e consumatelo entro 2 giorni, assicurandovi sempre che sia ben cotto. La cottura non rende commestibile un fungo tossico!</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Mathieu" data-year="27%2F10%2F2026" data-title="Quels%20champignons%20ramasser%20en%20novembre%20%3F" data-url="https%3A%2F%2Fwww.les-champignons.fr%2Fchampignons%2Fquels-champignons-ramasser-en-novembre%2F">Mathieu. (27/10/2026). <a href="https://www.les-champignons.fr/champignons/quels-champignons-ramasser-en-novembre/" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Quels champignons ramasser en novembre ?</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/piante/i-4-funghi-commestibili-che-attualmente-si-possono-raccogliere-nel-bosco.html</guid><dc:creator><![CDATA[Daniele Ingemi]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Tempeste solari e rischi per satelliti e comunicazioni: a Roma una nuova sala INGV per monitorarli]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/meteorologia-spaziale-adesso-anche-l-italia-ha-la-sua-sala-di-monitoraggio.html</link><pubDate>Fri, 06 Nov 2026 05:07:00 +0000</pubDate><category>Astronomia</category><description><![CDATA[<p>L’attività solare può interferire con satelliti, telecomunicazioni e navigazione. Per sorvegliare questi fenomeni, il 27 ottobre l’INGV ha inaugurato a Roma una nuova sala di monitoraggio della meteorologia spaziale, dedicata all’osservazione del Sole, della ionosfera e del campo magnetico terrestre.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/meteorologia-spaziale-adesso-anche-l-italia-ha-la-sua-sala-di-monitoraggio-1793869960664.jpeg" data-image="z91dx9j7fs5l"><figcaption>Una tempesta solare può determinare pesanti problemi nella società attuale, dominata dall'uso di sistemi di telecomunicazioni.</figcaption></figure><p>Il <strong>27 ottobre 2026</strong> l’<strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)</strong> ha inaugurato la nuova <strong>Sala di Monitoraggio Space Weather</strong> presso la sede centrale di Roma.</p><p>La nuova infrastruttura è dedicata alla <strong>sorveglianza in tempo reale dell’attività solare, delle condizioni della ionosfera e del campo magnetico terrestre</strong> e contribuisce a rafforzare le capacità nazionali di osservazione e analisi della meteorologia spaziale, che comprende i fenomeni legati all’attività solare e i loro effetti sull’ambiente circumterrestre.</p><p>Le tempeste solari e le conseguenti perturbazioni ionosferiche e del campo magnetico terrestre possono influire sul funzionamento dei satelliti, delle radiocomunicazioni in banda HF, dei sistemi di navigazione GNSS e di altre infrastrutture tecnologiche essenziali. Si tratta di servizi utilizzati in numerosi settori critici, tra cui l’aviazione, i trasporti, le telecomunicazioni e i servizi di emergenza.</p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg> Le tempeste solari e le conseguenti perturbazioni ionosferiche e del campo magnetico terrestre possono influire sul funzionamento dei satelliti, delle radiocomunicazioni in banda HF, dei sistemi di navigazione GNSS e di altre infrastrutture tecnologiche essenziali. Si tratta di servizi utilizzati in numerosi settori critici, tra cui l’aviazione, i trasporti, le telecomunicazioni e i servizi di emergenza. <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p><strong>La nuova Sala di Monitoraggio Space Weather si aggiunge alle infrastrutture operative dell’INGV</strong>, che comprendono la Sala di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami, la Sala di Monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano e la Sala Operativa dell’Osservatorio Etneo.</p><h2>L'importanza della nuova Sala di Monitoraggio Space Weathera Roma</h2><p>"L’inaugurazione della nuova Sala di Monitoraggio Space Weather rappresenta un passo importante nel rafforzamento dell’osservazione e analisi dei fenomeni legati alla meteorologia spaziale", ha dichiarato <strong>Fabio Florindo</strong>, Presidente dell’INGV, nel comunicato di presentazione dell’iniziativa. </p><p>"Comprendere e monitorare questi fenomeni è fondamentale per valutare i possibili effetti sulle infrastrutture tecnologiche da cui dipendono numerosi servizi essenziali, dalle telecomunicazioni alla navigazione satellitare. Questa nuova infrastruttura valorizza le competenze scientifiche e tecnologiche dell’INGV e consolida il nostro impegno nel mettere la ricerca al servizio della società, anche attraverso la collaborazione con le istituzioni, le agenzie spaziali, l’aviazione civile e i soggetti responsabili della protezione delle infrastrutture tecnologiche critiche".</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="776471" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/una-tempesta-solare-subisce-una-super-espansione-durante-il-suo-tragitto-verso-la-terra-lasciando-perplessi-i-fisici.html" title="Una tempesta solare subisce una 'super espansione' durante il suo tragitto verso la Terra, lasciando perplessi i fisici">Una tempesta solare subisce una "super espansione" durante il suo tragitto verso la Terra, lasciando perplessi i fisici</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/una-tempesta-solare-subisce-una-super-espansione-durante-il-suo-tragitto-verso-la-terra-lasciando-perplessi-i-fisici.html" title="Una tempesta solare subisce una 'super espansione' durante il suo tragitto verso la Terra, lasciando perplessi i fisici"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/una-tormenta-solar-sufre-una-super-expansion-camino-a-la-tierra-y-desconcierta-a-los-fisicos-1782594096644_320.jpeg" alt="Una tempesta solare subisce una 'super espansione' durante il suo tragitto verso la Terra, lasciando perplessi i fisici"></a></article></aside><p>La Sala contribuisce alle attività dell’INGV nell’ambito del servizio di meteorologia spaziale per l’aviazione civile fornito all’<strong>International Civil Aviation Organization (ICAO)</strong> attraverso il <strong>consorzio europeo PECASUS</strong>. L’infrastruttura si inserisce inoltre nelle attività di collaborazione con l’<strong>Agenzia Spaziale Europea (ESA)</strong> nel settore della <strong>Space Situational Awareness</strong>.</p><h2>La giornata dell'inaugurazione: il video dell'evento</h2><p>L'inaugurazione ha visto i saluti istituzionali del Presidente dell’INGV, <strong>Fabio Florindo</strong>, e del Direttore Generale, <strong>Giovanni Torre</strong>, seguiti dagli interventi di <strong>Ilaria Ermolli</strong>, Direttrice dell’Osservatorio Astronomico di Roma dell’INAF; <strong>Tommaso Edoardo Frosini</strong>, Presidente del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA); <strong>Cristina Leone</strong>, Presidente del Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio (CTNA); <strong>Luca Vincenzo Maria Salamone</strong>, Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI); <strong>Alberico Gambino</strong>, Vicepresidente della Commissione per gli affari esteri (AFET) del Parlamento europeo e membro della Commissione per la sicurezza e la difesa (SEDE); e <strong>Antonio Iannone</strong>, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti.</p><figure class="video"><img src="https://img.youtube.com/vi/ED_gU5gYV_I/maxresdefault.jpg" alt="youtube video id=ED_gU5gYV_I" id="ED_gU5gYV_I"><span class="boton-video-lista-youtube"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M24.194 7.985h.093l.368.002c2.89.014 14.174.124 17.294.967a5.785 5.785 0 0 1 4.067 4.1c.888 3.345.955 10.049.96 11.041v.249c-.005.992-.072 7.696-.96 11.04a5.786 5.786 0 0 1-4.067 4.101c-3.328.9-15.944.964-17.755.97h-.434c-.962-.003-4.974-.023-9.022-.175l-.715-.029c-3.329-.139-6.562-.372-8.018-.766a5.786 5.786 0 0 1-4.067-4.1c-.363-1.366-.589-3.29-.73-5.158l-.039-.558a93.08 93.08 0 0 1-.19-5.081l-.002-.244V24.095l.002-.244c.015-1.557.125-7.657.96-10.796a5.785 5.785 0 0 1 4.066-4.101c1.456-.393 4.69-.627 8.018-.766l.715-.028c3.572-.135 7.115-.166 8.56-.173l.37-.002h.092Zm-4.922 9.382v13.705l12.023-6.852-12.023-6.853Z" fill="#FFF" fill-rule="evenodd"/></svg></span></figure><p>La moderazione era affidata a <strong>Maria Fabrizia Buongiorno</strong>, Direttrice del Dipartimento Ambiente dell’INGV. Erano inoltre attesi rappresentanti delle istituzioni, degli enti di ricerca e delle principali organizzazioni e aziende attive nei settori aerospaziale e della meteorologia spaziale. Il programma comprendeva il taglio del nastro e due seminari tematici a cura di referenti scientifici dell’Istituto.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/meteorologia-spaziale-adesso-anche-l-italia-ha-la-sua-sala-di-monitoraggio.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Divinità atmosferiche e mega-siccità: il complesso rapporto dei Maya con i fenomeni meteorologici estremi]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/divinita-atmosferiche-e-mega-siccita-il-complesso-rapporto-dei-maya-con-i-fenomeni-meteorologici-estremi.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 18:00:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>La fine della civiltà maya viene spesso collegata a gravi siccità verificatesi in Mesoamerica tra l'800 e il 950 d.C., che contribuirono al collasso dei Maya e del loro splendore religioso e culturale.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/dioses-atmosfericos-y-sequias-en-la-civilizacion-maya-1792785639127.jpg" data-image="ceyeo72xqk1v" alt="rovine maya" title="rovine maya"><figcaption>Le rovine delle città maya sono testimoni silenziose del loro splendore. Gravi siccità contribuirono al crollo di quella civiltà mesoamericana.</figcaption></figure><p><strong>Da tempo si accumulano prove che collegano il collasso della civiltà maya a una serie di gravi siccità verificatesi in Mesoamerica</strong>, dove i Maya si insediarono tra il 2.000 a.C. (inizio del periodo preclassico) e il 900 d.C. (fine del periodo classico), quando iniziò il loro declino. <strong>Il dibattito scientifico mette a confronto l’idea che le siccità abbiano segnato la fine dei Maya e quella secondo cui sarebbero state soltanto uno dei diversi fattori in gioco. </strong></p><p>Secondo lo storico Peter Frankopan<em>: «…<strong>è possibile che l’aspetto più rilevante non fosse la mancanza di piogge, ma l’aumento delle temperature estive e il suo impatto sul mais</strong>, come hanno dimostrato ricerche moderne. Nella cultura maya questo era importante non solo per le conseguenze sulla disponibilità di cibo, ma anche per il legame simbolico tra la legittimità politica e il mais».</em></p><h2><strong>La macchina atmosferica controllata dagli dei</strong></h2><p><strong>I fenomeni meteorologici facevano parte della visione del mondo della cultura maya</strong>, come testimoniano le sue divinità. Per i Maya, gli dei non si limitavano a controllare la natura, ma erano essi stessi la natura, manifestandosi attraverso i diversi elementi vitali e atmosferici, come la pioggia o il vento. Una delle divinità più venerate era proprio <strong>Chaac, il dio dell’acqua, della pioggia e dei temporali</strong>. È facile immaginare che, quando sopraggiungeva la siccità, si moltiplicassero le offerte, le preghiere e i sacrifici umani affinché Chaac portasse l’acqua.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/dioses-atmosfericos-y-sequias-en-la-civilizacion-maya-1792785668318.jpg" data-image="3fi2odwi6050" alt="Tempio maya dedicato a Chaac" title="Tempio maya dedicato a Chaac"><figcaption>Maschere del dio maya Chaac scolpite nella pietra in uno dei palazzi del complesso archeologico di Xlapak, nello Yucatán, in Messico.</figcaption></figure><p>Non possiamo dimenticare neppure Kukulkán, dio del vento e anche dell’acqua, raffigurato come un serpente piumato e ampiamente rappresentato nei templi e negli edifici delle città maya disseminate nella penisola dello Yucatán, come Chichén Itzá o Uxmal. <strong>Kukulkán è una delle divinità più importanti della Mesoamerica</strong>, perché al ruolo di dio delle tempeste affianca quello di uno degli dei creatori del mondo e dell’umanità, secondo quanto racconta il Popol-Vuh (libro sacro dei Maya).</p><p>Ma <strong>il nome di una divinità maya che ci suona più familiare è Hurakán</strong> (<em>hun-r-akan</em>) che, secondo il Popol-Vuh, significa “cuore del cielo” ed è rappresentato come una divinità con una sola gamba [<em>hun</em> (uno) e <em>akan</em> (gamba)]. Secondo la mitologia maya, emerse proprio dal cuore del cielo per governare il tuono, i fulmini, i venti e le tempeste. <strong>I conquistatori spagnoli adottarono questa parola dalla lingua taina quando arrivarono in quelle terre</strong>: divenne “huracán”, il termine spagnolo con cui viene comunemente indicato l’uragano, un ciclone tropicale.</p><h2><strong>Le grandi siccità come fattori scatenanti del collasso</strong></h2><p>Torniamo alle siccità che colpirono duramente la civiltà maya. Ancora una volta Peter Frankopan, nel suo libro “La Tierra transformada” (Crítica, 2024), ci aiuta a comprendere la questione: <em>«<strong>Le precipitazioni medie diminuirono di circa il 50% e, in alcuni casi, fino al 70%</strong>, probabilmente a causa di cambiamenti nell’attività solare, di eruzioni vulcaniche o di una combinazione di entrambi i fattori. Questo aggravò i problemi causati dalla rapida deforestazione (…) L’abbattimento degli alberi accentuò le condizioni di siccità, perché dai terreni disboscati evapora meno acqua, con ripercussioni negative sulla formazione delle nubi e sulle precipitazioni</em>».</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/dioses-atmosfericos-y-sequias-en-la-civilizacion-maya-1792785703603.jpg" data-image="4bwjzj6bgrqe" alt="El Castillo di Chichén Itzá" title="El Castillo di Chichén Itzá"><figcaption>L’imponente piramide di El Castillo nel complesso archeologico maya di Chichén Itzá, nello Yucatán, in Messico.</figcaption></figure><p>Uno studio pubblicato nel 2012 sulla rivista <em>Science</em>, firmato dai ricercatori Martín Medina-Elizalde ed Eelco J. Rohling, ha dimostrato che nel periodo compreso <strong>tra gli anni 800 e 950</strong>, durante il quale la civiltà maya del periodo classico fiorì e collassò, <strong>le precipitazioni annuali diminuirono tra il 25 e il 40%</strong>: un calo abbastanza significativo da far prevalere l’evaporazione sulle precipitazioni nel bilancio idrico, riducendo rapidamente la disponibilità di acqua dolce.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="492322" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/antico-mistero-del-calendario-maya-e-stato-risolto.html" title="L'antico mistero del calendario Maya è stato risolto">L'antico mistero del calendario Maya è stato risolto</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/antico-mistero-del-calendario-maya-e-stato-risolto.html" title="L'antico mistero del calendario Maya è stato risolto"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/the-ancient-mystery-of-mayan-calendar-solved-history-culture-1682693760661_320.jpeg" alt="L'antico mistero del calendario Maya è stato risolto"></a></article></aside><p>Chaac cominciò a deludere i Maya, ma la siccità non ne decretò la fine in un colpo solo. Secondo Frankopan: <em>«<strong>A collassare non fu il mondo maya nel suo insieme, ma la struttura che lo sosteneva</strong>: l’intreccio di reti che collegava le diverse località, facilitava lo scambio di beni e idee e forniva il terreno per le alleanze, le rivalità e la competizione tra i sovrani. In un contesto di siccità, raccolti insufficienti e fallimento dei meccanismi di controllo, per i governanti divenne impossibile soddisfare le aspettative e mantenere la propria autorità»</em>.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/divinita-atmosferiche-e-mega-siccita-il-complesso-rapporto-dei-maya-con-i-fenomeni-meteorologici-estremi.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Una stella morta circondata da detriti planetari: il doppio disco che prefigura il futuro del Sistema Solare]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/una-stella-morta-circondata-da-detriti-planetari-il-doppio-disco-che-prefigura-il-futuro-del-sistema-solar.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 16:35:00 +0000</pubDate><category>Astronomia</category><description><![CDATA[<p>Il telescopio VLT ha individuato due anelli di gas attorno a una nana bianca. La loro struttura suggerisce la presenza di due corpi planetari superstiti e offre nuovi indizi sul futuro del nostro Sistema Solare.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/una-stella-morta-due-anelli-e-due-sopravvissuti-ecco-come-potrebbe-finire-il-sistema-solare-1793864250969.png" data-image="jzml3kv81ikw" alt="Nana bianca" title="Nana bianca"><figcaption>Rappresentazione artistica del disco di detriti attorno alla nana bianca J1328−1450. Il gas appare sotto forma di scie luminose, generate quando corpi planetari entrano in collisione con la polvere. Credit: ESO/L. Calçada</figcaption></figure><p><strong>Che cosa rimane di un sistema planetario quando la sua stella muore?</strong> Una recente scoperta, effettuata grazie al Very Large Telescope (VLT) dell'ESO, fornisce nuovi e sorprendenti indizi. <strong>Attorno ad una nana bianca sono stati identificati due distinti anelli di detriti</strong>, probabilmente mantenuti da altrettanti corpi planetari sopravvissuti. È uno <strong>scenario che, tra miliardi di anni, potrebbe riguardare anche il nostro Sistema Solare.</strong></p><h2>Una nana bianca nel futuro del nostro Sole</h2><p><strong>Le nane bianche</strong> rappresentano lo stadio finale dell’evoluzione stellare. Per questo motivo, in analogia al ciclo della vita, <strong>vengono definite stelle “morte”</strong>. Sono corpi estremamente compatti, in cui una massa simile a quella del Sole è concentrata in un volume piccolo simile a quello della Terra, da cui l’appellativo “nane”. Inizialmente sono caldissime (diverse decine di migliaia di gradi), per cui splendono di luce tendente al bianco/azzurro, ma poi nel corso del tempo si vanno raffreddando, non avendo più nessuna fonte propria di energia. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Nelle nane bianche una massa simile a quella del Sole è concentrata in un volume piccolo simile a quello della Terra.<br><svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Ma <strong>non tutte le stelle diventano nane bianche</strong>. <strong>Questo è il destino finale riservato alle stelle con massa simile a quella del Sole.</strong> </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="780925" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/la-terra-sopravvivera-al-sole-morente-la-scienza-riscrive-l-ultimo-giorno-del-nostro-pianeta.html" title="La Terra sopravviverà al Sole morente? La scienza riscrive l’ultimo giorno del nostro pianeta">La Terra sopravviverà al Sole morente? La scienza riscrive l’ultimo giorno del nostro pianeta</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/la-terra-sopravvivera-al-sole-morente-la-scienza-riscrive-l-ultimo-giorno-del-nostro-pianeta.html" title="La Terra sopravviverà al Sole morente? La scienza riscrive l’ultimo giorno del nostro pianeta"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/la-terra-sopravvivera-al-sole-morente-la-scienza-riscrive-l-ultimo-giorno-del-nostro-pianeta-1785253730206_320.png" alt="La Terra sopravviverà al Sole morente? La scienza riscrive l’ultimo giorno del nostro pianeta"></a></article></aside><p>Stelle molto più massicce del Sole diventeranno stelle di neutroni o buchi neri. Il fatto che il nostro Sole diventerà nana bianca tra miliardi di anni rende questi oggetti particolarmente interessanti.</p><div class="texto-destacado">La fase evolutiva finale di nana bianca è preceduta da una fase di gigante rossa e poi, esaurito il combustibile nucleare, dall’espulsione degli strati esterni e dal collasso del nucleo. Gli strati espulsi formano una serie di gusci in espansione quasi concentrici, noti come nebulose planetarie; questo nome deriva dal fatto che, osservati anche con piccoli cannocchiali, apparivano come dischi dai contorni sfumati e non come punti luminosi, venendo così scambiati inizialmente per piccoli pianeti.</div><p>Il Sole diventerà una nana bianca, ma che ne sarà del nostro sistema planetario, e della Terra in particolare?</p><h2>E il futuro della Terra?</h2><p>Su questo argomento sono stati fatti progressi. <strong>Negli studi passati la Terra veniva data per spacciata, incapace di sopravvivere alla fase di gigante rossa.</strong> Diversamente, <strong>studi e simulazioni più recenti danno come possibile la sopravvivenza del pianeta</strong>, ma sicuramente non della sua biosfera, la cui fine avverrà molto prima della fine del Sole.</p><div class="texto-destacado">Sembra che il destino della Terra sarà il risultato della competizione tra due meccanismi opposti, uno di attrazione della Terra verso il Sole per effetti mareali, l’altro di allontanamento grazie all’abbondante perdita di massa del Sole.</div><p>La previsione teorica che del sistema planetario possa rimanere un residuo è supportata dall'osservazioni di almeno <strong>21 nane bianche</strong>. Attorno a queste sono stati osservati anelli di gas e detriti, ritenuti essere residui di precedenti sistemi planetari.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/una-stella-morta-due-anelli-e-due-sopravvissuti-ecco-come-potrebbe-finire-il-sistema-solare-1793864624690.jpeg" data-image="r8e9ce9j7mls" alt="nana bianca" title="nana bianca"><figcaption>Rappresentazione di una nana bianca al centro della propria nebulosa planetaria costituita dagli strati esterni della gigante rossa espulsi ed in espansione.</figcaption></figure><p><strong>Essi, con il loro moto orbitale, imprimono una traccia inconfondibile nello spettro stellare. </strong>Ma anche la composizione chimica dell'atmosfera di queste nane bianche, ricca di elementi quali calcio, ossigeno, magnesio e ferro, svela un possibile arricchimento con materiale di origine planetaria. </p><h2>La nana bianca WD J1328−1450 unica nel suo genere</h2><p>Recentemente, una nana bianca, <strong>la WD J1328−1450</strong>, distante circa 1.600 anni luce dalla Terra, <strong>ha ricevuto gli onori della cronaca. </strong></p><p>La sua natura di nana bianca è stata svelata dal telescopio Gaia, mentre la presenza di un disco di detriti in orbita attorno ad essa è stata svelata dalla presenza di emissione termica infrarossa.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="730919" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/un-pianeta-extrasolare-simile-a-plutone-viene-divorato-da-una-nana-bianca-stto-gli-occhi-di-hubble.html" title="Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca">Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/un-pianeta-extrasolare-simile-a-plutone-viene-divorato-da-una-nana-bianca-stto-gli-occhi-di-hubble.html" title="Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/un-pianeta-extrasolare-simile-a-plutone-viene-divorato-da-una-nana-bianca-stto-gli-occhi-di-hubble-1758635872420_320.png" alt="Spazio, è accaduto sotto gli occhi di Hubble: un pianeta extrasolare simile a Plutone viene divorato da una nana bianca"></a></article></aside><p>Un gruppo di ricercatori guidato da Nicola Pietro Gentile Fusillo, dell'<a href="https://portale.units.it/it">Università di Trieste </a>e dell'<a href="https://www.inaf.it/it">INAF</a>, ha analizzato la luce proveniente dalla nana bianca, utilizzando lo spettrografo X-shooter installato sul VLT dell'ESO in Cile.</p><p>Con loro sorpresa <strong>hanno trovato evidenza non di uno, ma addirittura di due anelli di gas e detriti in rotazione attorno alla stella.</strong></p><p>Il primo anello si estende tra circa 100.000 e 240.000 chilometri dalla stella, mentre il secondo occupa una regione compresa tra circa 375.000 e 1,34 milioni di chilometri, entrambi in rotazione con velocità diverse attorno alla stella. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>La nana bianca <strong>WD J1328−1450</strong> possiede due anelli distinti di gas e probabilmente due planetesimi al loro interno, possibili residui di un precedente sistema planetario.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Nuove osservazioni, a distanza di due anni dalle precedenti, mostrano che <strong>sebbene siano strutture di gas sono estremamente stabili. </strong></p><figure><blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">Prometheus and Pandora, Shaping the Drapes This movie sequence from Cassini shows dark drapes in the inner strands of Saturn's F ring caused by the gravitational influence of the shepherd moon Prometheus (102 kilometers, or 63 miles across). NASA/JPL/Space Science Institute https://t.co/Tm9k8IWjd1</p>— p.s (@p_a_e_s) <a href="https://x.com/p_a_e_s/status/2101989183879364996?ref_src=twsrc%5Etfw">September 21, 2026</a></blockquote></figure><p><strong>Gli astronomi ipotizzano che due planetesimi</strong> ne garantiscano la stabilità dinamica e, in qualche modo, il rifornimento di gas. Questi, <strong>come i “pastori” degli anelli di Saturno (vedi animazione sopra), mantengono il gas confinato lungo la loro orbita.</strong></p><p>Questi planetesimi, di fatto ancora non osservati, potrebbero avere dimensioni di <strong>un asteroide il più interno</strong>, e <strong>paragonabile alle dimensioni di Plutone il più esterno</strong>, possibilmente sopravvissuti alla fase di gigante rossa.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="792494" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/riaperto-e-risolto-un-cold-case-lungo-25-anni-le-impronte-erano-di-pianeta-di-seconda-generazione.html" title="Spazio, riaperto e risolto un 'cold case' lungo 25 anni: le impronte erano di pianeta di 'seconda generazione' ">Spazio, riaperto e risolto un "cold case" lungo 25 anni: le impronte erano di pianeta di "seconda generazione" </a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/riaperto-e-risolto-un-cold-case-lungo-25-anni-le-impronte-erano-di-pianeta-di-seconda-generazione.html" title="Spazio, riaperto e risolto un 'cold case' lungo 25 anni: le impronte erano di pianeta di 'seconda generazione' "><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/riaperto-e-risolto-un-cold-case-lungo-25-anni-le-impronte-erano-di-pianeta-di-seconda-generazione-1791479277320_320.jpg" alt="Spazio, riaperto e risolto un 'cold case' lungo 25 anni: le impronte erano di pianeta di 'seconda generazione' "></a></article></aside><p>Diversa è anche la composizione chimica di questi anelli, che suggerisce possano essersi originati dalla distruzione di corpi diversi o originatisi da parti chimicamente differenziate di uno stesso corpo.</p><p><strong>Ciò che rende interessante questa nana bianca è la possibilità che oggi rappresenti un possibile scenario del nostro futuro Sistema Solare. </strong></p><p>Un aspetto curioso che emerge da questa scoperta è che il disco di gas, polveri e detriti generalmente osservato durante la formazione dei giovani sistemi planetari, ritorna ad essere di nuovo presente alla fine della vita dello stesso. </p><p>Per parafrasare una nota frase…disco di detriti eri e disco di detriti ritornerai.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimento della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Gentile%20Fusillo%2C%20N.%20P.%20et%20al." data-year="2026" data-title="A%20double%20debris%20disc%20around%20a%20white%20dwarf%20sculpted%20by%20two%20planetary%20bodies." data-url="https%3A%2F%2Fwww.nature.com%2Farticles%2Fs41550-026-03004-3">Gentile Fusillo, N. P. et al.. (2026). <a href="https://www.nature.com/articles/s41550-026-03004-3" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">A double debris disc around a white dwarf sculpted by two planetary bodies.</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/astronomia/una-stella-morta-circondata-da-detriti-planetari-il-doppio-disco-che-prefigura-il-futuro-del-sistema-solar.html</guid><dc:creator><![CDATA[Sergio Messina]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Più terremoti a ottobre in Italia per gli eventi nel Tirreno: "tra Eolie e Ustica il nuovo confine tra Africa e Eurasia"]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/terremoti-nel-tirreno-meridionale-tra-eolie-e-ustica-il-nuovo-confine-tra-africa-ed-eurasia.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 15:13:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>C'è stato un incremento nel numero di terremoti in Italia ad ottobre per gli eventi registrati nel Tirreno meridionale. Secondo quanto riportato in uno studio scientifico, questi eventi sismici sono legati al fatto che tra Eolie e Ustica sta nascendo il nuovo confine tra Africa ed Eurasia.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/terremoti-nel-tirreno-meridionale-tra-eolie-e-ustica-il-nuovo-confine-tra-africa-ed-eurasia-1793870362107.png" data-image="8g9hy9tnf2d9"><figcaption>Terremoti nel Tirreno meridionale: ad ottobre se ne sono registrati molti, nell'area delle Eolie, avvertiti distintamente nel nord della Sicilia.</figcaption></figure><p>L'INGV, l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha appena pubblicato il bilancio della sismicità nel mese di ottobre 2026 in Italia. <strong>Sono stati 1619 gli eventi registrati</strong> dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale dall’<strong>1 al 31 ottobre </strong><strong>2026</strong>, un numero in deciso aumento rispetto al mese di settembre ma anche ai mesi precedenti, con una media che sale ad oltre <strong>52 terremoti al giorno</strong>. </p><p>Dei 1619 eventi registrati, ben <strong>379 </strong>terremoti hanno avuto una magnitudo pari o superiore a<strong> 2.0</strong> e <strong>5</strong><strong>4 </strong>eventi di magnitudo pari o superiore a<strong> 3.0. </strong>Entrambi questi valori sono di gran lunga superiori a quelli degli scorsi mesi.</p><p>Il motivo per cui c'è stato questo incremento nel numero di terremoti in questo mese di ottobre <strong>è direttamente collegato alla</strong> <strong>sequenza sismica nel Mar Tirreno meridionale</strong> che ha fatto registrare oltre <strong>260 eventi, tutti</strong> localizzati nelle vicinanze delle <strong>Isole Eolie</strong>, a nord-ovest di Alicudi e Filicudi, fa sapere l'INGV. </p><div class="texto-destacado">Di questi eventi il più forte si è verificato il <strong>23 ottobre alle ore 12:19 di magnitudo Mw 5.5 (ML 5.0),</strong> fortemente risentito nell’arcipelago delle Isole Eolie e lungo la costa della Sicilia settentrionale. In queste aree è stato raggiunto il V grado nella scala Mercalli, che corrisponde a un terremoto "abbastanza forte", percepito da quasi tutto le persone e con apprensione da chi si trova in edifici, specie se ai piani alti o in aree soggette ad amplificazione delle onde sismiche.</div><p> A seguito di questo forte evento, il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV ha diramato una allerta tsunami nel Mediterraneo che è stata poi cancellata qualche ora dopo.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="795190" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale.html" title="Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?">Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale.html" title="Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/terremoto-e-allerta-tsunami-cos-e-successo-il-23-ottobre-nel-tirreno-meridionale-1793009439298_320.png" alt="Terremoto e allerta tsunami, cos'è successo il 23 ottobre nel Tirreno meridionale?"></a></article></aside><p>In questo articolo andremo a vedere cosa sta accadendo nel Tirreno meridionale, quali spiegazioni geologiche ci sono dietro questi terremoti.</p><h2>Terremoti nel Tirreno meridionale: tra Eolie e Ustica il nuovo confine tra Africa ed Eurasia</h2><p>Il terremoto di magnitudo Mw 5,5 avvenuto il 23 ottobre alle 12:19 nel Tirreno meridionale, a nord-ovest delle Isole Eolie,<strong> si colloca nella fascia tettonica compresa tra l’arcipelago e l’isola di Ustica</strong> che - secondo uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista <em>Earth and Planetary Science Letters</em> - rappresenta un tratto di un <strong>nuovo limite di placca in formazione tra Africa ed Eurasia</strong>. </p><p>Le due placche continuano ad avvicinarsi - informa il CNR in una nota - comprimendo e deformando le rocce lungo il Mediterraneo. Il sistema di convergenza più antico, che aveva contribuito alla costruzione delle catene montuose nell’interno della Sicilia, ha progressivamente rallentato la propria attività. <strong>La spinta tra Africa ed Eurasia, però, non si è arrestata e parte della deformazione si è trasferita verso nord, lungo il Tirreno meridionale</strong>, attivando un diverso sistema di faglie. </p><p><strong>Lungo questa fascia si verificano numerosi terremoti.</strong> Le rocce accumulano lentamente deformazione sotto l’azione delle spinte tettoniche, per liberarne una parte attraverso movimenti improvvisi sulle faglie. </p><div class="texto-destacado">I terremoti di ottobre 2026 si inseriscono in questo quadro, anche se l’identificazione della faglia responsabile richiederà analisi sismologiche specifiche. Il nuovo confine non è una frattura unica e continua, ma una fascia articolata di strutture tettoniche. </div><p>Dallo Stretto di Messina e dal Tirreno meridionale, il tracciato prosegue attraverso il Mediterraneo centro-occidentale, interessando il margine algerino, marocchino e di Alboran, fino allo Stretto di Gibilterra. Anche questi territori sono sede di forti terremoti legati all’interazione tra Africa ed Eurasia.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="790373" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/26-settembre-ventinove-anni-di-terremoti-in-appennino-la-terra-che-si-stira.html" title="26 settembre, quasi 30 anni di terremoti in Italia centrale: 1997, 2009, 2016, 'l'Appennino si stira'">26 settembre, quasi 30 anni di terremoti in Italia centrale: 1997, 2009, 2016, "l'Appennino si stira"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/26-settembre-ventinove-anni-di-terremoti-in-appennino-la-terra-che-si-stira.html" title="26 settembre, quasi 30 anni di terremoti in Italia centrale: 1997, 2009, 2016, 'l'Appennino si stira'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/26-settembre-ventinove-anni-di-terremoti-in-appennino-la-terra-che-si-stira-1790328441954_320.jpeg" alt="26 settembre, quasi 30 anni di terremoti in Italia centrale: 1997, 2009, 2016, 'l'Appennino si stira'"></a></article></aside><p>A ricostruire questo assetto è stato un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, oggi afferenti all’Istituto di Geoscienze (CNR-GEO), delle Università di Messina e Palermo. Uno studio, firmato da Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti e Cristina Totaro, ha integrato la distribuzione e le caratteristiche dei terremoti con le misure satellitari GPS/GNSS, capaci di rilevare spostamenti del suolo di pochi millimetri all’anno. </p><p>L’analisi congiunta di questi dati ha permesso di delineare il limite incipiente e ricostruire come viene distribuita la deformazione tra le due placche.</p><h2>Un Mediterraneo ancora in evoluzione</h2><p><strong>Il terremoto del 23 ottobre insieme al relativo sciame richiama dunque l’attenzione su un Mediterraneo ancora in evoluzione</strong>. Comprendere dove si concentra la deformazione aiuta a interpretare la sismicità e a migliorare le valutazioni della pericolosità sismica. Questo non consente di prevedere quando avverrà il prossimo terremoto, né implica che le strutture più antiche all’interno della Sicilia siano prive di attività.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Riferimenti della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="Andrea%20Billi%2C%20Marco%20Cuffaro%2C%20Barbara%20Orecchio%2C%20Mimmo%20Palano%2C%20Debora%20Presti%2C%20Cristina%20Totaro." data-year="2023" data-title="Retracing%20the%20Africa%E2%80%93Eurasia%20nascent%20convergent%20boundary%20in%20the%20western%20Mediterranean%20based%20on%20earthquake%20and%20GNSS%20data%2C%20Earth%20and%20Planetary%20Science%20Letters%2C%20Volume%20601%2C%202023%2C%20117906%2C%20ISSN%200012-821X." data-url="https%3A%2F%2Fdoi.org%2F10.1016%2Fj.epsl.2022.117906">Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti, Cristina Totaro.. (2023). <a href="https://doi.org/10.1016/j.epsl.2022.117906" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Retracing the Africa–Eurasia nascent convergent boundary in the western Mediterranean based on earthquake and GNSS data, Earth and Planetary Science Letters, Volume 601, 2023, 117906, ISSN 0012-821X.</a>.</cite><br><cite data-author="INGV" data-year="OTTOBRE%202026" data-title="Le%20mappe%20mensili%20della%20sismicit%C3%A0%2C%20ottobre%202026" data-url="https%3A%2F%2Fingvterremoti.com%2F2026%2F11%2F02%2Fle-mappe-mensili-della-sismicita-ottobre-2026%2F">INGV. (OTTOBRE 2026). <a href="https://ingvterremoti.com/2026/11/02/le-mappe-mensili-della-sismicita-ottobre-2026/" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Le mappe mensili della sismicità, ottobre 2026</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/terremoti-nel-tirreno-meridionale-tra-eolie-e-ustica-il-nuovo-confine-tra-africa-ed-eurasia.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Dai Caraibi fino all'Italia: martedì 10 novembre arriva una massa d'aria mite e carica di umidità]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/fiume-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 13:05:11 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Un imponente fiume atmosferico in arrivo dall'Atlantico tropicale punta verso l'Europa occidentale e l'Italia. Potrebbero arrivare delle piogge intense, specie sui rilievi esposti, con differenze tra i modelli GFS e ECMWF e temperature eccezionalmente miti, ecco cosa ci attende la prossima settimana.</p><figure id="first-video" class="video-dailymotion"><div id="player-xbtvlkm"><img src="https://services.meteored.com/img/video/preview/dailymotion-xbtvlkm.jpg" id="xbtvlkm"><span class="boton-video"><svg width="48" height="48" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 48 48"><circle cx="24" cy="24" r="24" style="fill:#fff"/><path d="m20.5 15.2 10.8 7.2c1.1.7 1.2 2.2.2 3l-11 7.3c-1.2.7-2.7-.2-2.7-1.6V16.8c0-1.4 1.5-2.3 2.7-1.6z" style="fill-rule:evenodd;clip-rule:evenodd;fill:#0074ad"/></svg></span></div></figure><p>Dopo una prima fase di novembre caratterizzata da alcuni sbalzi termici prodotti da impulsi freddi settentrionali, con maltempo soprattutto sui mari occidentali italiani, sul medio e basso Adriatico e al Meridione, <strong>l'attuale breve pausa sarà presto seguita da un nuovo peggioramento</strong>. Una perturbazione mediterranea tra domani, venerdì 6 novembre, e dopodomani, sabato 7 novembre, <strong>l'autunno dovrebbe tornare a mostrare un volto caratteristico,</strong> con arrivo delle perturbazioni atlantiche, <strong>nel corso della prossima settimana</strong>.</p><p>Infatti, dall'Oceano Atlantico stanno prendendo forma<strong> imponenti strutture atmosferiche </strong><strong>con flussi di aria di estrazione tropicale</strong>, risalita dall'Atlantico fin dall'area caraibica verso le coste portoghesi. </p><p>Queste grandi strutture nuvolose, chiamate<strong> fiumi atmosferici</strong>, fungono da veri e propri nastri trasportatori di enormi quantità di vapore acqueo che, dalle latitudini tropicali e subtropicali, trascinano il loro carico fin sull'Europa occidentale, dando vita a delle intense<strong> correnti zonali occidentali</strong>, pronte a ripristinare <strong>un autunno decisamente più dinamico e perturbato. </strong></p><h2>La configurazione oceanica e la genesi del flusso umido</h2><p>Osservando le dinamiche su larga scala, è possibile notare che la genesi di questi fiumi atmosferici è promossa da <strong>imponenti strutture di bassa pressione </strong>che si approfondiscono <strong>tra l'Atlantico settentrionale e settori occidentali del continente europeo. </strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/come-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia-1793881202532.jpg" data-image="acbd1ukge6pm"><figcaption>La mappa dei venti, alla quota di 300 hPa, ci permette di vedere il flusso occidentale nel quale scorrerà il fiume atmosferico della prossima settimana. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>Con questa configurazione, <strong>l'aria molto umida e carica di umidità può intraprendere un lunghissimo viaggio da sud-ovest verso nord-est</strong>, fino ad arrivare a confluire alle medie latitudini con l'aria più fredda in discesa da nord. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg><strong>Il contrasto termico e il carico di umidità</strong> sono all'origine di quello che, secondo le analisi modellistiche delle ultime ore, potrebbe portare a <strong>un forte peggioramento di stampo autunnale</strong> anche sull'area mediterranea e quindi sull'Italia. <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>La caratteristica di questi flussi umidi e caldi, provenienti dalle latitudini tropicali o subtropicali, è quella di avere un carico di energia tale da dare vita a perturbazioni particolarmente intense e piuttosto longeve. </p><h2>La fase di picco e l'impatto atteso sull'Italia</h2><p>Entrando nel dettaglio della previsione <strong>per la prossima settimana</strong>, con le dovute cautele dovute alla distanza temporale, si può evincere che,<strong> tra lunedì 9 e mercoledì 11</strong>, il flusso atlantico farà il suo ingresso ufficiale nel Mar Mediterraneo. L'alta pressione inizierà a cedere sotto la spinta delle correnti atlantiche. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796773" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/possibile-effetto-fujiwhara-tra-sabato-e-domenica-a-seguire-forti-piogge-in-portogallo.html" title="Possibile effetto Fujiwhara tra sabato e domenica sull'Atlantico: a seguire, forti piogge in Portogallo e Spagna">Possibile effetto Fujiwhara tra sabato e domenica sull'Atlantico: a seguire, forti piogge in Portogallo e Spagna</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/possibile-effetto-fujiwhara-tra-sabato-e-domenica-a-seguire-forti-piogge-in-portogallo.html" title="Possibile effetto Fujiwhara tra sabato e domenica sull'Atlantico: a seguire, forti piogge in Portogallo e Spagna"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/possivel-efeito-fujiwhara-entre-sabado-e-domingo-atentos-a-uma-depressao-complexa-que-podera-deixar-chuva-em-portugal-1793796836053_320.jpg" alt="Possibile effetto Fujiwhara tra sabato e domenica sull'Atlantico: a seguire, forti piogge in Portogallo e Spagna"></a></article></aside><p>Questo cambiamento si tradurrà inizialmente in<strong> un aumento della nuvolosità e nelle prime piogge sparse,</strong> che interesseranno soprattutto<strong> i settori occidentali, la Sardegna e le regioni tirreniche, come Toscana e Liguria, ma anche Alpi e Prealpi, nonché le pianure pedemontane settentrionali.</strong></p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/fiume-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia-1793882055625.jpg" data-image="dcd756xdxsqo"><figcaption>La mappa, delle prime ore di mercoledì 11, ci mostra una prima perturbazione in atto sulla penisola italiana, che sarà seguita da un ulteriore peggioramento nei giorni successivi. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>Tuttavia, occorre evidenziare che le mappe del modello europeo <strong>ECMWF</strong> ricalcolano una traiettoria leggermente diversa, posticipando la fase clou con le <strong>precipitazioni più intense intorno a giovedì 12 e venerdì 13 novembre</strong>, un aspetto su cui torneremo nel prossimo paragrafo analizzando le divergenze previsionali.</p><p>Gli scenari proposti indicano, comunque, una intensa ondata di maltempo, tuttavia gli effetti sulla nostra penisola non saranno uniformi e contemporanei.</p><div class="texto-destacado">Le precipitazioni più intense si verificheranno sui versanti maggiormente esposti a queste correnti umide, dove l'orografia, con i rilievi montuosi, promuoverà il sollevamento della massa d'aria e quindi incentivando la condensazione e le conseguenti precipitazioni. </div><p>Gli <strong>accumuli pluviometrici</strong> potrebbero risultare particolarmente <strong>abbondanti sui settori maggiormente esposti</strong>, con punte che potrebbero <strong>raggiungere o anche superare i 100 mm di pioggia nell'arco delle 24 ore.</strong></p><p>Viceversa, le aree meno esposte perché protette dai rilievi rispetto a questo flusso zonale occidentale vedranno fenomeni decisamente più deboli, intermittenti e con accumuli complessivamente meno abbondanti, se non scarsi. </p><h2>Le divergenze modellistiche tra GFS ed ECMWF e le temperature</h2><p>Allo stato delle analisi di questa mattina, la portata di questo peggioramento è mostrata, con una buona convergenza generale della dinamica di insieme, sia dal modello europeo <strong>ECMWF </strong>che dal modello americano <strong>GFS</strong>. </p><div class="texto-destacado">Esistono alcune differenze sulla traiettoria dei minimi depressionari secondari. <strong>Il modello europeo evidenzia una spiccata persistenza del flusso atlantico anche nella sua intensità, nella seconda parte della settimana,</strong> con una fase iniziale prolungata di instabilità, prima dell'arrivo di un<strong> fronte perturbato più intenso tra giovedì 12 e venerdì 13 novembre</strong>. </div><p><strong>Il modello americano </strong>tende a vedere questo secondo peggioramento incisivo, ma meno "estremo" e quindi con precipitazioni meno abbondanti. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/come-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia-1793881490481.jpg" data-image="0nc1xpzgq6t2"><figcaption>Questa mappa di mercoledì 11, delle temperature a 700 hPa, ci permette di distinguere il regime termico mite che interesserà l'Italia nella prossima settimana. ECMWF-MeteoRed</figcaption></figure><p>Sotto il<strong> profilo termico</strong>, trattandosi di correnti di matrice oceanica e subtropicale, va detto che <strong>non ci sarà nessuna ondata di freddo</strong>. </p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796753" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia.html" title="Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia">Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia.html" title="Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/maltempo-attivata-allerta-rossa-in-sardegna-questo-giovedi-5-novembre-gialla-in-altre-zone-di-sardegna-e-sicilia-1793867124697_320.jpg" alt="Maltempo: attivata allerta rossa in Sardegna questo giovedì 5 novembre, gialla in altre zone di Sardegna e Sicilia"></a></article></aside><p>Anzi, le temperature subiranno<strong> un temporaneo e sensibile aumento</strong>, con valori massimi che potranno raggiungere 15-16°C sulle regioni settentrionali e fino a circa 20°C al Centro-Sud, con <strong>minime notturne sopra la media del periodo</strong>. </p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/fiume-atmosferico-in-rotta-verso-l-europa-quali-conseguenze-per-l-italia.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimiliano Santini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Un El Niño da record e un collasso del Vortice Polare Stratosferico mai così precoce: che inverno avremo in Italia?]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 12:57:00 +0000</pubDate><category>Previsioni</category><description><![CDATA[<p>Un Super El Niño da record e il collasso più precoce di sempre del Vortice Polare rappresentano delle anomalie senza precedenti. Una vera sfida per gli esperti di tutto il mondo per simulare e proporre i possibili, ma incerti scenari per l'inverno in Europa e in Italia.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793871031225.jpg" data-image="x34fjit3qe28"><figcaption>Configurazioni macroclimatiche e di circolazione stratosferica globali senza precedenti: quali conseguenze avranno per l'inverno sull'Italia? Urbino, Marche. Foto di repertorio</figcaption></figure><p>L'autunno 2026 sta mostrando <strong>configurazioni macroclimatiche e di circolazione stratosferica globali senza precedenti </strong>nella storia delle osservazioni strumentali moderne. </p><p>Questa situazione, che vede in atto dei fenomeni tanto diversi quanto potenti ed influenti sulla circolazione atmosferica globale, ci pone di fronte a delle <strong>analisi stagionali tutt'altro che semplici</strong>, mancando, in entrambi i casi, sufficienti riferimenti statistici per poter individuare <strong>una direzione di tendenza dell'inverno sul nostro Paese</strong>. Tuttavia è possibile fare delle considerazioni, delle ipotesi e immaginare i possibili scenari.</p><h2> Un assetto atmosferico inedito tra oceano e stratosfera ad effetto domino</h2><p>Sul Pacifico Equatoriale, <strong>El Niño</strong> ha raggiunto un'<strong>intensità eccezionale</strong> con temperature superficiali dell'Oceano che hanno superato la soglia dei 30°C, <strong>battendo il record storico del fenomeno del 2015-2016</strong>, vicini all'ormai probabile traguardo dei +3°C di anomalia tra novembre e dicembre.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793814057467.jpg" data-image="62n9xufcqbmq"><figcaption>Proiezione delle anomalie termiche delle acque superficiali per i mesi di novembre, dicembre e gennaio. Elaborazione composita di diversi modelli. Fonte: WMO </figcaption></figure><p>Questa immensa superficie calda, costituisce un vero e proprio serbatoio di calore a cielo aperto. Quando le acque superficiali della regione Niño 3.4 raggiungono temperature così elevate, si crea <strong>un enorme squilibrio termico ed energetico tra l'oceano e l'atmosfera sovrastante. </strong></p><div class="texto-destacado">Niño 3.4 è una specifica porzione dell'Oceano Pacifico equatoriale centrale che i meteorologi e i climatologi utilizzano come una sorta di termometro principale per capire se sono in atto i fenomeni di El Niño o della Niña e per misurarne l'intensità.<br></div><p>Quest'acqua caldissima funziona come un acceleratore per l'evaporazione, caricando l'aria di enormi quantità di umidità e vapore. Nella troposfera (lo strato più basso dell'atmosfera, dove avvengono i fenomeni meteorologici) si sviluppano <strong>enormi e intensi sistemi temporaleschi, che rilasciano una quantità straordinaria di calore latente</strong>.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793814069370.jpg" data-image="96yv8wo0fawd"><figcaption>Proiezioni per l'evoluzione dell'intensità di El Niño nei prossimi mesi, secondo diversi modelli meteorologici. Fonte: WMO</figcaption></figure><p>In questo modo si vengono a formare una serie di gigantesche increspature ondulatorie che si propagano a scala emisferica. Queste <strong>onde planetarie</strong>, dette Onde di Rossby, possono essere <strong>amplificate e deformate</strong> a tal punto da propagare la loro<strong> energia</strong> in verticale <strong>verso gli strati più alti dell'atmosfera</strong> fino ad andare ad interferire con i venti zonali che rappresentano il confine meridionale del Vortice Polare Stratosferico (a quote intorno ai 28-30 km).</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793813307064.jpg" data-image="erea38230qfi"><figcaption>Grafico dell'andamento dei venti prevalenti in stratosfera (quota isobarica ci 10 hPa). La linea rossa grande rappresenta la media climatica della climatologia. Le linee rosse più sottili rappresentano gli estremi precedentemente raggiunti in questa parte della stagione. ECMWF</figcaption></figure><p>Questo<strong> improvviso ostacolo</strong> <strong>comprime, riscalda, frena e deforma il Vortice Polare Stratosferico</strong> che, in alcuni casi, tende a dividersi in due parti. È la dimostrazione pratica di come <strong>ciò che accade in un oceano a migliaia di km di distanza</strong> possa finire per condizionare, con <strong>un effetto domino atmosferico emisferico</strong>, la stabilità della circolazione atmosferica fino alle porte dell'Europa e dell'Italia. </p><h2>Dai record alla proiezione sul lungo periodo</h2><p>Secondo le proiezioni aggiornate prodotte dai modelli matematici, <strong>tra venerdì 6 novembre e l'inizio della prossima settimana</strong>, i venti zonali a 60° di latitudine nord subiranno una temporanea inversione, potendo scendere fino a valori intorno ai -10 km/h. </p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793813083678.jpg" data-image="sv5kplrgtdxh"><figcaption>Anomalia dei geopotenziali sopra l'Artico: divisione in due lobi del Vortice Polare Stratosferico, ma senza coupling. Eventuali effetti tra 2-6 settimane. Credits: polarvortex.earth. </figcaption></figure><p>Il riscaldamento stratosferico è stato improvviso (SSW) ed è il <strong>più precoce mai registrato, in anticipo di circa 3 settimane dal precedente primato del 28 novembre 1968. </strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796603" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”">Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore.html" title="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/luca-lombroso-un-fiume-atmosferico-atlantico-investira-l-italia-in-alcuni-scenari-fino-a-100-mm-in-24-ore-1793785480422_320.png" alt="Luca Lombroso avvisa: “Un fiume atmosferico atlantico investirà l’Italia, possibili fino a 100 mm di pioggia in 24 ore”"></a></article></aside><p>Tuttavia, tutte le proiezioni confermano che, per il momento, il collasso stratosferico riguarderà<strong> esclusivamente il livello atmosferico stratosferico</strong>, <strong>senza segnali di accoppiamento immediato con la troposfera (coupling)</strong>. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>Questo significa che i venti stratosferici zonali, effettivamente,<strong> tenderanno a recuperare vigore</strong> già <strong>a partire dal 13 novembre</strong>, mentre un eventuale trasferimento degli effetti verso il basso e verso il suolo potrà avvenire in un intervallo di tempo che va dalle 2 alle 6 settimane. <svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Quindi, dopo il parziale raffreddamento, dovuto al passaggio del vortice che si è approfondito sul Mediterraneo occidentale e in particolare sulle regioni meridionali italiane, con l'aria fredda scesa da nordest, nei prossimi giorni <strong>l</strong><strong>a dinamica atmosferica sull'Italia tornerà ad essere tipicamente autunnale</strong>, con il probabile arrivo di nuove perturbazioni atlantiche ed un conseguente rialzo delle temperature.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia-1793813129815.jpg" data-image="hgkx31yw5ioe"><figcaption>Anche in questa mappa è possibile vedere la situazione dei geopotenziali del Vortice Polare Stratosferico a 10 hPa e, contemporaneamente, la temperatura alla stessa quota. ECMWF</figcaption></figure><p>Tuttavia, g<strong>uardando verso la fine del mese</strong> e anche <strong>nelle prime 3 settimane di dicembre</strong>, le tendenze modellistiche indicano che El Niño potrebbe influire nel mantenere delle <strong>alte pressioni di blocco sull'Europa centro-occidentale</strong>, tale da favorire una fase più umida della media su gran parte del continente, sull'Italia e quindi <strong>un avvio di inverno ritardato</strong>. </p><h2>Possibili scenari invernali dalle simulazioni, con una forte incertezza </h2><p>Provare ad individuare degli <strong>scenari sull'evoluzione dell'inverno 2026-2027</strong> sull'Italia richiede un'<strong>estrema cautela</strong>. Infatti, si tratta comunque di ipotesi di scenari probabilistici<strong> molto incerti</strong>, dato che la contemporanea presenza di un El Niño da record e di un collasso del Vortice Polare Stratosferico così precoce da non avere precedenti, rappresenta<strong> una situazione decisamente inedita</strong>. </p><div class="frase-destacada"><svg class="abre" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#abre"></use></svg>La mancanza di un riferimento statistico solido al quale riferirsi permette solo di fare delle deduzioni, anche se i modelli provano comunque a fornire dei scenari.<svg class="cierra" viewBox="0 0 40 40"><use xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" xlink:href="#cierra"></use></svg></div><p>Per poter dare comunque un'indicazione, <strong>i ricercatori hanno analizzato migliaia di inverni simulati dai modelli climatici CMIP6</strong>, individuando <strong>solo 21 casi con condizioni simili</strong>, caratterizzate da super El Niño, QBO+ e collasso del Vortice Polare Stratosferico a inizio novembre.</p><div class="texto-destacado">Il CMIP6 è il più grande e autorevole progetto internazionale di cooperazione scientifica per la simulazione del clima passato, presente e futuro, utilizzato dalla comunità scientifica globale per studiare le risposte del sistema Terra e per alimentare le analisi climatiche.</div><p><strong> Da queste simulazioni</strong>, che quindi <strong>non rappresentano un dato oggettivo rilevato</strong>, ma un dato dedotto da modelli climatici e non rilevato in natura, emerge che<strong> il segnale isolato dello stratwarming potrebbe spingere verso anomalie fredde e probabilmente nevose l'Europa centro-orientale già a dicembre e sull'Europa centro-occidentale a gennaio. </strong></p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="796468" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/11-novembre-data-decisiva-per-l-inverno-cio-che-vedo-attualmente-nei-modelli-meteorologici-e-impressionante.html" title="11 novembre: data decisiva per l’inverno, 'Ciò che vedo attualmente nei modelli meteorologici è impressionante'">11 novembre: data decisiva per l’inverno, "Ciò che vedo attualmente nei modelli meteorologici è impressionante"</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/11-novembre-data-decisiva-per-l-inverno-cio-che-vedo-attualmente-nei-modelli-meteorologici-e-impressionante.html" title="11 novembre: data decisiva per l’inverno, 'Ciò che vedo attualmente nei modelli meteorologici è impressionante'"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/11-11-wird-zum-schicksalstag-des-winters-was-ich-gerade-in-den-wettermodellen-sehe-hat-es-in-sich-1793602718710_320.jpg" alt="11 novembre: data decisiva per l’inverno, 'Ciò che vedo attualmente nei modelli meteorologici è impressionante'"></a></article></aside><p> Queste ondate di freddo sarebbero innescate da <strong>blocchi anticiclonici presenti alle alte latitudini</strong>, in grado di produrre<strong> discese di aria artica verso il nostro continente. </strong></p><p>Tuttavia, l'intensa componente forzante prodotta da<strong>l Super El Niño</strong>, oltre a disturbare il Vortice Polare Stratosferico<strong>, potrebbe imporre correnti tese occidentali più miti</strong>. </p><p>Perciò l'inverno sull'Italia, molto probabilmente, sarà il frutto del <strong>braccio di ferro</strong> <strong>tra i disturbi stratosferici</strong>, più o meno capaci di propagarsi in troposfera, dove poi poter produrre i blocchi anticiclonici nordici e le conseguenti discese fredde verso sud, <strong>e un'impronta dettata dal Pacifico</strong>, con correnti atlantiche tese occidentali, con un clima più mite e umido anche sull'Italia.</p>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/previsioni/el-nino-da-record-e-un-collasso-del-vortice-polare-stratosferico-mai-cosi-precoce-che-inverno-avremo-in-italia.html</guid><dc:creator><![CDATA[Massimiliano Santini]]></dc:creator></item><item><title><![CDATA[Scienziati scoprono tracce di sangue in un dinosauro di 115 milioni di anni fa rinvenuto nel Ceará]]></title><link>https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/scienziati-scoprono-tracce-di-sangue-in-un-dinosauro-di-115-milioni-di-anni-fa-rinvenuto-nel-ceara.html</link><pubDate>Thu, 05 Nov 2026 11:44:00 +0000</pubDate><category>Scienza</category><description><![CDATA[<p>Uno studio internazionale ha individuato in un fossile brasiliano strutture che ricordano i globuli rossi, contenenti tracce chimiche di emoglobina conservatesi per milioni di anni: una scoperta che amplia la nostra comprensione della biologia dei dinosauri preistorici.</p><figure id="first-image"><img src="https://services.meteored.com/img/article/cientistas-descobrem-vestigios-de-sangue-em-dinossauro-de-115-milhoes-de-anos-encontrado-no-ceara-1793728162791.jpg" data-image="ylkmrxf63a3k" alt="Gli scienziati hanno rinvenuto tracce microscopiche di sangue nelle ossa del dinosauro *Aratasaurus museunacionali*, nel nord-ovest del Brasile. Crediti: Curtin University/Handout via Reuters." title="Gli scienziati hanno rinvenuto tracce microscopiche di sangue nelle ossa del dinosauro *Aratasaurus museunacionali*, nel nord-ovest del Brasile. Crediti: Curtin University/Handout via Reuters."><figcaption>Gli scienziati hanno rinvenuto tracce microscopiche di sangue nelle ossa del dinosauro *Aratasaurus museunacionali*, nel nord-ovest del Brasile. Crediti: Curtin University/Handout via Reuters.</figcaption></figure><p>Un gruppo internazionale di ricercatori ha identificato<strong> possibili tracce di sangue fossilizzato</strong> in un <strong>dinosauro</strong> vissuto circa<strong> 115 milioni di anni fa nell’attuale territorio brasiliano</strong>. La scoperta è avvenuta attraverso l’analisi di un osso rinvenuto nel Ceará ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).</p><p>Gli scienziati hanno trovato strutture simili a globuli rossi che <strong>conservano tracce chimiche del gruppo eme</strong>, componente dell’emoglobina responsabile del trasporto dell’ossigeno nel sangue. Secondo gli autori, si tratterebbe delle più antiche tracce conosciute di questa molecola associate a cellule sanguigne di dinosauri.</p><p>Il fossile appartiene ad <em>Aratasaurus museunacionali</em>, un dinosauro carnivoro lungo circa tre metri, considerato un<strong> lontano parente degli uccelli.</strong> Scoperto nel 2008, l’esemplare è sopravvissuto all’incendio che nel 2018 ha distrutto parte del Museo Nazionale di Rio de Janeiro.</p><h2>Le analisi identificano tracce chimiche conservate</h2><p>Per studiare il materiale, i ricercatori hanno utilizzato la<strong> microscopia elettronica </strong>e hanno identificato strutture ovali di circa 23 micrometri all’interno di canali ossei un tempo occupati da vasi sanguigni. Le analisi hanno rivelato la presenza di ferro, carbonio e azoto, elementi associati al gruppo eme.</p><figure><img src="https://services.meteored.com/img/article/cientistas-descobrem-vestigios-de-sangue-em-dinossauro-de-115-milhoes-de-anos-encontrado-no-ceara-1793728210931.jpg" data-image="wy8jyst94685" alt="Attività sul campo della ricerca, pubblicata oggi sulla rivista scientifica PNAS. Foto: Curtin University." title="Attività sul campo della ricerca, pubblicata oggi sulla rivista scientifica PNAS. Foto: Curtin University."><figcaption>Attività sul campo della ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica PNAS. Crediti: Curtin University.</figcaption></figure><p>Il gruppo ha inoltre <strong>confrontato la composizione chimica dell’osso con quella delle rocce circostanti.</strong> Mentre il materiale fossilizzato presentava segnali prevalentemente riconducibili al gruppo eme, i sedimenti contenevano composti legati alla clorofilla dei microrganismi, rafforzando l’interpretazione di un’origine biologica.</p><aside class="article-body-container redactor-component non-editable" data-article="787725" data-redactor-type="newsinserter" data-mrf-recirculation="cuerpo_relacionada"><article class="article-in-body articulo-mas-noticias foto-derecha non-editable"><div class="encabezado col"><span class="text_seccion_art">Articolo correlato</span><span class="link_bold"><a class="non-editable" href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/una-nuova-specie-di-dinosauro-probabilmente-arrivato-dall-europa-e-emersa-dalle-fondamenta-di-un-cantiere-in-brasile.html" title="Una nuova specie di dinosauro, probabilmente arrivato dall'Europa, è emersa dalle fondamenta di un cantiere in Brasile">Una nuova specie di dinosauro, probabilmente arrivato dall'Europa, è emersa dalle fondamenta di un cantiere in Brasile</a></span></div><a class="imagen " href="https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/una-nuova-specie-di-dinosauro-probabilmente-arrivato-dall-europa-e-emersa-dalle-fondamenta-di-un-cantiere-in-brasile.html" title="Una nuova specie di dinosauro, probabilmente arrivato dall'Europa, è emersa dalle fondamenta di un cantiere in Brasile"><img class="img-body non-editable" src="https://services.meteored.com/img/article/una-nuova-specie-di-dinosauro-probabilmente-arrivato-dall-europa-e-emersa-dalle-fondamenta-di-un-cantiere-in-brasile-1788886323484_320.jpg" alt="Una nuova specie di dinosauro, probabilmente arrivato dall'Europa, è emersa dalle fondamenta di un cantiere in Brasile"></a></article></aside><p>Secondo Kliti Grice, ricercatrice dell’Università Curtin, in Australia, e autrice principale dello studio, la scoperta rappresenta una<strong> testimonianza minerale e molecolare della biologia originaria dell’animale,</strong> e non sangue conservato nella sua forma originale.</p><h2>Condizioni particolari hanno favorito la fossilizzazione</h2><p>Gli scienziati ritengono che il dinosauro sia stato sepolto sotto uno strato di microrganismi, in un ambiente povero di ossigeno. Queste condizioni avrebbero <strong>ridotto la decomposizione dei tessuti</strong>, mentre minerali contenenti manganese avrebbero contribuito alla loro conservazione.</p><div class="texto-destacado">Le strutture identificate sono più grandi e arrotondate rispetto ai globuli rossi degli uccelli e dei coccodrilli attuali. I ricercatori ritengono che queste differenze possano derivare dalle trasformazioni subite durante milioni di anni di fossilizzazione.</div><p>Nonostante le prove, gli autori riconoscono alcuni limiti. Una parte dei composti chimici <strong>potrebbe avere origine microbica</strong> e non sono state trovate proteine complete, ma frammenti molecolari associati al sangue.</p><h2>La scoperta apre nuove possibilità per la paleontologia</h2><p>La paleontologa Ángela Delgado Buscalioni, dell’Università Autonoma di Madrid, che non ha partecipato alla ricerca, ritiene che <strong>la combinazione di caratteristiche strutturali e chimiche rafforzi l’identificazione dei possibili globuli rossi.</strong></p><p>Lo studio dimostra inoltre che informazioni su tessuti e molecole possono conservarsi in fossili molto antichi, offrendo <strong>nuove possibilità di ricerca sugli organismi estinti.</strong></p><p>I ricercatori intendono <strong>analizzare esemplari di altre epoche e ambienti per verificare se questo tipo di conservazione sia eccezionale. </strong>La speranza è che nuove tecniche permettano di identificare tracce simili nelle collezioni paleontologiche già esistenti.</p><section class="article-reference redactor-component non-editable reference" data-redactor-type="reference"><h3 class="article-reference__label">Fonte della notizia</h3><p class="article-reference__body"><cite data-author="SINC" data-year="2026" data-title="Descubren%20restos%20de%20sangre%20fosilizada%20en%20un%20dinosaurio%20brasile%C3%B1o" data-url="https%3A%2F%2Fwww.agenciasinc.es%2FNoticias%2Fdescubren-restos-de-sangre-fosilizada-en-un-dinosaurio-brasileno">SINC. (2026). <a href="https://www.agenciasinc.es/Noticias/descubren-restos-de-sangre-fosilizada-en-un-dinosaurio-brasileno" target="_blank" data-mrf-recirculation="end_article_citation">Scoperti resti di sangue fossilizzato in un dinosauro brasiliano</a>.</cite></p></section>]]></description><guid isPermaLink="true">https://www.ilmeteo.net/notizie/scienza/scienziati-scoprono-tracce-di-sangue-in-un-dinosauro-di-115-milioni-di-anni-fa-rinvenuto-nel-ceara.html</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Pasqualini]]></dc:creator></item></channel></rss>