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Alpi, zero termico troppo alto: cosa significa?

In inverno, e talvolta anche in estate, si parla spesso nelle previsioni meteo di zero termico. Ecco di cosa si tratta e perché è importante per la nivologia e la glaciologia. Qual è la situazione nell’estate 2022, quali conseguenze e come sarà a fine luglio?

La Marmolada il 31 luglio 2018, il ghiacciaio in soli 4 ha subito una ulteriore drastica riduzione. Lo sci estivo che si praticava fino a non molti anni è un ricordo del passato. Foto Luca Lombroso.

Lo zero termico è un parametro molto importante in nivologia, per formulare bollettini di rischio valanghe nei mesi invernali. È anche un fondamentale indicatore per la glaciologia e per valutare le condizioni dei ghiacciai nei mesi estivi. Anche in estate infatti a una certa quota appunto si trovano gli zero gradi, e in presenza di perturbazioni nevica. Quest’anno però le condizioni sono state veramente straordinarie.

Cos’è lo zero termico

Lo zero termico è la quota in cui in libera atmosfera viene misurata la temperatura di zero gradi (0°C). Si esprime dunque in metri, è importante sottolineare che appunto è una quota e non una temperatura.

Lo zero termico osservato si ricava dai radiosondaggi, mentre dai dati dei modelli si può stimare lo zero termico previsto. In caso di inversioni termiche ci possono essere più quote di zero termico. In tal caso si usa riportare nei bollettini meteo la più alta, in quanto rappresentativa per la neve in quota.

Il limite delle nevicate è strettamente legato allo zero termico, ma non vi coincide esattamente. La neve infatti può scendere circa 300 m sotto lo zero termico, ma in condizioni particolare come le isotermie invernali o i temporali può scendere anche 800 m sotto la quota di 0°C.

Sui pendii e sulle cime le condizioni termiche possono essere diverse a causa del ciclo diurno della temperatura e dell’orografia, ma lo zero termico da comunque importanti informazioni meteonivologiche.

Come è stato lo zero termico in giugno 2022?

Fin da maggio lo zero termico è a quote troppo alte per la stagione e per la conservazione dei ghiacciai. Dai dati di Bologna San Pietro Capofiume, solo a inizio maggio si osservava un breve periodo di zero termico sotto la media climatica. Il giorno 2 era attorno a 2200 m, ma a da metà maggio ha oscillato a quote molto alte, fra 3500 e 4000 m.

La quota media dello zero termico in giugno dovrebbe essere dai 3300 m di inizio mese a circa 3700 m a fine giugno. Per quasi tutto giugno i valori sono stati ben sopra tali riferimenti climatologici.

Si notano due importanti fasi di zero termico molto alto, a inizio mese sui 4000-4300 m, e nella seconda metà del mese, con picchi a 4700 m il giorno 19 e nuovamente ora, a inizio luglio, addirittura a 4800 m il giorno 2.
Spettacolare vista invernale da Punta Rocca sulla Marmolada, all'arrivo della funivia. Si nota uno strato di nubi indice di inversione termica in quota. Ora per ragioni di sicurezza la funivia è stata chiusa. Foto Luca Lombroso.

Le conseguenze sui ghiacciai e sulla Marmolada

Mai la neve invernale, quest’anno peraltro scarsa, è scomparsa così precocemente. Le immagini e i dati sono eloquenti, fin da maggio appunto e ancor più a giugno.

Riguardo la Marmolada, ARPA Veneto fa sapere in un comunicato che in maggio-giugno la temperatura media è stata di 3.2°C superiore alla climatologia. Ben 7 giorni il termometro ha superato i +10°C in vetta alla Marmolada, con un massimo di +13.1°C il 20 giugno.

Per la Marmolada secondo ARPA Veneto il periodo in corso è addirittura più caldo del già straordinario e storico evento della famigerata estate 2003.

Il crollo: qualche dettaglio

ARPA Veneto sottolinea che dal punto di vista glaciologico crolli di questo tipo risentano solo parzialmente delle temperature del giorno dell’evento, a causa dell'inerzia dei ghiacciai ai cambi di temperature. Fenomeni di questo tipo, necessitano di tempi lunghi e di persistenza di condizioni sfavorevoli, condizioni che si stanno verificando ormai da anni.

Da una prima valutazione sempre di ARPA Veneto, ricavata da foto aeree del crollo comparate con le immagini del catasto ghiacciai di ARPAV, si stima una fronte del crollo nell'area di distacco di circa 90 metri di lunghezza, per un'altezza massima di 40 m, e un volume complessivo di materiale crollato stimato in circa 300.000 m3, che hanno percorso un dislivello massimo di circa 700, da quota 3200 m a quota 2500 m circa.

In pratica dunque il crollo è arrivato a grande distanza dalla zona di origine, proprio dove spesso ci si ritiene al sicuro.

Le previsioni dello zero termico

Ora lo zero termico si trova ancora a quote molto alte, circa 3800-4000 m. A metà settimana ne è previsto un calo, e fra giovedì e venerdì scenderà a circa 2800 m nella zona della Marmolada ma solo a perturbazione passata. L’eventuale imbiancata ad alta quota sarà temporanea, da fine settimana la quota di zero gradi si assesterà sui 3400-3600 m su tutte le Alpi.

A lungo termine invece vi è il rischio di nuove ondate di caldo. Attorno al 14-15 luglio in particolare lo zero termico potrebbe portarsi di nuovo a 4500-4800 m, e oscillare attorno a questa quota per tutta la seconda metà di luglio, con altre pesanti ripercussioni sui ghiacciai.