Circeo, ritrovamento di 9 uomini di Neanderthal nella Grotta Guattari

Il ritrovamento di nove uomini di Neanderthal nella Grotta Guattari del Circeo, dove erano stati già rinvenuti altri resti, è una scoperta eccezionale. Ci aiuterà anche a saperne di più sul clima del passato.

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Il promontorio del Circeo si trova nel Lazio, in provincia di Latina. In questo promontorio calcareo che si allunga sul Mar Tirreno sono presenti numerose grotte. Fa parte del Parco Nazionale del Circeo.

In questo maggio del 2021 è stato annunciato in Italia un importante ritrovamente archeologico: nella Grotta Guattari, situata presso il promontorio del Circeo, sono stati ritrovati i resti di nove uomini di Neanderthal.

L'importante ritrovamento archeologico arriva a oltre ottant'anni dalla scoperta della Grotta Guattari, un sito preistorico di interesse mondiale situato presso San Felice Circeo, in provincia di Latina, circa cento chilometri a sud di Roma.

Il ritrovamento è avvenuto durante la nuova campagna di scavi condotta dalla soprintendenza archeologica delle province di Latina e Frosinone, insieme con l'Università di Roma “Tor Vergata”. I resti sono compatibili con nove individui di Neanderthal.

La nuova scoperta nella Grotta Guattari, al Circeo

I reperti fossili rinvenuti nel corso delle ricerche, iniziate nell’ottobre del 2019 (a ottant'anni dalla scoperta della Grotta Guattari, avvenuta nel febbraio del 1939), sono databili per lo più tra i 50mila e i 68mila anni fa.

Tra questi uno, quello più antico, è databile tra i 100mila e i 90mila anni fa. Questi, insieme agli altri due trovati in passato nel sito, portano a 11 il numero complessivo di individui presenti nella Grotta Guattari che si conferma così uno dei luoghi più significativi al mondo per la storia dell'uomo di Neanderthal.

Sale a 11 il numero di individui presenti nella Grotta Guattari rivenuti finora: la grotta si conferma così uno dei luoghi più significativi al mondo per la storia dell'uomo di Neanderthal.

Nella grotta sono stati ritrovati inoltre i resti di animali dell'epoca, come la iena e l'uro, il grande bovino estinto.

Indizi sui cambiamenti climatici

«Lo studio geologico e sedimentologico di questo deposito - ha evidenziato Mario Rolfo, professore di Archeologia preistorica all’Università Roma “Tor Vergata”, fra gli autori della scoperta - ci farà capire i cambiamenti climatici intervenuti tra 120 mila e 60 mila anni fa, attraverso lo studio delle specie animali e dei pollini, permettendoci di ricostruire la storia del Circeo e della pianura pontina».

Alle ricerche hanno partecipato Angelica Ferracci, Maurizio Gatta e Damiano Portarena, archeologi dell’Università “Tor Vergata”. Le analisi genetiche sono invece condotte presso il Dipartimento di Biologia di “Tor Vergata” dalla prof.ssa Olga Rickards in collaborazione con il prof. Flavio De Angelis. Analisi biologiche e ricerche genetiche permetteranno di ricostruire la vegetazione, il clima e l’ambiente in cui vivevano i nostri antenati.

Analisi isotopiche permetteranno di ricostruire la dieta delle specie animali esaminate e l’alimentazione antica dell’uomo di Neanderthal.

La Grotta Guattari al Circeo

La caratteristica della Grotta di Guattari è quella di permettere un vero e proprio viaggio nel tempo perché questa grotta rimase isolata dall'esterno per moltissimo tempo, a causa di una frana avvenuta circa 50 mila anni fa che ne aveva bloccato l'ingresso.

Le condizioni di oggi all'interno della grotta sono sostanzialmente le stesse di 50 mila anni fa e la presenza di fossili rende questo luogo un’eccezionale banca dati. I recenti scavi hanno restituito migliaia di reperti ossei animali che arricchiscono la ricostruzione del quadro faunistico, ambientale e climatico.

I resti di animali

L'Università di Roma Tor Vergata informa che sono stati ritrovati, oltre ad abbondanti resti di iena, diversi gruppi di mammiferi di grande taglia tra cui: l’uro, il grande bovino estinto, che risulta una delle specie prevalenti insieme al cervo nobile, ed anche i resti di rinoceronte, di elefante, del cervo gigante (Megaloceros), dell’orso delle caverne e di cavalli selvatici. Molte delle ossa rinvenute mostrano chiari segni di rosicchiamento.

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Alcune delle ossa rinvenute nella Grotta Guattari - fonte: Ministero italiano della Cultura.

«La maggior parte dei Neanderthal – ha spiegato il professor Rolfo – è stata uccisa dalle iene e trascinata nella loro grotta-tana come cibo». «La scoperta – ha detto Mauro Rubini, direttore del servizio di antropologia della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (SABAP) per le province di Frosinone e Latina - permetterà di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia. L’uomo di Neanderthal è una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed è la prima società umana di cui possiamo parlare».

Le ricerche in un'area della Grotta mai studiata

Le ricerche, per la prima volta, hanno inoltre riguardato parti della Grotta mai studiate, tra cui anche quella che il paleontologo Alberto Carlo Blanc - che sul finire degli anni ‘30 rinvenne nella grotta un cranio di Neanderthal perfettamente conservato - ha chiamato “Laghetto” per la presenza di acqua nei mesi invernali.

La ricostruzione del clima del passato

Nell’ambito di questi studi, l'INGV-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha contribuito con indagini geologiche finalizzate a fornire gli elementi per datare la frequentazione della grotta e a ricostruire le variazioni climatiche che hanno caratterizzato il contesto ambientale della presenza dell’uomo di Neanderthal.

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La costa del Circeo a differenza di quella vicino a Roma, è caratterizzata da scogliere calcaree e da grotte che si affacciano 5-7 metri sopra l’attuale livello del mare. "Tra gli elementi di grande interesse paleoclimatico emersi durante gli studi ci sono una serie di indicatori di livello marino conservatisi all'interno della grotta in forma di spiagge ‘fossili’ e depositi di retrospiaggia, che permettono di ricostruire le oscillazioni del livello del mare durante il penultimo periodo interglaciale, tra 125.000 e 80.000 anni fa - afferma Fabrizio Marra, ricercatore dell'INGV.

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La natura calcarea delle rocce che formano il promontorio del Circeo fa sì che vi siano molte grotte, nelle quali trovavano riparo esseri umani fin da epoche molto remote.

Gli scavi e le indagini sono stati estesi anche all’esterno della grotta dove sono state individuate stratigrafie e paleosuperfici di frequentazione databili tra i 60 mila e i 125 mila anni fa che testimoniano i momenti di vita dell’uomo di Neanderthal, i luoghi dove stazionavano e dove, accendendo il fuoco e si cibavano delle proprie prede. Il ritrovamento di carbone e ossa animali combuste autorizza infatti a ipotizzare la presenza di un focolare strutturato.

Le ricerche che il Ministero della Cultura sta tuttora conducendo nell’area affrontano in modo sistemico tutti gli aspetti della vita dei Neanderthal e del territorio laziale e confermano, ancora una volta, l'importanza del Circeo per la conoscenza dell'uomo di Neanderthal al livello europeo e mondiale.