Stiamo andando verso un El Niño di forte intensità: quale potrebbe essere l'impatto in Europa ed Italia?

El Niño è uno dei fenomeni climatici più importanti e influenti del pianeta, capace di stravolgere i regimi delle piogge a vasta scala e le temperature a livello globale. La sua comparsa ciclica è in grado di alterare profondamente la circolazione atmosferica, innescando reazioni a catena. Facciamo il punto della situazione.

I modelli fisico-matematici prevedono una crescita costante delle anomalie termiche sull'Oceano Pacifico equatoriale che, tra novembre 2026 e gennaio 2027, potrebbero raggiungere il picco. L'impatto di un El Niño di forte intensità potrebbe produrre conseguenze su diverse parti del globo, innescando dinamiche meteorologiche estreme e anche opposte.
I modelli fisico-matematici prevedono una crescita costante delle anomalie termiche sull'Oceano Pacifico equatoriale che, tra novembre 2026 e gennaio 2027, potrebbero raggiungere il picco. L'impatto di un El Niño di forte intensità potrebbe produrre conseguenze su diverse parti del globo, innescando dinamiche meteorologiche estreme e anche opposte.

Il monitoraggio costante delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, in questo periodo, manifesta i segni del un profondo cambiamento in atto. Dopo una fase di relativa neutralità, che ha caratterizzato l'inizio dell'anno, sia i sensori della rete di boe oceaniche che le rilevazioni satellitari, confermano l'attuale fase di trasformazione del sistema oceano-atmosfera, che si sta avviando decisamente verso un nuovo riscaldamento.

Il fenomeno di El Niño rappresenta uno degli eventi naturali più imponenti della Terra, capace di coprire una superficie oceanica vastissima, oscillante tra i 30 e i 60 milioni di km quadrati. Questa enorme massa d'acqua calda, che può estendersi su un'area superiore all'intero continente africano, si sviluppa lungo l'equatore per oltre 13.000 km, collegando idealmente l'Indonesia alle coste del Sud America. Non si tratta solo di un aumento della temperatura marina, ma di una colossale riserva di energia, in grado di alterare la circolazione atmosferica globale.

Lo stato attuale dell'Oceano Pacifico

Ad oggi, 17 aprile 2026, i dati del Climate Prediction Center del NOAA mostrano delle anomalie termiche positive che stanno iniziando a comparire in superficie sul settore centro-orientale del Pacifico.

Questo processo è alimentato da una serie di onde Kelvin, delle onde atmosferiche associate a cellule di alta pressione opposte e simmetriche rispetto all'equatore che, spostandosi da ovest verso est, riescono a spinge grandi masse di acqua molto calda verso le coste del Sud America.

Le onde di Kelvin solitamente monitorate dai satelliti (come Jason-3), permettono di prevedere l'arrivo di El Niño con mesi di anticipo (sono dei veri e propri precursori), in quanto agiscono come un "conveyor belt" (nastro trasportatore) di acqua calda anche sotto la superficie, prima che il riscaldamento sia visibile, emergendo in tutta la sua grandezza in superficie.

Al momento siamo in una fase di transizione, infatti gli alisei, i venti che soffiano costantemente da est ad ovest, si sono indeboliti sensibilmente nelle ultime due settimane. Questo è il segno inequivocabile che la circolazione di Walker, la tipica circolazione atmosferica zonale tropicale (est-ovest), dalle alte pressioni del Pacifico orientale verso basse pressioni sull'Indonesia/Pacifico occidentale, sta rallentando.

Questo tipo di circolazione, normalmente, oltre ad influenzare le piogge in Asia, favorisce l'upwelling, cioè la risalita di acqua fredda e ricca di minerali nutrienti dalle profondità. Viceversa il suo indebolimento produce il ristagno dell'acqua calda in superficie, con il conseguente processo di riscaldamento ulteriore della stessa.

Questi dati ci dicono che El Niño è ufficialmente in fase di sviluppo e i bollettini mostrano un costante incremento dei valori dell'indice Niño 3.4.

Possibilità per un evento di forte intensità

Le proiezioni aggiornate fornite dall'International Research Institute for Climate and Society (IRI) e dal Bureau of Meteorology (BoM) australiano, delineano una prospettiva che lascia pochi dubbi: la probabilità che il fenomeno di El Niño si consolidi durante l'estate, quest'anno è molto alta, superando ormai l'80%.

Il fenomeno di El Niño rappresenta uno degli eventi naturali più imponenti della Terra, capace di coprire una superficie oceanica vastissima, oscillante tra i 30 e i 60 milioni di km quadrati. Non si tratta solo di un aumento della temperatura marina, ma di una colossale riserva di energia, in grado di alterare la circolazione atmosferica globale.
Il fenomeno di El Niño rappresenta uno degli eventi naturali più imponenti della Terra, capace di coprire una superficie oceanica vastissima, oscillante tra i 30 e i 60 milioni di km quadrati. Non si tratta solo di un aumento della temperatura marina, ma di una colossale riserva di energia, in grado di alterare la circolazione atmosferica globale.

I modelli fisico-matematici prevedono una crescita costante delle anomalie termiche che, tra novembre 2026 e gennaio 2027, potrebbero raggiungere il picco. La rapidità di questo riscaldamento suggerisce anche che la transizione dalla neutralità alla fase calda sarà più rapida rispetto ai cicli osservati in precedenza.

Secondo le stime dell'Organizazione Mondiale della Meteorologia (WMO), questo episodio di El Niño potrebbe assumere intensità "forte" o anche "molto forte", anche se, per il momento, la probabilità che questa intensità possa essere raggiunta è del 25% o poco più.

Tuttavia questo riscaldamento, che è del tutto naturale, si innesterà su una base di temperature globali già eccezionalmente elevate per il cambiamento climatico in atto.

Se nei prossimi mesi dovessimo avere una rapida propagazione del calore in eccesso all'atmosfera, il rischio che la seconda metà del 2026 possa vedere cadere nuovi record delle temperature medie globali, aumenterà.

Possibile impatto sul pianeta, sull'Europa e sull'Italia

L'impatto di un El Niño di forte intensità potrebbe produrre conseguenze su diverse parti del globo, innescando dinamiche meteorologiche estreme e anche opposte. Nel corso di quest'anno, il Sud-Est Asiatico, l'Australia e l'India potrebbero dover affrontare fasi siccitose anche severe, con gravi ripercussioni sull'agricoltura e un aumento del rischio incendi.

Il surplus energetico termico accumulato nel mare, potrebbe anche aumentare il rischio di fenomeni meteorologici violenti , con possibili e frequenti alluvioni lampo, non appena aria più fresca dovesse riuscire a penetrare il muro anticiclonico.
Il surplus energetico termico accumulato nel mare, potrebbe anche aumentare il rischio di fenomeni meteorologici violenti , con possibili e frequenti alluvioni lampo, non appena aria più fresca dovesse riuscire a penetrare il muro anticiclonico.

Viceversa il continente americano potrebbe subire effetti diametralmente opposti: il Perù e gli Stati Uniti meridionali potrebbero essere investiti da precipitazioni molto intense e abbondanti, con conseguenti alluvioni.

In Europa, il fenomeno agisce in modo molto meno prevedibile e si manifesta attraverso complesse "teleconnessioni" atmosferiche. Il rischio principale per questa estate potrebbe consistere nell'amplificazione delle ondate di calore, favorite dalla possibile persistenza di imponenti blocchi anticiclonici.

Sull'Italia, se queste proiezioni dovessero confermarsi, potremmo avere un'Anticiclone Africano protagonista assoluto dell'estate sul Mediterraneo. Di conseguenza le temperature potrebbero restare a lungo sopra la media, con il Centro-Sud e le isole maggiori maggiormente esposti a fasi siccitose.

Nel corso di quest'anno, il Sud-Est Asiatico, l'Australia e l'India potrebbero dover affrontare fasi siccitose anche severe, con gravi ripercussioni sull'agricoltura e un aumento del rischio incendi.
Nel corso di quest'anno, il Sud-Est Asiatico, l'Australia e l'India potrebbero dover affrontare fasi siccitose anche severe, con gravi ripercussioni sull'agricoltura e un aumento del rischio incendi.

Tuttavia, il surplus energetico termico accumulato nel mare, potrebbe anche aumentare il rischio di fenomeni meteorologici violenti , con possibili e frequenti alluvioni lampo, non appena aria più fresca dovesse riuscire a penetrare il muro anticiclonico.

Monitoreremo costantemente l'evoluzione di El Nino, cercando di aggiornare le proiezioni indicate dai maggiori centri di calcolo.

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