Il Cosmo in torsione: perché una lenta rotazione dell'Universo potrebbe "salvare" la cosmologia
Da anni la cosmologia vive una crisi profonda chiamata Tensione di Hubble. Oggi, uno studio provocatorio suggerisce che la soluzione non vada cercata in nuove particelle esotiche, ma in un movimento che abbiamo sempre dato per scontato: la rotazione.

Al centro della cosmologia moderna c'è una discrepanza numerica che tormenta i fisici. Da un lato, le osservazioni dell'universo locale (supernovae e stelle Cefeidi) indicano una velocità di espansione — la Costante di Hubble (H0) — piuttosto elevata. Dall'altro, i dati derivanti dalla radiazione cosmica di fondo (CMB), l'eco del Big Bang, suggeriscono un valore sensibilmente più basso.
Questo divario non è un semplice errore di calcolo, ma una crepa nel Modello Standard. Se i due numeri non concordano, significa che ci sfugge qualcosa di fondamentale sulla natura dello spazio-tempo.
"Panta Kykloutai": tutto ruota
In uno studio recentemente pubblicato su Monthly Notices of the Royal
Astronomical Society (MNRAS), il team guidato dall'astrofisico István Szapudi dell'Università delle Hawaiʻi ha avanzato un'ipotesi audace: l'Universo stesso potrebbe essere in rotazione.

Secondo i ricercatori, il cosmo compirebbe una rotazione completa con una lentezza quasi inconcepibile: circa 500 miliardi di anni per un singolo giro. Per fare un confronto, l'Universo ha "appena" 13,8 miliardi di anni. Questa rotazione sarebbe quindi del tutto impercettibile su scala umana o galattica, ma su scala cosmica cambierebbe radicalmente le regole del gioco.
Come la rotazione risolve il puzzle
L'intuizione di Szapudi e del suo collega Balázs Endre Szigeti risiede nel modo in cui la rotazione interagisce con l'espansione. In un universo che ruota, la forza centrifuga e le dinamiche dei fluidi cosmici introducono una distorsione sistematica nelle nostre misurazioni.

Invece di ricorrere a teorie astratte, il team ha costruito un modello di calcolo basato sulle classiche leggi del movimento di Newton (applicando le equazioni che descrivono il comportamento dei fluidi nello spazio). Grazie a questo approccio, i ricercatori hanno dimostrato che la rotazione agisce come una sorta di "distorsione prospettica" naturale.
In pratica, il movimento rotatorio altera il modo in cui la luce delle galassie arriva ai nostri strumenti: a seconda della direzione e della distanza da cui osserviamo, la velocità di espansione sembra cambiare. Questo "effetto ottico" su scala cosmica permetterebbe finalmente di riconciliare i due valori discordanti di Hubble, facendoli convergere in un’unica spiegazione coerente e ordinata.
Se l'universo ruota, esiste una direzione preferenziale nello spazio. Questo rompe l'assunto di isotropia su cui abbiamo costruito la cosmologia per un secolo
spiegano i ricercatori.
Una sfida al principio cosmologico
L'idea è rivoluzionaria perché mette in discussione il Principio Cosmologico, il dogma secondo cui l'Universo è uguale in ogni direzione (isotropo) e in ogni punto (omogeneo). Se la rotazione venisse confermata, significherebbe che l'Universo ha un "asse", una bussola cosmica che influenza il movimento di tutto ciò che contiene.
Il prossimo passo sarà analizzare la "mappa del calore" primordiale del cosmo (la radiazione fossile catturata dal satellite Planck). I ricercatori cercheranno segnali specifici — come deboli distorsioni nel modo in cui il calore è distribuito — che fungano da prova concreta del movimento rotatorio. Se queste irregolarità coincidono con i calcoli teorici, avremmo la conferma che l'universo gira su se stesso.