Alcune piante possono soffrire se coltivate in vasi di terracotta: quali e perché?
Non tutte le piante reagiscono bene ai terreni porosi. Quali specie sono le più sensibili e di quali cure hanno bisogno se si sceglie di coltivarle in questo tipo di vaso?

Ci sono pochi vasi belli e senza tempo come quelli in terracotta. Stanno bene su un balcone, in un patio o in soggiorno e presentano, inoltre, chiari vantaggi per la coltivazione. Ma non tutte le piante si adattano altrettanto bene a questo materiale.
La terracotta è porosa: permette lo scambio d’aria e favorisce la perdita d’acqua attraverso le pareti del vaso. Questo è un vantaggio per cactus, piante grasse e specie che preferiscono che il substrato si asciughi tra un’irrigazione e l’altra. Per le piante che hanno bisogno di un’umidità costante, invece, significa dover annaffiare più spesso.

Più che parlare di specie “vietate”, conviene pensare alle piante che soffrono se il substrato perde acqua troppo rapidamente.
1. Piante che hanno bisogno di un’umidità costante
Questo gruppo richiede la massima attenzione. Quando il vaso accelera l’asciugatura del substrato, mantenere il giusto livello di umidità è fondamentale.
È il caso, per esempio, della felce di Boston, che ha bisogno che il substrato rimanga umido, ma non impregnato d’acqua. Quando perde troppa acqua, le punte delle sue fronde diventano marroni e la pianta perde vigore.

Lo stesso accade con l’adiantum. Le sue foglie piccole e delicate sono molto sensibili alla secchezza. Se il substrato si asciuga, appassiscono e si spezzano. In un vaso di terracotta richiede un controllo dell’irrigazione quasi quotidiano.
2. Piante tropicali con substrato stabile
Che una pianta sia tropicale non significa che debba vivere con le radici immerse nell’acqua. La maggior parte cerca un equilibrio tra umidità e aerazione che la terracotta può alterare facendo evaporare troppa acqua.
È il caso della calatea, molto sensibile ai cambiamenti nel terreno. Preferisce un substrato umido durante la fase di crescita. Quando le radici si asciugano, le sue foglie si arricciano e presentano bordi secchi.

La maranta ha esigenze simili a quelle della calatea. Le sue foglie reagiscono rapidamente alla mancanza d’acqua e si sviluppano meglio quando l’umidità del terreno è ben regolata.

Anche la fittonia ha bisogno di un’umidità costante. La pianta appassisce rapidamente quando il terreno si asciuga. Un vaso che trattenga l’umidità ne facilita notevolmente la cura.
3. Piante che risentono rapidamente della mancanza d’acqua
Alcune specie danno segnali molto evidenti quando hanno bisogno di essere annaffiate. La terracotta non le danneggia di per sé, ma obbliga a monitorare il vaso molto attentamente.
È il caso dello spatifillo. Quando il substrato si asciuga, le sue foglie si afflosciano completamente. Anche se la pianta si riprende dopo l’irrigazione, sottoporla ripetutamente a questi collassi la indebolisce.

L’anturio, invece, ha bisogno di un substrato ben drenato ma in grado di trattenere l’umidità. Se il materiale del vaso asciuga improvvisamente il substrato, la fioritura e la crescita rallentano.
4. Specie sensibili alle variazioni dell’umidità
L’alocasia, per esempio, ha bisogno di un’umidità regolare durante la fase di crescita, senza arrivare ai ristagni. In un vaso di terracotta, l’evaporazione laterale accelera l’asciugatura prima che le radici possano assorbire ciò di cui hanno bisogno.

Anche la begonia rex risente dei cambiamenti improvvisi nel terreno. Il suo apparato radicale fine richiede un’umidità costante; un vaso che asciughi più lentamente aiuta a evitare lo stress idrico.
Quale vaso conviene usare?
Per questo tipo di specie, i vasi di plastica o di ceramica smaltata sono più pratici. Non essendo porosi, trattengono l’umidità più a lungo e semplificano la manutenzione.
Questo non significa che la terracotta sia vietata. Qualsiasi pianta può prosperare in questo tipo di vaso se si adatta la frequenza delle irrigazioni e si utilizza un substrato con una maggiore capacità di trattenere l’acqua. La chiave è comprendere il comportamento del materiale per offrire a ogni apparato radicale l’ambiente di cui ha bisogno.