2026 record: ancora senza uragani atlantici, con l'ombra di un "Super El Niño"
Record storico nell'Atlantico: al 12 settembre non si è ancora formato nessun uragano. Questa quiete anomala sarebbe stata causata dalla "triplice aggressione" di un potente El Niño, che avrebbe inibito i cicloni atlantici e scatenato una stagione molto attiva sull'Oceano Pacifico.

La stagione degli uragani atlantici 2026 sta segnando un primato assoluto nell'era satellitare. Infatti, quest'anno non ha precedenti, creando uno scenario di assoluta novità storica e statistica nella climatologia.
Al 12 settembre, nel periodo che normalmente e statisticamente rappresenta il picco assoluto della massima attività per la formazione degli uragani atlantici, non si è ancora formato un solo uragano.
Un traguardo che gli esperti del settore definiscono senza precedenti
Quest'anno è stato stabilito un nuovo record per il giorno più tardivo, privo di uragani, da quando, nel lontano 1966, è iniziato il monitoraggio satellitare. Questa calma anomala appare ancora più sorprendente e perfino paradossale se si considera che le acque superficiali dell'Oceano Atlantico risultano ancora molto calde.

Infatti, normalmente, temperature oceaniche così elevate forniscono l'ingrediente ideale di calore e vapore, un vero e proprio carburante per l'innesco, lo sviluppo e l'alimentazione dei cicloni tropicali (chiamati uragani, solo in Atlantico).
Ma, evidentemente, l'enorme surplus energetico accumulato nelle acque superficiali dell'oceano da solo non basta. Infatti, le analisi evidenziano che l'atmosfera sovrastante, quest'anno, è stata totalmente ostile alla genesi di questi fenomeni.
La complessa triplice inibizione atmosferica che inibisce gli uragani
Dalle prime ipotesi e verifiche sembrerebbe che, alla base di questa clamorosa inibizione dell'attività ciclonica nell'area tropicale atlantica, ci sia lo zampino del fenomeno di El Niño, quest'anno eccezionalmente intenso. Sappiamo che El Niño è capace di influire profondamente sulla circolazione atmosferica globale.
In primo luogo, ci sarebbe una importante variazione dell'intensità de della direzione delle correnti in quota. Questo wind shear, con forti venti in alta troposfera, avrebbe tagliato letteralmente la sommità delle nubi temporalesche, impedendo al sistema convettivo di svilupparsi ed organizzarci in verticale per poi avviare il caratteristico moto rotatorio.

Questa costante azione di disturbo sarebbe stata potenziata anche da continue intrusioni di aria secca, spesso accompagnate anche dalla polvere sahariana, che sono capaci di indebolire e sopprimere i moti convettivi sul nascere, sottraendone l'umidità fondamentale per la genesi di queste tempeste.
L'ultimo ingrediente, fatale allo sviluppo degli uragani, sarebbero le aree eccezionalmente estese con moti di subsidenza atmosferica. Si tratta di movimenti discendenti dell'aria, caratteristici delle alte pressioni, che riscaldandola per compressione, rendono la colonna d'aria decisamente stabile, sopprimendo del tutto i moti ascendenti caratteristici dell'innesco delle tempeste e degli uragani.
L'attività complessiva delle tempeste atlantiche attualmente è attestata appena al 7% rispetto alla norma climatologica.
Il Pacifico iperattivo e le allarmanti proiezioni sull'evoluzione climatica
Mentre l'Oceano Atlantico tropicale ed equatoriale sta vivendo questa fase di stasi straordinariamente prolungata, l'Oceano Pacifico sta sperimentando una situazione diametralmente opposta. Infatti, le dinamiche innescate da El Niño, insieme ad acque equatoriali eccezionalmente calde, hanno dato vita a una stagione di tifoni (così vengono chiamati gli uragani/cicloni nel Pacifico) molto attiva, caratterizzata quindi da dozzine di tempeste tropicali e diversi tifoni.
I centri di calcolo convergono nell'affermare che l'anomalia termica del Pacifico equatoriale potrebbe crescere ancora per tutto l'autunno. Questo fenomeno dovrebbe raggiungere il picco di massima intensità tra novembre e dicembre, con la possibilità di trasformarsi in uno degli eventi climatici più potenti mai osservati nell'era moderna.
Le conseguenze di questo super-El Niño, che per l'Atlantico sono state "positive", inibendo lo sviluppo degli uragani in questa stagione 2026, potrebbero essere tutt'altro che positive in altre aree del pianeta, producendo fenomeni estremi come gravi siccità o disastrose alluvioni.