Daniele Ingemi, meteorologo: “Anche l’Italia deve fare attenzione alla bolla d’acqua fredda che avanza nell’Atlantico”

La grande bolla d'acqua fredda presente in Atlantico influenzerà anche il tempo sull'Italia la prossima estate, amplificando gli effetti dei blocchi atmosferici ad omega, attesi in Europa.

Negli ultimi anni le ondate di calore sul Mediterraneo e sull’Italia hanno assunto caratteristiche sempre più estreme e persistenti. Non si tratta solo di un’estate particolarmente calda, ma di un cambiamento nella frequenza e nella durata di questi eventi. Proprio di recente abbiamo sperimentato la recente ondata di calore che ha fatto cadere decine di record di caldo, a fine maggio.

Uno degli elementi da monitorare con attenzione è proprio l’evoluzione della circolazione oceanica atlantica, in particolare il rallentamento dell’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), il grande nastro trasportatore che porta l’acqua calda dai tropici verso nord.

L’AMOC sta rallentando?

Il rallentamento dell’AMOC sta favorendo la formazione di una “bolla d’acqua fredda” (o cold blob) nell’Atlantico settentrionale, a sud della Groenlandia e dell’Islanda.

Questa anomalia di acque più fredde rispetto alla media crea un contrasto termico più marcato con le acque e le masse d’aria subtropicali più calde.

È proprio questo contrasto accentuato a influenzare la circolazione atmosferica, rendendo più probabili e duraturi gli ormai famosi e conosciuti blocchi ad Omega. Quelli responsabili delle grandi ondate di calore che investono l’area mediterranea.

Come funziona il meccanismo

La presenza di una depressione sull’Atlantico settentrionale, alimentata anche dal contrasto con la bolla fredda, agisce come una potente pompa di calore. Risucchia aria molto calda dal Nord Africa e dal Mediterraneo verso nord, scaricandola sull’Europa meridionale e centrale.

La presenza di una depressione sull’Atlantico settentrionale, alimentata anche dal contrasto con la bolla fredda, agisce come una potente pompa di calore. Risucchia aria molto calda dal Nord Africa e dal Mediterraneo verso nord, scaricandola sull’Europa meridionale e centrale.
La presenza di una depressione sull’Atlantico settentrionale, alimentata anche dal contrasto con la bolla fredda, agisce come una potente pompa di calore. Risucchia aria molto calda dal Nord Africa e dal Mediterraneo verso nord, scaricandola sull’Europa meridionale e centrale.

Questa aria subtropicale riscalda l’intera colonna atmosferica, che si espande verso l’alto, facendo aumentare il geopotenziale e formando un robusto promontorio anticiclonico in quota.

Sul bordo occidentale di questo promontorio, il forte gradiente termico tra aria calda e l’aria più fresca atlantica intensifica il getto polare. Il getto, curvato e potente, sostiene dinamicamente la depressione a valle e rafforza l’alta pressione a monte, configurando il classico blocco Omega.

Sotto il promontorio prevale la subsidenza, dove l’aria discende, si comprime e si riscalda ulteriormente per effetto adiabatico. Si innesca così un feedback positivo autorigenerante che rende l’ondata di calore non solo intensa, ma soprattutto molto persistente, capace di durare settimane.

L’Italia sarà parecchio esposta nei prossimi mesi

L’Italia e il Mediterraneo si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile. Quando il promontorio si allunga verso sud, l’aria calda africana investe direttamente la Penisola, la Pianura Padana e i Paesi mediterranei.

Il mare già caldo in superficie funge da serbatoio di calore e umidità, favorendo notti tropicali e temperature elevate, ben oltre le medie, anche dopo il tramonto.

Il cambiamento climatico agisce su più fronti. Da un lato alza le temperature medie, scalda il Mediterraneo e, attraverso il rallentamento dell’AMOC, modifica la circolazione atmosferica favorendo un aumento della frequenza dei blocchi.
Il cambiamento climatico agisce su più fronti. Da un lato alza le temperature medie, scalda il Mediterraneo e, attraverso il rallentamento dell’AMOC, modifica la circolazione atmosferica favorendo un aumento della frequenza dei blocchi.

Anche quest’estate, dovremo tenere d’occhio con attenzione l’evoluzione di questa bolla fredda atlantica. Le proiezioni e le osservazioni attuali indicano che il rallentamento dell’AMOC sta proseguendo, e questo contribuisce a rendere più frequenti configurazioni bloccate di questo tipo.

Il risultato è un aumento della probabilità di ondate di calore lunghe e intense sul Mediterraneo, con tutti i rischi associati.

Il cambiamento climatico agisce su più fronti. Da un lato alza le temperature medie, scalda il Mediterraneo e, attraverso il rallentamento dell’AMOC, modifica la circolazione atmosferica favorendo un aumento della frequenza dei blocchi atmosferici.

Verso la nuova normalità delle estati mediterranee

Non è più sufficiente parlare di “estate calda”. Stiamo assistendo a una ridefinizione della normalità meteorologica estiva, in cui i periodi di caldo eccezionale e duraturo diventano sempre più probabili.

Monitorare l’Atlantico settentrionale e la dinamica dell’AMOC oggi è diventato fondamentale per comprendere non solo il tempo della prossima settimana, ma anche le tendenze a medio e lungo termine che interesseranno l’Italia e tutto il bacino mediterraneo.

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