Profondo ciclone in sviluppo sul Canale di Sicilia: maltempo severo

Una forte ondata di maltempo si appresta a colpire la Sicilia e le regioni meridionali a causa dello sviluppo di un profondo ciclone mediterraneo, atteso un brusco calo della pressione barometrica che attiverà venti tempestosi e mareggiate.

Daniele Ingemi Daniele Ingemi 11 Nov 2019 - 13:30 UTC
mareggiata-sicilia
Oltre alle precipitazioni intense sono attese anche mareggiate sulle coste della Sicilia e nelle aree ioniche.

Inizio di settimana difficile sul fronte meteo per le nostre regioni meridionali che dovranno fronteggiare una severa ondata di maltempo. In modo particolare la Sicilia e le aree ioniche, che oltre a piogge molto abbondanti in arrivo sui versanti esposti allo scirocco, dovranno prepararsi ad affrontare venti anche tempestosi e possenti mareggiate lungo le coste ioniche di Sicilia, Calabria e Puglia.

Analisi sinottica sull’area mediterranea

In queste sul Mediterraneo sta affondando una intensa saccatura, con asse molto stretto, con all’interno un primo ciclone (ex cut-off nato sul territorio francese) che dalle Baleari tende a scivolare molto rapidamente verso l’Algeria.

L’affondo del ramo principale del “getto polare”, fin sull’entroterra nord-africano, con velocità davvero ragguardevoli lungo la superficie isobarica di 250 hPa, produrrà poco più ad est, sul lato ascendente della stessa saccatura, la risalita del ramo ascendente del “getto polare” in direzione del Tirreno, con una curvatura ciclonica della stessa “corrente a getto” proprio al traverso del Canale di Sicilia.

Sviluppo di un profondo ciclone a ridosso della costa tunisina

Come accade generalmente con questo tipo di configurazioni il massimo di velocità del “getto polare”, subentrante sul lato posteriore della configurazione, all’atto del raggiungimento del vertice, genera una rapida e violenta ciclogenesi in corrispondenza della parte sinistra della sua regione di uscita, detta “ciclogenesi meridiana”.

Il veloce scivolamento di questo ramo discendente del “getto polare” verso l’Algeria avvolgerà la struttura depressionaria, imprimendogli ulteriore vorticità positiva, specialmente nella media troposfera. Tale dinamica dovrebbe favorire, nel corso della giornata di martedì, un significativo approfondimento della circolazione depressionaria che inizierà ad essere autonoma rispetto l’ondulazione ciclonica che l’ha generata.

Martedì 12 novembre, ulteriore approfondimento del ciclone mediterraneo

L’isolamento di questa giovane e profonda ciclogenesi, con un minimo barico pronto a scendere al di sotto dei 988-986 hPa, contribuirà a comprimere il “gradiente barico orizzontale” fra il Tirreno, il Canale di Sicilia e lo Ionio, approfondendosi ulteriormente sopra le ancora calde acque superficiali del basso Mediterraneo. Nel corso della giornata di domani, martedì 12 novembre 2019, il ciclone tenderà ad approfondirsi ulteriormente.

Sensibile diminuzione della pressione in poche ore sui mari siciliani

Il risultato di tale processo porta all’infittimento delle isobare sul Mediterraneo centrale, con la conseguente intensificazione dei venti di ostro e scirocco fra mar Tirreno, Ionio e Adriatico. Bisogna anche tenere presente che l’evoluzione verso levante della ciclogenesi verrà ostacolata ad est dalla strutturazione di un solido promontorio anticiclonico di blocco, che dall’entroterra egiziano si estenderà verso la Turchia, il bacino del mar Nero e il sud della Russia, ergendo una cupola altopressoria che esalterà ulteriormente il già intenso “gradiente barico orizzontale”.

Possibile evoluzione in un ciclone sub-tropicale

La compressione delle isobare nei bassi strati produrrà una sensibile intensificazione dei venti da SE, S-SE e Sud sui mari che circondano la Sicilia e lo Ionio, dove si genereranno forti burrasche, con rinforzi di tempesta in mare (visto il notevole “gradiente”).

In modo particolare fra il pomeriggio e la serata di domani sarà probabile assistere a un processo di “warm seclusion” che si verifica quando l’arretramento del fronte caldo e dell’aria calda pre-frontale, ad esso associato, sul settore post-frontale, porta all’isolamento di una vasta bolla di aria calda, che viene circondata lungo i suoi lati dalle masse d’aria fredde post-frontali, dominanti sul settore occidentale della circolazione ciclonica extratropicale.

Tale processo, sopra descritto, porta, così, all’isolamento di un nucleo di aria calda proprio nei pressi del minimo depressionario, facendo assumere al sistema le tipiche caratteristiche “ibride”, sub-tropicali, o nei casi più rilevanti più propriamente tropicali.

Attesi venti tempestosi sui mari siciliani

In questo caso il sensibile infittimento delle isobare sui mari meridionali italiani rafforzerà il già presente flusso sciroccale nei bassi strati, attivando già dalla serata di domani autentiche bufere di vento da S-SE e da Sud, in successiva rotazione da S-SO e SO, sul Canale di Sicilia e basso Ionio che risaliranno verso le coste della Sicilia, Calabria e Salento.

Piogge abbondanti

Oltre ai venti anche le piogge risulteranno molto abbondanti, dapprima sui settori ionici esposti allo scirocco, e dalla tarda nottata fino al primo mattino di mercoledì 13 pure sulle coste del basso Tirreno, specie sul salernitano.

In modo particolare fra il Canale di Sicilia, Stretto di Messina e lo Ionio nella serata di domani, il rapido tracollo barometrico, potrebbe generare vere e proprie bufere di vento, fino a forza 9-10 Beaufort, con raffiche che in mare aperto e nei punti maggiormente aperti delle coste potrebbero superare la fatidica soglia dei 100-120 km/h.

Attenzione alle mareggiate sulla costa ionica

Questi venti impetuosi, inoltre, contribuiranno a rendere i mari da agitati a molto agitati, fino a grosso lo Ionio nella notte fra domani e mercoledì 13, con rischio di mareggiate veramente intense sulle coste ioniche di Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia, dove l’imponente moto ondoso sollevato dalle forti burrasche rischia di cagionare danni davvero ingenti.

Su questi tratti di costa potrebbero irrompere onde di “mare vivo” ben formate, alte anche più di 5 metri, in grado di causare ingenti danni, accelerando ulteriormente il processo di erosione.

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