Frangiflutti e barriere soffolte sono davvero utili contro il fenomeno dell'erosione costiera?

Le nostre coste negli ultimi anni sono state interessate dalla progettazione di diverse barriere e opere di protezione delle coste dalle mareggiate. Ma queste infrastrutture sono veramente utili nel lungo periodo?

Queste strutture operano modificando l'idrodinamica locale, riducendo l'altezza delle onde del 30-50% in condizioni moderate, creando zone di calma dietro di sé dove la sabbia può accumularsi in "salienti", ossia piccoli istmi di spiaggia.
Queste strutture operano modificando l'idrodinamica locale, riducendo l'altezza delle onde del 30-50% in condizioni moderate, creando zone di calma dietro di sé dove la sabbia può accumularsi in "salienti", ossia piccoli istmi di spiaggia.

Le barriere soffolte, note anche come frangiflutti sommersi, sono strutture artificiali poste sott'acqua, parallele alla costa, a una profondità che le rende invisibili dalla spiaggia. Realizzate in massi, calcestruzzo o materiali innovativi come geotessili, il loro scopo è quello di dissipare l'energia delle onde, facendole "rompere" al largo prima di raggiungere la riva.

A differenza delle scogliere emerse, che alterano drasticamente il panorama, queste barriere mantengono un basso impatto visivo, favorendo la balneabilità e il turismo. In Italia, sono state installate ampiamente dagli anni '90 in regioni come Emilia-Romagna, Veneto e Sicilia, spesso integrate con ripascimenti sabbiosi.

Queste strutture operano modificando l'idrodinamica locale, riducendo l'altezza delle onde del 30-50% in condizioni moderate, creando zone di calma dietro di sé dove la sabbia può accumularsi in "salienti", ossia piccoli istmi di spiaggia.

Queste barriere sono davvero efficaci?

La loro efficacia dipende da fattori come la profondità, la lunghezza e il design. Basta un piccolo errore può trasformarle da alleate in avversarie. Quando sono ben progettate, le barriere soffolte offrono benefici tangibili, riducendo l'erosione costiera in eventi meteorologici ordinari, e proteggendo infrastrutture e habitat costieri senza l'intrusività di muri o pennelli.

In Thailandia e Indonesia, ad esempio, hanno stabilizzato spiagge erose e persino favorito la rigenerazione di mangrovie, combinando difesa con ripristino ecologico.

Inoltre, possono aumentare la biodiversità, creano habitat per pesci e invertebrati, trasformando una struttura ingegneristica in un'oasi marina per molte specie di animali marini. Alcuni studi mostrano che, in combinazione con frequenti ripascimenti, possono fornire una protezione duratura, dissipando fino al 97% dell'energia delle onde, simile ai coralli naturali.

Cosa avviene nel lungo periodo?

Tuttavia, nel medio-lungo termine, dopo 10-20 anni dalla loro installazione, queste barriere spesso spostano il problema anziché risolverlo. Alterando il trasporto litoraneo dei sedimenti, creano accumuli locali, ma accelerano l'erosione ai lati (effetto "downdrift"), formando irregolarità lungo la costa.

In Italia, monitoraggi post-installazione in Emilia-Romagna rivelano che molte barriere hanno perso efficacia a causa dell'interramento con sabbia e alghe, richiedendo costosi interventi di manutenzione che spesso i comuni non possono sostenere.

Inoltre, durante eventi estremi, come le mareggiate prodotte dal ciclone Harry fra Sicilia e Calabria, le onde passano sopra senza essere attenuate, offrendo poca protezione proprio quando serve di più. Valutazioni costi-benefici spesso rivelano che, senza integrazioni, causano più danni ambientali e economici di quanto prevengano.

In Italia, monitoraggi post-installazione in Emilia-Romagna rivelano che molte barriere hanno perso efficacia a causa dell'interramento con sabbia e alghe, richiedendo costosi interventi di manutenzione che spesso i comuni non possono sostenere.
In Italia, monitoraggi post-installazione in Emilia-Romagna rivelano che molte barriere hanno perso efficacia a causa dell'interramento con sabbia e alghe, richiedendo costosi interventi di manutenzione che spesso i comuni non possono sostenere.

In Italia, il Piano Costa dell'Emilia-Romagna del 1981 già avvertiva sui limiti delle opere rigide, preferendo approcci più morbidi e naturali come il ripascimento.

Le alternative sostenibili

Per mitigare i rischi, esperti raccomandano di combinare barriere soffolte con ripascimenti periodici e gestione a scala di litoranea, considerando l'intero sistema costiero, senza gli interventi mirati e localizzati.

Inoltre, negli ultimi anni, sono allo studio delle soluzioni ibride, vedi i reef artificiali permeabili, che riducono impatti ecologici e promuovono la biodiversità.

In ultima analisi, prevenire l'erosione richiede azioni globali, come la riduzione delle emissioni globali di gas serra che alimentano il cambiamento climatico, e gestire i fiumi per mantenere il flusso di sedimenti verso il mare.