La faglia dello Stretto si muove e accumula energia secondo i dati satellitari
Al centro del dibattito scientifico c’è la cosiddetta Western Fault (faglia occidentale), una struttura tettonica sottomarina che corre lungo il fondale dello Stretto di Messina.

Per secoli, lo Stretto di Messina è stato il simbolo del dinamismo geologico del Mediterraneo. Oggi, grazie alla precisione millimetrica della tecnologia satellitare InSAR (Interferometria Radar ad Apertura Sintetica) e dei dati GPS, non dobbiamo più limitarci alle ipotesi.
Tramite questa tecnologia satellitare oggi possiamo vedere lo Stretto che si muove in tempo reale, evidenziando come queste strutture geologiche siano ancora attive.
La Western Fault, il motore del distacco
Al centro del dibattito scientifico c’è la cosiddetta Western Fault (faglia occidentale), una struttura tettonica sottomarina che corre lungo il fondale dello Stretto di Messina. I dati ottenuti dalle costellazioni satellitari (come Sentinel-1 dell'ESA) confermano che questa faglia è estremamente attiva.
Questo movimento non è fluido, ma avviene attraverso l'accumulo di energia elastica nelle rocce che, prima o poi, deve essere rilasciata. E quando questo rilascio avviene si originano i terremoti, molto frequenti lungo l’area dello Stretto.
Il rischio sismico dell’area
Il rischio principale legato alla Western Fault è la sua capacità di generare terremoti di elevata magnitudo (attorno a 7.0 o superiore). Il movimento di estensione "tira" i due blocchi crostali finché la faglia non scivola improvvisamente.
Oltre allo scuotimento sismico, la posizione sottomarina della faglia comporta un rischio elevato di tsunami. Un forte movimento verticale del fondale, o una frana sottomarina innescata dal sisma, potrebbe spostare enormi masse d'acqua, colpendo le coste di Messina e Reggio Calabria in pochissimi minuti.
Il fattore tempo: quando aspettarsi un nuovo forte terremoto?
La geologia non è una scienza predittiva esatta, ma si basa sui tempi di ritorno. L'ultimo precedente, il catastrofico terremoto del 28 dicembre del 1908, ha segnato profondamente l'area. E prima o dopo un nuovo forte terremoto colpirà tutta l’area.

Se la faglia si muove di 1,5 mm all'anno e sappiamo che per generare un sisma simile a quello del 1908 serve uno "scorrimento" (slip) di circa 1,5 - 2 metri, il calcolo teorico è presto fatto.
Tuttavia, questo è un valore statistico. Esistono faglie "figlie" e strutture minori che possono attivarsi molto prima, generando terremoti meno potenti ma comunque pericolosi per un'area così densamente popolata.
Difatti, un sisma, anche di 5,5 Richter, può causare danni e disagi, specie se si tratta di terremoti molto superficiali, di appena 4 o 6 km di profondità.
Le sfide per il futuro dell’area
I satelliti oggi ci confermano che lo Stretto è un laboratorio geodinamico a cielo aperto. La Western Fault sta lavorando silenziosamente, accumulando quel centimetro di deformazione ogni decade che, nei secoli, modella il volto dell'Italia.
La sfida oggi non è sapere se accadrà, ma utilizzare questi dati precisi per costruire infrastrutture e abitazioni sicure, capaci di resistere alla forza inevitabile della Terra. Anche perché prima o dopo nuovi terremoti colpiranno l’area.
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