Questo è uno dei fenomeni temporaleschi più violenti non associati a una supercella capace di produrre venti a 150 km/h

Questo fenomeno, ormai comune anche in Italia e in Europa, spesso produce venti distruttivi che in taluni episodi possono raggiungere i 150 km/h, causando notevoli danni.

La formazione di un “bow echo” è strettamente legata alla dinamica delle correnti ascendenti (updrafts) e discendenti (downdrafts) all'interno di un temporale.
La formazione di un “bow echo” è strettamente legata alla dinamica delle correnti ascendenti (updrafts) e discendenti (downdrafts) all'interno di un temporale.

Il “bow echo” è un fenomeno meteorologico estremo associato a forti temporali, caratterizzato da una struttura a forma di arco. Descritto per la prima volta da Fujita nel 1978, il “bow echo” è riconosciuto nella letteratura scientifica come un pattern radar distintivo che si forma in presenza di forti correnti discendenti e venti intensi, spesso responsabili di danni significativi.

Quando all’interno di una struttura temporalesca a mesoscala compare, dai tracciati radar, una struttura ad arco, significa che in quella zona è presente un flusso discendente e accelerato d’aria relativamente secca che entra nella parte posteriore del sistema temporalesco, tra il flusso ascendente (updraft) e le correnti discendenti fredde (downdraft).

Questo flusso retrogrado contribuisce a curvare in avanti il sistema, favorendo la tipica forma a “bow echo”, intensificando i downburst e i fenomeni di vento lineare al suolo, talvolta molto violento, poiché trascina aria secca che, mescolandosi con quella più umida, aumenta l’evaporazione e raffredda ulteriormente le correnti discendenti, accelerandole.

Cosa sono i bow echo?

Secondo la letteratura scientifica (Fujita, 1978; Weisman, 1993), un “bow echo” si sviluppa principalmente in sistemi temporaleschi organizzati, come le “squall lines” o i “mesoscale convective systems” (MCS).

La forma ad arco è dovuta alla divergenza dei venti al suolo generati da intensi downbursts, che spingono il fronte temporalesco verso l'esterno, creando una curvatura caratteristica.

I “bow echoes” sono spesso associati a venti distruttivi di tipo straight-line non tornadici, che possono raggiungere velocità superiori a 100-150 km/h, e in casi estremi, simili a quelle dei microbursts (180-200 km/h o più).

Schema di formazione del fenomeno del "bow echo" durante l'intensificazione dei downbursts. Credit immagine Wikipedia.
Schema di formazione del fenomeno del "bow echo" durante l'intensificazione dei downbursts. Credit immagine Wikipedia.

Questi venti sono causati da un forte downdraft che, impattando il suolo, genera raffiche divergenti. Inoltre i “bow echoes” possono produrre fenomeni associati come tornado, grandine di grandi dimensioni e intense precipitazioni.

Come si sviluppano queste raffiche discendenti così violente?

La formazione di un “bow echo” è strettamente legata alla dinamica delle correnti ascendenti (updrafts) e discendenti (downdrafts) all'interno di un temporale, come descritto da Weisman e Klemp (1986) e successivamente approfondito da Weisman (2001).

Inizialmente, una linea di celle temporalesche o un MCS si organizza in presenza di un forte updraft che alimenta il cumulonembo. Quando le precipitazioni intense (pioggia e grandine) si formano, l’aria fredda e pesante all’interno della nube inizia a scendere rapidamente, generando un downburst.

Questo processo è amplificato da un “gradiente termico” tra l’aria fredda della nube e l’ambiente caldo circostante, che crea un “gradiente barico” molto intenso, in uno spazio ristretto (Simpson, 1987).

Il downburst colpisce il suolo e diverge radialmente, producendo forti raffiche di vento. La divergenza al suolo spinge il fronte temporalesco verso l’esterno, deformando la linea convettiva in una forma ad arco.

Questa dinamica è ulteriormente intensificato dalla presenza di un “rear inflow jet” (RIJ), un flusso di aria fredda e secca che si infiltra nella parte posteriore del sistema temporalesco, rafforzando il “downdraft” e accelerando i venti al suolo (Weisman, 1992).

Il downburst colpisce il suolo e diverge radialmente, producendo forti raffiche di vento. La divergenza al suolo spinge il fronte temporalesco verso l’esterno, deformando la linea convettiva in una forma ad arco.
Il downburst colpisce il suolo e diverge radialmente, producendo forti raffiche di vento. La divergenza al suolo spinge il fronte temporalesco verso l’esterno, deformando la linea convettiva in una forma ad arco.

Durante la maturazione del “bow echo”, possono formarsi caratteristiche distintive come i “bookend vortices” (vortici alle estremità dell’arco) e il “line-end vortex”, che in alcuni casi possono evolvere in tornado. La presenza di un “rear inflow jet” ben sviluppato è spesso un indicatore di “bow echoes” particolarmente intensi.

Uno dei fenomeni temporaleschi più violenti

I “bow echoes” sono tra i fenomeni temporaleschi più pericolosi, non di natura supercellulare, a causa della loro capacità di generare venti distruttivi su larga scala.

Eventi simili possono causare danni significativi a infrastrutture, vegetazione e, in casi estremi, rappresentare un rischio per la sicurezza umana. La rapida evoluzione, spesso 30-60 minuti per raggiungere il picco, e la difficoltà di previsione rendono i “bow echoes” una sfida per la meteorologia operativa.

Il rilevamento dei “bow echoes” si basa principalmente sull’analisi delle immagini radar, che mostrano la caratteristica forma ad arco e la presenza di un forte “reflectivity gradient” (indice di precipitazioni intense).

Modelli numerici ad alta risoluzione e il monitoraggio dello shear e del CAPE sono essenziali per prevedere la formazione di questi sistemi. Tuttavia, la loro rapida evoluzione richiede sistemi di allerta in tempo reale per mitigare i rischi.