Stephen Hawking aveva previsto il collasso della Terra entro il 2600 e sostiene la colonizzazione spaziale
Uno scienziato britannico avvertì che la crescita demografica, il consumo energetico e la crisi climatica avrebbero reso rendere il pianeta inabitabile entro sei secoli, sostenendo che l'esplorazione spaziale fosse l'unica alternativa per preservare la specie umana.

Il famoso fisico britannico Stephen Hawking, morto il 12 marzo del 2018, ha nuovamente attirato l'attenzione mondiale per la sua previsione della data per il possibile collasso della Terra: l'anno 2600. La previsione era stata presentata durante una conferenza scientifica a Pechino, in un forum annuale sulla tecnologia, in cui lo scienziato ha affrontato i rischi associati al progresso incontrollato della civiltà e al consumo eccessivo di risorse naturali.
Noto per le sue audaci analisi sul futuro dell'umanità, Hawking aveva affermato che, se l'attuale ritmo di crescita demografica e di domanda energetica sarà mantenuto, il pianeta potrebbe diventare inabitabile in meno di sei secoli.
La dichiarazione era stata fatta in videoconferenza, direttamente dal Regno Unito, durante il vertice WE di Tencent. Hawking ha descritto uno scenario drammatico in cui l'aumento della popolazione e del consumo di elettricità farebbe letteralmente “brillare di rosso vivo” il pianeta, come conseguenza del calore eccessivo generato dalle attività umane.
Sovrappopolazione e consumo energetico accelerato
Per lo scienziato, il fattore principale alla base di questo possibile collasso sarebbe la sovrappopolazione. Hawking aveva sottolineato che il numero di abitanti del pianeta raddoppia approssimativamente ogni quattro decenni, creando una pressione crescente sulle risorse naturali e sui sistemi di produzione di energia.
L'allarme non si è limitato solo all'aumento della popolazione. Il fisico aveva anche richiamato l'attenzione sui limiti fisici del pianeta, sottolineando che la Terra ha una capacità di sostegno finita. Se non si verificano profondi cambiamenti strutturali nell'organizzazione sociale ed economica globale, l'estinzione degli esseri viventi potrebbe avvenire tra mille e diecimila anni, secondo le sue stime.
Riscaldamento globale e scenario simile a Venere
Autore del best seller Una breve storia del tempo, Hawking aveva approfondito le sue preoccupazioni ambientali nel documentario Stephen Hawking: Expedition New Earth, prodotto dalla BBC. Nell'opera, descrive l'umanità come se fosse a un punto critico in relazione al riscaldamento globale.

Secondo le sue analisi, il proseguimento delle emissioni di gas serra potrebbe portare la Terra a condizioni simili a quelle di Venere. In questo scenario estremo, le temperature medie raggiungerebbero circa +250 °C e l'atmosfera produrrebbe piogge costanti di acido solforico.
Hawking ha anche affermato che l'ambizione umana e la difficoltà di attuare politiche ambientali efficaci rendono ancora più complesso affrontare la crisi climatica. Secondo lui, la combinazione tra crescita economica accelerata e mancanza di coordinamento globale aggrava significativamente il rischio di collasso ambientale.
La colonizzazione spaziale come unica via d'uscita
Di fronte a questo scenario allarmante, Hawking aveva sostenuto che l'unica alternativa per garantire la sopravvivenza della specie umana sarebbe quella di diventare multiplanetaria.
Lo scienziato, prima di morire, aveva sostenuto iniziative come il progetto Breakthrough Starshot, che propone l'invio di nanosonde spinte da fasci di luce per esplorare il sistema stellare Alfa Centauri. La tecnologia consentirebbe di raggiungere Marte in meno di un'ora e di arrivare al sistema vicino in circa 20 anni.
Diagnosticato con sclerosi laterale amiotrofica all'età di 21 anni, Hawking ha dedicato la sua vita allo studio dell'universo e dei buchi neri. Fino alla fine della sua carriera, ha mantenuto la convinzione che l'esplorazione spaziale non fosse solo un progresso scientifico, ma una necessità urgente per evitare la scomparsa definitiva dell'umanità.
Fonte della notizia
O Globo. Qual é o ano em que o planeta deixaria de existir? A resposta de Stephen Hawking. 2026
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