Secondo l'UNESCO c'è una probabilità del 100% che uno tsunami colpisca il Mediterraneo nei prossimi 30 anni

La maggior parte delle persone non associa il Mediterraneo agli tsunami, ma l'UNESCO ha indicato che esiste una certa probabilità che un maremoto colpisca il bacino nei prossimi 30 anni, e Nizza sta già elaborando piani di evacuazione.

Ricercatori e funzionari addetti alla pianificazione delle emergenze hanno avvertito che gli tsunami nel Mediterraneo possono colpire le città costiere in pochi minuti, lasciando poco tempo ai sistemi di allerta convenzionali per entrare in funzione.
Ricercatori e funzionari addetti alla pianificazione delle emergenze hanno avvertito che gli tsunami nel Mediterraneo possono colpire le città costiere in pochi minuti, lasciando poco tempo ai sistemi di allerta convenzionali per entrare in funzione.
Lee Bell
Lee Bell Meteored Regno Unito 6 min

Il Mediterraneo non è il primo luogo che viene in mente quando si pensa al rischio di tsunami. Ma ciò che molti non sanno è che questo bacino registra, dopo il Pacifico, il secondo maggior numero di tsunami storici documentati.

Solo sulla Costa Azzurra sono stati documentati circa venti episodi dal XVI secolo, e le onde hanno spesso superato i due metri di altezza.

Ancora più significativo è il fatto che l'UNESCO abbia affermato che esiste una probabilità del 100% che nei prossimi 30 anni si verifichi uno tsunami di almeno un metro di altezza in qualche punto del Mediterraneo.

In questo articolo parleremo soprattutto della zona dela Costa Azzurra, particolarmente vulnerabile rispetto alla maggior parte dei tratti della costa mediterranea.

In Italia l'INGV monitora da anni il rischio tsunami

La regione compresa tra l'Atlantico Nord-Orientale ed il Mediterraneo è segnata da centinaia di eventi di tsunami documentati sin dall’antichità. I casi più noti sono quelli relativi alle catastrofi che hanno colpito Creta nel 365 d.C, Lisbona nel 1755, Messina nel 1908. In tempi più recenti, ricordiamo anche l'evento del 30 dicembre 2002 che ha colpito Stromboli.

La maggior parte sono legati a potenti terremoti, ma in certi casi anche a frane sottomarine, che possono essere innescate a loro volta da eventi sismici oppure da eruzioni vulcaniche. A partire dal 2004, come riporta l'INGV in un recente articolo, dopo il catastrofico tsunami dell’Oceano Indiano del 2004 che ha causato centinaia di migliaia di vittime, in Italia e nel Mediterraneo è stata impiantata e con il tempo rafforzata una importante rete di monitoraggio e allerta tsunami.

Andiamo però a vedere perché la Costa Azzurra francese è particolarmente esposta.

Perché Nizza ha iniziato a pianificare evacuazioni?

La principale difficoltà legata agli tsunami nel Mediterraneo riguarda il fattore tempo. Una frana sottomarina o un terremoto nel Mar Ligure potrebbero generare onde sulla Riviera francese in meno di dieci minuti. Persino un terremoto più distante, al largo della costa algerina — come quello di Boumerdès del 2003, che provocò un abbassamento del livello del mare fino a 1,5 metri e danneggiò imbarcazioni in otto porti turistici della Riviera — impiegò appena 75 minuti per raggiungere la costa francese.

Nizza conosce già gli effetti di uno tsunami locale. Nel 1979 una parte di un'opera portuale crollò sott'acqua, generando onde che causarono la morte di otto persone e danni da Antibes a Cannes. Tutto si concluse nell'arco di circa 30 minuti e nessuno ricevette alcun preavviso.

Gli scienziati che stanno tracciando percorsi di evacuazione lungo la Costa Azzurra sottolineano che l'intensa urbanizzazione costiera e il rapido arrivo delle onde rendono sempre più importante la preparazione agli tsunami per città come Nizza.
Gli scienziati che stanno tracciando percorsi di evacuazione lungo la Costa Azzurra sottolineano che l'intensa urbanizzazione costiera e il rapido arrivo delle onde rendono sempre più importante la preparazione agli tsunami per città come Nizza.

La Francia dispone di un sistema nazionale di allerta tsunami, il Centre d'Alerte aux Tsunamis, operativo dal 2012, ma questo è pensato soprattutto per i terremoti lontani. In caso di eventi locali, nei quali l'onda arriva prima dell'attivazione dell'allerta, il sistema risulta di scarsa utilità. Nizza deve inoltre fare i conti con una forte urbanizzazione del lungomare, un flusso turistico presente tutto l'anno e spiagge che durante l'alta stagione possono ospitare fino a 87.000 persone.

Tracciare vie di fuga prima che servano

Poiché i sistemi di allerta non possono coprire gli scenari più urgenti, ricercatori dell'Università di Montpellier hanno dedicato anni allo sviluppo di un approccio diverso per evacuare rapidamente la popolazione. Hanno individuato quasi un centinaio di aree rifugio nella zona di Nizza, con percorsi pedonali progettati tramite algoritmi che tengono conto delle pendenze, degli ostacoli, della densità delle persone e della velocità di spostamento.

I primi cartelli di evacuazione per il rischio tsunami sono stati installati a Nizza nel febbraio 2026 e oggi esiste una piattaforma online che consente a chiunque di consultare le aree sicure e le vie di evacuazione. La città partecipa inoltre al programma UNESCO "Tsunami Ready", che certifica le località in grado di prevedere e gestire il rischio tsunami. Cannes ha già ottenuto questa certificazione.

Lo tsunami che colpì il Giappone nel 2011 ha dimostrato che una pianificazione efficace delle evacuazioni ha permesso di salvare il 96% delle persone lungo la costa del Tohoku.

I ricercatori coinvolti nel progetto di Nizza sostengono che proprio questo tipo di evidenze dimostra l'importanza della preparazione, anche quando il rischio sembra remoto. La particolarità di uno tsunami è infatti che, quando il pericolo non appare più lontano, spesso non resta praticamente più tempo per reagire.

Riferimento della notizia

Tsunami risk in the Mediterranean: why Nice should prepare an evacuation plan, pubblicato da The Conversation, maggio 2026.

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