10 luglio, l’anniversario del disastro di Seveso

Il 10 luglio del 1976 si verificò in Italia uno dei disastri ambientali più importanti degli ultimi decenni, anche a livello mondiale: il disastro di Seveso.

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 10 Lug 2018 - 02:10 UTC
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Fra Seveso e Meda sorgeva la fabbrica Icmesa, di cui oggi resta solo il nome della via (foto L.Pasqualini)

Era il 10 luglio del 1976 quando si verificava in Italia un disastro ambientale con conseguenze gravissime. Lo scoppio di un reattore presso la fabbrica Icmesa di Meda, un comune incollato a Seveso, poche decine di chilometri a nord di Milano, portò alla fuoriuscita e dispersione di una nube tossica con diossina TCDD. Il tipo di diossina più tossico in assoluto.

L’esplosione avvenne la mattina, poco prima delle 13 e la nube di diossina contaminò una vasta area. Le zone maggiormente colpite furono Seveso e Meda (la fabbrica esplosa si trovava proprio al confine fra i due comuni), e fu qui che venne individuata la cosiddetta “zona rossa”. I danni alla salute degli abitanti di Seveso furono enormi, anche se non tutti di facile individuazione. Ci vollero giorni prima che i giornali ed i telegiornali parlassero dell’incidente.

Un disastro di grandi proporzioni

L’Italia scopriva così gli effetti negativi dell’industrializzazione, con il primo grande disastro ambientale della sua storia con conseguenze sulla popolazione. Il disastro di Seveso è considerato anche uno dei più gravi disastri industriali a livello mondiale. I danni sono stati molto duraturi e sono andati avanti nel corso dei decenni.

Dopo il 1976 tutte le abitazioni situate nella zona di maggior contaminazione vennero rase al suolo, e su una superficie di decine di ettari venne asportato il terreno per 46 centimetri in profondità, rimpiazzato con terreno proveniente da aree non inquinate. Anche lo stabilimento dell’ICMESA venne distrutto.

Oggi il Bosco delle Querce sorge sul luogo del disastro

A distanza di 42 anni dal disastro, sul luogo che un tempo era la zona rossa, l’area di maggior contaminazione, sorge un parco pieno di alberi e prati conosciuto come Bosco delle Querce. La realizzazione del parco ha preso il via nel 1984, anche sulla spinta dei movimenti popolari che a Seveso chiedevano una riqualificazione dell’area.

Il disastro di Seveso ebbe importanti influenze anche sul dibattito che da anni c’era in Italia in merito alla regolamentazione dell’aborto, a quel tempo ancora non permesso. Il dramma vissuto dalle madri della zona contaminata, portò ad una accelerazione del processo in corso già da anni, che portò nel 1978 alla legge 194 poi confermata dal referendum del 1981.

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