StoreWindows10

Disastro del Prestige, quindici anni fa la marea nera sulle coste della Galizia

Oltre duemila chilometri di costa atlantica spagnola vennero devastati dalla marea nera causata dall'affondamento della petroliera Prestige: una catastrofe ambientale che mobilitò migliaia di volontari.

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 20 Nov 2017 - 10:56 UTC
La prima pagina del quotidiano spagnolo El Paìs il giorno dopo l'affondamento del Prestige (20 novembre 2002).

Il 19 novembre del 2002, quindici anni fa, si consumava in Spagna un gravissimo disastro ambientale. La nave Prestige, una vecchia petroliera con bandiera di comodo delle Bahamas, carica con 77.000 tonnellate di greggio di proprietà di una società svizzera, colava a picco 250 km ad ovest dalla costa della Galizia. Nelle settimane successive, oltre duemila chilometri di costa sarebbero stati raggiunti dalla marea nera, causando una catastrofe ambientale di enormi proporzioni.

Tutto era iniziato il 13 novembre del 2002, quando la nave Prestige aveva lanciato un SOS per l’apertura di una falla. Al momento della richiesta di soccorso la nave si trovava a 52 km da Finisterre, nel mezzo di una forte burrasca. Nelle ore successive si tentò di allontanare la nave il più possibile dalla costa, nonostante le resistenze del capitano, che voleva al contrario farla trainare in un porto spagnolo. Il 19 novembre, dopo un tortuoso percorso al largo della Galizia, il Prestige si spezzava in due e colava a picco a 250 km dalla costa spagnola, all'altezza delle Isole Cies. Il tentativo di allontanare il pericolo di una enorme marea nera falliva e le coste spagnole venivano raggiunte nei giorni e nelle settimane a seguire da decine di migliaia di tonnellate di greggio.

La gestione fallimentare dell’incidente

Già il 20 novembre emergevano le carenze e gli errori nella gestione di questo grave incidente. Le forze politiche dell’opposizione criticarono duramente il governo Aznar per i ritardi nelle operazioni di contenimento del greggio, per la mancanza di coordinamento e per la minimizzazione di quanto stava accadendo. La fuoriuscita di greggio era iniziata infatti già il 13 novembre, ben prima dell’affondamento, ma il Governo aveva minimizzato al massimo scartando la possibilità di un disastro ambientale. Le rassicurazioni sul disastro furono continue ed in certi casi paradossali, come quella dell’allora vice presidente Rajoy, che descrisse la fuoriuscita come “piccoli fili con aspetto di plastilina”. Critiche furono rivolte anche all'allora presidente della Comunità Autonoma di Galizia, Fraga, che nelle ore del disastro era andato a caccia in una tenuta vicino Toledo.

Emergeva poi una carenza strutturale: non c’erano rimorchiatori abbastanza potenti e mancavano navi capaci di contenere ed asportare il petrolio fuoriuscito in alta mare. Anche le barriere posizionate a protezione della costa si rivelarono del tutto insufficienti. Un effetto immediato dell’incidente fu comunque l’intensificazione dei controlli e l’irrigidimento delle misure europee per controllare il traffico marittimo di petrolio.

La marea nera invade le coste atlantiche della Spagna

Intanto, mentre le polemiche si facevano sempre più forti, si consumava il peggiore disastro ambientale che avesse mai colpito le coste atlantiche della Spagna. Dal novembre 2002 circa 64.000 tonnellate di petrolio greggio finirono in mare raggiungendo in buona parte la costa. Si trattava del peggiore tipo di inquinante: denso, pesante, appiccicoso e persistente, formava degli strati densi e compatti che imbrattavano tutto. La marea nera colpì gravemente le bellissime coste della Galizia, come quelle della Costa da Morte, nella provincia di La Coruña, conosciute per il loro fascino selvaggio e per l’altissimo valore ecologico. Località costiere come Muxia o Laxe vennero letteralmente sommerse da una spessa ondata di greggio. Muxia venne considerata la zona zero del disastro.

Disastro del Prestige. Stéphane M. Grueso, Wikimedia Commons.

Le macchie di greggio raggiunsero anche i Paesi Baschi e la Francia, situati a centinaia di chilometri di distanza, oltre che il nord del Portogallo, creando danni incalcolabili alla fauna locale. Si stima che le spiagge danneggiate siano state 745, la maggior parte delle quali in Galizia. Decine di migliaia di uccelli morirono a causa della marea nera.

La mobilitazione dei volontari: migliaia da tutta la Spagna

A seguito del disastro la mobilitazione popolare fu impressionante. Migliaia di volontari accorsi da tutta la Spagna e anche da altri paesi d’Europa, lavorarono per settimane sulle coste colpite dalla marea nera. Armati solo di secchi e pale, protetti da guanti e tuta bianca, rimossero per giorno lo spesso strato di greggio dalle spiagge e dalle rocce. A volte dovettero ripetere la stessa operazione più volte nello stesso luogo. Le “maree nere” continuarono a ripetersi infatti fino al gennaio del 2003. Soltanto nel mese di dicembre 2002 si raccolsero oltre 24.000 tonnellate di sabbia mista a petrolio.

È stata la più grande mobilitazione di volontari a fronte di un disastro ecologico che la Spagna abbia mai conosciuto.

Il primo dicembre del 2002, nel pieno della catastrofe ecologica, a Santiago de Compostela si svolse inoltre una enorme manifestazione con oltre centocinquantamila persone, che al grido di “nunca mais” (“mai più” in gallego) chiesero responsabilità politiche e giudiziarie per la tragedia. Quello slogan è diventato un simbolo in Galizia anche per successive battaglie ambientaliste, riproposto recentemente dopo la tremenda ondata di incendi che ha colpito la regione nell’ottobre del 2017.

Le cicatrici del disastro

Quindici anni dopo, la devastazione di duemila chilometri di costa non è ancora stata compensata. Il processo ha evidenziato due soli colpevoli, il capitano greco della nave, condannato a due anni per reati verso l’ambiente e la società di assicurazioni londinese che copriva con una polizza la nave.

Gli effetti fisici di quel disastro non sono più visibili in modo evidente. Le coste della Galizia e del Mar Cantabrico sono tornate a splendere, ma le cicatrici sono ancora presenti e non facilmente quantificabili. Ci sono scogliere inaccessibili dove non si sa quanto greggio ancora permanga. Inoltre, sotto le spiagge pulite delle coste galleghe, in profondità, si celano ancora i resti di quel tragico incidente. Per non parlare del combustibile probabilmente ancora presente dentro la nave Prestige, adagiata sui fondali al largo della costa. 

Pubblicità