António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite: "Ci stiamo avvicinando sempre di più a un mondo inabitabile"
La perdita di biodiversità, l'inquinamento e i cambiamenti climatici stanno spingendo il pianeta verso uno scenario sempre più pericoloso. António Guterres avverte che oltre un milione di specie rischiano l'estinzione e chiede un intervento urgente.

"Ci avviciniamo sempre di più a un mondo inabitabile". Con questo grave avvertimento, António Guterres cerca di sensibilizzare su una crisi ambientale che va ben oltre l'aumento delle temperature.
Approfittando del Vertice dei Leader sulla Biodiversità tenutosi questa settimana a Erevan, in Armenia, alla vigilia della Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (COP17), il segretario generale delle Nazioni Unite ha nuovamente chiesto misure urgenti per proteggere la biodiversità, in un momento in cui più di un milione di specie rischiano di scomparire.
Nel suo messaggio Guterres ha ricordato che la natura fornisce risorse essenziali per la sopravvivenza umana: dal cibo all'acqua fino all'aria che respiriamo. Tuttavia, le attività umane stanno deteriorando gli ecosistemi che sostengono questa rete di vita.
Una triplice crisi planetaria
Il leader dell'ONU ha indicato tre minacce per il pianeta strettamente connesse tra loro: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l'inquinamento. Questa cosiddetta triplice crisi planetaria non agisce in modo isolato. Il deterioramento degli ecosistemi può aggravare gli effetti del riscaldamento globale, mentre l'inquinamento e la distruzione degli habitat riducono la capacità della natura di riprendersi.

La cifra che accompagna l'avvertimento di Guterres riflette la portata del problema: più di un milione di specie animali e vegetali sono minacciate di estinzione, secondo le stime scientifiche utilizzate dalle Nazioni Unite.
La scomparsa delle specie non comporta solo una perdita di patrimonio naturale: può anche alterare i processi ecologici da cui dipendono l'agricoltura, la disponibilità di acqua e la stabilità degli ecosistemi.
Tra i fattori che alimentano questa crisi vi sono il cambio di destinazione d'uso del suolo, la distruzione degli habitat, la pesca eccessiva, il sovrapascolo e la diffusione di specie invasive. A queste pressioni si aggiungono l'uso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi, le plastiche e i metalli pesanti, che contaminano gli ambienti terrestri e acquatici.
Gli impegni internazionali non avanzano al ritmo necessario
La COP17, prevista dal 19 al 30 ottobre 2026 a Erevan, rappresenta un appuntamento decisivo per valutare i progressi del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal, concordato nel 2022. Il piano stabilisce obiettivi internazionali per fermare e invertire la perdita di natura, tra cui la protezione del 30 % delle terre e dei mari del pianeta entro il 2030.
Dall'approvazione dell'accordo, circa il 90 % dei paesi partecipanti alla convenzione internazionale sulla biodiversità ha fissato obiettivi nazionali. Tuttavia, le Nazioni Unite avvertono che permangono importanti lacune nella sua attuazione, soprattutto per quanto riguarda il finanziamento e la cooperazione tra paesi.
Infatti, un rapporto dell'ONU pubblicato il 15 ottobre scorso avverte che meno della metà degli obiettivi nazionali volti a proteggere piante, animali ed ecosistemi è sulla buona strada per essere raggiunta. Una diagnosi che evidenzia la distanza tra gli impegni politici e le misure che vengono realmente attuate sul campo.

Per questo, secondo Guterres, l'accordo internazionale costituisce un punto di partenza, ma non basta fissare obiettivi. I governi devono accelerare gli interventi, mobilitare risorse economiche e garantire che le misure adottate si traducano in risultati verificabili.
Proteggere la natura per garantire il futuro
L'avvertimento su un mondo inabitabile pone anche una questione di giustizia sociale. Le comunità più vulnerabili dispongono spesso di meno risorse per affrontare le conseguenze del degrado ambientale, anche se non sempre ne sono le principali responsabili. La perdita dei raccolti, la scarsità d'acqua e la distruzione dei mezzi di sussistenza possono aggravare le disuguaglianze esistenti e aumentare la pressione su popolazioni che già vivono in condizioni difficili.

La risposta richiede quindi il coinvolgimento di governi, imprese e cittadini. La conservazione degli spazi naturali, il ripristino degli ecosistemi degradati, un'agricoltura più sostenibile e la riduzione dell'inquinamento fanno parte delle soluzioni. È inoltre essenziale rivedere gli aiuti e gli incentivi che favoriscono attività dannose per l'ambiente.
Il segretario generale delle Nazioni Unite ha riassunto l'urgenza del momento con un'idea chiara: è ancora possibile cambiare rotta, ma servono più azione, rapidità e volontà politica. La COP17 dovrà misurare fino a che punto i paesi sono disposti a trasformare le loro promesse in politiche efficaci prima che si verifichino danni irreversibili.
Riferimento della notizia
Nazioni Unite. (2026). Guterres esorta ad accelerare le misure e il finanziamento per fermare la perdita di biodiversità.