Caldo estremo e siccità: il cambiamento climatico mette in crisi persino i cammelli

Con temperature che in alcune parti del mondo sfiorano i 50°C, il cambiamento climatico minaccia la vita dei cammelli e dei dromedari, con un danno ecnomico significativo per gli allevatori dell’Africa

I cammelli possono resistere a lungo al caldo intenso, ma hanno anche dei limiti fisiologici
I cammelli possono resistere a lungo al caldo intenso, ma hanno anche dei limiti fisiologici

Il cambiamento climatico è ormai un’emergenza ambientale e sanitaria conclamata in ogni parte del mondo, ma gli effetti sono pesanti anche sull’economia.

A meno di una rapida inversione di tendenza, si stima una perdita fino al 18% del PIL mondiale entro il 2050 legata al clima.

In alcune parti dell’Africa il fenomeno è particolarmente evidente tanto che persino i cammelli, le “navi del deserto” apparentemente indistruttibili, ne risentono.

I limiti fisiologici dei cammelli

Con temperature che ormai spesso arrivano a toccare i 50°C cammelli e dromedari si ammalano e muoiono, e anche gli allevatori, di conseguenza, sono costretti a spostarsi o a rassegnarsi al disastro economico.

Ad altre latitudini i cammelli sono generalmente visti come animali particolarmente resilienti anche al caldo più estremo. La realtà, però, è un po’ diversa e questi animali, per quanto forti, hanno anche loro i propri limiti.

I cammelli a riposo nel deserto dell'Arabia Saudita
I cammelli a riposo nel deserto dell'Arabia Saudita

I cammelli possono sopportare temperature fino a 40°C perché la loro temperature corporea fluttua durante il giorno e consente agli animali di adattarsi a quella esterna; in più hanno una pelle molto spessa che li protegge dal sole.

Evitando di sudare i cammelli non si disidratano, purchè le temperature non si alzino ulteriormente.

Il caldo che decima i cammelli

Ormai in molte zone del Sahara le temperature da record e la siccità hanno ridotto sia la disponibilità d’acqua che le zone d’ombra. I cammelli quindi, sottoposti a stress da calore rallentano il metabolismo e non si nutrono, finendo per indebolirsi.

La sabbia rovente danneggia le loro zampe e la loro pelle, mentre da uno studio mirato è risultato che se gli animali restano esposti per un tempo prolungato a temperature superiori ai 41-45°C, le cellule del loro sistema immunitario si ammalano, così i cammelli e i dromedari restano esposti a svariate malattie.

In caso di infezioni, poi, il rischio è un’epidemia che può decimare intere mandrie, anche perché non sempre gli allevatori hanno libero accesso alle cure veterinarie

Oltre alle malattie, il caldo estremo causa difficoltà nella riproduzione e l’impossibilità, per le femmine, di produrre latte.

Anche quando i cammelli riescono a riprodursi, quindi, non è detto che i cuccioli sopravvivano a lungo e le mandrie si fanno man mano più esigue.

In fuga dalla siccità

Le comunità che vivono di pastorizia ne stanno risentendo sempre di più di anno in anno e non sempre riescono a trovare una scappatoia.

In Etiopia, in una delle aree storicamente più aride della Terra, gli allevatori che usano i cammelli per trasportare il sale stanno migrando verso il sud del paese dove c’è relativamente più acqua.

Più grave invece la situazione nel Corno d’Africa, che iniziava appena a riprendersi dalla più grave siccità della sua storia, che ha avuto luogo tra il 2020 e il 2023.

In Somalia, ad esempio, il costo dell’acqua aumentato in alcune aree fino al 2000% rende l’accesso a quello che è un bene di prima necessità sempre più difficile, sia per le persone che per gli animali.

Le temperature estreme come porblema sociale

Se l'Europa è devastata da incendi sempre più frequenti, anche in Africa il problema della relazione tra l’aumento delle temperature e la sopravvivenza dei cammelli non è solo ambientale. La componente sociale è così evidente che sono stati condotti diversi studi sull’argomento, che ha interessato anche OXFAM e FAO.

Il Corno d’Africa è una delle due zone più colpite perché vi si allevano più dromedari rispetto al resto del continente. Gli studiosi hanno potuto constatare che quasi il 46% delle famiglie di allevatori in Somalia ha subito perdite, con picchi del 73% in alcune regioni. Le condizioni degli animali, poi, peggiorano in caso di comunità rurali dove è difficile farli curare.

Non va meglio in Nord Africa, dove secondo i dati dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) gli eventi di caldo estremo sono diventati comuni, con ondate di calore più frequenti, più intense, più durature e temperature mai registrate prima.

In paesi come Marocco, Algeria ed Egitto, per citarne alcuni, gli effetti sulla salute pubblica e sulle abitudini di vita si sommano a quelli sull’agricoltura e appunto sull’allevamento.

Riferimento della notizia

Navin Singh Khadka. (2026). Even camels can't cope: Africa's ships of the desert hit by rising temperatures.