Chi sono i Super Agers e perché sembrano essere immuni a demenza senile ed Alzheimer

Dalla scienza arrivano nuove risposte sulle caratteristiche genetiche che proteggono alcune persone dal deterioramento cognitivo: un passo avanti verso la cura della demenza senile

La struttura cerebrale vista in una risonanza magnetica: in alcuni anziani alcune aree rimangono simili a quelle di persone molto più giovani
La struttura cerebrale vista in una risonanza magnetica: in alcuni anziani alcune aree rimangono simili a quelle di persone molto più giovani

Uno studio della Northwestern University di Chicago, durato quasi tre decenni, ha rivelato le ragioni per cui alcuni soggetti sembrano quasi non essere affetti dal trascorrere del tempo.

Dopo molti anni di ricerca la comprensione dei meccanismi che rendono alcuni anziani apparentemente immuni alla perdita della memoria, dimostra che non sempre l'invecchiamento porta alla perdita di quelle capacità che permettono alle persone di percepire il mondo ed interagire normalmente con esso.

È un passo avanti importante che apre nuove prospettive per quanto riguarda la cura e la prevenzione della demenza senile, di cui l'Alzheimer è la manifestazione più comune.

Stili di vita e genetica

Secondo la World Health Organization in quasi il 40% dei casi, la demenza senile è da attribuire a stili di vita errati. È risaputo da tempo che la scarsa attività fisica, diabete, ipertensione, fumo e l’isolamento sociale sono alcune delle cause principali del deterioramento cognitivo, che quindi si può prevenire ad esempio grazie all'alimentazione.

La sola prevenzione purtroppo non basta, per questo è importante la recente scoperta che individua anche le cause fisiologiche per cui in molte persone insorge l'Alzheimer, mentre in altri no.

Se esistono casi in cui la demenza precoce, con il 9% dei pazienti di età inferiore a sessantacinque anni, esistono però anche caratteristiche genetiche che rendono alcuni soggetti particolarmente resilienti all’invecchiamento cerebrale e specifiche condizioni fisiche che sembrano in grado di proteggere il cervello.

Si tratta di caratteristiche rare e per questo si parla di Super Agers.

Chi sono i Super Agers e cosa li rende diversi

Con la definizione di Super Agers, coniata già negli anni ‘90 dal Dr. Mesulam, si indicano quelle persone di ottanta anni o più, la cui memoria non risulta danneggiata dall���età, ma anzi è paragonabile a quella di persone di molti anni più giovani.

Plasticità e resistenza dei neuroni sono tra i segni distintivi dei super agers
Plasticità e resistenza dei neuroni sono tra i segni distintivi dei super agers

Da ormai venticinque anni la Northwestern Medicine di Chicago studia questi soggetti per capire come mai non siano affetti da perdita della memoria e declino delle capacità cognitive.

I Super Agers sono diversi fra loro per stile di vita, abitudini, quantità di esercizio fisico, ma sono accomunati invece da un carattere socievole e dall’abitudine di mantenere relazioni umane strette.

Per quanto contesto sociale ed abitudini abbiano un ruolo rilevante, i dati più interessanti arrivano però dallo studio del loro cervello.

Le caratteristiche di un cervello “super”

Ottimi punteggi ottenuti nel corso di test specifici, e ripetuti annualmente, mettono i Super Agers ottuagenari alla pari di persone di cinquanta o sessant’anni per quanto riguarda le capacità mnemoniche. Questo avviene principalmente perché la loro struttura cerebrale è atipica.

Ad esempio l’assottigliamento dello strato più esterno del cervello, che comunemente si verifica durante l’invecchiamento, non è presente o lo è in minima parte. In qualche caso la corteccia cingolata anteriore, questo il nome della regione del cervello esaminata, è persino più spessa nei Super Agers, che nelle persone più giovani.

Anche le caratteristiche cellulari sono particolari. I Super Agers hanno un numero maggiore di neuroni di Von Economo ed entorinali, i quali hanno un ruolo importante nelle interazioni sociali e nel funzionamento della memoria.

Tra immunità e resilienza, i meccanismi inesplorati dal cervello

Le persone testate dal 2000 ad oggi sono duecentonovanta. Di questi, settantasette volontari hanno accettato di donare il proprio cervello dopo il decesso. In questo modo è stato possibile osservare un’altra caratteristica fondamentale.

In alcuni dei donatori non erano presenti le proteine amiloide e tau, che sono le responsabili della malattia di Alzheimer, in altri invece sì.

Questo dimostra che non necessariamente i Super Agers non sviluppano proprio le proteine dannose. Non tutti sono quindi immuni per natura all’invecchiamento cerebrale, ma in alcuni di essi queste proteine, pur presenti, non procurano danni in base a meccanismi ancora non del tutto chiariti.

Quest’ultimo punto è particolarmente interessante perché potrebbe permettere di scoprire nuove terapie per annullare gli effetti negativi delle proteine nocive.

Fonte:

Kevin Haynes - 80 Going on 50: The Secret Behind Super-Ager Brains. Inc.com (aprile 2026)

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