Ciclone Harry: una boa dell'Ispra registra un'onda di 16 metri a sud della Sicilia, nuovo record per il Mediterraneo
Questo dato, veramente impressionante, è stato registrato da una boa ubicata sul Canale di Sicilia, nel tratto di mare fra Portopalo e Malta, durante la fase più estrema del ciclone Harry che imperversava sulla Sicilia.

Durante la storica tempesta di levante che ha flagellato le coste ioniche della Sicilia e della Calabria una boa oceanografica gestita dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha registrato un'onda di altezza massima di 16 metri nel tratto di mare tra Portopalo di Capo Passero, in Sicilia, e l'isola di Malta.
Questo dato, rilevato in condizioni di forte saturazione del moto ondoso sul Canale di Sicilia, supera il precedente record europeo detenuto dalla Spagna, durante la tempesta Gloria del gennaio 2020, in cui la boa Dragonera ha misurato un’altezza significativa record di 8,44 metri, con un’altezza massima di 14,2 metri.
Il dato storico raccolto dalla boa di Ispra
La boa ISPRA, posizionata in acque aperte per monitorare parametri ambientali come altezza delle onde, temperatura del mare e correnti, ha catturato questo picco durante una tempesta intensa che ha colpito l'area nel gennaio 2026.
Secondo i dati preliminari, l'onda anomala si è formata in un contesto di venti forti e persistenti, tipici di questi cicloni extratropicali, estesi per oltre 800 km, oltre il limite di fetch geografico.

Questo record non solo evidenzia la potenza delle forze naturali in gioco, ma anche l'importanza delle reti di monitoraggio come quella di ISPRA, che forniscono dati in tempo reale per la sicurezza marittima e la ricerca scientifica.
Cosa ha prodotto questa onda gigantesca?
Le onde di tale altezza non si formano per caso. Un fattore chiave è stato il fetch, ovvero la distanza ininterrotta su cui il vento ha soffiato sulla superficie marina. In questo caso, il fetch ha superato gli 800 km, permettendo alle onde di accumulare energia progressivamente.
Immaginate il vento come un motore costante, più spazio ha per agire, più le onde crescono in altezza e potenza. Nel Mediterraneo, dove i bacini sono relativamente chiusi, un fetch così esteso è raro e spesso associato a sistemi depressionari di ampia scala.
Al fetch si aggiunge il fenomeno dell'accavallamento delle onde in mare aperto. Si tratta di un'interferenza costruttiva, dove onde provenienti da direzioni leggermente diverse si sovrappongono, amplificando l'altezza complessiva. In gergo tecnico, queste sono note come "onde anomale", che possono emergere improvvisamente anche in condizioni non estreme.

Nel caso specifico, l'accavallamento ha trasformato onde già imponenti in un colosso di 16 metri, un evento che, pur non essendo un vero e proprio tsunami, rappresenta un pericolo significativo per la navigazione e le strutture costiere.
Un dato che entrerà nella storia della climatologia del moto ondoso
Questo record fornisce un dato prezioso per la climatologia del moto ondoso, ovvero lo studio delle onde marine nel contesto dei cambiamenti climatici globali. Negli ultimi decenni, osservazioni come questa indicano un trend verso tempeste più intense e onde più alte nel Mediterraneo, un mare storicamente considerato "calmo" rispetto agli oceani aperti.
Dal punto di vista climatico, dati come questi contribuiscono a raffinare i modelli previsionali. Ad esempio, aiutano a comprendere come il moto ondoso influenzi l'erosione costiera, il trasporto di sedimenti e persino la distribuzione di nutrienti marini.
Per l'Italia, con migliaia di chilometri di coste esposte, implica la necessità di rafforzare le difese contro l'innalzamento del livello del mare e le mareggiate estreme. Organismi come ISPRA utilizzeranno questi record per aggiornare le mappe di rischio, supportando politiche di adattamento al clima.