Come salvare l'Amazzonia: la soluzione del Brasile è semplice ed efficace
Salvare la foresta amazzonica è ancora possibile? In Brasile la strategia vincente è semplicemente lasciare alla foresta il tempo di guarire sé stessa

Più di 400 miliardi di alberi e una biodiversità tale per cui si scoprono specie nuove in media ogni due giorni costituiscono l’immenso patrimonio della foresta amazzonica.
Parte anche di una sorta di reazione a catena che regola il clima mondiale,nonostante la sua eccezionale importanza negli ultimi anni la grande foresta pluviale è stata ridotta del 15% circa, con un danno enorme a livello globale.
Le politiche ambientali brasiliane hanno però dimostrato che il danno è reversibile, per il momento, fornendo così una ricetta vincente anche per gli altri ecosistemi a rischio nel mondo.
Qual è il pericolo principale per l’Amazzonia
Ci sono molti fattori di rischio per le grandi foreste pluviali del Sud America, ma quello più grande è costituito dalla deforestazione.
L’estensione della foresta è indispensabile affinché il sistema climatico dell’area resti intatto. Il 45% delle piogge amazzoniche proviene infatti da nuvole generate dalla foresta stessa grazie all’umidità, ma se l’abbattimento degli alberi dovesse continuare, l’Amazzonia non sarebbe più bagnata dalle piogge che le garantiscono la vita e finirebbe per fondersi con l’area di savana arbustiva che si trova al suo confine.
Ancora prima che si verifichi quello che è lo scenario più catastrofico, la foresta sta perdendo già una delle sue più importanti funzioni, quella di regolare la quantità di gas serra nell’ambiente.
Quando la foresta contribuisce al riscaldamento globale
Negli ultimi decenni la foresta amazzonica è diventata la protagonista di un paradosso.
Conosciuta come il grande polmone verde della Terra, contribuisce da sempre a tenere sotto controllo il livello di gas serra, ma tutti i danni causati dall'uomo hanno fatto sì che la foresta perdesse il proprio equilibrio, diventando quindi incapace di svolgere in pieno le proprie funzioni.
Grandi alluvioni in alcune aree e prolungata assenza di pioggia in altre, hanno messo la foresta amazzonica nella condizione di rilasciare più gas di quanti riesca a trattenerne.
Questo fenomeno è particolarmente evidente al confine sud-est, dove le attività umane sono più intense.
La buona notizia, però, è che la tendenza può ancora essere invertita.
Come il Brasile sta salvando l'Amazzonia
Per vari anni la deforestazione dell’Amazzonia è stata condotta in modo indiscriminato, pur essendo consentita per legge.
L’attività mineraria e l'abbattimento degli alberi per fare posto a pascoli e piantagioni industriali, più una lunga serie di attività illegali, hanno portato alla perdita di circa 900.000 ettari di foresta all’anno.

Il Brasile, in particolare, dove il problema è particolarmente sentito, ha cercato di limitare il danno a partire dal 2023. Tra l’estate del 2024 e quella del 2025 l’abbattimento degli alberi è sceso a "soli" 570.000 ettari di foresta.
Ancora migliori i dati dell'ultimo semestre del 2026, in cui l'abbattimento è calato drasticamente, con il 74% in meno degli alberi eliminati rispetto allo storico record negativo del semestre del 2020/2021.
Per evitare il collasso dell’ecosistema amazzonico, la chiave quindi è semplicemente lasciarlo vivere. In questo modo la foresta riuscirà ad autoregolare il proprio clima e il proprio regime delle piogge, ritrovando anche l’equilibrio tra i gas serra emessi e quelli consumati.
Il sistema sembra funzionare e il Brasile è al lavoro con paesi come Indonesia e Repubblica democratica del Congo per salvare le foreste pluviali di tutto il mondo.
Il possibile punto di non ritorno
Per quanto sia un ecosistema straordinario da tanti punti di vista, inclusa la resilienza, la foresta amazzonica non è indistruttibile ed esiste un punto limite oltre il quale anche la sua capacità di rigenerarsi non può più funzionare.
Persino con un riscaldamento globale molto elevato, superiore a 3 °C rispetto ai livelli preindustriali, la foresta pluviale riuscirebbe ancora ad autoregolarsi, ma con temperature di poco superiori, come 3,7 o 4 °C, inizierebbe un declino irreversibile.
Lo stesso accadrebbe se la foresta perdesse più del 22-28% della sua area; questo ridurrebbe di molto anche la sua resistenza all’innalzamento delle temperature.
In questo caso il punto di non ritorno sarebbe già pericolosamente vicino. Basterebbe infatti un aumento di 1,5-1,9 °C delle temperature globali, il valore cioè verso cui il mondo si sta già avviando.
Fonte della notizia:
The Amazon can be saved — with concerted action inside and outside Brazil. Nature (Giugno 2026)