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COP 24: cosa si prevede a Katowice?

Si conclude la prima settimana di Katowice, dove proseguirà fino a venerdì 14 dicembre la Conferenza delle nazioni unite sui cambiamenti climatici. Ecco le ultime novità da COP 24.

Luca Lombroso Luca Lombroso 08 Dic 2018 - 18:29 UTC
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Il vertice sul clima COP24 in corso a Katowice, in Polonia. Foto di Luca Lombroso.

Un vero grande evento per il clima: ai negoziati e ai numerosi eventi in corso a COP 24 partecipano oltre 22000 delegati, di cui circa 13500 rappresentanti dei governi di 198 paesi, 7300 osservatori di organizzazioni non governative e 1500 giornalisti. Fra questi, il personaggio della conferenza è la giovanissima Greta Thunberg, quindicenne svedese che ha lanciato provocatoriamente lo sciopero degli studenti per il clima e a difesa del loro futuro. Greta è intervenuta in numerose sessioni e ha detto che si aspettava meno parole e più fatti, per poi mettersi a fianco dell’insegna COP 24 col suo cartello che inneggia allo sciopero.

Nuove conferme dell’urgenza di agire

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha lanciato il World Adaptation Science Programme, un programma scientifico sull’adattamento ai cambiamenti climatici. Gli effetti del cambio climatico sono già evidenti e a fianco della indispensabile mitigazione del riscaldamento globale, con massicce riduzioni di gas serra, sono necessarie azioni per convivere e sopportare gli eventi meteo estremi.

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Il riscaldamento globale è ormai inarrestabile: urgono misure per ridurre drasticamente le emissioni di CO2.

Al proposito, il Metoffice, servizio Meteo Inglese, ha presentato le ultime novità sulla scienza di attribuzione ai cambiamenti climatici degli eventi estremi. L’effetto è particolarmente chiaro per le ondate di calore, tanto che si stima nel 15-22% la riduzione di mortalità se si limita a 1.5ºC anziché a 2ºC il riscaldamento globale. Sempre riguardo gli eventi meteo estremi, German Watch ha presentato i dati aggiornati del Climate Risk Index. Negli ultimi vent’anni i paesi a più alto rischio climatico risultano Puerto Rico, Honduras e Myanmar, ma anche l’italia vanta, si fa per dire, un buon posto in classifica, fra i primi 50 paesi del mondo come rischio per eventi estremi.

USA e Brasile?

Il Brasile, dopo i cambi al vertice politico ha rinunciato a organizzare la prossima COP 25. Si sono così avanzate le candidature di Costa Rica, Guatemala e Cile, anche su questo si sta trattando. Riguardo gli Stati Uniti, in realtà sono presenti a COP 24 e non è stata formalizzata la fuoriuscita dall’accordo di Parigi, che non potrà avvenire prima del 4 novembre 2020. Peraltro vi e uno stand degli USA, denominato #wearestillin, siamo ancora qua, dove alcuni stati federali presentano iniziative per lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Cosa si prevede a Katowice?

Dal punto di vista negoziale, la settimana ha visto discussioni su aspetti tecnici e procedurali importanti per attuare l’accordo di Parigi sul clima. La discussione, nelle stanze dei meeting, è molto puntigliosa, sulle singole parole e virgole.

I paesi Arabi hanno messo in discussione la valenza scientifica del rapporto IPCC 1,5 gradi d avuto obiezioni perfino su alcuni passaggi di un documento su ricerca e osservazione meteo, tanto da meritarsi il premio “fossile del giorno”, destinato al paese che più ostacola i negoziati. Da lunedì 10 si entra nel vivo con l’arrivo di ministri e capi di stato da cui si attende l’indirizzo politico per arrivare a un rulebook, un libro delle regole di centinaia delle pagine su come dare attuazione e miglioramento all’accordo di Parigi sul clima Impossibile fare previsioni sull’esito del negoziato, più semplice la previsione meteo, lunedì potrebbero esserci deboli nevicate a Katowice e a metà settimana aria fredda farà calare le temperature anche a -8, -10ºC.

Può sembrare curioso freddo e gelo su una conferenza sul clima, ma tempo e clima sono due aspetti diversi, collegati fra loro. Nel frattempo che si discute le emissioni serra aumentano, un nuovo report fornisce stime secondo cui nel 2018, in controtendenza con le speranze e le pur tante azioni positive qui presentare, le emissioni cresceranno di quasi il 3%. Il segnale dunque è chiaro, i tempi dei cambiamenti climatici non possono aspettare quelli della diplomazia.

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