Dal Kazakhstan all’Appennino: come i grandi predatori aiutano a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici

La scomparsa dei grandi predatori danneggia seriamente la biodiversità, con effetti che riguardano anche la capacità dei territori di resistere ai danni causati dai cambiamenti climatici

La tigre siberiana, una specie protetta fin dal 1950 perché a rischio di estinzione
La tigre siberiana, una specie protetta fin dal 1950 perché a rischio di estinzione

Da circa settant’anni in Kazakistan, sono scomparse le tigri dell’Amur, note anche come tigri siberiane, a causa della caccia indiscriminata e del declino dell’habitat. Il paese si sta quindi cimentando in uno dei più imponenti progetti di rinaturalizzazione del mondo, con la collaborazione del WWF.

Il piano non riguarda solo la conservazione della specie. È un progetto detto di “rewilding” e riguarda il ripristino dei processi naturali che per diversi motivi si sono interrotti.

La riforestazione di un’area di diciassettemila chilometri quadrati circostanti il lago Balkhash, il rafforzamento della presenza di specie come cervi e cinghiali e in ultimo la reintroduzione delle tigri sono i punti principali di un piano molto complesso.

Il piano per salvare un intero ecosistema

Lo scopo del progetto kazako non è solo quello di riavere i grandi felini nel territorio da cui sono scomparsi, ma anche quello di ricostruire un intero habitat per rendere l’ecosistema più resistente alle sfide poste dai cambiamenti climatici.

Il Kazakistan si appresta così a fornire un esempio replicabile anche in Europa.

Anche in Italia gli ecosistemi sono messi continuamente a dura prova da incendi, alluvioni, siccità e da un impoverimento della biodiversità.

La necessità di mantenere la loro complessità non è naturalmente solo etica, ma anche pratica. Proprio perché alcuni fenomeni sono diventati più frequenti o estremi, sarebbe necessario mettere gli ecosistemi in condizione di resistere ed adattarsi autonomamente.

In Kazakistan la riforestazione e la reintroduzione delle tigri sono infatti due fasi di uno stesso programma. Sono quasi quarantamila gli alberi piantati recentemente per preparare il ritorno delle tigri, in aggiunta ai cinquantamila piantati tra il 2021 e il 2024, e molti altri ne arriveranno nei prossimi due anni.

Per il momento gli alberi funzionano da regolatori dei flussi d’acqua e da stabilizzatori in caso di piene e straripamenti, mentre sono stati avvistati già i primi erbivori nutrirsi delle nuove piante, segno che l’ecosistema inizia a funzionare.

Il ruolo fondamentale delle tigri

La tigre dell’Amur è il più grande predatore vivente. Gli esemplari maschi possono raggiungere il peso di quattrocento chili. Questi maestosi felini sono una sottospecie a forte rischio di estinzione, come del resto anche le altre specie di tigri.

Essendo le tigri predatori apicali la loro presenza dà un contributo sostanziale nel non innescare una reazione a catena di disastri ambientali.

È stato già osservato in diverse parti del mondo che i predatori tengono sotto controllo la popolazione di erbivori, aiutando così ad evitare il pericolo di sovrapascolo che impedisce alle giovani piante di crescere, compromettendo la rigenerazione delle foreste, che a loro volta assorbono anidride carbonica, regolano il ciclo dell’acqua e limitano i fenomeni di erosione.

Al momento, nella riserva Naturale Ile-Balkhash in Kazakistan, sono arrivate due tigri prelevate da un santuario per felini in Olanda. Vivono in un’area recintata ed avendo vissuto in cattività non possono essere rilasciate in natura, ma la speranza è che i loro cuccioli siano tra i fondatori della nuova popolazione di tigri in Kazakistan.

Altri esemplari di tigri selvatiche in arrivo dalla Russia sono attesi nei primi mesi del 2026.

La situazione in Italia

Negli ultimi anni anche in Italia si è lavorato per reintrodurre alcune specie scomparse o a forte rischio, soprattutto tra centro e nord.

Una lince nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Una lince nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

I lupi sono tornati sugli Appennini e gli orsi sono stati reintrodotti in Trentino e Friuli. In diverse aree dell’Europa erano praticamente scomparse le linci, ma in Italia, negli ultimi anni, sono stati reintrodotti alcuni esemplari sulle Alpi. Altri esemplari vivono sporadicamente in aree protette.

Non si può ancora dire che ci sia stato un vero e proprio ripopolamento, però, anche perché alcune delle linci hanno preferito spostarsi in Austria e Slovenia.

In Italia, inoltre, la gestione della flora e della fauna talvolta avvengono separatamente, rendendo più complicate le operazioni. Senza una pianificazione a 360°, e senza, investimenti, sono sorti anche problemi di convivenza con l’uomo.