SpaceX spinge al limite la tecnologia: successi e dubbi del dodicesimo test di volo orbitale del sistema Starship V3
Con il volo 12, SpaceX ha inaugurato la generazione delle Starship V3. Il test suborbitale del vettore più potente della storia ha registrato record di velocità, un "selfie" orbitale inedito e preziose lezioni ingegneristiche, spianando la strada al prossimo lancio di questa estate, con un occhio puntato sempre verso la Luna.

Il decollo è avvenuto alle 00:30 italiane di sabato 23 maggio dal Pad 2 di Starbase, in Texas, dopo aver risolto il un problema meccanico a un perno del braccio di rifornimento della torre, che aveva costretto a un rinvio di 24 ore il giorno precedente. La partenza ha mostrato subito potenza di questo vettore con la nuova architettura V3. Si è trattato di una spinta potentissima che ha staccato il vettore dalla rampa molto più velocemente rispetto ai test precedenti.
Non tutto perfetto, ma quasi
I 33 motori Raptor V3 (o Raptor 3) del booster Super Heavy si sono accesi tutti in simultanea, ma a circa un minuto dal lancio c'è stato lo spegnimento imprevisto di un motore dell'anello più esterno. Ma la ridondanza del sistema di propulsione del primo stadio, progettato appositamente sovradimensionato, ha però permesso alla Starship di continuare la corsa, completando con successo la complessa manovra di hot staging (l'accensione della navicella mentre è ancora agganciata al primo stadio) a circa 60 km di quota.
Il booster (B19), ha avuto problemi di riaccensione di alcuni motori centrali nella delicata manovra di rientro. Questo ha prodotto una perdita di assetto finendo per disintegrarsi nel Golfo del Messico alla velocità di oltre 1400 km/h.
Anche il rientro della Starship in atmosfera è riuscito, regalando ai telespettatori uno spettacolo suggestivo. Lo scudo termico ha retto molto bene il riscaldamento dovuto al plasma, e la navicella è riuscita a rimettersi in verticale prima di toccare l'acqua, completando il suo primo ed ultimo volo, auto-disintegrandosi come previsto.
La nuova infrastruttura di terra resiste
L'infrastruttura da cui decollano questi razzi deve riuscire a sopportare condizioni estreme. Il volo 12 è stato il "battesimo del fuoco" per il nuovo Pad 2 e il suo innovativo flame diverter, uno scavo conico in acciaio e cemento rinforzato, progettato per gestire e rendere innocua l'immensa energia termica generata nella partenza. Il sistema di getti d'acqua che è stato potenziato, ha protetto la base del razzo assorbendo lo shock acustico, e la rampa ha superato il test senza danni strutturali.

Questo forse è il risultato meno evidente ma strategico per SpaceX. Disporre di una rampa che non necessita di lunghe riparazioni è il pilastro su cui si fonda l'idea di Musk di lanciare, in futuro, più volte al giorno. Anche per riempire i serbatoi è stato segnato un record, riducendo i tempi di caricamento dei propellenti criogenici (metano e ossigeno liquido) a soli 30 minuti. Una frazione rispetto alle oltre 3 ore (6 volte tanto) richieste dai sistemi tradizionali come l'SLS della NASA.
Filosofia costruttiva: i giganti d'acciaio nati per essere esposti
Il sistema integrato Super Heavy e Starship V3 non è solo il più alto e potente mai costruito, ma rappresenta una precisa strategia ingegneristica. Con i suoi 124 m di altezza (4 m in più della precedente, la V2), il razzo supera di ben 14 m il Saturn V del programma Apollo e sprigiona al lancio una spinta di circa 80 MegaNewton (8.150 tonnellate di spinta), più del doppio rispetto all'SLS che ha portato la Orion a sorvolare la Luna.
La SpaceX ha fatto una scelta coraggiosa, abbandonando la strada dei materiali compositi e di fibra di carbonio, per affidarsi in modo decisamente pragmatico all'acciaio inossidabile, come spiegato già in un precedente articolo. Si tratta di una scelta controcorrente, ma che si sta rivelando la migliore per tollerare sia il gelo dei propellenti criogenici, sia i 1500°C da affrontare durante il rientro atmosferico, garantendo al contempo una produzione rapida e riparazioni accessibili.
La tecnologia invisibile e il "selfie" che fa storia
I nuovi motori Raptor 3 sono stati letteralmente "spogliati" della pesante schermatura protettiva delle versioni precedenti, eliminando o integrando all'interno del motore tutte le tubazioni, i cablaggi e i sensori esterni, con un risparmio di circa una tonnellata di peso per ogni motore.
Inoltre, all'interno del Super Heavy è stato inserito un condotto di trasferimento del carburante lungo oltre 60 m, grande quanto un intero Falcon 9, che alimenta i motori con una portata e una rapidità senza precedenti.
Sul dorso della Starship sono stati costruiti quattro portelloni di attracco, predisposti per i futuri rifornimenti di propellente nello spazio, necessari per le missioni lunari o per spingersi anche oltre.

Durante il volo, dopo aver espulso 20 simulatori di massa in previsione dei rilasci dei satelliti Starlink V3, che verranno lanciati da questo sistema in futuro, la nave ha rilasciato due speciali satelliti dotati di telecamere. Le immagini trasmesse a terra hanno regalato, per la prima volta, una ripresa ravvicinata di una Starship nello spazio, un'inquadratura che sembra uscita direttamente da un film di fantascienza.
Uno sguardo a domani e la strada verso il Volo 13
SpaceX ha già pianificato il prossimo passo. Nei capannoni di Starbase, la Ship 40 e il Booster 20 sono già in fase avanzata di assemblaggio.
Con il Pad 2 completamente intatto, la linea di produzione va a pieno regime, preparando il doppio delle navi rispetto ai booster (una strategia legata alle future necessità di rifornimento orbitale). Il tredicesimo volo potrebbe avvenire già tra la fine di giugno e la metà di luglio 2026.
Il Flight 13 probabilmente sarà una replica del Volo 12, con l'obiettivo di verificare e standardizzare l'affidabilità dei motori Raptor, mentre il Volo 14 potrebbe tentare lo spettacolare recupero al volo, tramite i bracci meccanici della torre (Chopsticks), sia del booster che della Nave.
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