Il primo esperimento chimico interamente condotto su Marte svela un dato sorprendente

Il rover della NASA Curiosity, in esplorazione su Marte, ha svolto un esperimento unico che ha portato al ritrovamento di diverse molecole insolite, alcune delle quali forniscono affascinanti indizi che potrebbero contribuire a spiegare l’origine della vita sulla Terra

Ricostruzione 3D del rover in esplorazione su Marte
Ricostruzione 3D del rover in esplorazione su Marte

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Science ad aprile 2026 rivela una sorprendente scoperta del rover Curiosity. Dopo essere giunto su Marte nel 2012, il rover ha condotto diverse ricerche, tra cui una durata sei anni.

Durante il suo viaggio il rover ha rinvenuto diverse rocce argillose antiche miliardi di anni che contengono materiale organico. Queste raccontano di un tempo in cui è possibile che il pianeta avesse un ambiente compatibile con la vita.

La scoperta non prova che l’essere umano un tempo vivesse su Marte, ma lascia supporre che il pianeta fosse almeno in parte abitabile e che a un certo punto della sua storia si siano verificate su di esso condizioni comparabili a quelle del pianeta Terra.

Come sia nata effettivamente la vita su entrambi i pianeti non è ancora noto, ma tra le ipotesi più interessanti e discusse c’è quella che riguarda il ruolo dei meteoriti, che potrebbero aver trasportato delle molecole organiche.

Curiosity e la chimica su Marte

Grazie a Curiosity per la prima volta un esperimento chimico è stato portato a termine interamente al di fuori del pianeta Terra.

Lo studio è stato realizzato presso l’Università della Florida e guidato dalla professoressa di scienze geologiche Amy Williams, membro del team che si occupa dei due rover marziani, Curiosity e Perseverance. Il primo ha il compito di indagare le possibili condizioni di abitabilità del pianeta attraverso i millenni, il secondo, arrivato solo nel 2021, quello di cercare tracce di vita nel passato più remoto del pianeta.

Il merito della recente scoperta, comunque, spetta principalmente a Curiosity che ha studiato la regione di Marte nota come Glen Toridon, dove un tempo si trovava dell’acqua. È nota nell’area anche la presenza di rocce d’argilla, le più adatte a conservare tracce di materiale organico.

Proprio per questo la regione è stata identificata dagli scienziati come quella in cui un tempo ci sarebbero potute essere condizioni favorevoli allo sviluppo della vita.

Da dove è arrivata la vita sulla Terra?

La parte più affascinante della recente scoperta riguarda le tante sostanze chimiche analizzate, tra le quali è emersa per la prima volta in assoluto una molecola contenente azoto, dalla struttura simile ai composti impiegati nella costruzione del DNA.

La superficie apparentemente inospitale di Marte
La superficie apparentemente inospitale di Marte

Un altro ritrovamento interessante è quello di una particolare molecola del composto organico benzotiofene, contenente anche alcune tracce di zolfo che corrispondono a quelle in genere trasportate dai meteoriti.

Questo rafforza la teoria secondo la quale anche la vita sulla terra sarebbe giunta da un'altra regione dello spazio.

“La stessa roba che è piovuta su Marte dalle meteoriti è quella che è piovuta sulla Terra, e probabilmente ha fornito i mattoni per la vita così come la conosciamo sul nostro pianeta” Dott. Amy Williams.

Il futuro delle esplorazioni interplanetarie

Gli studi su Marte, naturalmente, non terminano qui. Per avere la certezza che sul pianeta ci sia stata la vita bisogna condurre esperimenti più approfonditi, riportando i campioni raccolti sulla Terra.

Le recenti scoperte, però, indicano la via per le future esplorazioni e le future missioni su Marte, ma non solo. Molto presto la ricerca si allargherà ad altre regioni del Sistema Solare.

Rosalind Franklin è il nuovo rover che nel 2028, dopo alcuni rinvii, partirà finalmente alla volta del pianeta rosso, mentre nello stesso anno il drone Dragonfly si dirigerà su Titano, la più grande tra le lune di Saturno, con arrivo previsto per il 2034.

La missione di Dragonfly, drone volante in grado di "sopravvivere" all'ambiente estremo di Titano, è la prima che coinvolge Saturno, ma è simile a quella di Curiosity. Lo scopo anche in questo caso è cercare composti organici nei laghi di idrocarburi presenti sulla superficie del satellite.

Fonte:

University of Florida - NASA Curiosity rover finds mysterious life linked molecules on Mars. Science Daily (Aprile 2026)

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