Ciclone Harry, la furia delle onde fa riemergere reperti archeologici nascosti per secoli
Il ciclone Harry ha colpito il Mediterraneo centrale, devastando le coste di Sardegna, Sud Italia e Nord Africa. La violenza delle mareggiate ha avuto però un effetto inatteso, il riemergere di importanti testimonianze archeologiche sepolte nella sabbia da secoli

Le onde eccezionalmente alte, le forti correnti marine e i venti che hanno caratterizzato il passaggio del ciclone Harry hanno lasciato dietro di sé numerosi danni che coinvolgono anche i beni archeologici.
Le coste della Calabria, della Sicilia e della Sardegna sono state le più colpite dalla tempesta che ha sferzato anche il Nord Africa, con danni ingenti alle infrastrutture.
Anche in Tunisia si è verificato un evento simile quando il ciclone Harry ha riconsegnato agli archeologi dei reperti inattesi.
Il ciclone Harry lungo la rotta dei Fenici
Domus de Maria è un comune in provincia di Cagliari, nel Sud della Sardegna. Questo è anche uno dei luoghi dove il ciclone Harry ha colpito con maggiore intensità, facendo però riemergere vasi in terracotta, anfore e persino due tombe.

Già sotto la tutela di Carabinieri e Soprintendenza Archeologica, questi manufatti saranno oggetto di studio e nuovi sopralluoghi ma secondo quando dichiarato dai Carabinieri si può già stabilire con certezza quasi totale che si tratta di oggetti di epoca punica.
Non appena possibile saranno avviate le operazioni di recupero e scavo.
I ritrovamenti degli ultimi giorni vanno ad arricchire un patrimonio archeologico già straordinario in una regione dove il passaggio delle navi commerciali e l’installazione degli insediamenti punici divennero frequenti tra il XII e il IV secolo a.C.
Nuove scoperte anche nel Nord Africa
A rendere il passaggio del ciclone Harry ancora più sorprendente c'è la Tunisia, sulle cui spiagge si è verificata una circostanza praticamente identica a quella avvenuta in Sardegna.
Anticamente la costa della Tunisia era ricca di porti fenici a cui più tardi si aggiunsero o si sovrapposero gli insediamenti romani.
Nel tratto di costa compreso tra le città di Nabeul e Mahdia il ciclone Harry ha svelato colonne, mura e blocchi di pietra che secondo gli studiosi potrebbero essere collegati all’antica città di Nèapolis, rimasta in parte sepolta da sabbia e sedimenti per circa due millenni.
Il patrimonio della Sardegna in pericolo
L'evento è sicuramente insolito ma non è la prima volta che la furia degli eventi metereologici riporta alla luce il passato della Sardegna. Verso la fine dell’800 una mareggiata aveva scoperto quello che è poi diventato uno dei siti fenici più significativi di tutto il Mediterraneo.
Nella provincia di Pula, che si trova solo ad una ventina di chilometri più a nord di Domus de Maria, fu proprio una mareggiata a permettere la riscoperta delle rovine puniche di Nora.
Oggi, poco più di un secolo dopo, questo stesso sito è messo a rischio dalle onde alte quasi sei metri causate dal Ciclone Harry.
Parte dell’area archeologica è finita sott’acqua e ha subito danni anche il santuario di Esculapio che si trova poco più a sud. La spiaggia adiacente, meta molto frequentata in estate, è stata a sua volta deturpata dalle mareggiate.