Coltivare l'orto sulla Luna: si aprono nuove prospettive per l'agricoltura spaziale
Si possono davvero coltivare piante commestibili sul suolo lunare? Ecco il risultato degli studi più recenti, che potrebbero cambiare il destino delle spedizioni nello spazio

L’alimentazione è uno dei principali problemi quando si progettano spedizioni nello spazio, soprattutto se di lunga durata. E se le più recenti missioni NASA sulla Luna prevedono la realizzazione di stazioni orbitanti, l'esigenza di ottenere alimenti producibili in loco si fa anche più pressante.
Una dieta basata solo su cibi liofilizzati e preconfezionati non è infatti sostenibile nel lungo periodo, per questo gli studiosi sono al lavoro per trovare un’alternativa.
Secondo le ultime ricerche della Texas A&M University pubblicate su Scientific Reports, comunque, coltivare piante commestibili sul suolo lunare non è impossibile.
Perché sulla Luna non crescono piante
Sempre più spesso e sempre più in concreto, si parla di viaggi lunghi nello spazio e di stazioni dove gli esseri umani potrebbero soggiornare per molti mesi, ma l'approvvigionamento di cibo è uno dei maggiori ostacoli a questo tipo di progetti.
Coltivare piante sul suolo lunare sarebbe l'ideale, ma naturalmente non è semplice. La regolite, il “terreno” che ricopre la superficie del satellite, contiene e diversi nutrienti per le piante, come fosforo, potassio, calcio e magnesio, tuttavia non è adatta alla crescita dei vegetali per diverse ragioni.
Priva di materiali organici e di microrganismi indispensabili per la vita dei vegetali, la regolite contiene invece ferro e zinco in quantità eccessive, oltre a diversi elementi tossici. È inoltre esposta a radiazioni cosmiche e solari.
La scarsa permeabilità all’acqua è un ulteriore problema. Se il suolo lunare non riesce a trattenere acqua a sufficienza, lo scambio gassoso e di nutrienti per le piante diventa quasi impossibile.
Funghi e lombrichi per l'agricoltura spaziale
Per rendere fertile il suolo della Luna servono dei cambiamenti che sono stati simulati con successo in laboratorio. Una miscela di compost e di regolite ricreata in laboratorio ha dimostrato che è possibile ridurre la tossicità del suolo lunare, migliorarne la capacità di trattenere acqua e introdurre un bioma.
I funghi utilizzati negli esperimenti, infatti, hanno la capacità di decontaminare i suoli dai metalli pesanti e di aumentare la presenza di nutrienti.
Anche il vermicompost fornisce sostanze nutritive importanti ed è ricco di minerali, con in più la capacità di riciclare i rifiuti organici e di produrre microrganismi utili alla crescita delle piante.
Il legume ideale
La prima pianta protagonista degli esperimenti è quella del cece, già utilizzato in altri studi a proposito della bonifica dei suoli contaminati.
Legume molto nutriente grazie al contenuto di proteine, carboidrati e vitamine, cresce bene in simbiosi con i funghi micorrizici arbuscolari, è piuttosto resiliente e necessita di poca acqua.

Un’altra proprietà molto importante dei ceci è la capacità di stabilire una simbiosi con dei batteri che fissano l’azoto, un nutriente fondamentale. Il dettaglio è particolarmente importante poiché la regolite è decisamente povera di azoto.
In una ipotetica base lunare, quindi, le piante di cece potrebbero aiutare a riciclare l’azoto nel sistema.
Verso un suolo lunare coltivabile
Nel corso degli esperimenti il 100% delle piante di cece ha attecchito, ma durante la crescita si sono presentati dei problemi come scarsità di foglie e di semi, e non tutte le piante sono sopravvissute.
Ad influire maggiormente sullo sviluppo delle piante è la percentuale di funghi rispetto alla regolite nel “terreno” usato per i test.
Anche se le piante riescono a crescere in una prima fase in un suolo fatto totalmente di regolite, la mancanza di clorofilla e nutrienti rende impossibile o molto limitata la produzione di semi. A queste condizioni le piante sono quindi destinate alla morte.
La presenza di funghi e microorganismi, in simbiosi con le piante, favorisce invece la circolazione di acqua e di aria, trasformando il suolo lunare in qualcosa di sempre più simile ad un terreno coltivabile.
Prima che si possa parlare davvero di coltivare piante sulla Luna ci sono naturalmente altri problemi da risolvere tra cui la gravità e le radiazioni, ma sicuramente i risultati ottenuti in laboratorio sono un buon inizio.
Riferimenti della notizia
Jessica Atkin - Bioremediation of lunar regolith simulant through mycorrhizal fungi and plant symbioses enables chickpea to seed. Scientific Reports, 2026