Nuova ondata di caldo al polo nord

Meteorologi e scienziati sempre più preoccupati per il ripetersi di anomale ondate di caldo a latitudini artiche. La prima conseguenza è il rapido declino dei ghiacci artici, ma le ripercussioni riguardano anche la circolazione generale dell’atmosfera. Quali conseguenze in Italia?

Luca Lombroso Luca Lombroso 11 Mag 2018 - 02:29 UTC
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Il riscaldamento al polo nord ha ripercussioni molto importanti sulla circolazione generale dell'atmosfera

Fa caldo al polo Nord. Naturalmente, tutto è relativo, e temperature di pochi gradi sopra lo zero non sono certe calde in senso assoluto, ma stiamo pur sempre parlando del polo Nord. A quelle latitudini anche a inizio maggio le temperature dovrebbero essere di parecchi gradi sotto lo zero. Invece negli ultimi giorni la temperatura è salita oltre il punto di congelamento, assestandosi su valori di quasi 20°C superiori alle medie climatologiche.

È l’intera zona del nord artico, oltre gli 80 gradi di latitudine nord, a risentire di una marcata anomalia termica positiva con valori prossimi o superiori ai record storici. Per opposto, parte della Groenlandia interna alla calotta glaciale riscontra temperature estremamente rigide. Secondo il meteorologo Jesper Eriksen, dell’istituto Meteorologico Danese nella stazione di Summit, il termometro è sceso fino a -44°C, prossimo ai record storici di freddo.

Mappa delle anomalie di temperatura del 10 maggio 2018 (credit Climate Reanalyzer - University of Main)

Quali conseguenze sui ghiacci marini?

La prima conseguenza di questo marcato contrasto termiche sono le tempeste che stanno flagellando l’arcipelago artico canadese, la seconda, naturalmente, i ghiacci artici marini, che nel mese di aprile secondo il National Snow& Ice data center hanno raggiunto il secondo minimo in assoluto di estensione, prossimo al record assoluto del recente 2016. Il deficit in superficie è di quasi un milione di chilometri quadrati, oltre tre volte l’estensione dell’Italia.

Ancora più drammatica, quanto a ritiro, la situazione dei ghiacci nel Mare di Bering, fra Alaska e Siberia. Qui, ormai non c’è già più ghiaccio e in questa stagione non era mai successo. La causa risiede, secondo lo scienziato John Walsh dell’International Arctic Research Center, in una vera e propria “tempesta perfetta” di tre fattori, temperature dell’aria elevate, mari più caldi del normale e un inverno particolarmente tempestoso.

Perché sta succedendo tutto questo?

Semmai ce ne fosse bisogno, giungono ulteriori conferme scientifiche che l’accelerarsi del ritiro dei ghiacci artici marini è una conseguenza dei cambiamenti climatici indotta dall'uomo. Un recente articolo scientifico pubblicato su Weather and climate Extreme da un team di scienziati della NOAA afferma che le ondate di caldo estremo che hanno colpito l’artico a partire dal 2016 non avrebbero potuto verificarsi senza il forcing dovuto all'aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera.

E le conseguenze in Italia?

Da tempo si discute del contributo dell’amplificazione artica, questo il nome del fenomeno di retroazione (o feedback) per cui al ritiro dei ghiacci corrisponde un ulteriore aumento delle temperature, alla circolazione generale dell’atmosfera ed in particolare all'ondulazione delle correnti a getto. Il tema è complesso e meriterà ulteriori approfondimenti, ma noi meteorologi cresciuti prima dell’era dei sempre più precisi LAM e di previsioni a medio termine sempre più affidabili avevamo una semplice regola empirica.

ECMWF-13maggio
Mappa ECMWF per Domenica 13 maggio 2018. Una stretta saccatura si avvicina all'Italia, con forte ondulazione del Jet Stream: una conseguenza delle anomalie di caldo in corso nelle zone artiche?

Quando sono presenti sistemi di alta pressione a latitudini molto settentrionali, come in questi giorni nei pressi della Scandinavia, la nostra penisola resta facilmente esposta alla discesa di fronti freddi o, per opposto, alle espansioni di anticicloni subtropicali o anche africani. Molti eventi estremi degli ultimi anni, come alluvioni dovute a situazioni meridiane, ondate di gelo come quella dello scorso febbraio-marzo, ma anche ondate di caldo torrido sono avvenute in concomitanza con marcate anomalie termiche e di circolazione atmosferica a latitudini settentrionali.

Insomma, il riscaldamento globale e il ritiro dei ghiacci artici non è un problema di orsi polari, ma dell’uomo.

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