Arriva la polvere dal Sahara: alcune curiosità

I venti da scirocco non portano solo piogge al nord e aumento delle temperature al sud, ma a volte trasportano la sabbia sahariana. Le conseguenze non sono solo le auto sporche, il fenomeno è ricco di implicazioni scientifiche. Ecco quali.

Luca Lombroso Luca Lombroso 13 Apr 2018 - 03:36 UTC
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Un haboob, intensa tempesta di polvere e sabbia accompagnata da forti venti turbolenti

Genera curiosità vedere il cielo divenire giallo rossastro, talora quasi infuocato, poi  prima della pioggia (deposizione secca) o mentre piove (deposizione umida) le auto e le superfici si sporcano di polveri che a prima vista possono inquietare, ma in realtà non è altro che un vero e proprio carico di sabbia proveniente dal nord Africa. La prima curiosità, la quantità. 

Una stima indicativa per l’episodio in corso in questi giorni di metà aprile: sulla sola Sicilia la ricaduta è stata di circa 51000 tonnellate di sabbia in un giorno, pari a oltre 1000 autoarticolati! Un fenomeno che interessa molto scienziati, meteorologici, e climatologi per le sue implicazioni sul tempo e sul clima. 

Polvere o sabbia?

Rigorosamente, dal punto di vista scientifico va chiamata polvere sahariana. Questo perché la dimensione della maggior parte del materiale trasportato dal vento è molto piccola, mentre per definizione si parla di sabbia solo per le particelle più grosse, da 0.063 mm a 2 mm di diametro. Sono i venti che soffiano dalle zone desertiche a trasportare le polveri e, in misura minore, sabbie finissime anche a lunghissima distanza. Non è però sufficiente che soffino i venti dal deserto per sollevare e trasportare la sabbia. 

Nelle zone di origine devono essere presenti condizioni idonee a sollevare la polvere, e questo avviene principalmente mediante il sollevamento convettivo delle masse d’aria e grazie alla turbolenza atmosferica. Saltazione, dust devil, e i temibili haboob sono fra i principali meccanismi che originano il sollevamento delle polveri. Il viaggio avviene poi grazie alle correnti atmosferiche ed in particolare con la presenza di una corrente a getto subtropicale. 

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Trasporto di tipo anticiclonico in occasione della torrida estate 2003 (16/07/2003, Image courtesy Jeff Schmaltz, MODIS Rapid Response Team, NASA GSFC)

Meteorologicamente il trasporto può essere di tipo ciclonico, sia in condizioni prefrontali che post frontali, ma anche anticiclonico,  quando sono presenti forti  anticicloni subtropicali soprattutto estivi. Per quanto riguarda l’Italia sono i venti da sud a trasportare le polveri sahariane che non di rado arrivano fino alle Alpi, anche col curioso fenomeno della neve rossa, come avvenuto nel febbraio 2004, 2014 e anche nello scorso mese di marzo.

Le polveri sahariane arrivano talora fino all’Europa centrale, addirittura se ne ritrovano tracce nelle nevi perenni della Groenlandia. Anche gli alisei che scorrono da est a ovest portano le sabbie e polveri fino ai Caraibi, America centrale e Stati Uniti orientali, influenzando la formazione  o viceversa l’attenuazione degli uragani. 

Polveri sahariane,  cambiamenti climatici e inquinamento 

I trasporti sahariani hanno diverse connessioni dirette e indirette con i cambiamenti climatici. Le polveri sono uno degli aspetti più incerti del bilancio radiativo terrestre, e le sabbie hanno principalmente un effetto raffreddante. Così diventa importante capire se coi cambiamenti climatici le tempeste di sabbia e i trasporti a lunga distanza calano o aumentano. Molti sono i dubbi al riguardo ed è per questo che un’ampia comunità scientifica studia il fenomeno per mezzo di sofisticati strumenti a terra, come i fotometri solari e i satelliti.

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Il modello previsionale ECMWF del 15/04/2018 evidenzia la corrente a getto associata al trasporto di polveri sahariane

La presenza di polveri desertiche può avere un impatto anche sulla qualità dell’aria, contribuendo all'aumento delle concentrazioni delle polveri fini, le PM10, ma va detto con chiarezza che il motivo principale dei superamenti delle concentrazioni nelle città non sono i fattori naturali ma quelli antropici

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