Nuovi alberi nelle foreste: perché non è una buona notizia

Un recente studio rivela che le grandi foreste di tutto il mondo si stanno popolando di alberi a crescita rapida. L'arrivo delle specie non autoctone apre scenari imprevisti per il futuro.

Le foreste pluviali sono ecosistemi che comprendono circa undicimila specie di piante
Le foreste pluviali sono ecosistemi che comprendono circa undicimila specie di piante

Secondo la FAO al mondo esistono circa quattro miliardi e quattordici milioni di ettari di foresta. Un terzo di queste foreste sono primarie, cioè non intaccate dalla presenza dell’uomo, mentre altri ottocentotredici milioni di ettari di foreste si trovano in aree protette.

In Europa sono leggermente aumentate le foreste rigenerate ma in Africa e Sud America il ritmo della deforestazione è ancora troppo alto, nonostante anche qui si sia registrato qualche miglioramento.

Oggi queste foreste sono anche tra quelle che si trovano ad affrontare un nuovo rischio secondo lo studio condotto dall'Università di Aarhus, in Danimarca

Ecosistemi a rischio

Dopo una lunga indagine su più di trentamila alberi gli studiosi del Danish National Research Foundation's Center for Ecological Dynamics in a Novel Biosphere (ECONOVO) hanno scoperto che diverse specie arboree stanno “invadendo” le foreste a discapito di quelle autoctone e della biodiversità.

La vita di questi complessi ecosistemi è messa a rischio dalla progressiva scomparsa di alcune piante che crescono lentamente, ma sono fondamentali per l’esistenza stessa delle foreste, con un impatto negativo anche sul clima globale.

Il problema riguarda in particolare le foreste tropicali e subtropicali dove crescono piante come il Castano del Brasile e il Mogano, tipici del Sud America, o il Dipterocarpo delle foreste pluviali del Sud Est Asiatico.

Questi alberi longevi, dotati di foglie spesse e legno denso, non sono sostituibili e svolgono una quantità di funzioni, dall’accumulo di anidride carbonica, al creare riparo e nutrimento per insetti, funghi e altre forme di vita. Contribuiscono inoltre alla continuità del circolo dell’acqua, e forniscono risorse indispensabili per la popolazione umana.

Le responsabilità dell'uomo

La causa primaria di questo fenomeno è l'azione dell'uomo.

A seguito dello sfruttamento indiscriminato del suolo e degli alberi, si sono diffuse negli ultimi decenni specie come acacie, pini, eucalipti e pioppi che sono meno resistenti a condizioni climatiche estreme come violenti temporali e periodi di siccità, e più vulnerabili a parassiti e bruschi cambi di temperatura.

Il cambiamento climatico è l’altre grande nemico di questi ecosistemi. Non solo perché gli alberi a crescita lenta fanno più fatica ad adattarsi, ma anche perché lunghi periodi di siccità e venti forti favoriscono gli incendi.

Gli alberi alieni che iniziano a popolare le foreste tendono quindi a prevalere, mettendo a rischio di estinzione quelle autoctone, pur non riuscendo a sostituire queste ultime nelle loro funzioni.

Perché le nuove specie non possono sostituire le vecchie

Se gli alberi nuovi riescono a catturare più Co2 all’inizio, il benefizio è solo temporaneo perché il loro legno meno denso li rende più vulnerabili agli stress climatici nel lungo periodo.

Una convivenza tra le diverse specie inoltre è improbabile, se non proprio impossibile, perché gli alberi competono tra di loro per luce, acqua e sostanze nutritive del terreno. Quelle che crescono più in fretta, quindi, fagocitano tutte le risorse disponibili.

Un albero di acacia, una delle specie aliene nelle foreste pluviali
Un albero di acacia, una delle specie aliene nelle foreste pluviali
“Quando le specie autoctone scompaiono, lasciano vuoti negli ecosistemi che le specie aliene raramente riempiono, anche se queste specie sono in rapida crescita e altamente dispersive"
Jens-Christian Svenning, direttore dell'istituto ECONOVO di Aarhus

Gli alberi che crescono velocemente, inoltre, sono aiutati dall’uomo perché pur essendo più deboli e più esposti a malattie, producono legnami e biomasse in tempi brevi.

La gestione forestale per la salvaguardia

Il futuro delle foreste sembrerebbe dunque poco roseo, con molte specie destinate all’estinzione. In effetti, secondo i modelli di previsione dei prossimi decenni, varie specie aliene ormai naturalizzate diventeranno sempre più dominanti.

A tentare di salvare le foreste ci sono strategie di gestione forestale che potrebbero provvedere alla protezione delle specie a rischio e al ripristino degli ecosistemi.

A trarne beneficio ci sono anche i grandi animali che abitano nelle stesse regioni.

Fonte:

Aarhus University - Forests are changing fast and scientists are deeply concerned. ScienceDaily.