Peste polmonare in Russia: cos’è davvero, cosa comporta e cosa sappiamo del caso in Siberia

In diversi ospedali siberiani sono state adottate misure di quarantena in diversi ospedali della zona e la situazione è stata descritta come stabile e sotto controllo.

La peste polmonare, rispetto alla più conosciuta peste bubbonica e alla peste setticemica, è l’unica forma in grado di trasmettersi direttamente da persona a persona attraverso goccioline respiratorie (tosse, starnuti).
La peste polmonare, rispetto alla più conosciuta peste bubbonica e alla peste setticemica, è l’unica forma in grado di trasmettersi direttamente da persona a persona attraverso goccioline respiratorie (tosse, starnuti).

Cresce la preoccupazione per un presunto contagio di peste polmonare nel sud della Siberia. La peste polmonare (o peste pneumonica) non è causata da un virus, bensì dal batterio, noto come Yersinia pestis.

Questo patogeno è lo stesso responsabile delle storiche pandemie di peste (tra cui la Peste Nera del XIV secolo). Oggi la malattia non è eradicata: persiste in focolai naturali in diverse regioni del mondo (Africa, Asia, Americhe), dove circola tra roditori selvatici e le loro pulci

Le forme cliniche della peste

La peste polmonare, rispetto alla più conosciuta peste bubbonica e alla peste setticemica, è l’unica forma in grado di trasmettersi direttamente da persona a persona attraverso goccioline respiratorie (tosse, starnuti). L’incubazione è breve, da poche ore a 1-3 giorni.

In diversi ospedali della Siberia meridionale sono state intraprese delle misure di quarantena.
In diversi ospedali della Siberia meridionale sono state intraprese delle misure di quarantena.

L’esordio è improvviso e violento, attraverso febbre alta, brividi, cefalea intensa, mialgie, debolezza marcata. Poi compaiono i sintomi respiratori, quali tosse (inizialmente mucoide, poi con espettorato striato di sangue o francamente emorragico, spesso schiumoso e di colore rosa/rosso), dolore toracico, dispnea, tachipnea;

Senza trattamento antibiotico precoce, la letalità della forma polmonare si avvicina al 100% e il decesso può intervenire entro 18-24 ore dall’inizio dei sintomi.

Con terapia tempestiva (idealmente entro le prime 24 ore) la prognosi migliora sensibilmente, anche se la mortalità resta comunque elevata rispetto ad altre infezioni batteriche.

Trasmissione, diagnosi e trattamento

Oltre alla via interumana respiratoria, l’infezione può verificarsi per contatto con tessuti o fluidi di animali infetti, o più raramente in ambito di laboratorio (aerosol accidentali).

La diagnosi di conferma richiede l’identificazione di Y. pestis (o suoi antigeni/DNA) in campioni biologici (espettorato, sangue, aspirato linfonodale) mediante coltura, o test antigenici.

Il trattamento si basa su antibiotici efficaci contro questi batteri. Si associa terapia di supporto intensiva. I pazienti con forma polmonare richiedono isolamento con precauzioni da droplet. I contatti stretti ricevono profilassi antibiotica già prima dell’esordio di eventuali sintomi.

Cosa sta accadendo in Russia?

Nei primi giorni di ottobre 2026 si è verificato un episodio che ha generato allarme mediatico e misure sanitarie nella regione di Irkutsk (Siberia meridionale).

Una tecnica di laboratorio di 28 anni, Darya Shipilova, dipendente dell’Istituto di ricerca antipeste di Irkutsk per la Siberia e l’Estremo Oriente, è deceduta dopo un quadro di polmonite grave.

Fonti mediatiche indipendenti russe hanno avanzato l’ipotesi di peste polmonare, collegandola a un possibile incidente di laboratorio (rottura di una provetta contenente il batterio) o a un’esposizione durante un’attività professionale.

Le autorità ufficiali russe (Rospotrebnadzor e il governatore della regione di Irkutsk) hanno dichiarato che la causa del decesso è una “polmonite di eziologia non determinata”. Gli esami approfonditi non avrebbero evidenziato microrganismi collegati all’attività professionale della donna e non sarebbe stato registrato alcun incidente con patogeni presso l’istituto.

La Siberia meridionale ospita storicamente focolai naturali di Yersinia pestis. L’Istituto di Irkutsk fa parte della rete storica di centri antipeste russi dedicati allo studio e al contenimento delle infezioni particolarmente pericolose.
La Siberia meridionale ospita storicamente focolai naturali di Yersinia pestis. L’Istituto di Irkutsk fa parte della rete storica di centri antipeste russi dedicati allo studio e al contenimento delle infezioni particolarmente pericolose.

Nel frattempo 189-200 contatti sono messi sotto osservazione medica, ma secondo le comunicazioni ufficiali, nessuno presentava sintomi e i test di laboratorio risultavano negativi.

Sono state adottate misure di quarantena in diversi ospedali della zona e la situazione è stata descritta come stabile e sotto controllo. Non risultano, al momento, casi secondari confermati.

I casi endemici e il monitoraggio

Va detto che questa zona della Siberia meridionale ospita storicamente focolai naturali di Yersinia pestis. L’Istituto di Irkutsk fa parte della rete storica di centri antipeste russi dedicati allo studio e al contenimento delle infezioni particolarmente pericolose.

Organizzazioni internazionali (OMS, autorità europee e statunitensi) stanno seguendo gli sviluppi; le valutazioni preliminari indicano un rischio basso per la popolazione generale, in assenza di evidenza di trasmissione comunitaria.

La peste non è scomparsa, ma non rappresenta più la minaccia pandemica del passato grazie agli antibiotici, alla sorveglianza e alle misure di controllo. Ma la forma polmonare resta comunque un’emergenza clinica e di sanità pubblica, dato che richiede un trattamento immediati, isolamento rigoroso e tracciamento dei contatti.

L’episodio di questi giorni in Siberia illustra bene la delicatezza della gestione di patogeni ad alto rischio in laboratorio e l’importanza della trasparenza e della comunicazione scientifica tempestiva.