Prosciugare i laghi glaciali del Nepal: il progetto per prevenire le inondazioni più catastrofiche
Dopo il crollo di un ghiacciaio avvenuto ad agosto 2026 che ha provocato frane e inondazioni dagli effetti catastrofici, il Nepal sta progettando di prosciugare quattro laghi di montagna per limitare i rischi futuri

Il bilancio della frana e dell’alluvione in Nepal dell’estate 2026 è drammatico. Con millequattrocento vittime e cinquemila persone che ancora oggi risultano disperse, il crollo del ghiacciaio è stata una vera catastrofe.
Non è la prima volta che il Nepal si cimenta in una impresa simile dal momento che, pur essendo le sue emissioni di gas serra trascurabili, è uno dei paesi che paga il prezzo più alto dei cambiamenti climatici.
Il prezzo del cambiamento climatico in Nepal
L’innalzamento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai e gli eventi climatici estremi colpiscono duramente il Nepal ogni anno.
Con il surriscaldamento globale che costringe persino i ghiacciai dell’Himalaya a ritirarsi, i territori si fanno instabili, i fiumi imprevedibili e i pendii delle montagne malfermi, il tutto al di sopra di valli abitate da migliaia di persone.
Il paese ha registrato ben ventisei inondazioni legate allo scioglimento dei laghi glaciali negli ultimi quarant’anni, con circa trecento morti all’anno e perdite economiche per milioni di dollari.
Alluvioni e inondazioni infatti colpiscono le infrastrutture come ponti, centrali idroelettriche e strade, oltre che ovviamente i centri abitati.
Abbassare il livello dei laghi montani dovrebbe ridurre significativamente questi rischi.
Quali sono i laghi in pericolo in Nepal
Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2020 i laghi del Nepal che si trovano tra i 4050 e i 5483 metri di altitudine sono i più pericolosi.
Il progetto di drenaggio che dovrebbe impiegare sette anni per arrivare a compimento interessa in particolare quattro laghi nel centro e nell’est del paese: Thulagi, Lower Barun, Lumding Tsho e Hongu II.

Questi laghi sono stati individuati non tanto perché presentano un maggiore rischio di inondazioni e frane, ma perché sono quelli che innescherebbero le reazioni a catena più gravi per quanto riguarda il danneggiamento delle infrastrutture e degli insediamenti umani.
Drenaggio e prevenzione: un progetto milionario
Lavorando ad alta quota sfidando i rischi della carenza di ossigeno, oltre che quelli di inondazioni, esperti e operai del Dipartimento di Idrologia e Meteorologia del Nepal dovranno incanalare l’acqua dei laghi nei fiumi vicini per abbassarne il livello di tre metri.
La stessa cosa è stata fatta già nel 2000 con il lago glaciale di Tsho Rolpa, e nel 2016 con il lago di Imja, nei pressi dell’Everest.
Oltre al drenaggio delle acque il progetto prevede anche interventi di riforestazione e l'utilizzo di infrastrutture naturali di protezione degli argini dei fiumi o di stabilizzazione dei pendii dei monti, più l’installazione di sistemi di prevenzione e allerta in caso di alluvioni.
Il costo totale dell'operazione è di cinquanta milioni di dollari.
Sfide e soluzioni tecniche
A quote elevatissime, tutte superiori ai 4000 metri, i lavori si prospettano difficoltosi a partire dall’approvvigionamento dei materiali.
Cemento, sensori, paratie e così via, quasi ogni cosa dovrà essere trasportata a mano dagli Sherpa locali perché le condizioni atmosferiche sono spesso troppo instabili per consentire il volo sicuro e costante degli elicotteri.
Il progetto consiste nell’aprire un varco nelle dighe naturali costituite dalle morene per consentire il passaggio dell’acqua attraverso canali artificiali sfruttando il principio dei vasi comunicanti.
Delle valvole meccaniche consentiranno un passaggio controllato dell’acqua così da permettere di abbassare il livello dei laghi gradualmente nel caso ad esempio di uno scioglimento dei ghiacci eccessivo in estate.
I rischi e i benefici ambientali
Anche dal punto di vista ambientale il progetto non è senza rischi.
Abbassare il livello dell’acqua dei laghi di tre metri influisce su temperatura e pressione a danno dei microorganismi e della fauna ittica, benché questa sia minima.
Anche la flora di montagna risentirà inevitabilmente del passaggio di uomini e materiali, e della inevitabile presenza di rifiuti.
Va comunque detto che anche il dissesto idrogeologico con frane ed alluvioni danneggia pesantemente gli ecosistemi.
Il progetto prevede in ogni caso un basso impatto per fare in modo che i benefici siano maggiori dei costi ambientali. Ad esempio le montagne non verranno sbancate in quanto non saranno costruite strade e la bioingegneria ridurrà al minimo l’uso del cemento.
Riferimento della notizia
Gopal Sharma. (2026). Nepal plans to drain four glacial lakes after deadly floods.