Solstizio d’inverno: cos'è e perché si chiama così?

Il 21 dicembre del 2017, alle 16.28, è il solstizio d'inverno: inizia la stagione invernale, le ore di luce toccano il minimo, ed i raggi del Sole arrivano sull'emisfero settentrionale della Terra con la massima inclinazione. Perché? E qual è l'etimologia di solstizio?

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 20 Dic 2017 - 08:59 UTC
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Il solstizio d'inverno è stato sempre celebrato dagli esseri umani, fin dall'antichità.

Il 21 dicembre di questo 2017 è il solstizio d’inverno. A partire da questa data le giornate tornano ad allungarsi, ed inizia l’inverno. È il giorno in cui la durata delle ore diurne è minima, e quella delle ore notturne massima. Questo è dovuto all'inclinazione dell’asse terrestre rispetto al piano di rivoluzione della Terra (che come sappiamo è di circa 23,5°). Nel giorno del solstizio d’inverno l’inclinazione della Terra rispetto al Sole fa sì che i raggi arrivino all'emisfero nord con il massimo dell’inclinazione, indeboliti e per un minor tempo.

Nel momento del solstizio d’inverno, il Sole, nel suo moto apparente lungo l’eclittica (cioè il percorso che apparentemente, visto dalla Terra, l’astro sembra percorrere intorno al nostro pianeta), tocca il punto più basso rispetto all'orizzonte terrestre. Per chi osserva ogni anno il movimento apparente del Sole rispetto all'orizzonte, la giornata del solstizio è quella in cui l’arco descritto dal Sole è più basso.

Il solstizio è in realtà un istante, che varia ogni giorno. In questo 2017 il solstizio si verificherà alle 16.28 del 21 dicembre.

Etimologia di solstizio: "il Sole che si ferma"

La parola “solstizio” viene dal latino solstitium, composto da sol (Sole) e da un derivato di sistĕre (fermarsi). Il solstizio è quindi, fin dall'antichità, il momento in cui il Sole “si ferma”. Nel giorno del solstizio d’inverno infatti il Sole, nel suo moto apparente rispetto alla Terra, smette di scendere rispetto all'equatore celeste dando l’impressione di fermarsi. Si tratta di un fenomeno ben noto agli antichi, che osservavano molto più di noi il moto dei pianeti e degli astri. Oggi, per chi non osserva il moto degli astri, si tratta di un fenomeno che può passare inavvertito.

A partire da questo momento il moto del Sole, (più correttamente si deve parlare di “moto apparente”, perché come sappiamo è la Terra a muoversi rispetto a questo astro), torna a cambiare, con relativo allungamento delle giornate.

Feste, cerimonie e tradizioni legate al solstizio d'inverno

Proprio per via di questa “vittoria” della luce sulle tenebre, con l’allungamento delle giornate, da millenni gli esseri umani celebrano i giorni intorno al solstizio d’inverno con importanti feste e celebrazioni. Il Natale cristiano ha ricalcato le antiche abitudini e tradizioni, come quella del Sol Invictus, diffusa nei popoli dell’Oriente e poi nella Roma antica.

Oltre ai riti ed alle cerimonie, i festeggiamenti per la fine dell’accorciamento delle giornate venivano accompagnati a Roma anche da dolci tipici, come il Pangiallo: si tratta di un dolce di colore giallo dovuto alla presenza di una glassa gialla, colorata con lo zafferano o forse inizialmente con il tuorlo d’uovo. La forma del dolce, rotondo, insieme al colore giallo, ricordavano proprio il Sole, che in quel giorno veniva celebrato per via del nuovo allungamento delle giornate. Il Pangiallo è un dolce ancora diffuso nel Lazio.

In Spagna invece è ancora diffusa la "ciambella dei Re Magi", chiamato "roscòn", un dolce tipico delle feste natalizie (in particolare dell'Epifania), che ha origine anch'esso dalle antiche celebrazioni pagane per il solstizio d'inverno.

Da ricordare infine che mentre il solstizio d’inverno (che cade quest’anno il 21 di dicembre) segna l’inizio dell’inverno in tutto l’emisfero nord della Terra (l’emisfero boreale), nell’emisfero australe (emisfero sud), inizia l’estate.

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