Anticiclone delle Azzorre: perché oggi fa molto più caldo di una volta

Il problema non è l'anticiclone delle Azzorre, ma il clima che sta drasticamente cambiando rispetto al passato, favorendo l'aumento di frequenza degli episodi di caldo intenso.
Quando si parla del buon vecchio anticiclone delle Azzorre estivo, non ci si riferisce soltanto a una figura barica sul campo di pressione. Si descrive un intero assetto climatico che oggi non esiste più nelle stesse condizioni.
L’errore più diffuso è credere che il tipo di anticiclone determini da solo la temperatura che si percepisce al suolo. In realtà l’anticiclone funziona soprattutto come contenitore dinamico, dato che stabilizza l’atmosfera, favorisce il soleggiamento e impedisce il ricambio d’aria. La temperatura finale, però, dipende dal contenuto termico della massa d’aria, dalla sua capacità termica e soprattutto dal sistema climatico di fondo su cui quella struttura agisce.
Com’erano le estati di una volta?
Negli anni Settanta, Ottanta e per buona parte dei Novanta, quando si affermava un anticiclone di matrice atlantica (quello classico delle Azzorre), l’Italia viveva estati calde ma generalmente gradevoli.
Non era merito esclusivo dell’anticiclone. Era soprattutto il clima di fondo a essere più fresco. L’atmosfera partiva da valori termici inferiori, gli oceani e il Mediterraneo erano più freddi, i suoli conservavano maggiore umidità e l’intero sistema era in grado di dissipare calore durante la notte.
Oggi la stessa configurazione produce risultati diversi
Negli ultimi decenni, anche quando il regime meteorologico è molto simile a quello di 40-50-60 anni fa, le temperature risultano sistematicamente superiori di 2-4 °C, con picchi ancora più marcati negli estremi.

Le stesse masse d’aria atlantiche arrivano sull’Europa già cariche di un contenuto energetico maggiore (ossia calore). Una volta stabilizzate e compresse dall’alta pressione, generano un caldo molto più intenso e persistente. Non è cambiato soltanto l’anticiclone. È cambiato il clima su cui quell’anticiclone opera.
I fattori che fanno la differenza
Oggi, rispetto al passato, l’atmosfera di partenza è già più calda a causa del riscaldamento globale. Gli oceani, e soprattutto il Mediterraneo, hanno accumulato enormi quantità di calore, che viene poi ceduto all’aria sovrastante.
I suoli sono più frequentemente secchi a causa di siccità tardo-primaverili ed estive sempre più ricorrenti, riducendo la capacità di raffreddamento per evapotraspirazione.
Il risultato di tutti questi fattori è che oggi il nostro anticiclone delle Azzorre sembra (ed era) più gradevole semplicemente perché operava all’interno di un contesto climatico diverso.

Quando oggi si rimpiange l’anticiclone delle Azzorre degli anni ’60, ’70 o ’80, in realtà non si rimpiange una figura barica, ma il clima di quegli anni. L’alta pressione non è diventata improvvisamente “cattiva”, ma continua a fare esattamente ciò che ha sempre fatto, ovvero stabilizzare, rasserenare e favorire il soleggiamento.
Lo fa però su un pianeta più caldo, con oceani più caldi, suoli più aridi e un’atmosfera più carica di energia.
Logica conseguenza è che anche con regimi meteorologici simili al passato, il caldo è inevitabilmente più intenso e persistente. E quando, al posto dell’anticiclone atlantico, arriva il “cugino” nord-africano, le conseguenze sono ancora più severe.