Stiamo andando verso un El Niño di forte intensità: quale potrebbe essere l'impatto in Europa ed Italia?
El Niño è uno dei fenomeni climatici più importanti e influenti del pianeta, capace di stravolgere i regimi delle piogge a vasta scala e le temperature a livello globale. La sua comparsa ciclica è in grado di alterare profondamente la circolazione atmosferica, innescando reazioni a catena. Facciamo il punto della situazione.

Il monitoraggio costante delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, in questo periodo, manifesta i segni del un profondo cambiamento in atto. Dopo una fase di relativa neutralità, che ha caratterizzato l'inizio dell'anno, sia i sensori della rete di boe oceaniche che le rilevazioni satellitari, confermano l'attuale fase di trasformazione del sistema oceano-atmosfera, che si sta avviando decisamente verso un nuovo riscaldamento.
Il fenomeno di El Niño rappresenta uno degli eventi naturali più imponenti della Terra, capace di coprire una superficie oceanica vastissima, oscillante tra i 30 e i 60 milioni di km quadrati. Questa enorme massa d'acqua calda, che può estendersi su un'area superiore all'intero continente africano, si sviluppa lungo l'equatore per oltre 13.000 km, collegando idealmente l'Indonesia alle coste del Sud America. Non si tratta solo di un aumento della temperatura marina, ma di una colossale riserva di energia, in grado di alterare la circolazione atmosferica globale.
Lo stato attuale dell'Oceano Pacifico
Ad oggi, 17 aprile 2026, i dati del Climate Prediction Center del NOAA mostrano delle anomalie termiche positive che stanno iniziando a comparire in superficie sul settore centro-orientale del Pacifico.
Le onde di Kelvin solitamente monitorate dai satelliti (come Jason-3), permettono di prevedere l'arrivo di El Niño con mesi di anticipo (sono dei veri e propri precursori), in quanto agiscono come un "conveyor belt" (nastro trasportatore) di acqua calda anche sotto la superficie, prima che il riscaldamento sia visibile, emergendo in tutta la sua grandezza in superficie.
Al momento siamo in una fase di transizione, infatti gli alisei, i venti che soffiano costantemente da est ad ovest, si sono indeboliti sensibilmente nelle ultime due settimane. Questo è il segno inequivocabile che la circolazione di Walker, la tipica circolazione atmosferica zonale tropicale (est-ovest), dalle alte pressioni del Pacifico orientale verso basse pressioni sull'Indonesia/Pacifico occidentale, sta rallentando.
Questi dati ci dicono che El Niño è ufficialmente in fase di sviluppo e i bollettini mostrano un costante incremento dei valori dell'indice Niño 3.4.
Possibilità per un evento di forte intensità
Le proiezioni aggiornate fornite dall'International Research Institute for Climate and Society (IRI) e dal Bureau of Meteorology (BoM) australiano, delineano una prospettiva che lascia pochi dubbi: la probabilità che il fenomeno di El Niño si consolidi durante l'estate, quest'anno è molto alta, superando ormai l'80%.

I modelli fisico-matematici prevedono una crescita costante delle anomalie termiche che, tra novembre 2026 e gennaio 2027, potrebbero raggiungere il picco. La rapidità di questo riscaldamento suggerisce anche che la transizione dalla neutralità alla fase calda sarà più rapida rispetto ai cicli osservati in precedenza.
Tuttavia questo riscaldamento, che è del tutto naturale, si innesterà su una base di temperature globali già eccezionalmente elevate per il cambiamento climatico in atto.
Se nei prossimi mesi dovessimo avere una rapida propagazione del calore in eccesso all'atmosfera, il rischio che la seconda metà del 2026 possa vedere cadere nuovi record delle temperature medie globali, aumenterà.
Possibile impatto sul pianeta, sull'Europa e sull'Italia
L'impatto di un El Niño di forte intensità potrebbe produrre conseguenze su diverse parti del globo, innescando dinamiche meteorologiche estreme e anche opposte. Nel corso di quest'anno, il Sud-Est Asiatico, l'Australia e l'India potrebbero dover affrontare fasi siccitose anche severe, con gravi ripercussioni sull'agricoltura e un aumento del rischio incendi.

Viceversa il continente americano potrebbe subire effetti diametralmente opposti: il Perù e gli Stati Uniti meridionali potrebbero essere investiti da precipitazioni molto intense e abbondanti, con conseguenti alluvioni.
Sull'Italia, se queste proiezioni dovessero confermarsi, potremmo avere un'Anticiclone Africano protagonista assoluto dell'estate sul Mediterraneo. Di conseguenza le temperature potrebbero restare a lungo sopra la media, con il Centro-Sud e le isole maggiori maggiormente esposti a fasi siccitose.

Tuttavia, il surplus energetico termico accumulato nel mare, potrebbe anche aumentare il rischio di fenomeni meteorologici violenti , con possibili e frequenti alluvioni lampo, non appena aria più fresca dovesse riuscire a penetrare il muro anticiclonico.
Monitoreremo costantemente l'evoluzione di El Nino, cercando di aggiornare le proiezioni indicate dai maggiori centri di calcolo.
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