Scie luminose e detriti invisibili: cosa rischiamo davvero quando qualcosa cade dallo spazio?

Il rientro incontrollato del razzo cinese Kinetica 2 riaccende l’attenzione sui detriti spaziali: il rischio individuale resta minimo, ma quello collettivo cresce con i lanci, le mega costellazioni e l’aumento dei rientri incontrollati sulla Terra.

Secondo le stime dell'Agenzia Spaziale Europea, entro il 2035 la caduta di detriti spaziali produrrà mediamente il ferimento o l'uccisione di una persona ogni 2 anni. Credit: European Space Agency
Secondo le stime dell'Agenzia Spaziale Europea, entro il 2035 la caduta di detriti spaziali produrrà mediamente il ferimento o l'uccisione di una persona ogni 2 anni. Credit: European Space Agency

Nella mattinata del 13 Aprile i cieli dell’Italia meridionale, intorno alle 5:35, sono stati sede di uno spettacolare passaggio di detriti, verosimilmente di un razzo cinese, il Kinetica 2 (anche se manca la conferma ufficiale). Dopo aver portato in orbita il suo carico (una navicella sperimentale più altri 3 satelliti) questo razzo è rientrato a terra in maniera incontrollata incendiandosi e frammentandosi per l’attrito con l’atmosfera terrestre.

La scia (multipla) luminosa è stata ripresa da camere fisse, come la camera di PRISMA, la Prima Rete Italiana per lo Studio delle Meteore e dell'Atmosfera dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Ma è stata osservata anche da spettatori che, assolutamente ignari dell’evento, si interrogavano sulla sua natura.

La domanda che spontaneamente ci si pone è se esista un effettivo rischio per la nostra incolumità in caso frammenti di questi veicoli spaziali, non interamente disintegrati dall’atmosfera, possano arrivare a terra.

La risposta esiste e ce la forniscono le stesse agenzie spaziali come ad esempio l'Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Rientri a Terra controllati e non controllati

I satelliti artificiali non restano eternamente in orbita ma, finito il loro obiettivo o finito il carburante o a causa di malfunzionamenti, devono rientrare a Terra. Per i satelliti più moderni è previsto, ancor prima che vengano lanciati in orbita, un rientro controllato. Questo è un rientro per cui si pianifica con precisione il luogo di impatto (generalmente zone disabitate come l'Oceano Pacifico), ma anche giorno ed ora. In tal modo si azzera il rischio di danni a persone o cose.

Per i satelliti più vecchi, invece, il rientro è incontrollato, cioè obbedisce alla sola forza di gravità senza che l’uomo possa modificarne la traiettoria. In questo caso, prevedere il luogo di impatto, che può essere un luogo qualunque anche una città, e l’orario è possibile solo poche ore prima dell’impatto. In tal modo esiste un rischio concreto di danni a persone o cose.

Quanti sono gli oggetti che rientreranno a terra, tra controllati e non

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nel suo rapporto del 2025 (ESA’S ANNUAL SPACE ENVIRONMENT REPORT) fornisce numeri interessanti anche se allarmanti, aggiornati alla fine del 2024. Si stima che in orbita attorno alla Terra ci siano 54.000 oggetti di dimensioni superiori ai 10 cm, oltre 1.2 milioni di oggetti con diametro compreso tra 1 e 10 cm, e 130 milioni di detriti di dimensioni tra 1 mm e 1 cm.
Negli ultimi anni la frequenza di lanci in orbita ha fatto sì che nelle orbite basse (tra 200 e 2000 km di altitudine) la densità di veicoli attivi abbia raggiunto la densità pari a quella dei detriti spaziali.

Mentre oggetti moderati dell’ordine del metro rientrano a Terra con una frequenza di una volta a settimana, i detriti rientrano (almeno quelli che si riesce ad individuare) con una frequenza di 2 volte al giorno.

Rischio individuale e rischio collettivo

Ad oggi la probabilità che una persona qualunque possa essere ferita o uccisa dal rientro incontrollato di un detrito spaziale è molto bassa, più alta è la probabilità di essere colpiti da un fulmine. Invece il rischio collettivo e cumulato nel tempo sta crescendo sempre più rapidamente.

Esempio di detrito spaziale in caduta non controllata verso la superficie terrestre.
Esempio di detrito spaziale in caduta non controllata verso la superficie terrestre.

Per stimare il rischio di essere colpiti, e quindi feriti o uccisi da un frammento che rientra a Terra in modo incontrollato, viene utilizzata la “aspettativa cumulata di vittime a terra” (il Ground Casualty Expectancy Cumulato) e indica il numero medio di persone che potrebbero rimanere ferite o uccise a causa dei detriti. Secondo lo studio di Pardini e Anselmo del 2024, la probabilità annua, calcolata sul periodo 2010-2022, che almeno una persona nel mondo venisse ferita/uccisa era del 1.5%, salita già nel 2022 a 2.9%.
Aumentando la frequenza di rientri incontrollati l’aspettativa cumulata di vittime a terra è destinata a crescere ulteriormente.

Sempre da fonte ESA sappiamo che tra il 2019 e il 2025 ci sono stati circa 5 rientri incontrollati a settimana di oggetti artificiali significativi, cifra salita a 14 rientri incontrollati a settimana nel 2024, dei quali l’81% costituiti da satelliti, soprattutto della Starlink.
Se per il singolo individuo il rischio rimane bassissimo, dell’ordine di 1 centesimo di miliardesimo, se moltiplichiamo per la popolazione mondiale e per il numero crescente di rientri, la probabilità collettiva annua sale a valori fra 4,5% e 9,8%.

Lo scenario futuro

Il futuro lancio di mega costellazioni di satelliti artificiali rende il problema ancor più grave. Infatti, secondo uno studio pubblicato quest’anno da Ewan Wright e colleghi con le 11 mega costellazioni in orbita il rischio collettivo di casualty al suolo può arrivare al 40%. Si prevede che entro il 2035 il rientro incontrollato dovrebbe produrre il ferimento o l’uccisione di 1 persona ogni due anni.

Si prevede che entro il 2035 il rientro incontrollato dovrebbe produrre il ferimento o l’uccisione di 1 persona ogni due anni.

Anche il rischio per gli aerei e per chi vola di essere colpiti da frammenti in rientro incontrollato va aumentando. C’è una probabilità annua del 26% che aree aeree molto trafficate possano essere interessate da almeno un rientro incontrollato.

L’ESA ricorda nel suo report che ad oggi non risultano feriti noti da detriti di rientro e che per una singola persona il rischio resta di ordini di grandezza inferiore a molti rischi quotidiani. Quindi non siamo davanti a un’emergenza da panico pubblico. Tuttavia il problema esiste e il rischio cumulativo cresce in fretta.

Riferimenti allo studio

"Satellite megaconstellations and collective casualty risks"
Ewan Wright, Aaron Boley, Michael Byers, Space Policy, 2026, 101749, ISSN 0265-9646, https://doi.org/10.1016/j.spacepol.2026.101749.

"The risk of casualties from the uncontrolled re-entry of spacecraft and orbital stages" Carmen Pardini, Luciano Anselmo, Journal of Space Safety Engineering, Volume 11, Issue 2, 2024, Pages 181-191, ISSN 2468-8967, https://doi.org/10.1016/j.jsse.2024.02.002.

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