Inverno ancora incerto: come potrebbe influire sulla prossima estate in Italia e sulla disponibilità idrica

La neve rappresenta una riserva idrica vitale per l'Italia. Il manto nevoso accumulato in montagna funge da "serbatoio naturale", rilasciando acqua gradualmente durante la fusione primaverile ed estiva.

Accumuli di neve.
Solo negli ultimi giorni è caduta una bella quantità di neve sull'Appennino, imbiancando abbondantemente le zone interne di Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio.

Dopo un iniziale fase molto mite, nel mese di dicembre, l’inverno 2025/2026 solo in questi primi giorni del nuovo anno sta presentando un po’ di normalità, con un’ondata di freddo polare che ha prodotto nevicate diffuse, soprattutto sull’Appennino centro-settentrionale.

Solo negli ultimi giorni è caduta una bella quantità di neve sull'Appennino, imbiancando abbondantemente le zone interne di Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio.

Un bel po’ di neve sull’Appennino settentrionale

Accumuli significativi si sono registrati, nel giorno dell’Epifania, su molti tratti appenninici, con episodi nevosi anche a quote basse e localmente in pianura, come in Romagna. Sulle Alpi, invece, la situazione è stata più variegata. Nevicate copiose a fine dicembre si sono verificate sui settori occidentali, come in Piemonte e Valle d'Aosta, mentre eccetto quelle più occidentali, ne ha fatta di meno sulle Alpi centrali e orientali.

Sui rilievi del Sud, come l'Appennino campano, lucano e calabrese, gli accumuli sono stati limitati, con neve principalmente sopra i 700-1000 metri e ancora poca copertura complessiva.

Neve.
La neve non è solo uno spettacolo invernale, ma rappresenta una riserva idrica vitale per l'Italia. Il manto nevoso accumulato in montagna funge da "serbatoio naturale", rilasciando acqua gradualmente durante la fusione primaverile ed estiva.

Questa distribuzione irregolare delle precipitazioni nevose riflette un inverno finora incostante, influenzato da un vortice polare un po’ disturbato e da fasi di blocco anticiclonico che hanno spinto un po’ di freddo fino alle latitudini del Bel Paese.

Il ruolo strategico della neve per le risorse idriche

La neve non è solo uno spettacolo invernale, ma rappresenta una riserva idrica vitale per l'Italia. Il manto nevoso accumulato in montagna funge da "serbatoio naturale", rilasciando acqua gradualmente durante la fusione primaverile ed estiva.

Questo apporto è essenziale per alimentare fiumi, laghi, falde acquifere e invasi, soprattutto in un Paese come il nostro, dove l'agricoltura, l'energia idroelettrica e l'approvvigionamento potabile dipendono fortemente dalle risorse montane.

In particolare le Alpi contribuiscono al 50-70% del flusso idrico del Po e di altri grandi fiumi settentrionali. Mentre l'Appennino, pur con accumuli minori, è fondamentale per i bacini centrali e meridionali, come Tevere, Arno e quelli del Sud.

Neve.
La neve caduta sui monti in inverno, fondendosi durante la primavera, va a rimpinguare le falde acquifere che in estate poi portano l'acqua fino alle nostre case.

Un inverno povero di neve, come quelli recenti, ha spesso portato a siccità estive severe, con livelli bassi nei fiumi e razionamenti idrici. Al contrario, nevicate abbondanti e persistenti possono mitigare questi rischi, garantendo un deflusso costante nei mesi caldi.

Prospettive per l'estate 2026

L'incertezza di questo inverno rende difficile una previsione precisa, ma lo scenario attuale solleva alcune preoccupazioni. Se le nevicate degli ultimi giorni hanno migliorato il bilancio sull'Appennino centrale, il deficit accumulato nei mesi precedenti, soprattutto al Sud e su parti delle Alpi, potrebbe non essere del tutto recuperato.

Monitoraggi come quelli della Fondazione CIMA evidenziano come un innevamento irregolare possa tradursi in fusioni anticipate o insufficienti, esacerbando il rischio siccità in primavera-estate.

Qualora gennaio-marzo portassero perturbazioni più frequenti e fredde, come auspicato dai modelli stagionali, potremmo assistere a un recupero significativo.

Neve aggiuntiva significherebbe maggiori riserve per l'estate, riducendo il pericolo di crisi idrica in agricoltura e per gli usi civili. Al contrario, un proseguimento con fasi miti e scarse precipitazioni potrebbe replicare gli scenari critici degli ultimi anni, con impatti su produzione agricola, energia e ecosistemi fluviali.