Previsioni a lungo termine per l’Italia: l'ECMWF prevede un blocco scandinavo fino al 17 aprile

Il blocco scandinavo continuerà a tenere sotto scacco l'Italia, e l'Europa intera, almeno fino alla seconda decade di aprile, con effetti su larga scala. Ecco quali.

Le mappe a medio-lungo termine del modello europeo ECMWF, tra i più affidabili al mondo per le proiezioni estese, stanno delineando uno scenario atmosferico decisamente insolito e persistente per le prossime settimane.

Secondo le ultime elaborazioni, un robusto blocco scandinavo, ovvero un’alta pressione estesa e ancorata sui Paesi nordici, si consoliderà dalla terza decade di marzo fino almeno al 15 aprile.

Non si tratta di un semplice anticiclone passeggero, ma di una vera e propria barriera alle alte latitudini che rivoluzionerà il tempo sull’Italia, trasformando la primavera 2026 in una stagione dal volto ancora marcatamente invernale.

Ma cosa significa esattamente un blocco scandinavo?

In termini semplici, quando l’alta pressione si insedia con forza fra il nord Atlantico e la Scandinavia, interrompe il normale flusso zonale atlantico (quello che porta aria mite e umida da ovest).

L’area del Mediterraneo, come buona parte dell’Europa meridionale, diventerà il corridoio preferenziale per le perturbazioni, favorendo un incremento della piovosità, soprattutto al Centro-Sud.
L’area del Mediterraneo, come buona parte dell’Europa meridionale, diventerà il corridoio preferenziale per le perturbazioni, favorendo un incremento della piovosità, soprattutto al Centro-Sud.

Il risultato è una circolazione ondulata e meridionale, in cui l’aria fredda proveniente dalle regioni artiche o dal Baltico viene costretta a scivolare lungo il bordo orientale dell’anticiclone, con un moto retrogrado che la dirige proprio verso l’Europa meridionale e il bacino del Mediterraneo.

È la stessa dinamica che abbiamo già intravisto nelle simulazioni recenti, ma ora l’ECMWF la proietta con continuità per quasi un mese, almeno fino alla seconda decade del mese di marzo.

Questo blocco, che ricorda da vicino le configurazioni responsabili delle ondate di freddo tardive o delle primavere ritardate, comporterà per l’Italia una serie di conseguenze ben precise e prolungate

Atteso un lungo periodo con precipitazioni sopra media

L’area del Mediterraneo, come buona parte dell’Europa meridionale, diventerà il corridoio preferenziale per le perturbazioni. Come già anticipato nei peggioramenti in arrivo fino al 22 marzo, avremo piogge insistenti al Centro-Sud, rovesci su Sicilia e Calabria e accumuli significativi lungo le coste adriatiche.

Tale dinamica si ripeterà a più riprese. Ci attendiamo episodi di pioggia e temporali frequenti soprattutto su Centro e Sud, con fenomeni localmente intensi. Le regioni adriatiche (dalle Marche alla Puglia) e il versante tirrenico centrale saranno le più esposte, mentre al Nord le precipitazioni saranno più sparse e legate soprattutto ai passaggi frontali sulle Alpi.

Temperature sotto media

L’afflusso di aria fredda dai quadranti settentrionali e orientali manterrà le temperature ben al di sotto dei valori stagionali. Le minime notturne potranno scendere anche di -4-6°C rispetto alla norma, con gelate residue possibili fino a quote basse al Nord e in Appennino.

Le massime, soprattutto nelle giornate più nuvolose, faticheranno a superare i +12°C +15°C al Centro-Sud e i +10°C +13°C al Nord. Un vero e proprio inizio di primavera dal volto invernale, come da tradizione negli ultimi anni.

Possibilità di nevicate a bassa quota

Proprio come nei prossimi giorni, quando è prevista neve fino a 700-800 metri sull’Appennino (con fiocchi localmente più in basso su Marche, Abruzzo e Molise durante i rovesci più intensi), il blocco scandinavo favorirà nevicate anche in aprile su Alpi e Appennino.

L’afflusso di aria fredda dai quadranti settentrionali e orientali manterrà le temperature ben al di sotto dei valori stagionali, per un periodo piuttosto lungo.
L’afflusso di aria fredda dai quadranti settentrionali e orientali manterrà le temperature ben al di sotto dei valori stagionali, per un periodo piuttosto lungo.

Accumuli localmente importanti sono probabili sopra i 1000-1200 metri, ma con possibili imbiancate a quote medio-basse (800-1000 m) durante i passaggi più freddi. Le Alpi orientali e i rilievi appenninici centrali e meridionali saranno i più interessati.

Inoltre avremo a che fare con una ventilazione, spesso orientale o settentrionale, che contribuirà spesso a rendere l’atmosfera piuttosto frizzante, malgrado il progressivo allungamento delle ore di luce. Questo contribuirà a un calo termico percepito ancora più marcato, soprattutto lungo le coste adriatiche e ioniche.

Questo quadro circolatorio insisterà fino ad aprile

Fino a metà aprile l’Italia vivrà un prolungato periodo di instabilità e freddo, con un’alternanza di fasi perturbate (pioggia e neve) e brevi interludi più asciutti, ma sempre con temperature invernali.

Il Nord potrà contare su qualche giornata più soleggiata e stabile grazie alla maggiore distanza dalle correnti umide meridionali, mentre Centro e Sud pagheranno il conto più salato in termini di precipitazioni e maltempo, anche severo.

Questo scenario è supportato non solo dall’ECMWF ma anche da una buona convergenza con altri modelli internazionali. Il blocco scandinavo appare robusto e poco propenso a cedere prima della seconda decade di aprile, quando potrebbe finalmente aprirsi la strada a un flusso atlantico più mite, o a un ritorno dell’alta pressione.