Si avvicina l’aria polare in Italia: Daniele Ingemi rivela quando arriverà il freddo: "prima neve in montagna"

L'arrivo dell'aria polare, oltre a causare un brusco abbassamento delle temperature, favorirà il ritorno della prima neve fresca fino a quote relativamente basse sulle Alpi.
Chi si era già abituato a questo clima da tarda estate, nei prossimi giorni, dovrà fare i conti con un radicale cambiamento delle condizioni meteorologiche e con un ritorno a un tempo che, finalmente, saprà di autunno.
Già dalle prossime ore, l’ampia depressione in quota responsabile della forte ondata di maltempo e delle alluvioni lampo osservate nell’est della Spagna, si sposterà verso levante, causando un aumento dell’instabilità e i primi intensi temporali sulla Sardegna e lungo le coste tirrenica.
Da giovedì 8 prima intrusione di aria polare
Dopo questi disturbi d’inizio settimana, nella giornata di giovedì 8 ottobre 2026 un impulso di aria fredda, d’estrazione polare marittima, si fionderà fra Regno Unito e Francia, raggiungendo il territorio italiano.
L’ingresso dell’aria fredda, dalla porta del Rodano (Mistral), favorirà lo sviluppo della prima profonda ciclogenesi di stagione sul Mar Ligure, che apporterà condizioni di generale maltempo, con piogge, rovesci e temporali, ad iniziare dal Nord, Liguria e coste del medio e alto Tirreno.

Ma l’aspetto più rilevante di questa ciclogenesi sarà proprio l’avvezione fredda che penetrerà sul Mediterraneo, provocando il primo brusco calo termico di stagione sulle regioni settentrionali. Il tutto accompagnato dal ritorno della prima neve sulle Alpi, sotto i 2000 metri, ma anche da venti forti e mareggiate, che accompagneranno l’ingresso dell’aria polare.
Da giovedì la prima neve autunnale sulle Alpi
L’irrompere dell’aria fredda dal Nord Europa provocherà un abbassamento dello zero termico, più evidente proprio sull’area alpina.
Nelle ore precedenti alla perturbazione lo zero termico si attesterà ancora a quote piuttosto elevate, ma crollerà rapidamente verso i 2.500 metri con l'ingresso del fronte freddo, flettendosi ulteriormente in concomitanza dei rovesci più intensi.

Già dal pomeriggio e dalla serata di giovedì, oltre i 2.000 metri, i valori sfioreranno gli 0°C, mentre sopra i 2.500-3.000 metri si scenderà ampiamente sotto lo zero, garantendo la tenuta del manto nevoso. Durante i rovesci più intensi, non si escludono fiocchi temporanei o locali imbiancate fino a 1.500 metri o leggermente al di sotto.
Dove nevicherà di più?
L'ingresso dell'aria fredda avverrà a partire dalla serata di giovedì, ma il clou del calo della quota neve si registrerà nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 ottobre. Dagli ultimi aggiornamenti dei modelli matematici si evince come nevicate costanti e accumuli significativi a partire dai 2.200 - 2.400 metri.
Lungo i settori di confine (specialmente svizzero e austriaco) e nelle vallate più strette, fredde o riparate, la quota neve si abbasserà fino a 1.800 - 2.000 metri grazie al fenomeno dell'omotermia (il rovesciamento del freddo verso il basso causato dalle forti precipitazioni).
Sulle Alpi occidentali la neve si dovrebbe vedere in Valle d'Aosta (zona Cervinia e vette superiori), alto Piemonte (Sestriere, Bardonecchia, Alta Val di Susa, Alpi Cozie), mentre nelle Alpi Centrali, i fiocchi bianchi scenderanno sull’Alta Lombardia, zona Livigno, Bormio, e i passi d'alta quota come il Passo dello Stelvio).

Sulle Alpi orientali la neve si vedrà pure sulle Dolomiti, Trentino-Alto Adige (Passo del Brennero, Alta Val Venosta, Gruppo Ortles-Cevedale, Alpe di Siusi) e Veneto (Cortina d'Ampezzo, Marmolada, Passo Falzarego).
Le incertezze previsionali
I modelli matematici come l'europeo ECMWF e l'americano GFS mostrano ancora lievi discrepanze sulla traiettoria precisa dell’avvezione fredda. Cosa normalissima, vista anche la distanza temporale. Difatti, basterebbe uno spostamento della traiettoria anche solo di 50 o 100 chilometri più a ovest o più a est cambierebbe tutto.
Potrebbe concentrare i fenomeni solo sulle Alpi di confine, lasciando all'asciutto i versanti italiani, oppure, al contrario, approfondire e rendere più stazionario il minimo sul Mar Ligure, intensificando i temporali e la neve sulle Alpi centrali e orientali.