El Niño rende più difficile prevedere il tempo in Europa? Luca Lombroso fa chiarezza, la risposta è sorprendente
Fra le conseguenze de El Niño ci potrebbe essere anche l’impatto sulle previsioni meteo a breve medio termine e stagionali. ENSO è tenuto conto dai modelli? Ovviamente si, ma le conseguenze sui modelli sono complesse.

Sono giornate di grande indecisione nelle previsioni modellistiche queste di inizio ottobre 2026. Su tutta Europa i modelli paiono “cambiare idea” di continuo.
Le discrepanze fra il modello europeo ECMWF, il tedesco ICON e l’americano GFS mettono in difficoltà i meteorologi previsori e scatenano discussioni nel mondo meteo amatoriale. I prodotti di previsione d’insieme aiutano solo in parte, con spaghetti dispersi e cluster divisi in 5-6 scenari anche a scadenze inferiori alle 120 ore.
Sorge spontanea la domanda, è El Niño a complicare la predicibilità dei modelli numerici?
Che cos’è la predicibilità
Prima di tutto, una premessa. Per quanti giorni si possono fare previsioni? Questo parametro si chiama predicibilità e cambia a seconda delle stagioni ma anche delle situazioni meteo.
L'atmosfera è per sua natura un sistema caotico secondo la teoria del caos, Edward Lorenz: piccole differenze nelle condizioni iniziali come una misura leggermente imprecisa della temperatura o un dato mancante possono ripercuotersi in scenari molto diversi a medio ma anche a breve termine talvolta. È il noto "effetto farfalla": il battito d'ali di una farfalla in Brasile potrebbe, in teoria, contribuire a scatenare un tornado in Texas giorni dopo.
Questa incertezza è però usata dai meteorologi proprio per fornire previsioni probabilistiche e per capire quando si può prevedere bene anche a 10 giorni, come fu per l’ondata di caldo di fine luglio inizio agosto, o quando anche dopo 3-4 giorni la previsione è troppo incerta per essere usata operativamente, come sta capitando in questo scorcio di ottobre 2026.
El Niño è tenuto conto dai modelli?
Ovviamente la risposta è sì, soprattutto nelle previsioni stagionali e substagionali.
In quelle a breve e medio termine entra indirettamente, senza bisogno di dire al modelli se c’è o meno El Niño. Fra i dati che vanno ad inizializzare i modelli infatti c’è proprio la temperatura del mare, parametro fondamentale rilevato da boe oceanografiche, navi e satelliti.
L’evoluzione dell’atmosfera nei mesi successivi dipende strettamente dall’interazione fra oceani e atmosfera stessa. Prevedere se ENSO si rafforzerà, indebolirà o cesserà è parte integrante per arrivare a scenari stagionali.
El Niño e previsione a breve medio termine
La circolazione generale è senz’altro influenzata da El Niño, ma in Europa l'influenza è indiretta, attraverso le teleconnessioni. Ne abbiamo parlato più volte, di fatto l’impatto sul vecchio continente è sfumato e ritardato e la previsione dipende più dalle strutture bariche, correnti a getto, anticicloni, vortice polare che da forzanti lontane come El Niño.

L’affidabilità dipende soprattutto dalla situazione atmosferica, dalla sua predicibilità intrinseca e dalla dispersione degli ensemble. In autunno, come in primavera, stagioni di transizione, è abbastanza frequente avere situazioni poco prevedibili in occasione di cambi drastici di circolazione. I modelli individuano che qualcosa cambia, ma faticano con giorni di anticipo a dettagliare come avverrà una svolta.
Per le previsioni da 24 a 240 ore, da 1 a 10 giorni, El Niño rimane soprattutto un segnale di fondo. Non è la ragione per cui ECMWF e altri modelli divergono sulla posizione di una saccatura, sulla formazione di un ciclone mediterraneo o sull’arrivo un’ondata di freddo.
Le previsioni stagionali ed El Niño
Qui c’è la sorpresa: è proprio grazie a forzanti notevoli come ENSO che le previsioni stagionali possono fornire in modo più chiaro gli scenari mensili o anche per le 6 settimane dal run del modello.
Secondo uno studio di N.C.Williams e altri su Geophysical Research Letters, le teleconnessioni dell'ENSO possono fornire prevedibilità anche al di fuori dei tropici nelle previsioni stagionali. Lo studio ha dimostrato che l'intensità dei processi tropicali che causano la teleconnessione di El Niño non viene sottovalutata dai modelli, ma le carenze si manifestano col tempo nelle regioni extratropicali, cioè nel modo in cui il segnale si propaga e si amplifica verso le medie latitudini, inclusa l’Europa.
Riferimento bibliografico:
Williams, N. C., Scaife, A. A., & Screen, J. A. (2023). Underpredicted ENSO teleconnections in seasonal forecasts. Geophysical Research Letters, 50, e2022GL101689. https://doi.org/10.1029/2022GL101689