Super El Niño: il Sud rischia una grave siccità quest’inverno

Ecco come il fenomeno di El Niño potrebbe compromettere l'equilibrio idrologico di diverse regioni del meridione durante i prossimi mesi.

El Niño rappresenta la fase calda dell’ENSO (El Niño-Southern Oscillation). Si caratterizza per anomalie positive di temperatura superficiale del mare (SST) nel Pacifico tropicale centrale e orientale (regioni Niño 3.4 o Niño 3), con indebolimento o inversione degli alisei e spostamento verso est della convezione profonda (ramo ascendente della circolazione di Walker).

Questo riscaldamento e l’intensa attività temporalesca, lungo la fascia tropicale del Pacifico orientale, immettono nell’alta troposfera grandi quantità di calore latente.

Parte di questo calore sale verso i tropici, raggiungendo l’area temperata, generando grandi treni di onde di Rossby che si propagano verso i poli e verso est, guidate dal flusso zonale di fondo, attraverso la corrente a getto polare.

Queste onde trasportano l’anomalia energetica e di vorticità su migliaia di chilometri, raggiungendo il Pacifico settentrionale, l’America del Nord e infine il settore Atlantico e l’Europa.

L’interazione con la circolazione di fondo

La propagazione dipende fortemente dallo stato del flusso di fondo (posizione e intensità del getto subtropicale e polare), e dalla localizzazione esatta delle anomalie determinate da El Niño (“East Pacific” e “Central Pacific/Modoki”).

Le onde di Rossby in movimento fra il Nord America e l'Europa.
Le onde di Rossby in movimento fra il Nord America e l'Europa.

Questo rende la teleconnessione non stazionaria e modulata su scale multidecadali (da AMO o variazioni dei getti).

Classicamente, El Niño è associato a un flusso zonale molto intenso in Europa, caratterizzato da continue e profonde depressioni sul Nord Atlantico, e frequenti tempeste atlantiche che spazzano soprattutto le Isole Britanniche e l’Europa occidentale.

Queste condizioni, associate anche a temperature superficiali oceaniche più alte rispetto la media, comportano maggiori avvezioni di umidità atlantica verso la Penisola Iberica, Francia meridionale e Italia (soprattutto in autunno-inverno precoce, settembre-dicembre).

Ciò spiega perché molti studi trovano correlazioni positive tra Niño 3.4 e precipitazioni nel Mediterraneo occidentale/sud-ovest Europa durante la stagione umida. Un dipolo di vorticità anomala a ovest della Iberia favorisce venti occidentali e avvezione di umidità, oltre a un clima molto mite.

L’influenza sulla circolazione atmosferica mediterranea

El Niño perturbando la circolazione di Walker favorisce anche un trasferimento di calore, oceano atmosfera, che alza le temperature medie globali e dilata la cella di Hadley, rafforzando gli anticicloni subtropicali.

Durante le fasi di El Niño intense le regioni meridionali hanno vissuto lunghi periodi siccitosi.
Durante le fasi di El Niño intense le regioni meridionali hanno vissuto lunghi periodi siccitosi.

Nel Mediterraneo queste dinamiche possono agevolare la spinta verso nord di masse d’aria calda e stabile, riducendo le precipitazioni e prolungando periodi di alta pressione.

Il Sud Italia rimane una delle aree più vulnerabili d’Europa a questi effetti. Difatti, durante le fasi di Niño strong, associate a lunghi periodi con NAO positiva (Oscillazione Nord Atlantica), le aree del Sud Italia hanno vissuto dei periodi siccitosi particolarmente intensi e prolungati, per una sensibile diminuzione delle piogge, fra l’autunno e l’inverno.

Questo capita quando la risposta delle onde di Rossby produce una circolazione, sull’Atlantico orientale, che inibisce le precipitazioni sul Mediterraneo (anticicloni persistenti, getto polare spostato a nord), un effetto non lineare e non sempre presente negli eventi di intensità media, ma che aumenta di frequenza nelle fasi intense di ENSO.

Cosa rischia il Sud Italia?

Anche se ancora oggi non esiste una correlazione diretta fra El Niño e l’andamento pluviometrico sulle regioni dell’Italia meridionale, studi e proiezioni indicano una possibile riduzione delle precipitazioni fino al 40-50% in alcune aree del Mezzogiorno durante la stagione calda, con un aumento della frequenza di eventi estremi.

Le fasi siccitose, ovvero passaggi rapidi da piogge normali a lunghi periodi secchi, diventano più probabili proprio per l’alterazione dei pattern atmosferici. In queste situazioni anticicloni persistenti possono bloccare le perturbazioni atlantiche, lasciando il Sud esposto a lunghi periodi di tempo stabile, secco e soleggiato, anche nel cuore della stagione invernale, capaci di compromettere il delicato equilibrio idrologico di intere aree geografiche.