Un meteorologo italiano avverte che le mappe delle anomalie termiche rimarranno rosse fino all'8 marzo

L'Italia si appresta a vivere una prima settimana di marzo caratterizzata da un'invadente stabilità atmosferica. Infatti, nonostante una parziale flessione della pressione, il promontorio anticiclonico manterrà temperature ben oltre le medie stagionali, delineando un profilo climatico ancora quasi primaverile su gran parte del territorio nazionale almeno fino all'8 marzo.
A livello continentale, la circolazione atmosferica è attualmente dominata da un vasto campo di alta pressione di matrice subtropicale che si estende dal Nord Africa fino al cuore dell'Europa, lasciando fuori dal suo dominio le Isole Britanniche e gli stati più settentrionali. Questa configurazione di blocco impedisce alle perturbazioni atlantiche di raggiungere convintamente il Mediterraneo centrale.
Evoluzione sull'Italia nel prossimo weekend e tendenza successiva
L'attuale fase di stabilità subirà un temporaneo e parziale indebolimento tra domenica 1 e lunedì 2 marzo, quando il bordo settentrionale dell'anticiclone permetterà l'infiltrazione di correnti più umide e meno calde.
Porteranno un aumento della nuvolosità soprattutto sulle regioni tirreniche, sulla Liguria e in parte della Pianura Padana, con possibili deboli piovaschi locali, specialmente sulla Toscana e sul settore ligure, prima che la pressione torni a rinforzarsi con decisione.

Questo passaggio favorirà una diminuzione seppur parziale delle temperature, ma ancora leggermente sopra media. Superata la breve incertezza, le proiezioni confermano un nuovo rinvigorimento dell'alta pressione con temperature che, a partire da martedì 3 marzo, torneranno ad aumentare e con esse lo zero termico, di nuovo su quote tipiche del mese di maggio, tra i 2800 e i 3200 metri.
La prossima settimana, mentre l'Europa settentrionale e il Nord America saranno interessate da scambi meridiani, con aria fredda e precipitazioni, l'Italia resterà protetta da una bolla d'aria mite.
Le mappe delle anomalie termiche mostrano una persistenza del colore rosso, segno inequivocabile di scarti positivi rispetto alle medie del periodo che potrebbero toccare i +10°C in quota (intorno ai 1500 metri) su alcune regioni del nostro Paese.
L'anomalia causata da compressione e avvezione
L'anomala bolla calda anticiclonica che ha investito l'Italia è il risultato di una combinazione di due fattori fisici. Da un lato abbiamo l'avvezione calda, ovvero il trasporto fisico di aria di estrazione sub-tropicale sahariana verso il Mediterraneo. Dall'altro, gioca un ruolo fondamentale la subsidenza atmosferica, che dipende dalla dinamica dei movimenti delle masse d'aria all'interno di un anticiclone dinamico.

Qui l'aria tende a scendere verso il basso, comprimendosi e scaldandosi proprio per via dell'aumento della pressione atmosferica. Questo processo, noto come riscaldamento adiabatico, è il motivo per cui le mappe meteorologiche "si colorano di rosso", indicando temperature che a 1500 metri possono raggiungere i 12-14°C, laddove la media di inizio marzo, invece, dovrebbe attestarsi ancora su valori poco sopra lo zero.
Le aree d'Italia più colpite dal surplus termico
Sebbene l'intero Paese si trovi e sotto il dominio di influenza dell'anticiclone, l'anomalia di +10°C, la prossima settimana, non colpirà tutte le regioni. Le aree maggiormente interessate saranno quelle più meridionali, in particolare la Sardegna e la Sicilia, dove l'isoterma ad 850 hPa arriverà nettamente, mentre andrà perdendo dei gradi man mano che si sale verso nord.
In queste zone, la radiazione solare, già piuttosto forte all'inizio di marzo, l'assenza di rimescolamento dell'aria per la scarsa ventilazione, unita alla massa d'aria mite, potrà spingere le temperature massime fin verso i 20-22°C.
Al Nord meno caldo in pianura, primavera in montagna
Al Nord, in particolare nella Pianura Padana, l'anomalia sarà presente ma meno avvertibile soprattutto a causa del fenomeno dell'inversione termica. Qui l'aria calda, galleggiando sopra uno strato di aria più fredda e umida intrappolata nei bassi strati, potrà continuare a generare foschie o nubi basse, mantenendo le temperature superficiali meno estreme rispetto a quelle rilevate in alta quota.

Infatti le zone dove il termometro mostrerà gli scarti più marcati dalla norma sono e saranno i settori alpini e prealpini. In montagna, l'assenza di inversioni termiche, tipiche delle pianure, permette al calore in quota di manifestarsi appieno.
Il forte irraggiamento solare, tipico di inizio marzo, congiuntamente al rialzo termico accelererà ulteriormente la fusione del manto nevoso, aumentando sensibilmente il rischio di distacchi spontanei causati dall'appesantimento degli starti superiori di neve umida, specialmente durante le ore centrali della giornata. Anche l'Appennino centro-settentrionale vedrà picchi di anomalia importanti, con la fusione accelerata del manto nevoso residuo.
Data la fragilità strutturale della neve causata da queste anomalie termiche positive, è fondamentale consultare i bollettini sul pericolo valanghe ufficiali prima di ogni escursione, poiché la stabilità dei versanti è attualmente compromessa dalla persistenza del caldo fuori stagione.