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Inquinamento da criptomonete: ecco gli effetti sull'ambiente

L'immagine di Bitcoin è stata offuscata per il consumo di energia e l'inquinamento ambientale che genera. Le strutture necessarie per il funzionamento di questo sistema di pagamento producono più emissioni di CO2 di quanto non facciano molti paesi del mondo.

bitcoin y medioambiente
Il consumo così grande di energia è dovuto alla presenza di infrastrutture necessarie per portare a compimento il processo di mining.

Se c'è un argomento che è diventato "di moda" nell'ultimo anno, è stato l'acquisto e la vendita di criptovalute. Nell'ultimo mese si è parlato molto anche dell'impronta che Bitcoin, una delle criptovalute più famose e creata nel 2008, lascia sull'ambiente, perché richiede un enorme consumo di energia.

Come può avere effetti sull'ambiente una moneta digitale?

Quando parliamo di criptomonete, tutto è online: non ci sono né banconote fisiche né monete. L'azione che danneggia l'ambiente è quella che viene chiamata 'estrazione' (mining, in inglese). Il mondo delle criptovalute si basa infatti su una rete di computer decentralizzata. L'ingente dispendio energetico è dovuto alla presenza di una rete di infrastrutture necessarie per svolgere il processo di estrazione, utilizzando supercomputer che richiedono un potente sistema di raffreddamento per risolvere calcoli complessi.

Secondo il Centre for Alternative Finance dell'Università di Cambridge (Regno Unito) che ha nuovi strumenti per analizzare il processo di mining a livello mondiale, se invece di essere una risorsa Bitcoin fosse uno Stato, il consumo di elettricità lo posizionerebbe al 27° posto nella lista mondiale di paesi consumatori del 2019, superando per consumo energetico paesi come Svezia e Ucraina.

Una impronta ambientale diffusa in tutto il mondo

Il mondo delle criptovalute viaggia per l'intero pianeta. Negli ultimi mesi l'Argentina, per fare un esempio, ha consumato più energia nell'estrazione di Bitcoin che per qualsiasi altra attività. Secondo uno studio della stessa Università di Cambridge, il 10 maggio il consumo di energia della rete Bitcoin ha raggiunto i 148 terawatt all'ora (1 terawatt: 1 milione di megawatt), una cifra che supera i 120 terawatt consumati da tutta l'Argentina.

In Iran, per fare un altro esempio, l'estrazione di Bitcoin è stata vietata per quattro mesi. All'inizio di quest'anno infatti lo stato iraniano aveva avvertito che l'estrazione di Bitcoin stava causando blackout a livello nazionale o comunque contribuendo a interruzioni di energia elettrica per l'elevato consumo. Questa volta, secondo il presidente Hassan Rouhani, si deciderà di non correre rischi adesso che l'estate sta arrivando e fino al 22 settembre sarà vietata "l'estrazione mineraria" di Bitcoin per evitare interruzioni di corrente nel Paese.

Elon Musk non accetterà Bitcoin

Quasi due mesi fa Elon Musk (co-fondatore e direttore di Tesla) aveva aperto la possibilità di accettare Bitcoin come metodo di pagamento per l'acquisizione delle sue auto. Poi ha cambiato idea, giustificando la sua decisione con l'eccessivo consumo di combustibili fossili, soprattutto carbone, legato all'estrazione mineraria della moneta digitale.

Musk vuole mettere fine alla situazione paradossale per la quale da una parte vende le sue auto elettriche per evitare le emissioni di carbonio, consentendo però dall'altra parte un'alternativa altamente inquinante come metodo di pagamento. Esistono altre criptovalute alternative oltre Bitcoin e sembrano essere più rispettose dell'ambiente, come nel caso di Ethereum, la seconda valuta virtuale più preziosa sul mercato, riuscirà mai a posizionarsi in alto come Bitcoin?