E se a colpire la Terra invece di un asteroide fosse addirittura una stella?

Nell’Universo tutto è in movimento, tanto il nostro sistema Solare quanto le altre stelle. Ma è possibile o è mai successo un incontro ravvicinato del nostro Sole con altre stelle, tale da mettere a rischio l’esistenza stessa del Sistema Solare? Pare di sì, e molto più frequentemente di quanto si potesse immaginare.

Sistema Solare
Rappresentazione artistica della nube sferica di Oort costituita da planetesimi ghiacciati che, occasionalmente, possono essere spinti verso il sistema solare sotto forma di comete.Credit: ESO/L. Calçada

L’attuale conoscenza della nostra Galassia ci permette di calcolare la probabilità di un incontro ravvicinato del Sistema Solare con un’altra stella della nostra Galassia.

Sulla base dei calcoli fatti da Ethan Siegel (Dottore di ricerca in Astrofisica), ben 40 mila di questi incontri ravvicinati sono avvenuti da quando è nato il Sistema Solare.

Mediamente ogni 100 mila anni, il nostro Sistema Solare ha un incontro ravvicinato con un’altra stella. Generalmente il passaggio avviene attraverso le zone più esterne del Sistema Solare, ben oltre l’orbita di Plutone.

A quando risale l'ultimo incontro ravvicinato?

L’ultimo incontro ravvicinato con una stella

L’ultimo incontro ravvicinato tra Sole e un’altra stella risale a 70 mila anni fa, quando la stella di Scholz (una stella doppia altrimenti nota come WISE 0720-0846) si è avvicinata al Sole fino a una distanza minima di circa 52 mila unità astronomiche .

L’unità astronomica è un’unità di misura delle distanze ed equivale alla distanza media Sole-Terra (uguale a circa 149 milioni di km).

Come rappresentato nell'immagine di copertina, considerando che l’intero Sistema Solare si estende fino a circa 200 mila unità astronomiche, con la nube di Oort che rappresenta la parte più esterna composta prevalentemente da planetesimi ghiacciati, la stella di Scholz ha effettivamente attraversato il Sistema Solare.

Le conseguenze di tali incontri ravvicinati dipendono da tanti fattori quali la massa della stella, la sua velocità relativa al Sole, il punto di attraversamento, l’angolo di incidenza rispetto al piano del Sistema Solare, ….

Scholz
Rappresentazione artistica di come dovevano apparire la stella di Scholz e la sua compagna nell'incontro ravvicinato con il Sistema Solare 70 mila anni fa. Credit: Michael Osadciw/University of Rochester

Le conseguenze potrebbero essere molto diverse; il passaggio della stella potrebbe semplicemente strappare via parte dei planetesimi esterni della nube di Oort, come anche determinare l'espulsione di alcuni pianeti o la modifica delle orbite con conseguenze anche queste difficilmente prevedibili.

Il prossimo incontro ravvicinato

Il prossimo? Fino a pochi mesi fa, si prevedeva che il prossimo incontro ravvicinato sarebbe avvenuto tra 29 mila anni con la stella WD 0810-343, una nana bianca che avrebbe dovuto attraversare il Sistema Solare ad una distanza di circa 30 mila unità astronomiche da Sole.

Le nane bianche sono oggetti compatti e caldi che rappresentano lo stadio finale dell’evoluzione di stelle simili al Sole. Tra alcuni miliardi di anni il nostro Sole diventerà una nana bianca, dopo un passaggio attraverso la fase di gigante rossa e successivamente di nebulosa planetaria.

Tuttavia, osservazioni più recenti di WD 0810-343 hanno rivelato non solo che l’incontro non avverrà, ma che forse questa stella non si è mai mossa verso il Sole.

VLT
Foto del VLT Very Large Telescope all'ESO. Credit: ESO

La previsione iniziale si era basata su misure spettroscopiche effettuate dal telescopio spaziale Gaia. Queste osservazioni di WD 0810-343 avevano mostrato uno spostamento delle righe spettrali verso il colore blu, il che significa un moto di avvicinamento verso la Terra. Tuttavia, le recenti osservazioni effettuate con il telescopio VLT (Very Large Telescope) dell ESO (European Southern Observatory) utilizzando lo strumento FORS2, hanno rivelato la presenza di intensi campi magnetici nella superficie di questa stella. La presenza dei campi magnetici può modificare in modo sostanziale la posizione delle righe spettrali, ciò che è effettivamente successo nel caso di WD 0810-343. Pertanto, una volta quantificati e rimossi gli effetti magnetici dallo spettro, si è scoperto che la stella non presenta alcun moto di avvicinamento al Sole.

I risultati di questa ricerca, a prima firma da parte dell’astronomo John Landstreet dell'Armagh Observatory (GB), sono state pubblicati sulla prestigiosa rivista Astrophysical Journal nel mese di Luglio (ApJ 952, 2023).

Questo risultato è un buon esempio di come il progresso della scienza, e in questo caso dell’astronomia, nella comprensione dell’Universo avvenga per tentativi ed errori. Ogni interpretazione di un fenomeno rimane valida, finché una nuova ricerca la metta in discussione, suggerendo una via migliore verso la conoscenza.

Pericolo scampato? Si, ma solo per l'incontro con WD 0810-343. Se la statistica ci dice che la frequenza media di questi incontri sia di uno ogni 100 mila anni, trattandosi di un valore medio, esiste la probabilità (seppur piccola) di averne anche più ravvicinati nel tempo. Tuttavia, potremmo dire che i tempi scala rimangono ragionevolmente superiori ai 10 mila anni.