Entra nel vivo la stagione dei temporali di calore, come nascono e perché possono essere violenti?

Per formare un temporale di calore servono tre ingredienti fondamentali, come un alto tasso di umidità, una forte instabilità atmosferica e un meccanismo d’innesco, come il forte riscaldamento diurno del suolo.

Per formare un temporale di calore servono tre ingredienti fondamentali, come un alto tasso di umidità, una forte instabilità atmosferica e un meccanismo d’innesco, come il forte riscaldamento diurno del suolo.
Per formare un temporale di calore servono tre ingredienti fondamentali, come un alto tasso di umidità, una forte instabilità atmosferica e un meccanismo d’innesco, come il forte riscaldamento diurno del suolo.

I temporali di calore, noti anche come temporali termoconvettivi, sono fenomeni tipici della stagione calda. Si sviluppano nelle ore pomeridiane e serali, spesso in prossimità di rilievi montuosi o in pianura sotto un cielo inizialmente sereno.

Nonostante la loro durata relativamente breve (da 30-60 minuti fino a un paio d’ore), possono produrre fenomeni intensi, come forti rovesci di pioggia, grandine, raffiche di vento e frequenti scariche elettriche.

A differenza dei temporali “classici”, questi si formano in assenza di un fronte perturbato vero e proprio. Il motore principale è il riscaldamento solare intenso che destabilizza l’atmosfera dal basso.

Le condizioni ideali per la loro nascita

Per formare un temporale di calore servono tre ingredienti fondamentali, come un alto tasso di umidità, una forte instabilità atmosferica e un meccanismo d’innesco, come il forte riscaldamento diurno del suolo.

Quando una massa d’aria umida stagnante viene esposta per diverse ore a un’intensa insolazione, il suolo si scalda rapidamente e trasferisce calore all’aria sovrastante. Si creano così “bolle” d’aria più calda e leggera che iniziano a salire sotto forma di correnti ascensionali (termiche).

Man mano che salgono, l’aria si raffredda adiabaticamente e il vapore acqueo condensa, formando prima cumuli isolati e poi imponenti cumulonembi con sviluppo verticale che può superare i 12-15 km di altezza.

Spesso questi temporali si sviluppano meglio in presenza di un anticiclone debole in quota o di una pressione al suolo non troppo elevata (intorno ai 1012-1018 hPa), che permette all’aria di salire senza forti correnti orizzontali che la disperdano o possano interferire con i moti ascensionali.

Come si evolve un temporale di calore?

Durante la giornata, il movimento ascendente delle masse d’aria, legato alle termiche, e l’instabilità atmosferica aumentano in modo sensibile. Tale situazione favorisce lo sviluppo di grossi cumuli, le cui parti superiori si innalzano sempre più, mentre le basi si anneriscono.

Spesso questi temporali si sviluppano meglio in presenza di un anticiclone debole in quota o di una pressione al suolo non troppo elevata (intorno ai 1012-1018 hPa), che permette all’aria di salire senza forti correnti orizzontali che la disperdano o possano interferire con i moti ascensionali.
Spesso questi temporali si sviluppano meglio in presenza di un anticiclone debole in quota o di una pressione al suolo non troppo elevata (intorno ai 1012-1018 hPa), che permette all’aria di salire senza forti correnti orizzontali che la disperdano o possano interferire con i moti ascensionali.

In questa fase la nube comincia ad assumere la forma di un grosso cumulo congesto che si evolve in cumulonembo, con la classica incudine e la sommità caratterizzata da nubi ghiacciate di tipo cirriforme.

Dalla parte superiore sfuggono dei filamenti fibrosi che vengono chiamati “falsi cirri”. Qualche volta, in presenza di cumulonembi molto intensi (ciò capita frequentemente nel periodo estivo), i “falsi cirri” possono formare un velo di cirrostrati attorno l’incudine del cumulonembo. Proprio in questo momento ha inizio il temporale, il quale avanza lungo la direzione media dei venti prevalenti nella media atmosfera, attorno i 5000-6000 metri di quota.

La fase del collasso

Dopo circa 30-60 minuti, ma alle volte possono trascorrere anche un paio di ore, la nube diminuisce progressivamente di volume e le precipitazioni cessano assieme all’attività elettrica.

L’energia che alimenta questi temporali si misura con indici come il CAPE (Convective Available Potential Energy). Valori alti di CAPE indicano che l’aria, una volta innescata, può salire con grande forza, favorendo grandine grossa, raffiche downburst e fulmini frequenti.
L’energia che alimenta questi temporali si misura con indici come il CAPE (Convective Available Potential Energy). Valori alti di CAPE indicano che l’aria, una volta innescata, può salire con grande forza, favorendo grandine grossa, raffiche downburst e fulmini frequenti.

Quando la corrente ascendente che ha formato il cumulonembo si arresta, per la compensazione dello squilibrio termico che ha alimentato i moti ascensionali (tale compensazione può essere determinate dalle stesse precipitazioni), la parte superiore di quest’ultimo si sfalda in più pezzi formando dei banchi di altocumuli e nubi cirriformi in quota che vengono disperse dai venti regnanti nella media e alta troposfera.

Perché possono essere così intensi? Il ruolo dell’energia

L’energia che alimenta questi temporali si misura con indici come il CAPE (Convective Available Potential Energy). Valori alti di CAPE indicano che l’aria, una volta innescata, può salire con grande forza, favorendo grandine grossa, raffiche downburst e fulmini frequenti.

Nei giorni più caldi e umidi, il CAPE può superare i 2000-3000 J/kg, rendendo possibili fenomeni severi anche senza l’aiuto di un fronte.

Negli ultimi decenni, con l’aumento delle temperature medie e delle ondate di calore, anche i temporali di calore stanno diventando più frequenti e potenzialmente più energetici in alcune regioni.

L’Italia è uno dei Paesi europei più colpiti da eventi estremi legati al caldo, e l’aria più calda può trattenere maggiore umidità, alimentando rovesci più intensi. Studi mostrano che gli eventi di precipitazioni estreme stanno aumentando, mentre le siccità alternate a temporali violenti rendono più complicata la gestione del territorio.

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