Il Grande Smog di Londra: "la zuppa di piselli"

Storicamente, la città di Londra è stata colpita da nebbie fitte e inquinanti, causate in gran parte dalle emissioni di fuliggine dei camini nelle case e nelle fabbriche. Il suo colore giallo-verdastro ha reso questo smog noto come "purea di piselli".

Jose Miguel Viñas Jose Miguel Viñas Lorenzo Pasqualini 15 Gen 2020 - 08:16 UTC
Poliziotto londinese con una mascherina durante la Grande Nebbia del 1952 © Keystone - Hulton Archive/Getty Images.

Per molto tempo, la nebbia è stata uno dei principali segni distintivi di Londra, insieme alla pioggia. Quest'ultima continua a marcare il tipo meteorologico nella capitale britannica, ma le famose nebbie di Londra sono già cosa del passato, sebbene il Tamigi continui a fornire il vapore acqueo necessario, quando la situazione sinottica è favorevole, a formare lo strato nuvoloso in città: questa però non è più una nebbia sporca e pestilenziale come prima.

Se da una parte fu 'azione dell'uomo a favorire la sua formazione, un'azione umana ma di segno opposto ha contribuito - come vedremo - alla sua eliminazione, con il conseguente beneficio per gli abitanti della città. La rivoluzione industriale, iniziata a metà del XVIII secolo in Gran Bretagna, portò indubbi benefici all'umanità, ma ebbe anche i suoi costi ambientali nelle città - in particolare quelle britanniche - dove la massiccia combustione del carbone portò nell'ambiente urbano enormi quantità di fuliggine che resero ancora più irrespirabile l'aria di città come Londra.

Qui, dal XVI secolo, grandi quantità di legno e "carbone marino" (portato dall'estero) venivano bruciati nelle case e nelle vecchie fabbriche con un conseguente effetto dannoso sulla salute. La nebbia sporca che ne risulta, che oggi conosciamo come smog (acronimo che deriva dalla fusione delle parole inglesi smoke [fumo] e fog [nebbia]) fu battezzata come "zuppa di piselli" (pea soup).

Quadro “Fiera del ghiaccio di Londra”, di autore sconosciuto anche se si attribuisce a Jan Dyck, dipinto intorno al 1685. © Yale Center for British Art, Paul Mellon Collection.

Il primo riferimento a un'espressione così curiosa risale al 1820 e appare in un testo dell'artista John Sartain (1808-1897). Durante tutto il diciannovesimo secolo il suo uso si estese grazie all'apparizione ripetuta sulla stampa e per il fatto che ne parlarono alcuni scrittori di successo, come Charles Dickens (1812-1870). Il colore, tra giallastro e verdastro, di quella nebbia sporca, dovuto allo zolfo che conteneva parte del carbone bruciato, così come la sua densità, rendeva il confronto con la zuppa di piselli molto calzante.

In ogni caso, le nebbie sporche di Londra risalgono a un tempo più antico, come dimostrano alcuni dipinti dipinti del XVII secolo. Quello che si vede qui sopra, che illustra una delle famose fiere del ghiaccio del Tamigi - quella dell'inverno del 1863-64 - si può vedere sul lato sinistro della tela un fumo scuro. Nelle parole dello scrittore inglese dell'epoca John Evelyn (1620-1706): "Londra, a causa dell'eccessiva freddezza dell'aria che ostacola l'ascesa del fumo, era così piena di fumi fuligginosi di carbone marino che si riusciva a malapena a respirare".

Il Grande Smog del 1952

Quell'irrespirabile atmosfera descritta da Evelyn si sarebbe ripetuta in città tre secoli dopo - a metà del XX secolo - durante un episodio noto come "The Great Mist", nel 1952, e che ebbe conseguenze drammatiche per migliaia di londinesi. Una nebbia densa con alta tossicità coprì la città di Londra tra il 5 e il 9 dicembre 1952. Si formò grazie a condizioni meteorologiche favorevoli, in presenza di un inquinamento atmosferico stantio.

In quei giorni, quando passò un fronte freddo, una massa di aria gelida di origine polare si installò nelle Isole britanniche. In una situazione invernale tipica di alte pressioni come quella che a quei tempi dominava a Londra, con la presenza di un marcato investimento termico nella verticale della città, è logico che le nebbie post-frontali si formassero e persistessero nel tempo. Quello che è stato eccezionale è la natura contaminante e l'impatto che ha avuto sulla popolazione.

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Il rimorchiatore si è ancorato sul Tamigi vicino al Tower of London Bridge (Tower Bridge) durante la fitta nebbia inquinante della città nel dicembre 1952. © Fox Photos - Getty Images.

Gli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale lasciarono la Gran Bretagna in una profonda crisi economica, costringendo il paese ad esportare grandi quantità di carbone come fonte di reddito. Quel freddo intenso dei primi di dicembre del 1952 scatenò una domanda di carbone a Londra. Poiché non c'era abbastanza carbone di alta qualità - perché era solo quello che veniva esportato - si utilizzo un carbone peggiore, ricco di zolfo, che bruciava in grandi quantità nei camini delle case, restituendo alla città la sua tristemente famosa "zuppa di piselli" di epoca vittoriana.

Le conseguenze furono terribili: almeno 100.000 londinesi furono colpiti da gravi malattie respiratorie, come la bronchite acuta. Alcune stime fissano il numero di persone decedute a 12.000. Fortunatamente, sulla scia di quell'episodio, sono state prese misure efficaci per garantire un'aria più pulita in città, che ha sicuramente respinto il fantasma della "zuppa di piselli", anche se non dobbiamo abbassare la guardia.

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