Il mistero dei Prototaxites: i colossi di otto metri che la scienza non riesce a spiegare
Dati recenti rivelano che i Prototaxites non sono imparentati con alcuna specie vivente, il che ha causato un drastico cambiamento nella documentazione scientifica su questi misteriosi esseri del passato della Terra.

Sono ormai quasi due secoli che gli esperti cercano di decifrare che cosa fossero realmente i Prototaxites, strutture allungate rinvenute nei suoli canadesi. Quello che inizialmente sembrava legno antico si è rivelato il più grande rompicapo biologico della nostra epoca. Questi organismi superavano gli otto metri di altezza e dominavano la Terra molto prima che le foreste assumessero l’aspetto che conosciamo oggi. Uno studio appena validato ha appena ribaltato tutto ciò che credevamo di sapere su di loro, con una sicurezza sorprendente.
Parliamo di esseri che vissero su una Terra quasi irriconoscibile, circondati da una vegetazione molto semplice e da felci primordiali. Il loro aspetto, simile a pilastri verticali privi di rami, ha disorientato generazioni di naturalisti, incapaci di capire in quale categoria della vita collocarli. Ora, grazie alla tecnologia moderna applicata a campioni antichissimi, sembra che si accetti finalmente l’idea di trovarsi di fronte a un gruppo di esseri viventi che non ha lasciato eredi nel mondo attuale.
I dubbi storici sui Prototaxites
A metà del XIX secolo, un ricercatore di nome John William Dawson individuò alcuni resti fossili molto strani nella regione di Gaspé, nella provincia canadese del Québec. Quei tronchi pietrificati sembravano resti di antichi pini marciti da ere lontanissime, ma qualcosa non tornava nella loro struttura interna. Privi dei tipici anelli di crescita o di appendici vegetali, il dubbio sulla loro vera identità biologica rimase sospeso nell’aria per decenni, senza che nessuno riuscisse a fornire una risposta definitiva.
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— sean (@DilettanteryPod) March 24, 2025
Questa incertezza si è protratta per oltre un secolo e mezzo. Solo con l’inizio del nuovo millennio è emersa un’ipotesi che sembrava convincere la maggior parte della comunità scientifica. Nel 2001, Francis F. Hueber dell’Università di Sheffield (Regno Unito) suggerì che quei giganteschi “pali” fossero in realtà funghi di dimensioni colossali, un’idea che raccolse ampi consensi dopo l’analisi di alcuni frammenti che sembravano mostrare organi riproduttivi molto simili.
Tuttavia, quella che appariva una teoria solida ha iniziato a vacillare con l’arrivo di strumenti di misurazione molto più precisi. L’uso della scansione laser ha permesso di osservare dettagli prima invisibili all’occhio umano, rivelando che l’organizzazione dei loro tessuti non era quella attesa. Quel presunto fungo gigante cominciava ad assomigliare sempre meno a ciò che conosciamo, costringendo gli scienziati a tornare al punto di partenza per cercare nuove spiegazioni sulla sua origine.
Le prove chimiche contro i Prototaxites
Il team guidato da Alexander Hetherington è stato incaricato di mettere finalmente i puntini sulle “i” in questa ricerca tanto attesa dalla comunità scientifica. Dopo aver studiato minuziosamente tre campioni fossili differenti, i risultati si sono rivelati devastanti per le teorie precedenti. Secondo l’autore principale, il modo in cui le parti interne sono collegate non assomiglia a nulla di ciò che viene insegnato oggi nelle facoltà di biologia sul regno dei funghi.
Hetherington è stato molto netto nel dichiarare a Science Magazine: “Nei libri di anatomia dei funghi viventi non troviamo mai strutture come queste”. Questa affermazione riassume perfettamente lo stupore dei ricercatori nel constatare che la composizione dei Prototaxites è unica. Non vi è traccia delle configurazioni cellulari che definirebbero un organismo fungino moderno, spezzando qualsiasi parentela diretta con i funghi o le muffe che popolano oggi le nostre foreste.
Per non lasciare nulla di intentato, gli scienziati hanno condotto approfondite analisi chimiche sui tubi che costituivano il corpo di questi giganti. I dati hanno confermato che non avevano alcuna relazione nemmeno con il mondo delle alghe o delle piante terrestri conosciute. È stata persino verificata l’ipotesi che potessero essere licheni complessi o avere legami con il regno animale attraverso le pareti cellulari, ma tutte le prove hanno dato esito negativo. Ci troviamo di fronte a un progetto biologico che la natura ha deciso di non replicare mai più.
La fine di una stirpe biologica senza successori
Escluso qualsiasi legame con i gruppi attuali, lo studio pubblicato su Science conclude che questi eucarioti formarono un gruppo unico, scomparso senza lasciare tracce. Gli esperti ritengono che questi esseri abbiano seguito un percorso evolutivo solitario per milioni di anni, rendendo impossibile assegnarli a un lignaggio oggi esistente.
Questa unicità chiude un dibattito secolare, collocando i Prototaxites come un enigma biologico assoluto, che ha camminato per conto proprio, lontano dalle classificazioni convenzionali di piante, animali o funghi comuni.

Questa linea evolutiva fiorì nel Devoniano come un esperimento naturale che, nonostante il successo iniziale, terminò in un vicolo cieco evolutivo. Non si evolsero in forme più piccole né lasciarono discendenti: semplicemente scomparvero dalla mappa biologica, lasciando solo i fossili come testimoni della loro grandezza. Restano ancora interrogativi sulla loro nutrizione o sulle cause della loro estinzione in quell’ambiente ostile. Per ora, non ci resta che ammirare quei pilastri organici che dominarono la Terra 400 milioni di anni fa, apparendo oggi come visitatori provenienti da un pianeta del tutto alieno.
Riferimento della notizia:
Prototaxites was an extinct lineage of multicellular terrestrial eukaryotes
Corentin C. Loron, Laura M. Cooper, Sean McMahon, Seán F. Jordan, Andrei V. Gromov, Matthew Humpage, Laetitia Pichevin, Hendrik Vondracek, Ruaridh Alexander, Edwin Rodriguez Dzul, Alexander T. Brasier, Alexander J. Hetherington
https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2025.03.14.643340v1