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L’ estinzione massiva dei due anni di oscurità

66 milioni di anni fa, l’impatto di un grande asteroide cambiò la sorte della vita sulla Terra. Gli tsunami, i terremoti e le eruzioni vulcaniche furono solamente l’inizio dell’estinzione massiva. 

Natalia Cristiano Natalia Cristiano 28 Ago 2017 - 13:12 UTC
Meteorite impatto
66 milioni di anni fa, 'l'assassino dei dinosauri" provocò due anni di notte perpetua.Foto: Huffingtonpos

66 milioni di anni fa un meteorite di 10 km di diámetro cambiò la sorte della vita sulla terra. L’asteroide conosciuto come “l’assasino dei dinosauri” terminó con la supremazia dei rettili in un colpo solo.

La collisione provocò inmediatamente forti tsunami, terremoti ed eruzioni vulcaniche, ma questi effetti diretti, già conosciuti, non spiegavano del tutto la scomparsa del 75% delle specie che abitavano la Terra. 

Secondo uno studio pubblicato dall’Accademia Nazionale delle Scienze in EEUU, il clima fu il responsabile di annientare in soli 2 anni quasi tutti gli animali sopravvissuti.

La nuova ricerca, diretta dal Centro Nazionale d’Investigazione Atmosferica (NCAR) con il sostegno della NASA e L’Università di Colorado, ha contribuito con alcuni dettagli significativi e sorprendenti sullo studio dell’estinzione K-Pg. Gli scienziati hanno calcolato che la forza dell’impatto accaduto nell’attuale Penisola dello Yucatan, lanció roccia vaporizzata sulla superficie della Terra creando delle piccole particelle conosciute come sferule.

Le sferule poco a poco ritornarono alla crosta terrestre, ma secondo i ricercatori statunitensi durante la caduta si riscaldarono per la frizione causando temperature suficientemente alte da provocare incendi a livello globale e bruciare la superficie terrestre.

“L’estinzione della maggiorparte dei grandi animali sulla Terra può essere stata causata dalle conseguenze immediate dell’impatto, ma le specie che vivevano negli oceani  quelle che potevano andaré sottoterra o sott’acqua, si sarebbe potute salvare.”, spiega lo scienziato del NCAR e il cooordinatore dello studio Charles Bardeen. “Il nostro studio ricostruisce la storia dopo gli effetti iniziali, dopo i terremoto, gli tsunami e gli incendi. Volevamo vedere le conseguenze a lungo termine della cenere creata e quello che avrebbe potuto significare per gli animali sopravvisuti”.

Notte perpetua

Erano stati già fatti degli studi in passato, ma tutti erano basati sui depositi di cenere ancora presenti nell’espediente geologico. In questa ricerca, Bardeen e i suoi soci utilizzarono il Modello del Sistema Comunitario della Terra del  NCAR, per proiettare le conseguenze della cenere sul clima posteriore.  

Secondo le simulazioni, la cenere riscaldata dal sole cominció ad ascendere attraverso l’atmosfera fino a formare  una barriera globale che bloccò la maggior parte della luce solare che raggiungeva la superficie della Terra.  “All’inizio sarebbe stato tutto oscuro come la notte”, afferma Owen “Brian” Toon, collaboratore dello studio e ricercatore dell’ Università di Colorado.

La perdita della luce solare causò una significativa diminuzione  delle temperatura sulla superficie della Terra, con un abbassamento di 28 gradi centigradi sulla Terra e 11 gradi centígradi  sugli oceani.

Potrebbe succedere di nuovo a causa di una guerra nucleare

Gli scienziati avvisano che lo studio ha alcuni limiti. Per esempio, le simulazioni sono basate su un modello moderno della Terra, non su quello del Periodo Cretaceo, con una disposizione dei continenti leggermente diversa. Nonostante ciò, i miglioramenti apportati potrebbero essere utili per altri studi, come per la modellizazione di uno scenario di “inverno nucleare”.

Cosí come fu per gli incendi forestali globali di milioni di anni fa, anche l’esplosione di armi nucleari potrebbe iniettare grandi quantità di cenere nell’atmosfera, provocando un raffreddamento globale temporaeno.

"La quantità di ceneri creata da una guerra nucleare sarebbe molto minore di quella prodotta durante l’estinzione del K-Pg", ha detto Bardeen. "Ma le ceneri altererebbero il clima in modo simile, raffreddando la superficie e riscaldando l’atmosfera superiore, con effetti potenzialmente devastatori”