Nella Solfatara di Pozzuoli, il luogo più estremo di Napoli, è possibile camminare all'interno di un vulcano

Nei Campi Flegrei, una delle aree vulcaniche più interessanti del mondo, si trova un luogo straordinario dove il terreno fuma e l’aria ha l'odore dello zolfo. È la Solfatara di Pozzuoli, un vulcano ancora attivo, quasi in centro città

Una delle fumarole più grandi della Solfatara, con le rocce dal tipico colore giallo
Una delle fumarole più grandi della Solfatara, con le rocce dal tipico colore giallo

A ovest di Napoli c’è una grande area caratterizzata dalla presenza di quaranta vulcani, che insieme compongono i Campi Flegrei. Nel corso di ottantamila anni essi hanno influenzato la morfologia del territorio e il clima, probabilmente persino a livello mondiale.

I Campi Flegrei sono spesso all'attenzione del mondo intero per la loro incessante attività e l'enorme valore scientifico. È qui che si trova la Solfatara di Pozzuoli, un antico cratere in stato quiescente, dove l’attività secondaria dei vulcani non si è mai fermata.

Per motivi di sicurezza attualmente l’area è visibile solo dall’esterno, ma lo spettacolo rimane ugualmente emozionante grazie ad un paesaggio lunare dove sembra che la terra stessa respiri.

La Solfatara di Pozzuoli, tra scienza e mito

La Solfatara di Pozzuoli è tecnicamente un maar, cioè un cratere largo e basso formatosi in seguito ad eruzioni esplosive dove il magma è venuto in contatto con l’acqua fredda.

Il cratere della Solfatara si è formato più di quattromila anni fa e pur non eruttando da almeno duemila anni, presenta costantemente diversi fenomeni di vulcanesimo secondario.

La parte più alta è chiamata Monte Olibano e ai suoi piedi si trova un gruppo di fumarole dette Piccola Solfatara, ma è lungo il perimetro del cratere che si concentrano le attività più visibili.

La Solfatara si trova a soli tre chilometri dal centro della cittadina di Pozzuoli, ma ha conservato tutta la sua aura ultraterrena. Non a caso per gli antichi era un luogo mistico.

Se i Campi Flegrei, nella loro interezza, sono stati teatro di molte leggende, dal Lago d’Averno considerato la porta dell’inferno, al mito di Enea, passando per quello della Sibilla Cumana, la Solfatara era considerata il regno del dio Vulcano.

La Solfatara, un luogo sempre “vivo”

La tipica vegetazione mediterranea circonda il cratere della Solfatara, che ha una forma ellittica e un perimetro di due chilometri. A un primo sguardo questo sito potrebbe sembrare un’ampia distesa di terra chiara, ma al suo interno c’è un’attività incessante.

Il sito deve il proprio nome a un tipo particolare di fumarole, dette appunto solfatare, che emettono idrogeno solforato. Dai depositi di puro zolfo causati dalle emissioni gassose, deriva la tipica colorazione giallo ocra sul terreno e sui sassi.

Il tipico paesaggio lunare della Solfatara di Pozzuoli
Il tipico paesaggio lunare della Solfatara di Pozzuoli

La fumarola più imponente è detta Bocca Grande; essa emette il tipico odore di zolfo e vapori ricchi di sali alla temperatura di 160°.

La Fangaia invece è un bacino di acqua piovana e condensa che si mescola al suolo argilloso formando appunto del fango bollente. Sulla superficie del fango sono presenti anche delle striature nere a causa delle colonie di archeobatteri.

I gas emessi da questa pozza raggiungono anche i 250°C.

All'interno del sito sono presenti anche alcune mofete, che emettono invece anidride carbonica e talvolta possono diventare pericolose se i gas di accumulano sul fondo di conche naturali.

Curarsi con fanghi e vapori

Tra verità e credenze popolari, nel corso dei secoli la Solfatara è stata spesso apprezzata anche perché si riteneva che potesse apportare diversi benefici alla salute.

Una veduta dall'alto del cratere della Solfatara all'interno dei Campi Flegrei
Una veduta dall'alto del cratere della Solfatara all'interno dei Campi Flegrei

All’interno del cratere si trovano ad esempio due grotte naturali dette Purgatorio e Inferno con riferimento alle alte temperature. A queste, nel XIX secolo fu aggiunto un ingresso di mattoni, e le grotte furono utilizzate come sauna.

Si pensava infatti che i vapori solfurei facessero bene alle vie respiratorie e alla pelle. Anche i fanghi della Fangaia, ricchi di un gran numero di minerali, nel corso della storia sono stati utilizzati per trattamenti di benessere.

Nel medioevo invece si attingeva acqua minerale dalla Solfatara. Nel XIX secolo fu costruito un pozzo vero e proprio, ma già da molti secoli si riteneva che l’acqua ricca di minerali potesse curare la sterilità, le malattie dello stomaco e la scabbia, oppure distendere i nervi, migliorare la vista e abbassare la febbre.

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