Draconidi 2026, si avvicina il picco della pioggia di stelle cadenti: quando vederle dall’Italia
Le Draconidi ritornano tra il 6 e il 10 ottobre: il massimo dello sciame è previsto nella notte tra 8 e 9 Ottobre. Quest’anno la Luna quasi nuova garantirà cieli scuri, favorendo l’osservazione anche dall’Italia nelle località meno illuminate.

Il mese di Ottobre inizierà offrendoci lo spettacolo dello sciame meteorico delle Draconidi. A differenza di altri famosi sciami, generalmente ben visibili a notte inoltrata, le Draconidi saranno meglio visibili in prima serata, già dopo il crepuscolo.
Quest’anno non ci si aspetta una vera “tempesta” di meteore, ma questo sciame è famoso proprio per la sua imprevedibilità. Peraltro, la quasi totale assenza di Luna ne favorirà l’osservazione.
Quando sarà il picco delle Draconidi 2026?
Secondo l’International Meteor Organization (IMO), le Draconidi saranno visibili dal 6 al 10 Ottobre, con un picco previsto per la notte tra il 9 ed il 10 Ottobre (esattamente intorno alle 3 ora italiana).
Il radiante di questo sciame meteorico, cioè la direzione in cielo da cui sembrano partire le scie luminose, si trova all’interno della costellazione del Dragone, da cui il nome dello sciame.
La parte settentrionale di questa costellazione, molto estesa in cielo, sarà già ben visibile dopo il crepuscolo.
Pertanto, non è necessario iniziare a cercare le Draconidi all’ora del picco, ma dall’Italia già dalla prima serata, subito dopo il tramonto sarà possibile iniziare ad osservarle per poi continuare nelle ore successive.
Il radiante si trova vicino alle stelle Eltanin e Rastaban, che rappresentano idealmente gli “occhi” del Dragone.

Mentre dall’Italia settentrionale questa parte della costellazione è quasi circumpolare, quindi sempre visibile, nelle regioni meridionali, durante la seconda parte della notte, il radiante scende molto più vicino all’orizzonte.
Per questo motivo, soprattutto dal Centro e dal Sud Italia, una finestra interessante potrebbe essere quella compresa indicativamente tra le 20 e la mezzanotte dell’8 Ottobre, quando il Dracone si trova ancora relativamente alto.
Quante stelle cadenti vedremo e perché il 2026 è favorevole
Per quantificare il numero di scie prodotte da uno sciame meteorico viene utilizzato lo ZHR, lo Zenithal Hour Rate, cioè il tasso orario zenitale. Questo indica il numero massimo di scie che un osservatore riuscirebbe a vedere in un’ora in condizioni di cielo perfettamente buio e se il radiante si trovasse in direzione dello Zenit, cioè proprio sopra la testa (condizione ideale di osservazione).
L’IMO indica per le Draconidi del 2026 uno ZHR relativamente modesto di circa 5 scie ogni ora. Tuttavia, la Luna, la cui fase nuova cadendo il 10 Ottobre garantirà cieli particolarmente bui, non interferirà con le osservazioni. Altro vantaggio rispetto ad altri sciami è la lentezza con cui i meteoriti entrano nell’atmosfera terrestre. La loro velocità è mediamente di 20 km/s, contro i 59 km/s delle Perseidi.
Questa lentezza permette all’osservatore di intercettare, magari con la coda dell’occhio, il formarsi della scia e di avere il tempo per girarsi e guardarla bene.
La cometa Giacobini-Zinner e come osservare le Draconidi dall’Italia
La progenitrice dello sciame delle Draconidi è la cometa periodica 21P/Giacobini-Zinner. Nel corso delle sue orbite la cometa dissemina lungo il proprio percorso polveri e piccoli detriti. Ogni Ottobre la Terra attraversa parte di questa regione e alcune particelle entrano nell’atmosfera, riscaldandosi e producendo le caratteristiche scie luminose.
La cometa ha un periodo orbitale (l’intervallo di tempo necessario per compiere un’orbita completa attorno al Sole) di circa 6-7 anni. L’ultimo passaggio ravvicinato al Sole è avvenuto nel Marzo 2025.
Per osservare lo spettacolo non servono telescopio o binocolo ma un luogo lontano dalle luci cittadine e possibilmente con l’orizzonte settentrionale libero.

Poiché le scie sono relativamente lunghe non è necessario fissare direttamente la costellazione del Dragone. È preferibile osservare una vasta porzione di cielo, anche alcune decine di gradi lontano dal radiante, dove le scie possono apparire più lunghe. Come dicevamo, la loro lentezza dà sufficiente tempo per individuarle e seguirne la scia.